Precisazioni sull’immigrazione

di Costanza Miriano
A tutti quelli che sotto il mio post precedente si sono scatenati con la cattiveria, criticando la mia espressione “spostamenti di persone” e attribuendomi opinioni sul fenomeno dell’immigrazione, opinioni che non ho espresso, alcuni chiarimenti:
1) ho cercato di tenere il tono più neutro possibile perché in questo caso, a differenza del solito, stavo lanciando uno speciale che ho fatto per Rai News e Rai Vaticano, e quando parlo in qualche modo a nome dell’azienda che mi dà la possibilità di lavorare e di conoscere una realtà, rispetto la Rai e cerco di non mischiare le mie opinioni al racconto di ciò che ho visto;
2) non è una scelta dettata dall’opportunismo né dal desiderio di fare carriera: dopo la laurea e il master ho vinto un concorso e sono entrata in Rai da redattore ordinario esattamente 30 anni fa, e tale sono rimasta. Non ho fatto nessuno scatto di carriera e non ho mai fatto nessuna scelta per riuscire a farne;
3) non scrivo mai per scatenare i commenti perché sinceramente dopo scritto un post di solito vado a correre o a stirare o a scrivere o a cucinare, insomma vivo, e riapro i social spesso molte ore dopo.
Nello specifico:
1) mi rifiuto quando posso di usare la parola “migranti” o comunque cerco di non abusarne perché secondo me non fotografa il fenomeno, che è molto più complesso (in parte almeno per me misterioso, e comunque da indagare) di come lo raccontano i media;
2) è evidente che la maggior parte dei media alzino la levetta del volume quando il Papa parla di accoglienza – che è sacrosanta e che condivido- e non quando parla del diritto dei paesi a stabilire regole all’ingresso, e del dovere di chi arriva di conoscerle e rispettarle;
3) quando il Papa parla degli immigrati che hanno plasmato l’America non può certo pensare a gente fatta entrare senza regole, ma avrà davanti agli occhi Ellis Island dove la gente arrivava e dopo la quarantena veniva inviata dove richiesto, un cuoco a Boston, un sarto a Chicago, tante città dove anche grazie a santa Francesca Cabrini e altre persone di buona volontà venivano faticosamente integrati; con il suo richiamo alle istituzioni europee che si facciano carico del problema credo abbia in mente una cosa del genere; quello che è in più – la carità – non può essere imposta a livello politico ma è un miracolo che solo la presenza di Dio può fare in un cuore umano;
4) tutti i lampedusani mi hanno raccontato che da quando c’è questo governo che ha messo in mano la gestione degli ingressi alla prefettura, chi arriva viene preso immediatamente in carico dalla Croce Rossa, identificato e poi mandato altrove, quindi la cosa già viene affrontata in questo modo. Il passaggio successivo è la collocazione nel mondo del lavoro, e lì sarebbe bello poter creare un sistema più efficiente;
5) alla maggior parte dei miei colleghi non importa nulla di quello che dice il Papa sull’aborto, l’eutanasia, l’identità maschile e femminile e tutti i valori non negoziabili, ne fanno un uso politico e gli fanno dire quello che vogliono, cosa che io cerco di trattenermi dal fare anche perché a me interessa la salvezza della mia anima e non la politica.

 

 

11 pensieri su “Precisazioni sull’immigrazione

  1. Daniele

    È un utopia pensare a dei cattolici ben formati che aiutino la politica ad uscire dalle sterili contrapposizioni faziose e ad iniziare ad occuparsi in modo serio e rispettoso della dignità umana dei fenomeni migratori?

    1. Arnaldo

      Quando noi cattolici riusciremo a capire che i valori sono più importanti delle frazioni politiche, FORSE – e ribadisco FORSE – riusciremo a collaborare tra di noi ed un remoto giorno a diventare una forza propulsiva. Fino ad allora ci tocca sognare la parte del sale e del lievito, e già sarebbe tanta roba.

  2. Giuseppina Maria Caronni

    sacrosante precisazioni e posizione che condivido di una persona “realista”, cioè che guarda la realtà facendosi interrogare. L’abitudine a tenere conto della complessità e a non farsi tirare la camicia da posizioni semplicistiche è sempre più rara nell’attuale giornalismo ma è solidamente cattolica. Solo chi sa che la realtà è altro da sé e cerca il suo posto nel mondo per rispondere ad una “chiamata” può perseverare in questo sguardo, l’unico che salva e permette di amare.
    Per questo leggere quello che scrivi continua ad essere per me interessante!
    Grazie!
    giusy

  3. Carmela Mastrangelo

    Grazie, Costanza. Mi piace la tua linearità. Purtroppo, in questo Paese, non si ha il diritto di esprimere la propria opinione se questa non coincide con il politicamente corretto. Ti esprimo tutta la mia ammirazione e la mia solidarietà. Avanti anche se, mi rendo conto, sia faticoso

  4. Paolo

    Ho trovato su X questo articolo di Roberto Riccardi, secondo me molto interessante…

    di Roberto Riccardi
    “Non venite”. Questo avrebbe potuto dire il Papa a Lampedusa, se avesse veramente voluto salvare vite e combattere il traffico di esseri umani.

    Non per cinismo, ma per quella verità elementare che ogni operatore di frontiera conosce e nessun pulpito pronuncia.

    Ogni messaggio di accoglienza senza deterrenza, senza rimpatri e senza un confine credibile diventa un volantino pubblicitario nelle mani dei trafficanti libici.

    Invece Leone XIV ha scelto il copione opposto. Lo stesso copione di tredici anni fa. Stessa isola, stesse tombe, stesse lacrime, stesse parole. E lo stesso risultato: nessuno.

    Oggi l’aereo papale è atterrato alle 8.54 su un’isola che conosce il copione a memoria.

    Inginocchiamento al cimitero dei senza nome. Sosta alla Porta d’Europa. Stretta di mano ai migranti dell’hotspot. Giro in papamobile. Messa con quattromila fedeli. Omelia. Decollo alle 12.54. Quattro ore esatte. Il tempo di una compassione cronometrata.

    La data non è casuale. Prevost, nato a Chicago, sceglie il duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza americana per atterrare sull’isola-simbolo del Mediterraneo.

    E da lì lancia il suo messaggio a Washington: “Accogliere gli stranieri con compassione e generosità”. Un Papa statunitense che usa Lampedusa come pulpito contro le politiche migratorie di Trump.

    La pastorale si fa geopolitica, il pellegrinaggio diventa posizionamento. E nessuno, nel coro mediatico, lo rileva.

    L’omelia al campo sportivo Arena è un condensato di retorica consolidata. I migranti sono “vittime di decisioni prese e decisioni mancate”. Ma quali decisioni, esattamente?

    Il Papa evoca “il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza”. Otto parole. Otto, per liquidare Stati falliti, guerre tribali, regimi cleptocratici, fondamentalismo islamico.

    Otto parole contro le migliaia spese per colpevolizzare l’Europa. Il bilancio delle responsabilità, nel magistero migratorio vaticano, resta quello di sempre: asimmetrico fino alla caricatura.

    Poi il capolavoro retorico: “Il muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”.

    Una frase che suona bene dal pulpito. Ma chi conosce Lampedusa sa che i lampedusani portano questo fardello da vent’anni senza che nessun governo – e nessun pontificato – abbia mai dato loro risposte strutturali.

    Trasformare i turisti in colpevoli per il solo fatto di essere in vacanza è moralismo a buon mercato. Quei turisti sono l’unica economia che tiene in vita l’isola. Ma al campo sportivo Arena si applaude, e tanto basta.

    Nell’hotspot di contrada Imbriacola ci sono 136 persone. Tra loro, cinquantuno minori non accompagnati. Cinquantuno. Il Papa non visita l’hotspot, come non lo visitò Francesco.

    Quei cinquantuno ragazzi, spediti in mare da soli attraverso la Libia, raccontano però una storia che nessuna omelia osa affrontare: chi li ha mandati? Chi ha pagato i trafficanti? Dove sono le famiglie?

    La narrazione dell’infanzia innocente naufragata nel Mediterraneo si scontra con un’industria criminale che usa i minori come passaporto d’ingresso, sapendo che un minore non accompagnato non può essere espulso.

    Non è cinismo: sono i dati di chi lavora sul campo. Ma dal pulpito di Lampedusa, il meccanismo non viene mai nominato.

    Un bambino di nome Leo consegna al Papa una letterina: “Sono sbarcato qui da solo dieci anni fa”.

    La scena è commovente. Ma la domanda che nessuno pone è brutale: chi ha messo un bambino da solo su un barcone diretto in mare aperto?

    Quel gesto, nel racconto mediatico, diventa simbolo di speranza. Nella realtà, è la prova di un crimine. Due letture della stessa immagine. Una fa audience, l’altra fa politica. Indovinate quale prevale.

    Gli attivisti presenti completano il quadro con la grammatica di sempre: l’hotspot è “un luogo di detenzione”, Frontex sottopone i migranti a “interrogatori” lesivi della dignità, le procedure di screening sono disumane.

    Denunciano cioè l’unica cosa che funziona: l’identificazione.

    Quell’identificazione senza la quale non esiste politica migratoria, non esiste distinzione tra chi ha diritto all’asilo e chi no, non esiste contrasto al traffico di esseri umani. Ma nella narrazione dominante, identificare è già discriminare. Controllare è già opprimere.

    “Un piano strategico di lungo periodo”, invoca Leone XIV. Magnifico. Dopo tredici anni, due pontificati, migliaia di morti e miliardi spesi, siamo ancora alla fase della raccomandazione generica.

    Nel frattempo, il modello Albania – l’unico tentativo europeo di spezzare il legame tra partenza e permanenza – viene implicitamente condannato come contrario alla “dignità della persona”.

    Eppure è quel modello, pur stretto fra vincoli e garanzie imposti dai giudici europei, che per la prima volta ha introdotto un principio elementare: chi non ha diritto alla protezione internazionale non deve trasformare automaticamente lo sbarco in permanenza europea.

    Un principio che il magistero vaticano non riesce nemmeno a pronunciare.

    La parabola del buon samaritano, evocata per l’ennesima volta, ha un dettaglio che il magistero migratorio dimentica sistematicamente: il samaritano aiuta un uomo. Non apre un corridoio permanente tra Gerusalemme e Gerico.

    Non finanzia una flotta di taxi del mare. Non denuncia chi costruisce locande sicure lungo la strada. Soccorre, e poi affida a una struttura. Il gesto è individuale, concreto, delimitato.

    Trasformarlo nel fondamento teologico di una politica migratoria continentale è un’operazione che il Vangelo non sostiene e la realtà smentisce.

    “È tempo di riconoscere che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione”, aggiunge il Papa. Una frase che, nel contesto di Lampedusa, vuol dire una cosa sola: non discriminate i migranti musulmani.

    Giusto. Ma allora si abbia il coraggio di completare il discorso: si parli anche della discriminazione che i cristiani subiscono nei Paesi da cui quei migranti fuggono.

    Si parli delle chiese bruciate in Nigeria, dei copti massacrati in Egitto, dei cristiani perseguitati in Pakistan. Il magistero dell’accoglienza senza distinzioni funziona in una sola direzione.

    E quella direzione è sempre la stessa: verso l’autocritica dell’Occidente.

    Alle 12: 54 l’aereo decolla. Le telecamere si spengono. Lampedusa torna a essere quello che è sempre stata: un avamposto dimenticato che si ricorda di esistere quando serve uno sfondo fotogenico per la coscienza europea. I lampedusani restano con i loro problemi.

    I cinquantuno minori non accompagnati restano nell’hotspot. I trafficanti libici restano in affari.

    E tra qualche anno, un altro Papa verrà a inginocchiarsi sulle stesse tombe, a pronunciare le stesse parole, a versare le stesse lacrime.

    Tredici anni di pellegrinaggi, omelie e zucchetti portati via dal vento. Il Mediterraneo, intanto, continua a inghiottire. Non ha mai smesso

    1. Perché invece sarebbe stato compito di questo o qualunque altro Papa fare un discorso “strutturato”, citando dati, fonti e soprattutto prospettando soluzioni politiche e finanziarie per risolvere il problema… Mah!

      Anche tanti “articolisti” sono bravi giusto a sottolineare solo ciò che non è stato fatto, detto e che, anche a sentir loro, in sostanza non cambierà di una virgola.

      Così come per il caro Paolo che ha trovato interessante la qui riportata filippica.

    2. MenLibLXV

      Questo continuo assegnare ai Papi ruoli di valutazione politica e di opportunità, tutta umana , del fare le cose è francamente poco cristiano.
      Noi seguiamo un Dio ed un Dio risorto , e dobbiamo pensare cosa farebbe e direbbe Cristo rispetto a tutte queste cose. Leggendo i Vangeli , che sono la prima fonte delle parole dei Papi, è evidente la condanna dell’egoismo , della difesa dei propri interessi e privilegi a scapito del prossimo. Se uno pensa come il mondo allora la cosa che conviene è alzare un muro e far entrare solo quelli che ci servono e ci piacciono , e quando non ci servono più cacciarli via. Questo è il modo di pensare del mondo , ma non è quello di Cristo, che pensa alla nostra vita eterna ! Il Papà segue Cristo , e se ne frega se al mondo questo non piace. E fa bene !

  5. Vale

    Non saprei dire.che il Papa dica quel che dice, non mi meraviglia. Che manchi di un po’ di realiismo,altrettanto. Eppure, il cristianesimo, nasce da un fatto. per quanto possa sembrare assurdo e improbabile. Se la teoria prescriverebbe una cosa ma la prassi( recte: la realtà dei fatti) ne dimostra un’altra,toccherebbe trovare un equilibrio. Se non è cristiano rifiutare asilo a un disperato,è altrettanto poco o per nulla “cristiano” il tollerare un invasione anticristiana nei fatti e nella teoria. Piaccia o meno al vaticano.

  6. Antonio S

    Non mi faccio illusioni, la realtà non prevarrà tanto presto sul “politicamente corretto”, che ha ancora un futuro radioso davanti a se.
    Il regime della “diversità” è ben strutturato politicamente e ideologicamente proprio per impedire che, nell’ex occidente-cristiano, esploda a livello istituzionale e di dibattito pubblico la grave questione dell’immigrazione di massa, del suo legame con la criminalità, del deterioramento della vita quotidiana delle popolazioni locali. Un Papa che l’avesse sollevata oggi verrebbe etichettato di “estrema destra”.

Rispondi