Gratitudine, Revisione e Speranza

di don Alessio Geretti

Siamo giunti ancora una volta al momento che segna il passaggio da un vecchio anno che s’è consumato ad un nuovo anno che s’apre davanti a noi.
A differenza della parte di umanità che vive questo passaggio, e più in generale il procedere del tempo, nel frastuono, o nella malinconia, o nella distrazione, un po’ consumando un po’ facendosi consumare, noi che apparteniamo a Cristo
con Lui andiamo sul sentiero del nuovo anno, avvertendo tre necessità:
quella della GRATITUDINE,
quella di una seria REVISIONE della vita e del mondo
e quella di una coraggiosa e fondata SPERANZA.
Ecco i tre temi decisivi sui quali ora soffermiamo l’attenzione.


A dispetto dei mille motivi che potremmo trovare per preoccuparci o per lamentarci, per dare voce alle delusioni, alle paure o alle nostalgie, noi credenti, oggi e tutti i giorni dell’anno, abbiamo mille motivi per dire grazie.
Ringraziamo Dio per quelle cose che magari sui giornali non ci finiscono, ma che daranno a noi e al mondo intero la forza di andare avanti.

Ringraziamo Dio per il tempo che ancora ci viene concesso, prezioso e incognito, attimo dopo attimo, una grandiosa continua occasione da cogliere, per fare un serio progresso verso il bene.

Ringraziamo Dio per il sorriso e anche per il pianto con cui sperimenteremo l’amore e il dolore, le esperienze più intense e istruttive della nostra vita. Per i primi passi o le prime parole dei figli che iniziano la loro avventura, per la fedeltà degli amici, senza cui saremmo tutti più deboli, e per lo sguardo della persona che abbiamo accanto, per quel suo modo indimenticabile di farci spazio nella sua vita, anche quando siamo un po’ pesanti.

Ringraziamo per la traccia incancellabile che hanno lasciato in noi quelle persone che sono entrate nella verità, sul cui corpo abbiamo gettato delicatamente una manciata di terra, come un’ultima carezza, sapendo che tutti i giorni ci saranno vicine e tenteranno di aiutarci, parlando di noi a Dio, in attesa di ritrovarci quando sarà il momento.

E grazie a Dio per tutti quelli che non fanno notizia e faranno andare avanti il mondo, mettendo passione, competenza, finezza e sacrificio nel fare il loro dovere, senza nemmeno bisogno di onori.

Ringraziamo per quei momenti che ci faranno capire ancora una volta che le vita vale la pena di essere vissuta. Noi cristiani, soprattutto, nonostante qualsiasi affanno ci possa colpire o tormentare, rendiamo grazie per quella gigantesca fortuna che ci sta capitando:
poter entrare in contatto con Gesù vivo,
che ci sorregge, ci protegge, ci orienta,
ci guarisce e ci perdona,
ci precede e ci attende.

Non sono in grado di ricordare una sola giornata di questa mia vita trascorsa senza cercare almeno un momento il contatto con il Signore Gesù.
Non saprei immaginare come potrei andare avanti con dignità e luce senza stare in contatto con il Signore Gesù.

Per questo noi ringraziamo:
perché Lui, risorto dai morti, vive a piede libero in mezzo a questo mondo balordo e distratto offrendoci continuamente, in vari modi, a volte anche con sorprese commoventi, la possibilità di congiungerci a Lui: in particolare, attraverso la Messa, la Confessione, la Sacra Scrittura, la presenza e la parola della Chiesa e delle sue voci più chiare e più sante.

Per tutto questo dovremo procedere dicendo spesso grazie.

_______________________

Occorre, però, che con lucidità passiamo dalla gratitudine alla revisione: occorre, cioè, prendere coscienza del reale stato in cui si ritrova il mondo e si ritrova ciascuno di noi. Effettivamente, all’inizio del 2026 il mondo si ritrova in una condizione di amarezza globale.

La guerra, in particolare, è tornata ad essere il principale metodo di risoluzione dei conflitti. Anche chi non la combatte, la minaccia. E oltre a quelle più sfacciate e devastanti, in Ucraina, in Medio Oriente, in Sud Sudan, ve ne sono una cinquantina di cui quasi non ci accorgiamo, senza contare i numerosi nervi scoperti del pianeta
che destano preoccupazioni per l’avvenire, dai Balcani a Taiwan, dalla Corea del Nord al Sudamerica, dalla Libia alla Persia.

Il primo quarto del ventunesimo secolo non si è lasciato alle spalle il più cruento secolo della storia, il ventesimo: per adesso lo ha solo prolungato!
Agli imperi di una volta si sono sostituiti nuovi imperi – in realtà fragili e pieni di contraddizioni, e perciò molto nervosi e aggressivi –: gli imperi americano, russo, cinese e indiano.

Nel mondo si stanno propagando le condizioni perché il male possa sferrare novi e tremendi attacchi. L’alleanza tra rincorsa spregiudicata del potere economico, orgoglio, violenza e menzogna ispira i padroni delle grandi ricchezze, i padroni degli Stati e anche una larga base popolare che in fondo approva e sostiene gli uni e gli altri. Senza una rapida conversione non costruiremo affatto un mondo più sicuro.
Cresce, poi, la sensazione di un disorientamento collettivo, che semina nel segreto dei nostri giovani una impressionante insicurezza e diffonde nei cuori dei più maturi un senso di avvilimento.

Ci chiediamo, nell’intimo della coscienza o tra amici: “cosa sta succedendo?”.
Il problema di fondo non è soltanto la crisi dell’economia, o della politica, o della diplomazia. A chiederci misure di emergenza è la crisi delle coscienze, la notevole crisi morale e spirituale di tante persone, giovani, adulte e anche anziane. I metodi folli dei padroni del mondo non sono una stranezza: sono l’effetto del metodo folle che nella vita ha scelto tanta gente comune. Ed è per questo che ora stiamo meditando con uno sguardo rivolto agli orizzonti vasti dell’umanità, e non soltanto al piccolo orto ben recintato in cui crediamo di stare tranquilli.

Il tumore delle anime si propaga anche qui. E la diagnosi è chiara:
l’umanità mortifica sempre i suoi progressi quando cade la sua vita spirituale e morale. Così avviene negli scenari internazionali, così avviene nelle nostre case, dove sempre più spesso delusioni e vuoto lasciano strascichi di smarrimento.
Il punto è che trascorriamo anni in alcune paludi dello spirito, e nonostante Dio suggerisca ogni tanto al nostro cuore la via d’uscita, impostiamo la vita in modo tale che il secondario e l’urgente vengono sempre prima dell’indispensabile. Ecco perché la revisione del mondo deve iniziare dalla revisione della nostra vita personale.

Ora, quindi, non aspettiamoci qualcosa di speciale dal nuovo anno. È il nuovo anno che si aspetta da noi una speciale revisione. Entrando nel nuovo anno, anziché farci auguri vacui, rendiamoci conto che il tempo ci viene concesso per riuscire a somigliare maggiormente a Cristo e per rimediare a quel che in noi non gli somiglia ancora.
Revisione, dunque.
_________________________

Infine, la terza parola è la parola speranza.
Mai come di questi tempi l’uomo ha bisogno di speranza; cioè, ha bisogno di vincere le sue angosce e di superare le fondate ragioni della sua paura. È un bisogno estremo, di tutti gli uomini. Ebbene: per vivere con la luce dentro, perfino quando si deve attraversare momenti di buio, c’è un modo soltanto: bisogna essere certi di avere un futuro di luce.

È per questo che la fede è decisiva, è la premessa sostanziale della speranza. Il credente, infatti, sa di avere in ogni caso un futuro di luce, perché non dimentica che una volta per tutte l’Unigenito Figlio di Dio si è incarnato, ha legato la sua vita alla nostra e ha messo pienamente a nostra disposizione la sua forza e la sua bellezza.

Noi, in questi giorni natalizi, siamo tornati a contemplare da vicino questa stupenda sua vicinanza, e già teniamo fisso lo sguardo sulla sua vittoria pasquale, celebrandola tenacemente ogni domenica.
Perciò, andando oltre la rassegna quotidiana di tristi notizie, noi sappiamo che un riscatto e un cambiamento meraviglioso può iniziare e dilagare, dovunque qualcuno decida all’improvviso di essere santo. Ci auguriamo allora la speranza, quella cristiana.

La speranza ci rende sicuri che il bene finirà bene, e non sarà mai fatica sprecata. Ci rende sicuri che un gesto morale vale più di un buon affare. Ci rende sicuri che facciamo benissimo a trascinare i ragazzi al contatto con il sapere, con la bellezza e con la santità, – e dobbiamo essere adulti che li sanno trascinare –.

La speranza ci rende sicuri che la preghiera arriva dove non avremmo mai immaginato. E ci rende sicuri che ciò che ci sta più a cuore – un legame di amore, i figli, la nostra fragilità, i nostri defunti… – va messo nelle mani di Dio, perché quando lo facciamo stiamo facendo la cosa più bella, più sensata, più potente che potremmo fare.
Così si pratica la speranza!
________________________

Voi, dunque, siate il SEGNO CHIARO
che si sta bene
quando si sta con DIO.

1° gennaio 2026

2 pensieri su “Gratitudine, Revisione e Speranza

  1. Giuliana

    È semplice la via… Occuparsi senza preoccuparsi, mettendo la nostra vita nelle Sue mani!

I commenti sono chiusi.