Il mazzo di carte di Dio

di Costanza Miriano

“O, io ve l’ho chiesto tante volte, che vita fate, chi vedete , che leggete, vi viene momenti di disperazione, di crisi sentimentale, anche, vi innamorate di altri, e come fate, copulate spesso, e volentieri, e con chi, vorreste cambiare casa, cambiare lavoro, paese, studiare, che cosa, lasciare tutto, poi tornare, anche se credete a quello che credete mica svanirebbe, la credenza, e se vi lasciasse, che fareste, continuereste a vivere, meglio, peggio, uguale, vorreste più fama, più gloria, più soldi, più bellezza (Costanza a parte) più smalto, in senso figurato, più che? O tutto questo non ha senso per voi domandarvelo perché voi siete già…?”

Alvise è l’autore di questo commento, inviato al post di ieri. Per chi non legge i commenti devo dire che è lui l’autore degli interventi più sgabinati del blog, quelli che suscitano i più avversi entusiasmi, e discussioni e ole e anche pernacchie a volte.

Ma la domanda del prezioso e imprescindibile Alvise HA senso, ne ha di certo dal punto di vista del non credente che non è dentro un rapporto vero, vivo e pulsante con una Persona, Dio.

Per quanto mi riguarda quello che faccio credo di averlo raccontato fin troppo nel libro e nel blog, tanto che l’altro giorno Livia, dopo avermi detto che sono un po’ pafticciofa e avermi vista subito correre verso il blocchetto che tengo sempre a portata di mano, mi ha redarguita: “e questo però non lo fcrivere, dai, mamma!”

Quanto ai dubbi, alle crisi, ai momenti in cui vorrei fare un altro lavoro o vivere da un’altra parte, certo che ce li ho, porca Svizzera, chi non li ha? Anzi, credo che questa sia la malattia dell’uomo contemporaneo: tutti sentiamo di avere tante scelte a disposizione, grazie al relativo benessere, alla comunicazione che ci può far scorrere davanti agli occhi tutto il mondo a piacimento, grazie alla nostra natura ferita dal peccato originale (anche Eva, mannaggia, aveva tutto quello che desiderava, proprio la mela ha dovuto raccogliere?). E’ ovvio che queste possibilità infinite sono un’illusione, non sono reali, né così a portata di mano, ma tutte da conquistare con fatica, e a scapito delle altre. E che uno diventa adulto quando desidera quello che ha.

Sì certo che sento, che sentiamo l’incompiutezza anche se siamo credenti, quell’insoddisfazione che ci fa desiderare sempre qualcosa di più, d’altro, di diverso. Un giorno ho detto alla mia amica che le “invidiavo” il figlio così compito e posato e saggio, per scoprire che lei “invidiava” il mio creativo e pieno di curiosità (e neanche normalissimo: “come vanno i compiti?” “non è per questo che ho strisciato con la faccia nel fango, mamma”) . Non ci basta mai, perché è il nostro cuore che è inquieto, ha nostalgia dell’assoluto, della pienezza totale, della perfezione.

E certo che cadiamo, sbagliamo, facciamo cose che mai ci saremmo aspettati da noi, abbiamo reazioni inconsulte, perché siamo un mistero a noi stessi. Cadiamo sì, non è che voliamo. L’importante, come dice Buzz  in Toy Story, è “cadere con stile”.

Cosa farei se non credessi non lo so. Da giovane avrei risposto che mi sarei suicidata, perché la vita non avrebbe avuto alcun senso. Adesso che sono adulta e la morte non è così remota da non spaventarmi affatto (anche i credenti hanno paura della morte, è chiaro: Gesù piange per la morte di Lazzaro, mica dà una pacchetta sulla spalla a Marta e Maria, ma lo fa risorgere) ti dico che non so CHE farei. Di certo ti dico COME starei. Non avrei la certezza di essere amata infinitamente qualunque cosa faccia, non potrei pensare che qualunque cosa capiti comunque ci sarà un happy ending, è assicurato come in una commediola americana, che lui sbaglia treno ma alla fine lui e lei si ritrovano lo stesso. Non sarei certa di stare dalla parte di chi ha vinto per me, che anche se sono una schiappa sto nella squadra vincente. Non potrei dire “miei sono i cieli, mia la terra e quanto contiene” come san Giovanni della Croce, perché è il mio Babbo che li ha fatti, e quindi è tutta roba mia. Nelle difficoltà penserei di dovermela cavare da sola. Invece, visto che Dio provvede ma non careggia (è perugino), io faccio la mia parte, Lui fa il resto. Basta dare a Lui le difficoltà e i problemi (è anche questo il senso della preghiera) e stare come un bambino svezzato in braccio alla mamma. E chi t’ammazza?

Anche noi credenti facciamo fatica (non credo di parlare solo per me), ci sono momenti in cui prenderemmo a craniate lo stipite, in cui preferiremmo andare a raccogliere le deiezioni canine sul marciapiede piuttosto che stare al nostro quotidiano posto di combattimento, che ci sembra così poco eroico e così insensato. A volte ci sembrerà che tutto quello che facciamo non produce niente, come quando la scatola del puzzle da 2500 pezzi appena raccolti in ginocchio ti cade dallo scaffale; come quando il lenzuolo appena cambiato alle quattro di notte viene nuovamente decorato da un vomito a raggiera. Ma non è così, se c’è il Signore di mezzo i costruttori non lavorano mai invano.

Una delle lettrici del blog, Genevieve, che ha un figlio malato, ha scritto “questo è il mazzo di carte che mi è capitato, e non lo cambierei con nessun altro” e io la vorrei baciare in fronte!

153 pensieri su “Il mazzo di carte di Dio

  1. Daniela Corbellini

    Volevo solo aggiungere che la conversione è un processo e non è che ieri non credevo e oggi si. Dobbiamo riaffermare la fede, dare da bere alla piantina e mai darsi per pronto, per compiuto. Inspma, tendere all’infinito…
    Difficile spiegare, ma ti assicuro Alvise che in macchina nella Tangenziale est di Milano pensavo a te e a come farti capire il nostro stato d’animo. Mi è venuto in mente mio figlio (ma va!). Lui è daltonico, cioè, cieco per un determinato spettro luminoso. Non è che non vede i colori, li vedi tutti diversi… Ha comunque una gamma minore di colori. Come posso far capire a lui che i verde è verde e non è marrone? Che il nero non è porpora? Non potrò mai a parole. Lui vedrà comunque tutto il mondo, ma con meno colori. Certe cose le potrà capire solo con degli occhi diversi… Ma il mondo in cui vive è lo stesso, con gli stessi dolori, con gli stessi problemi e la stessa bellezza… E anche se vediamo le cose diversamente, la luce che le illumina è la stessa…
    C’è Del buono in questo mondo Padron Frodo…
    (non toccarmi Il Signore degli Anelli!!!!)

    Grazie Costanza, adesso posso chiamare mia mamma (5 ore di fuso) e dormire! Buona notte!

  2. fefral

    ho letto ieri il commento di alvise e ho pensato “grande, questo qua ha capito tutto”. La “credenza” Alvise è quello che dà sostanza alla tua domanda.
    Io posso rispondere per me, faccio una vita qualunque, vedo gente qualunque, tre figli un marito e un lavoro e la casa e gli amici e leggo di tutto, davvero di tutto, disperazione forse non ci sono mai arrivata ma ci sono andata vicina, crisi sentimentale spessissimo, sì mi innamoro di altri ma ho scoperto che innamorarsi è un po’ come il raffreddore, poi passa e non è quello l’amore quindi semplicemente aspetto che passi e magari sto un po’ più riguardata, copulo, sì, spesso e solo con mio marito, molto volentieri devo dire, cambierò casa a breve, ho cambiato lavoro per cambiare città, studio quello che devo e quello che capita e tutto il programma di terza elementare perchè ho una figlia dislessica, lasciare tutto no, l’ho già fatto troppe volte e sono anche tornata, e la credenza come la chiami tu non si è mai spostata di là anche se per qualche anno l’ho lasciata riempirsi di polvere, una volta, poco tempo fa, e ringrazio Dio solo una volta nella vita, durante la messa ho provato paura, terrore che tutto fosse finto, fosse un’invenzione, che il corpo di Cristo che veniva mostrato durante la consacrazione fosse solo un dischetto di acqua e farina, e allora sì che ho visto da vicino la disperazione, eppure anche senza credenza penso che vivrei la stessa vita, con lo stesso uomo, con gli stessi figli e gli stessi amici….sarei un po’ più scontrosa e acida (sì posso essere peggio)sarei un po’ più spesso triste, farei le stesse cazzate e sarebbe più difficile rialzarmi con stile.
    Costanza, hai usato per la seconda volta in due giorni un espressione che mi è molto cara e che uso anche io perchè descrive il modo in cui ho imparato a pregare quando ho deciso di togliere polvere dalla credenza: “stare in braccio alla mamma”. Ecco un modo (insufficiente certo) di raccontare la fede: avere una mamma che ci tiene in braccio e ci consola, ma non solo: ci mostra la vita, il mondo, ci insegna quanto è bello, e quanto siamo anche noi un capolavoro, malgrado noi e il moccolo al naso e le ginocchia sbucciate o la maglia macchiata di gelato al cioccolato!

    1. FERFRAL: una bella messa in scrittura (finalmente!) del
      “cammino” di una vita! Credo di potere capire (credo, non dico, “so”, non si pole sapere le esperienze “vere” degli altri, solo provare a avvicinarsi all’idea.
      Per quanto riguarda lo stare in collo alla mamma, però,
      mi fa pensare un po’, scusate, al “setting” psicanalitico, al trovarsi in un recinto protetto dentro cui ci si sente insieme in un nido, con anche in aggiunta il fenomeno del “transfert” dellla mitizzazione fino a rrivare alla figura materna paterna del titolare della “terapia”. Che potrebbe anche essere GESù,o, nel nostro caso di setting telematico plurimo, Costanza Miriano. E’ semplicemente un fatto umano “troppo umano” di cercare un mondo nostro di rifiugizzazione tranquillizzante. Non lo dico per pigliare per il culo, nessuno, ma pensateci, come dice il film, basta che funzioni, e ognuno avrà certo il suo nido mentale privato, o, magari, in comune con altri, che li fare sentire anche più sicuri….

      1. Sono molto d’accordo con la lettura alvisiana ma non ho il suo coraggio per dirlo.
        Non per nulla l’stanza mamma è nota perchè spesso non fa crescere i figli. Bisogna partire da lei (non per niente il parto si chiama..parto!) non rimanere con lei. A livello di autonomia dico, non di amore. Quello è immenso.

      2. fefral

        cosa c’è di più umano di un Dio fatto uomo e nato da donna?
        Non è facile mettersi in braccio a Dio, almeno per me non lo è, che non sono mai stata molto volentieri neppure in braccio a mia madre.

      3. Alessandro

        Alvise, a mio avviso tu indichi una questione centrale. In sostanza: è rasserenante pensare che (uso le parole di Costanza) stiamo “dalla parte di chi ha vinto per me, che anche se sono una schiappa sto nella squadra vincente”, “sono in braccio alla mamma: chi m’ammazza?”. Ma tu dici: e se fosse solo una illusione consolatoria? Che procura benefici psicologici, certo, ma pur sempre un’illusione? Risponderei con due suggestioni:
        1) forse vale la pena provare a vivere come se Dio ci fosse, cioè come se si fosse veramente in braccio all’Amore infinito, e vedere cosa succede. L’esperienza concreta in questo caso fa da maestra alla teoria
        2) la fede cristiana pretende di fondarsi non su elucubrazioni astratte ma su avvenimenti, anzi sull’Avvenimento (incarnazione, passione, morte, risurrezione di Gesù Cristo). Gesù è veramente risorto, molti ne rendono testimonianza, il nostro non è un cieco fideismo. Non siamo creduloni, ci piace farci cullare da confortevoli illusioni. San Paolo temeva già la fede come illusione, e diceva (nella prima ai Corinzi) che se Cristo non è risorto vana è la fede cristiana. E visto che lui stava dando la vita per questa fede, e affrontava tribolazioni e persecuzioni, bisogna concludere che lui era assolutamente convinto che Cristo è risorto.
        Uno dei temi sui quali Benedetto XVI insiste di più è la necessità di riscoprire l’attendibilità storica di quanto narrato nel Nuovo Testamento, contro i tentativi di negarla. Già una volta su questo blog sostenevo che le fonti neotestamentarie sono molto affidabili, e testimoniano tutte che Cristo è risorto. Se lo si nega, è a causa di un pregiudizio scientista: “i morti non possono risorgere”. E chi l’ha detto? E’ un pregiudizio affermarlo. Oltre il pregiudizio, occorre allargare i confini della ragione.
        Ecco come la vedo

  3. Luigi

    Lo sa bene Alvise cosa fanno i credenti, in particolare i cattolici. Fanno quello che fanno tutti. Con le loro debolezze e con la forza e la grazia che viene dall’alto. Abbiamo avuto il dono della fede che ci spinge a condividerlo per contribuire a creare un mondo che ci pare migliore. Mi par di vedere i primi cristiani. Quanta forza ed entusiasmo devono aver avuto. Alvise noi siamo poveri genitori frequentatori di blog ma facciamo parte di un grande progetto divino, non siamo qui per caso. Le tua vita è preziosa, abbiamo ricevuto dei talenti e dobbiamo rendere conto a Dio di questo. Dobbiamo stare con le lampade accese ed essere pronti. Dobbiamo amare, dobbiamo indicare agli altri la via della salvezza che è Cristo e che tante volte perdiamo di vista anche noi. Come dice Gandalf:
    Il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo!”
    Dobbiamo tendere verso Dio come ha approfondito Ratzinger: “Cercate le cose di lassù”.
    Forse quello che è più difficile accettare e vivere nella nostra società secolarizzata è questo: “Chi non odia suo padre e sua madre non è degno di me” – Non conformatevi alle cose di questo mondo”, ecc. Probabilmente Alvise tu noti questa mancanza in noi, ci vedi terra terra solo con qualche pretesa di saperla più lunga dei non credenti.

      1. Luigi

        Grazie Alvise è molto bello sentirmelo dire, non me lo dice più neanche mia moglie.
        Dimmi dove posso spedirti una bottiglia di prosecco anche se sarebbe più bello berla assieme.

  4. fefral

    come funzionano i commenti? ne ho scritto uno e mi è apparsa la scritta “il sui commento è in attesa di moderazione”…..

  5. BRAVA COSTANZA!!!!
    Ieri eravamo partiti decisamente male e oggi, dopo solo 24 ore, tutto si è composto in un mix che fa onore a tutti (non per niente siamo andati a dormire parlando di ricette…)!
    Quando ho letto il titolo di oggi, voglio essere sincera, mi ha preso un coccolone : mi sono sorpresa davanti al video ad emettere suoni disarticolati e sofferenti(non so se avete mai sentito dire Brignano che in un Aò ce sta tutto un mondo, anche se sembrano solo dù vocali). Poi mi sono detta : speriamo che si riferisca all’espressione di Genevieve (ma come si chiama la mamma di Fili????) e infatti era così…capito qual’è il miracolo, la cosa bella bella? Che in questo blog ci stiamo rimmescolando tutti, pur conservando ciascuno la propria identità, persone, affetti e credenze!
    Come prima cosa della giornata, poi, io propongo di aprire una graduatoria di saggi alla cima della quale mettere ad honorem LIVIA GRANDE GRANDIFFIMA !!!!
    Accanto c’è la graduatoria del blog che è TUTTA di sgabinati dove Alvise è solo quello che si espone di più e si vergogna di meno ma è uno dei più amati…stamattina,in un svista, mi è sembrato che Luigi citasse Gheddafi e non Gandalf : e mi sono detta…quest’uomo è capace di tutto!!!

    Ultime due cose : Cadere con stile…grande Buzz…ma ricordiamoci anche di rialzarci, senza aspettare nessuno. Se poi c’è, meglio.

    Anche io vorrei baciare in fronte Genevieve-Genoveffa ..e vorrei tanto che lei baciasse in fronte ME

  6. a.

    Tempo fa intervistai una ragazza che, da lontana che era, si è convertita e si è consacrata. Mi diceva che stava benissimo anche senza fede, un lavoro sicuro, un buono stipendio, si vedeva felice e realizzata. Ora che si è consacrata dice che si ricorda di come era felice, ma che ora lo è ancora di più e in maniera diversa, anche se ora non ha più lo stesso stipendio, non ha più la libertà di un tempo (ma un altro tipo di Libertà),ecc. Come si fa a credere in questo? Non lo so, la Grazia della fede è un mistero, ma è raggiungibile da tutti, basta lasciare giù la corazza e la maglia in ferro che portiamo a spasso tutti e allora Dio ci prende e la nostra vita sarà trasformata, anzi, trasfigurata. La stessa di prima, ma non la stessa di prima.

  7. Roberto

    Quando segui un blog e ogni tanto devi far partire i tergicristalli, perchè non vedi il post successivo, è segno che lì dentro c’è quello che da senso alla vita, non solo la verità, ma una verità emozionante.
    Grazie Costanza, perchè rendi possibile tutto ciò, assieme ai tuoi sgabinatissimi follower.

  8. 101 commenti non sono poi così “snelli” da leggere… specialmente per chi si è appena affacciato a un blog come quello di Costanza e comprende – dopo un po’ – la inaspettata evoluzione in forum (sensazione personalissima).
    Non so cosa farei se non fossi credente (e cristiana).
    Molto probabilmente mi comporterei allo stesso modo, che comunque ho un’etica ben precisa e il rispetto per la vita, la natura e tutte le cose.
    Poi, per quanto riguarda la morale, seguirei quella laica anziché la religiosa, in quanto c’è chi sostiene l’esistenza di norme morali anche in assenza di Dio.
    E comunque continuerei a vivere, a sognare, amare, sostenere la famiglia, il compagno, il mio ex marito; continuerei a cercare di migliorare la mia qualità di vita, ad arrabbiarmi, deprimermi, arabattarmi nella ricerca di un lavoro per sbarcare il lunario, custodire piccoli segreti, aiutare il prossimo; continuerei ad educare mia figlia secondo il principio fondamentale detto inizialmente, il rispetto, e secondo la necessità di volontà e sacrificio nella vita; continuerei ad ottenere qualche piccola vittoria e tante sconfitte e non potrei sfuggire comunque al dolore procurato dalle perdite affettive e dalle malattie; continuerei a non prendermela con nessuno, a dirmi “forza Paula, dai che ce la fai” anche quando tutto sembra andare a rotoli; e continuerei a piangere qualche volta in un angolo della casa nei momenti più disperati, sola, ma con la sensazione che lo sfogo in qualche modo possa farmi bene, aiutarmi ad alleggerirmi.
    Forse non sarei atea, ma semplicemente agnostica (che meglio si addice alla mia natura nel caso in cui non fossi credente).
    E comunque continuerei a sentirmi amata, se non da Dio da un amore altrettanto “grande”, quello materno.
    In fondo cosa è la “creazione”, il portare in grembo un bimbo per noi donne, se non un dono, un mistero della vita? E ognuno di noi l’amore della propria madre se lo porta dentro, lo custodisce come un gioiello, anche quando improvvisamente essa viene a mancare perché così è il ciclo della vita…
    Nei momenti difficili penso anche a lei e mi dà conforto: né più né meno quanto me lo dà il pensiero rivolto a Gesù.
    Ecco, credo che questo sia un “tipo di amore” che accomuna tutti gli uomini e che avvicina tutti a un qualcosa “che sta lassù”, inconsapevolmente.
    Poi, chissà, forse mi convertirei… oppure no.
    Ma di sicuro continuerei a sentirmi figlia della terra e dell’universo e continuerei a dirmi che tutto ciò è per me perché parte del sistema e per tanto gli devo rispetto.
    Continuerei a vivere in comunione con gli altri uomini, credenti o no, atei o agnostici, ché amare è meraviglioso!
    Ecco, non sarei molto diversa da quello che sono adesso…
    Con rispetto,
    Pau

  9. Daniela Corbellini

    ” la graduatoria del blog che è TUTTA di sgabinati dove Alvise è solo quello che si espone di più e si vergogna di meno ”

    Me garba!

  10. Luigi

    Scusatemi ma io non ci riesco. Dio fa parte della mia vita più di quanto ne faccia parte io stesso.
    Pur essendo un peccatore di prim’ordine, il peggiore se volete.
    Non riesco a concepirmi senza di lui, per me non ha senso. Io non credo nell’ateismo. Io credo nel rifiuto di Dio.
    Se Dio ci mandasse tutti a quel paese (cosa per me più ipotizzabile che non il suo non essere) io affogherei
    tutta la mia vita. A cosa educo i miei figli? Alla morale de che? E la malattia? Cosa gli dico? Invento cazzate?

      1. Luigi

        Non lo so Paola, non è facile. Credo che quello che dice Genoveffa valga molto di più di quello che potrei dire io.
        Il mistero del significato della sofferenza c’è. Lo ha provato anche Cristo.

      2. Désirée

        Ciao Paola,io sono credente (penso ci voglia più fede ad essere atei che a credere in Dio). la malattia credo sia spiegabile,così come l’esistenza del male, col peccato originale che è consistito nella ribellione a Dio, nel voler fare a meno di Lui, e quindi dall’allontanamento da Lui.Allontanandoci dal Sommo Bene ci si avvicina x forza al male.con questo peccato originale la malattia e la morte sono entrate nella creazione.un non credente non so come la spiega.

      3. @ Désirée: un non credente forse spiega la malattia e la morte nell’unico modo che può, cioè grazie alla scienza e alla medicina.
        “Nulla si crea, nulla si ditrugge, ma tutto si trasforma”.
        Personalmente sono una che sta tra Fede e Scienza, e non perché è più comodo.
        Semplicemente perché non si perde il dono della Fede usando la Scienza (o la Medicina).
        Non esiste nessuna scoperta scientifica che possa mettere in dubbio o negare l’esistenza di Dio.
        E la malattia, anche se inspiegabile perché sconosciuta e non curabile, va spiegata per quello che è, a parer mio.
        Diverso concetto è il mistero del significato della sofferenza: tutti noi, prima o poi, chi per un motivo chi per un altro, attraversiamo questo fiume bagnandoci fine nelle viscere.
        In tal caso c’è da aver coraggio, farsi forza e trovare conforto, sostegno nella fede, portando ad esempio il Figlio di Dio.
        Riguardo la morte, anche se si tratta di una maledizione, Gesù ci ha insegnato a morire e poi a vivere, in quanto l’ha vinta.
        Non un destino subìto, ma un atto, l’evento culminante della vita.
        Ed è ciò che – ci tengo a sottolinearlo – spiego a mia figlia, affiancando anche la versione scientifica!
        La cosa più giusta è non inventare mai “cavolate”, specialmente ai bambini.
        Un saluto,
        Pau

      4. Ciao Desiree!!
        Allora anche i pidocchi vengono dal peccato originale?
        Mmmh..io le malattie le intendo come prove da superare, certo non tutti le superano ma manco a tutti arrivano da superare….

  11. Buongiorno, e grazie di tutti questi baci in fronte, che ricambio con affetto, non me li merito, credetemi, non faccio poi niente di eroico. Qualunque madre si trovasse nella mia situazione farebbe altrettanto e anche molto meglio di me. E la fatica maggiore la fa Lui, ve lo assicuro.
    Da quando mio figlio si è ammalato, ogni giorno abbiamo (io e mio marito) sentito la forza di Lui che ci diceva: “si, permetto la croce, ma vi aiuto a portarla, non vi lascio soli.”
    E in altro modo non sarebbe possible portarla, diciamo la verità, pesa.
    Ma se la mia croce è stare in una stanza di ospedale con il figlio che mi è stato dato, e non sapere se tra un anno sarà ancora vivo, (chi, poi, può esserne certo? Io meno degli altri, ma nessuno ha il potere di aggiungere un solo giorno alla sua vita) e soprattutto sapere che mai potrò dirgli: “ok, ora sei guarito” perchè la leucemia è così, nessuno sa con certezza se c’è ancora o se n’è andata per sempre, beh, se questa é la mia croce io la abbraccio in pieno, perché quello che mi ha dato Dio è davvero il famoso “centuplo”, e non so spiegarlo a parole, ma so che è così come so che l’acqua del mare è salata e che la neve è fredda.
    E se scambiare la mia croce con quella di qualcun altro significasse anche dover scambiare i doni che ho ricevuto con altri, se un Filippo sano fosse diverso (nel bene e nel male) dal mio Filippo, no, mai e poi mai.
    Questo lo dico oggi, 18 maggio, giorno in cui nonostante siamo ancora in pediatria, sembra che le cose procedano benino, non sta succedendo niente che i dottori non si aspettino e tutto rientra nel normale percorso post trapianto.
    Genoveffa proprio non vi piace? Genevieve? Accidenti, dovrò pensare a un’alternativa.
    Costanza, grazie, di tutto 😉 .

    1. Che ne dici di Genni? Credo che quello che disturba sia l’avvicinamento a quella antipaticona delle due sorellastre di Cenerentola.
      Sono molto contenta delle notizie del decorso ospedaliero del nostro Fil: quando i medici dicono che è tutto normale, vuol dire che la strada è quella giusta.
      AMO la frase che dici : se un Filippo sano fosse diverso…sei veramente grande perchè stai capendo che quanto sta succedendo sta formando l’identità di quel bambino lì che è il tuo. E gli sta anche insegnando delle cose. Brava!
      Mi accorgo di non avere risposto alla domanda : chi sarei senza fede, senza Dio, senza averlo incontrato (perchè l’ho incontrato e visto anche io, per questo non metto mai occhiali da sole 🙂 ). Io non riesco a chiedermelo ..io sarei io, io sono io : piuttosto mi chiedo se fosse restata a Roma, se ci fosse ancora papà, o il papà di mio marito…boh, che vi devo dire? Accettatemi come sono..
      Piuttosto mi chiedo di più (come suggerisce la frase di Genoveffa su Filippo) come sarei senza le prove che sto sopportando, di questa croce, e cosa ne devo fare?
      Perchè purtroppo nessuna mamma mi sta guardando in tutto questo, da vicino intendo, come Genoveffa con Filippo….

  12. Paola, vada per Genni, ok,
    ma non dire che nessuna mamma ti sta guardando, non può essere così.
    La tua, da dovunque essa sia, sono certa che ti guarda e ti rimprovera anche,
    e poi la Nostra, quella non ci toglie un attimo gli occhi di dosso, sono certa che se fai attenzione te ne accorgi anche tu!
    Piuttosto, quello che posso dire su Filippo è che io non lo amo “malgrado” la sua malattia, ma amo la sua malattia come parte di lui e come cosa che l’ha fatto diventare quello che é adesso.
    Perchè è sicuramente vero che tutti i bambini sono speciali, ma, concedetemelo, io faccio la maestra e lo so, anche se dirlo non é politicamente corretto, alcuni bambini sono più speciali di altri.

    1. Anche in questo passaggio sono d’accordissimo con te e ripeto che sei stra grande. Questo non è eroismo , è amore e l’amore può tutto!
      Anche io sono stata maestra 😉
      L’unica cosa che devo obiettare è su mia mamma, quella di quaggiù : la mia mi guarda e mi rimprovera e basta!!! Na rottura che manco ne hai un’idea, è stata sempre così. Ti dirò che, sotto il profilo materno, mi trovo meglio con mia suocera, toh!
      Quella di lassù, ogni tanto, mi guarda con una faccia..ogni tanto faccio scappare la pazienza pure a lei!

  13. Pingback: Per questo « Sensi, forme e colori: dalle parole alla grafica

  14. Luigi

    La struttura del blog a volte non è chiara perché quando si replica si finisce sotto a quello che ha replicato prima. Intendevo dire che mi sentivo un escremento nei confronti di Genoveffa non di te Paola. Di te mi sento fratello.

    1. Uffa!!! Guardate che la c…è una cosa bella !!!
      Mio nonno buonanima diceva : quando il c…..c…..il dottore crepa !!!

      …tranne quelli di Filippo!

  15. Alessandro

    Mi rendo conto che esco imperdonabilmente dal seminato ma ho avuto una soffiata e mi preme informare il marito giallorosso che il nuovo allenatore della maggica sarà sicuramente Ancelotti (fonte riservatissima ma attendibilissima): no Villas Boas, no Mazzarri.
    Alla Juve Conte (ma questo interessa solo a me).

    1. Luigi

      No Alessandro, fammi capire. Se sei juventino (come me del resto) come puoi chiamare “maggica” quella squadraccia di m.?

      1. Alessandro

        No, la chiamo “maggica” citando Costanza, ma per me non è magica manco per niente, ci mancherebbe. Ti dirò che però l’anno scorso quando quella squadra lì poteva sfilare lo scudetto a quella nerazzurra allora devo confessare che mi sono sorpreso (con sgomento) a tifare gialloross… no, non riesco a dirlo!

    2. guido

      Grazie della notizia Alessandro! “Bimbo” (come chiamavamo negli anni ottanta Ancelotti) mi piace.

      1. Alessandro

        Ok. In bocca al lupo per la prossima stagione. Da juventino posso solo augurarvi di arrivare davanti all’Inter e alla Lazio… ma dietro di noi!
        P.S.: Che c’entra “Bimbo” con Ancelotti? E’ come “Pupone” per Totti? Va’ a capire com’è che affibbiano i soprannomi ‘sti romanisti…

      2. Ahò!? Ma allora ce sei??
        Ma nun ce posso crede che te intervieni solo se sse parla de maggica!! Sei peggio de tu moje che armeno ogni tanto se vede!!!
        Ma com’è che nun m’ero accorta che sei così romanista? Vabbè che so’ 15 anni che vivemo lontani, ma i precedenti 15 stavo co tte!! E nun me sò accorta de gnente!! Ma ndo ciavevo la capoccia???
        Ahò! Ma che gnente gnente è corpa de tu’ moje? Mò se la pijio….

      3. guido

        precisazione: noi Totti non lo chiamiamo certo “pupone” ma Capitano (a proposito abitiamo nella stessa strada dove è nato e cresciuto il Capitano). Ancelotti lo chiamavamo bimbo perchè quando giocava nella Roma aveva la faccia da “regazzino”

        PS ho chiesto all’admin di far espiare la battutaccia di Luigi con un bello sfondo Giallo ocra Rosso pompeiano!

      4. Oddio nun me ricordo più : allora, se semo conosciuti nell’82, io sò tornata a Roma estate ’83 poi fino al ’96 : ahò e t’avrò pure guardato bene no?
        Guarda che me sò pure ricordata che una delle prime volte che t’ho visto recitavi il ruolo del Piccolo principe…
        Ma costanza lo sa ??????
        Stavorta me paghi!!!!!

  16. giuliana zimucci

    Buondì a tutti! premetto che mi sento una cacchina di fronte ai vostri problemi: infatti la mia quotidianità è nella media, il massimo problema attualmente è che tolgono l’acqua proprio quando ho la lavatrice in funzione. Quindi il mio mazzo di carte è talmente banale ma talmente banale che nessuno lo vorrebbe in cambio, sai che palle…. Alvise, devo dire che sei proprio un grandissimo! sei quello che ci toglie la sedia da sotto il sedere! ti garba stà cosa? a me sì e tanto! le cose che dici mi scantano parecchio, mi provocano a continue domande su me e le mie certezze. Mi sono resa conto che un buon 90% delle cose che penso sono aria fritta. Sì, è vero, dico il rosario tutte le sere, ma poi cambia in me qualcosa? le cose cambiano solo se ti confronti col la realtà, se il mio IO è in azione, se mi sporco le mani nel fango per tirare fuori qualcosa di buono dalla giornata. Altrimenti sarebbe come hai detto tu, un nido tranquillizzante. Se la fede fosse questo sarebbe come vivere in un gas soporifero e credere che quel sonno è la cosa più bella. Invece no! ecco che mi tocca portare i figli a scuola, stirare, copulare poco (sigh!), cucinare, ritagliarmi un briciolo di tempo per leggere qualcosa di decente, buttare la spazzatura e altre amenità da casalinga disperata. Ti posso dire per certo che se non avessi la “credenza” sarei perennemente incazzata col mondo, vedrei malissimo il bastardo che mi romba al semaforo per passare prima di me, le auto in doppia fila davanti scuola che mi costringono a fare 3 giri prima di trovare parcheggio, per non parlare dei pidocchi che mio figlio si porta a casa ogni 5 settimane. E spesso mi deprimo perchè non ho nessuno che mi dia una mano qui, nessun nonno o parente o colf! nulla!
    MA… “è il nostro cuore che è inquieto, ha nostalgia dell’assoluto, della pienezza totale, della perfezione”.
    La fede non è una risposta confezionate nel cellophan che trovi al supermercato-chiesa. Il cristianesimo mi ha mostrato prima di tutto il mio cuore, come è fatto, che ha bisogno dell’assoluto! se non avesse ridestato in me queste domande, sarebbe stata una risposta assolutamente insensata ed in-umana. E se il cuore è rinsecchito, se nessuno lo desta… ma che si vive a fare?

    1. Luigi

      Giuliana, nonostante la fede (credenza è un nome orribile, sa di mobilio) io quel bastardo al semaforo potrei tranquillamente ucciderlo se solo fossi armato. Tra me e te facciamo una puzza…

      1. Per concludere il commento fatto due secondi fa per Luigi, confesso che io, al bastardo al semaforo, riesco a urlare le parolacce peggiori, per poi, subito dopo, riattaccare con l’avemaria lasciata a metà perchè interrotta dal di lui rombo.

    2. fefral

      mi associo: wao!
      Gran bel mazzo di carte il tuo, Giuliana… e gran bel blog, quanto vorrei avere più tempo!

      1. giuliana zimucci

        ti va la carta dei pidocchi? no, perchè ho fatto parecchio fatica a digerirla! ho smosso mari e monti, mobilitato ASL, medico scolastico e insegnanti, nessuno mi ha filato per mesi e mesi di epidemia e poi sai che è successo? che mio figlio ha approfittato un giorno che ero in ritardo all’uscita e ha detto alla mamma dell’untore: “questo bimbo ha i pitocchi! glieli puoi togliere come fa la mia mamma?”: non ci crederete, ma ha funzionato!!!! (ovviamente io mi sono seppellita dalla vergogna per la sua maluducazione, ma si sa che i bimbi mica si fanno stì problemi….)

  17. Velenia

    @Giuliana,hai provato con il MOM? E per evitare che li ripiglino spruzza il pre-aftir una volta alla settimana,prima che vada a scuola.
    Ciao torno più tardi

    1. giuliana zimucci

      t’assicuro che ero così incavolata che sarei entrata a scuola col lanciafiamme, altro che mom! cmq ho trovato un ottimo prodotto a base di olio di cocco che associato al pettine metallico stacca tutti i fastidiosi parassiti e la loro odiosa colonia di uova. Naturalmente bisogna ripetere il trattamento 7 giorni dopo, per sicurezza. Ma se la fonte di contagio non si cura, c’è poco da fare. Ovviamente il caso in questione era solo la punta dell’iceberg di una situazione familiare disastrosa (madre degenere presente a intermittenza, padre semi-alcolizzato…). Ci vorrebbe ben altro che uno shampoo!

    2. fefral

      mia figlia, 3 anni fa, scuola materna in centro di milano di quelle frequentate da bimbi con scarpe firmate, tutta la classe coi pidocchi!
      Lei già aveva capelli lunghi fino al sedere e ricci e folti….
      l’unica soluzione che ha funzionato è stata pettinino di metallo a denti stretti e acqua e aceto, davanti ai cartoni dello zecchino d’oro seduta per terra e io dietro di lei mentre la più piccola chiedeva “anche io anche io”. La carta dei pidocchi prima o poi tocca a tutte :-). In bocca al lupo

  18. Alessandro

    “Paranix agisce meccanicamente penetrando nelle vie respiratorie dei pidocchi che muoiono per soffocamento”. Poveri pidocchi, che fine atroce… Non siete proprio animaliste… Son esseri viventi anche quelli. Se la chioma dei vostri figli è il loro habitat ideale, perché scacciarli di lì?

    1. giuliana zimucci

      Animalista mai! prima i cristiani, poi gli animali!( non ce l’ho col cane di Alvise), ma ne ho già abbastanza del pesce rosso di casa mia, che mi costringe a cambiare l’acqua ogni 2 giorni e il mazzo di carte è già bello pieno! di allevare pure pidocchi non se ne parla!
      (e infatti: Paranix!!!! li ammazza stecchiti!)

  19. Alessandro

    @il marito “noi Totti non lo chiamiamo certo “pupone” ma Capitano (a proposito abitiamo nella stessa strada dove è nato e cresciuto il Capitano)”. C’andate in pellegrinaggio, alla casa natia? C’è la cappelletta? Con le reliquie (er primo ciucciotto der Pupone… no, der Capitano)?

    1. guido

      La cappelletta mi pare troppo (abbiamo già il tempietto edificato sul luogo del martirio di San Giovanni), ma ti assicuro che è un fiorire di storie e “leggende”.

  20. Luigi

    @genoveffa: mentre torno a casa per la pausa pranzo ascolto di solito l’angelus di Radio Maria ma ho dovuto interrompere questa prassi perché come dici tu, alternavo preghiere a improperi che alla fine dicevo: ma che razza di Angelus è questo? Ora dico solo gli improperi di mezzogiorno.

    @Guido: mi sento come uno scolaretto impertinente che non si è accorto che la maestra era dietro l’uscio

    1. Incomincio a sentirmi una pecora nera 🙂 in tutti i sensi.
      Non ascolto l’Angelus su Radio Maria e non impropero, specialmente ai semafori rossi…
      Ho la casella di posta elettronica strapiena di [New comment] ma non ho resistito alla tentazione 🙂
      Questa è la mia pausa caffè, tra un raffreddore che mi rallenta la materia grigia, un lavoro creativo da portare a termine (non credo di farcela, oggi…) e mia figlia da gestire con le sue mille attività nel pomeriggio dopo averle preparato al volo il pranzo, perché dove abito io il servizio doposcuola è stato “cassato”.
      E ho fatto una scelta sostanziale che mi ha “segnata” dal punto di vista “sacramentale”, senza mai però perdere la fede.
      Insomma, ognuno ha il proprio mazzo di carte!
      Personalmente, come sfondo, avrei messo un verde, tipo panno da gioco… questo è “troppo”.
      Un saluto a tutti voi che non conosco!
      Pau

      1. Luigi

        Paula, siamo tutte pecore nere e bianche, l’importante è che non perdiamo di vista il buon pastore.
        Pensa che Alvise è sempre lì sul cancelletto che non sa se entrare e uscire, secondo me ormai si è abituato a stare con noi e fuori non lo cagano più. Qui si fanno sughi, si cazzeggia e si sta in compagnia. Al mattino ci ritroviamo il fieno che il caprone Costanza ci ha preparato e noi un po’ lo mangiamo e un po lo disperdiamo.

    1. GRANDE LUIGI

      Qui si fanno sughi, si cazzeggia e si sta in compagnia. Al mattino ci ritroviamo il fieno che il caprone Costanza ci ha preparato e noi un po’ lo mangiamo e un po lo disperdiamo.

      Ahò ma voi col tempo migliorate com’è che io no?

  21. Alessandro

    Vedo che ‘sto problema dei pidocchi è diffusissimo. Può sempre capitare di prenderli, ma se è così diffuso non sarà colpa di genitori pigroni che lasciano che i figli si rotolino ovunque? Quindi ‘st’epidemia di pidocchi è un indizio della crisi genitoriale? E’ così, donne?

    1. Alessandro

      Preciso: non ce l’ho con le amiche del sito, non sono loro le pigrone, ma i genitori degli “untori”…

      1. Anche a me è toccato il problema : tutte le scuole elementari di mia figlia, invece al grande no. Lei ha ricominciato a farsi crescere i capelli alla fine della quinta, e per fortuna ha recuperato alla grande.
        All’epoca mi spiegarono
        1. Che bisogna piacere al pidocchio, insomma avere un certo odore…altro che impulse! Questo dipende dal PH della pelle..insomma mia figlia era piaciona, il fratello no
        2. I pidocchi copulano più di Alvise e quindi ci mettono un secondo a moltiplicarsi.
        3. I pidocchi sono dei gran saltatori (altre che la sottoscritta!)
        4. Non ci sono più i pidocchi di una volta che con una schizzatina di aceto scappavano. Oggi tutti i saponi e controsaponi li hanno resi robusti e resistenti.
        5. L’unico rimedio valido è : tagliare, più che si può, così i pidocchi hanno poco spazio (perchè si attaccano ad un tot dalla radice, sono precisissimi) e ci metti meno a levarli. Il Paranix aiuta.
        6.La parruchhiera mi consigliava anche un leggero colore perchè cambia l’acidità della cute, ma io ne ho fatto a meno

        Per quanto riguarda, invece, la lettura pedagogica : certo i genitori devono essere pazienti e disponibili per curare i loro figli. Quella dello Zecchino l’ho trovata ottima 😉

      2. giuliana zimucci

        Paola! sei un mito! leggendo i commenti di oggi però mi sono fatta un’idea precisa: che la carta dei pidocchi sta sempre nel mazzo delle mamme e mai in quello dei papà… e meno male, perchè sennò finisce come Cochi dice bene: che quando torni a casa e gli chiedi “allora? tutto ok? spariti?” lui ti risponde “tutto ok, nessun problema!” e invece trovi i figli che si grattano come scimpanzè!

      3. fefral

        “che la carta dei pidocchi sta sempre nel mazzo delle mamme e mai in quello dei papà… e meno male, perchè sennò finisce come Cochi dice bene: che quando torni a casa e gli chiedi “allora? tutto ok? spariti?” lui ti risponde “tutto ok, nessun problema!” e invece trovi i figli che si grattano come scimpanzè!”
        è andata proprio così…. e non solo! Fidandomi di quel “tutto ok” nel giro di due giorni mi sono trovata a passare acqua e aceto col pettinino anche nei miei di capelli (mio marito ne ha così pochi che da lui non sapevano dove attaccarsi)

  22. Luigi

    Sottomissione anche sullo sfondo? Non li notavo mai ma questo mi causa orticaria. Tutto bello bianco e i post in neretto non sono una bellissima combinazione?

  23. Velenia

    @Paola,a me invece hanno detto che i pidocchi sono tornati,dopo essere stati quasi debellati nel dopoguerra,perchè sono stati eliminati i D.D.T. in agricoltura.
    Comunque li pigliano tutti,quelli con i genitori sobri e queeli con i genitori alcolizzati,gli italiani e gli extracomunitari,quelli delle scuole del centro e quelli delle scuole della periferia,quelli che dicono:”vabbeeene” e quelli che dicono:”ti sgangu i cuorna”,non ci sono animali più democratici dei pidocchi!!!

    1. giuliana zimucci

      concordo Velenia! ma il genitore che alza il gomito non vede il problema, problema che infatti si riproduce a velocità impressionante. Quindi il pidocchio è democratico, ma va combattuto col fascio!

      1. Daniela Corbellini

        HAhahahahaha!!!!
        Oggi siete tutti ispirati.
        Verissima la storia che ai pidocchi devi piacere, io piacevo di brutto ai pidocchi. Se c’era mezza notizia in giro che a 5km c’era l’epidemia, mia mamma mi controllava e io wow, avevo già i pidocchi. Mi sono presa pure la zecca e i pidocchi dei polli(???!!!???)
        Meno male che il mio Ale non è così, ero già pronta ad averli anch’io! Sarà il taglio da marins che ho inflitto per anni al piccolo?

      1. Mi hanno detto che anche il riscaldamento dell’aria ha avuto il suo ruolo e che più ti lavi e peggio è…insomma hai da puzzà e il pidocchio scappar dorvà!

  24. Miriam

    Grazie Costanza,
    davvero da centellinare e da condividere in ogni virgola, la tua riflessione, nella quale molto riconosco del mio mondo interiore e dei miei processi mentali e atteggiamenti spirituali. Il resto è conseguenza…

  25. Marion

    che ne dite di porca mela invece di porca svizzera? non si offende nessuno ed è molto.. biblico? una volta una mia amica chiese a padre Emidio: ma se alla fine ti rendessi conto che non era vero niente? che non c’è Dio, nè inferno, nè paradiso? e lui: ne sarebbe valsa la pena lo stesso! non c’è niente di meglio che vivere così, cercando di amare come Lui ci ama! (più o meno, è stato tanti anni fa..)

    1. giuliana zimucci

      permettimi (affettuosamente) di dissentire: porca mela no, perchè la mela mi sta simpatica e la Svizzera meno; sul fatto che poi si possa vivere amando per scoprire che poi non c’è nessuno che mi aspetta di là…. secondo me padre Emidio ne sa troppo: non farebbe mai una scommessa senza sapere di uscirne vincitore!
      un abbraccio!!!

  26. Marion

    cara Giuliana, lo penso anche io! e caro Luigi, apprezzo il tuo fine umorismo:):):) naturalmente LUI LUI se ci fosse! (secondo me c’è alla grande!)

    1. Luigi

      La questione è sottile. Un conto è comportarsi bene nel dubbio e sono d’accordissimo.
      Un altro conto è comportarsi bene sapendo che Dio non esiste.
      La seconda ipotesi è per me improponibile dato che se così fosse nessuno sarebbe in grado di morire e poi tornare a vivere convincendoci che di là non c’è niente e anche qualora succedesse si potrebbe anche non credere a lui.
      Un’altra ipotesi è quella che Dio si manifesti a noi e ci dica: “Ho cambiato il mio progetto su di voi, non mi interessa più la vostra vita e dopo la morte per voi non ci sarà nulla”. Ecco, in quest’ipotesi io copulerei e mi ubriacherei tutto il giorno.

  27. paulbratter

    secondo me la domanda è generica:
    cosa faresti se scoprissi che non esiste il TUO Dio o nessun Dio?
    Mi spiego meglio cosa faresti se scoprissi che Gesù non è risorto, che quindi non è il figlio di Dio, che la salvezza non è attraverso di Lui e che non è ne via ne verità ne vita?
    io credo che senza questo il vangelo non sarebbe che un libretto sulla metafisica della qualità tipo “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”

    1. Non si può scoprire che Dio NON è risorto, sarebbe come scoprire che NON è esistita l’ATLANTIDE [Sì lo so, non è un esempio fatto bene, diciamo, allora, che NON esistesse l’isola dei Beati, come è già stato detto, qualcuno ha già detto, non stiamo a ricercare chi era questo qualcuno, non è questo che a noi importa (o importa?)e risposto, ma mettiamo che uno lo ridica, e dica anche che siccome l’isola di BEATI è perfetta (essendo l’isola dei BEATI, sennò che beati sarebbero essi mai?)allora comporta anche che ESISTE] come farebbe allora uno a dimostare che NON esiste? O sarebbe grullo chi la volesse dimostrare una cosa simile? Un povero grullo, e nient’altro?

      1. paulbratter

        penso che sia indimostrabile l’esistenza o la non esistenza di Dio, per cui per un cristiano la cosa che cambia tutto è la resurrezione che per quanto un mistero e miracolosa appartiene al mondo.

      2. Alessandro

        “Non si può scoprire che Dio NON è risorto”?
        Vuoi dire “non si può scoprire che Gesù di Nazaret non è risorto”?
        Se la pensi così, allora la pensi parecchio diversamente da quelli che sono sicuri che da qualche parte ci siano le ossa di Gesù (e magari dicono: “ecco, le abbiamo trovate!”), e la pensi parecchio diversamente da quelli alla Odifreddi, alla Flores d’Arcais (ma anche da quotati storici delle origini cristiane) che son convinti di saper mostrare che è impossibile siano attendibili i Vangeli laddove parlano di resurrezione di Gesù.
        Quanto a scoprire che Dio non esiste, un filosofo inglese rimproverava i colleghi che sostenevano che la proposizione “Dio (Eterno, Creatore, Amore) esiste” è priva di senso perché non è empiricamente verificabile; questo filosofo sosteneva che non è escluso logicamente che sia empiricamente verificabile ma… dopo la propria morte, e quindi invitava i colleghi a non irridere i credenti, perché non era logicamente escluso che anche lorsignori filosofi, dopo morti, andassero a sbattere il naso contro questo Dio.

      3. fefral

        quando ero ragazzina mi intrigava cercare una dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio. Poi ho scelto la via di Pascal, quella della scommessa.
        In realtà quando poi Dio lo si incontra non serve a molto dimostrarne l’esistenza: io non sento il bisogno di dimostrare l’esistenza di mio marito o dei miei figli, li conosco e li frequento. Dio lo incontro spesso, nei sacramenti e non solo. Lo trovo nelle mie amicizie e nei miei affetti, parlo con loro di Lui e con Lui di loro. Lo so che mi si può obiettare che non ho nessuna garanzia che il mio rapporto con Lui non sia frutto della mia immaginazione. Eppure quando ho fame non è un piatto di pasta immaginario a togliermi la fame. Dio sazia davvero quando lo si frequenta, e se ne sente la mancanza quando ce ne si allontana

  28. marion

    mi scuso se non ho citato bene. ho tante cose da pensare che la memoria a volte mi tradisce.. ci vorrebbe un hard disk più grande! spero che sia chiaro il senso comunque. vivere da cristiani è prima di tutto vivere da esseri umani come da progetto originale: capaci di amare e di dare la vita ed in questo trovare la propria realizzazione e una vera, profonda gioia nonostante le difficoltà che ci sono sempre nella vita di ognuno.

    1. Ma che mi chiamo Odifreddi, io?
      Che mi chiamo Flores, Haack, Scalfari, che mi chiamo in qualche altro modo di come mi chiamo? Io sono io! Sarò una testa di cazzo, di certo, come tutte le categorie possibili immaginabili di persone che esistono,teste di cazzo, tutti, per il fatto stesso che siamo a questa maniera che siamo, che c’è da vergognarsi c’è!!! E voi vi mettete a parlare di dimostrazioni, quali dimostrazioni,
      se uno crede crede, basta, chiuso, finito, non si pole dimostrare che ha torto, sarebbe come dimostrare che la
      Divina Commedia è sbagliata, ma chi se ne frega se è sbagliata !!! A me mi garba lo stesso, e parecchio, e con questo?!?

  29. Daniela Corbellini


    C’è qualcuno che da Adamo ed Eva cerca di farci pensare che Dio non esiste
    Che se esiste non c’entra
    Che se c’entra non è in Cristo
    Che se è in Cristo non è nella Chiesa…

  30. Io questa cosa della resurrezione non la capisco!
    Ma che bisogno c’è di credere alla resurrezione?
    Perché, se Gesù fosse volato via senza farsi vedere
    più da nessuno (ammettendo che sia risorto)non sarebbe lo stesso per un vero CREDENTE? Anzi meglio, sarebbe un CREDENTE “vero” senza bisogno di prove, cosiddette storiche! Voi dite così: le prove della resurrezione sono provate e vere QUINDI noi crediamo, chi non crede è
    in MALA FEDE, perchè rifiuta le prove. O invece dite:noi
    CREDIAMO in Dio come atto di fede di grazia , eccetra? O invece: noi crediamo in CRISTO storico che però era anche Dio perché è risorto, eccetra, (e quindi vuole dire che era Dio) e questo è dimostrato e inconfutabile e gli altri sono in malafede eccetra, che è lo stesso discorso di prima…

    1. fefral

      beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
      Sì Alvise (che nel frattempo ho scoperto il tuo blog) io non sono molto interessata alle prove storiche della resurrezione, pur essendo convinta che ci siano, ma come dici tu,chissenefrega :-). Io ci credo, se non ci credessi la mia fede non avrebbe senso (Paolo dixit), lascio ad altri più bravi di me il gusto di cercarne le prove.

    2. Alessandro

      Discorso difficile.
      Se le prove della risurrezione di Cristo fossero inconfutabili (come è inconfutabile che adesso sto scrivendo al computer) allora chi pensa che Cristo non sia risorto sarebbe certo in malafede, perché negherebbe l’evidenza. Se fossero inconfutabili non ci sarebbe più propriamente il credere, la fede, che comportano sempre un margine di non-evidenza, di sapere imperfetto.
      Ma se non si ritenessero affidabili i testimoni della resurrezione, credere in Cristo risorto sarebbe un credere da creduloni, da superstiziosi (credere che gli asini volano), sarebbe puro fideismo, pura irrazionalità. Quindi il credere nella resurrezione di Cristo richiede un qualche grado di ragionevole certezza nella affidabilità dei testimoni: certezza non assoluta, non inconfutabile (altrimenti, daccapo, non “credremmo” che è risorto, ma “sapremmo” che è risorto, come io non “credo” che sto scrivendo al computer ma “so” che sto scrivendo al computer).
      Questo margine di non-evidenza che resta nel credere (senza il quale margine il credere si trasforma in sapere, consente a chi crede di non essere un credulone (perché “margine di non-evidenza significa che non c’è una conclamata non-evidenza come sarebbe quella che gli asini volano) e a chi non crede di non essere in malafede (perché chi non crede non nega un’evidenza assolutamente inconfutabile, stante il margine di non-evidenza).
      La cosa è ulteriormente complicata dal fatto che è proprio contenuto di fede cattolica, cioè che devo credere per essere cattolico che Cristo è veramente apparso a testimoni ecc.
      Adesso non ho più tempo, ma magari un giorno ci ritorno su.

    3. Alberto Conti

      La resurezzione è importante perchè corrisponde al mio defiderio di Infinito e di Immortalità (oltre ad altri motivi teologici meno egoistici dei miei)

      1. Alessandro

        Certo, se non corrispondesse a un mio desiderio primario e reale chissenefrega della resurrezione, sarebbe come credere o meno in una nuova specie di scorpioni, mi cambia forse la vita?

    1. fefral

      io sono Fefral non ferfral 😉 il nick ha un suo perchè.
      devo scappare, ma ‘sto posto mi diverte!

  31. Roberto

    @ sarò lungo e sicuramente pesante, quindi invito chiunque non abbia un ricostituente a portata di mano da ingerire, a saltarmi via a piè pari 🙂

    …meno male che c’è Luigi che mi tira un po’ su il morale in questa fioritura di “ma io mi comporterei bene in ogni caso – anche se/ma però… “! XD
    A quest’ora io avrei imparato a odiare così bene che sarei internamente del tutto morto.
    E questo lo posso dire perché la perfetta percezione del mio morire è sempre stata per me un’evidenza lampante, senza che potessi far nulla per levarmela da dosso. C’è chi parla di Dio ma non ci crede. Sia chi crede sia chi no capisce la differenza tra nominarLo e credere in Lui.
    In tanti parlano della loro morte, ma quanti credono e sanno perfettamente, nelle loro ossa e nella loro pancia, che moriranno, e perciò di fatto è come se fossero già morti? Eccomi!
    Da giovane non vedevo vie d’uscita: l’annientamento, oppure un Dio folle che, sulla base delle regole da Lui stabilite, non poteva far altro che buttare tutti all’inferno… di fatti io speravo intensamente che Dio non esistesse, proprio per tale ragione. Meglio l’annientamento che la dannazione eterna XD E nel dubbio, odiavo. Se doveva mandare all’inferno anche me assieme a tutti gli altri, bene, almeno nel mio caso Gli avrei dato delle ottime ragioni per farlo. Se invece non ci fosse stato nulla, come speravo, almeno me la sarei spassata il più possibile e senza remore: e gli altri, che vivessero o crepassero come preferivano, per quello che me ne fregava. Non c’era alcun possibile comportamento prudenziale, per come la vedevo. Dio permetteva la morte – non me ne fregava niente del perché o percome. Io sapevo perfettamente cos’è la morte. Quindi non mi venissero a dire che era “buono”. Perciò, se c’era, doveva essere un Male. E a chi chiedere aiuto? Nonostante tutto, non ti puoi presentare dai tuoi genitori e dir loro che ritieni che, mettendoti al mondo, ti hanno fatto il più grosso dispetto che ti potessi immaginare.
    Quando sentivo qualcuno dire cose del tipo “la Vita è un dono” mi veniva voglia di sbattermi per terra dal ridere, non avrei toccato una Bibbia neppure con un palo lungo 20 metri, e quando anni dopo, già fatto cattolico, scoprii Qoelet, non per nulla il mio autore anticotestamentario preferito, scrivere qualcosa di simile a ciò che, ben prima dei miei vent’anni, mi era già chiarissimo: “qual’è la vita migliore che ci si possa augurare di vivere? Quella dell’aborto che sparisce senza neppure ricevere un nome ed essere mai stato sfiorato da un raggio di sole”, mi venne un mezzo accidente. Non c’è davvero niente di nuovo sotto il sole.
    Quindi, cosa sarei senza la Fede? Non riesco neanche a immaginarmi, ma mi vengono i brividi solo a pensarci.
    Prima di dire che i rosari sono meno importanti delle persone, io ci andrei piano! Cosa stabilisce il valore di un essere umano? Questa è la domanda di partenza da porsi. Se si prescinde da quella, tutto il resto è solo “un inseguire il vento”. Io so cosa sarebbero per me i miei simili – e cosa sarei io – senza rosari, encicliche e “compagnia cantante”, quindi sono costretto a dissentire!
    Noi siamo un quadro troppo pesante: c’è solo un chiodo capace di reggerci. Qualsiasi altra cosa, poiché “finita”, limitata, ci tradirà, compreso noi stessi, e cascheremo a terra rompendoci. Che sia il nostro cane, i nostri figli, i nostri genitori o la nostra poltrona preferita, l’amore della nostra vita, la nostra professione, le nostre “battaglie di civiltà”, gli amici, i soldi, il dominio sugli altri, il servizio per gli altri, andarsene a spasso, copulare… si dimostrerà tutto vano e senza una ragione autentica per dedicarvisi. Quindi, perché sbattersi? Tanto vale starsene seduti a far passare il mondo, mangiando ciliegie e sputandogli sopra noccioli.
    Questa non è ragione né sentimentale né psicologica, ma logica.
    E invece, come dice il Catechismo,”Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create”.
    Quindi, Dio esiste ed è cattolico – spiacente per gli altri. Ciò che irragionevole non può esistere, e ciò che non esiste non mi serve a nulla. Che poi la sola ragione non basti, che di fatto non sia la cosa più importante, perché diventa il vivere ciò che si è scoperto essere vero, mi trova perfettamente d’accordo.
    Allora, anche ciascuno dei nostri respiri avrà un senso e non servirà altro, se non restare attaccati con tutte le forze a ciò che ci si è stato svelato mentre lo cercavamo. Sì, ho cercato tutte le scappatoie possibili e immaginabili per sfuggire da Questa Cosa (troppo Grande, troppo Tutto!! e io sono così piccolo!), mi ci sono spaccato la testa ma… ah, niente da fare! E che bello che sia così!

  32. Alberto Conti

    Mamma mia che post e che commenti!! ci sarebbe da scriverci un libro ma ho “poco tempo e troppa fame”.
    Oggi ho dovuto correre e non ho potuto partecipare come mi sarebbe piaciuto (e mi scuso per le battute banalizzanti).

    “Non ci basta mai, perché è il nostro cuore che è inquieto, ha nostalgia dell’assoluto, della pienezza totale, della perfezione” è la sintesi stupenda dell’umanità: fonte dei momenti più alti e più aberranti.

    Esseri sicuri dell’esistenza di Dio e della Resurrezione di Cristo: si lo sono, così come sono sicuro che uscendo non verrò colpito da un meteorite (ne ho la certezza matematica? no ma per questo non procedo guardando in su) e Vi chiedo quante cose di cui non abbiamo certezza determinano la nostra vita quotidiana?

    Perchè sono certo? In primo luogo perchè il “libretto di istruzioni” soddisfa il “Non ci basta mai, perché è il nostro cuore che è inquieto, ha nostalgia dell’assoluto, della pienezza totale, della perfezione”.

  33. Fefral

    Roberto, non sei stato pesante, tutt’altro. Grazie!
    Io non credo che mi comporterei bene senza la fede, per un semplice motivo: non riesco a farlo come vorrei neppure da credente. Penso che avrei una vita abbastanza simile a questa che ho, sarei forse un po’ più spesso triste, un po’ più spesso incazzata, un po’ più spesso stronza.
    Vorrei fare una domanda, e naturalmente è una domanda a cui può rispondere solo chi crede: litigate con Dio?

    1. giuliana zimucci

      proprio ieri sera ci ho litigato. La premessa è che un’amica ha definito il nostro incontro “una comunione” che attendeva. Non hai idea di quanto ho pianto! mi sono veramente incavolata con Dio che mi permette di parlare di Lui e poi mi “frega” mettendomi addosso una responsabilità! d’altra parte la vita è così: se non ti metti in gioco non rischi nulla, ma quando ti comprometti con Lui vivi tutto 100 volte di più. E questo ci scuote dal nostro comodo in cui stavamo affossati….

  34. Primo: viene la credenza
    2) attraverso la credenza uno crede a tutte le cose che crede, la resurezione, per esempio, perchè la resurrezione è possibile solo tramite un Dio onnipotente, prima c’è questo Dio onnipotente, e poi la Resurrezione, resa da lui possibile, sennò nessuno direbbe che una (presunta) resurrezione è la prova che c’è un Dio onnipotente, in quanto capace di resuscitare i morti, il massimo della onnipotenza, perché un risorto sarebbe solo un risorto e non proverebbe nulla. Anche se questo risorto fosse stato proprio Gesù (per ipotesi) questo non proverebbe
    l’esistenza di Dio, in quanto prima bisogna credere in un essere onnipotente ( Dio) atraverso cui tutto.
    Non si pole usare la premessa per la conseguenza e la conseguenza per la premessa. O meglio, uno lo pole anche fare, basta che sappia quello che sta facendo. Da Dio, poi, il motore primo di tutto, ne consegue ogni cosa, Resurrezione, Spirito Santo, Eucarestia, Trinità, che si possono “comprendere” mi permetto di mettere le virgolette, solo dentro la fede. Uno è libero di credere, come di non credere, solo non pretendre che quello che crede, o non crede, sia vero.

    1. Luigi

      Alvise scrive:
      “Perché, se Gesù fosse volato via senza farsi vedere
      più da nessuno (ammettendo che sia risorto)non sarebbe lo stesso per un vero CREDENTE?”

      Credo Alvise che qui c’entri anche il discorso che Dio nel suo infinito amore ha voluto darci oltre al dono della vita anche il magnifico e pericolosissimo optional della libertà. Siamo liberi di credere e di non credere.

      Poi scrivi:
      “Primo: viene la credenza”
      Io credo che prima della credenza ci siamo noi. Noi siamo parte di Dio. Dio abita in noi. Un bimbo di pochi mesi o in grembo non ha la credenza eppure è creatura immensamente bella e grande.

      @Roberto
      Grazie per aver ampliato il mio pensiero

      1. LUIGI: no, prima ci siamo noi, siamo noi che si pensa
        (chi lo pensa)che siamo parte di Dio, per esempio, o che Dio abita in noi o che un bimbo di pochi mesi o in grembo sia una cosa immensamente grande e bella.
        Sì, certo, un bambino ci appare così, ma siamo noi i “pensatori”.

  35. ROBERTO: te scrivi:”E invece, come dice il Catechismo,”Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create”.
    Quindi, Dio esiste ed è cattolico – spiacente per gli altri.”
    Ma di dove viene fori questo “quindi” che scrivi?
    Perché “quindi”?
    Non ti devi dispiacere, gli altri, per sè, se ne dispiaceranno da sè!!!

    1. Luigi

      è nato prima l’ovulo o la gallina?
      Ma il primo bimbo chi l’ha pensato? Eppoi un bambino di un mese abbandonato allevato come Mowgli chi lo pensa? Lui è. Non lui è pensato o sbaglio? Io vado sempre a logica, non a fede o altro. Per me la logica porta a Dio.

  36. Luigi

    Giuliana intendo dire che durante un ragionamento cerco di seguire una logica e lascio per un attimo da parte la fede perché altrimenti come fai a discutere con un non credente se tu hai degli assi che lui non ha? Io non voglio pararmi il culo durante un ragionamento. Forse rischio ma il gioco è leale. E comunque la fede non si spiega e non si convince. Hai mai visto uno che dice: “Si hai ragione, adesso credo anch’io” Non credo sia mai successo nella storia quand’anche potrebbe essere un quadretto molto realistico. Evidentemente per avere la fede ci vuole altro dicasi grazia, dicasi umiltà, dicasi silenzio, dicasi preghiera, e chissà cos’altro.

    1. fefral

      ecco una bella questione. Come succede che uno che non crede possa poi credere? Io ho sempre creduto, la mia “conversione” non è stata la scoperta della fede ma dell’amore di Dio. La ricerca di una dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio per me era più un gioco dell’intelletto che un’esigenza personale. Ma si può arrivare a credere in Dio con la sola logica?

      1. Daniela Corbellini

        Sono d’accordissimo con il grande Luigi sulla sua metodologia di “discussione” sulla fede ad un non credente. Dobbiamo per forza di cosa cercare un denominatore comune, una base di discussione condivisa. E la ragione è la strada per farlo. Dio ci ha dotato di libertà e ragione e ci ha messo dentro questa inquietudine, questo senso di incompiutezza, questo desiderio di quello che non conosciamo che è il motore della storia degli uomini e di ogni uomo in particolare (questo fuoco dentro che Alvise ci illustra così bene).
        Leggevo l’altro giorno che uno studio durato tre anni , coordinato anche da Justin Barrett, un antropologo, ha coinvolto 57 ricercatori che hanno condotto 40 studi in 20 paesi esaminando società religiose e senza Dio.condotto a Oxford afferma che “Gli esseri umani sono predisposti a credere in Dio e in una vita nell’aldilà.”
        Secondo lo studio “esiste nella mente umana una predisposizione a vedere il mondo attraverso il filtro del trascendente.”
        “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.” (Ecclesiaste 3:11)
        I ricercatori hanno inoltre ipotizzato che “nella prima infanzia è più facile credere in qualità sovraumane che accettare le limitazioni della condizione umana.”
        “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. “ Matteo 18,1-4
        Ho iniziato a riavvicinarmi a Dio studiando la storia alla luce del cristianesimo. Ho trovato incredibile la coerenza dei fatti, questo Dio che ha preso un popolo e ha insegnato pian pianino com’era Lui. Ha insegnato il monoteismo (e i tre grandi monoteismi si riconoscono in Abramo, per esempio)… E poi l’avvento di Gesù nella storia… Mi ha cominciato a impressionare la coerenza tra antico testamento e nuovo e di entrambi con il magistero. Credevo razionalmente a tutto ciò, ma non era fede.
        Un giorno accade. Era una veglia Pasquale e mi si accende il fuoco di Cristo nel cuore. L’Eucarestia, le promesse dell’antico testamento compiute, Cristo è davanti a me! Tutto inizia lì. Non è il “e vissero felici e contenti” delle favole, è l’inizio di un percorso non senza inciampi (Si Fefral, ci litigo con Dio).
        Chiudo con un brano dell’esortazione apostolica postsinodale “Verbum Domini”:
        “Da una parte, occorre una fede che mantenendo un adeguato rapporto con la retta ragione non degeneri mai in fideismo, il quale nei confronti della Scrittura diverrebbe fautore di letture fondamentaliste. Dall’altra parte, è necessaria una ragione che indagando gli elementi storici presenti nella Bibbia si mostri aperta e non rifiuti aprioristicamente tutto ciò che eccede la propria misura.”(cioè, ciò che trascende dall’uomo)
        Alvise, la “credenza” non è l’inizio: è la ragione e, ai fin dei conti, la natura umana.
        Fides et Razio.

    2. giuliana zimucci

      sottoscrivo Fefral! pertanto dico che è inutile che cerchiamo di convincere Alvise delle nostre posizioni. Cristo disse a Giovanni e Andrea, quel giorno al Giordano: Venite a vedere!
      dico, più semplice di così! ma è sempre IO IN AZIONE non un discorso logico-sillogistico-aristotelico….

    3. giuliana zimucci

      ora mi congedo da voi perchè 1.ho uno scorpione sotto i piedi (succede….) 2.sto morendo di sonno
      ultima cosa x Luigi: scusa per l’Elvezia, so che tua moglie è di Basilea, ma x sua fortuna è cattolica e non calvinista. Il “porca Svizzera” lo penso solo per la parte elvetica con eresia in corso!

    4. Ok. Ho la casella di posta strapiena di commenti,
      Vi leggo tutti (o quasi…), sono nuova, anzi di più, e comunque perdonatemi…
      Perché un credente ha assi nella manica che un “non” credente non ha?!?
      Questa me la dovete spiegare…
      Dopo tutto io, credente, non mi ritengo comunque migliore a nessuno!
      Nemmeno a un non credente!!!
      E non sostengo, io, come credente, che vada in paradiso rispetto a un “non” credente il quale, comunque, si è comportato bene, se non meglio di me…
      Insomma, dopo 133 commenti, il succo quale è?!?

      1. paulbratter

        il credente non è migliore anzi spesso e peggiore degli altri, ma ha semplicemente una carta in più. E se qualcuno si sente migliore è perchè ha fiducia (fede) che questa carta lo porterà alla salvezza anche se imperfetto e peccatore. è stato pproprio questo il peccato di giuda, non il tradimento ma non aver creduto nel perdono e nella misericordia di Dio.

      2. @ paulbratter: non so… non ne sono poi così convinta.
        Portiamo sempre come esempio Giuda.
        Ma di Pietro che rinnega Gesù?!? Che ne dici?
        Insomma, penso sempre che Dio osservi dall’alto tutti proprio figli, credenti o no…
        Forse noi, come genitori, riusciamo a ignorare i figli che in qualche modo hanno imboccato un’altra strada?!?
        Noi credenti siamo certi che i non credenti, nel giusto ovviamente, vivano peggio di noi?!?

      3. paulbratter

        ma che migliori, non a caso Gesù è andato a pescare tra la gente qualunque, i suoi discepoli erano falsi, sbruffoni, traditori, strozzini…

  37. Fefral

    Chi va in paradiso lo decide Dio, il quale è infinitamente giusto e visto che la fede è un dono di Dio non mi sembra razionale pensare che un non credente non vada in paradiso perché Dio non gli ha donato la fede.
    A me fa riflettere l’approccio diverso di maschi e femmine in questa discussione che mi ha incuriosita e anche divertita.
    Venite e vedete.
    Poi giuda ha scelto un’altra strada. Qualcuno ha parlato di libertà di credere o meno. Non so se si può scegliere di credere in Dio, vorrei capirlo, io non ho scelto. Sicuramente si può scegliere di amare

  38. Daniela Corbellini

    Non si può scegliere di credere, ma si può deliberatamente chiudersi alla possibilità che lui ci sia. Si può porre un limite alla ricerca della verità. Si può precludere a priori la via della trascendenza e fare una ricerca orizzontale, lo so che il mio post delle 23:38 è lungo, ma parla proprio di questo…

    1. fefral

      sì, probabilmente si può essere “disonesti” nella ricerca della verità, e quindi precludersi a priori di trovare Dio. Ma è la via razionale quella che porta più direttamente a Dio? Non è piuttosto un incontro personale? Ed è la logica a poterci allontanare dalla fede? O piuttosto la mancanza di un incontro? Francesca ci ha raccontato come lei si sia allontanata gradualmente dalla fede. E tu come ti ci sei avvicinata.
      Ho un’amica che vorrebbe credere. Vorrebbe davvero. Ci sbatte la testa, ragiona, legge, studia. Ha battezzato la figlia sperando che abbia da grande quello che lei non riesce a trovare oggi. Io ci ho provato tanto a ragionare con lei, ma mi sono resa conto che non andiamo da nessuna parte sul piano razionale. L’esistenza di Dio non contraddice la ragione, anzi è assolutamente ragionevole. E’ dimostrabile con certezza? Non saprei, ci si arriva senz’altro con la testa ma non so se la testa è sufficiente per dare risposte certe su qualcosa di così immenso.
      Venite e vedete, chi incontrava gesù era così che lo faceva conoscere ai propri amici. Ma ora che Gesù non si vede come presentarlo a chi amiamo?
      A volte il punto non è neppure credere o non credere.
      La maggior parte dei miei amici afferma di credere più o meno in Dio, sono davvero pochi quelli che si professano atei. Ma una fede senza frequentazione, senza relazione, ha senso?
      Non penso infine che ci sia da fare la graduatoria “credenti meglio dei non credenti”. Giuda e Pietro credevano entrambi. Hanno tradito entrambi Gesù. Pietro però si è fidato di Lui e non di sè stesso. Giuda ha disperato.
      Penso che credenti o non credenti abbiamo tutti un bel mazzo di carte. Solo che magari non escono tutte nello stesso ordine. La carta in più ce l’abbiamo tutti, Dio è per tutti, qualcuno lo incontra prima qualcuno poi…qualcuno magari ne avrà consapevolezza solo nell’aldilà. Ma non è sulla consapevolezza che verremo giudicati, quanto sulle opere “ogni volta che avete fatto questo a uno di questi piccoli l’avete fatto a me”

      1. Daniela Corbellini

        Hai ragione, non si può fare la graduatoria. In realtà io sono del parere che a chi viene dato di più, viene chiesto di più e quindi siamo chiamati sempre al progresso. Ciò vuol dire, sempre nel mio modesto parere, che se uno fa una ricerca di fede senza deliberatamente barare e chiudersi a priori, verrà giudicato per lo sforzo compiuto e on per i risultati o le certezze raggiunti. Invece chi ha il dono della fede e non lo sviluppa, non fa trasparire nelle proprie azioni, non cerca di metterlo in pratica (con tutte le proprie debolezze, intendiamocene) verrà giudicato severissimamente.
        Come nella parabola dei talenti.

  39. Francesca Miriano

    Oggi mi è garbato proprio questo blog.Tutta gente che scrive senza pontificare ( salvo rarissime eccezioni),leggera il giusto, con pratici consigli, varia umanità…proprio bello.Mi è venuta voglia di conoscervi tutti (o quasi).La frase che mi è rimasta in mente fra le tante è stata :’…ci piace farci cullare da confertevoli illusioni’ mi pare da Alessandro. Questo è per me la ‘credenza’.E la più bella di tutte è quella della vita oltre la vita dove ritrovi tutti quelli che hai perso e dove comunque pensi che stiano quelli che se ne sono andati.E’ una favola bellissima e altamente consolatoria.Io non so da quando e perchè non ci credo più. Di sicuro ho iniziato a disamorarmi attorno ai 7-8 anni quando un prete da cui mi toccava confessarmi per la comunione ( e già per la mia timidezza era un challenge)mi disse che i miei genitori non erano buoni genitori perchè non andavano in chiesa.Ora per una bimba che a quell’età adora il babbo e la mamma non è il massimo. per me è stato il primo tarlino da cui partire. Il tarlino ha poi scavato una voragine che non sto a descrivere perchè sarebbe lungo. Letture adeguate mi hanno convinto innanzitutto della piccolezza dell’uomo sulla terra e della terra nell’universo e della non necessità di un Motore Immoto.Ci potevo mettere il big bang , l’antimateria che c’è ma non si vede,le interazioni deboli, il bosone p greco o quel diavolo che non riesco neppure ad immaginare.Che poi venisse scelta proprio la terra e sulla terra proprio la Palestina e poi Roma e giù giù il resto non incontrava la mia logica. Quand’anche ci fosse stata un’Entità superiore .della quale non sentivo la necessità,poco aveva a che vedere con la mia vita.Se a tutto si aggiungono incontri coi rappresentanti in terra della divinità non proprio esaltanti il quadro è completo.Forse a volte le scelte di vita dipendono in parte dagli incontri che si fanno. Abbiamo allevato i nostri figli assolutamente senza imposizioni:hanno frequentato l’asilo della parrocchia che era un buon asilo. Il contratto era chiaro e sapevamo che avrebbero detto le preghiere, avrebbero fatto le recite di Natale ( hanno fatto tutto il cursus honorum da pecorelle a rispettivamente Madonna e Angslo sulla Capannuccia)come si conviene in una scuola cattolica.Mi sono incazzata come una belva quando in una scuola statale laica e quindi di tutti musulmani, Geova,taoisti si faceva studiare la poesia sulla passione di Cristo ( fra l’altro macabra). Loro sono cresciuti liberi, nel rispetto della diversità, col divieto ASSOLUTO di giudicare una persona dal vestito o dal colore della pelle ( pena la chiusura in camera in castigo). Ciò ha comportato che tollerassimo la fase metallo-punk con cresta in testa di 30 cm di colore dal rosso al viola al carminio, spilla da balia nell’orecchio,borchhie in ogni dove, piercing al labbro, impegno comunque ad andare bene a scuola.Ovviamente mi è stato detto : tu ci hai insegnato a non giudicare le persone dal vestito.Una provvidenziale allergia al nikel e la maturazione hanno provveduto al superamento della fase.Nessuno dei mieim due figli, diversissimi tra loro, ha manifestato interesse alla religione , che sicuramente non avrei nè impedito nè incoraggiato.Il non credere non mi manca, non mi crea disagio, non mi toglie o mi aggiunge nulla. Semplicemente non è un elemento che fa parte della mia vita come non lo è essere figa come Carla Bruni o intelligente come Margherita Hack o aver vinto il Nobel come Levi-Montalcini.Il seguito alla prossima puntata perchè domani devo trabajar a lot.Buona notte a tutti.

    1. Alessandro

      Da qualche ora mi sono assentato e mi sono perso un sacco di interventi stimolantissimi. Non posso rispondere-reagire a tutti, soprattutto a quest’ora, ma vi ringrazio, vi auguro buonanotte, magari ne riparliamo domani…

    2. Daniela Corbellini

      Cara Francesca,
      “Mi è venuta voglia di conoscervi tutti (o quasi).”
      Condivido!

      “Forse a volte le scelte di vita dipendono in parte dagli incontri che si fanno.”
      Sicuramente! Io ho trovato quelle che mi hanno allontanato, ma anche quelle che mi hanno ripescato…

      “Loro sono cresciuti liberi, nel rispetto della diversità, col divieto ASSOLUTO di giudicare una persona dal vestito o dal colore della pelle ( pena la chiusura in camera in castigo).”
      Mio figlio a 5 anni è tornato a casa dicendo “oggi abbiamo fatto una partita contro gli stranieri”, io rabbrividì a sentire la parola “staniero” detta in quel modo dispregiativo, approfondì la questione scoprendo che li stranieri erano quelli del paese vicino/rivale. Ma ho preso l’aggancio per spiegare cos’era uno straniero e poi ho aggiunto: “ma Alessandro tu sai che la mamma è una straniera?” Noooooooooooooooooooo! mi disse lui basito…
      Ma poi si è fatto una ragione ed ha capito. Da me non era venuto questo atteggiamento, ma purtroppo c’è una tale diffidenza in giro! Roba dura da insegnare per credenti e non.

      “Ciò ha comportato che tollerassimo la fase metallo-punk con cresta in testa di 30 cm di colore dal rosso al viola al carminio”
      E’ dura la libertà!!!!

      Buona notte.

      P.S.: hai letto la mia risposta sul quesito Porto Alegre alla fine degli anni 70?

    3. Cara Francesca, il tuo post merita proprio una risposta!! Anche a me è venuta voglia di conoscervi tutti ma sicuramente in pole position ci sono : Genoveffa anzi Filippo (a proposito a luglio vengo qualche giorno a Roma ..si può organizzare una visitina?), poi ci siete TU-Alvise-Luigi a pari merito, direi…ma poi tutti , veramente tutti…e poi, ovviamente , una ripassatina a Guido e Costanza che sono nella fascia dei miei amori, dei miei cari.
      Apprezzo molte delle cose che scrivi : anche io coi miei figli mi sono comportata in maniera similare. Mio marito è ateo, io per niente : ci siamo sposati con un rito misto, io ho fatto la promessa religiosa, lui no. Per fortuna avevamo un prete intelligente. I bambini gli ho chiesto di battezzarli (di fatti i padrini della Dalila sono Costanza e Guido) ma poi li abbiamo lasciati liberi. Quante mamme alle elementari ho visto prendere i figli a scuola e, bestemmiando, portarli a catechismo! Dei due, la seconda ha manifestato interesse per la religione e ha chiesto l’IRC alla scuola media : è diventata la sua materia preferita perchè ha una prof che sprigiona religiosità ad ogni poro..fantastica!! Poi si vedrà..
      Col primo ho già difficoltà a fargli considerare gli altri, ha un modo tutto suo, solo leggermente strampalato, e facilmente incorrerebbe nella pena da te prospettata a tuoi figli “divieto ASSOLUTO di giudicare una persona dal vestito o dal colore della pelle ( pena la chiusura in camera in castigo)”. Ti ammiro molto per aver “imposto” diciamo utilizzato questo criterio educativo contro la percezione della diversità : dovrebbero capirlo e attuarlo tutti, così, secondo me, risolveremmo anche il bullismo.

      Detto ciò, aspetto con positiva ansia la tua prossima puntata !
      😉

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