Aggiornamento di Natale

 

di Costanza Miriano

Aggiornamento di Natale. Innanzitutto ci sono ancora pochi posti per il ritiro per i sacerdoti, che sarà dal 7 all’11 gennaio a Roma, al Celio. Come ricorderà chi segue questo blog, si tratta di un’idea che è partita da un sacerdote di Milano, il quale ci ha chiesto di organizzare un ritiro l’anno scorso, per incontrarsi con altri sacerdoti, avere con loro dei momenti di amicizia e condivisione, e ascoltare delle catechesi sul tema “ciò che ti aiuta a essere un sacerdote secondo il cuore di Cristo”. Quest’anno invece il tema sarà “virili e casti: il dono del celibato”, per ricordare che ci vuole più testosterone a passare una giornata in confessionale che una serata in discoteca, perché la virilità consiste prima di tutto nell’accettare di dare la vita per qualcun altro.

Qui potete vedere il programma. È pensato secondo il principio che anima anche le giornate del Capitolo generale del Monastero Wifi a Roma, e anche le realtà locali (i cosiddetti monasterini), e cioè che cerchiamo di far circolare la “robba bbona”, senza però che ci sia un leader, un capo, nella certezza che in ogni realtà che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa c’è qualche ricchezza che può servire a tutti, e che in ogni anima che cerca di servire Dio c’è qualcosa che può essere trasmesso, e comunicato agli altri, i quali a loro volta lo trasmetteranno, visto che nella Chiesa non c’è copyright. Anzi, più si copia da quelli bravi, meglio è (noi la chiamiamo tradizione). Anche perché quelli che sono secchioni oggi possono essere somari in qualcos’altro domani, ed è bene ricordarsi di non attaccarsi a nessuno in particolare se non a Cristo.

Insomma, se conoscete un sacerdote che pensate possa avere bisogno di un momento di riposo, o di amicizia, incoraggiatelo a iscriversi, ricordandogli che grazie alle vostre offerte siamo in grado di non richiedere alcuna quota di iscrizione (se invece volete voi contribuire per lui, l’Iban è sempre il solito, quello del conto intestato a MONASTERO WI FI: IT70C0303201400010000709065).

Poi visto che qualcuno me lo ha chiesto, in questo aggiornamento di Natale volevo parlare dei libri che mi sono messa sotto l’albero. Uno l’ho già letto, gli altri sono sulla rampa di lancio (nel mezzo ci ho infilato un romanzo di Chaim Potok, Danny l’eletto, che sto leggendo ora).

Quello che ho letto è Il viaggio di Giobbe, di don Giulio Maspero (Ares): ero un po’ intimorita perché pensavo che da un fisico e teologo, insomma uno che studia con il massimo rigore possibile la natura delle cose e la natura di Dio, e che si mette a parlare della sofferenza ci fosse poco da stare allegri. Infatti non so neanche perché mi sia messa a leggerlo. Forse perché quando mi è capitato di ascoltarlo mi ha sempre colpito la sua grande intelligenza unita alla semplicità (che poi per me sono sinonimi) e a uno straordinario senso dell’umorismo. Il libro mi ha infatti ribaltata con la sua capacità di andare al cuore delle cose, e di raccontare la vicenda di Giobbe come un viaggio – anche se lui effettivamente sta fermo – che lo porterà a scoprire la cosa più bella del mondo, e cioè che l’obiettivo di Dio, sempre, anche quando permette la sofferenza, è solo quello di entrare e rimanere in relazione con noi. La sapienza di Giobbe ci porta dunque a rileggere il nostro essere nulla a partire dalla relazione con il Creatore. Ciò significa che siamo tutti dalla Vita, interamente sotto il segno della Vita, quindi tutti belli, ben fatti, perché siamo opera di Dio.

Il prossimo che leggerò sarà l’ultimo di Roberto Marchesini, Smetto quando voglio, sottotitolo: Come uscire dalla dipendenza da smartphone (e magari insegnarlo ai figli). Sinceramente, non so se io sia dipendente dallo smartphone, non lo prendo quasi mai in mano con curiosità o voglia di trarne piacere, ma il più delle volte come una delle cose che devo fare, che voglio anche fare, per mantenere tante relazioni che secondo me sono buone e fanno circolare il bene. Sono convinta che con un po’ di disciplina e intelligenza possa essere usato bene, e siccome Roberto Marchesini è una persona che vive secondo una disciplina scelta in modo oculato e per me molto interessante, voglio leggere i suoi consigli. Penso che mettendoci delle regole – anche piccole- si può massimizzare il bene. Per esempio, darsi un tempo per rispondere ai messaggi, mettere delle priorità, tipo: non guardo i messaggi fino a che non ho finito le lodi, per dire, e magari anche un po’ ridurre il tempo dedicato ai siti tipo cavolidelgliatripuntocom e guardacomesonoinformaeinvecetuseisfigatapuntoit. La mia amica che lo ha letto mi assicura che i suggerimenti sono praticabili anche da noi persone imperfette, che non abbiamo dato lo smartphone ai figli solo dopo la seconda laurea, noi che ogni tanto scrolliamo a membro di cane solo perché non abbiamo voglia di fare la cucina o di scrivere un articolo, insomma, per la gente normale.

Poi sarà la volta del libro di Emiliano Fumaneri, La cultura del disprezzo, Il rispetto al tempo dei social (Uomovivo). Anche questo desidero leggerlo sia per il tema, sia perché ne conosco l’autore, e lo stimo infinitamente per la grande cultura unita a una umanità incantevole. Attraverso molti episodi di cose avvenute sui social, molto ben raccontati e documentati e letti alla luce della filosofia e dell’antropologia, Emiliano conduce il lettore a una nuova consapevolezza alla quale si può e si deve arrivare anche nell’uso dei social. Ogni volta che stiamo per toccare un tasto dobbiamo ricordarci di custodire il cuore, chiedendoci se quello che stiamo per scrivere sia per fare il bene o il male. Il libro pone una serie di domande alle quali non avevo pensato, ma che necessitano, me ne rendo conto solo adesso che lo sto sfogliando, di una risposta. Perché se siamo di Cristo, lo siamo anche quando stiamo davanti a uno schermo. Tra l’altro quella è una sfera che l’inquilino del piano di sotto padroneggia molto bene, e se ne serve per hackerarci continuamente.

Infine sotto il mio albero non poteva mancare il libro di Cristina Righi e Giorgio Epicoco, Intimamente parlando, Per una sessualità…. da Dio (tau editrice), sia perché sono amici, e pure di Perugia, sia perché anche io come i genitori di Chiara Corbella Petrillo che ne formano la postafzione penso che sia molto importante parlare della sessualità nel modo giusto, come Dio l’ha pensata, per non lasciare tutto il campo all’azione di quello del piano di sotto. Noi siamo stati pensati da Dio perché godessimo, per esempio san Tommaso sostiene che prima del peccato originale l’atto sessuale portasse a un godimento molto maggiore di quello che è dato agli uomini di provare dopo la cacciata dall’Eden, ed è bene che sia chiaro, e che la Chiesa, anche attraverso due laici, lo ricordi. L’atto coniugale è segno dell’unione alla quale cerchiamo di arrivare con il matrimonio attraverso un cammino che dura una vita intera: i due si uniscono e ricompongono l’immagine di Dio. L’uno va verso l’altro per formare un solo corpo (san Giovanni Crisostomo).

 

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