Riprendono gli incontri del lunedì del MonasteroWifi Roma

Riprendono a Roma gli incontri del primo lunedì del mese (in realtà questo è il secondo, ma il primo lunedì era l’Epifania). Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21  al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Gianfranco Lunardon  per una catechesi su “digiuno dieta del pellegrino”. Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!

Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.

Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di dicembre.

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DIGIUNO E SPERANZA

Monastero WiFi, Battistero di S.Giovanni in Laterano

Catechesi Don Carlo Lorenzo Rossetti,   lunedì 3 dicembre 2024

Preghiamo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Signore ti ringraziamo e ti benediciamo di tutti i tuoi doni, della grazia di stare qui questa sera, della grazia particolare di poter condividere le cose della fede insieme ad amici, sorelle, fratelli, in questo tempo che è appena iniziato dell’Avvento e anche nell’imminenza di questo Anno Santo di grazia che tu ci doni. Donaci lo Spirito di Verità, d’Intelligenza, di Consiglio, di Sapienza, affinché possiamo approfondire le realtà della fede che tu ci proponi attraverso tuo Figlio Gesù. Te lo chiediamo nel Suo nome, Lui che è alla Tua destra e intercede per noi e vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen”

 

Bene. Allora, io non so se devo ringraziare Costanza perché mi ha dato un tema, il “digiuno”, che è uno degli ultimi ai quali avrei mai pensato di dover dedicare una serata con fratelli e sorelle.

Quando ho visto ”digiuno”… poi dopo meno male che ha detto: ”Che tema vorresti collegare con il digiuno?”.

Allora siccome c’è il Giubileo della speranza, vi parlerò di digiuno e speranza o se volete un titolo un po’ alternativo sarebbe “Digiuno no, digiuno sì. Il digiuno cristiano tra il già e il non ancora.”

Vi spiego subito il perché.

 

In tutte le religioni del mondo si parla di digiuno. Nell’ebraismo, se leggete il libro di Tobia, le tre opere che dice Gesù, preghiera, elemosina e digiuno, le dice tali e quali Tobia nell’Antico Testamento. L’Islam, sapete benissimo, ha ripreso queste tre opere di giustizia, di verità, che sono appunto la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Ma poi tutte le altre religioni orientali stimano moltissimo il digiuno, che ha poi delle motivazioni diverse.

Voi sapete che nell’Antico Testamento ci sono degli esempi straordinari di digiuno che sono proprio i due dialoganti di Gesù sul monte Tabor, Mosè e Elia. Tutti e due hanno fatto questa esperienza di quaranta giorni di digiuno come segno di attesa della parola di Dio, di purificazione.

Poi nell’Antico Testamento il digiuno è sempre collegato con la penitenza, allora il digiuno viene anche connesso con il rivestirsi di ceneri, rivestirsi di sacco, in modo da esprimere anche fisicamente la penitenza.

Ci sono anche dei Re piuttosto malvagi che però, presi da penitenza, si sono messi a digiunare, a cospargersi di cenere e Dio ha gradito questo come segno di penitenza.

Gesù, subito dopo il battesimo, compie questo gesto di quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, dove lui sarà il vero Israele a combattere contro il nemico e combattendo anche proprio con il digiuno per manifestare, e questa è la sua parola, che “l’uomo non vive solo di pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.”

Però la cosa interessante e un po’ intrigante su questo tema del digiuno, è che in uno dei primissimi dialoghi che Gesù ha con i discepoli di Giovanni Battista, Gesù si dimostra molto innovatore nei riguardi del digiuno.

Io mi ricordo di un anziano professore gesuita, Jean Galot, era anche un consultore di Giovanni Paolo II,  che diceva: ”Non bisogna digiunare, un cristiano non digiuna, lo dice Gesù, non si digiuna, lo sposo è con noi e non si può digiunare, non si deve digiunare”. Questo diceva Jean Galot, professore. E in effetti dice questo Gesù e noi dobbiamo avere anche questa avvertenza.

Questo ci consola un po’ perché io vi dico subito appunto che è un tema ostico un po’ per tutti in particolare per me. Chi mi conosce sa che sono una buona forchetta e mi piace dire come dice Tertulliano ,che era un uomo molto irascibile e che ha dovuto scrivere un trattato sulla pazienza. Tertulliano disse: ”E’ come chiedere ad un malato di parlare della salute”.

Capito? Quindi, va bene, prendete quello che il Signore vi ispirerà.

Allora Gesù risponde a questa domanda:“Perché i discepoli di Giovanni, noi e i discepoli dei farisei digiunano e i tuoi discepoli non digiunano? e Gesù risponde queste parole che noi conosciamo bene e dice: “Possono forse gli invitati alle nozze digiunare mentre lo sposo è con loro? No, finché lo sposo è con loro non possono digiunare. Ma verranno giorni in cui lo sposo sarà tolto loro e in quel tempo, in quel momento, loro digiuneranno”.

Ecco questo è ambivalenza del digiuno in regime cristiano.

Io vi dico subito che dobbiamo stare attenti all’originalità del digiuno nel cristianesimo.

Cioè noi non digiuniamo come i mussulmani o come gli ebrei, come le altre religioni. C’è una cosa tipica del digiuno Cristiano: alcune cose le dice, per chi volesse approfondire queste cose, un documento dei Vescovi italiani, un documento un po’ vecchiotto del ’94. La CEI ha scritto un documento, invitando i cristiani a riscoprire il digiuno, è molto interessante. E dice appunto che c’è un’originalità del digiuno cristiano e allora io posso dire questo: il digiuno cristiano è preso tra un già e quindi digiuno no, e un non ancora e quindi digiuno Si.

Il cristiano non digiuna, festeggia, e poi il cristiano digiuna e sperimenta anche nel corpo questa privazione, questa mancanza, questa ascesi, questa sete, questo non mi basta, questa speranza.

E se volete le due parole, digiuno No, le potete legale a una virtù teologale, che si chiama la FEDE.

A me piace dire che la Fede è la regina, la fede è una virtù regale, è una virtù che dà forza.

Chi è che vince il mondo? La nostra fede.

C’è una dimensione di Vittoria nella Fede, la fede è gioiosa, la fede è libera, la fede è pacifica, perché la fede è consapevole di una ricchezza straordinaria.

Che cose vuol dire credere?  Significa accettare l’amore di Dio.

Voi tutti avete ricevuto questa immaginetta e l’avete riconosciuta. L’avevamo fatta dare a migliaia di copie. Ve lo presento, non so se avete riconosciuto questo volto, questo volto è il volto del Cristo di San Damiano, è un Crocifisso. E se vedete qui, si vede che il costato di Gesù è trafitto, quindi Gesù è morto sulla croce.

Perché gli hanno fatto la ferita dopo la morte? Per sincerarsi che fosse veramente morto.

Eppure se guardate gli occhi, gli occhi sono grandi, aperti e sono sereni. Come quelli di un PANTOCRATOR, “mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”.

E poi se vedete lo sguardo di Maria, Maddalena e Giovanni, accanto alla Croce non è uno sguardo di tristezza, ma c’è già il sorriso della Pasqua. Come dire questo è già esattamente, quello che dice l’Apocalisse: “Vidi sul trono in piedi l’agnello immolato”.

Cristo, morto e crocifisso e risorto per noi. Questo non è realistico, ma è vero.

Sappiate che la verità e più grande della realtà che noi vediamo, perché la verità è la realtà come la vede Dio, e quando Dio vede Gesù, Gesù crocifisso, subito lo vede come suo figlio, e lo ama infinitamente e lo vede e lo riconosce come suo figlio che lui genera nella risurrezione.

Bene questa non è una fotografia del Venerdì Santo

E’ paradossale, i francescani dopo hanno poi diffuso solo il Cristo sofferente.

Qui siamo nel 12° sec ed e tipicamente italiano e trovo geniale, perché questa non è una rappresentazione del Crocifisso e basta, ma è un annuncio pasquale. E’ la morte e risurrezione.

La morte di Gesù è la vittoria sul peccato, la risurrezione è vittoria sulla morte fisica.

Per questo mi piace moltissimo questa immagine, per dire che cosa? Per dire che noi, e questo è il primo aspetto di questa piccola catechesi, noi non possiamo essere tristi, non possiamo digiunare, non possiamo essere con il muso da quaresima, così come dice anche il Papa: ”NON ESISTE UN CRISTIANO TRISTE.”

Poi, dopo ne parleremo, esiste il cristiano che piange, che è afflitto. Ma è un’altra cosa e guardate è impressionante: nella nostra fede c’è tutto!

Io sono cattolico καθολικός, che abbraccia il Tutto. Nella nostra fede c’è spazio per la totalità.

Anche dell’esperienza umana, ma la prima esperienza, io vi dico, ricordatevi questo: DIGIUNO NO! Perché? Perché ci è dato lo Sposo, è arrivato il Messia che già nell’antico Testamento i profeti annunciavano: “La tua terra non sarà più desolata, tu ti chiamerai amata, mio compiacimento, sposata da Dio”.

E nell’Antico Testamento, è il Signore, Jahvè, che è lo Sposo di Israele.

Tuo Sposo e tuo Creatore, in Ezechiele, anche, questa storia di amore di Dio verso il suo popolo, storia di intimità. E quando Gesù si presenta come lo Sposo, qui già c’è un’affermazione potentissima della sua identità.

In quest’anno 2025 ricorderemo il Concilio di Nicea: “Dio vero da Dio vero, generato, non creato” veramente Dio, ma dicendo che Gesù con questa affermazione dice “Io sono lo Sposo” lui sta prendendo il posto di Dio nell’Antico Testamento. È colui che rappresenta veramente l’amore di Dio per il suo popolo, un amore totale. E questo amore totale implica una comunione, infatti tutto nel Nuovo Testamento, i Vangeli Sinottici riportano questo loghion, questa frase, finché lo sposo è con loro non possono digiunare.

E poi San Giovanni, scrive tutta una teologia nuziale su Cristo che è lo Sposo.

L’amico  dello Sposo, Giovanni Battista, si rallegra solo a sentire la sua voce. Io sono contento, lui deve crescere, lui è lo Sposo. E Giovanni Battista che immagina in tutta la chiesa, e questo indice puntato verso lo Sposo “è lui lo Sposo, l’Agnello di Dio, il Salvatore”.

Poi San Paolo dice ai Corinzi “io come apostolo vi presento come una fidanzata al Signore Gesù che è il vostro sposo.  E poi avete il culmine, che è la lettera agli Efesini, dove San Paolo dice questa cosa stupenda, che voi conoscete bene, qualche volta si legge durante le celebrazioni matrimoniali, “Mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la chiesa”.

E cosa fa Cristo verso la sua Chiesa? La nutre, la cura e poi le fa come un lifting per eliminare da lei ogni sorta di ruga e di macchia, per presentarsela pura santa e immacolata.

Questo significa che la Chiesa, finché siamo su questa terra sarà sempre un pochino bruttina, purtroppo, e tutto quanto nella Chiesa “semper reformanda”, La Sposa di Cristo. E c’è questa dimensione di escatologia, e alla fine ci sarà la pienezza di questa sposa: quando Cristo vedrà la sua sposa, ecco la sposa dell’Agnello, vestita di lino puro bianco, che sono le opere di tutti santi, ed è pronta per le nozze : “Beati gli invitati alle nozze dell’Agnello.”

Quindi prima cosa, amici, ricordatevi, lo Sposo è venuto, e noi non possiamo fare finta di niente.

Il cristianesimo ci dice che Cristo porta nel mondo la pienezza della Sapienza e la pienezza del culto divino.

Nell’antico testamento, a proposito del pane e del vino, avete due immagini forti, che vi ricordo: la prima è dal Libro dei Proverbi, al capitolo 9, dove si dice: “La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue colonne, ha ucciso gli animali, ha preparato il vino, ha imbandito la tavola, ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: “chi è inesperto venga qui”. E a chi è privo di senno essa dice: “venite, mangiate il mio pane, bevete il mio vino”. Mangiate il mio pane, bevete il mio vino: banchetto offerto dalla Sapienza con una S maiuscola. “Abbandonate la stoltezza e vivrete”.

E poi c’è un altro  momento in cui si parla di pane e vino. Non so se vi ricordate, nell’Antico Testamento si parla di Melchisedek, questo sommo sacerdote che benedice Abramo (quindi è superiore ad Abramo), figura misteriosa, senza genealogia. E questo Melchisedek compie un rito e anziché offrire scannando capri, tori e vitelli, porta solo pane e vino, offre pane e vino.

E c’è un Salmo che dice che il Messia sarà sacerdote al modo di Melchisedek, e questo Messia porterà un banchetto, e il profeta Isaia annuncia cosa si festeggerà in questo banchetto. Se leggete il capitolo 25 di Isaia, si dice che il Signore preparerà per tutti i popoli, su questo monte, a Gerusalemme, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati; egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli, eliminerà la morte per sempre.

Ecco quello che si festeggerà in questo banchetto preparato da Dio: l’eliminazione della morte, la vittoria sulla morte. Ecco il nostro Dio: in Lui abbiamo sperato perché ci salvasse, Lui è il Signore in cui abbiamo sperato, rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.

Ebbene, vedete, Gesù Cristo è la Sapienza incarnata, è il sacerdote al modo di Melchisedek, è questo sposo che viene e che, offrendosi a noi, ci offre il suo corpo e il suo sangue, il suo pane e il suo vino, corpo di obbedienza, sangue di misericordia: “non ho voluto sacrifici nè oblazioni, l’obbedienza mi è gradita”.

E Cristo sulla croce è tutto obbedienza, tutto offerta al Padre e noi, comunicando al pane consacrato, comunichiamo a questa obbedienza di Cristo e, bevendo il calice del sangue di Cristo, ci abbeveriamo alla misericordia della nuova alleanza.

E allora Cristo è questa Sapienza che ci offre il vero pane e il vero vino, la sua obbedienza è la sua misericordia. E i cristiani celebrano questo: tutte le messe, tutte le eucaristie sono un grido di gioia.

Cosa facciamo durante la S.Messa?

Lo dice San Paolo: “Noi, comunicando al corpo di Cristo, al sangue di Cristo, noi annunciamo la sua morte, finché Egli venga”.

Annunciamo che questa morte di questo Gesù, morto sulla croce, è l’unica cosa che rimane in eterno.

Tutto passa, ma questo amore, questo affidarsi di Gesù al Padre, questo suo avere misericordia dei peccatori (“Padre perdonali”), questo è il culto gradito a Dio: obbedienza e misericordia.

E Cristo ci ha dato il suo pane, il suo vino, perché noi possiamo entrare in comunione con Lui ed essere un solo spirito con il Signore Gesù.

Allora, vedete, per un cristiano questo è l’anticipo del paradiso!

Che cos’è il paradiso? Paradiso è comunione intima con Dio, comunione con gli altri e noi, in quanto cristiani. Non esiste un cristiano triste, perché il cristiano è colui che ha trovato la salvezza, ha trovato la perla preziosa e può andare in giro, deve andare in giro, a comunicarlo agli altri: “Rallegratevi con me ho trovato la perla preziosa, ho trovato il tesoro nascosto che è Gesù Cristo, che è la sua grazia, il suo spirito e quindi, se siamo nella festa, non possiamo digiunare”

Allora perché siamo qui? Perché dobbiamo parlare anche dell’altro aspetto che forse vi dispiace un po’, a me da un po’ … sì … però è bello, son contento di parlarvi di questo perché mi ha fatto scoprire tante cose che è bello scoprire.

Perché il cristiano così come è pieno di gioia per una salvezza trovata – e questa è la fede – c’è un altro aspetto che è l’aspetto – se volete – che LA FEDE CI RADICA o ci fa posare i piedi sulla roccia.

Emunàh in ebraico – riconoscete la parola amán – significa la capacità di dire: è così, è solido, è forte, come un uomo che mette i piedi su una roccia. Bene, questa è la fede!

La fede è una dimensione di saldezza, granitica, certa, però la nostra fede non è solo … io dico sempre che fede e speranza sono due sorelle: una è molto conservatrice l’altra, più progressista, è la speranza.

Noi siamo molto in pace – ecco vedete la fede ci da la pace – se tu hai fede tu sei così sazio di Dio, sei così grato al Signore che non hai più paura e sei un po’ come il bambino del salmo “nulla mi manca”, come un bambino svezzato sul petto della mamma.

C’è questo nella nostra esperienza e dobbiamo averlo e dobbiamo gridarlo di gioia.

E’ l’esperienza della Pasqua, l’esperienza della gioia condivisa, l’esperienza della – dicevano i mistici e lo dicono sempre – inabitazione trinitaria, che Dio abita dentro di te, lo Spirito Santo che ti convince che Dio è Padre per te come lo è per Gesù e questo è l’inizio del paradiso: che tu possa dire a Dio papà, padre, padre mio. Questa è la gioia più grande che ci sia.

La fede ci mette in questa certezza, questa forza, ma nello stesso tempo è la stessa fede che poi diventa speranza. La fede ci fa guardare indietro, ci fa guardare il Golgota, ci fa guardare l’atto di amore di Cristo, ci fa guardare il sepolcro vuoto, ci fa credere che c’è la Risurrezione.

Che a questo Gesù, Dio Padre ha detto tu sei mio Figlio, io oggi ti genero e ti do la vita eterna. Tu sei mio Figlio, tu non puoi rimanere nella tomba, il tuo amore non è degno di diventare polvere.

Mi piace molto una frase di Origene che dice che è giusto dire al peccatore, ad Adamo, tu sei polvere e in polvere ritornerai, ma quando Dio padre ha visto il nuovo Adamo, ha visto questo amore, ha detto un’altra cosa, ha detto tu sei cielo e in cielo verrai, tu sei mio figlio.

E Dio Padre ha glorificato Gesù e noi siamo il popolo della gloria, il popolo dell’Amen, dell’Alleluia, “E’ risorto, è veramente risorto” e quindi il popolo della Pasqua e al centro della nostra fede c’è la Pasqua, lo Sposo che è venuto, l’incarnazione, Gesù Cristo che ci ha insegnato la Verità.

Mi piacerebbe tanto parlare di questo ma non c’è tempo. E che ci da?

Le cose più grandi che noi possiamo avere. Queste tre cose che sono: essere figli di Dio, essere santi nell’amore, essere gloriosi nella resurrezione. Qui sulla terra già nella speranza.

A me piace chiedere a proposito di speranza tu da 1 a 100 quanto credi che ci sia il Paradiso?

Da 1 a 100. Cento? Di più? Braviiiiii!!!!! Ah vedo che siamo cristiani!

Sono stato scandalizzato di vedere una cartina sulla fede nell’aldilà in Europa ed era micidiale: 48, 50, 51, 34 in Francia, nei posti così … si salvava la Turchia: 91.

Ragazzi ma per un cristiano – daccordo? – la fede diceva San Tommaso è incoatio vitae eternae in nobis, è l’inizio della vita eterna dentro di noi. Allora vedete noi siamo salvati, siamo messi su questa roccia della nostra salvezza che è Gesù Cristo e che ci da un modo nuovo di essere.

Però, ecco, la fede guarda indietro, ma la speranza ci fa guardare in avanti ed è qui che scatta la dimensione anche del nuovo digiuno.

Verrà un tempo in cui il loro maestro, lo sposo, sarà loro sottratto e in quel momento loro digiuneranno.

Cosa significa? Qual è questo momento in cui lo sposo è sottratto?

Potremo dire che sono due aspetti…è sottratto a causa degli uomini perché Gesù viene arrestato, viene consegnato, viene tradito da Giuda, viene arrestato dai capi del popolo, viene consegnato ai Romani e subisce il processo, subisce la tortura, la flagellazione, lo scherno, l’incoronazione di spine, la flagellazione,…poi, la Passione, la morte, la sepoltura, la discesa agli inferi… “colpirò il Pastore e il gregge sarà disperso”” Questo è l’essere sottratto di Cristo e in quel momento loro, i discepoli, digiuneranno.

Voi sapete che nella prima Chiesa una delle cose che più colpiva i pagani era il grande digiuno pasquale che facevano i cristiani…dal Venerdì Santo, dal venerdì alle 3 del pomeriggio, fino all’alba della domenica, tutto il tempo della passione, della morte e il Sabato Santo, la discesa di Cristo agli inferi…diceva questa antica omelia che parecchi di voi conoscono…diceva: “Che cosa è avvenuto? (il sabato).

Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio, il Re dorme e la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”… e poi continua su questa discesa di Cristo nel regno dei morti, che è una discesa anche gloriosa: e questo è il secondo aspetto! Vedete, nella nostra prospettiva, il digiuno è dovuto prima di tutto a questo fatto. Che noi, umanamente, facciamo memoria di questo momento drammatico, in cui Cristo è stato solo, abbandonato da tutti.

E Cristo muore sulla Croce, nella solitudine più totale. Questo grido della Croce: “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?Non è che sta pregando o sta recitando una preghiera: sta vivendo quella preghiera! Sta sperimentando per amore nostro la sorte dell’uomo abbandonato,del peccatore più grande che ci sia, che sperimenta la solitudine totale e noi in quel momento non possiamo fare festa!i è sottratto lo sposo e allora per tutto il Venerdì Santo e il Sabato Santo i cristiani fanno digiuno…ancora oggi eh…è previsto dalla Chiesa che il digiuno non sia solo venerdì ma è consigliato che si prolunghi anche nel Sabato Santo.

Però questo andare al Padre ha un’altra dimensione anche. Non ha solo questa dimensione drammatica dell’essere condannato, dell’essere messo a morte, ma ha anche questa dimensione del fatto che Gesù ci è sottratto allo sguardo e, come dice il Kerigma di San Pietro negli Atti degli Apostoli, Cristo deve essere mantenuto, custodito in cielo fino alla restaurazione di tutte le cose.

Se qui ci fosse un teologo saprebbe che questa parola “restaurazione”  ha suscitato molti problemi perché sapete come si dice in greco? Si dice “apocatastasi” che vuol dire rimessa tutto in ordine. Poi c’è un teologo, un mio caro amico: ho fatto la tesi su di lui poverino…è stato male…Origene d’Alessandria…e lui parlava di questo… ma lo dice la scrittura, parla di questo e lo dice anche l’inno alla Kenosis, ai Filippe… dice che Cristo si è fatto uomo, si è spogliato di tutto e, a causa di questa obbedienza, è morto in croce e per questo Dio lo ha esaltato, lo ha glorificato…e tutti, in cielo, sulla terra e sotto terra, tutti diranno che Lui è il Kyrios, il Signore… e ci sarà questa restaurazione di tutte le cose e tutto riconoscerà.

Abbiamo festeggiato la regalità di Cristo. Tutti si piegheranno e diranno: Lui è il Signore, Lui è la Verità. Questo amore è l’unica cosa che rimane in eterno. Tutto passa, ma questo amore resta, l’Agnello vive e trionfa. Questo ricapitolare tutto in Cristo. Ma per il momento, e qui è il digiuno, vedete, in questo momento noi digiuneremo, perché Cristo è alla destra del Padre. E qui, attenzione, noi siamo abituati a vedere Gesù alla destra del Padre solo nella Sua Maestà, nella Sua Gloria.

E invece, Gesù sicuramente regna, ma non dobbiamo avere una visione trionfalistica del Regno di Gesù. Gesù, in questo momento in cui sto parlando, in cielo sta regnando, ma è anche sacerdote ed è sempre vivo per intercedere a nostro favore. E Cristo continua la sua intercessione.

E c’è ancora un testo impressionante, sempre di Origene, che cita il Levitico. Sta commentando il Levitico, e nel Levitico trova scritto che il sacerdote quando deve compiere il sacerdozio, il sacrificio, deve astenersi dal bere vino e lui lo collega con questa frase che dice Gesù: “Non berrò più del vino finché lo berrò nuovo nel Regno.”  E parla del digiuno di Cristo. In cielo Gesù sta digiunando. Strano, sì, dice così.

Vediamo come il nostro Salvatore non beve più vino fino a che non berrà con i Santi, vino nuovo nel Regno di Dio. Egli stesso, in questo momento, è avvocato per i nostri peccati presso il Padre.

Come dichiara Giovanni, Suo intimo, dicendo “se qualcuno ha peccato, abbiamo come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo. Come, dunque, potrebbe bere il vino della gioia Colui che è avvocato per i miei peccati, quando io lo rattristo, peccando?”.

Infatti, San Paolo, l’apostolo, lui stesso piange su alcuni che hanno peccato e non hanno fatto penitenza dei loro delitti. Che dire di Lui stesso, che è chiamato Figlio dell’amore, che si è annientato a causa dell’amore che aveva per noi, che non ha cercato il suo vantaggio quando era uguale a Dio, ma ha cercato il nostro bene, e per questo si è come vuotato di sé stesso. Così dunque avendo cercato il nostro bene, ora non ci cercherebbe più, non penserebbe più ai nostri interessi, non soffrirebbe più dei nostri tradimenti, non piangerebbe più sulla nostra perdita… Egli che ha pianto su Gerusalemme, colui che ha preso le nostre ferite e ha sofferto a causa nostra, come il medico delle nostre anime e dei nostri corpi, ora trascurerebbe la corruzione delle nostre piaghe?

Dunque, per noi tutti, Egli sta ora davanti a Dio intercedendo per noi, attende dunque che noi ci convertiamo, che noi imitiamo il Suo esempio, che seguiamo le Sue tracce, per godere allora con noi e bere con noi il vino nel Regno del Padre Suo. Non vuole bere da solo il vino del Regno. Ci aspetta perché ha detto “fino al giorno in cui io lo berrò con voi”. Lo berrà di nuovo più tardi quando tutte le cose gli saranno sottomesse. Ed essendo tutti salvi e distrutta la morte nel peccato non sarà necessario offrire vittime per il peccato.

E poi dice a noi “avrai la gioia quando lascerai questa vita, se sarai stato Santo, ma la tua gioia sarà piena quando non mancherà nessun membro al tuo corpo, perché anche tu attenderai gli altri come fosti atteso tu”. E questo lo ritrovate in San Bernardo, testo bellissimo, si è letto durante la festa di tutti i Santi.

Dice che i Santi ci aspettano in cielo e noi sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano.

Affrettiamoci verso coloro che ci aspettano. I Santi in un certo senso non sono nella pienezza totale della gioia. Questa è un’intuizione che vale la pena di riprendere. E quello che dice anche, guardate, parte in modo molto drammatico, Pascal, Blaise Pascal, che dice “Jésus est en agonie jusqu’à la fin des temps”, Gesù è in agonia fino alla fine dei tempi”.

C’è una dimensione di passione che si prolunga e Cristo soffre a causa delle persecuzioni: “Saulo, Saulo perché mi perseguiti?”  d’accordo?

E Cristo intercede per noi, e Cristo vuole la conversione degli uomini, Cristo prega il Padre perché noi ci convertiamo; e i santi, che sono con Lui,  regnano con Lui, ma sono sacerdoti con Lui, e anche loro intercedono e aspettano la conversione.

Quindi non abbiamo un’idea troppo statica della Chiesa trionfante. Chiesa trionfante, ma senza trionfalismi, e con molto sacerdozio, con molte intercessioni; e quindi dice  Bernardo: “Allora Cristo apparirà come Capo glorioso; e con Lui brilleranno le membra glorificate.  Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Noi dobbiamo desiderare questo. Dobbiamo avere fame di gloria, e questa fame è tutt’altro che pericolosa.                                                                                           Il desiderio che Cristo, la nostra vita, si manifesti. “

In fondo perché dobbiamo digiunare?   Perché?

Perché noi siamo beati, beati quelli che piangono.

Ho detto non dobbiamo essere tristi, ma dobbiamo piangere.Beati quelli che piangono…

Perché piangiamo?

Che cosa significa questa beatitudine, e beati quelli che piangono è lo stesso verbo che usa Matteo a proposito di “ gli invitati alle nozze non possono  “ πενθειν” penzein, il “πενθος” penzos, non possono fare penitenza….. ma c’è una penitenza, c’è un “penzos”, una compunzione, c’è un dolore perché Cristo ancora non è apparso pienamente nella gloria.

Noi siamo pieni di gioia perché Cristo ha vinto la battaglia decisiva, ma siamo pieni di “pemfos”, siamo pieni di digiuno, di speranza, di desiderio; ci manca qualcosa, ci manca la pienezza .

Ci manca, se volete, un’espressione che usano i teologi è “il già è stato già dato”; la vittoria è stata già garantita.

Come in una guerra c’è una battaglia decisiva, chi vince quella battaglia vince la guerra.                                                                                     Però poi la guerra può continuare molto.

Il nemico continua, sappiamo che perderà alla fine, ma noi aspettiamo il giorno della vittoria, il D-day, eh, e questo sarà alla fine, quando Cristo verrà nella gloria, quando la Gerusalemme celeste si manifesterà, e noi piangiamo perché vediamo che ancora molte cose non sono sottomesse a Cristo; che ancora molto male c’è nel mio cuore, nel nostro cuore.

Il Santo piange sui propri peccati, piange sul male che c’è nel mondo, “fiumi di lacrime mi sgorgano dagli occhi perché non osservano la Tua legge Signore”.  E noi, quando vediamo queste cose orribili, non c’è bisogno neanche di parlarne, l’attualità ce le dimostra: cose inimmaginabili, guerre, attentati, femminicidi, aborti, matrimoni omoses….  cose allucinanti…. ecco noi piangiamo.

E noi siamo tenuti a combattere. Dice san Paolo . “Io completo in me quello che manca ai patimenti di Cristo, per la Chiesa”.

Cioè la Chiesa ha un compito anche di combattere questa buona battaglia della fede, perché tutto si sottometta a Cristo; e vedete, santa Teresina di Lisieux questo fatto del cielo che non è statico, e non è la pienezza già della gioia, della felicità,  ma c’è ancora questa partecipazione con il dolore che c’è nel mondo;                                     diceva  Teresina : “Ecco io sento che sto per entrare” qualche mese prima di morire, “io sto per entrare nel riposo, ma soprattutto sento che sta per iniziare la mia missione, la mia missione per far amare il buon Dio come lo amo io, per donare la mia piccola via alle anime; se il buon Dio esaudirà i miei desideri, il mio cielo sarà sulla terra fino alla fine del mondo; si, voglio trascorrere il mio cielo facendo del bene sulla terra.

Non è impossibile, perché gli angeli stessi che vedono Dio, eh, eppure loro ci aiutano, vegliano su di noi.                                                                           Io non posso divertirmi, non posso riposarmi, finchè ci sono anime da salvare.                                                                                                           Ma quando l’angelo avrà detto : “Il tempo non c’è più” allora mi riposerò e potrò godere perché il numero degli eletti sarà completo e tutti saranno entrati nella gioia del riposo”.

E poi aggiunge… e sentite l’eco di san Francesco dice: “Oh quanto poco è amato il buon Dio sulla terra”.                                                Ecco, noi piangiamo per questo.

Diceva san Francesco: “Amor, divino Amor, Amor che non sei amato”.                                                                                                        Ecco” dice Teresina, “anche dai sacerdoti e dai religiosi, no, non è amato molto il buon Dio”.

Ecco, e questo ci fa ricordare una cosa anche di Padre Pio. Sapete cosa diceva Padre Pio?                                                                  Diceva: “Io amo i miei figli spirituali, io li ho rigenerati a Gesù nel dolore e nell’amore e vi assicuro che quando il Signore mi chiamerà, io Gli dirò “ Signore, io resto alla porta del Paradiso; vi entro quando ho visto entrare l’ultimo dei miei figli”.

Ecco, possiamo dire che questo fa Gesù Cristo, con l’ultimo dei peccatori pentiti.   Rimane quasi all’ingresso del Paradiso….

Vedete? C’è qualcosa che manca alla pienezza eh?

Addirittura, termino con una citazione del nostro Papa che ha scritto un bellissimo documento sull’Eucarestia, sulla liturgia: “Desiderio desideravi” eh?

Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi”

E, dice il Papa: “a questa Cena, con la C maiuscola, questo banchetto, nessuno si è guadagnato un posto, tutti sono stati invitati, o meglio “attratti” dal desiderio ardente di Gesù: desiderio di mangiare quella Pasqua con loro.”

Lui sa di essere l’agnello di quella Pasqua, sa di essere “la Pasqua”. Questa è l’assoluta novità di quella cena, la sola vera novità della storia, che rende quella cena unica e, per questo, unica e irripetibile.

E poi dice: “il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto di nozze dell’agnello e per accedervi occorre solo l’abito nuziale della fede che viene dall’ascolto della sua Parola. La chiesa lo confeziona, questo abito nuziale, su misura, con il candore di un tessuto lavato con il sangue dell’agnello e poi, ricordate queste parole: “Non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo, sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l’invito alla cena, o che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita degli uomini”

E per questo il Papa dice: “Ho scelto… ho un sogno di una scelta missionaria, capace di trasformare ogni cosa, il linguaggio, ogni struttura ecclesiale perché diventino un canale per l’evangelizzazione del mondo attuale”

Allora lì capite che c’è un digiuno che esprime questa mancanza di riposo, mancanza di… non possiamo far festa totalmente.

Il cristiano…il popolo che esulta, la festa di Pasqua, la gioia piena, una gioia piena ma, nello stesso tempo, questa gioia straordinaria ci proietta verso una gioia ancora più grande che è quella del cielo, del paradiso e noi sappiamo che tante persone vivono senza questa coscienza, senza questa speranza e questo ci deve motivare a combattere la buona battaglia anche del digiuno: digiunare significa pregare con il corpo, significa tante cose, significa attestare che tu non sei schiavo delle tue passioni.

Vi diranno che il digiuno fa bene alla salute, ma noi abbiamo un altro motivo, molto più profondo, che è questo fatto di unirci a Gesù Cristo nella sua intercessione.

In questo momento Gesù sta regnando e si sta sottomettendo alle cose ma se noi su questa terra non partecipiamo… ecco noi abbiamo la possibilità: sapete cosa fa la speranza? La speranza cristiana… affretta le cose ultime e noi, quanto più ci convertiamo, quanto più preghiamo, quanto più digiuniamo, quanto più facciamo elemosine, quanto più testimoniamo l’amore, tanto più affrettiamo il momento della venuta.

E termino allora con questa cosa: in fondo il digiuno cristiano sta tra queste due cose: tra il “Maran atà” e il “Maranà Ta”! Cosa vuol dire? “Maran” vuol dire Signore, “Maran atà” vuol dire il Signore è venuto e noi lo sappiamo, e lo dobbiamo dire: “il Signore è venuto!”, quello che diciamo nell’Eucarestia. Ecco, questo è il sacramento della salvezza: “il Signore è venuto”. Ma, allo stesso tempo, se pronunciato in un modo diverso: “Maranà” e il vocativo, e significa: Signore, “Tà” vuol dire vieni, imperativo: “Oh Signore, vieni!”, e la Chiesa è questo popolo che deve annunciare.

Se io vi chiedessi: “E’ venuto il Messia?” cosa mi rispondereste?

“Sì”, ecco, sbagliato, bisogna sapere, questo è un terzo della verità: il Messia è venuto, sta venendo e verrà, e non dimentichiamoci mai di questo!

La fede ci dà la certezza che Lui è venuto, la speranza ci dà il desiderio che venga… sempre di più e poi, la carità, che si manifesta anche nell’elemosina, nella testimonianza, nell’evangelizzazione e nel digiuno, come partecipazione alla Passione di Cristo, alla Sua preghiera e alla Sua intercessione.

La carità lo rende presente qui, è il modo migliore per farlo venire, finché ci sia questo. E allora termino con questo. La vita cristiana mette insieme due cose paradossali che sono nella Scrittura: una gioia indicibile e gloriosa, questo dice san Pietro, il conoscere Gesù Cristo ci da’ una gioia indicibile e gloriosa, e anche, nello stesso tempo, noi viviamo questo tempo sulla Terra con timore e tremore.

Ecco, mettiamo insieme queste due cose: una gioia grandissima e anche timore e tremore, significa essere in questo mondo coloro che piangono, che sono affamati di giustizia, che, che non si accontentano della situazione così come è, finché Lui non viene.

D’accordo, allora? Non digiunate quando non dovete digiunare, i cristiani sanno fare questo, sanno fare festa.

Santa Teresa, che un giorno era stata invitata da Filippo II, a pranzo, ed era un po’ sorpreso il re di vedere questa suora che mangiava con grande appetito, e lei risponde: “Maestà, quando è pernice è pernice, quando è digiuno è digiuno, eh?” C’è un tempo per ogni cosa. Sappiate gioire e godere di belle àgapi, pranzi succulenti, agnelli pasquali durante il tempo di Pasqua, durante la Domenica, ma sappiate anche digiunare quando è il momento, cioè ricordarvi che noi siamo anche il popolo, che guarda in avanti, che guarda la pienezza, quando?

Ecco, rallegriamoci ed esultiamo solo in quel momento, diamo a Lui la gloria perché sono giunte le nozze dell’Agnello, la Sua Sposa è preparata.

Le hanno dato una veste di lino puro, splendente (la veste di lino sono le opere di tutti i Santi). Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello.

E ogni Eucarestia fa questo paradosso: ci sazia di gioia stupenda e nello stesso tempo scava in noi un desiderio di una pienezza che ancora non ci è data.

E noi abbiamo dei tempi: l’Avvento potrebbe già un pochino aiutarci ad entrare in questa fame di un surplus, di questa pienezza escatologica, la Quaresima per eccellenza, perchè non è soltanto un digiuno penitenziale, quello soprattutto con il Mercoledi delle Ceneri, ma il grande digiuno del Triduo pasquale esprime proprio questo fatto, che noi attendiamo la piena manifestazione del Signore nella gloria, con tutti i santi, e speriamo di esserci anche noi.

Bene, vi ringrazio, siete stati molto pazienti, facciamo adesso un momento di Adorazione e poi Compieta. E in questo momento di Adorazione io vi consiglio di avere fame, di chiedere al Signore: “Dammi fame del vero Pane, dammi di digiunare dal mondo!”

Alla fine il vero digiuno che fanno i cristiani è il digiuno dal mondo, digiuno dalle cose, dalle parole, dai rumori, dalla mentalità del mondo e soprattutto digiuno dal peccato.

Un pensiero su “Riprendono gli incontri del lunedì del MonasteroWifi Roma

  1. Silvia Polselli

    Catechesi ricchissima di spunti colti di riflessione. Quello che personalmente mi rimarrà di più dentro è la frase: “E ogni Eucarestia fa questo paradosso: ci sazia di gioia stupenda e nello stesso tempo scava in noi un desiderio di una pienezza che ancora non ci è data.”
    Insieme alla preghiera che farò mia “Signore dammi fame del vero Pane e di digiunare dalla mentalità del mondo e dal peccato”

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