e Ti vengo a cercare. Sulla nascita di Cristo e l’infanzia delle icone

di Costanza Miriano

Ho conosciuto padre Benedikt, monaco ortodosso del monastero di Decani, in Kosovo, a un incontro che abbiamo tenuto insieme a Verona, con Giovanni Lindo Ferretti, e alla cena che ne è seguita (per loro, perché era a base di bollito di cose terribili tipo lingua e parti strane di animali strani, una cosa da gente di gusto, quindi non per me). L’ho ascoltato parlare e avrei sottoscritto ogni parola che diceva, e avrei continuato per ore (infatti oggi l’ho invitato a cena per fargli tutte le domande stupide che in pubblico non ho osato rivelare). A parte che è un tipo che si sveglia nel cuore della notte per pregare, e che se lo chiami alle dieci di mattina ti dice buon pomeriggio perché va a letto con le galline, ecco a parte questo, non ho visto grandi differenze fra di noi. So che ci sono, e so che nessuno di noi lascerà la propria fede e la propria storia – la Chiesa è mia madre! – ma vi assicuro che non si sentivano proprio.

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L’incredibile “migrazione” di Dio fatto uomo

di Costanza Miriano

La vera, vertiginosa, incredibile “migrazione” di Dio è stata dalla sua natura divina a quella umana, assunta mantenendo anche quella divina. È questo che lo rende il punto zero della storia, il centro di gravità dell’universo. Credo che banalizzare questo annuncio dirompente – Dio ha preso la carne umana per amore degli uomini, e ha accettato di perdere, rinunciando all’esercizio della sua onnipotenza, o meglio, di realizzarla proprio morendo sulla croce per amore degli uomini – mettendoci a discutere quanto Gesù fosse ricco o povero, se fosse un immigrato irregolare o un profugo o semplicemente uno che è nato lontano da casa per un viaggio, sia dimenticare, o almeno non mettere abbastanza al centro il mistero, la vita eterna che è venuto a spalancarci. Parlare dell’incarnazione di Dio in un luogo e in un momento della storia, solo per leggere la società e l’economia di oggi significa usare categorie non sovrapponibili, con il rischio – fortissimo – di mancare il bersaglio.

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Presentazione del libro “Diario di un soldato semplice” alla Camera dei Deputati

Oggi 11 dicembre è stato presentato alla sala stampa della Camera dei Deputati, il libro di Costanza Miriano

“Diario di un soldato semplice. Il Signore ama vincere con un piccolo esercito”

Organizzato dall’intergruppo Famiglia è Vita, con gli on. Antonio Palmieri, Alessandro Pagano, Maria Carolina Varchi. Al tavolo Maria Rachele Ruiu e Massimo Gandolfini.

Il video è  disponibile a questo link https://webtv.camera.it/evento/13424 

 

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Bertolucci, il ’68 e la violenza sulle donne

di Luca del Pozzo

Sarà un caso che la dipartita da questo mondo di Bernardo Bertolucci sia avvenuta il giorno dopo la (politicamente correttissima, per altro) manifestazione contro la violenza sulle donne? Forse no. Perché se c’è uno, non l’unico ovviamente, che con la sua cinepresa ha trattato non esattamente bene le donne questo è stato proprio Bertolucci (e non parlo solo della famosa scena della sodomizzazione di Ultimo Tango, con la Schneider ignara di ciò che stava per accadere).

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Un cuore acceso da Cristo

 

Cari amici,

Alcune settimane fa mi hanno chiamato al capezzale di un paziente terminale già vicino a morire. “Don Juan Como estas?” E lui, con un filo di voce: “Molto bene padre”. Dopo alcune ore è morto. E la cosa che mi impressiona e commuove è che quasi tutti di fronte alla morte hanno questa posizione, frutto di una cultura che guarda al momento finale come il compimento del destino ultimo dell’uomo. Però non è solo una questione culturale ma anche educativa, cioè di come si accompagnano i pazienti terminali ad affrontare la malattia e la morte. E qui entra in gioco la tenerezza, il voler loro bene, il coinvolgerli con il loro dolore.

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L’attacco al padre è un attacco alla paternità di Dio

di Costanza Miriano

Nei giorni scorsi, quelli successivi alla manifestazione contro la violenza sulle donne, si sono succedute alcune voci che secondo me meritano una reazione seria. Sentendo la Finocchiaro declamare (a dei bambini, peraltro) da Rai 3 che gli uomini sono tutti dei pezzi di m…, o la Murgia dire che nascere maschio in un sistema patriarcale è come essere figlio di un mafioso, anche io ho pensato che non fossero degne di attenzione o, che, come ha scritto qualche illustre pensatore sui social, mettersi a rispondere a questo livello è come fare a gara di rutti. Si potrebbe replicare con affermazioni dello stesso spessore speculativo, tipo che le sarde sono tutte basse e brutte (e pazienza che ne conosco di bellissime, come Silvia e Annamaria – scusa Elisabetta Canalis, ho le mie preferenze – ma l’ideologia non considera i fatti, sennò magari è costretta a cambiare). Si potrebbe scherzare come il mitico Lercio (“Partorisce un maschio: Murgia arrestata per associazione mafiosa”), che comunque fa molto più ridere della Finocchiaro.

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Perché andrò al raduno del monastero wi-fi

di Susanna Bo

La prima volta che ho sentito parlare di lei, ero a Medjugorje. Avevo incontrato per caso un’amica di Roma, ai primi di settembre del 2011, che era lì per l’apparizione del 2 di ogni mese. Sapendo che quindici giorni dopo mi sarei sposata, mi ha suggerito di leggere un libro. “L’ha scritto una giornalista cattolica di Rai 3.” mi disse “Si intitola: Sposati e sii sottomessa. Bellissimo, te lo consiglio. Anzi, quando ti sposi te lo regalo.” La mia amica fu di parola, e il giorno del matrimonio, al pranzo, ricevetti il volume nelle mie mani. Ma, lo confesso: a parte il fatto che le parole “giornalista cattolica” e “Rai 3” mi sembravano un accostamento ai limiti dell’ossimoro, quel titolo proprio non mi convinceva. E non per il contenuto che sembrava presagire: da cattolica praticante, ho sempre creduto – perlomeno in teoria – alla bontà della citazione paolina: “Voi mogli siate sottomesse ai vostri mariti”, sapendo benissimo che la parola “sottomissione” non significava né asservimento né sudditanza. Ma da qui ad eleggerlo come titolo di un libro, beh… francamente, mi sembrava una scelta poco felice, anche dal punto di vista editoriale (il che, a sette anni di distanza e dopo svariate migliaia di copie vendute, vi fa capire la mia lungimiranza in fatto di marketing). Poi, in viaggio di nozze, iniziai a leggere il libro. E, come un bel po’ di altre persone, ne rimasi conquistata.

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