L’incredibile “migrazione” di Dio fatto uomo

di Costanza Miriano

La vera, vertiginosa, incredibile “migrazione” di Dio è stata dalla sua natura divina a quella umana, assunta mantenendo anche quella divina. È questo che lo rende il punto zero della storia, il centro di gravità dell’universo. Credo che banalizzare questo annuncio dirompente – Dio ha preso la carne umana per amore degli uomini, e ha accettato di perdere, rinunciando all’esercizio della sua onnipotenza, o meglio, di realizzarla proprio morendo sulla croce per amore degli uomini – mettendoci a discutere quanto Gesù fosse ricco o povero, se fosse un immigrato irregolare o un profugo o semplicemente uno che è nato lontano da casa per un viaggio, sia dimenticare, o almeno non mettere abbastanza al centro il mistero, la vita eterna che è venuto a spalancarci. Parlare dell’incarnazione di Dio in un luogo e in un momento della storia, solo per leggere la società e l’economia di oggi significa usare categorie non sovrapponibili, con il rischio – fortissimo – di mancare il bersaglio.

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Gianna Jessen: “Siamo fatti per un amore epico”

di Giacomo Bertoni

«Io sono stata fatta per un amore epico, non per un amore mediocre». E basterebbe fare propria questa ferma convinzione per cambiare il mondo. Per trovare la voce e il coraggio di dire basta di fronte all’orrore, per tornare a rispettare il nostro corpo e il nostro povero cuore, per liberare la nostra intelligenza da così tante menzogne, per guarire le nostre ferite più profonde che, come calamite feroci, attirano il nostro sguardo a terra.

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Nati per amare

di Costanza Miriano

Vuoi venire a parlare di amore ai giovani?

No. Ovviamente non voglio, perché i giovani sono l’uditorio più complicato e più difficile da convincere, e io mi spavento sempre un sacco quando devo mettermi davanti a loro. E poi mi fanno sentire vecchia di età, ma non abbastanza da diventare autorevole. Ma siccome me lo chiedi tu, e per giunta con quella faccia piena di entusiasmo, come faccio a dirti di no? Quindi tecnicamente la risposta è: no, non voglio, ma sì, vengo.

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Il freddo dentro

di Costanza Miriano

Questa volta non ho parlato con padre Maurizio, quindi non so cosa dirà venerdì al primo dei cinque passi di quest’anno, dedicato alla paura, e purtroppo io non ci sarò perché ad Arezzo e Prato. Però voglio dire qualcosa anche io sulla paura, che sarà il tema dell’incontro.

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Quando il cielo ci fa segno

di Luca Del Pozzo

In una fase storica in cui ampi settori della Chiesa sembrano essere, certo non da oggi ma con una accentuazione oggi sicuramente maggiore rispetto ad altri periodi, più attenti alle cose di quaggiù che a quelle di lassù, al punto che si potrebbe a buon diritto prendere a prestito il titolo di una celebre opera di Nietzsche – “Umano, troppo umano” – per riassumere il giudizio sulla situazione attuale da parte di molti osservatori di cose cattoliche, la lettura di “Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani”, breve ma denso “promemoria”, come lo definisce l’Autore, del best seller Vittorio Messori da poco nelle librerie, è senza ombra di dubbio un valido aiuto per risollevare il morale delle truppe.

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Sinodo: il grande assente

di Costanza Miriano

Il documento finale del Sinodo sui giovani è stato reso pubblico e consegnato a tutti noi, fedeli. E credo che sia importante leggerlo davvero, per questo sono le 3 e 17, e ho appena finito: l’ho letto tutto, dall’inizio alla fine, e ci ho trovato tante cose buone, davvero. Soprattutto il desiderio sincero di ascoltare i giovani, e di trovare un linguaggio per farsi capire da loro. Un sincero desiderio di raccapezzarsi in questo universo sconosciuto e impenetrabile a noi vecchi (per i giovani si è vecchi dai trenta anni in su).

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Annunciate ai ragazzi la vita eterna!

di Costanza Miriano

Quello che ho ascoltato alle conferenze stampa del Sinodo mi fa pensare a quando una volta don Vincent Nagle, trovandosi davanti a una marea di ragazzi e parlando senza riuscire ad attirare la loro attenzione, si interruppe, fece silenzio, poi gridò: “Ragazzi, voi dovete morire”. Il brusio cessò e tutti si misero ad ascoltare (e poi, una volta che cominci ad ascoltare don Vincent, se lo fai entrare nel cuore, sei spacciato).

I ragazzi, che sono solo uomini e donne con qualche giorno di meno, sono alla ricerca del senso. Se la Chiesa non parla loro di morte e di vita eterna, che gliene può importare ai ragazzi dell’opinione dei preti sul mondo? Che autorità hanno i preti, se non quella dell’accesso al sacro? Ci sono sociologi migliori di loro, e psicologi, e animatori, e anche operatori sociali. Perché mai qualcuno dovrebbe ascoltarli? Da dove viene loro l’autorità?

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