I lavoratori dell’ultima ora. Lectio di don Antonio Grappone al monastero WiFi

Cosa è la lectio divina, cosa sono le parabole, come la Parola di Dio ci fa inciampare e ci cambia (è performativa, direbbe Ratzinger). Tanta, tantissima roba in questa lectio di monsignor Antonio Grappone che abbiamo registrato per voi all’incontro del primo lunedì del mese (questo mese eccezionalmente il secondo) del monastero WiFi nella parrocchia Parrocchia Natività di Nostro Signore Gesù Cristo in via Gallia a Roma. La lectio prende spunto dal Vangelo d Matteo (Mt 20,1-16) della prossima domenica.

Cliccando QUI è possibile ascoltare o scaricare da dropbox il file audio di don Antonio Grappone (non è necessario iscriversi basta cliccare play sul lettore integrato o scaricare il file cliccando in alto a destra)

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“Ragioni di Sicurezza”

Riceviamo da una Volontaria Per La Vita

Su Avvenire del 27 agosto 2020, Angelo Moretti, dirigente del consorzio “Sale della Terra” collegato alla Caritas diocesana di Benevento, dice – non contraddetto – che la legge 194 “non è una legge contro la vita e può essere accettata dai cattolici”, e poi che “la 194 non mette in discussione la dignità ontologicamente intrinseca di un embrione”.

Senza chiamare in causa Giovanni Palolo II e la dottrina sociale della Chiesa, è più che sufficiente dare un’occhiata veloce all’esperienza delle persone che ci stanno intorno per mostrare la falsità di queste proposizioni.

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Corso di preparazione al Sacramento del Matrimonio 2021

Molti degli incontri che avevo in programma da marzo a giugno sono stati cancellati senza essere per ora riprogrammati, in attesa di una evoluzione degli eventi, ma per come la vedo io bisogna sempre partire dalla realtà: in questo momento, come si può andare a messa e a scuola, allo stesso modo ci si può incontrare per le catechesi e il catechismo dei bambini. Il popolo della Chiesa ha bisogno di non essere lasciato solo.
Grazie dunque a Padre Maurizio Botta, che come ogni anno ha programmato questi incontri di preparazione al matrimonio a partire da gennaio. E’ ovvio che se ci saranno evoluzioni la cosa verrà rivista, ma in questo momento si può fare. Un aiuto a tante coppie che sono davanti alla decisione più importante della loro vita, e, spero, anche un incoraggiamento per chi non sa cosa fare nei mesi a venire.
C.M.

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Tutt’al più muoio

di Costanza Miriano

Quando i nostri figli erano piccoli, uno di loro – non posso rivelare né identità né sesso, pena la radiazione dall’albo nazionale madri, perciò userò il maschile perché la lingua italiana funziona così, mi dispiace per le sindache, le ministre, le assessore – era particolarmente pauroso. Si spaventava tantissimo per ogni cosa che non poteva controllare, a volte vomitava dalla tensione o si rifiutava di fare alcune cose. Adesso è passata (pure troppo), ma mi ricordo il tempo speso a cercare di ragionare con quel figlio. L’esercizio era: proviamo a vedere che succede se si avverano le tue più fosche previsioni. Vai in quel gruppetto e nessuno vuole giocare con te. Allora? Allora troverai altri bambini. E se neanche gli altri? Ne troveremo altri ancora. Oppure: ma se ti lanci che può succedere di grave? Ti rompi un braccio, e allora? Lo ingesseremo, e allora?

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Omofobi per legge? Colpevoli per non aver commesso il fatto

fonte: provitaefamiglia.it

Non è affatto sicuro che il ddl Zan-Scalfarotto possa avere i numeri necessari per passare sia alla Camera che al Senato. Inoltre, la genericità della sua formulazione – che, com’è noto, rischia di tradursi nell’arbitrarietà applicativa da parte dei magistrati – non riguarda tanto i concetti di “discriminazione” e di “odio”, quanto quelli di “orientamento sessuale” e di “identità di genere”. Ultimo ma non ultimo: lo strumento legislativo degli emendamenti, nel caso specifico, non sembra troppo utile a ridurre i danni del ddl, quindi occorrerà convincere più parlamentari possibili a non votarlo. Così si è espresso Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, intervistato da Pro Vita & Famiglia.

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Giovanna d’Arco e noi, ragazze di oggi

di Eleonora Barberio

Durante quell’interminabile e strano tempo identificato come “quarantena” mi sono ritrovata tra le mani un libro prezioso. No, non si trattava di un classico e nemmeno di una qualche celebre opera letteraria: le pagine che tenevo tra le dita, al contrario, straripavano di storia vera e di interrogatori, di accuse infamanti e di innocenza disarmante. Insomma, mi stavo accingendo a leggere per la seconda volta il Processo di condanna a Giovanna d’Arco.

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Che immensa fortuna è sapere che Cristo è risorto!

di don Alessio Geretti

Stanotte, amici cari, insieme a noi, sparsi tra tante case, si sono riuniti, in questa Chiesa che compie segni arcani, la luna nuova di Pasqua, e il fuoco, l’acqua, la terra, il soffio della brezza di primavera, gli elementi del mondo, e le stelle che trapuntano come brillanti l’abito nero indossato dopo ogni crepuscolo dalla creazione, mentre attende l’aurora con il subbuglio della paura e della speranza che le squassano il cuore.

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Mogli cattoliche tradizionali

di Raffaella Frullone

Ma poi, che significa “mogli cattoliche tradizionali”? Mi fossi fatta questa domanda a diciotto anni non avrei saputo rispondere, sono nata in provincia di Bergamo negli anni Ottanta e sono cresciuta in parrocchia, a Messa andavano più o meno tutti (e ancora oggi è così) e non avrei certo saputo distinguere una moglie non cattolica da una moglie cattolica, figuriamoci una moglie “cattolica tradizionale”. Per me la moglie cattolica era semplicemente una moglie, una donna come tante che finalmente trova l’uomo della sua vita, si sposa in chiesa, e vissero felici e contenti.  Ovviamente mantenendo entrambi «la propria indipendenza», eredità inconsapevole di quel femminismo che tutte abbiamo respirato.

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Il vuoto

di Marco Negri

Un contrasto improvviso ci ha sorpreso e ci ha trovato impreparati a perdere ciò che adesso tiene in piedi la nostra vita.

Nel giro di poche settimane qualcosa ci impone di misurare le cose con delle metriche che non corrispondono più alle unità di misura alle quali eravamo abituati.

I medici nelle corsie di ospedale fanno le radiografie ai malati per individuare il male che li affligge mentre chi è a casa, chiuso nella sua stanza, scopre il suo vuoto.

Sembra un colpo mortale al vivere comune come lo abbiamo sempre inteso ma anche all’ostinazione dell’uomo di costruirsi il senso delle cose in proprio e pensare di non aver bisogno di uno scopo ultimo.

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Accettare ciò che non vogliamo: un malato in famiglia

di don Vincent Nagle*  (Cappellano della Fondazione Maddalena Grassi)

Milano, San Carlo alla Ca’ Granda, venerdì 16 marzo 2018

Lavoro per la fondazione Maddalena Grassi, non lavoro per la Chiesa, sono dipendente di una ditta privata però devo fare comunque il prete e come piace a me: in prima linea. La Fondazione Maddalena Grassi è una fondazione di cura sanitaria nata 26 anni fa da un gruppo di persone cristiane che lavoravano nel settore sanitario (medici, infermieri, amministratori, terapisti) che hanno pensato che attraverso l’esperienza cristiana forte che loro vivevano avevano un modo di fare medicina per cui trovavano poco spazio nelle strutture in cui erano già impegnati.

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Distruggere la Madonnina di Civitavecchia

Una storia iniziata 25 anni fa e mai conclusa. Il 15 marzo l’anniversario della lacrimazione della statuina nelle mani del Vescovo Girolamo Grillo.

di Elisabetta Castana

Distruggete la Madonnina!

Così comandò Monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, quando il 2 febbraio di 25 anni fa apprese che nella sua diocesi una statuina di gesso sistemata nel giardino della famiglia Gregori aveva pianto lacrime di sangue.

Una storia troppo assurda per essere vera, pensò il presule. E così ordinò la distruzione della statua. Ma Fabio Gregori, insieme ai suoi famigliari, non se la sentì di ubbidire. Era troppo sicuro di aver visto la Madonnina lacrimare sangue. E dopo quel 2 febbraio era successo altre 12 volte.

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Senza comunione

Ho ricevuto da una suora che stimo moltissimo, addolorata fino alle lacrime per la privazione della comunione, una riflessione su come vivere questo momento come un’occasione per riaccendere l’amore per l’Eucaristia, senza cedere alla disperazione ma neppure alla rivolta. Santa Teresa d’Avila esorta le sue sorelle ad obbedire tranquillamente ed umilmente al confessore che non desse il permesso di comunicarsi quand’anche esse lo desiderassero:

“Se si tratta di contentare Dio, [le suore] sanno bene che lo contentano meglio con l’obbedienza che con il sacrificio. E se facendo così si acquista maggior merito, perché turbarsi? […]. E se qualcuno decidesse allora di comunicarsi contro il parere del confessore, per quanto mi riguarda, io non vorrei avere parte al merito di quella comunione”.

A questo proposito mi ha segnalato un testo prezioso di Joseph Ratzinger, tratto da un testo del 2002, La comunione nella Chiesa, in cui, cambiati i riferimenti (qui si parla di altri casi, soprattutto di divorziati risposati), si possono trovare spunti per rendere fecondo anche questo momento.

C.M.

PS da ascoltare anche l’omelia di “arrivederci” alle messe prima della sospensione di padre Maurizio Botta.

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L’emisfero Muto

Riceviamo da un amico che stimiamo molto la recensione a L’emisfero Muto di Rosanna Ninivaggi

Sinceramente non è materia nostra, ma ci fidiamo del suo giudizio su questo libro che parla di esperienze mistiche, e che sottoponiamo alla vostra riflessione.

***

In questa narrazione l’autrice mette in evidenza il fascino del cosiddetto “emisfero muto” riflettendo su tematiche filosofico- esistenziali dovrebbero interessare chiunque non si limiti a vivere la dimensione fisica, materialisica della propria esistenza.

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Per l’Amazzonia, come altrove, occorre andare alla radice del problema

Lettera a Il Foglio di Luca Del Pozzo

Al direttore – E’ vero, il celibato sacerdotale non è un dogma di fede. Ed è altrettanto vero che da sempre tra gli uomini di Dio ha allignato la lussuria (uno piuttosto ferrato sull’argomento si chiamava Lutero). Per carità, nulla di cui scandalizzarsi. Per dire, un mio vecchio professore di Diritto canonico era solito ricordare una battuta molto in voga ai tempi in cui frequentava il seminario, che più o meno suonava così: “La castità sacerdotale è una virtù che si tramanda di padre in figlio”.

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Lunedì 3 ai Santi Quattro

Cari amici del monastero dei Santi Quattro, vi ricordo che lunedì prossimo, 4 febbraio, avremo l’incontro del primo lunedì del mese ai Santi Quattro Coronati. Ci vediamo alle 20, con qualcosa da mangiare – chi può prepara, chi non può compra, va bene anche una bottiglia d’acqua, chi non ha tempo viene e basta! – per poi cominciare alle 20.30. A tenere la lectio sarà don Alessio Geretti, un bravissimo sacerdote di Udine che è qui a Roma per il quarantacinquesimo dottorato (no, scherzo, non so che numero comunque è un super intellettuale, capace come tutti i veri intelligenti di essere anche semplice e divertente).

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Perché i test prenatali (gratuiti o meno, non cambia molto) promessi da Bonaccini sono disumani

Elena, una lettrice ci manda questa lettera.

Dorme la notte da quando è nata e la mattina, quando apre gli occhietti e ti vede, ti regala un sorriso talmente solare da illuderti di essere bella nonostante l’impronta del cuscino sulla guancia e i capelli sparpagliati in ordine sparso sulla testa. Mangia di tutto (minestroni di verdura compresi) e con gusto; non ha mai sofferto di colichette e fa la cacca nel gabinetto da quando ha un mese di vita (non è una esagerazione! È proprio vero).

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La bellezza e il sacro

di Roger Scruton
Roma, Auditorium della Conciliazione, 11 dicembre 2009

Definire la bellezza è una di quelle imprese necessarie ma impossibili che i filosofi cercano di evitare. Nondimeno, mi è sempre parso innegabile che scopo e appagamento veri dell’artista siano il creare bellezza, e che la bellezza e la creatività siano aspetti diversi del medesimo cimento. Inoltre, nel creare bellezza l’artista rende gloria alla creazione di Dio. E la bellezza redime ciò che tocca, mostrando come i dolori e le traversie della vita umana siano, tutto sommato, non indegni. Tale è la mia prospettiva, e nel corso della storia altri vi si sono riconosciuti.

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Filosofia cristiana e politica in Augusto Del Noce

di Emiliano Fumaneri

C’è una ricorrenza che rischia di passare inosservata ai più. E sarebbe un peccato perché parliamo di un maestro del pensiero cattolico – e non solo – tra i più grandi del Novecento. Lui è Augusto Del Noce, filosofo («attraverso la politica», come amava definire la propria riflessione) scomparso proprio trent’anni fa, il 30 dicembre 1989.

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