di Costanza Miriano
Con le immagini di Tor Vergata ancora negli occhi, pensavo di potercela fare, piena di entusiasmo e di gioia (un milione di ragazzi in adorazione del Santissimo, e un Papa in ginocchio per un tempo interminabile in un silenzio surreale sono una scorta di gioia non dico infinita, ma parecchio duratura sì). E così ho aperto quella porta. Sono entrata in camera delle figlie adolescenti, partite.
E niente, non avrei dovuto. Si è reso necessario l’intervento dei corpi scelti, gli Incursori della Marina, per trovare le scrivanie sepolte da oggetti stratificati, provenienti da diverse epoche della loro esistenza (come hanno fatto, che pulisco sempre?). Pur avendo avuto una vita finora a dire il vero non ancora lunghissima, sono riuscite ad accumulare una quantità sorprendente di detriti e cose inutili, arrotolate intrecciate impolverate sgangherate inceppate macchiate. Il primo pensiero è stato: quando tornano le accoppo.
Il secondo pensiero è stato: sono una schiappa di madre, manco le basi ho insegnato. Poi prima che arrivassi allo step successivo (mollo tutto e apro un chiringuito) un plin dal telefono. Apro, è il messaggio della proprietaria della scrivania appena espugnata: mi ha mandato la foto di due disabili che vivono nel centro in cui è andata a fare volontariato, dall’altra parte del mondo. Due poverissimi, adagiati su dei lettini da mare, che si sorridono l’uno con l’altra manco fossero in un Resort (e invece sono in un istituto). Mi chiedo come possa essere che la stessa persona che fatica a buttare un fazzoletto sporco delle medie (reperito oggi in fondo a uno zaino), colei che non conosce la tortuosa strada che conduce le magliette nel cesto dei panni da lavare, quel triangolo delle Bermude da cui gli indumenti riemergono lavati e stirati in modo a lei inspiegabile e misterioso, quella stessa fanciulla abbia avuto la forza di attraversare il mondo e andare a condividere per un tempo neanche troppo breve la sorte degli ultimi fra gli ultimi, tra disagi, fatiche, caldo e non dico fame, ma quasi. Anche i suoi fratelli stanno facendo la stessa cosa, da un’altra parte (per sparpagliare in una più vasta area del mondo le mie ansie che gli succeda qualcosa). Perché allora se chiedo loro di fare qualcosa in casa io si fingono tutti svenuti?
Una conferma a quella che credo essere la risposta l’ho avuta oggi vedendo la veglia del Cammino Neocatecumenale a Tor Vergata, dove al termine di una catechesi in cui Kiko ha spiegato la differenza tra vivere per sé e vivere per Cristo, un fiume di ragazzi si è alzato per dire il suo sì a Dio, per prendere seriamente in considerazione la propria vocazione, chiedendo a Dio: cosa vuoi che io faccia? Dicono che sono stati più di diecimila. Non so, credo sia stato difficile contarli, ma erano davver
o un fiume che non finiva più. Chissà, qualcuno si sarà fatto prendere dall’emozione, qualcuno esaminerà la sua vocazione e deciderà di consacrarsi, qualcun altro sceglierà il matrimonio, qualcuno forse non si deciderà, ma comunque oggi si sono resi disponibili, hanno detto un sì importante.
Ecco, credo che tutti gli sproloqui sui giovani, su questa generazione fragile, violenta, insicura, distratta, capace solo di relazioni virtuali, dimentichino da una cosa: i giovani vogliono cose alte, vogliono l’avventura, vogliono giocarsi tutto, vogliono spendersi per qualcosa di grosso. Hanno un radar per le cose finte, e quelle vere le vogliono mettere alla prova. Quando sentono il profumo della Verità, lo riconoscono. Dicono che sono tutti annoiati. Certo, si annoiano quando non incontrano parole vere, quando non proponiamo obiettivi alti, quando abbassiamo l’asticella. Siamo noi adulti il problema educativo. È la scuola che fa sconti il problema, è la società che abbassa le attese, sono gli educatori e i genitori che non fanno proposte attraenti e sfidanti. Sempre a proteggerli, a giustificarli, a stare loro col fiato sul collo.
I volti dei ragazzi alla Veglia del Papa parlavano di un’attesa di grandezza, i volti di quelli che oggi dopo le parole di Kiko hanno detto sì, mi voglio giocare la vita per qualcosa che vale, provano che i ragazzi sono così, non sono migliori né peggiori di quelli di altre generazioni: ogni giovane vita che si apre al futuro cerca il senso, cioè cerca Cristo, e se lo incontra, se ne intuisce il profumo, allora è pronta a tutto. Noi adulti possiamo solo cercare di favorire questo incontro, di proporre esperienze in cui speriamo che l’incontro avvenga. Poi, per quanto ci riguarda, ovviamente possiamo mostrare che anche noi continuiamo a cercarlo, nella nostra vita, che mettiamo il rapporto con Lui sopra tutto il resto: sopra le sicurezze borghesi, le nostre priorità. Se quello che per noi conta davvero è mammona, la dea cananea della sicurezza, come facciamo a dire ai nostri figli di rischiare?
Se invece Cristo è il metro di giudizio, se vedono che sappiamo passare sopra a un torto subito, o anche a un’antipatia, se vedono che per non perdere l’amicizia con Lui siamo pronti a perdere qualcosa di nostro, allora magari si chiederanno chi ce lo fa fare… forse gli viene voglia di conoscerlo.
Poi ovviamente ci possono essere momenti (o anni) in cui tutto quello che diciamo o proponiamo di base “fa un po’ schifo”, solo perché lo diciamo noi: quello è il momento in cui ci rimane una sola cosa da fare, che però è la più grande: stare in panchina e pregare per loro. ne approfitto per ricordare che proprio per aiutarci gli uni con gli altri a pregare insieme, fare cordata e crescere insieme nella vita spirituale è nato il Monastero wifi: il prossimo appuntamento, lo ricordo, sarà un cammino tra le tombe dei due apostoli Pietro e Paolo, sul tema Cristo è la Porta (e di porte sante se ne potranno varcare ben due). A breve tutti i dettagli, vi preghiamo di iscrivervi QUI perché siamo già una marea e stiamo cercando di predisporre tutto nel modo migliore…


Io ho un’età per ricordare quello che scrissero gli anticristi delle redazioni dei giornaloni che la sanno sui giovani del Grande Giubileo del nuovo millennio sempre a aTVergata agosto 2000.
Mi riferisco alla storiaccia completamente inventata dei preservativi, ovviamente usati, che molti giurarono di aver trovato nella spianata l’indomani del raduno oceanico (2 milioni di persone, allora).
E le interviste, tutte farlocche, sulla sessualità dei giovani cattolici, naturalmente descritti tutti uguali a tutti gli altri, ma quale castità, quale astinenza, verginità roba da medioevo.
Quanto fango hanno gettato compiaciuti da queste redazioni ossessionate dalla paura per qs ragazzi che vivevano (e vivono) consapevolmente un tempo diverso da quello imposto dal Grande Fratello consumista.
Ricordo infine anche la pubblicità a pagina intera dei preservativi Durex, proprio il giorno stesso del raduno di TVergata.
Quando recentemente è uscita la notizia che la stampa occidentale, quella che si autodichiara libera, tollerante, progressista, democratica, è in realtà tutta sovvenzionata da potenti lobby da oltreoceano e oltremanica, ho capito due o tre cose sullo scempio giornalistico fatto alla verità (e alla Verità) in quei giorni di 25 anni fa.
Sinceramente io preferirei avere le camere dei figli disordinatissime ma saperli dall altra parte del mondo a fare esperienze di volontariato…Forse sono di parte perché io ho basato la vita sul volontariato,ho formato, con mio marito,la nostra famiglia sull aiuto all altro,sulla condivisione,insegnando ai figli a non pensare solo a se stessi ad aiutare anche economicamente chi è più sfortunato.Ma purtroppo i nostri figli non siamo noi…bisogna accettarlo!
Cara Costanza, mi piacerebbe proprio conoscerti di persona! E quest’anno (forse) riesco a venire ! Quando scrivi :
“Poi ovviamente ci possono essere momenti (o anni) in cui tutto quello che diciamo o proponiamo di base “fa un po’ schifo”, solo perché lo diciamo noi: quello è il momento in cui ci rimane una sola cosa da fare, che però è la più grande: stare in panchina e pregare per loro…proprio per aiutarci gli uni con gli altri a pregare insieme, fare cordata e crescere insieme nella vita spirituale è nato il Monastero wifi” , ecco verrò con la mia “panchina” allora! Grazie per quello che scrivi.
Loretta
Hanno lasciato spazzatura per terra, però. Sarebbe servito un punto di raccolta
Cara Costanza, non posso che essere d’accordo su questo articolo che hai scritto…
Quando i miei due ultimi ragazzi sono partiti x Roma le camere erano come lo sono sempre, un porto di mare…e pensa che dovevo ospitare 3 catechisti che arrivavano dal Portogallo e accompagnavano a Toma 150 ragazzi…
Una corsa contro il tempo a ripulire le camere e prepararle x l’accoglienza…
Ma quanta grazia ho ricevuto in questi giorni. Alberto (16 anni) non mi ha ancora telefonato.. sono ancora in pellegrinaggio per qualche giorno.
Quanto entusiasmo hanno ricevuto e dato… non ci sono terapie migliori contro le loro insicurezze e fragilità! Coraggio … diamo loro Gesù Cristo… e vedremo meraviglie!
Con affetto Daniela
Quando ho visto tutti questi ragazzi e ragazze pregare, ero veramente felice. Grande cose fa sempre il Signore. Aiutamole ad crescere nell’amore. Grazie Costanza.
E’ stato un evento di PURA GRAZIA!
Io non ho molta simpatia per Kiko e il movimento neocatecumenale, ma apprezzo Costanza e faccio parte di un Monasterino wi-fi dal suo inizio. Sono in flagrante contraddizione?
Non credo, neanche io ho simpatia per il movimento di Kiko (alcuni amici ne fanno parte) ma non mi sento in contraddizione. Io credo che uno degli aspetti belli della Chiesa sia la pluralità dei carismi.
Il cammino neocatecumenale è un dono prezioso dello Spirito Santo per la Chiesa