Monastero wi-fi, ovvero il tuo volto, Signore, io cerco

di Costanza Miriano

Chissà, forse se avessimo saputo che da una riunione di amiche da fare a casa mia o in una parrocchia, si sarebbe trasformata in una roba enorme, con i mariti che chiedono (vabe’ diciamo che non si oppongono) di venire, da fare nella Basilica cattedrale di Roma, avremmo scelto un nome meno strambo, quel giorno sulla spiaggia, quando abbiamo dato retta all’amica bionda. Da lì gli eventi ci hanno travolte, e così, per chi non lo sapesse ancora, il 19 gennaio oltre 1600 persone che provano a fare sul serio con la vita spirituale si incontreranno a san Giovanni in Laterano, per abbeverarsi al sapere di alcuni speciali uomini (e una donna) di Dio.

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Conto alla rovescia per il raduno del MONASTERO WI-FI. Aggiornamenti e programma

di Costanza Miriano

Il mondo contemporaneo complotta per farci dimenticare di Dio, per distrarci, intrattenerci, dare il nome sbagliato alla nostra sofferenza, o meglio, per farci soffrire inutilmente. Per convincerci che Dio è irrilevante, e comunque, se c’è, non è Padre; che il tempo che passiamo con lui è perso, non un guadagno, non l’unica via alla felicità. Per il mondo è inconcepibile credere che è la preghiera la forza che cambia le cose, è la più importante delle nostre azioni, perché, come dice papa Francesco, la preghiera o cambia le situazioni, o cambia il nostro cuore in modo che noi agiamo per cambiare. Ecco, c’è un popolo che si fida di queste parole, che non ascolta la voce del mondo, e continua a cercare Dio, nonostante le miserie, i peccati e le fragilità, nelle pieghe delle giornate, tentando caparbiamente di rimanere attaccato al Signore facendo tutto il resto, desiderando di conservare un cuore unitario, consegnato a Lui qualunque cosa si faccia.

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E continuavano a chiamarlo don Camillo

Si va avanti bene solo conoscendo da dove si viene. La cultura è una sporca faccenda», rispose don Camillo, «perché quando un discorso non si può tradurre in dialetto significa che è una parola in aria. Voi fate pure della filosofia e della politica, noi andiamo allo stand gastronomico dove il progresso non si arresta». Don Camillo si è ritirato sul crinale insieme a Peppone. E si ritrovano al belvedere a guardare verso la Bassa, dove sembra che l’acqua abbia smesso di andare dall’alto al basso. E Peppone ha perso i riferimenti, ma il reverendo parroco ha conservato il Crocifisso dell’altar maggiore. Per questo al bar continuavano a chiamarlo don Camillo. Brevi storie di un mondo piccolo ai giorni nostri, preparate leggendo e rileggendo la ricetta doc di Giovannino Guareschi.  

Prediche Corte

di Lorenzo Bertocchi

Il contado di crinale era fatto di gente che amava il dono della sintesi. A messa la caratteristica si manifestava con l’insofferenza alle prediche superiori a minuti 5, trascorsi i quali c’era chi sbuffava, chi dormiva e chi usciva a fumare una sigaretta sul sagrato. Era gente così, di poche parole.

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DAMMI UN CUORE. Promessa e preghiera

di Costanza Miriano

Cari amici iscritti al capitolo generale del monastero Wi-Fi (a Roma il 19 gennaio), finalmente domani potremo darvi tutte le informazioni precise: stiamo aspettando alcuni dettagli organizzativi e alcune conferme, e un nome è ancora in sospeso (no, non è Eddie Vedder a cantare il Gloria). Possiamo anticipare che il tutto è stato spostato alla basilica di San Giovanni in Laterano, perché siamo troppi. Cioè, volevo dire, siamo in tanti, non si è mai in troppi a pregare, solo che non entravamo a sant’Antonio in via Merulana.

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Tempo perso

di Costanza Miriano

Caro Gesù bambino,

come sai per Natale quest’anno ti ho chiesto il regalo della fedeltà alla preghiera, e siccome siamo ancora a Natale, in tutta l’ottava, continuo a chiedertelo, perché più ci penso e più mi sembra il regalo giusto. Per quanto il 31 dicembre per noi cristiani significhi poco, è sempre comunque un tempo in cui ci si ferma a guardare un po’ indietro, e anche avanti, e se peso quello che ho fatto, e progetto quello che vorrei ancora fare, mi rendo conto che tutto quello che non ho dato via, l’ho perso.

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Credere all’amore di Dio

di Costanza Miriano

Ho letto un’infinità di meditazioni pre e during e fra poco post natalizie, in questi giorni. Ascoltato omelie, alcune bellissime, altre meno, lectio, riflessioni. Il cuore di tutte, più o meno, era “Dio è un padre buono e ci ama”. Ce lo ha ripetuto anche adesso il Papa: Dio è nostro padre, dunque noi siamo fratelli. Abbiamo bisogno di sentircelo dire, e ripetere, e ricordare.

Ma perché così tanto?

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La sorpresa del Natale

Dall’Udienza Generale di Sua Santità Francesco del 19 dicembre 2018

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Tra sei giorni sarà Natale. Gli alberi, gli addobbi e le luci ovunque ricordano che anche quest’anno sarà festa. La macchina pubblicitaria invita a scambiarsi regali sempre nuovi per farsi sorprese. Ma mi domando: è questa la festa che piace a Dio? Quale Natale vorrebbe Lui, quali regali, quali sorprese?

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