È qualche ora che penso a come cominciare questo articolo, ma davvero “de Maria numquam satis”, di Maria non si dice mai abbastanza, e mai abbastanza bene. Così mi accontenterò di essere poco profonda, poco brillante e poco originale. Semplicemente voglio invitare tutti a partecipare al prossimo capitolo generale del Monastero wifi, una giornata di catechesi e preghiera aperta a tuttissimi, che si terrà nella Basilica di San Pietro il 7 novembre, dalle 9 alle 16.30, sul tema di MARIA MADRE DELLA CHIESA.
Io sono una cattolica “diocesana”, cioè non appartengo a nessun movimento, cammino, realtà ecclesiale, e questa cosa per tanti anni, quando ho lasciato la mia città d’origine e la mia parrocchia, mi ha fatto soffrire, facendomi sperimentare la solitudine nella fede. Da Perugia, dove ho ricevuto la formazione e i sacramenti in una parrocchia viva e robusta, Santa Lucia, mi sono trasferita a Roma, dove da sola mi sono affacciata nelle chiese del quartiere San Giovanni sperando di essere accolta. Niente, sembrava che fossi proprio invisibile (il mio sogno era che qualcuno una domenica mi salutasse; certo l’apoteosi sarebbe stata se mi avessero chiesto di leggere, ma mi rendo conto che osavo troppo anche solo a sperarlo). Mio marito all’epoca si era preso un periodo di riflessione, diciamo, e non veniva in chiesa, quindi io andavo sola, poi con un figlio, poi due, poi quattro (con le vecchiette che mi guardavano male se facevano rumore, e io che, i rivoli di sudore lungo la schiena, compravo il loro silenzio con pezzi di pizza bianca).
A volte sembra che a Passione di Gesù è la grande rimossa, la tentazione è sempre quella di credere in un Dio che ti manda le cose per il verso giusto, un problem solver, una specie di amuleto o portafortuna. Magari buono, sì, “Gesù era una persona tanto buona”, su questo è difficile trovare qualcuno, anche ateo, che sia in disaccordo. Quindi, se è tanto buono, se noi ci comportiamo bene con lui anche lui lo farà con noi, e ci farà andare bene tutte le nostre cose. Invece davanti al mistero del dolore – il suo immenso e i nostri, più o meno grandi – i conti non ci tornano. Come mai Dio, l’onnipotente, è finito sulla croce? E come mai a quella persona disonesta ed egoista va tutto alla grande, mentre a quello così generoso e leale ne sono successe di tutti i colori?
Volevo aspettare di avere tutte le notizie utili (tutti i relatori e i titoli delle catechesi) e soprattutto di essere in vena di produrre un pezzo brillantissimo e scintillante ma insieme teologicamente profondo, solo che sto scrivendo un nuovo libro e i pochi neuroni rimasti, vista la mia anzianità, sono tutti lì, per cui la metto così, semplice. Visto che in tanti, giustamente, mi continuano a chiedere conferme, dovendo prenotare treni e stanze per dormire, confermo: il 7 novembre il Monastero wifi si ritroverà per l’ottavo Capitolo generale nella Basilica di San Pietro.
Sono certa di non essere abbastanza grata ai sacerdoti per tutto quello che ricevo da loro da quando sono nata (o meglio, da nove giorni dopo la nascita, quando sono stata battezzata). Ogni tanto mi capita di pensare a quanto la mia vita sarebbe diversa se non ci fossero loro. Completamente un’altra cosa. Non avrei i sacramenti, unica via di accesso a Dio, attraverso Gesù Cristo. Non avrei le coordinate per dirigere il timone della mia vita (che poi trova il modo di sbagliare strada comunque, ovvio, però almeno lo so).
Non avrei la garanzia che quello in cui credo NON è un parto della mia fantasia, ma qualcosa che si fonda su duemila anni di tradizione, cioè, letteralmente, un patrimonio tramandato di cuore in cuore, di intelligenza in intelligenza, di vita in vita spesa, attraverso generazioni di fratelli, grazie al sì che generazioni di sacerdoti hanno detto alla chiamata di Dio.
Uomini, ovviamente, e quindi per forza peccatori. Limitati, pieni di stranezze, difetti, debolezze, fragilità, però chiamati e dunque scelti e prediletti da Dio. Il quale peraltro ai suoi prediletti non dà privilegi, ma chiede di dare la vita, come ha fatto con suo Figlio.
So che la mia gratitudine verso i sacerdoti dovrebbe essere molto maggiore; spesso mi trovo a pensare ai pesi che portano i sacerdoti che provano a fare seriamente quello che è chiesto loro. A quanto debbano lasciarsi mangiare dalla loro missione, ogni momento della loro giornata. Perciò quando uno di loro mi ha chiesto di organizzare qualcosa – oltre al Monastero wifi – che fosse solo per i sacerdoti, ho chiesto alle amiche e, incassato il loro sì, ci siamo dette di provarci.
Anche quest’anno, dal 13 al 17 gennaio, dunque, ci saranno esercizi spirituali per sacerdoti alla casa dei Passionisti al Celio (tra il Colosseo, colle Oppio, villa Celimontana, il Palatino, uno dei posti più belli di Roma secondo me). Il tema sarà “Come Gesù: la solitudine per essere in relazione”. Penso che sull’argomento ci sia parecchio da dire… la solitudine come un peso, una croce forse, ma anche la solitudine da custodire o a volte da difendere dalle troppe cose da fare, o da ciò che non è essenziale. La solitudine che va consegnata perché non diventi egoismo, nella – credo – difficile ricerca di un equilibrio tra dare tutto e non esaurirsi.
Noi non desideriamo sacerdoti originali, non c’è niente da cambiare in quello che ci è stato rivelato. Casomai vorremmo sacerdoti traduttori, cioè capaci di tradurre ciò che la Chiesa annuncia agli uomini e alle donne di oggi – la Verità – in un linguaggio che cambi insieme con le persone a cui si rivolge, rimanendo sempre uguale, e penso che chi ci prova abbia bisogno davvero di tutto il nostro aiuto e sostegno, e preghiera.
Lo scrivo qui perché ci sono ancora dei posti, e se conoscete un sacerdote che pensate possa avere piacere, bisogno, o desiderio, invitatelo, proponeteglielo! Grazie alle offerte di chi ha partecipato al pellegrinaggio giubilare da San Paolo a San Pietro – GRAZIE! – siamo in grado di non obbligare nessuno a pagare il vitto e l’alloggio. Ognuno metterà quello che può, e le offerte saranno anonime.
Uno dei frutti che abbiamo visto in questi anni sono anche le relazioni di amicizia che sono nate tra sacerdoti che hanno partecipato e che sicuramente hanno dei tratti in comune, oltre a tante differenze, ma che hanno saputo fare comunione fra loro. E come diceva padre Emidio, la comunione è segno della presenza di Dio.
Di sicuro, i sacerdoti che partecipano al ritiro e quelli a cui abbiamo chiesto di contribuire con le loro relazioni, sono accomunati dal desiderio di aderire e predicare e diffondere la retta dottrina, di guidarci alla conoscenza di Dio come ci è stato rivelato, e temo che lo stesso non si possa dire di tutti, almeno stando a quello che mi capita di ascoltare in giro, per non parlare dei social.
Ecco il programma di massima, e la locandina. Ricordate, tutti i sacerdoti sono i benvenuti, e cercheremo di venire incontro a tutte e loro esigenze (economiche, logistiche, persino alimentari!).
MONASTERO WI-FI – PROGRAMMA RITIRO SACERDOTI ROMA CELIO 7-11 GENNAIO 2025
Sarà sempre presente per coordinare e per qualsiasi necessità Padre Luis Ramirez (cel. 3318083724 )
COME GESU’: LA SOLITUDINE PER ESSERE IN RELAZIONE
MARTEDI’ 13 GENNAIO
ORE 15 ARRIVO DEI PARTECIPANTI
ORE 15/19 APERTURA RECEPTION CHECK IN – SISTEMAZIONE NELLE CAMERE
ORE 16,00 SALUTO DI BENVENUTO
ORE 16,15 INTRODUZIONE DI MONS. ANTONIO GRAPPONE
COME GESU’: LA SOLITUDINE PER ESSERE IN RELAZIONE
ORE 17,45 S. MESSA
ORE 19,15 CENA
ORE 20,15 (2025 PARTENZA A PIEDI PER LA BASILICA DEI SANTI QUATTRO CORONATI
ORE 20,30 INTERVENTO SUOR FULVIA SIENI
ORE 21,30 COMPIETA E RIENTRO (GIRO AI FORI IMPERIALI FACOLTATIVO )
MERCOLEDI’ 14 GENNAIO
ORE 6,3 0 – 7,00 COLAZIONE
ORE 7,15 IN CAMMINO PER SAN GIOVANNI IN LATERANO
ORE 8,00 MESSA IN SAN GIOVANNI IN LATERANO
ORE 8,45 LODI MATTUTINE
ORE 10,00 RIENTRO AL CELIO
0RE 10.30 MEDITAZIONE DI DON ALESSIO GERETTI
ORE 11,30 MOMENTO PERSONALE
ORE 13 PRANZO
ORE 14 – 15,15 PAUSA
ORE 15,30 MEDITAZIONE DI DON GIUSEPPE FORLAI
CONDIVISIONE
ORE 17,15 ADORAZIONE SILENZIOSA
ORE 18,00 VESPRI E BENEDIZIONE EUCARISTICA
ORE 18,30 SANTA MESSA
ORE 20 CENA
ORE 21,15 SERATA LIBERA
GIOVEDI’ 15 GENNAIO
ORE 8,00 – 9,00 COLAZIONE
ORE 9,15 LODI MATTUTINE
ORE 9,45 MEDITAZIONE DI DON FABIO ROSINI
CONDIVISIONE
ORE 12 ROSARIO COMUNITARIO
ORE 13 PRANZO
ORE 14 – 15,15 PAUSA
ORE 15,30 MEDITAZIONE DI PADRE MAURIZIO BOTTACONDIVISIONE
ORE 18 SANTA MESSA
ORE 20.00 CENA
ORE 21,15 BREVE TESTIMONIANZA DI SUA ECCELLENZA MONS. GIOVANNI D’ERCOLE
VENERDI’ 16 GENNAIO
ORE 8,00 – 9,00 COLAZIONE
ORE 9.15 LODI MATTUTINE
ORE 9,45 MEDITAZIONE DI DON LUCA CIVARDI
ORE 10,45 MOMENTO PERSONALE
ORE 13 PRANZO
ORE 14 – 15,15 PAUSA
ORE 15,30 MEDITAZIONE DI DON GABRIELE VECCHIONE CONDIVISIONE
ORE 17,00 ADORAZIONE CON DISPONIBILITA’ DI ALCUNI SACERDOTI PER LA CONFESSIONE
ORE 18,00 VESPRI E BENEDIZIONE EUCARISTICA
ORE 18,30 SANTA MESSA
ORE 20,00 CENA CON ORGANIZZATORI MONASTERO WI-FI
ORE 21,15 RIFLESSIONE E CONDIVISIONE CON I FEDELI LAICI
SABATO 17 GENNAIO
ORE 8,00 – 9,00 COLAZIONE E CHECK OUT
ORE 8,45 LODI MATTUTINE
ORE 9,15 CONCLUSIONIE SUGGERIMENTI PER PROSEGUIRE CAMMINO DI DON MASSIMO VACCHETTI CONDIVISIONE
Non so da dove cominciare per ringraziare dopo l’avventura del pellegrinaggio giubilare di sabato scorso. Forse dovrei partire da quella giovane coppia che camminava sotto il sole con una carrozzina e un numero imprecisato di bambini, forse da quella mamma che ha raccolto per quarantasette volte consecutive la bottiglietta di plastica che il bambino lanciava a terra, mentre diceva il rosario, con una mano teneva una figlia, con l’altra spingeva un passeggino. Dovrei partire da chi è partito da molto lontano, e da chi era invece nella nostra città, ma comunque da chi ha accettato di stare sotto il sole a picco di via della Conciliazione in una lunga fila e il tempo passato immobili sotto il sole e ha rispettato tutte le indicazioni senza sclerare.
Dalle 10.20 su questo blog e su questo canale YOUTUBEsarà disponibile la diretta streaming delle due catechesi di don Riccardo Cendamo e dell’abate generale dei Cistercensi Padre Mauro Giuseppe Lepori
Il pellegrinaggio da San Paolo a San Pietro non avrà diretta streaming.
La catechesi itinerante di padre Maurizio Botta e l’omelia della messa di San Pietro di monsignor Aurelio Gazzera saranno registrate e rese disponibili nei prossimi giorni.
Tutto è pronto per il cammino di sabato, dalla porta santa di San Paolo alla porta santa di San Pietro, e ci si può ancora iscrivere (lo dico soprattutto per i romani e i ritardatari, di cui io sono la regina mondiale).
Mi commuove pensare al fiume di gente che attraverserà Roma, tra le due basiliche, le due colonne della Chiesa romana e mondiale. E mi commuove perché non saremo solo noi duemila e passa, ma ognuno di noi porterà con sé tanti cari, tante storie custodite, tante persone a cui noi, dopo avere partecipato al Giubileo della speranza, siamo chiamati a portare la speranza. Perché si è solo per noi, quello che facciamo, se non ci accorgiamo di quelli che abbiamo intorno, allora è ben poca cosa. Dobbiamo diventare “ripescatori di uomini affoganti”, dobbiamo annunciare Cristo a chi è triste, perché non lo conosce (unico vero motivo di tristezza).
Abito nei pressi di una porta santa, quella di San Giovanni (pochi minuti di corsa, una quindicina a piedi) e lavoro a pochi metri da un’altra porta santa, la più importante di tutte, cioè quella di San Pietro. Quando mi capita di andare a messa a San Giovanni, per esempio (a san Pietro non capita: troppa fila), qualche volta sono tentata di passare sotto quella “speciale”, tanto mi confesso spesso, faccio la comunione, che mi costa dire le preghiere previste, e mettere via un’altra indulgenza? Poi mi chiedo: ma che significato ha? Dio non sta mica lì col pallottoliere, non credo che la mia anima avrebbe benefici da una cosa simile. Il punto centrale, il cuore della questione non è tanto il varcare la porta, quanto l’avere la grazia di capire cosa è il peccato, quali sono i suoi effetti su di noi, come ci tolga le forze e faccia seccare i nostri frutti, come il male ci blocchi, ci rattristi, e quindi, solo allora, chiedere perdono con questa consapevolezza della nostra povertà, del bisogno. Disporci alla grazia, appartenere a Colui che ci salva.
Con le immagini di Tor Vergata ancora negli occhi, pensavo di potercela fare, piena di entusiasmo e di gioia (un milione di ragazzi in adorazione del Santissimo, e un Papa in ginocchio per un tempo interminabile in un silenzio surreale sono una scorta di gioia non dico infinita, ma parecchio duratura sì). E così ho aperto quella porta. Sono entrata in camera delle figlie adolescenti, partite.
E niente, non avrei dovuto. Si è reso necessario l’intervento dei corpi scelti, gli Incursori della Marina, per trovare le scrivanie sepolte da oggetti stratificati, provenienti da diverse epoche della loro esistenza (come hanno fatto, che pulisco sempre?). Pur avendo avuto una vita finora a dire il vero non ancora lunghissima, sono riuscite ad accumulare una quantità sorprendente di detriti e cose inutili, arrotolate intrecciate impolverate sgangherate inceppate macchiate. Il primo pensiero è stato: quando tornano le accoppo.
Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21 al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Graham Bell per una riflessione sul digiuno come farmaco per l’anima.
Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!
Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.
Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di aprile di don Simone Caleffi
Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21 al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Simone Caleffi per una riflessione “su digiuno e morte di Gesù”. Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!
Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.
Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di marzo di don Riccardo Cendamo
Il mio, il nostro caro padre Emidio, diceva spesso che, sebbene la passione di Cristo sia il centro della nostra fede, sia strano che la Chiesa ce la proponga solamente la domenica delle Palme, e il venerdì santo. Mano a mano che mi affeziono alla Via Crucis, capisco cosa intendesse. Ovviamente il problema non è della Chiesa, che ogni giorno nel sacrificio eucaristico ci ricorda la morte e la risurrezione di Gesù. Il problema è della nostra fede.
La Passione di Gesù è la grande rimossa, la tentazione è sempre quella di credere in un Dio che ti manda le cose per il verso giusto, un problem solver, una specie di amuleto o portafortuna. Magari buono, sì, “Gesù era una persona tanto buona”, su questo è difficile trovare qualcuno, anche ateo, che sia in disaccordo. Quindi, se è tanto buono, se noi ci comportiamo bene con lui anche lui lo farà con noi, e ci farà andare bene tutte le nostre cose. Invece davanti al mistero del dolore – il suo immenso e i nostri, più o meno grandi – i conti non ci tornano. Come mai Dio, l’onnipotente, è finito sulla croce? E come mai a quella persona disonesta ed egoista va tutto alla grande, mentre a quello così generoso e leale ne sono successe di tutti i colori?
Mancano sette mesi alla nuova vita che possiamo cominciare, ottenendo la cancellazione di tutti, tutti i peccati passati, e la cancellazione delle pene che dovremmo scontare. Cioè ovviamente possiamo cominciare una nuova vita anche prima, chiedendo l’indulgenza, passando la porta santa e seguendo tutte le indicazioni che la Chiesa ci offre per poter accedere a questo tesoro straordinario (pentimento, distacco dal peccato, confessione, comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa).
Però il 20 settembre lo faremo tutti insieme, in comunione di cuore e di anima e di intenti, in cordata, con la promessa di pregare gli uni per gli altri e di sostenerci nel nuovo cammino che inizierà. E dove due o tre sono uniti nel suo nome c’è Lui proprio!
“Ecco, ora è giunto il momento opportuno, ecco, ora è il giorno della salvezza”, scrive san Paolo, è l’anno di grazia, non possiamo lasciar cadere questo regalo. Siamo tutti invitati al prossimo capitolo generale del Monastero wi-fi il 20 settembre a Roma, per varcare tutti insieme la Porta Santa.
Riceveremo il regalo più grande che si possa chiedere, è l’anno della liberazione. Noi busseremo alla Porta, perché quando Gesù busserà alla nostra ci trovi pronti: “egli – scrive sant’Ambrogio – bussa alla tua porta quando il suo capo è madido di rugiada notturna. Ascolta, egli bussa. Ascolta, egli ha voglia di entrare. Aprimi, sorella mia amata, mia colomba, mia bellissima… Egli si degna di visitare chi si trova nelle angustie e nelle tentazioni, perché non vuole che qualcuno soccomba sotto il peso schiacciante delle angustie. Se tu dormi e non è sveglio il tuo cuore egli se ne va ancor prima di bussare. Se il tuo cuore è sveglio, e chiede che gli sia aperta la porta.”
Riprendono a Roma gli incontri del primo lunedì del mese (in realtà questo è il secondo, ma il primo lunedì era l’Epifania). Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21 al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Gianfranco Lunardon per una catechesi su “digiuno dieta del pellegrino”. Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!
Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.
Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di dicembre.
Aggiornamento di Natale. Innanzitutto ci sono ancora pochi posti per il ritiro per i sacerdoti, che sarà dal 7 all’11 gennaio a Roma, al Celio. Come ricorderà chi segue questo blog, si tratta di un’idea che è partita da un sacerdote di Milano, il quale ci ha chiesto di organizzare un ritiro l’anno scorso, per incontrarsi con altri sacerdoti, avere con loro dei momenti di amicizia e condivisione, e ascoltare delle catechesi sul tema “ciò che ti aiuta a essere un sacerdote secondo il cuore di Cristo”. Quest’anno invece il tema sarà “virili e casti: il dono del celibato”, per ricordare che ci vuole più testosterone a passare una giornata in confessionale che una serata in discoteca, perché la virilità consiste prima di tutto nell’accettare di dare la vita per qualcun altro.
Qui potete vedere il programma. È pensato secondo il principio che anima anche le giornate del Capitolo generale del Monastero Wifi a Roma, e anche le realtà locali (i cosiddetti monasterini), e cioè che cerchiamo di far circolare la “robba bbona”, senza però che ci sia un leader, un capo, nella certezza che in ogni realtà che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa c’è qualche ricchezza che può servire a tutti, e che in ogni anima che cerca di servire Dio c’è qualcosa che può essere trasmesso, e comunicato agli altri, i quali a loro volta lo trasmetteranno, visto che nella Chiesa non c’è copyright. Anzi, più si copia da quelli bravi, meglio è (noi la chiamiamo tradizione). Anche perché quelli che sono secchioni oggi possono essere somari in qualcos’altro domani, ed è bene ricordarsi di non attaccarsi a nessuno in particolare se non a Cristo.
Insomma, se conoscete un sacerdote che pensate possa avere bisogno di un momento di riposo, o di amicizia, incoraggiatelo a iscriversi, ricordandogli che grazie alle vostre offerte siamo in grado di non richiedere alcuna quota di iscrizione (se invece volete voi contribuire per lui, l’Iban è sempre il solito, quello del conto intestato a MONASTERO WI FI: IT70C0303201400010000709065).
Il celibato è una profezia per il mondo. È l’annuncio che si può vivere una vita felice e feconda lasciandosi riempire anche affettivamente da Cristo. Di questo e molto altro sono segno i sacerdoti, che grazie a questo loro sì sono il nostro unico canale di accesso a Cristo, che lo è a Dio. Insomma, tanta gratitudine per il sì che dicono i sacerdoti. Per questo desideriamo sostenerli come ci è possibile.
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