Perché andrò al raduno del monastero wi-fi

di Susanna Bo

La prima volta che ho sentito parlare di lei, ero a Medjugorje. Avevo incontrato per caso un’amica di Roma, ai primi di settembre del 2011, che era lì per l’apparizione del 2 di ogni mese. Sapendo che quindici giorni dopo mi sarei sposata, mi ha suggerito di leggere un libro. “L’ha scritto una giornalista cattolica di Rai 3.” mi disse “Si intitola: Sposati e sii sottomessa. Bellissimo, te lo consiglio. Anzi, quando ti sposi te lo regalo.” La mia amica fu di parola, e il giorno del matrimonio, al pranzo, ricevetti il volume nelle mie mani. Ma, lo confesso: a parte il fatto che le parole “giornalista cattolica” e “Rai 3” mi sembravano un accostamento ai limiti dell’ossimoro, quel titolo proprio non mi convinceva. E non per il contenuto che sembrava presagire: da cattolica praticante, ho sempre creduto – perlomeno in teoria – alla bontà della citazione paolina: “Voi mogli siate sottomesse ai vostri mariti”, sapendo benissimo che la parola “sottomissione” non significava né asservimento né sudditanza. Ma da qui ad eleggerlo come titolo di un libro, beh… francamente, mi sembrava una scelta poco felice, anche dal punto di vista editoriale (il che, a sette anni di distanza e dopo svariate migliaia di copie vendute, vi fa capire la mia lungimiranza in fatto di marketing). Poi, in viaggio di nozze, iniziai a leggere il libro. E, come un bel po’ di altre persone, ne rimasi conquistata.

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Gianna Jessen: “Siamo fatti per un amore epico”

di Giacomo Bertoni

«Io sono stata fatta per un amore epico, non per un amore mediocre». E basterebbe fare propria questa ferma convinzione per cambiare il mondo. Per trovare la voce e il coraggio di dire basta di fronte all’orrore, per tornare a rispettare il nostro corpo e il nostro povero cuore, per liberare la nostra intelligenza da così tante menzogne, per guarire le nostre ferite più profonde che, come calamite feroci, attirano il nostro sguardo a terra.

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L’arte che protegge. Dipingere il Sacro in un tempo profano

Dal catalogo della mostra L’arte che protegge. Dipingere il Sacro in un tempo profano, che verrà inaugurata il 7 dicembre alle ore 18 a Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno curata da Camillo Langone.

di Camillo Langone

“I miracoli appartengono a tutti. Anche alle persone non religiose. Il fatto che qualcosa di trascendente possa agire in nostro favore è un pensiero che accomuna tutti” (Glenn Cooper, 2018)

Nel tempo profano della secolarizzazione, dello svuotamento di chiese e seminari, che cosa ne è dell’arte sacra? Nel tempo profano in cui la Chiesa commissiona molto meno che nel passato, e con molto meno rigore teologico (spesso senza esigere il rispetto nemmeno dei più elementari criteri iconografici cattolici), che cosa producono gli artisti comunque attirati dal sacro? Infine: nel tempo profano della disintermediazione finanche ecclesiale, laddove la religione evapora in spiritualità, che cosa può offrire l’arte a chi continua a cercare il trascendente?

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Diario di un soldato semplice

di Costanza Miriano

Quando ho cominciato a scrivere questo blog avevo quattro figli tra i quattro anni e mezzo e gli undici, una casa cronicamente in disordine – adesso lo è solo dalle sette di mattina alle undici e trenta di sera, poi vedeste che meraviglia! – e un tapis roulant in una minuscola camera da letto matrimoniale (resa ancor più minuscola dal tapis stesso), che era la mia unica possibilità di fare attività fisica, generalmente dopo mezzanotte (grazie a Dio stiamo al piano di terra, e i topi delle cantine sono piuttosto concilianti quanto a rumori molesti).

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Le donne e altre violenze

di Costanza Miriano

Sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall’amore verso le donne. Invece il vero obiettivo della manifestazione di ieri, e del martellamento mediatico sul cosiddetto femminicidio è sempre e solo lo stesso: l’autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale. Questa libertà è sacrosanta, per carità, come tutte le libertà, ma il fatto che solo questa venga difesa con tanto fervore, denuncia senza possibilità di equivoco che a stare a cuore non è la vera felicità delle donne, ma l’affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale (sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni mio desiderio, che diventa diritto).

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Nati per amare

di Costanza Miriano

Vuoi venire a parlare di amore ai giovani?

No. Ovviamente non voglio, perché i giovani sono l’uditorio più complicato e più difficile da convincere, e io mi spavento sempre un sacco quando devo mettermi davanti a loro. E poi mi fanno sentire vecchia di età, ma non abbastanza da diventare autorevole. Ma siccome me lo chiedi tu, e per giunta con quella faccia piena di entusiasmo, come faccio a dirti di no? Quindi tecnicamente la risposta è: no, non voglio, ma sì, vengo.

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Quando il cielo ci fa segno

di Luca Del Pozzo

In una fase storica in cui ampi settori della Chiesa sembrano essere, certo non da oggi ma con una accentuazione oggi sicuramente maggiore rispetto ad altri periodi, più attenti alle cose di quaggiù che a quelle di lassù, al punto che si potrebbe a buon diritto prendere a prestito il titolo di una celebre opera di Nietzsche – “Umano, troppo umano” – per riassumere il giudizio sulla situazione attuale da parte di molti osservatori di cose cattoliche, la lettura di “Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani”, breve ma denso “promemoria”, come lo definisce l’Autore, del best seller Vittorio Messori da poco nelle librerie, è senza ombra di dubbio un valido aiuto per risollevare il morale delle truppe.

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