Incontro di aprile del lunedì del MonasteroWifi Roma, e trascrizione dell’ultimo

Ci vediamo, per chi vuole, per un momento conviviale alle 20,30, Poi alle 21  al Battistero di san Giovanni in Laterano avremo con noi don Simone Caleffi  per una riflessione “su digiuno e morte di Gesù”. Informazione fondamentale, si può parcheggiare nel parcheggio della Lateranense (parola d’ordine per la gendarmeria “Monastero Wi-Fi)!

Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.

Qui sotto la trascrizione dell’ultima catechesi di marzo di don Riccardo Cendamo

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Incontro del 3 marzo del Monastero WiFi presso il Battistero di S.Giovanni in Laterano

“Prendete e mangiatene tutti” catechesi sul digiuno di don Riccardo Cendamo

Allora cominciamo facendo una preghiera. “Signore Dio onnipotente, noi ti benediciamo per il dono della fede e per il dono della Chiesa, per tutte le parole che hai suscitato nei secoli attraverso i tuoi figli, attraverso il magistero sapiente della Chiesa, che arrivano fino a noi perché noi possiamo nutrirci. Ti benediciamo per il dono della Pasqua, per il tempo di quaresima che ci viene incontro, per il dono della conversione che tu hai pensato per noi. Ti preghiamo che questa sera possa essere un tempo favorevole per incontrarTi, per ascoltare la tua voce, per riscoprire in noi il tuo amore. Tutto questo Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.” Maria fonte della nostra gioia, prega per noi. Arca dell’alleanza, prega per noi. San Leone Magno, prega per noi.

Mi piace tanto invocare i Santi prima di una catechesi, prima di un incontro, perché veramente mi da coraggio sapere che ci sono i Santi presenti. Questo è un mistero, un potere, una grazia, un dono della Chiesa. Quando la Chiesa invoca i Santi, i Santi sono presenti. Quando tu in un battesimo invochi i Santi nelle litanie, quei Santi sono presenti. Anche i nostri cari defunti sono presenti quando noi invochiamo i Santi. Negli esorcismi si invocano i Santi e i demoni si infastidiscono perché quel Santo lì è presente. Tu invochi Sant’Agostino, è lì presente. Santa Monica, Santa Maria Maddalena, immagina che bello che tu puoi pregare e sai che accanto a te c’è San Pietro perché l’hai invocato.

Chi è un Santo che ti piace? Un Santo che ti avrebbe fatto piacere conoscere? Invocalo e lui sarà acconto a te.

Allora il primo Santo che invoco è sempre Maria perché Maria con le sue immagini, con i suoi titoli, illumina il percorso che noi facciamo, fonte della nostra gioia, Arca dell’alleanza. L’Arca dell’alleanza è la presenza del Signore, l’Arca è il mezzo di trasporto per arrivare alla salvezza.

Può il digiuno essere mezzo di salvezza? Può essere fonte di gioia?

Poi ho invocato Leone Magno perché Leone Magno è stato un grande Papa, il grande teologo e ci sono dei sermoni che lui ha scritto. I sermoni sarebbero delle omelie. A quei tempi quelli bravi facevano delle omelie e c’era gente che le scriveva. Adesso si fa lo stesso, però si fa con tutti. Non vuol dire che se scrivo un’omelia allora sei bravo, vuole dire solo che c’era uno che aveva tempo da perdere. Invece San Leone Magno era veramente bravo, era un grande Papa. Lui pronuncia una serie di sermoni, che vengono poi scritti, nel tempo di quaresima. siamo a metà del V secolo è un tempo difficilissimo a Roma. Vent’anni dopo crollerà definitivamente l’impero d’occidente, ma già se ne vede il presagio di questo crollo, infatti un vuoto pesantissimo nella giurisdizione di Roma. Sarà Leone Magno, anni prima di questi sermoni, a difendere le invasioni di Roma da Attila.

Sapete che c’è l’episodio famoso, ha pure scritto una canzone Venditti, Leone Magno esce incontro ad Attila, lo incontra alle porte di Roma e nessuno sa che cosa si siano detti, però Attila non entra e un anno dopo morirà. Quindi quello è stato l’ultimo incontro che ha avuto, forse l’unico, con la Chiesa. Leone Magno era costretto a difendere Roma con il suo esercito, a difendere i poveri, a difendere i deboli. Però è impressionante che se tu leggi questi sermoni scritti in questo tempo così difficile, vedi che l’unica preoccupazione di quest’uomo è la conversione dei cristiani.

Noi sprechiamo tante parole, tante volte nelle preghiere, chiedendo di tutto, il lavoro per i disoccupati, l’aiuto per quel particolare bisogno politico. Una volta in una delle preghiere che si leggono a messa, quelle dei libri, non quelle scritte da me, c’era una preghiera per la FAO, dico ma qui stiamo a sbarellare.

L’unica preoccupazione di quest’uomo, di fronte all’occidente che sta cadendo, è la conversione delle persone che ha di fronte perché l’unico vero investimento per salvare l’umanità è l’unione a Cristo.

La conversione è questo, la conversione è unire la nostra vita a Cristo. La conversione è abbracciare il Signore, anche e soprattutto di fronte a tempi difficili.

Anche noi oggi noi viviamo tempi difficili, in cui la visione cristiana del mondo sta scomparendo, la visione stessa della vita con cui magari molti di noi sono cresciuti sta cambiando: pensate al dramma dell’aborto pensato come diritto universale, pensate alla manipolazione genetica, pensate a quello che volete. I

Il tempo passa, anche le civiltà passano, ma l’amore a Cristo non passa. Se tu ti leghi a Cristo, quello è l’unico vero investimento, perché non passa; tutto cade, ma se tu sei unito a Cristo, che è il Verbo eterno, quello non cade. Per questo è tanto importante quello che si fa qui, è tanto importante che ci siano iniziative come questa o qualsiasi iniziativa in questo momento dove si possa annunciare la presenza di Dio, il suo amore, la sua verità, la sua liberazione. Ne abbiamo bisogno.

Abbiamo bisogno di sperare, di vedere la bellezza, la libertà di trovare la forza per unirci a questo mistero. Per questo ci viene incontro un dono che è la Quaresima.

Allora, io stasera dovrei parlare di digiuno, però capite che non ha senso parlare di digiuno così in modo cieco. Il nostro digiuno ha un senso che è legato alla Quaresima. Nella Chiesa ci sono due digiuni, cioè uno può fare digiuno quando vuole, come forma sua privata, però la Chiesa chiede due digiuni al fedele durante l’anno: uno è il mercoledì delle ceneri e l’altro è il venerdì Santo. E’ il tempo che precede la Quaresima, il tempo di digiuno; per noi è legato a questo, a questo mistero.

Ma il digiuno non è che se lo sono inventato i cristiani: il digiuno, più o meno, noi lo troviamo in tutte le culture. E’  l’astensione da un cibo che può essere per un tempo determinato o può essere per un tempo indeterminato. Molte culture ce l’hanno come rito di iniziazione, come una prova di forza, come una prova di crescita. In altre culture il digiuno invece sottolinea un aspetto dualistico della realtà, cioè mostra una diffidenza verso la materia. Perché quando tu mangi, fai entrare del cibo nel tuo corpo, assumi un’altra materia. E la materia viene vista in tante culture, specialmente nel passato, in modo esplicito; adesso però si sta tornando a questo concetto come a qualcosa di dannoso, qualcosa di pericoloso.

Se ci pensate nella civiltà occidentale essere grassi è un problema, c’è un’avversione.

Cioè, voi lo sapevate, per esempio, che le femministe difendono i ciccioni?

La sapevate questa cosa? Perché il femminismo, nel suo aspetto diciamo primordiale, ha un intento che è quello di difendere le minoranze, difendere chi è in difficoltà. Che poi questa cosa si possa avere pervertire in una prospettiva marxista, che vuole cambiare le strutture senza toccare il cuore dell’uomo, questo è il problema! Però, di per sé, il femminismo puro mira a difendere chi non ha la forza di difendersi da solo e, fra le persone che vengono difese, ci sono gli obesi: perché noi viviamo in una cultura dove, se tu sei sovrappeso, sei guardato male.

Cioè, io questa cosa la posso portare come testimonianza di vita!

Adesso, voi non ci crederete… Succedono delle cose, se tu sei un po’ in sovrappeso, che ne so: qualche settimana fa stavo celebrando la messa (io celebro messa alle 08:30 del mattino). Finisco (quindi stiamo parlando delle 9 del mattino) ed io non so che voglia c’hai te, alle 9 del mattino: io c’ho voglia soltanto di stare in silenzio, con un caffè e magari posso fare un pò di sport, però non è c’ho voglia di socializzare. Allora tu immagina che io ho avevo appena finito di celebrare la messa e stavo lì a mettere a posto le cose sull’altare, quando mi si avvicina una signora, spero che non sia presente nel nostro gruppo, perché se no si offende (o che si offenda pure perché è pure buono se si offende), mi si avvicina e mi fa: “Padre, le posso dire una cosa?” –  “Sì”-

“No, perché la sua pancia non è normale! La sua pancia non è normale, è troppo in alto, lei ha qualche disturbo. Se vuole le posso presentare un bravo medico”.

“No, non lo voglio conoscere; guardi che le assicuro che se dimagrisco un po’ magari la pancia piano piano…”

“Vabbè io il suggerimento te lo ho dato”.

Stessa settimana, mi vado a confessare, pure i preti si confessano. (non vi dico dove sono andato). Mi vado a confessare da un sacerdote che non conosco, mi fa tutta la confessione, mi dà l’assoluzione, e poi, stando lì seduti mi fa:

“Ma quanto   è che non ti fai le analisi?”

“Ma perché?”

“Perché secondo me stai in pre diabete; io mi interesso un po’ di medicina, dovresti far le analisi perché non stai tanto bene; però ti potrebbe aiutare una dieta.”

Questo, vi giuro, mi ha dato una dieta nel confessionale!

“Fa questa dieta per due settimane, poi vieni e mi racconti!”

Non mi dici come stai?

Come va la vita spirituale?

Fra preti… Io mi sentivo in imbarazzo, non sapevo che dire.

“Non penso di avere il diabete perché io faccio molto sport.”

“Non si vede!”

Vabbè, io prendo questa cosa come penitenza!

Ma tu che coraggio hai per andare dal prete, che ha appena finito la Messa, per dirgli che ha i vermi? Però guardate che c’è un sacco di gente che con me ha questo coraggio! Ma sembro così affabile? Non sono così affabile! Ci sono un sacco di parrocchiani, chiedete a loro!

E’ una cosa che mi fa impazzire; viene la gente e si permette di darti consigli (hai preso chili, non stai tanto bene); che poi io mi…   Non devo dire parolacce! Mi manda in tilt perché gli vorrei dire: ma secondo te uno specchio non ce l’ho? Secondo te non me ne accorgo? Guarda che sono un maschio, basta che faccio pipì, me ne accorgo se ho la pancia o no (non serve che ve la spiego questa!). Ed è già umiliante per me magari stare con un corpo che non mi piace, ma perché me lo devi dire, perché ti senti in diritto di dire questo? Perché c’è questo disprezzo per una forma fisica come la mia? Guarda, che possa essere pericoloso per la salute lo so, infatti è vero che ho i valori sballati, mi devo mettere a dieta, devo prendere i medicinali, anzi già li prendo, io lo so; ma il problema non è questo.

A te non interessa che io stia male o non stia male. A te interessa che non corrispondo a un determinato canone, che non è soltanto un canone estetico; forse ai tempi di Sissi, l’imperatrice, poteva esserci questa spinta esteriore, forse un pochino negli anni ’60, ma in realtà già c’è il germe di un’altra cosa: il disprezzo profondo per la materia. Perché noi pensavamo, e lo pensiamo ancora, che il nostro corpo sia una gabbia, che ci sia una separazione tra le cose eterne e le cose della terra, tra ciò che è divino e nobile e ciò che è sporco e materiale.

E questo è un germe presente anche in tanti cristiani, che si guardano con disprezzo, che assumono delle forme di pietà, che però, sotto sotto, nascondono un odio per la carne, un odio per la condizione umana.

Non farò esempi adesso, per non chiudere le orecchie a nessuno.

Però te lo devi chiedere: quando tu fai un segno di umiltà davanti a Dio, per cosa lo stai facendo, cosa stai disprezzando? Stai disprezzando il peccato o stai disprezzando te? Stai disprezzando l’inganno o stai disprezzando la tua vita? Noi che veniamo da una tradizione giudaico-cristiana non abbiamo questo disprezzo, non dovremmo averlo. Anche in Israele, anche gli ebrei non rinunciamo al cibo per un fatto di disprezzo per il cibo. La famosa questione dell’impurità, di per sé, non è legata al cibo. Purità o impurità sono legate alla vita.

Puro è ciò che accoglie Dio, la presenza di Dio è la purezza.

Impuro è tutto ciò che allontana da Dio, per cui le rinuncia ad alcuni cibi, ad alcuni atteggiamenti sono rinunce a ciò che è impuro.

Perché non si può toccare il sangue? Perché il sangue è la vita, allora il sangue che si disperde no, l’animale ucciso che perde sangue o la stessa donna che nel ciclo perde sangue, sta mostrando una vita che va via. La vita che va via ricorda la morte, ma dove è presente la morte non può essere presente Dio, perché Dio è vita. Dove Dio mette il dito lì nasce la vita, per cui se è presente la morte vuol dire che Dio è lontano. Allora le forme di astinenza o di controllo del cibo per gli Ebrei cosa ricordano? Ricordano l’alleanza, cioè il discorso sull’impurità è un discorso legato all’alleanza, legato alla fedeltà con Dio. Io sono puro, perché sono abbracciato a Dio, sono fedele a Lui, alla Torà. La legge nella Torà è la vicinanza con Dio. L’interpretazione corretta della Torà, l’interpretazione che gli Ebrei dicono e “pel pel”, bocca a bocca, è un bacio con il Signore e la vicinanza con Lui.

Il discorso sulle impurità soprattutto si sviluppa nel tempo dei Profeti, che è un tempo di esilio, un tempo in cui Israele è lontano da Dio, è lontano dal Tempio. Si disperde in mezzo alle altre popolazioni, rinuncia alla fedeltà, entra nei compromessi, trova questa impurità; per questo i digiuni diventano segno di quella fedeltà. Ma anche per questo i digiuni tante volte diventano in Israele un segno formale di appartenenza; io esteriormente digiuno per mostrate che sono un vero ebreo, un vero figlio di Abramo. Eh ma il Signore quello che cerca è il CUORE, per questo Cristo parla con tanta durezza dei falsi digiuni, per questo Cristo dice quando sta con i suoi discepoli che vengono accusati di mangiare in giorno di sabato, “ma non possono digiunare perché ci sono Io, c’è lo Sposo, che è la fonte della vita. Non c’è bisogno di digiunare e tutto puro se io sono presente”.

Anche Cristo digiuna. La quaresima… la prima domenica di Quaresima leggiamo il Vangelo delle tentazioni, che sono 40 giorni di digiuno nel deserto del Signore. Lo Spirito Santo spinge il Signore nel deserto e lo fa digiunare 40 giorni, come prima di lui aveva digiunato Mosè. Aveva digiunato 40 giorni aspettando la rivelazione del Signore. Elia aveva digiunato 40 giorni aspettando la risposta del Signore e così Cristo digiuna 40 giorni nel deserto per affrontare il nemico dell’uomo, Satana, il diavolo, il serpente antico, l’antico avversario. Ma quel combattimento che fa Cristo alla fine è una attesa, il Signore sta aspettando qualcosa, che è l’incontro con il Padre. Perché l’incontro con il Padre tanto per Cristo, quanto per noi passa per un digiuno, perché il digiuno è segno di un combattimento. Noi cristiani assumiamo questo digiuno veramente per la quaresima. E’ interessante quello che dice Leone Magno per parlare della quaresima, spiega che cos’è la Pasqua.

Di tutti i giorni dell’anno non c’è un giorno più importante, più santo, più fondante per l’uomo di quello della Pasqua. Noi viviamo la quaresima per la Pasqua, non so se lo sapete.
Che cos’è la quaresima?

Sono i giorni di preparazione alla Pasqua.

Perché si vive la quaresima?

Perché originariamente per diventare cristiani, per accedere al battesimo c’era un cammino, che è il catecumenato. Questo catecumenato durava solitamente tre anni; poi cerano persone che lo iniziavano da giovani, lo sospendevano, poi lo riprendevano, ma aveva delle tappe il catecumenato. La parte finale era questo tempo prima della Pasqua, dove i catecumeni ricevevano gli esorcismi, le parole del vescovo, ricevevano le parole del Credo, ricevevano il segreto della preghiera del Padre Nostro. E camminavo in questi giorni di rinuncia, di digiuno.

Il digiuno porta con sé un dolore. Il digiuno forse, originariamente, sapete come nasce nell’uomo?

Come risposta al lutto.

Quando tu hai un dolore forte non riesci ad assumere cibo…cioè un dolore forte, un dolore improvviso, ti chiude lo stomaco. La ritualizzazione di questo lutto nelle culture diventa digiuno. Israele infatti conosceva un grande digiuno che era quello dello Yom Kippur …era il giorno dell’espiazione, era il giorno del perdono. Allora perché si digiunava?

Perché il digiuno era entrare in questo dolore, cioè manifestare davanti a Dio la morte nella nostra vita. Per chiedere perdono hai bisogno di accettare che nella tua vita è entrata la morte…sì, nella mia vita, Signore, è entrata la morte

Tu che sei la vita sei lontano da me…torna a me, lasciami tornare a te…per questo c’era il grande digiuno dello Yom Kippur, per prepararsi, per ricordarsi con questo dolore della presenza della morte, del mistero della morte e del dolore…vicino a noi.

Signore avvicinati perché si allontani da me la morte! Così pure i cristiani vivevano questo tempo, i catecumeni scusate, vivevano questo tempo di rinuncia, di digiuno perché si preparavano ad abbandonare la morte. In fondo era questo: il fonte battesimale era il termine di questo cammino, che culminava in questa discesa dove questa morte che riveste ogni uomo veniva abbandonata nelle acque santificate dalla Chiesa, da Cristo, dal Suo mistero pasquale.

E chi usciva aveva una vita nuova, era unito a Cristo, aveva la vita immortale, illuminato, salato, fatto nuova creatura, finalmente Figlio di Dio…questa era la Quaresima!

C’era un altro aspetto… Nei secoli antichi non esisteva la Confessione come la conosciamo noi. C’era soltanto il Battesimo. Il Battesimo perdonava il peccato ma, poiché il cuore dell’uomo porta sempre con sé la sua debolezza a un certo punto la Chiesa di fronte alle tante persecuzioni, alle persone che rinunciavano alla fede, che apostatavano la fede perché o bruci sti due granelli d’incenso oppure ammazzo te e tutta la tua famiglia … vabbè brucio i granelli d’incenso! Rinuncio all’incenso, rinuncio alla fede…ma l’apostasia era un peccato gravissimo!

Come potevi rinunciare a Dio una volta che eri stato unito a Lui? E allora questo portava ad una scomunica, ad un allontanamento dalla Comunione con la Chiesa…dopo molte di queste persone si pentivano, volevano rientrare…allora come farli rientrare in questa Comunione?

Veniva fatto un nuovo catecumenato, un catecumenato di penitenza, cioè veniva data la penitenza che non era di’ tre Ave Maria e un Padre Nostro, che comunque sì era una penitenza valida, ma la penitenza erano altri tre anni di digiuno, di preghiera e di umiliazioni davanti alle porte della Chiesa, davanti alle porte chiuse.

Dentro la Comunità celebrava e pregava per coloro che erano fuori in ginocchio a chiedere perdono…e poi dopo questi tre anni, il Giovedì Santo venivano assunti nella Chiesa…venivano accolti di nuovo dal Vescovo…ma questo era un cammino a cui partecipava tutta la Chiesa assieme.

Allora capite che per i cristiani, per coloro che erano già battezzati, che vivevano in grazia, che vivevano la loro vita di fedeli, avevano di fronte a sé questa prospettiva: da una parte i catecumeni, quelli che si preparavano, dall’altra i penitenti…e allora, di fronte al cammino di questi uomini, anche loro rivivevano questo cammino!

In fondo la Quaresima è fare nostro il cammino che c’ha guadagnato l’identità di Figli…per questo la Chiesa ce lo dona, ogni anno…perché quell’identità è tua.

Ma forse tu non l’hai guadagnata…e invece nella Quaresima tu hai la possibilità di ripercorrere quello che la chiesa ti ha donato, il cammino per diventare cristiano, cioè il cammino per unirti al mistero di Cristo.

Tutto quello che noi viviamo nella chiesa, tutto, ogni singola festa, ogni singolo elemento della nostra spiritualità, ogni faccia di questo diamante meraviglioso che è la fede, viene dalla Pasqua.

Alla fine noi viviamo un solo, grande, mistero: il mistero della Pasqua di Cristo. Cristo morto e risorto per noi. La stessa incarnazione, il Natale stesso, viene dalla Pasqua, anche se la precede a livello cronologico, ma non la precede come realtà. Il Natale c’è in funzione della Pasqua. Nelle antiche icone, Cristo viene raffigurato sempre in una piccola bara, appena nato. Nelle icone della Natività. Perché veramente Cristo è nato per quello, per morire in croce!

Ma è una crudeltà questa?

Possibile mai che il Padre abbia pensato….

La strada del figlio, la vita del figlio, perché morisse in croce!  E sì, se lì c’è la salvezza di tutto il mondo, perché quello che è andato in croce, è Dio eh!

Guardate, c’è un rischio quando noi guardiamo la croce di Cristo, anzi sono due i rischi: il primo rischio è pensare che quello sia “solamente” frutto dell’ingiustizia umana, che quello sia un poveraccio, ucciso dalla cattiveria del mondo!

Chi pensa questo so’ gli stessi che te dicono che Che Guevara era come Gesù Cristo! Che Guevara non era come Gesù Cristo, mi dispiace. O qualsiasi altro uomo, seppure innocente, venga messo in croce, è un’altra questione.

Perché è vero che il mondo, con la sua ingiustizia, ci mette le mani addosso ed è vero che Cristo è andato in croce perché si è offerto totalmente a questo mondo. L’ha amato senza misura e ha lasciato che le mani di questo mondo, portato avanti, no, dal demonio, lo appiccassero alla croce! Questo è vero, ma quell’uomo sulla croce è Dio, per cui quello stare sulla croce era la “sua” volontà!

Volontà di Dio stare sulla croce, com’è possibile?

Perché in quella croce c’è la salvezza dell’uomo!

Ma Dio che cosa c’è venuto a fare qui?

Noi che cosa stiamo aspettando?

Perché aspettiamo la Pasqua?

Perché festeggiamo il Natale?

Perché sei contento…ma tu sei contento che Dio stia nella tua vita?

Ti chiedi mai per quale motivo Dio stia nella tua vita?

Guarda, Dio sta nella tua vita per liberarti dalla morte! Per liberarti dalla schiavitù del demonio! Per questo Dio è venuto! Per questo Cristo ha vissuto la sua Pasqua, non ci sono altre questioni!

Noi facciamo grandi dibattiti, no? sulla pace nel mondo, che ne so, sull’eutanasia, sull’uso dei preservativi.

Allora che dibattito vuoi fa, stasera? Noi possiamo dibatte su qualsiasi cosa, la questione è una sola: che Cristo t’è venuto a liberare, dalla schiavitù in cui ti teneva legato: il demonio!

In che modo?

Con la paura, col dolore, con la tragedia della morte! Questo è il senso della Pasqua!

Questa Pasqua, Dio non l’ha vissuta in cielo, l’ha vissuta sulla terra, con lo stesso corpo nostro!

Ai tempi di Leone Magno… sapete perché è tanto importante Leone Magno? Perché noi la teologia sul tempo di Quaresima che abbiamo la prendiamo da Agostino e da Leone Magno no?

Ma sua è veramente la teologia sulle nature di Cristo!

C’è un grande dibattito, veramente, la vera guerra, ai tempi di Leone Magno, non era capire se entravano o non entravano gli stranieri a Roma, la vera guerra era capire quante nature c’aveva Cristo, che non era uguale dire una o due.

C’era un’eresia portata avanti da questo Eutiche che diceva: “Chi è Cristo?” E’ Dio fatto uomo, una persona divina, è il Verbo di Dio, il figlio di Dio fatto uomo, ma veramente fatto uomo e quindi ha in se la natura umana e la natura divina. Ma questa natura umana è talmente piccola, talmente insignificante di fronte alla natura divina che è come una goccia di miele nell’oceano, cioè è assorbita totalmente dalla natura divina che è un’idea affascinante, è accattivante, sai perché?

Perché il contrario è molto scomodo. Perché se io e te accettiamo che sulla croce Cristo c’è andato con tutta la volontà divina e con tutta la volontà umana, cioè quell’opera di salvezza che Dio ha fatto l’ha fatta con la volontà umana, allora dobbiamo accettare che quella croce è anche per te e per me. E questo a noi non piace!

Essere partecipi della salvezza del mondo, dover partecipare del mistero pasquale di Cristo, cioè che questa stessa salvezza debba passare anche per te, che anche per te ci sia la luce, anche per te ci sia il combattimento, anche per te ci sia il deserto ed il digiuno. Che fatica!

Meglio non fare i cristiani… eppure questa fatica è bellissima, questo combattimento è l’unica cosa che dà sapore, che dà desiderio, dà gioia alla nostra vita, perché ci rende liberi.

Ma che vuol dire che noi partecipiamo al mistero di Cristo? Il cammino della Quaresima, se è vero che la Pasqua è la nostra unione al Signore, se è vero che il nostro battesimo è la nostra unione al Signore allora il cammino quaresimale significa fare nostra questa unione, riappropriarci di questa unione. Ma essere uniti a Cristo significa voler essere uniti al suo corpo.

Leone Magno dice una cosa bellissima cioè che il fine è “compaginarsi volontariamente in una costruzione unica, il tempio di Dio”. Cioè il fine della nostra esistenza è diventare un tempio, splendente e bellissimo.

Non so se capite che grazia avete per poter ricevere una catechesi qui, non per la catechesi, ma per il luogo dove siete.

Ci venite mai a S.Giovanni, girate per Roma?

La bellezza di questi luoghi, queste pietre, quegli ori, quelle icone che puoi trovare.

Siete mai andati a Loreto?

Li’ c’è la casa di Maria, su quelle mura ha poggiato le mani Cristo, poggia le mani su quelle pietre.

Ti rendi conto di quello che ti dà la Chiesa?

Che vuol dire stare in un edificio come San Giovanni, San Pietro, un santuario?

Ecco io e te siamo chiamati a questo, a risplendere come le pietre di quell’edificio, ad essere tempio di Dio. Questo è il nostro combattimento. Il combattimento, quello che ha fatto Cristo nel deserto, è un combattimento con il nostro nemico, con Satana, che aveva uno scopo: quello di attendere la presenza di Dio. Cioè quello di mostrare la presenza di Dio, quello che l’umana volontà potesse vedere la presenza di Dio davanti a lui, aveva come scopo proprio il combattimento.

A cosa serve il digiuno? Ma cosa c’entra con il digiuno? Qual è la parola che sta al centro della nostra fede? Adesso ve la leggo, perché non ho mai trovato una parola in cui il Signore dice “adesso digiunate!”, invece il Signore grida ad un banchetto, nel Vangelo secondo Matteo: “Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore? Ed egli rispose, colui che ha messo la mano con me nel piatto, è quello che mi tradirà”

Il Signore si mette a cena di fronte al dramma del male.

Di fronte al dramma di questo male, al combattimento, alla tentazione, alla presenza di Satana non risponde dicendo Va bene, andiamo, facciamo 15 genuflessioni, stendiamoci a terra, che ne so, appendiamoci al muro… che tortura vi viene in mente?
No, il Signore risponde con una cena.

“Ora mentre mangiavano Gesù prese il pane, lo spezzò, diede la benedizione e mentre lo dava ai discepoli disse Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Poi prese il Calice, rese grazie, lo diede loro e disse bevetene tutti, perché questo è il mio sangue per l’alleanza che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vite, fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio. Parola del Signore.”

Cioè dice Agostino “per risorgere con Cristo devi anche morire con Cristo”. Noi non aspettiamo la Pasqua come un segno, un segno esteriore, un bel ricordo, un momento conviviale.

E se l’hai aspettata così fino ad oggi non è questa la Quaresima che ti ha consegnato la Chiesa!

Non è questo il cammino che ti si apre davanti! No!

Noi aspettiamo la Pasqua col pensiero di risorgere, ma risorgere veramente. Perché la Pasqua, la resurrezione, la vita di Cristo è l’unica vera vita!

E’ l’unica vita che ci dà la vita. Hai mai visto una persona morire santamente?

Hai mai visto uno guardare con speranza il giorno della venuta di Cristo, hai mai visto uno entrare nella sofferenza o nell’oblio della morfina, in un hospice, senza maledire la vita?

Hai mai visto uno rialzarsi dai peccati, i peccati che gli hanno messo addosso, dagli abbandoni, dalle violenze? Hai mai visto uno perdonare il nemico?

Se l’hai visto hai visto hai visto un cristiano, perché queste cose non le fanno gli alieni. Questi sono i doni che ci fa il battesimo. Potete amare il nemico, potete perdonare la storia. Potete entrare nella sofferenza senza paura. Questo appartiene a me e anche a te, è un dono che abbiamo già ricevuto. Siamo già stati liberati dalla morte. Ma non lo sappiamo tante volte, non lo viviamo.

Perché non crediamo veramente che questo mistero è un mistero che è nostro, che ci appartiene. Non lo guadagniamo.

Perché non entriamo mai nella Passione. Il tempo della Quaresima serve a questo. A entrare nella passione, entrare nel combattimento. A entrare nella Resurrezione, e l’immagine tutto questo nel digiuno.

Ma il digiuno è un nutrimento il digiuno è la condizione dell’uomo che si nutre della Grazia. Quello è il digiuno.

Perché quando tu rinunci al cibo…o, sapete, che si possono fare tante forme di digiuno. A parte che c’è l’astrazione dal cibo in quei due giorni che vi ho detto. Ma il tempo di Quaresima è un tempo di digiuno che è profondamente interiore, ma che ha bisogno della porta di questa sofferenza, di questa rinuncia.  A qualunque cosa tu voglia rinunciare, quella rinuncia ti porterà un combattimento. Cioè il combattimento della croce.

Satana tenta il signore nel deserto e poi si allontana per tornare al momento più opportuno. E il momento opportuno sarà sotto la croce, quando nella voce nello sguardo, quando tutti attorno a lui, delle persone che lo amavano, delle persone che lo odiavano. Delle persone che lo avevano abbandonato, delle persone che piangevano per lui, si  era sentita ancora la voce del tentatore che gli dirà “scendi, scendi da questa croce”!! Perché la tentazione è una, una soltanto, scendi dalla croce, cioè scendi dalla tua vita, perché ogni tentazione è quella, la tentazione è una, è una soltanto, che è scendi dalla croce, cioè scendi dalla tua vita oggi.

La nostra croce è una, la croce non è la disgrazia particolare che ti capita, la croce è essere uniti profondamente alla tua vita oggi, da cui il demonio ti dice scendi. Non è sopportabile che quella persona non ti capisse, non è sopportabile che quello ti abbia tolto il saluto, non è sopportabile che i tuoi figli ti chiedano un altro sacrificio, non è sopportabile che tua figlia si droghi, non è sopportabile che tu stia ancora da solo, senza una sposa, che tu sia ancora sola senza un fidanzato, che proprio adesso ci sia quella malattia, che ci sia quella povertà, non è sopportabile.

E ogni peccato che facciamo io e te, lo facciamo per scendere dalla croce.

Rispondere male a quella persona è scendere dalla croce, ammazzarti di pornografia di notte è scendere dalla croce, rubare al lavoro è scendere dalla croce, rinchiuderti nella tristezza in cui disprezzi te stesso, il tuo corpo, la tua vita è scendere dalla croce, perché su quella croce c’è la nostra salvezza.

Cristo t’ha salvato, ma vuole che tu sia partecipe di questa salvezza, e questo non è una punizione, è un dono. Questo dono lo dobbiamo scoprire nel digiuno, quando noi facciamo una rinuncia seria. Per digiunare da qualcosa, ti deve pesare, se non ti pesa non è un digiuno.

Ma io ho rinunciato alla pasta, però mi fa schifo, non stai a digiunare. Oppure hai rinunciato ai dolci, ma il tuo scopo è in realtà di dimagrire, non stai digiunando. Anzi, in alcuni casi, il tuo scopo è di dimagrire? Allora forse il tuo digiuno è che ti mangi tutto quello che c’hai a tavola, perché rinunci a un progetto, che è il tuo vero godimento.

Entrare in un digiuno significa entrare in un dolore serio, dove ti senti solo, dove vedi che non ce la fai. Dove per andare avanti hai bisogno di un altro cibo. Perché il nostro corpo soffoca la fame dello Spirito. Tu senti la fame del corpo, ma è la fame dello Spirito quella di cui hai bisogno. È la fame dello Spirito quella che ti porta avanti. E quella fame il Signore la sazia, la vuole saziare. Con la Sua parola, per esempio.

Digiunare in Quaresima significa stare con la parola di Dio. Se digiuni ma stai lontano da Dio, il digiuno non funziona, non ha senso. Il digiuno serve per nutrire, serve per trovare un altro cibo. Pensa al digiuno che farai in Quaresima. Ci devi abbinare un cibo da gustare, che forse è andare a messa tutti i giorni, o forse scrutare la parola, o forse fare il rosario e pregare per i tuoi nemici, per le persone che non sopporti, e cibarti di un cibo che si chiama grazia, la grazia di Dio che tutto precede, che tutto compie. I tuoi desideri sono preceduti dalla grazia di Dio, le tue azioni sono compiute dalla grazia di Dio. Però la grazia di Dio non fa tutto da sola, vuole fare le cose con te, ed è bellissimo questo. Nel mondo che noi viviamo, nessuno vuole fare le cose con noi. Niente di quello che viviamo nel mondo vuole la nostra vera partecipazione.

È al contrario, il mondo ti vuole vuoto e senza pensieri, schiavo delle sue dinamiche, schiavo delle sue malattie, schiavo delle sue compravendite. Questo è quello che vuole il mondo. La grazia di Dio vuole esattamente il contrario, la grazia di Dio ti serve per combattere, perché quando combatti scopri che sei libero.

Ma che altro vuoi? Ma cosa c’è di più grande, di più bello nella vita, che scoprire che quella vita che stai costruendo, la sta costruendo Dio con te, la vita tua!

La funzione della grazia non è di renderci schiavi di una volontà strana di Dio, che vorrà Dio per me, che avrà pensato Dio per me?

Ma che pensi tu per te? Ma hai mai pensato che forse Dio per te vuole quello che tu vuoi per te? Perché è un padre. Ma che deve volere un padre per te? Se non la tua gioia, la tua felicità, la felicità tua. E certo che un padre a volte ti corregge, e a volte te cazzia, e a volte sta zitto, e a volte ti incoraggia, e a volte ti aspetta, e a volte ti spinge, perché ha fiducia in te, perché è tuo padre, perché ti conosce, conosce il tuo valore, conosce la tua profonda dignità. Lui la conosce. Per questo si fida di te.

A me il Signore mi ha chiamato, la prima volta che mi sono sentito chiamato al sacerdozio, era a Colonia, nel 2005. Io gli ho detto di no. C’avevo 24 anni ma sono entrato in seminario a 32.   Mi ha chiamato, mi ha richiamato, mi ha strillato, mi ha tirato le scarpe in testa; ha fatto di tutto, no, per farmi entrare in seminario; ma se io non fossi entrato, ma che pensate, che mi dava una vita da serie B Dio?

Avrebbe benedetto qualsiasi scelta della mia vita, purché fosse stata una scelta, perché quello è il ruolo della Grazia, di portarci dentro i nostri desideri; per questo abbiamo bisogno di gustarli, perché la nostra libertà costruisca il tempio di Dio, il Corpo di Cristo sulla terra.

Allora vi dico un’ultima cosa: noi viviamo in un mondo che ci vuole schiavi, e questa schiavitù passa anche per il disprezzo del corpo.

Io mi rendo conto di questa cosa: più vado avanti, più, come sacerdote, mi rendo conto che una cosa odia il demonio più di tutte, che è la carne, non l’anima.

Il demonio odia la carne, perché la carne è il luogo della nostra libertà, perché nella carne scorre il tempo, quindi scorre la tua capacità di decidere, perché nella carne siamo stati salvati, perché nella carne siamo stati affrancati, perché nella nostra carne ci possiamo scoprire liberi.

A me tutti mi vengono a prendere in giro per il peso, no? Però nessuno di questi fa digiuni, magari tu fai cinquanta diete, ma non rinunci ad una cosa che è importante per te.

Tutta la volontà maligna del demonio in questo mondo è contro la carne, è contro il corpo, e, per convincerci, col sesso, con le dipendenze come con le ideologie, convincerci che noi siamo degli oggetti; perché chi vive come un oggetto vive sempre frustrato, sempre in cerca di una consolazione, e, alla fine ci sentiamo degli oggetti sballottati da una parte e dall’altra.

E lo sai perché tu hai paura della Grazia di Dio?

Hai paura della Grazia di Dio, perché hai paura che ti renda ancora di più un oggetto, che ti metta sulla Croce, come il Padre ha messo il Figlio sulla Croce, appeso, come un povero oggetto, lì, schiavo della Volontà Divina, schiavo della cattiveria degli uomini.

Ma tu, in quante cose sei libero, dimmi la verità?

In quante cose riesci a non essere un oggetto?

In quante realtà della tua vita riesci a non essere tirato da una parte e dall’altra?

Eppure, sai, esiste un oggetto, che è totalmente libero, esiste un oggetto che ha piena libertà, esiste un oggetto che ha tutta la libertà: è l’Eucaristia.

L’Eucaristia è un oggetto, eh, un pezzo di pane che ti viene messo tra le mani, più oggetto di questo non lo riesco ad immaginare.  Che tu sia fedele, che tu sia un infedele, che tu sia un convertito, che tu sia un satanista, che tu abbia peccato due minuti prima o che tu sia santa Maria Goretti ; se ti metti in fila, io ti metto quell’Eucaristia nelle  mani: è un oggetto, eppure è totalmente libero, perché Cristo si mette nelle tue mani volontariamente, e non ha paura di disperdersi in te, nel tuo corpo; perché è eterno, non si può perdere mai, perché chi ama non si perde, capisci, se uno ti ama non ti perde, e non si perde.

Allora, lo scopo nostro per la Pasqua, per questo digiuno in cui entriamo, è di diventare anche noi questo oggetto, questa Eucarestia.   Essere uniti alla Grazia di Dio, essere uniti alla Croce di Cristo, salire su quella Croce con Lui, per essere Eucaristia come Lui, essere un‘ostia, un’offerta per questo mondo, per questa generazione; poterci offrire perché totalmente liberi.

Perché questo è veramente. Quando noi siamo uniti a Cristo, siamo così liberi , e possiamo donarci a tutti, scioglierci, lasciarci mangiare dagli altri, senza perdere noi stessi, uniti al Signore, al Suo amore eterno che non si perde, ma che resta infinito; unica garanzia della felicità nostra e della salvezza del mondo.

A Lui l’onore e la gloria nei secoli dei secoli.

Amen