di Costanza Miriano
I poliziotti in ginocchio sul cavalcavia dell’autostrada di Firenze che supplicano l’uomo che ha appena ucciso una donna, uomini e donne in divisa che cercano di convincere un assassino a non suicidarsi nonostante abbia compiuto un gesto feroce e orribile e irrimediabile, che parlano tra di loro e si chiedono l’un l’altro “ce la fai a correre da lui?” senza neanche sapere se sia armato, ci ricordano una verità che è da sempre scritta nel cuore dell’uomo. Una verità prereligiosa, una verità che tutti sappiamo istintivamente. Ogni vita umana è un bene.
Non è questione di essere cattolici o no, nonostante Luca Zaia dall’alto della sua laurea in scienza della produzione animale tenti di spiegarci la nostra fede dalle pagine di Repubblica, improvvisando opinioni in libertà, alla faccia di duemila anni di padri della Chiesa e teologia e sensus fidei. Zaia può dire quello che vuole (aiutato certo dal fatto che anche certi pastori si permettono di recitare a soggetto, come se la fede non fosse un patrimonio consegnatoci a cui aderire con rispetto, ma roba loro, e che pensano di poterlo fare per il solo fatto di avere una fascetta bianca al collo, tipo quando dicono che l’aborto è un diritto, e sì, ne ho sentiti con le mie orecchie).

















