Abbiamo bisogno di compagni nella fede

di Costanza Miriano

Io sono una cattolica “diocesana”, cioè non appartengo a nessun movimento, cammino, realtà ecclesiale, e questa cosa per tanti anni, quando ho lasciato la mia città d’origine e la mia parrocchia, mi ha fatto soffrire, facendomi sperimentare la solitudine nella fede. Da Perugia, dove ho ricevuto la formazione e i sacramenti in una parrocchia viva e robusta, Santa Lucia, mi sono trasferita a Roma, dove da sola mi sono affacciata nelle chiese del quartiere San Giovanni sperando di essere accolta. Niente, sembrava che fossi proprio invisibile (il mio sogno era che qualcuno una domenica mi salutasse; certo l’apoteosi sarebbe stata se mi avessero chiesto di leggere, ma mi rendo conto che osavo troppo anche solo a sperarlo). Mio marito all’epoca si era preso un periodo di riflessione, diciamo, e non veniva in chiesa, quindi io andavo sola, poi con un figlio, poi due, poi quattro (con le vecchiette che mi guardavano male se facevano rumore, e io che, i rivoli di sudore lungo la schiena, compravo il loro silenzio con pezzi di pizza bianca).

Il mio cammino di fede, dunque, continuava in solitaria, con il solo aiuto del padre spirituale, che è una gran ricchezza, ma non è tutto. Perché abbiamo bisogno di qualcuno a cui guardare, abbiamo bisogno di compagni nella fede. Ho chiesto molto a lungo al Signore che me ne regalasse qualcuno, e alla fine sono arrivati: in modo rocambolesco, ma sono arrivati. Diciamo che lo ho un po’ aiutato, questo miracolo.

Quando mio marito ha ricominciato a venire in chiesa (anche questo miracolo lo ho chiesto a lungo, fino a che non ha spintaneamente acconsentito a seguirmi, e ora direi che mi precede) ho chiesto a un gruppo di amici di farci un po’ compagnia, e abbiamo inventato un appuntamento nelle case che abbiamo chiamato Pizza e Bibbia, dove mangiando (la pizza, come forse si intuisce dal nome) ascoltiamo un consacrato che ci aiuta a leggere la Bibbia. Passa qualche anno, e, da una serie di circostanze che non è ora il momento di raccontare, è nato il Monastero wifi (prossimo appuntamento il 7 novembre a San Pietro, per ricordarci che Maria è Madre della Chiesa!), un’esperienza che si propone di far conoscere la buona predicazione che è presente in tutte le anime della Chiesa, per aiutare il maggior numero possibile di credenti a vivere il loro battesimo con maggiore adesione e consapevolezza. Tra l’altro, il Monastero wifi mi ha mostrato che, nonostante io abbia invidiato per anni gli amici appartenenti a movimenti e realtà ecclesiali, forse il fatto che io non ne abbia fatto parte è stato provvidenziale per allenare il mio cuore a essere aperto e accogliente alle voci più diverse.

Questa è stata la mia storia, e la racconto solo per ricordare che tutti abbiamo bisogno di amici nella fede, di qualcuno a cui guardare. Se ci sembra di non avere intorno abbastanza relazioni che ci aiutino a guardare a Cristo, apriamo meglio gli occhi, cerchiamo. Invitiamo a cena quelle due coppie che ci sembrano un po’ affini, proponiamo, inventiamo… serve solo un po’ di faccia tosta e impegno.

E poi, per l’amor di Dio, se vediamo uno sconosciuto a messa, salutiamolo, facciamogli sentire che non è invisibile. Basta un saluto o un “come va?”. Se vogliamo proprio esagerare, presentiamoci, diciamogli che è il benvenuto. O almeno che non lo schifiamo. Dio è comunione, e ogni volta che riusciamo ad annodare un filo, costruiamo un pezzettino del Suo regno.

IL TIMONE

9 pensieri su “Abbiamo bisogno di compagni nella fede

  1. Lucia Frigerio

    ❤️🌹Il Monastero Wifi è stato per me il ritorno a casa, quella di Dio! È Fede viva, è amore appassionato per Gesù Cristo e la Sua Chiesa, per Sua Madre, per il Padre che ci ama di un amore unico, per lo Spirito Santo che ci ridona la vita, quella vera, quella della Grazia. È predicazione che aiuta nel cammino, è preghiera contemplativa che unisce, che riscalda il cuore, è appartenenza, è la fortuna e la bellezza, per dirla alla “cardinal Biffi” di appartenerGli(riferito a Gesù di Nazareth).
    Non vedo l’ora che arrivi il 7 novembre, per ritrovarci ancora una volta a vivere, sotto il manto di Maria, questa esperienza preziosissima ed uni a, che mi porta ancora una volta e sempre a ringraziare di cuore Costanza, Monica, Raffaella e tutti quanti e quante l’hanno pensata ed attuata, e a tutti i sacerdoti, le suore, i monaci e le monache che, anche attraverso di essa, ci fanno innamorare sempre più di nostro Signore!

  2. Antonio

    Una amicizia se non dura è “solo” una carezza di Dio. Ringrazi, preghi per loro ma poi resti solo. L amicizia è reciprocità oppure non è: è carità data e/o ricevuta. L amicizia è un “noi”, dunque appartenenza e identità… Amicizia non è un modo dolce per dire “siam o utili a vicenda” il che, a ben intendere, è una grande cosa. Amicizia è guardare nella stessa direzione quindi… Quale? Che tristezza stare con 1000 persone e sentirsi soli…

  3. Antonella Gagliardi

    Costanza e’ l esempio di come si costruisce nella semplicità e con semplicità.
    Grazie Costanza con l’aiuto di Dio hai regalato felicità a tutti.

  4. gleaming475fbc6c4a

    È vero, spesso proprio nei luoghi o meglio le chiese in cui si condivide la fede, la preghiera, la parola, i sacramenti, si creano situazioni molto deludenti o peggio e a volte si reagisce malamente, (almeno io) o con solitudine, cadendo nel trabocchetto del nemico….ma resistere è imperativo, San Paolo insegna insieme a tutti i Santi.
    Il Monastero Wifi è una grande opportunità, grazie!

  5. alessandro orecchio

    Cara Costanza, permettimi questa volta di dissentire.
    Io ho 42 anni e mi sono avvicinato a “praticare” a 28, con Benedetto XVI. Diciamo che amo Gesù, ma sono i suoi sostenitori che non sopporto. Frequentando per tanti anni ho conosciuto un sacco di gente nella parrocchia di riferimento (avevo come “don” proprio don Fabio Rosini, quando “esercitava” a Santa Francesca Romana…), ma è da qualche anno che mi sono allontanato: innanzitutto, se c’è una cosa che proprio non sopporto (perdonami, so che ti faccio un torto!) sono “i predicozzi” dei sacerdoti, “polpettoni” indigeribili che nel migliore dei casi dicono solo ovvietà e banalità, con qualche “captatio benevolentiae” verso i fedeli, magari per non risultare degli estranei al loro mondo.
    Tutto ciò che nel corso degli anni ho sentito dai sacerdoti non ha aumentato la mia Fede di un solo centimetro cubo. Poi i movimenti non li posso vedere: danno una lettura del vangelo parziale, enfatizzano un solo aspetto e dunque distrorcono il Kerigma in modo spesso irrimediabile, cercando spesso, ad esempio – ma non solo – CL, di applicare la religione ad ambiti che nulla c’entrano, come gli ambienti sociale, politico e così via.
    I frequentatori delle parrocchie non hanno una fede simile alla mia, per questo mi sono trovato male. In questi anni di disastroso governo bergogliano ho sviluppato al massimo grado la Fede ricorrendo a fonti “non convenzionali”.
    Una di queste, ti suonerà stranissimo, sono gli “anime” giapponesi, in particolare uno di essi (Frieren, oltre la fine del viaggio). Come nel Signore degli Anelli, dove Arwen e Galadriel erano “figure” della Vergine Maria, così in questo anime c’è una maga, di nome Flamme (per vedere com’è fatta la puoi cercare su internet, Flamme di Frieren), sulla quale mi soffermo da più di due anni durante la recita del Rosario. Flamme è una maga guerriera, che uccide i demoni senza pietà: ed è proprio questo aspetto di lei che io applico alla Vergine Maria per poi concentrarmi esclusivamente sull'”intento omicida della Vergine Maria nei confronti del Male” quando recito il Rosario. Ne traggo un beneficio enorme, e spero che, se vorrai pubblicare il mio commento, anche altri utilizzino questo sistema per aumentare la loro Fede. Per sottolineare la brutalità della maga nella lotta contro i demoni, ti citerò (in inglese) una frase che la rappresenta. Parlando dei demoni mentre allenava la sua allieva Frieren, disse:”They (i demoni) are rage, brutal, without mercy. But you. You will be worse. Rip and tear, until it is done”. Un abbraccio a tutti i guerrieri di Maria!

    1. giuliana

      La santa messa è prima di tutto l’ incontro con il Signore, che è vivo e presente nell’ Eucarestia. È Lui che ci dà la forza per crescere nella fede e per vivere il vangelo nella vita di tutti i giorni. È Lui che ci dà la forza per non giudicare gli altri e per vedere il bello che è presente anche nelle persone che istintivamente non ci vanno giù. La santa messa è prima di tutto l’ incontro con il Signore che ci ama infinitamente con tutte le nostre fragilità.
      Poi viene il resto: sacerdote, fedeli, comunità …. Buon cammino!

  6. Maria Rita Marinetti

    Tante amicizie le ho trovate proprio al caffè dopo la messa..Ci prendiamo un caffè? Con Loredana e Filomena è cominciata così, alla messa delle 9:30. Poi si è aggiunto Umberto.

  7. Baback Falamaki

    Anche se una “compagnia” ce l’avevo e ce l’ho, le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione ed ora anche, timidamente, Emmaus, non posso che dire che il Monastero WiFi mi ha allargato orizzonti e cuore ed aiutato in maniera determinante ad approfondire ed esercitare la fede, anche dopo le Dieci Parole che mi hanno dato un “calcio nel sedere”; non per nulla don Fabio Rosini è uno degli assi nella manica che il Signore ti ha prestato per essere umile ma fattiva operatrice e costruttrice del Regno. Ti auguro di assomigliare sempre più a Dio ed a Maria in modo speciale. Boback

  8. nullapercasotuttoperamore

    W i cattolici diocesani, che io per un certo tempo (guarda caso, mentre frequentavo un movimento ecclesiale) “schifavo” vagamente: insipidi, abitudinari, pigri…
    Ora vivo nel tempo imperfetto (grammaticalmente: frequentavo, schifavo, ed esistenzialmente: pecora grigia, seppur non del tutto smarrita) e mi sembra che le porte siano un po’ più socchiuse (avevo scritto “aperte”, ma non vorrei peccar di superbia). Ciao Costanza, grazie.

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