Una “libertà” che nasce da una bugia

di Costanza Miriano
Tutta la propaganda dei radicali sull’aborto si resse sulla balla del grumo di cellule: cioè sul fatto che a essere eliminata non sarebbe una persona molto piccola, ma una specie di escrescenza informe. Un’altra balla, poi, fu usata per sfondare l’argine: venne sfruttata la storia della diossina di Seveso per ottenere il permesso per abortire alle donne della zona: non è affatto vero che sarebbero nati tutti bambini gravemente disabili come venne ripetuto in modo martellante.

I radicali avevano un problema con la verità, con la realtà. Ci sono molte storie di gente che praticava aborti e che dopo aver visto un’ecografia fatta durante, hanno smesso per sempre, cambiando radicalmente opinione.
Per questo sta dando tanto fastidio la mostra just Euman inaugurata a Strasburgo: “una mostra contraria alla libertà di scelta, la quale sostiene che l’embrione sia una vita umana fin dal concepimento”, scrive sui social la co-presidente della Sinistra Ue Manon Aubry, e chiede alla presidente del Pe Roberta Metsola “di rimuovere questa mostra vergognosa”.
Peccato che la mostra non sostiene niente, la mostra mostra, e basta. La vergogna sarebbe mostrare un feto nella pancia di una donna con la scritta ‘Il miracolo della vita’. Dire che una foto di un dato scientifico e medico, senza commento, è contro la libertà di scelta, significa dire che quella libertà regge solo se si nasconde la realtà.
Una libertà che si fonda su una bugia non è libertà, è un inganno. Per questo le donne che abortiscono secondo me sono, prima di tutto, ingannate.

6 pensieri su “Una “libertà” che nasce da una bugia”

  1. Vorrei tanto darti ragione, ma temo che la maggior parte delle donne che scelgono di abortire lo facciano con la consapevolezza di uccidere un essere umano. Ma ritengono di averne diritto. Ho discusso anche con mia cognata, che è medico, perciò dovrebbe sapere meglio di me che l’essere umano è già formato dal momento del concepimento, e che nel DNA c’è scritto tutto, dal colore degli occhi alla predisposizione per la musica o per la matematica. Ma la sua risposta, per me inaccettabile, è che dal concepimento fino al terzo mese si tratta solo di un grumo di cellule, che tra l’altro potrebbero andare incontro a un aborto spontaneo. Bella logica, vero?

  2. Francesco Paolo Vatti

    Abito vicino a Seveso e ho conosciuto diversi fra i nati nel periodo della diossina e confermo che si trattò di una balla: ho visto persone normalissime.

  3. Susanna Rigutini

    Confermo per esserne stata testimone diretta: negli anni ’70 e ’80 il concetto, totalmente privo di validità scientifica, del “grumo di cellule” non senziente era universalmente accettato, anche da persone di livello culturale medio-alto. Inoltre so per certo che, almeno nella struttura ospedaliera della città dove vivevo, era del tutto ignorata la parte della legge che, giustamente, prevede un colloquio con la donna che intende abortire, al fine di capirne le motivazioni ed eventualmente fornirle supporto per fare una scelta davvero consapevole

  4. Dario Manara

    Certo, seguendo la stessa logica in fondo sono anche io un grumo di cellule. La differenza é solo che se cercano di uccidermi io almeno un po’ posso cercare di difendermi.

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