Archivio dell'autore

23 marzo 2017

L’otto calante

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Qualche giorno fa ero con due amici cattolici, di quelli proprio inossidabili, ed è venuto fuori che quest’anno, per la prima volta in vita loro, non avrebbero dato l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Non volevo crederci: se c’erano due persone di cui non lo avrei mai detto, erano loro. Il giorno dopo, manco a farlo apposta, sono apparsi online i risultati di un’indagine dalla quale risulta che la percentuale dei fedeli che quest’anno devolverà l’8 per mille alla Chiesa è la più bassa da dieci anni a questa parte, ed è scesa a picco nell’ultimo anno.

“Troppi scandali, la gente chiede trasparenza e legalità”, spiegano dalla Cei. Non so quali strumenti statistici abbiano per dare questa spiegazione, io statistiche non ne ho fatte, però di amici che si sentono parte viva della Chiesa ne ho moltissimi, e così ho indagato.

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21 marzo 2017

I cattolici lo fanno meglio

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano per Il Timone

Come sappiamo bene noi che leggiamo queste pagine, la Chiesa è stata guardata dall’esterno con le lenti sfocate del pregiudizio in molti ambiti, ma quello in cui la vulgata è tanto lontana dalla realtà da diventarne quasi il contrario è quello che vuole i cattolici sessualmente insoddisfatti , repressi, infelici.

La verità è esattamente quella opposta. A essere infelici – almeno a quanto mi risulta dai racconti, dalle confidenze, da tanti dettagli che vedo, e certo a quanto risulta dall’instabilità delle coppie – sono i figli della liberazione sessuale, quelli che hanno ereditato da una generazione sciagurata di padri e di madri una visione della sessualità triste e sterile.

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8 marzo 2017

Un 8 marzo per parlare della vera bellezza della donna

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Credo che nelle redazioni quando il tema è “le donne” e si deve riempire la casella “quella diversa” il mio nome venga in mente abbastanza di frequente. Io sono quella della sottomissione, quella stramba. Quindi sono abbastanza gettonata l’8 marzo. È che il giornalismo purtroppo è fatto così, va per approssimazioni, generalizza, semplifica. Mi piacerebbe tanto, invece, avere il tempo di spiegare, di conoscere, di condividere pezzi di vita con tante donne, anche molte colleghe, che non mi sopportano e non possono neppure sentirmi nominare.

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3 marzo 2017

Due o tre cosette da ricordare a Gramellini sulla 194

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.

Vediamo come stanno le cose.

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1 marzo 2017

Farsi chiamare “padre” per legge per negare la realtà

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Vorrei tanto capire cosa ha spinto i giudici di Trento che hanno deciso di sentenziare, ignorando un estenuante dibattito parlamentare, ignorando le due più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi anni in Italia, ignorando, quello che è più grave, il fatto che non esiste una legge in Italia che autorizzi la stepchild adoption. Si sono infilati, immagino – non sono una giurista – in un silenzio della legge, un vuoto legislativo, come si dice, con un meccanismo – la modifica delle leggi per via giurisprudenziale – che noi popolo del family day avevamo previsto. Abbiamo provato a denunciarlo prima che succedesse, e ci siamo presi gli insulti, siamo stati derisi dai media mainstreaming, ignorati da tutti, compresa gran parte della gerarchia della Chiesa italiana, con alcuni sacerdoti e vescovi e leader di movimenti che dicevano che sì, una regolamentazione ci vuole, “alla fine anche loro hanno diritto a volersi bene”.

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1 marzo 2017

Bilanci, giudizi e salami

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

“Come è difficile capirsi, mio caro” – ho detto ieri sera appunto al mio caro, dopo un banalissimo malinteso, indossando un sorriso da mogliettina anni ’50. “Cosa esattamente non capisci?” – mi ha stroncato lui, marito anni 2000 impermeabile a ogni moina (è un genio). E’ perché ho un marito che mi risponde così, e nonostante questo non volevo né andare in analisi né prendere a craniate la credenza lillà che mi sono risolta a scrivere un libro. Per imparare la lingua maschile. E’ evidente che non ci sono riuscita.

E per di più la cosa ha avuto degli effetti collaterali, non tutti necessariamente positivi. Voglio dire, ventimila copie, sì, un sacco di riconoscimenti, inviti, attestati di stima, molte nuove amicizie preziosissime, alcune diventate fondamentali. Ma da un punto di vista spirituale, mi chiedo, cosa ha significato questo ciclone che è entrato nella mia, anzi nella nostra vita?

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20 febbraio 2017

Quel matrimonio che ci salva dal vuoto

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Sono giorni, mesi ormai, che leggo di possibili interpretazioni di Amoris Laetitia, e che provo sollievo per non essere un vescovo o un sacerdote, chiamato a misurarsi concretamente con quel testo, come ha provato a fare per ultimo il cardinal Coccopalmerio, pubblicando un libretto sul controverso capitolo VIII. Non mi aggiungerò io, che non ho nessun titolo per commentare le parole del Papa. Però, questo posso dirlo, a me sembra che quasi mai le discussioni che ho letto sul tema centrino il punto, il cuore vero della questione. Ecco due o tre cose che ho capito del matrimonio, e che secondo me si stanno dimenticando nel dibattito.

Il matrimonio in Cristo assomiglia solo esteriormente al vincolo umano, eventualmente anche legale, tra un uomo e una donna. Per noi il matrimonio non è un’istituzione, né un valore, ma una vocazione, cioè una via per la santità. Il matrimonio cristiano ha sì una base umana – l’attrazione tra i due sessi, la necessità di dare stabilità affettiva ed economica agli eventuali figli – ma la somiglianza è solo pallida. Il matrimonio cristiano è fatto di una sostanza diversa. È un mistero grande, come lo definisce san Paolo, figura del matrimonio tra Cristo e la Chiesa, cioè fra Gesù e noi. Potrebbe mai Cristo divorziare da noi? Chi ci separerà? Quando chiedono a Gesù, se c’è la possibilità di ripudio, cioè di divorzio, e lui esclude in ogni caso, senza nessuna eccezione, i discepoli esclamano:  «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.

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14 febbraio 2017

La Croce e le rose

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Sarà che sono di Perugia, e san Valentino è il patrono di Terni, e si sa che il campanilismo provinciale raggiunge agilmente le vette del ridicolo; sarà che ero la ragazzina secca e lunga a cui nessuno regalava cioccolatini; sarà che Mister Right per lunghi anni è sembrato introvabile, dovendo rispettare canoni di perfezione elevatissimi – leggermente più affascinante del Grande Gatsby, leggermente più bravo a scrivere di Michel Houellebecq, leggermente più brillante dei fratelli Marx messi insieme…

Insomma, San Valentino io non l’ho mai festeggiato. Mi sono chiesta cosa c’entri una cosa molto seria come l’amicizia con il Dio incarnato che muore in croce per noi con le rose, i cioccolatini, gli apostrofi rosa tra le parole ti amo.

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13 febbraio 2017

Fake news su Amoris laetitia

di Costanza Miriano

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Lo so, sono giornalista anche io e so come funziona. Dire che la dottrina non è cambiata non fa vendere copie, cliccare pagine, discutere. Però bisognerebbe andarci piano coi titoli a effetto, con le polemiche e le divisioni.

Il Cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ha pubblicato un libricino, una trentina di pagine, dal titolo “Il Capitolo ottavo della esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia”, Libreria Editrice Vaticana, dall’8 febbraio in libreria. Questo libro dà una lettura di Amoris Laetitia sulla base di esegesi e della lettura delle note. Subito scatta la macchina dell’informazione, d’altra parte di qualcosa bisogna discutere, e arrivano i titoli: “il Papa risponde ai dubia dei quattro Cardinali”.

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2 febbraio 2017

Un anniversario di matrimonio è una buona notizia

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano per La Verità

Continuano ad arrivare notizie di parrocchie disobbedienti alla Diocesi di Milano. In cosa hanno osato disobbedire, di quale colpa si sono macchiate? Si dice che abbiano addirittura celebrato anniversari di matrimonio in chiesa, pare persino che siano volati tappi di spumante e si siano distribuiti piatti di risotto, forse con del gorgonzola, perché alcuni sposi, disobbedienti come i loro parroci, hanno pensato di ringraziare Dio per essere riusciti a stare insieme 5, 10, 20 o anche 60 anni. Dalla Brianza al centro città, da parrocchie guidate da diocesani ad altre in mano a religiosi, le segnalazioni clandestine sono tante.

Ma cerchiamo di capire la questione. Domenica 29 gennaio la Diocesi di Milano ha celebrato la festa della famiglia, solo che, come riportava il sito fino al venerdì precedente, al mattino, le celebrazioni di anniversari erano ufficialmente sconsigliate, “per motivi di delicatezza e di rispetto” nei confronti di chi vive situazioni irregolari, dei separati, dei vedovi, dei figli di divorziati. La cosa suscita qualche perplessità, per esempio il Forum delle associazioni familiari esprime dispiacere perché, dice il comunicato, “l’accoglienza verso tutti non passa mai per il nascondimento del bello”.

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1 febbraio 2017

Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Biondissima bellissima occhi celestissimi e fisico mozzafiato, poco più che trentenne, tre figli, Thérèse Hargot sembra fatta apposta per spernacchiare tutti i luoghi comuni sul sesso. Questa giovane belga trapiantata a Parigi ma con lunghi trascorsi newyorkesi, infatti, da sessuologa laureata in filosofia, master alla Sorbona, si interroga sui danni della liberazione sessuale e dell’aborto, sostiene l’intelligenza e la ragionevolezza dei metodi naturali, avversa fieramente la pillola e l’eccessiva libertà sessuale dei ragazzi, e ritiene che parlare loro di sesso a scuola come si fa oggi sia estremamente dannoso.

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24 gennaio 2017

La dignità delle donne al tempo di Trump

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Sono una di quei miliardi di donne che non hanno marciato contro Trump. Sono una sola e non so quante donne potrei rappresentare, di sicuro so che le marciatrici con simboli di genitali femminili in testa non rappresentano me, e credo che facciano una gran male alla vera causa delle donne. E vorrei sapere a che titolo si sono autonominate esponenti e difensori dei valori femminili.

Ma prima ancora, sinceramente, vorrei scoprire per quale motivo abbiano manifestato. Davvero non l’ho capito. Lo volevo sapere così tanto che mi sono costretta a leggere gli articoli sulla manifestazione, infiorettati di luoghi comuni, tutti pieni di noicheinquantodonne e patriarcato (dov’è?) e diritti minacciati dai maschi cattivi. Quali diritti, e da cosa li difenderebbero queste signore? Qual è il capo d’accusa contro Trump? Pare che abbia definito oca una giornalista. Non so, magari è solo un maleducato. Magari la signora è oca davvero. Ma, sinceramente, è una cosa da provocare una marcia? Non ci sarà un uomo che è stato trattato poco gentilmente da un politico? Oppure un uomo si può trattare male, mentre una donna, un omosessuale e un nero sono intelligenti a prescindere?

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19 gennaio 2017

La fine dell’uomo occidentale

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano  per Il Foglio

L’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.

A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto. Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto – proprio così, viviamo in un ossimoro – in cui ogni desiderio non solo può, ma ha il diritto di essere soddisfatto, e ogni limite, anche quello biologico, è avvertito con fastidio come fosse una costruzione fittizia, e non lo spazio che ci è dato di abitare.

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17 gennaio 2017

Parlate ai ragazzi di cose grandi

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

È cominciata la preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi (ottobre 2018), che sarà sul tema dei giovani e del discernimento vocazionale. Ho letto il documento preparatorio, ho letto la lettera del Papa, ho assistito alla conferenza stampa di presentazione, ma più che in qualità di giornalista vorrei dire qualche cosa ai nostri pastori in qualità di mamma di giovani, e anche da ex giovane che ha fatto, pur se a tentoni, il suo cammino di discernimento vocazionale, con catechismo, corsi e direttori spirituali.

Ho notato nel documento, e nel questionario lanciato (che presto sarà online) un grande e sincero desiderio di ascoltare i giovani, di capire cosa è nel loro cuore. Mi è sembrato di cogliere un tentativo di entrare in sintonia, di ascoltare, di seguire. È bello, davvero, ma c’è un rischio. Non penso che ci sia tanto bisogno di ascoltare, se inteso come tentativo di inseguire i giovani sul loro terreno, perché lì saremo sempre perdenti, saremo ridicoli se proveremo a parlare la loro lingua a noi giustamente impenetrabile. Mi sembra invece che manchi una cosa, che è quella che fa funzionare le esperienze vocazionali di cui so.

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16 gennaio 2017

Recuperiamo l’essenziale

di Costanza Miriano

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intervista di Renzo Beghini a Costanza Miriano per Verona Fedele

Il suo ultimo libro ha un titolo molto provocatorio Quando eravamo femmine. Lo straordinario potere delle donne. Siamo nel postfemminismo?

«Certamente siamo sulle macerie del femminismo. Perché con il femminismo le donne si sono perse. Hanno perso la loro vocazione. E quando una donna perde la sua vocazione, la perdono anche tutti coloro che le sono affidati. La frattura enorme e mai abbastanza esplorata dell’aborto ci ha rese schizofreniche. Chi cresce in una cultura abortista se non ne è consapevole, ha perso già qualcosa della sua vocazione».

Perché questo titolo: Quando eravamo femmine?

«Il titolo del mio ultimo libro prende spunto da un documentario su Muhammad Alì o Cassius Clay.

Quando tornò in Africa per un combattimento, si trovò al contempo alla ricerca delle sue origini di persona di colore e di uomo di fede musulmana. Nella sua biografia si legge che questa scoperta delle proprie radici lo ha reso più forte perché più consapevole. Penso che ogni donna debba fare questo viaggio non tanto nel passato. “Quando eravamo” non è un riferimento temporale ma riguarda le radici. È un invito a mettersi in viaggio alla scoperta dell’essere donne. Il cuore della donna è molto più inquieto rispetto a quello dell’uomo. Esso desidera un amore perfetto, pieno. È un amore che ogni donna vorrebbe sempre su di sé. Credo che le radici alla fine le scopriamo nell’Unico a cui anela il nostro cuore. È la scoperta di un rapporto sempre vivo e inesauribile che solo il Signore ci dà».

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11 gennaio 2017

Attrazione per lo stesso sesso

di Costanza Miriano

 

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Caravaggio – Vocazione di san Matteo

di Costanza Miriano

Siccome sulla misericordia siamo tutti d’accordo, più o meno come sul no al degrado, facciamo un piccolo esercizio pratico. Parliamo piuttosto di come volere bene, fattivamente, concretamente, a qualcuno in carne ed ossa.

Posto che l’attrazione verso lo stesso sesso è un’inclinazione oggettivamente disordinata (Catechismo della Chiesa Cattolica), che l’esercizio di questa attrazione fa sbagliare direzione alla vita di un uomo (è il significato etimologico della parola peccato), posto che tale attrazione, che pure conserva delle radici misteriose, nasce prevalentemente in relazioni ferite nell’infanzia che l’inclinazione stessa tende a riparare, riproponendo però e quindi cronicizzando la ferita originaria che voleva tamponare (ampia bibliografia specialistica), posto che l’attrazione omosessuale è una maschera e non la verità dell’amore (Platone, Simposio e larga compagnia), come possiamo volere il vero bene di una persona cara che prova attrazione verso persone del suo stesso sesso? Abbracciare non può voler dire “bene, rimani in questa dinamica che non lenisce le tue sofferenze”. Più che amore questo è non curarsi del destino dell’altro.

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6 gennaio 2017

Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Provo sempre disagio, come tanti, tutti forse, quando vedo in televisione – a volte mi è successo anche di essere io quella che le metteva in video – immagini di persone straniere ammucchiate in condizioni non dignitose, alla ricerca di una vita migliore. Provo disagio, un vago senso di colpa, che di solito liquido con un frettoloso “ma io che posso fare?”. Vediamo.

C’è un’altra risposta che ci vuole seguire Cristo si può dare?

Come si pone un cristiano di fronte alle onde di persone che vengono da lontano nel proprio paese in cerca di fortuna, non profughi dalle guerre vere, non le guerriglie intendo (quelli vanno accolti a qualsiasi costo, come in ogni caso in cui l’alternativa è la morte), ma persone che come è normale cercano solo di elevare la propria condizione di vita trasferendosi in zone in cui oggettivamente il livello medio è migliore?

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4 gennaio 2017

Perché pregare? E soprattutto come?

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano  per Il Timone

Per aprire l’agenda di una plurimamma lavoratrice ci vuole lo stomaco forte, non è una cosa che si può azzardare così, senza precauzioni. La mia, per esempio, oltre ad avere le pagine piene di elenchi decifrabili solo grazie alla Stele di Rosetta, trabocca di pagine di quaderno, elenchi, foglietti di dentisti, ricette pediatriche, appuntamenti a scuola e liste della spesa e domande per interviste da fare (o risposte a interviste da subire), promemoria di compleanni, libri da comprare, tagliandi della tintoria e volantini di incontri. Senza contare novene e santini che svolazzano quando la apro per strada, promemoria di primi venerdì e sabato che cadono sul marciapiede, cuori sacri e immacolati che promettono cose a cui non si può proprio dire di no. Il problema è che le nostre giornate sono di diciotto, diciannove ore serrate, rese ancora più convulse dall’eccesso di comunicazione a cui ci hanno abituati i social e i cellulari (ditemi che non sono la sola che va in bagno col telefono; ditemi che non sono la sola a cui il suddetto è caduto nel water). E calata, risucchiata direi, in questo ritmo da colpo apoplettico l’ultima cosa che mi viene, non dico istintiva, quello certo no, ma neppure facile è pregare.

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