Archive for ‘comunicazione’

19 gennaio 2017

La fine dell’uomo occidentale

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano  per Il Foglio

L’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.

A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto. Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto – proprio così, viviamo in un ossimoro – in cui ogni desiderio non solo può, ma ha il diritto di essere soddisfatto, e ogni limite, anche quello biologico, è avvertito con fastidio come fosse una costruzione fittizia, e non lo spazio che ci è dato di abitare.

17 gennaio 2017

Sulle spalle dei giganti. Le domande di oggi ai grandi di ieri

di admin @CostanzaMBlog
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Giovedì 19 gennaio, alle ore 21, presso la chiesa delle Stimmate a Largo di Torre Argentina, appuntamento con Franco Nembrini e Don Fabio Rosini per continuare ad interrogarci sulla nostra vita a partire dalle pagine dei grandi della letteratura e verificare se è veramente possibile stare sulle spalle dei giganti e da lì intravedere un orizzonte di senso per la nostra vita.

La riforma protestante, un uomo senza tradizione, un uomo senza libertà
E’ ancora possibile parlare di verità?

17 gennaio 2017

Parlate ai ragazzi di cose grandi

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

È cominciata la preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi (ottobre 2018), che sarà sul tema dei giovani e del discernimento vocazionale. Ho letto il documento preparatorio, ho letto la lettera del Papa, ho assistito alla conferenza stampa di presentazione, ma più che in qualità di giornalista vorrei dire qualche cosa ai nostri pastori in qualità di mamma di giovani, e anche da ex giovane che ha fatto, pur se a tentoni, il suo cammino di discernimento vocazionale, con catechismo, corsi e direttori spirituali.

Ho notato nel documento, e nel questionario lanciato (che presto sarà online) un grande e sincero desiderio di ascoltare i giovani, di capire cosa è nel loro cuore. Mi è sembrato di cogliere un tentativo di entrare in sintonia, di ascoltare, di seguire. È bello, davvero, ma c’è un rischio. Non penso che ci sia tanto bisogno di ascoltare, se inteso come tentativo di inseguire i giovani sul loro terreno, perché lì saremo sempre perdenti, saremo ridicoli se proveremo a parlare la loro lingua a noi giustamente impenetrabile. Mi sembra invece che manchi una cosa, che è quella che fa funzionare le esperienze vocazionali di cui so.

16 gennaio 2017

Recuperiamo l’essenziale

di Costanza Miriano

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intervista di Renzo Beghini a Costanza Miriano per Verona Fedele

Il suo ultimo libro ha un titolo molto provocatorio Quando eravamo femmine. Lo straordinario potere delle donne. Siamo nel postfemminismo?

«Certamente siamo sulle macerie del femminismo. Perché con il femminismo le donne si sono perse. Hanno perso la loro vocazione. E quando una donna perde la sua vocazione, la perdono anche tutti coloro che le sono affidati. La frattura enorme e mai abbastanza esplorata dell’aborto ci ha rese schizofreniche. Chi cresce in una cultura abortista se non ne è consapevole, ha perso già qualcosa della sua vocazione».

Perché questo titolo: Quando eravamo femmine?

«Il titolo del mio ultimo libro prende spunto da un documentario su Muhammad Alì o Cassius Clay.

Quando tornò in Africa per un combattimento, si trovò al contempo alla ricerca delle sue origini di persona di colore e di uomo di fede musulmana. Nella sua biografia si legge che questa scoperta delle proprie radici lo ha reso più forte perché più consapevole. Penso che ogni donna debba fare questo viaggio non tanto nel passato. “Quando eravamo” non è un riferimento temporale ma riguarda le radici. È un invito a mettersi in viaggio alla scoperta dell’essere donne. Il cuore della donna è molto più inquieto rispetto a quello dell’uomo. Esso desidera un amore perfetto, pieno. È un amore che ogni donna vorrebbe sempre su di sé. Credo che le radici alla fine le scopriamo nell’Unico a cui anela il nostro cuore. È la scoperta di un rapporto sempre vivo e inesauribile che solo il Signore ci dà».

16 gennaio 2017

Le buone notizie ci sono

di emanuelefant
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Illustrazione di Emanuele Fucecchi

di Emanule Fant  per Credere

È gennaio di un nuovo anno, e qualcuno torna a dire che più si va avanti nel futuro, meno ci guadagniamo: i quarantenni ricordano ai ventenni che loro erano in grado di darsi appuntamento pure senza i cellulari; i sessantenni fanno notare ai quarantenni che, nei gloriosi anni della contestazione, la politica era passione e non tornaconto; gli ottantenni minacciano i sessantenni perché non sprechino il pane: “Chi non ha fatto la guerra, non sa cosa vuol dire avere fame!”.

13 gennaio 2017

“L’occidente è diventato la tomba di Dio”. Il j’accuse dal cardinale Sarah

di autori vari

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di Matteo Matzuzzi per IL FOGLIO

“La vera crisi che attraversa ora il nostro mondo non è essenzialmente economica o politica, ma è una crisi di Dio e nello stesso tempo una crisi antropologica”, scrive il cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, in una riflessione pubblicata sull’ultimo numero della rivista Vita e Pensiero, oggi in uscita. “Certo, oggi si parla solo di quella economica: nello sviluppo della potenza dell’Europa – dopo i suoi orientamenti originali più etici e religiosi – l’interesse economico è diventato determinante, in modo sempre più esclusivo”.

11 gennaio 2017

Guinzagli e corna. Un passo sulla fedeltà

di admin @CostanzaMBlog

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Nel terzo dei cinque passi di quest’anno, affronteremo il tema della fedeltà. In un mondo che fa della fluidità un punto di forza, e della precarietà un elemento di progresso, ha ancora senso parlare di fedeltà?
La fedeltà è sempre piú vista come un limite alla libertà personale, al libero arbitrio e alla fuga dall’ordinarietà e dalla noia. Eppure, in un epoca che sembra liberarci da ogni vincolo, siamo sempre piú controllati, rintracciabili e monitorati.

Queste solo alcune delle molte domande che rendono, a nostro avviso, particolarmente attuale anche il terzo Passo di questo nono ciclo di incontri.

Vi aspettiamo Venerdì 13 Gennaio 2017, presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova) in Piazza della Chiesa Nuova alle ore 21.00

11 gennaio 2017

Attrazione per lo stesso sesso

di Costanza Miriano

 

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Caravaggio – Vocazione di san Matteo

di Costanza Miriano

Siccome sulla misericordia siamo tutti d’accordo, più o meno come sul no al degrado, facciamo un piccolo esercizio pratico. Parliamo piuttosto di come volere bene, fattivamente, concretamente, a qualcuno in carne ed ossa.

Posto che l’attrazione verso lo stesso sesso è un’inclinazione oggettivamente disordinata (Catechismo della Chiesa Cattolica), che l’esercizio di questa attrazione fa sbagliare direzione alla vita di un uomo (è il significato etimologico della parola peccato), posto che tale attrazione, che pure conserva delle radici misteriose, nasce prevalentemente in relazioni ferite nell’infanzia che l’inclinazione stessa tende a riparare, riproponendo però e quindi cronicizzando la ferita originaria che voleva tamponare (ampia bibliografia specialistica), posto che l’attrazione omosessuale è una maschera e non la verità dell’amore (Platone, Simposio e larga compagnia), come possiamo volere il vero bene di una persona cara che prova attrazione verso persone del suo stesso sesso? Abbracciare non può voler dire “bene, rimani in questa dinamica che non lenisce le tue sofferenze”. Più che amore questo è non curarsi del destino dell’altro.

8 gennaio 2017

Riportare in vita il padre per difendere i figli

di autori vari

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di Silvana De Mari

Oggi ci fermiamo un attimo e parliamo di leonesse. E quindi di leoni.
Ho già accennato che sto per fondare la brigata “due più due fa quattro”, dove combatteremo fino alla morte per difendere l’ovvio. Il mio post dove spiegavo l’assoluta differenza e complementarità tra maschi e femmine, è rimbalzato sul web, raccogliendo numerosi commenti. Rispondo a uno dei più buffi:”le leonesse, che sono femmine, sono vere combattenti”.

Le leonesse non sono combattenti: le leonesse sono semplicemente carnivore. Una leonessa, in quanto femmina, ha la competitività e l’aggressività molto basse. Se voi vi trovate davanti a una leonessa, la leonessa vi sbrana, ma voi, come il vostro cagnolino che le ha fatto da aperitivo, come la gazzella tanto carina, come lo gnu neonato, non siete qualcuno con cui compete: voi siete pappa. Una dolcissima leonessa vi sbrana senza per questo essere aggressiva, esattamente come la mia dolcissima nonna andava a tirare il collo a una gallina tutte le volte che uno dei suoi figli aveva il raffreddore (o qualsiasi altra patologia nota) e bisognava fare il brodo di pollo per curarlo (il brodo di pollo cura tutto).

6 gennaio 2017

Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Provo sempre disagio, come tanti, tutti forse, quando vedo in televisione – a volte mi è successo anche di essere io quella che le metteva in video – immagini di persone straniere ammucchiate in condizioni non dignitose, alla ricerca di una vita migliore. Provo disagio, un vago senso di colpa, che di solito liquido con un frettoloso “ma io che posso fare?”. Vediamo.

C’è un’altra risposta che ci vuole seguire Cristo si può dare?

Come si pone un cristiano di fronte alle onde di persone che vengono da lontano nel proprio paese in cerca di fortuna, non profughi dalle guerre vere, non le guerriglie intendo (quelli vanno accolti a qualsiasi costo, come in ogni caso in cui l’alternativa è la morte), ma persone che come è normale cercano solo di elevare la propria condizione di vita trasferendosi in zone in cui oggettivamente il livello medio è migliore?

4 gennaio 2017

Perché pregare? E soprattutto come?

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano  per Il Timone

Per aprire l’agenda di una plurimamma lavoratrice ci vuole lo stomaco forte, non è una cosa che si può azzardare così, senza precauzioni. La mia, per esempio, oltre ad avere le pagine piene di elenchi decifrabili solo grazie alla Stele di Rosetta, trabocca di pagine di quaderno, elenchi, foglietti di dentisti, ricette pediatriche, appuntamenti a scuola e liste della spesa e domande per interviste da fare (o risposte a interviste da subire), promemoria di compleanni, libri da comprare, tagliandi della tintoria e volantini di incontri. Senza contare novene e santini che svolazzano quando la apro per strada, promemoria di primi venerdì e sabato che cadono sul marciapiede, cuori sacri e immacolati che promettono cose a cui non si può proprio dire di no. Il problema è che le nostre giornate sono di diciotto, diciannove ore serrate, rese ancora più convulse dall’eccesso di comunicazione a cui ci hanno abituati i social e i cellulari (ditemi che non sono la sola che va in bagno col telefono; ditemi che non sono la sola a cui il suddetto è caduto nel water). E calata, risucchiata direi, in questo ritmo da colpo apoplettico l’ultima cosa che mi viene, non dico istintiva, quello certo no, ma neppure facile è pregare.

2 gennaio 2017

Il Signore ti benedica

di autori vari

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Ieri, primo giorno dell’anno la Liturgia prponeva  questa lettura (con commento di  Mario Barbieri):

PRIMA LETTURA (Nm 6, 22-27)
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò.

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Non è un caso e quale migliore augurio per questo Nuovo Anno che inizia.

Ma, pensavo, dove si è persa l’abitudine di salutarsi con una benedizione? Si, salutarsi tra Cristiani con il saluto-augurio “il Signore ti benedica”?

1 gennaio 2017

Te Deum laudo por mi marido

di Costanza Miriano

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Por Costanza Miriano

Te Deum laudo por mi marido, que se ha quedado conmigo un año más, a pesar de que cien mil kilómetros de carrera llevan por fuerza las articulaciones de una vieja señora al desguace.

Te Deum laudo por como trunca mis quejas, escuchándome solo cuando hace falta (bueno, a veces un poco menos, como cuando le hablo de los profes de los hijos, y ya no sabemos con que maestro ha hablado: le mando a hablar con la de latín y viene refiriéndome sobre un tema de italiano que nunca ha hecho, y el chico desconocido sobre el que hablaba esta señora -¿quien sería?- ha sacado 8 y medio.)

1 gennaio 2017

La missione di essere madre

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Se il vero campo di battaglia in cui si gioca la questione della pace è il cuore, come ha scritto il 12 dicembre Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace che la Chiesa da cinquanta anni celebra oggi, è da Maria che dobbiamo imparare a fare la pace prima di tutto lì, nel cuore. «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»: è questo il versetto che Francesco sceglie di illuminare con l’omelia odierna. “Lungi dal voler capire o dominare la situazione, Maria è la donna che sa conservare, cioè proteggere, custodire nel suo cuore il passaggio di Dio nella vita del suo popolo. Dal suo grembo imparò ad ascoltare il battito del cuore del suo Figlio e questo le insegnò, per tutta la sua vita, a scoprire il palpitare di Dio nella storia.

Nei Vangeli Maria appare come donna di poche parole, senza grandi discorsi né protagonismi ma con uno sguardo attento che sa custodire la vita e la missione del suo Figlio e, perciò, di tutto quello che Lui ama. Ha saputo custodire gli albori della prima comunità cristiana, e così ha imparato ad essere madre di una moltitudine. Si è avvicinata alle situazioni più diverse per seminare speranza. Ha accompagnato le croci caricate nel silenzio del cuore dei suoi figli. Tante devozioni, tanti santuari e cappelle nei luoghi più reconditi, tante immagini sparse per le case ci ricordano questa grande verità. Maria ci ha dato il calore materno, quello che ci avvolge in mezzo alle difficoltà; il calore materno che permette che niente e nessuno spenga in seno alla Chiesa la rivoluzione della tenerezza inaugurata dal suo Figlio. Dove c’è una madre, c’è tenerezza.

31 dicembre 2016

Te Deum laudo per mio marito

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Te Deum laudo per mio marito, che è rimasto ancora quest’anno con me, nonostante dopo centomila chilometri di corsa le giunture di una vecchia signora andrebbero rottamate per legge.

Te Deum laudo per come tronca le mie lamentele, ascoltandomi solo quando serve (va be’, qualche volta anche un po’ meno, tipo quando gli parlo dei prof dei figli, e adesso non sappiamo con quale insegnante ha parlato: l’ho mandato da quella di latino e mi è tornato riferendomi di un tema di italiano che lui non ha mai fatto, e comunque lo sconosciuto ragazzo di cui parlava quella signora – chi sarà stata? – ha preso 8 e mezzo).

Te Deum laudo per le volte in cui invece le mie lamentele le ascolta, e cerca una soluzione pratica e si dimentica sempre che io invece volevo un complimento, ti lodo perché ha ragione lui, i complimenti non mi servono, le soluzioni pratiche moltissimo, i complimenti sono gratis, le soluzioni pratiche costano, i complimenti alimentano solo la mia vanità, le soluzioni pratiche fanno il mio vero bene.

29 dicembre 2016

Anno nuovo, sia fatta la Tua volontà

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Oggi ero al telefono con un’amica – si sa, questo è tempo di bilanci e di propositi, e BISOGNA per forza sentirsi – e siccome siamo donne andiamo subito al cuore della questione, prendiamo sempre sul serio la reciproca domanda “come va?” (che invece, si sa, per l’uomo è un distratto intercalare).

Va che dobbiamo sempre di più imparare a vivere consegnate. Chiediamo ogni giorno nel padre Nostro che sia fatta la sua volontà, ma in realtà non è che ci interessi moltissimo conoscerla, se non è proprio aderente alla nostra, se il suo progetto è impegnativo o doloroso o faticoso. Invece la volontà di Dio dovrebbe essere oggetto e fine di tutte le nostre preghiere. Solo così la preghiera e la vita diventano unitarie, mai ci separano da noi stessi.

25 dicembre 2016

Ricordati (di) Chi sei

di autori vari

di Leone Magno

Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.

24 dicembre 2016

Lettera di Natale

di autori vari

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Lunedì 19 dicembre 2016

Ecco vi annuncio una gande gioia, che sarà di tutto il popolo. Oggi è nato il Salvatore, il Cristo Signore!”(vangelo di Luca).

 

“Salvatore”, benvenuto.

Mi chiamo Carlo e abito a Douala, la più grande città del Camerun.

Come molti degli abitanti di questa città non sono nato qui, quest’anno vi trascorrerò il mio settimo Natale.

Douala è una città piena di contraddizioni, è la capitale economica del paese ma la maggioranza della gente dice che non ci sono i soldi. In tanti vengono alla ricerca di un lavoro ma alla fine sono sfruttati da coloro che i soldi ce li hanno davvero.

Douala è la città dei giovani, ma i giovani non hanno voce e soffrono della malattia chiamata “individualismo”. Tante ragazze sono sfruttate dai ragazzi e poi abbandonate con il frutto del loro grembo. I quartieri sono sporchi e non curati eppure i giovani potrebbero fare qualcosa.

Douala è una città di mare, ma la gente di mare, i pescatori non ne approfittano appieno perché non hanno la mentalità del risparmio.

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