di Costanza Miriano
In questo giorno dell’Assunzione vorrei chiedere a Lei, a Maria, di diventare la mia life coach. Non so se prenda anche casi umani disperati come il mio, o se sia in overbooking. Mi metto in lista di attesa perché vorrei che mi insegnasse.
A non rispondere subito agli stimoli esterni, reagendo di pancia. Come fa Lei davanti alle cose più assurde e incomprensibili. Prova a immaginare – sei incinta anche se non hai avuto rapporti, tuo figlio sparisce per tre giorni e pensi che sia morto, lo ritrovi vivo, ma sta parlando tipo coi CEO della Silicon Valley mentre tu pensavi che fosse un dodicenne normale – e invece che metterti a fare domande, obiezioni, tu stai zitta (o zitto). Zitto. Una cosa per me incomprensibile. Aspetti di capire in silenzio. Dai tempo alle cose di mostrarti il senso.
Ad aspettare in silenzio per trenta anni, non i quindici secondi che resisto io prima di prorompere nel mio classico grido di battaglia, quello che lanciano i miei figli quando mi vogliono imitare, e cioè “non ho capito perché…”. Perché lei non solo è stata in silenzio, ma ci è stata per tutto il tempo che è stato necessario, si è fidata di Dio, non un giorno, ma decenni.
Ad accorgermi degli altri: Lei quando era sedicenne, incinta, saputo che anche la cugina aspettava un bambino si è messa in viaggio e ha fatto più di cento chilometri, immagino per andare a darle una mano, pulire per terra, cucinare qualcosa per lei, oltre che fare la prima ecografia della storia (quando i due bambini si salutano dal grembo).
A non entrare nelle polemiche. Quando parte una discussione, a casa, io mi dimentico sempre di chiedermi: cosa farebbe la mia life coach adesso? Litigherebbe o si occuperebbe delle cose da fare?
Ad adattarmi alle cose che succedono. Lei è stata a disposizione, questo vuol dire “serva”, come dice di sé stessa nel Magnificat, e quindi si è lasciata fare da Dio. Grazie alla protezione di Giuseppe, si è spostata, ha cambiato casa, vita, città, paese. È stata docile davanti alla realtà.
A stare nel dolore. Lei sì che è stata, proprio. Nel dolore non si sta bene. Si soffre, e Lei ha sofferto, perché la fede non è una cosa magica che ti fa “andare bene” tutte le cose. Però è rimasta, semplicemente.
A guardare le cose sempre dal punto di vista di Dio, a gioire del fatto che la realtà, il mondo di cui sappiamo chi sia il principe, ha in sé un altro DNA, quello del regno dei cieli. Lo stesso che in Lei ha generato Gesù, e quello che genera il bene nel mondo. per questo quando vede la cugina e la abbraccia può gioire perché Dio “ricolma di beni gli affamati”. Lei vede quello che chi guarda il mondo senza Dio non vede.
Comunque io già la so la terapia che mi darà la mia life coach, se mi prende tra le sue clienti. Sarà il rosario. Il rosario, pregato spesso, pregato a lungo, pregato come sottofondo delle giornate, letteralmente cambia lo sguardo sulle cose. A volte cambia anche le cose, i cuori di chi abbiamo intorno. Ma di sicuro cambia il nostro sguardo.
La preghiera, un giorno lo scopriremo, ha una potenza incredibile. Copre le nostre mancanze, corregge i sentieri del nostro cuore, educa i nostri figli, si prende cura dei nostri genitori, consola i nostri amici, ovviamente non perché noi diventiamo “bravi”, ma perché lasciamo fare queste cose a Dio nella nostra vita.
