Dal monastero al centro commerciale

di Costanza Miriano

Domenica per una serie di circostanze concatenate sono passata praticamente dal paradiso all’inferno. La mattina ero in un monastero benedettino in Umbria, meditando la regola di San Benedetto, tra le colline che all’alba erano emerse da un mare di foschia come isole a cui aggrapparsi nel mare in tempesta, e in cima alla collina il monastero: messa in una piccola comunità, gente del posto che salutava e poi prendeva i prodotti dell’orto delle monache. Noi un gruppo di amici fraterni che mangiavamo insieme il loro pranzo sublime (verdure e uova a centimetro zero, cucinate pregando), dopo avere pregato e parlato insieme per tre giorni. Abbiamo meditato su come si possa orientare la vita all’ascolto di Dio, per non perderla, per non mancare l’obiettivo, e quindi ordinare a quello ogni azione (compreso il riposo e il divertimento).

Poi sono tornata a Roma. Una figlia doveva partire l’indomani, le servivano alcune cose che non eravamo riuscite a comprare prima (era sotto esame), e quindi piuttosto che metterci a cercare parcheggio quattro volte in quattro punti diversi della città, abbiamo ceduto. Siamo andate al centro commerciale. Erano cinque anni più o meno che non lo facevamo. I primi tre, dopo la precedente esperienza ci eravamo dette “mai più”. poi però uno si dimentica. E così dopo altri due anni abbiamo ceduto. E’ stato un incubo. Una ressa insopportabile, un senso opprimente di gente – sgradevole, vestita male, che parlava male – che correva a cercare cose, a provare a scegliere a comprare, carichi di buste, coi telefonini in mano. Negozi pieni di cose tendenzialmente brutte e tutte uguali, marchi in franchising, sempre gli stessi ovunque. Commesse stremate, a volte un po’ brusche, diciamo (io imbraccerei un kalashnikov, al posto loro), a volte eroicamente gentili. Il parcheggio poi un girone davvero infernale, ci saranno stati più di 50 gradi, tra caldo, smog delle auto e il calore dell’aria condizionata delle macchine. Eppure il ragazzo dei carrelli della Coop, con una maglietta completamente inzuppata di sudore,  è stato pure in grado di essere gentile con me, e di rispondere alla mia richiesta di informazioni su come pagare il parcheggio.
Ora, anche io ero fra quelli, quindi chissà, avranno pensato lo stesso di me, ma io penso che ci siamo lasciati ingannare. I templi della civiltà occidentale sono passati da essere quei prodigi dei monasteri, custodia della civiltà che i monaci hanno salvato e trasmesso, cuore delle città dove nessuno è anonimo, dove i prodotti hanno un nome e una storia, dove la vita è ordinata a un progetto e non si gira a vuoto, per lavorare produrre e comprare senza possibilità di costruire nulla, neanche economicamente, perché il sistema è pensato così.
Credo che sia stato possibile perché è stato rimosso l’orizzonte del cielo, sono state abbattute le cattedrali, in modo che nessuno alzasse la testa alla ricerca di Altro.
Invece se si rimette la Chiesa al centro del villaggio tutto riprende ad avere un senso.

12 pensieri su “Dal monastero al centro commerciale

  1. Per me, spererei che i centri commerciali diventassero cattedrali nel deserto (quali sono, cattedrali del consumo, nel deserto, però molto affollate) e le cattedrali deserte nelle città tornassero ad essere piene di gente, ciascuna con le sue motivazioni.
    Ma tra il condizionale e la realtà c’è l’aria condizionata, e vedi mai che le famose “periferie del mondo” le abbiamo a pochi km?

      1. admin @CostanzaMBlog

        Dal vocabolario TRECCANI, come vede viene scritto sempre minuscolo.
        méssa1 s. f. [lat. tardo, eccles., mĭssa (propr., part. pass. femm. di mittĕre «mandare, inviare»), tratto dalla formula di congedo ite, missa est (v.)]. – 1. a. Il più importante rito liturgico della Chiesa cristiana cattolica e ortodossa, celebrato dal sacerdote alla presenza e con la partecipazione della comunità dei fedeli o anche senza questa partecipazione (secondo che si tratti della m. con il popolo o della m. senza il popolo), nel quale, mediante i segni sacramentali dell’offerta a Dio del corpo e del sangue di Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino, si rinnova e contemporaneamente si commemora il sacrificio della croce, costituendo ciò che viene definito unitariamente il «mistero eucaristico». La struttura della messa (diversa nei differenti riti: latino o romano, greco, armeno, ecc.) comprende, nel suo rituale svolgimento secondo il messale romano, due parti, denominate, dopo il concilio Vaticano II, liturgia della parola e liturgia eucaristica (corrispondenti, ma solo approssimativamente, alle due parti dell’antica divisione in m. dei catecumeni e m. dei fedeli, che si riferivano alla presenza delle persone ammesse alla celebrazione), congiunte però fra loro così strettamente da costituire un unico atto di culto, che è la celebrazione dell’Eucaristia.

        Vedo signora Alda che ha una spiccata tendenza a polemizzare su ogni cosa. Noi invece non amiamo le polemiche, soprattutto su delle sciocchezze, per cui la saluto cordialmente.

  2. Arianna

    Cara Costanza , come sempre condivido le tue opinioni , che sono sempre preziosissime per me ! Io cerco , nel mio piccolo , di dare un contributo … cerco di fare gli acquisti in quei pochi negozi che lottano per sopravvivere, contro lo strapotere delle grande distribuzione…. Ma credimi Costanza .. e’ come lottare contro uno tsunami …Per anni ho avuto una piccola attività di ristorazione, con prodotti di qualità e birre artigianali …. E non immagini quanti sacrifici ! Un panino realizzato con il pane del forno Passi di testaccio, l’olio della Calabria … prodotti tipici , tutto seguito con cura e amore ….. purtroppo il Covid , l ‘all you can eat … il Sushi che imperversa ovunque …. Ci hanno costretti a chiudere …. Ed è stato un grande dolore …. Noi stessi vedevamo che si era disposti a spendere 10 euro per un cocktail…. E non 15 per un panino genuino , con carne e prodotti di qualità , salse fatte in casa !!! Ti rendi conto ?? Pure le salse le facevamo in casa !!! Costanza cara …. Dobbiamo sempre continuare a sperare …. Che prima o poi almeno qualche passo “ indietro “ venga fatto … che si recuperi il valore della semplicità ….e che La Fede torni ad illuminare la vita di tanti !!! Tu dai un contributo immenso , con il tuo stile unico ❤️

  3. giuliana

    Bellissima riflessione. E scritta molto bene. Condivido pienamente. Mettere argini al proprio IO, per arginare il male. Il primo argine è SENTIRSI CREATURE. Noi non bastiamo a noi stessi. Se ci sentiamo creature, abbiamo bisogno di avere la mano tesa come i mendicanti, per cercare e accogliere ogni momento della vita come un dono e un’occasione di crescita nell’Amore. Chi si sente creatura, sa ascoltare . La chiesa, pur fatta di peccatori come tutti, aiuta l’ uomo a sentirsi creatura amata. E quindi aiuta a scorrere come un fiume verso il mare dell’ Amore Infinito di Dio.

  4. Francesco Paolo Vatti

    Questo mi ricorda ciò che mi disse una volta una collega cinese che era venuta a visitare il mio ufficio: “Noi cinesi non andiamo in chiesa e, allora, la domenica andiamo al centro commerciale”.

  5. Vale

    “La fede è la certezza che rende sopportabile la vita terrena.”
    (Da inf.cattolica intervista a confalonieri)
    Ma è dura.

  6. Lucia Olivieri

    Verissimo, io se posso non vado più nei centri commerciali e specialmente la domenica, se non altro, per rispetto ai commessi, che, purtroppo si saranno scordati cos’è la Domenica🙏
    Il mio è un piccolo paese della Lessinia, San Rocco e il ritrovarsi dopo la Santa Messa domenicale ci fa respirare ossigeno e bellezza. Grazie Costanza

  7. Antonio S

    Penso che nel profondo siamo in molti a soffrire di una qualche forma di idiosincrasia verso queste cattedrali del consumo, anche se non osiamo manifestarlo apertamente e non riusciamo sempre a scansarle…

    Più che disgusto, fu una profonda tristezza a travolgere François, quasi fino alle lacrime. Come si era arrivati ​​a questo punto? Cos’era successo? Chi era responsabile di un simile disastro, di un simile naufragio estetico e morale, insomma, di un simile naufragio umano? Chi mai poteva gioire alla vista di questa orda multietnica ma al contempo monoculturale, unita unicamente dal desiderio di consumare? (Corse verso l’abisso, di Xavier Eman)

    Courses à l’abîme

  8. roberto

    Cara Costanza, complimenti per l’articolo, se ti chiedo il nome e l’indirizzo del monastero…. mi piacerebbe visitarlo o alloggiare se possibile;
    grazie,
    roberto schenetti

  9. Chiara Bertoni

    Concordo pienamente Costanza!
    Mi ricordo ancora un’ESTATE DA INCUBO in cui dovevo lavorare ( sono farmacista) la Domenica ( DA SOLA, 10 ore filate per fare le domeniche alternate con le colleghe..)nella Parafarmacia di ben due Centri Commerciali (la direzione era unica) con gente che “sciabattava”( come dice mio marito..) senza tra l’altro comprare nulla!!
    Caos, luce artificiale, al chiuso.. SONO ANDATA IN DEPRESSIONE ed a fine agosto mi sono licenziata!
    Chiara da Modena

Rispondi