Gesù il vero liberatore

di Costanza Miriano (per Il Timone)

Il mio giorno della settimana preferito è il lunedì, e ho a lungo pensato che fosse uno dei tanti sintomi della mia stranezza (i miei figli, carini loro, direbbero patologia psichiatrica). Poi però una volta mi sono tranquillizzata, quando ho saputo che era così anche per don Giussani (e, immagino, per altre persone nel mondo; molte ma non moltissime: di sicuro fra esse non ci sono i fondatori della catena di ristoranti americani Thanks God it’s Friday).

Non so, a me piace la vita ordinaria, il ritmo di lavoro, il tempo ben scandito e possibilmente bene usato. Infatti, se il mio giorno preferito è il lunedì, il mese è sicuramente settembre, quando si torna a scuola, al lavoro. Cambio agenda, cerco di riorganizzare quello che posso, imparando dagli errori dell’anno precedente, magari ho il tempo di riordinare un po’ più a fondo gli oggetti, i tempi, gli spazi.

Forse si è capito, ma mi piace la mia vita, non voglio evaderne, anzi faccio un po’ fatica invece ad andare in vacanza: grazie a Dio la famiglia mi costringe. Perché lo so bene che la vacanza è un tempo benedetto da Dio, e accettare di staccare è un segno del fatto che ci fidiamo del Padre, che sappiamo dirgli “io faccio la mia parte, ma quando è tempo di riposare, riposo, perché Dio sei tu, e non io, e la mia vita non dipende dai miei sforzi, dal mio ‘essere brava’, ma solo dalla tua bontà”.

Insomma, anche quest’anno mi è toccato impacchettare le mie dieci valigie auspicate in una sola, quella concessami da mio marito, e partire. La nostra meta è stata la Francia: la Normandia e Parigi. In realtà pensavo che la Normandia sarebbe stata la parte brutta della vacanza, prima di tutto perché è impossibile trovare messe feriali senza scombinare i programmi di tutti (se la chiesa più vicina è a 60 chilometri è difficile non farsi notare dai familiari che ti aspettano per la gita). Poi perché non sono appassionata di guerre e strategie, e temevo che le spiagge dello sbarco del D-Day – meta dei maschi di casa – mi avrebbero annoiata a morte. Invece, quando mi sono trovata davanti alla distesa di croci di marmo bianco, file interminabili, a perdita d’occhio, un nodo mi ha preso la gola. Ho cominciato a leggere i nomi sulle lapidi, ho visto foto, ho letto qualche storia di eroismo, ho pensato a quelle decine di migliaia di ragazzi morti, ho pensato anche a quelli che combattevano sull’altro fronte e mentre le lacrime stavano per rompere la diga, ho promesso a quei ragazzi – molti dell’età dei miei figli – che non avrei più dimenticato: la libertà e il benessere di cui godiamo ha avuto un prezzo altissimo, che non abbiamo pagato noi, non io, almeno.

È qualcosa che ho ricevuto e non ho conquistato, e per questo gli devo rispetto. È un privilegio che non in tutti i tempi e i luoghi della storia è stata concessa agli uomini, anzi, non è stato così per la maggioranza. Torno alla mia vita ordinaria e quotidiana con una nuova consapevolezza: il tempo e le risorse vanno usate bene, non sprecate, anche perché ci sono stati regalati e qualcuno li ha pagati per noi a un prezzo altissimo.

Che poi essere al mondo ed essere liberati dalla morte, questa è la vera liberazione, e il soldato morto per conquistarcela è uno solo: è Gesù il vero liberatore. Ma ogni tanto anche qualche evento della storia ci fa la grazia di ricordarcelo. A volte anche durante una “inutile” vacanza.

 

 

7 pensieri su “Gesù il vero liberatore”

  1. Maria Rita Marinetti

    Anche ad Anzio, nel mio piccolo viaggio estivo, c’è un Campo Santo da cui si vede il mare, blu come la giovinezza, la vita donata, le speranze, la pace. La cittadina medaglia d’oro al valore civile ha accolto generosamente questi eroi liberatori, ma non è bastato a salvarli dalla morte. Questi angeli venuti a morire per noi, estranei per loro, ci aiutino a ricordare quanto siamo costati all’ umanità.

  2. Gaia Romana

    Grazie Costanza! ora inizio la mia settimana con uno sguardo decisamente migliore di come le circostanze mi spingerebbero a fare…. Così ci si fa compagnia: aiutandosi a rimettersi nella prospettiva giusta. grazie davvero

  3. Rossella Manuela Vergnano

    Cara Costanza, giusto ieri stavo raccontando a mio figlio di 17 anni, di quando dal mare con la famiglia cominciavo a fare progetti, pensieri di ritorno a casa, alla bellezza della vita ordinaria, la scuola, il lavoro, il desiderio di ricominciare il cammino spirituale con i ritiri per le famiglie e di imparare ad amare la vita così com’è, guardata con amore dal Signore e benedetta, nelle gioie e nelle fatiche.
    Anche io preferisco il lunedì!!!

  4. Arianna

    Costanza , sempre riflessioni profonde ! Anche a me colpì tantissimo il cimitero in Normandia … non sono andata personalmente, ma il tuo collega , Alberto Angela , ha realizzato un servizio bellissimo , riflettendo proprio sul sacrificio di questi ragazzi , poco più che 18 enni ,..,che non hanno più rivisto le loro famiglie … e a noi hanno lasciato un patrimonio che non ha prezzo , la libertà !, pagata con il prezzo delle loro giovani vite spezzate ❤️

  5. giuliana

    Cara Costanza, grazie per la tua riflessione. A mio avviso per un cristiano tutti i giorni sono i preferiti, perché ogni giorno rappresenta un passo in avanti verso la santità: ogni giorno il cristiano è pronto per ricominciare, per provare con l’ aiuto di Gesù sempre presente, a vivere il Vangelo nella quotidianità. Questa è la vocazione alla santità. Anche i periodi di riposo sono importanti: forse proprio in questi giorni di vacanza può essere più difficile pensare “alle cose di lassù” , e può essere più facile lasciarsi trascinare dalle seduzioni del mondo. È responsabilità del cristiano cercare di vivere pienamente il Vangelo anche “in vacanza”. Ci sono mille modi per santificare i giorni di riposo al fine di non renderli sterili e insignificanti. Ma forse è più difficile… Almeno per me è così. Nel lavoro mi sento gratificata… In vacanza è più difficile gestire la famiglia e fare in modo che tutti siano contenti. Mi serve ricordare che “un giorno senza amore è un giorno perso”.
    Importante è esercitarsi a vivere con gioia piena anche i momenti di riposo… perché Gesù è sempre presente ed è Lui il liberatore che ci riempie di perfetta letizia tutti i giorni della settimana.

  6. Francesco Paolo Vatti

    Sono anche io un amante del lunedì. Mi piace la domenica mattina, quando vado a Messa, ma il pomeriggio talora mi pesa, se non ci sono programmi particolari, se mia moglie ha da fare e i figli studiano…
    Per quanto riguarda il cimitero, ho fatto pensieri analoghi, ma in una circostanza diversa. Vivo in Brianza, ma ho origini al confine fra le province di Grosseto e Siena, per cui viaggio spesso in quella direzione. Una delle strade che faccio passa per Bologna e Firenze. Mi piace tantissimo la strada del passo della Futa. Una volta, fermandomi al passo a fare pic nic, decisi di entrare nel Soldatenfriedhof (cimitero militare) germanico. E’ stato un colpo. Sono sepolti circa 60.000 soldati tedeschi (la popolazione di una città come Siena). Non ci sono croci (il vento le abbatterebbe e le rovinerebbe), ma pietre nell’erba con nome e croce incisi. Molte sono senza nome. Vedo le età e, anche qui, la maggior parte è sui 20 anni. Mi prese una pena, pensando che questi erano giovani mandati a combattere lontano da casa. Essendo così giovani, la maggior parte di loro non aveva figli. Difficile che qualcuno vada a pregare su quelle tombe, anche se il cimitero è tenuto davvero in ordine. Peraltro, essendo dalla parte sbagliata, difficilmente qualcuno proverà pietà per loro…

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