Fase 2: e le messe?

di Costanza Miriano

Una volta, quando avevo i figli piccoli, mi capitava di non riuscire ad andare a messa quando si trovavano a scuola, così li portavo con me nel pomeriggio. Ovviamente loro non ne avevano nessuna voglia, per cui, da irreprensibile educatrice quale sono, tentavo di comprarmeli, perché nel contratto madre-figli era contemplata solo la messa festiva. Una messa feriale = un ovetto kinder o una bustina dal giornalaio. Una volta ebbi un rigurgito di serietà, per cui decisi di provare a convincerli senza regalo, spiegando loro quale privilegio sia assistere a una messa, per cui non solo non si ha diritto a nessun regalo, ma anzi è chi è invitato a partecipare che dovrebbe farlo, un regalo.

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Che immensa fortuna è sapere che Cristo è risorto!

di don Alessio Geretti

Stanotte, amici cari, insieme a noi, sparsi tra tante case, si sono riuniti, in questa Chiesa che compie segni arcani, la luna nuova di Pasqua, e il fuoco, l’acqua, la terra, il soffio della brezza di primavera, gli elementi del mondo, e le stelle che trapuntano come brillanti l’abito nero indossato dopo ogni crepuscolo dalla creazione, mentre attende l’aurora con il subbuglio della paura e della speranza che le squassano il cuore.

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Carità e preghiere per un Giovedì Santo particolare

di Costanza Miriano

In questo giorno in cui si ricorda l’istituzione dell’eucaristia e in cui quindi la ferita del non poter partecipare a messa sanguina particolarmente, volevo ringraziare i tanti sacerdoti eroici che sono stati come dei padri per me, che mi hanno dato la vita una confessione alla volta, una messa alla volta, un colloquio alla volta, una catechesi alla volta. Un esercito di uomini eroici e generosi che vivono in mezzo a noi e che davvero fanno tutto quello che possono. Sempre, da sempre, da quando sono piccola ne ho incontrati, e ce ne sono anche adesso, in questo strano momento della storia. Giorni fa ne ho sentito uno di una città molto colpita dal virus che, costretto a non portare la comunione nelle case, diceva con la voce rotta “magari potessi morire di Covid per stare vicino alla mia gente”!

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Non di sola emergenza vive l’uomo

di Costanza Miriano

Visto che nessuno può fare previsioni sul futuro, ma che da nessuna parte si vocifera certo di una imminente riapertura totale, bisogna cominciare a ragionare su come convivere con questa situazione per un tempo abbastanza lungo. Dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza e dunque riaprire la questione delle funzioni religiose sospese. Non possiamo pensare di stare senza messa fino all’estate o addirittura fino all’autunno, esttamente come non stiamo pensando di stare senza spesa, benché il supermercato sia un posto ben più insidioso delle chiese vuote.

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Una vita nel Vangelo, una vita con Cristo

Questa è la catechesi che don Ugo Borghello aveva preparato per il nostro incontro del 29 febbraio del monastero wi-fi di Bologna, al quale sarei voluta andare anche io, di ritorno da Arenzano (sigh!). Sarebbe stato presente anche il cardinal Zuppi. E’ una miniera d’oro di spunti preziosissimi.
Don Ugo da tempo prega e riflette e scrive sul tema di come “Rendere possibile una vita nel Vangelo, una vita con Cristo, in una comunione wi-fi, reale,forte, ma compatibile con le situazioni più intricate e diverse della vita nel mondo attuale”.
Un tema decisivo in questa fase della vita della chiesa, e ovviamente ancora di più in questo tempo particolare in cui l’isolamento è ancora più visibile.

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Mogli cattoliche tradizionali

di Raffaella Frullone

Ma poi, che significa “mogli cattoliche tradizionali”? Mi fossi fatta questa domanda a diciotto anni non avrei saputo rispondere, sono nata in provincia di Bergamo negli anni Ottanta e sono cresciuta in parrocchia, a Messa andavano più o meno tutti (e ancora oggi è così) e non avrei certo saputo distinguere una moglie non cattolica da una moglie cattolica, figuriamoci una moglie “cattolica tradizionale”. Per me la moglie cattolica era semplicemente una moglie, una donna come tante che finalmente trova l’uomo della sua vita, si sposa in chiesa, e vissero felici e contenti.  Ovviamente mantenendo entrambi «la propria indipendenza», eredità inconsapevole di quel femminismo che tutte abbiamo respirato.

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La cura negata

Piovono Miracoli 2.0

Era nato da 5 mesi e andammo da don S. prete siciliano, che indossava spesso la talare e celebrava coi merletti, per prepararci al suo battesimo. “Come si risponde alla domanda: per Filippo cosa chiedete alla chiesa di Dio?” – ci domandò. “Il battesimo” – rispondemmo con sicurezza, convinti di sapere bene la risposta.”Dovete rispondere: la vita eterna!” – ribatté lui. Così facemmo, pochi giorni dopo, totalmente ignari della profezia nascosta in quella risposta.

Era malato già da un po’, 2 anni di chemio, un primo trapianto, poi una recidiva e poi ancora chemio. Don S, prete polacco, parroco nella vicina parrocchia di Frascati, che conosceva la nostra storia, ci chiamò. “Venite qui da me, domani. Recitiamo insieme il rosario e affidiamo la vostra famiglia a Maria, madre di Dio.” – ci disse. Accettammo con gratitudine. Da quel giorno la corona del rosario non è mai più uscita dalle nostre…

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