Il celibato è una profezia per il mondo. È l’annuncio che si può vivere una vita felice e feconda lasciandosi riempire anche affettivamente da Cristo. Di questo e molto altro sono segno i sacerdoti, che grazie a questo loro sì sono il nostro unico canale di accesso a Cristo, che lo è a Dio. Insomma, tanta gratitudine per il sì che dicono i sacerdoti. Per questo desideriamo sostenerli come ci è possibile.
Con grande gioia condividiamo i link per riascoltare le catechesi sul digiuno a cui abbiamo avuto la gioia di assistere sabato 9 novembre a San Pietro, spacchettate, come si dice, cioè divise per singoli oratori e argomenti: Il digiuno nel Catechismo della Chiesa Cattolica, il senso cristiano dell’ascesi, la sete dell’uomo in sant’Agostino e non solo, il digiuno di Gesù, il digiuno come esorcismo, la gola spirituale e via dicendo.
Un’esplosione di bellezza che ci ha travolti e che vogliamo condividere con più persone possibile, anche se – per il prossimo appuntamento – vi ricordiamo che esserci è un’altra cosa, la scoppola di Spirito Santo e soprattutto la presenza viva e vera di Gesù con la sua carne sono proprio un’altra cosa.
Per quanto mi riguarda, sto cominciando a riascoltare (è per questo che guardo la gente con occhi vacui mentre cammino per strada con le cuffiette, sorridendo o ridendo proprio – a “pregà col pigiamone”, per esempio – o annuendo vigorosamente), e non posso riassumere qui tutte le perle di cui è stata costellata la giornata.
Voglio ricordarne solo due. La prima chi non è venuto non la può capire, ed è l’amicizia che ho visto tra le persone, il clima di comunione in generale, e tra i sacerdoti in particolare. La seconda è che – anche cercando di sperimentarlo – mi è scattato un clic, cioè ho capito davvero, con la carne, una cosa che è proprio una bomba. E cioè che il digiuno non è per Dio, ma è per noi. È una opportunità che Dio ci dà, uno strumento potentissimo non solo per ottenere grazie (la preghiera bussa, il digiuno ottiene, cit.) in modo sconvolgente, quasi incredibile, ma anche per il nostro combattimento spirituale. Il digiuno fa pulizia nella mente, chiarisce, combatte per noi, ci rende più forti nella lotta coi vizi, ci rende più capaci di relazione con Dio e con gli altri, ci cambia in modo miracoloso.
Buon ascolto!
Ricordo che sullo stesso CANALE YOUTUBE sono disponibile anche le catechesi degli anni passati.
Tutto ciò che poteva andare storto, ci è andato, e ancora non è finita. Alta velocità a singhiozzo, scioperi, mail che non partono, contrattempi di ogni tipo agli iscritti e anche a un relatore, file importantissimi che si autodistruggono, strane scritte che compaiono sullo schermo. Non sono una che vede il diavolo dappertutto, però questa volta ho l’impressione che se c’è uno che ha preso molto sul serio l’invito a trovarci a San Pietro a parlare di digiuno, è proprio lui, il gran cornuto. D’altra parte Gesù dice che certi demoni non si allontanano che con la preghiera e il digiuno (sì, lo so, è un versetto che manca in alcuni codici, ma è nella versione che la Chiesa ha accolto, e quindi è Parola di Dio), e anche se tanti non credono nel diavolo, lui crede molto in sé stesso. Sa che il digiuno è un’arma potentissima che Dio ci ha regalato per abbassare un po’ l’uomo vecchio, incontrare Lui, fargli spazio nella nostra vita. E funziona anche quando a essere insidiato dal nemico è qualcun altro: è la migliore intercessione per i nostri figli, per esempio.
Di solito a casa quando qualcuno guarda la tv le sfreccio come una meteora, facendo altro. Oppure mi fermo qualche secondo, do il mio parere (non richiesto), faccio una veloce critica, predìco un finale (lo sbaglio sempre), e poi ricomincio a fare quello che stavo facendo. Qualche sera fa, però, i pochi secondi si sono allungati. Sono diventati un minuto, poi due, da in piedi mi sono messa seduta sul bracciolo del divano. I minuti sono diventati dieci e il bracciolo è diventato cuscino. Alla fine ho deposto il cesto dei panni, e mi sono lasciata risucchiare. Mio marito stava guardando la serie sugli 883, Hanno ucciso l’uomo ragno. Non mi capita mai di rimanere avvinta da qualcosa, di solito mi interessa più fare una telefonata, leggere qualcosa, sbrigare un arretrato oppure, più spesso, vince l’Adalgisa, la cattivissima allenatrice immaginaria che abita dentro la mia testa e che mi spedisce a correre anche alle 11 di sera, se non l’ho fatto prima.
Ieri ho letto -in poche ore – Brucia l’origine, il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli, ancora una storia intrisa di desolazione, tristezza, una storia da cui Dio è completamente assente, persino come ipotesi. E mi veniva da alzarmi, andare nei luoghi del romanzo, in via Lemonia, al Quadraro, o in via Tuscolana, andare a strattonare la gente per strada, a cercare Lello e Vanessa e Francesco, a prenderli per la giacca (o la maglietta, visto lo strano caldo tropicale romano, peraltro come nel libro), a dire: no! Non è vero! È una bugia, è un inganno!
Allora, innanzitutto sia chiaro che quasi nessuno che io conosca è un indefesso e rigoroso digiunatore, e credo neanche tra i sacerdoti, tranne qualche rara eccezione. Quindi siamo tutti invitati all’incontro del 9 novembre a San Pietro sul digiuno, nessuno è fuori luogo, nessuno si senta giudicato, a nessuno verrà messo chissà quale giogo sul collo. Andiamo tutti per ascoltare e cercare di capire come vivere l’ascesi, se può aiutarci in qualche modo nel nostro cammino di fede.
Lunedì 7 ottobre al Battistero di San Giovanni in Laterano Padre Maurizio Botta concluderà il ciclo di catechesi sull’Eucaristia con un incontro su un aspetto sul quale forse non ci fermiamo spesso: lo scambio della pace. Non credo che parlerà dei dilemmi che sembrano avere afflitto alcuni pastori di recente (dare o non dare la mano? Guardarsi negli occhi? Fare un cenno?). Penso che andrà alla sostanza, e cioè che il segno che apparteniamo a Cristo è quando siamo in comunione, pur essendo gente che se non avesse Cristo in comune si detesterebbe… non lo so, vado là per ascoltare.
Alle 20.30 non ci sarà il consueto spuntino per rispettare l’invito al digiuno del papa. Si inizierà alle 21 con la catechesi (si entra sempre dalla sbarra della Lateranense, si può parcheggiare, parola d’ordine Monastero wifi) .
Intanto vi regaliamo questo mazzo di fiori che profuma di bontà e bellezza: la catechesi che madre Laura Brambilla ha tenuto davanti alle signore del Don Guanella e a noi.
Allora, innanzitutto volevamo dire ai non romani che pensavano di venire a Roma in treno il 9 novembre per il capitolo generale di San Pietro di organizzarsi con mezzi alternativi: aerei, bus, macchine, monopattini, pedalò, deltaplano, biga, qualunque cosa, perché salvo imprevisti (nei quali ancora speriamo!) pare che le vendite dei treni non saranno sbloccate per quel fine settimana. A causa dei tanti lavori finanziati dal PNRR le linee dell’alta velocità saranno quasi sicuramente interessate da lavori proprio in quel fine settimana.
“A volte c’è più fede in una bestemmia che nella vostra indifferenza” – disse una volta un mio professore al liceo. Saltai sulla sedia. Ero parecchio combattiva allora, e l’affermazione mi parve blasfema, immagino che contestai la cosa con la mano vigorosamente alzata. Adesso però capisco in che senso la dicesse, e sono d’accordo. “C’è una sorta di fede – spiegava – in un contadino che, per esempio inveisce contro Dio perché una grandinata gli ha rovinato il raccolto. È la fede di chi sa che la sua vita è precaria e dipende in tutto da un Altro”.
Siccome in tanti stanno chiedendo (immagino per prenotare il viaggio), confermiamo che l’appuntamento per il prossimo capitolo generale del Monastero WiFi sarà nella Basilica di san Pietro sabato 9 novembre. Confermiamo anche che il tema sarà “fame e sete di Dio”.
Ma perché?
Forse la cosa più importante che sperimento nei miei stentati, rabberciati, sempre rimandati e più possibile evitati digiuni è che privarti del cibo ti fa ricordare di Dio. Ricordare parecchio. Ricordare in senso etimologico, cioè ti rimette al centro del cuore la presenza di Dio.
Il cuore della nostra fede è la passione e risurrezione di Gesù, ma mentre la risurrezione la celebriamo ogni domenica, la Chiesa propone alla meditazione dei fedeli la passione solo una volta all’anno. Padre Emidio se ne crucciava spesso. Eppure è decisivo capire che la nostra felicità ha radici a forma di croce – una cosa difficilissima da interiorizzare davvero, e che cerchiamo continuamente di rimuovere, inventandoci un dio pagano che ci manda tutte le cose secondo il verso che abbiamo deciso noi, che realizza tutti i nostri desideri (la famosa divinità pagana dei fioretti dell’ultimo minuto che ben conoscono i miei figli, e che invocano soprattutto per i compiti in classe).
“Ciao Costanza, sto mettendo da parte i soldi per iscrivermi al ritiro per sacerdoti….” Tempo dodici secondi, e avevo chiuso e stavo già chiamando Monica, per proporle di svuotare le casse del Monastero (grazie alle vostre generose offerte!) e coprire noi – cioè voi! Grazie!!! – tutte le spese. Così, con il cuore pieno di gratitudine verso i sacerdoti che danno la vita per la Chiesa e quindi per noi, stiamo procedendo nell’organizzazione del ritiro che si terrà a Roma dal 15 al 19 gennaio, che in questo momento possiamo proporre gratuitamente: i monaci wifi dunque offriranno un posto per dormire e i pasti a tutti i sacerdoti iscritti. Se poi dovessero aumentare, Dio provvederà! Continua a leggere “Monastero WiFi – Ritiro per sacerdoti, aggiornamenti”→
secondo gli orari del programma qui sotto (come si può vedere dalla correzione a penna non sarà presente per motivi di salute don Fabio Rosini, sostiutito da Antonio Grappone)
Non so se sia teologicamente corretto, ma a me sembra che tra pregare e andare a messa ci sia la stessa differenza che c’è tra parlare al telefono con tuo marito e abbracciarlo e unirti a lui. Si può parlare con Dio, ma l’unione che ci permette la messa è il momento più alto, intimo, carnale. E ogni volta che provo a pensarci, capisco che la mia comprensione arriva solo fino a un certo punto. Spero che si sposti in avanti piano piano, ogni volta di più, ma non ne sono certissima. A volte indietreggia nella consapevolezza (quei giorni in cui la mente veleggia spensierata verso liste della spesa, persone da chiamare, lavori da consegnare), altre volte ho come dei lampi di verità.
La celebrazione di una messa è la cosa più grande dell’Universo, altro che le galassie, ma che dico, altro che gli ammassi galattici. Quando siamo a messa assistiamo al riperpetuarsi del sacrificio di Cristo, Dio che muore per me, proprio per me, così come sono. Viene lì e prende su di sé i miei peccati, e mi dice che chi mangia di questo pane, che è il suo corpo, NON MORIRA’. Di fronte a questo, a me importa pochissimo delle galassie ma anche del conto in banca, di un figlio che mi ha risposto male, della ritenzione idrica, ti arrivo a dire. La morte è l’unico vero problema che abbiamo, la morte intesa come accesso al destino eterno, non come la fine di tutto. Per questo sono sempre stupefatta, non tanto del fatto che fuori dalla chiesa non ci sia la gente che sgomita per entrare, quanto della mia incredulità. Del fatto che non faccia colmare tutti i miei desideri da quella risposta: Dio mi ama così tanto da morire per me, per farmi vivere per sempre con lui.
Dicono che a volte si dovevano deviare i percorsi pensati per Giovanni Paolo II per evitare che passasse davanti a un tabernacolo, sennò si rischiava che ci si fermasse troppo a lungo davanti, facendo saltare tutti i programmi; san Francesco quando pensava al sacrificio di Cristo cominciava a piangere e non si riusciva più a fermarlo; santa Chiara con un’ostia consacrata in mano fermò un’invasione; Teresina diceva che se la gente sapesse davvero cosa succede a una messa ci sarebbe la ressa davanti alle chiese… Potremmo continuare con l’elenco di tutti i santi, canonizzati e non: la vita di chi crede davvero nell’eucaristia, nella presenza reale di Cristo, cambia completamente. Ecco, io non sono fra quelli. Io sono fra quelli che vanno a messa tutti i giorni, e ancora ogni volta chiedo la grazia di innamorarmi di Cristo, e di capire davvero la grazia che mi è fatta. Per fortuna la grazia lavora da sola, anche senza la mia partecipazione, però quello che possiamo fare è cercare con ogni mezzo di mettere il nostro cuore nella disposizione giusta.
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