Non desiderare il lavoro d’altri

Estratto dal libro “NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI” di Costanza Miriano – Sonzogno (2025)

 

Se parliamo di desiderio e di quello che suscita in noi il vedere quello che altri hanno (dico “se” perché, come afferma – calunniandomi – mio marito, io tendo un po’ a divagare, e ora essendo un tardo sabato sera piuttosto che scrivere di questo vorrei soffermarmi a riflettere sul perché, quando i miei figli escono, il numero di ambulanze che si sentono suonare da casa mia aumenta del 127%, è un dato statistico; purtroppo però devo rimanere sul tema del capitolo, perché non posso dare ragione a mio marito, la mia religione me lo vieta), insomma, dicevo, se parliamo di desiderio e di sguardo sugli altri, una parte importante, direi una novantina di capitoli, andrebbe dedicata al tema del lavoro. Perché credo siano molte le persone che, per così dire, “prendono la vita” dal loro lavoro, cioè ritengono che sia il lavoro che fanno a determinare il loro valore, a dire chi sono, e in tanti sono tentati di credere che se ne facessero uno diverso da quello che hanno – più prestigioso, meglio retribuito, più gratificante, più utile – sarebbero più felici. Potrei dire che lo afferma una ricerca del New England Institute Journal, sarebbe un’affermazione più incisiva, ma non so manco se esista questo Institute, e a dire il vero ignoro persino dove sia il New England. In realtà è un mio giudizio, una mia impressione formatasi del tutto empiricamente, ma sarei contenta di essere smentita; sinceramente però non credo di essere molto lontana dal vero.

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Grazie Marito

di Costanza Miriano

“Ragazze, guardate cosa ho ricevuto per l’anniversario di matrimonio!”
“Ma da chi?”
Vedi, marito, sei così poco incline al romanticismo che a nessuno in casa è venuto in mente che potessi avermi regalato tu i fiori per il NOSTRO anniversario. Diciamo che regali e dichiarazioni non sono il tuo forte. Vai meglio con le liste della spesa che con le smancerie, e quanto ai complimenti, pochi, uno al decennio, a occhio e croce. Però tu ci sei. Ci sei sempre. Sei un uomo di una parola sola. Se dici sì, ci sei. (Se dici no, io comunque provo sempre a strapparti un sì, e spesso ci riesco, alla faccia della sottomissione).

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Confronti

di Costanza Miriano

“Dai, bambine, su, i confronti non si fanno…” – parto con la solita solfa dalla cucina mentre ascolto i discorsi delle mie figlie. Non ci credo neanche io mentre lo dico, ascolto la mia voce e sento che suona falsa. Lo so benissimo che i confronti si fanno eccome, soprattutto da bambini, anzi, più esattamente, soprattutto da bambine. Ma è mio dovere procedere alla predichella di ufficio, essendo la mamma.

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La nostra storia è benedetta – Non Desiderare La Vita d’Altri

di Costanza Miriano

In “Non desiderare la vita d’altri”, il libro col quale cerco di andare a fondo sul tema del desiderio di altrove, di quella illusione ottica con cui almeno ogni tanto – chi un fuggevole pensiero, chi un tarlo continuo, chi una periodica tentazione – direi tutti ci troviamo a misurarci. Vedere quello che vivono gli altri, o inseguire le fantasie su come avrebbe potuto essere diversa la nostra vita se avessimo preso un’altra svolta, scelto un altro percorso, può toglierci la gratitudine per quello che stiamo vivendo, per il nostro lavoro, la nostra storia, i soldi che abbiamo, il corpo, il successo. La risposta, ovviamente, non è accontentarsi, ma al contrario capire che la nostra storia è benedetta, se le circostanze ci fanno fare l’incontro che riempie il nostro cuore… per esempio, quanto al matrimonio:

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NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI

Esce oggi il mio Non desiderare la vita d’altri, un libro in cui cerco di andare al nodo del tema del desiderio, cioè di ciò che ci muove, che muove la nostra vita.

Ecco qui, per dare un’idea…

di Costanza Miriano

È chiaro, lo sappiamo che le altre vite non sono esattamente come si raccontano sui social. Io lo so, perché faccio esattamente quello che fanno tutti, cioè se devo postare una foto, pubblico l’unica in cui sono venuta decente scegliendo fra 37 scatti (pancia ritirata, inquadratura slanciante dal basso, controluce antirughe, braccio alzato e appoggiato sapientemente sullo stipite della porta), racconto solo i successi dei figli e non le tranvate prese. Non descriverò mai di quando urlo come una scrofa a cui stanno per tagliare la gola quando ritrovo i postumi di una deflagrazione nella camera dei figli riordinata un’ora prima e di nuovo immersa in quell’inimitabile afrore da centro sociale okkupato.

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Eutanasia: in Italia non manca la legge, manca la compagnia

di Costanza Miriano

In Italia non c’è nessun vuoto normativo. Esistono le cure palliative, abbiamo un Sistema Sanitario che si prende cura di tutti, direi abbastanza al confronto con altri paesi, e si prende cura anche di chi non può pagare e dei più deboli (aborto a parte); nel nostro paese già attualmente, ovviamente, si possono rifiutare le cure e si può rifiutare l’accanimento terapeutico. Semplicemente, in Italia è vietato l’omicidio (aborto a parte). Non c’è nessun vuoto normativo, ma più esattamente c’è una parte politica che spinge per l’eutanasia, e c’è un ‘altra parte che, si spera, resisterà. Anche perché almeno in parte è stata eletta con i voti dei cattolici, per i quali l’omicidio non è mai ammissibile. Non ci sono paletti da mettere, non c’è male minore da scegliere. C’è una sola risposta possibile a questo pressing radicale ed è:

NO.

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L’Essenziale – Al Passaggio di Papa Francesco

di don Cristian Langa

Ora che Papa Francesco ha varcato la Porta santa della vita verso l’eternità, credo sia importante per tutti i fedeli cattolici (e non solo) non perdere di vista l’essenziale, che in questi momenti può facilmente smarrirsi tra emozioni, sentimenti, ricordi, preferenze, apprezzamenti, critiche o tentazioni di giudizi affrettati (di assoluzione o di condanna).

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Quando la Resurrezione ti fa il caffè

di Marco Negri 

Mi sono trovato invitato in parrocchia insieme a mia moglie, ad un incontro, quello che un tempo, quando si pensava andasse bene, si chiamava il “corso dei fidanzati”.

Ora, su tutto, visto come sta andando, specialmente nel recinto della fede, si cerca di usare terminologie più “morbide” declinate dalla sociologia, per non urtare, per non dare l’impressione da subito che credere e sposarsi sia la stessa cosa, e non quella “malattia” per la quale, con volontà e impegno, si può guarire con una ricetta precisa.

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Botta e risposta con i giovani – Su sesso e altri argomenti scomodi

Passare la fede ai ragazzi secondo me è la cosa più difficile dell’universo. Penso che sia impossibile parlare la loro lingua e credo che l’unica via sia quella di parlare la lingua che conosciamo – la lingua dei vecchi – ma prendendo sul serio le loro domande. E’ quello che fa padre Maurizio Botta in questa collana voluta dall’editore, David, per cercare di dare una mano alla causa più importante del momento, la trasmissione della fede. Sul sito Cantagalli è già disponibile.
C.M

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La famiglia Gennero, un annuncio di risurrezione

di Costanza Miriano

C’è una famiglia bellissima che ha un’azienda agricola in provincia di Cuneo. Ci sono cinque figli, una femmina e poi quattro maschi. I due maschi più grandi, Francesco e Davide Gennero, aiutano il padre nell’azienda. Francesco, 25 anni, ha fatto un’esperienza in un altro impiego ma comunque aiuta la famiglia, Davide, 22, invece lavora sempre col padre, è fidanzato e sta per sposarsi. Un giorno di fine estate vanno a lavorare il mais contenuto nel silos, Francesco respira delle esalazioni e si sente male. Un fratello più piccolo dà l’allarme; Davide non ci pensa un secondo, sale velocemente la scala esterna del silos, si lancia a salvare il fratello, ma col fiato grosso per la salita veloce respira anche lui le esalazioni, e muore sul colpo. Francesco viene ricoverato, ma dopo giorni di terapia intensiva muore anche lui.

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Combattere per la salvezza eterna ma anche per la salvezza qui e ora

di Costanza Miriano

“A volte c’è più fede in una bestemmia che nella vostra indifferenza” – disse una volta un mio professore al liceo. Saltai sulla sedia. Ero parecchio combattiva allora, e l’affermazione mi parve blasfema, immagino che contestai la cosa con la mano vigorosamente alzata. Adesso però capisco in che senso la dicesse, e sono d’accordo. “C’è una sorta di fede – spiegava – in un contadino che, per esempio inveisce contro Dio perché una grandinata gli ha rovinato il raccolto. È la fede di chi sa che la sua vita è precaria e dipende in tutto da un Altro”.

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Quando la tua storia fa un’inversione a U

Un estratto da un capitolo del mio libro Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato – Manuale di manutenzione del matrimonio. Una parte della storia della mia amica Martina, pazza come un cavallo, (il nome è falso ma la storia no) e di quel tedesco fighissimo e del suo innamoramento per il Signore che è meglio pure del tedesco cogli addominali di pietra.

di Costanza Miriano

[…]  Tu, Martina, hai avuto bisogno della rigidità iniziale per trovare un equilibrio, dopo essere stata una scheggia impazzita che elemosinava identità e approvazione innamorandosi pure dei pali della luce; come dici tu, hai trascorso «molti momenti giusti con tanti uomini sbagliati».

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Più che un libro un’occasione di crescita

di Costanza Miriano

Domani (giovedì 18) sarò alle 14 su Rai1 a parlare di denatalità. Pur essendo io sempre un po’ Alice nel paese delle meraviglie quando vado in tv, stavolta alla fine della telefonata con l’autore – al quale, poraccio, ho raccontato metà della mia vita, dai pesci rossi all’allattamento passando per le politiche fiscali europee – mi sono almeno ricordata di chiedere chi fossero gli altri ospiti, perché da quello di solito si può intuire quale sarà l’andamento della trasmissione.

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Quella voce del Signore che mi chiede tutto

Nel giorno in cui Gesù istituisce il sacerdozio, condividiamo questa riflessione di don Luca Civardi, anche come segno di gratitudine verso i sacerdoti, tutti, quelli che lavorano sulla via della santità e anche gli altri, per i quali dobbiamo pregare ogni giorno, perché comunque alle loro mani benedette – povere e umane ma benedette – dobbiamo l’accesso al corpo e al mistero di Dio.

di don Luca Civardi

Nell’intimità del cenacolo, il Signore Gesù istituisce il ministero ordinato come strumento privilegiato di accesso al suo mistero, al suo amore infinito, alla grazia che sgorga da un cuore capace di amare oltre la morte. Si tratta di un sacramento, non di una modalità: c’è molto di più che la sola assegnazione di un ruolo. Proprio in questo giorno, ancora una volta meravigliato per quel che mi è stato chiesto nel mistero della vocazione sacerdotale, rifletto a voce alta e a parole scritte su che cosa significhi essere prete.

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Voglio solo affermare la Verità che la Chiesa propone al cuore dell’uomo

di Costanza Miriano

Scopro dalla come sempre informatissima Repubblica di essere “ultra cattolica, anti Lgbtq, e nella destra più a destra della Meloni” che scrive in questi termini dei partecipanti al Convegno di Assisi (sabato e domenica prossimi). Ora, io capisco che “la lingua parla dalla pienezza del cuore”, e che quindi chi vede il mondo solo sotto la lente delle baruffe partitiche non possa vedere altro di diverso nelle Tavole di Assisi, ma ci tengo a precisare una cosa. A me interessa aiutare ad affermare la Verità che la Chiesa propone al cuore dell’uomo, perché so che lì è la unica possibilità di felicità piena per gli uomini, tutti, credenti e non. E cerco di farlo in tutti i modi che le circostanze mi propongono.

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I figli non ti tolgono niente

di Costanza Miriano

Ho letto il libro di Antonella Lattanzi, Cose che non si raccontano (Einaudi), perché mi era capitata sotto gli occhi una recensione di Vanity Fair, che mi aveva fatta saltare sulla sedia. In soldoni diceva che il libro racconta la storia dell’autrice, che abortisce due volte, a 18 e 20 anni, perché vuole avere tempo per la sua carriera di scrittrice, e che poi avvicinandosi ai 40 decide che è il momento di provare ad avere figli; non riesce naturalmente, ed entra nel tunnel della fecondazione artificiale, al momento senza successo.

Soprattutto la cosa che mi aveva fatto saltare sulla sedia, come dicevo, era che la morale che ne traeva il settimanale è la seguente perla di saggezza: la colpa è di chi non le ha detto di congelare gli ovuli quando era il momento.

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Vivere da separati fedeli

N. rimane fedele a sua moglie che l’ha lasciato per un uomo più giovane. Dice che per i loro quattro figli sarebbe fonte di grande confusione vedere anche la nuova compagna del papà, oltre al nuovo compagno della mamma. Lui è rimasto. Al suo posto. A fare da padre. ad accompagnare i figli nelle necessità pratiche ed economiche, ma soprattutto a testimoniare che nella vita si può rimanere fedeli a una parola data, che si può abbracciare seriamente la propria vocazione, qualunque prezzo ci sia da pagare. testimonia con la vita che per Dio vale la pena tutto, nonostante non gli siano mancate le occasioni.
B. oltre a tirare su i figli che ha avuto con suo marito, gli dà una mano anche con i figli che lui ha avuto dall’altra, come da copione più giovane, e ovviamente assente: una donna che porta via alla moglie il padre dei (cinque) figli è difficile che sia una madre molto presente, evidentemente è di quelle che pensano che più di tutto conta che i genitori “siano felici”. 
E’ possibile vivere così. Ma è possibile solo se lasci al Signore il tuo cuore strappato, e lasci che sia lui a riempirlo. e hai bisogno di compagnia in questa impresa eroica: servono fratelli di trincea. Per questo accolgo volentieri la testimonianza di uno di loro, e l’invito a partecipare all’incontro ad agosto

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Profetica, coraggiosa, monumentale e sempre attuale: Humanae Vitae

di Costanza Miriano

Vedo oggi che i giornali si strappano i capelli per la drammatica denatalità italiana: ci stiamo allegramente e baldanzosamente estinguendo ed è abbastanza divertente leggere le ricette che vengono proposte per invertire la tendenza.

Peccato che quei giornali siano gli stessi che da decenni attaccano sistematicamente e ferocemente il luogo dove la vita nasce e può essere custodita fino all’indipendenza, la famiglia, e con quella attaccano una sessualità integrale (cioè non solo genitale) e fondata sulle relazioni profonde e vere, attaccano la responsabilità, l’identità sessuata come caratteristica ricevuta alla nascita e non autodeterminata (non decidi tu di che sesso sei), il maschile in generale, promuovendo una femminilità aggressiva e snaturata; gli stessi che si sforzano con ogni mezzo di convincere le donne a non farsi fregare dalla maternità, a rimandarla più possibile, a pretendere asili nido sempre e comunque, e possibilmente dal terzo mese (quando i neonati prendono solo il latte della mamma), salvo poi raccontare con toni melensi e struggenti l’impegno delle donne che non riescono ad avere figli perché ci pensano tardi, e peccato se nei tentativi vengono uccise tante vite, gli stessi giornali che blaterano di diritto all’aborto messo in pericolo, come se esistesse in Italia una sola donna che dal ’78 a oggi sia stata privata di questo “diritto”, per non contare le ragazzine che grazie a Speranza possono andare in farmacia dopo un rapporto sessuale a prendersi una bomba di veleno e uccidere il loro figlio senza la prescrizione richiesta invece per l’antibiotico, e senza che i genitori neppure sappiano che un loro nipotino sta morendo.

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