di Costanza Miriano
Io sono una cattolica “diocesana”, cioè non appartengo a nessun movimento, cammino, realtà ecclesiale, e questa cosa per tanti anni, quando ho lasciato la mia città d’origine e la mia parrocchia, mi ha fatto soffrire, facendomi sperimentare la solitudine nella fede. Da Perugia, dove ho ricevuto la formazione e i sacramenti in una parrocchia viva e robusta, Santa Lucia, mi sono trasferita a Roma, dove da sola mi sono affacciata nelle chiese del quartiere San Giovanni sperando di essere accolta. Niente, sembrava che fossi proprio invisibile (il mio sogno era che qualcuno una domenica mi salutasse; certo l’apoteosi sarebbe stata se mi avessero chiesto di leggere, ma mi rendo conto che osavo troppo anche solo a sperarlo). Mio marito all’epoca si era preso un periodo di riflessione, diciamo, e non veniva in chiesa, quindi io andavo sola, poi con un figlio, poi due, poi quattro (con le vecchiette che mi guardavano male se facevano rumore, e io che, i rivoli di sudore lungo la schiena, compravo il loro silenzio con pezzi di pizza bianca).

