Spirito Santo, questo sconosciuto. L’ultimo dei cinque passi in diretta streaming

 

Cari amici, è con tanta gioia che vi annunciamo l’ultimo dei Cinque Passi. Sarà Venerdì 29 Maggio 2020 alle ore 21.00, non qui nella chiesa di Santa Maria in Vallicella come di consueto, ma esclusivamente in diretta streaming su YouTube da questo link (se non funziona il link copiate e incollate questo https://bit.ly/5PassiLive052020 sul vostro browser) in modo che davvero tutti possiate partecipare.
Ricordatevi di impostare il promemoria direttamente su YouTube.

Di covid, di morte, di peccato originale e di vita eterna

di Costanza Miriano

Come si è posta la Chiesa davanti a questa emergenza?

Cosa ha detto al cuore dell’uomo questo momento in cui tutti abbiamo modificato il nostro stile di vita per evitare il rischio di morire? Quale modo ci ha consegnato di stare davanti alla morte?

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Il sassolino covid nell’ingranaggio dell’utero in affitto

di Costanza Miriano

Quando mi hanno raccontato che a causa dell’emergenza Covid e della chiusura delle frontiere dell’Ucraina 46 bambini partoriti da uteri in affitto erano stati lasciati in un albergo in attesa che i committenti venissero a ritirarli ho pensato: beh, almeno una cosa buona questo virus l’ha fatta. Ha permesso che i bambini restassero con le loro mamme. Che venissero allattati al seno almeno questi mesi. Che qualcuno parlasse loro con la voce che avevano sentito da dentro per nove mesi. Che si addormentassero appoggiati con la testa sul cuore il cui battito avevano imparato a memoria.

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Che la forza (del digiuno) sia con noi

di Costanza Miriano

Un gruppo di consorelle wi-fi – cioè per chi si trovasse a passare di qui per la prima volta: persone che cercano di vivvere l’unione a Dio in modo monacale, ossia con un cuore proteso verso Dio, ma un corpo e una mente profondamente calati nel quotidiano fatto di famiglia lavoro e tutte le mille cose che fanno la vita quotidiana – insomma, un gruppo di queste amiche che poi sarebbero semplicemente cattoliche, mi ha fatto sapere di avere lanciato l’idea di fare un digiuno tutti insieme. Cercavamo una data prossima, e abbiamo pensato a venerdì 8 maggio, che è anche la festa della Madonna del Rosario di Pompei.

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La messa con il popolo, il popolo per la messa

di Costanza Miriano

I Vescovi lo devono sapere, non è che se scrivono un comunicato in cui assicurano la loro lealtà, apprezzamento, gratitudine al Governo, questo significa che la Chiesa, intesa come popolo, li segua e la pensi come loro. C’è un popolo che, come ha dimostrato riempiendo due volte le piazze italiane più grandi degli ultimi anni con i due Family day, non è affatto interessato alle logiche politiche, agli equilibri, ai rapporti buoni o cattivi con il Governo, di qualunque colore esso sia, ma solo alla Verità.

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Norme e buon senso

di Costanza Miriano

Le immagini le avete viste tutti: un parroco di 80 anni che celebra la messa in una chiesa di 300 metri quadri davanti a dodici persone tutte più distanziate che nella messa del Papa a san Pietro, e tutte con la mascherina (che a san Pietro non c’era), è stato interrotto da un carabiniere proprio al momento della consacrazione. Don Lino Viola, parroco di Gallignano, frazione di Soncino, si è opposto all’azione del carabiniere, e ha terminato la messa, nonostante la telefonata del sindaco arrivata sull’altare. Una scena triste e dolorosa, che spero faccia capire che è ora di pensare serenamente e con intelligenza alla questione delle messe aperte al pubblico.

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Quarantena e consigli di manutenzione del matrimonio

di Costanza Miriano

Cara Costanza in carne ed ossa, (grosse, ho le ossa grosse, non è che mi sia appesantita in quarantena), sono la Costanza Miriano dei libri che ti scrive, quella donna saggia, accogliente, silenziosa e sapiente che se ne va (andava) in giro a fondare truppe delle mogli di Gudbrando il montanaro in tutta Italia. Ti volevo dire che mi sa che ti serve un ripassino, ti ho visto un tantinello isterica negli ultimi giorni. Adesso, non è che pretendo che tu rilegga i libri che abbiamo scritto insieme, la vera tu ed io, cioè la tua versione letteraria sottomessa. Però ti faccio un veloce pro-memoria.

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Fase 2: e le messe?

di Costanza Miriano

Una volta, quando avevo i figli piccoli, mi capitava di non riuscire ad andare a messa quando si trovavano a scuola, così li portavo con me nel pomeriggio. Ovviamente loro non ne avevano nessuna voglia, per cui, da irreprensibile educatrice quale sono, tentavo di comprarmeli, perché nel contratto madre-figli era contemplata solo la messa festiva. Una messa feriale = un ovetto kinder o una bustina dal giornalaio. Una volta ebbi un rigurgito di serietà, per cui decisi di provare a convincerli senza regalo, spiegando loro quale privilegio sia assistere a una messa, per cui non solo non si ha diritto a nessun regalo, ma anzi è chi è invitato a partecipare che dovrebbe farlo, un regalo.

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Che immensa fortuna è sapere che Cristo è risorto!

di don Alessio Geretti

Stanotte, amici cari, insieme a noi, sparsi tra tante case, si sono riuniti, in questa Chiesa che compie segni arcani, la luna nuova di Pasqua, e il fuoco, l’acqua, la terra, il soffio della brezza di primavera, gli elementi del mondo, e le stelle che trapuntano come brillanti l’abito nero indossato dopo ogni crepuscolo dalla creazione, mentre attende l’aurora con il subbuglio della paura e della speranza che le squassano il cuore.

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Carità e preghiere per un Giovedì Santo particolare

di Costanza Miriano

In questo giorno in cui si ricorda l’istituzione dell’eucaristia e in cui quindi la ferita del non poter partecipare a messa sanguina particolarmente, volevo ringraziare i tanti sacerdoti eroici che sono stati come dei padri per me, che mi hanno dato la vita una confessione alla volta, una messa alla volta, un colloquio alla volta, una catechesi alla volta. Un esercito di uomini eroici e generosi che vivono in mezzo a noi e che davvero fanno tutto quello che possono. Sempre, da sempre, da quando sono piccola ne ho incontrati, e ce ne sono anche adesso, in questo strano momento della storia. Giorni fa ne ho sentito uno di una città molto colpita dal virus che, costretto a non portare la comunione nelle case, diceva con la voce rotta “magari potessi morire di Covid per stare vicino alla mia gente”!

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Non di sola emergenza vive l’uomo

di Costanza Miriano

Visto che nessuno può fare previsioni sul futuro, ma che da nessuna parte si vocifera certo di una imminente riapertura totale, bisogna cominciare a ragionare su come convivere con questa situazione per un tempo abbastanza lungo. Dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza e dunque riaprire la questione delle funzioni religiose sospese. Non possiamo pensare di stare senza messa fino all’estate o addirittura fino all’autunno, esttamente come non stiamo pensando di stare senza spesa, benché il supermercato sia un posto ben più insidioso delle chiese vuote.

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Una vita nel Vangelo, una vita con Cristo

Questa è la catechesi che don Ugo Borghello aveva preparato per il nostro incontro del 29 febbraio del monastero wi-fi di Bologna, al quale sarei voluta andare anche io, di ritorno da Arenzano (sigh!). Sarebbe stato presente anche il cardinal Zuppi. E’ una miniera d’oro di spunti preziosissimi.
Don Ugo da tempo prega e riflette e scrive sul tema di come “Rendere possibile una vita nel Vangelo, una vita con Cristo, in una comunione wi-fi, reale,forte, ma compatibile con le situazioni più intricate e diverse della vita nel mondo attuale”.
Un tema decisivo in questa fase della vita della chiesa, e ovviamente ancora di più in questo tempo particolare in cui l’isolamento è ancora più visibile.

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Mogli cattoliche tradizionali

di Raffaella Frullone

Ma poi, che significa “mogli cattoliche tradizionali”? Mi fossi fatta questa domanda a diciotto anni non avrei saputo rispondere, sono nata in provincia di Bergamo negli anni Ottanta e sono cresciuta in parrocchia, a Messa andavano più o meno tutti (e ancora oggi è così) e non avrei certo saputo distinguere una moglie non cattolica da una moglie cattolica, figuriamoci una moglie “cattolica tradizionale”. Per me la moglie cattolica era semplicemente una moglie, una donna come tante che finalmente trova l’uomo della sua vita, si sposa in chiesa, e vissero felici e contenti.  Ovviamente mantenendo entrambi «la propria indipendenza», eredità inconsapevole di quel femminismo che tutte abbiamo respirato.

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La cura negata

Piovono Miracoli 2.0

Era nato da 5 mesi e andammo da don S. prete siciliano, che indossava spesso la talare e celebrava coi merletti, per prepararci al suo battesimo. “Come si risponde alla domanda: per Filippo cosa chiedete alla chiesa di Dio?” – ci domandò. “Il battesimo” – rispondemmo con sicurezza, convinti di sapere bene la risposta.”Dovete rispondere: la vita eterna!” – ribatté lui. Così facemmo, pochi giorni dopo, totalmente ignari della profezia nascosta in quella risposta.

Era malato già da un po’, 2 anni di chemio, un primo trapianto, poi una recidiva e poi ancora chemio. Don S, prete polacco, parroco nella vicina parrocchia di Frascati, che conosceva la nostra storia, ci chiamò. “Venite qui da me, domani. Recitiamo insieme il rosario e affidiamo la vostra famiglia a Maria, madre di Dio.” – ci disse. Accettammo con gratitudine. Da quel giorno la corona del rosario non è mai più uscita dalle nostre…

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Il vuoto

di Marco Negri

Un contrasto improvviso ci ha sorpreso e ci ha trovato impreparati a perdere ciò che adesso tiene in piedi la nostra vita.

Nel giro di poche settimane qualcosa ci impone di misurare le cose con delle metriche che non corrispondono più alle unità di misura alle quali eravamo abituati.

I medici nelle corsie di ospedale fanno le radiografie ai malati per individuare il male che li affligge mentre chi è a casa, chiuso nella sua stanza, scopre il suo vuoto.

Sembra un colpo mortale al vivere comune come lo abbiamo sempre inteso ma anche all’ostinazione dell’uomo di costruirsi il senso delle cose in proprio e pensare di non aver bisogno di uno scopo ultimo.

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La comunione di fede in questo strano tempo

di Costanza Miriano
Chi l’avrebbe mai detto che il wi-fi sarebbe diventato il mezzo per vivere la comunione di fede in questo strano tempo!
Adesso tutta la Chiesa sta vivendo in questo modo, un collegamento di cuori e anime via Spirito Santo, come sempre – la più forte copertura wireless – ma anche via telefono, social, mail whatsapp, video di ogni genere, perfino le messe in streaming e tutto quello che sapete. Sono ammirata dalla creatività con cui tanti generosi sacerdoti (non tutti, forse neppure la maggioranza, ma tantissimi!), stanno cercando di starci vicini.

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27 marzo ore 18, preghiera e indulgenza plenaria da piazza San Pietro

A partire dalle ore 18.00 l’evento sarà trasmesso in diretta mondovisione da Vatican Media e potrà essere seguito in più lingue sulla Radio Vaticana e sulla  Home page di VaticanNews (cliccando qui), oppure sulla pagina Facebook (accedi da qui), e in diretta sul  canale youtube (clicca qui) sempre di VaticanNews.

(ANSA) – Il 27 marzo alle 18.00, Papa Francesco presiederà un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota, come annunciato lo scorso 22 marzo al termine della preghiera dell’Angelus. “Il Pontefice – ricorda la sala stampa della Santa Sede – ha invitato tutti a partecipare spiritualmente, attraverso i mezzi di comunicazione, per ascoltare la Parola di Dio, elevare una supplica in questo tempo di prova e adorare il Santissimo Sacramento. Al termine della Celebrazione il Santo Padre impartirà la Benedizione ‘Urbi et Orbi’, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria”.

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Accettare ciò che non vogliamo: un malato in famiglia

di don Vincent Nagle*  (Cappellano della Fondazione Maddalena Grassi)

Milano, San Carlo alla Ca’ Granda, venerdì 16 marzo 2018

Lavoro per la fondazione Maddalena Grassi, non lavoro per la Chiesa, sono dipendente di una ditta privata però devo fare comunque il prete e come piace a me: in prima linea. La Fondazione Maddalena Grassi è una fondazione di cura sanitaria nata 26 anni fa da un gruppo di persone cristiane che lavoravano nel settore sanitario (medici, infermieri, amministratori, terapisti) che hanno pensato che attraverso l’esperienza cristiana forte che loro vivevano avevano un modo di fare medicina per cui trovavano poco spazio nelle strutture in cui erano già impegnati.

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