Il gioco delle ultime volontà

 di Raffaella Frullone

 Leggiamo la notizia dal Corriere della Sera “Da oggi è possibile fare testamento biologico, anche se solo simbolicamente, in rete. Grazie ad una applicazione di Facebook promossa dall’associazione Luca Coscioni e realizzata dalle agenzie Ninja LAB e Mikamai. L’applicazione si chiama The Last Wish (ovvero l’ultimo desiderio)”. Ora, siccome noi sappiamo che l’Associazione Luca Coscioni è sempre feconda quando si parla di genialate, decidiamo di capire di che cosa si tratta, e accediamo all’applicazione. continua a leggere

Dancing queen

 di Raffaella Frullone

Quando avevo 21-22 anni andavo in discoteca. Non una volta ogni tanto, nelle occasioni speciali, ero un’aficionada della musica revival anni ’70, e quindi la domenica sera si andava al Capogiro.

 Oggi se in inverno mi dicessero di lasciare il divano, mettermi in tiro per andare in un locale piccolo e affollatissimo dove se non sei griffato dalla testa ai piedi sei, ad andar bene, un simpatico avventore di serie B, risponderei con una sonora risata, ma quando si è giovani la prospettiva è diversa. continua a leggere

A fior di pelle

di Cyrano

Fermi tutti: ha ragione una di voi, che ieri mi ha fatto notare che davanti a certi drammi epocali non si può tacere. Una voce deve alzarsi, una penna deve vibrare perché tutti lo sappiano: George ed Elisabetta non stanno più insieme. È finita, eppure sembrava dover durare per sempre. Ah, allora non c’è proprio nulla di eterno, al mondo!

E poco importa che la suddetta lettrice del blog – il cui nome non rivelerò neanche sotto tortura (tanto si paleserà lei al primo commento)! – si sia detta “soddisfatta come un suino nel fango” (sic!), perché George ed Elisabetta non stanno più insieme, e io so che voi tutti vi rendete conto di come tutto questo farà sfumare la triste fine del passerotto di Lesbia tra gli sbiaditi ricordi di liceo, a meno che non ne ripeschiamo fortuitamente memoria in qualche Bacio Perugina! Altro che pianto di Veneri e Cupidi, lo dice anche Repubblica (in piedi, canto al Vangelo): la Betty nazionale è incredibilmente sola, e l’ombra sinuosa di Belen la incalza da ogni dove! continua a leggere

Bilance e bilanci


di Raffaella Frullone

La mia amica Chanty una volta mi ha detto che nella vita è bene evitare due cose: i bilanci e le bilance. Non so nemmeno se si ricordi di questa sua perla di saggezza, però da quel giorno io ho seguito le sue parole alla lettera. A onor del vero, senza troppa fatica: la bilancia l’ho defenestrata alle scuole medie, quando ho sposato il più clemente concetto di “diversamente magra”, e i bilanci… be’ il mio rapporto con la matematica è sempre stato un deterrente sufficiente.

Eppure ci sono momenti nella vita in cui è necessario sospendere la regola ed affrontare l’improrogabile. Per me il tempo è giunto venerdì scorso, non tanto perché, in vista della prova costume, ho deciso di affrontare la bilancia, ma perché ho compiuto 30 anni e ho sentito il bisogno di fare un bilancio.

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Bimbo NON a bordo

di Raffaella Frullone

Lunedì mattina. Ore 8.00, primo caffè della giornata, e di una settimana impegnativa. Il telefono vibra: SMS. Testo: «Lo so che non ci crederai, ma mi è venuta voglia di fare un figlio. Colpa del libro, sono a pagina 50». Il libro, ovviamente, è quello di Costanza, e il mittente è una mia cara amica che avevo invitato alla presentazione di Bergamo, la scorsa settimana. Per motivi di privacy non divulgherò le generalità della mia amica, mi limiterò a dire che ha una cabina armadio grande quanto tutto il mio monolocale a Milano, piena soltanto di scarpe con tacco mai inferiore a 8 cm, alle quali parla con regolarità, e alle quali si riferisce chiamandole «i miei tesori». Almeno questo fino a ieri.

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Scrivere con costanza

di Cyrano

Scrivere con costanza è difficile, e basta un blog a dimostrarlo. L’impegno di tirar fuori ogni giorno dal cilindro di una tastiera un coniglietto testuale vispo e arzillo è la prova su cui s’infrangono tanti sogni di giovani penne. Altre volte il problema non è l’ispirazione, bensì il tempo, e il tempo si porta dietro sempre l’opportunità: è per “colpa” del tempo che conviene o non conviene dedicarsi a qualcosa, perché il tempo è fatto per contenere momenti (e c’è un momento per una cosa e uno per un’altra). Comunque, il succo è che scrivere con costanza è difficile: è pure questione di pubblico, perché i venticinque lettori che il Manzoni fingeva di pronosticare possono anche sparire all’improvviso, ma che si fa quando i lettori diventano una comunità, fluttuante, sì, ma stabile e anzi crescente? Il legame tra scrittori e lettori corre un’invisibile spola che intesse rapidamente, nell’ordine, interesse, stima, simpatia, affetto. Qualche volta anche amore, e questo è un motivo in più perché lo scrivere con costanza si riveli difficile. Dove fa capolino l’amore, le cose non sono più facili, mai. D’altro canto – insegna Platone – le cose belle sono difficili.

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Secondo noi


Ieri mi sono scapicollata per vedere la mia amica E., di passaggio a Roma qualche ora per lavoro. Per farlo ho architettato una serie di incastri ad arte, un complicato intreccio per mettere insieme tutto, il caffè e la messa con lei, con il resto della giornata che è seguita a cascata.

Mentre la sera prima squadernavo sul tavolo la mappa della città, il prospetto degli orari dell’otorino, delle prove della recita, della foto da fare all’asilo, i numeri di telefono delle mamme di emergenza per cercarne una che potesse dare il pranzo a Tommaso, mio marito mi guardava come se avesse visto una capra con un cappello a veletta che si faceva le manicure sul divano di casa. Uno strano essere che compie gesti inconsulti e a lui incomprensibili.

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Un’altra parola per dirlo

In nove agili ore di lavoro me la sono cavata con il cambio di stagione dei vestiti – dei figli, s’intende, che per me si vedrà, posso tranquillamente andare avanti con le tre magliette a maniche corte attualmente in funzione fino al dodici o tredici di agosto.

E’ stata una simpatica, garrula domenica, trascorsa a dividere i capi in base al sesso, alla stagione, alla misura, al livello di sbrindellamento e impataccamento, i vestiti da passare ai fratelli, quelli per i cugini, quelli per la casa famiglia e quelli, pochissimi, da abbandonare al cassonetto, al meritato riposo eterno. Il caldo afoso ci ha travolti e non era più possibile rimandare, e poi quando si è in piena emergenza Murphy si entra in surmenage. Non è pensabile sedersi: anche un quarto d’ora potrebbe essere letale, si perde il ritmo e ci si ferma.

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Paolo la fede e la gabbietta

Questo lo ha scritto il mio migliore amico maschio (un ossimoro: possono una mela e un cavaturaccioli essere amici? Uno pneumatico e una melanzana? Un maschio e una femmina? Sì, talora possono). Si chiama Paolo Piras, e lo sopporto dalla scuola di giornalismo, cioè dal ’94. Non l’ho mai percosso.

di Paolo Piras 

“Non hai idea. Poco fa la tata è scivolata sulla trottola giapponese e il suo malleolo ora è buono per il brodo, Bernardo è uscito dalla doccia insaponato fino agli occhi e prima di trovare l’asciugamano ha lasciato impronte indelebili sul parquet, Tommaso ha abbattuto la porta a vetri col pallone giallorosso nuovo e meno male che i cocci sono arrivati dopo lo svarione della tata altrimenti ora ti avrei chiamato da Regina Coeli, Livia ha rubato la bambola rosa di Lavinia – anche la sua in realtà è rosa, ma più tenue – e ora stanno piangendo all’unisono qui a fianco alla cornetta (me n’ero fatto un’idea, ndr). Ma dimmi di te: quando lo fate, un figlio?”

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Oltre il lampione


Ieri sera ho dato la cena ai figli a un’ora indegna, molto vicina a quella di andare a letto. Appena andati via gli ospiti, infatti – la festa di Bernardo è stata una lunga, accesa partita di calcio creativo in giardino – i figli si sono prodotti nella domanda che da sempre suggella la fine di ogni festicciola di bambini: “che si mangia?” Ma che cavolo, c’era ogni ben di Dio sul tavolo: perché non avete mangiato niente? (E, soprattutto, perché non mangiate quando siamo noi gli ospiti della festina? Perché non vi riempite le tasche di panini venendo via?)
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Il mazzo di carte di Dio

di Costanza Miriano

“O, io ve l’ho chiesto tante volte, che vita fate, chi vedete , che leggete, vi viene momenti di disperazione, di crisi sentimentale, anche, vi innamorate di altri, e come fate, copulate spesso, e volentieri, e con chi, vorreste cambiare casa, cambiare lavoro, paese, studiare, che cosa, lasciare tutto, poi tornare, anche se credete a quello che credete mica svanirebbe, la credenza, e se vi lasciasse, che fareste, continuereste a vivere, meglio, peggio, uguale, vorreste più fama, più gloria, più soldi, più bellezza (Costanza a parte) più smalto, in senso figurato, più che? O tutto questo non ha senso per voi domandarvelo perché voi siete già…?”

Alvise è l’autore di questo commento, inviato al post di ieri. Per chi non legge i commenti devo dire che è lui l’autore degli interventi più sgabinati del blog, quelli che suscitano i più avversi entusiasmi, e discussioni e ole e anche pernacchie a volte. continua a leggere

L’ospite col muflone

 

Sono una padrona di casa pietosa. Quando arrivano gli ospiti generalmente sono sotto la doccia, e sfilo di fronte agli invitati attoniti con le giapponesi gocciolanti e l’asciugamano a cofana in testa, oppure sono stesa a terra a infilare una collana di perline, perché una vera principessa seppur treenne, in caso di festa deve sempre sfoggiare un gioiello nuovo.

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Emergenza caldo

 

No, non è il solito pezzo del tg che annuncia che, poffarbacco, siamo in agosto, e c’è il sole, e quindi forse è opportuno non indossare colbacco e tabarro, non mangiare porchetta a colazione, non uscire a fare tre ore di corsa alle tredici in punto, bevendo solo wodka invece dell’acqua. E’ solo che è un po’ caldo qui a Roma, per essere maggio. Se le piscine fossero aperte nelle ore pomeridiane non sarebbe folle l’idea di fare un tuffo. O meglio, sarebbe folle, perché io alla prova bikini non sono affatto pronta, e non starò qui a spiegarne i motivi. continua a leggere

La pera e altri misteri

di Costanza Miriano

Io ci ho provato ma ieri ero in uno stato d’animo irrimediabilmente scazzafrullone, e ho provato, davvero mi sono sforzata di produrre pensieri elevati, ma niente. La mia mente ha viaggiato tutto il giorno in modalità risparmio di carburante, come alla fine della maratona, quando leggi il cartello 37 km, e ti sforzi con tutto l’impegno di calcolare quanti chilometri mancano all’arrivo, ma a quel punto l’operazione 42-37 è come un’equazione differenziale di terzo grado (esistono?) tanto sei stanca (mi è successo davvero, e non riuscendo a fare il conto ho pensato che a un certo punto qualcuno mi avrebbe fermata, alla peggio. Mica mi avrebbero lasciata correre all’infinito).

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Post Scriptum

 

Avendovi abbondantemente deliziato con la notizia che sarei andata a Ferrara a presentare il mio libro, ed essendo stata a disposizione la diretta web dell’incontro, vi aspettereste che io ora vi lasci in pace sull’argomento. Ma non è possibile, perché devo assolutamente dire una cosa troppo importante.

Se “vi riconosceranno da come vi amerete”, gli Amici del Timone di Ferrara e i frati francescani dell’Immacolata che li sostengono con la parrocchia di Santo Spirito sono decisamente amici di Cristo.

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C’è chi dice no

Fonzie non sapeva dire la parola scusa. Io ho grandi problemi con la parola no. Se qualcuno mi chiede qualcosa prima che arrivi a dire no devo essere carponi, strisciare con la faccia nel fango, boccheggiare espirando le ultime parole.

E non si tratta di bontà, magari. Si tratta piuttosto di un grave disturbo che mi affligge, sulle cui cause non ho molta voglia di indagare, subodorando risposte spiacevoli. In realtà la vera bontà porterebbe a dire qualche no, quando è necessario. Essere buoni è fare delle scelte, potare qualche ramo a volte. E fare delle scelte a favore di qualcuno significa dire di no a qualcun altro.

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Non seguitemi, mi sono persa anch’io

 

Che Dio benedica le compagne di liceo.

Ieri mi è venuta a trovare a Roma Federica, che vive a Washington, ed è in tournée italiana di zii e parenti vari con suo marito (due metri di militare esultante perché finalmente “Osama met the Maker”). Vorrei precisare che Federica ha una lettera di auguri per il suo compleanno firmata Michelle e Obama e quindi io, essendo sua amica, per osmosi sono una persona importante.

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