Dancing queen

 di Raffaella Frullone

Quando avevo 21-22 anni andavo in discoteca. Non una volta ogni tanto, nelle occasioni speciali, ero un’aficionada della musica revival anni ’70, e quindi la domenica sera si andava al Capogiro.

 Oggi se in inverno mi dicessero di lasciare il divano, mettermi in tiro per andare in un locale piccolo e affollatissimo dove se non sei griffato dalla testa ai piedi sei, ad andar bene, un simpatico avventore di serie B, risponderei con una sonora risata, ma quando si è giovani la prospettiva è diversa. E si riesce a seguire le lezioni all’Università la mattina, andare a lavorare il pomeriggio, e la sera avere la forza di dare il via alle operazioni di restauro modello Duomo di Milano, che si concludevano obbligatoriamente con il tacco 12 e una pochette grande come un pacchetto di sigarette nella quale dovevano a tutti i costi entrarci soldi, chiavi, il gloss e uno smalto trasparente in caso di smagliatura improvvisa della calza.

 Il Capogiro era per me come una seconda casa, non tanto perché ci trascorrevo parecchio tempo, bensì perché ci portavo gli amici: le amiche di sempre innanzitutto, gruppo allargato, e poi gli amici del paese, i colleghi di lavoro, i compagni universitari, la cugina della vicina di casa, l’impiegata della banca e perfino un giapponese conosciuto in vacanza studio a Salamanca. Con un certo vanto (ok, questa me la potevo risparmiare) posso dire che riuscivo a portare in discoteca fino a 40 persone a sera, cosa che mi aveva fatto guadagnare la simpatia di uno dei PR, Matteo, che con me poteva assicurarsi un guadagno discreto. Matteo col tempo è diventato un amico tanto che quando si è sposato non solo mi ha invitato (uno dei primi della serie dei 27), ma mi ha anche chiesto di leggere in chiesa la seconda lettura, lettera di San Paolo ai Corinzi.

 Questo per dire che per me l’andare in discoteca non solo non era in contraddizione con il mio essere cattolica ma era un’attività perfettamente in sintonia con tutto il resto, fede compresa. Come la mia amica Claudia ancora ricorda, all’epoca avevamo dato vita ad un piccolo gruppo di preghiera. Si pregava il Rosario ogni giovedì, prima eravamo solo in due, poi in tre, in quattro fino a che la famiglia si è allargata e, pur con arrivi, partenze e ricambi vari, il gruppo è straordinariamente vivo ancora oggi (Posso fare come quando si appare in tv e mandare un saluto a tutti gli amici del gruppo Rosario di Almenno in provincia di Bergamo?). Ecco, io ero capacissima di arrivare all’appuntamento con il Rosario con il tacco 12 di cui sopra, con amiche al seguito che con scuse inenarrabili portavo a pregare, per poi andare al Capogiro.

 Oggi pensandoci, anzi rileggendomi, la cosa mi suona un po’ blasfema, ma allora mi sembrava assolutamente naturale. L’unica punta di imbarazzo l’ho avuta nel 2003, mentre ero in ritiro al Convento delle Suore dell’Immacolata di Santa Chiara di San Giovanni Rotondo. Durante la Compieta il mio cellulare ha iniziato a squillare con sulle note di “Somebody to love” dei Queen a tutto volume (e io, giuro, tengo sempre il silenzioso!). Era la mia amica Erika, voleva i biglietti per il Capogiro e io sibilavo nella cornetta che ero a San Giovanni Rotondo, che non potevo, mentre lei dalla bolgia infernale dell’esterno discoteca mi urlava nell’orecchio “Che ci fai a Porto Rotondo?”

 Insomma mi piaceva andare in discoteca, ancor più con gli amici, ancor più a ballare il revival, e mi piaceva anche stare a guardare le persone che mi circondavano. Dopo un po’ pero’ le facce erano sempre quelle, e quando cambiavano, molti di loro avevano lo stesso identico sguardo: perso nel vuoto, proiettato in avanti, alla ricerca di qualcosa che sembravano non trovare mai. Lo diceva anche un noto sociologo degli anni ’90, Max Pezzali: «Loro vanno in discoteca “solo per ballare” / poi passano le ore appoggiati a un muro/ abbronzati come vecchi lupi di mare/ bicchiere sempre in mano e sguardo da duro / In questo regno dove tutto è permesso / lasciati andare e vedrai / che anche se non cambia niente è lo stesso tu ti divertirai/ nella notte»,

 Certo non è una notizia, in discoteca, molti ci vanno appunto per farsi cercare, guardare, sedurre e magari trovare un ragazzo o una ragazza. Nulla di male, in questo, ma “in questo regno dove tutto è permesso” il movimento diventa forma di dialogo dialogo e la sensualita’ il linguaggio preferenziale. Quanto questo possa rivelarsi insidioso ce lo dice la storia Salomè, che con la sua danza sensuale ha fatto perdere la testa a Erode cui ha chiesto e ottenuto la testa decapitata di Giovanni Battista. E ce lo dice anche Padre Pio, che più volte in confessionale ha ribadito che le sale da ballo “Sono un invito al peccato”.

 Insomma, non voglio certo sputare sul piatto dove ho mangiato, o meglio ballato, per tanto tempo, e potrei farvi nomi e cognomi di coppie che si sono conosciuti in discoteca e oggi hanno una famiglia bellissima e cristiana, certo è che a volte facciamo decisamente fatica a scorgere il pericolo quando si nasconde dentro un pacchetto scintillante, e altre ancora cerchiamo di dissetarci dal pozzo sbagliato, rischiando di caderci dentro e farci male.

 Tutto questo ovviamente non ha niente a che vedere con il ballare, con la danza, espressione di gioia interiore, esultanza, lode a Dio, niente a che vedere con i passi trepidanti dello sposo che raggiunge la sposa “Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline”, niente a che fare con la tristezza e il peccato che, per grazia, si tramutano in danza.

175 pensieri su “Dancing queen

    1. Gli errori di pubblicazione (gli accenti in grassetto, non so se anche voi li vedete) sono imputabili a me. Gli uomini del blog ci hanno rimaste sole, a me e a Raffaella.
      Ho provato a inserire il foglietto col post nella fessura di areazione, ma non ha funzionato.

      1. Siete voi che avete protestato, piccate: «Ce la fàmo da sole, ce la fàmo!». 😀 ! Ecco, ho fatto quello che ho potuto su quello che ho visto… il che, a quest’ora, è tutt’altro che una garanzia. Buonanotte a tutti: il primo di voi che mi sveglia domattina… 😉

    2. Chris Judd & Kate Pink

      Ci piace questo post!!! Anche noi rivediamo alcune delle immagini descritte.
      Io, chris, le vedo doppie o triple perché ero sempre uno di quelli bevuti fin sopra i capelli che non ho..
      Io,kate, ero spesso sul cubo…in equilibrio su due trampoli…
      Ma adesso abbiamo scoperto che può essere bello anche sentire una fisarmonica che suona,se siamo insieme:)
      Per entrambi la fase disco è stata un’epoca della nostra vita, e se vissuta con coscienza e con testa, non c’è niente di negativo e può essere un’occasione di socializzazione! E magari d’estate una puntata in capannina la si fa sempre volentieri!!

      C&K

  1. Questo post mi evoca un pensiero thiboniano, riferito al rischio di dissetarsi nel pozzo sbagliato: «Lo so: sei solo e hai sete, ma questa è una ragione per bere ad una coppa qualsiasi? Una cosa importa ancor più che dissetarsi, rispettare la tua sete» (Gustave Thibon, “Il pane di ogni giorno”, Morcelliana, Brescia 1949, p.p. 80-81).

    1. La penitenza è stata risistemare le cose a quest’ora! 😉 Quanto alla didascalia sul “com’è andata a finire così”, vedi sopra. Ma soprattutto… meno male che ogni tanto ci fanno sentire utili “pure a nôàrtri”… 😀

    2. Alessandro

      solidarietà a te prode Cyrano! ‘Ste donne multitasking “faso tuto mi” mi scivolano poi sui grassetti, mi scivolano (e col tacco 12, quale essere umano non scivolerebbe?)

  2. maryelero

    …..qualche tempo fa, in una discoteca molto “in”, ho passato una serata intera seduta su un divanetto, con un mini- rosario in mano, circondata da musica inascoltabile, e pericolosamente vicina all’ingresso del bagno degli uomini, tanto da poter contare un numero considerevole di loro con quello sguardo perso di cui parli, e gli occhi incastonati in un temibile sopracciglio “ad ala di gabbiano”…..Di quella sera e di altre serate simili passate ad osservare più che a ballare (vabbè dai, ogni tanto ballavo pure!), mi sono rimasti impressi proprio i volti e e gli sguardi, gli atteggiamenti, il modo di muoversi dei ragazzi e delle ragazze intorno, spesso bevuti e fumati fino alle ossa, espressione di una disperazione che non riesco a descrivere. Credo che per apprezzare in profondità la gioia che danno le cose belle, come ballare o andare in discoteca con gli amici, cantare a squarciagola, girare in bicicletta, correre, e fischiettare con le mani in tasca, e viverne tutta la bellezza e l’allegria che possono dare, sia necessario essere liberi, o meglio ancora, essere stati “liberati” dall’esperienza dell’ Amore, quello con la A maiuscola. Altrimenti è come indossare lo stesso abito migliaia di volte, dopo un po’ non ti ricordi nemmeno più di che colore è…..

  3. Laura C.

    Mi piace il tuo post Raffaella! Certo che se il diavolo ci tentasse con delle cose orribili e spaventose, sarebbe più facile avere discernimento… invece mi fa fessa abbastanza facilmente…
    Ma so che Dio per salvarmi ha ancora più fantasia! A proposito: sono in vacanza a Vieste – tempo bellissimo, mare stupendo, ma connessione internet esasperante! – e ho passato la notte in preghiera! Rosari, giaculatorie a non finire… No, niente sacro fuoco della fede e della devozione… sono stata malissimo a causa della mia ernia iatale e se mi metto orrizontale svengo (ripensandoci bene forse è anche colpa dei dolci fritti che ho ingurgitato in gran quantità ieri sera…)! Per cui ringrazio Dio per la sua fantasia e per questa opportunità che mi ha dato di offrire le mie sofferenze e di pregare per diverse intenzioni…
    @Alvise: ho visto solo oggi le foto di sabato scorso… a sentire te parevi uno scorfano, invece nelle foto hai un’aria affascinante… se solo tu non fossi così “complicato”!… con affetto, Laura

  4. fefral

    ballare col tacco 12? RIcordo di serate (mica tanto lontane, 5 o 6 anni fa) partite col tacco e finite a ballare scalza con un mohito in mano e la mini pochette in qualche maniera legata all’universale tubino nero per non rischiare di perderla mentre mi dimenavo, e questo non succedeva nella discoteca all’aperto durante le vacanze, ma nei locali più fighi di milano…..
    Non era un periodo particolarmente pio della mia vita, non avevo il rosario in borsetta, ma in discoteca ci andavo per divertirmi, per stare insieme alla mia amica, ridere come matte, non ce ne fregava niente di farci guardare, non avremmo mai potuto competere con le splendide milanesi 20enni che ci circondavano, perfette dall’unghia del dito piccolo del piede sinistro fino alla spettinatura del ciuffo e che fanno il colore solo perchè la nuance di castano si possa intonare con le pagliuzze luminose dell’iride.
    Raffa, avevo l’età che hai tu adesso…. dai non puoi restare sul divano, e che farai tra 10 anni e con tre pargoli?
    Queste rare serate rubate appena riuscivo a sistemare le piccole e sapendo che avrei dormito poi si e no 3 ore prima di correre in ufficio, non avevano l’obiettivo di sedurre nessuno, di farsi guardare meno che mai, anche se non mancava mai che rimorchiassimo qualcuno (che poi a scaricarlo ci si mette un attimo: “sai devo tornare a casa, ieri la piccola ha vomitato tutta la notte”).
    Non è la discoteca il problema, è sempre quello che cerchi, e come ti poni nei confronti del mondo. Neanche c’entra la fede secondo me. C’entra la considerazione e la stima che abbiamo di noi stesse. Quando guardo le bellissime ventenni dalla gamba perfetta mi viene certo un pochino di invidia (io alla loro età non sapevo vestirmi così, e non avevo i soldi per fare la messa in piega ogni settimana) poi le guardo negli occhi e le vedo cercare solo lo sguardo di qualcuno. Non guardano fuori di sè. E mi fanno tristezza: si perdono il meglio!
    Buona giornata a tutti… caffè? 😉

    1. chiara

      @Fefral …. di tutto il gruppo sei la mia preferita! – Sono la disgraziata non credente convivente con tre figli (post”CATTO PRIDE”)

    2. fefral

      ciao Chiara, sì ricordo chi sei 🙂
      Magari una di queste sere molliamo i pargoli ad Alvise e Cyrano e ce ne andiamo a ballare. Chi viene con noi?

  5. Alessandro

    non interessa a nessuno, anzi ad alcuno (in buon italiano), ma la mia esperienza con la disco è la seguente. Primi anni novanta festa dei 18 anni “dai andiamo in disco sì andiamo”, non c’avevo mai messo piede, trovata attraente come la scarlattina, sono finito fuori dal locale a maledirlo guardando le stelle con due compagni obiettori. Interrotto ogni rapporto con detti locali

    Tornando ai giorni nostri. So di padri che vanno a recuperare dalla disco alle 3 e fischia di notte i loro pargoli senza patente (‘sti padri penso che socializzino pure, compagni di sventura, mentre aspettano, con la palpebra a mezz’asta e il pigiama sotto il giaccone). Avverto a futura memoria che se mai avrò figlio/figlia col cavolo che va in discoteca se non è maggiorenne (e quando è maggiorenne ne riparliamo) e soprattutto col cavolo che vado a ritirarlo/a dal negozio alle 3 di notte

    1. Purtroppo non c’è bisogno neanche più di andarli a recuperare alle tre di notte. Ci sono discoteche per adolescenti (14-15 anni, anche meno) aperte la domenica pomeriggio, dove i ragazzini dentro si comportano come assatanati degni di un night club.
      Si svendono per una canna o una bevuta e trovi le foto delle loro prodezze su facebook.

      Io ho 26 anni, poco meno di Raffa. La discoteca mi piace da matti, ma solo quelle dove puoi ballare sulle note della Cuccarini o di Heter Parisi. Amo ballare, divertirti con coreografie bizzarre ideate li per li’ con gli amici. Non vado per sedurre nè per essere sedotta, per farmi vedere o per vedere. Non mi interessa. Ma mi piace ballare, quello si.

      Certo, a guardare i convinti della musica house un po’ mi viene da ridere (avete mai notato come ballano? Sembrano i piccioni di piazza San Marco, stesso movimento di capino…).

      E poi mi dispiace per quei ragazzi che a mezz’ora dall’ingresso sono già piegati in due in un angolo a vomitare (perchè in disco ci si va già belli alticci, sennò che gusto c’è?), per quelle ragazze perfettamente in tiro ma annoiate a morte, per il piacione di turno alla consolle che continua a ripetere “la notte sta per iniziare!!” anche quando l’orologio segna le cinque e il locale sta per chiudere (come se stesse aspettando chissà che…).
      E per quelli che escono da li, sfatti e delusi, come chi cercava qualcosa e si ritrova alla fine senza risposte e con ancor più domande.
      Forse pensano che il rumore e l’alcol possano metterle a tacere per un po’… peccato che poi, nel letto, mentre cerchi di fermare la stanza che gira troppo in fretta, quelle maledette ricominciano ad urlare più forte che mai.

    2. ecco! Adesso mi metto a ballare sulla scrivania…
      … crescerà forte più di te
      questa voglia di vita
      tra le tue mani…
      na na na na…
      Accidenti!! 😉

    3. Elena

      ho sempre odiato anche io le discoteche. Ci sarò stata sì e no due volte. Non le capisco proprio…

  6. Ciao ragazzi, probabilmente è in corso uno sciopero della tecnologia che mi circonda, perchè a parte i problemi ordinari, stamane sto combinando macelli un po’ ovunque. Grazie per la clemenza sul post… e l’accoglienza sempre super affettuosa, comincio a sentirmi davvero un po’ in famiglia! 🙂
    @Cyrano grazie mille!!! Supporto preziosissimo, e non mi dire che l’1.45 è tardi!! Si vede che non andavi in discoteca
    @Fefral, hai ragione, diciamo che ho detto ‘divano’ per dire che ho smesso di andare in Disco, e magari in un post in futuro vi racconto perché, come dice @Laura C. il Signore ha un sacco di fantasia per portarci verso mete inimmaginabili. Prima del caffè vi segnalo un articolo di Costanza apparso oggi su Labussolaquotidiana.it, e del quale sottoscrivo ogni parola.

    1. Non c’ho più vent’anni, amori’, e pure le più estreme delle ascoltatrici di serenate verso l’una e mezzo chiudono la persiana… allora non mi resta che intonare “La nova gelosia” e dileguarmi nell’ombra.

  7. Luigi

    Galeotta fu la discoteca anche per me, quel bacio rubatomi sul divanetto mi costò un fidanzamento prima e un matrimonio dopo.
    Le vie del Signore sono infinite. Io non sono mai stato fissato con la discoteca, anzi, ma un po’ ci si passava tutti in quegli anni.

    1. Alessandro

      ecco allora perché non sono sposato, se avessi resistito un po’ più di 30 secondi magari avrei trovato moglie anch’io!

  8. Alessandro

    Le scemenze dette da Veronesi ieri le avevo viste, ero stato tentato di commentarle qui, ma poi sarei andato off topic (oltre che fuori dai gangheri). Mi fa piacere che Costanza ne abbia parlato su La Bussola

  9. alvise

    Innumerevoli potrebbero essere le esperienze di vita dove ci entrano anche le musiche i locali le pieste più o meno affollate che tutti abbiamo frequentato, credo, Cyrano più che ogni altro, ballerino intancabile fino al sorger dell’alba….
    Raffaella rivela come sempre ha fatto la sua dolcezza d’animo (si vede la dolcezza d’animo, come si vede la spigolosità, la protervia, la spinosità etc.) Raffaella racconta e la vediamo bellissima, (perché sei bellissima vero?) ma senza alterigia, curiosa, ma non morbosa o orgiastica) Quanto a me ho visto cose….Sì lo potrei dire che ho visto cose che nemmanco.. Lavoravo su una piattaforma nel petrolio nel golfo del messico, tanto tempo è passato, lavoravo come saldatore anche sotto l’acqua, c’è da saldare dappertutto nel mondo se non si saldasse…Si andava nei periodi di riposo in Colombia Cartgena, Baranquilla, locale di ogni genere, ceffi, ragazze bellissime disposte a tutto (pagando, s’intende)lo cali diversi Il Pernambuco Il cruzeiros il TODONERO, I Maracaibo, il CHocoladores il Truillo, el lobo, el mas, ma quello che sempre sempre era la cosa più importante per noi poveri ragazzi abbandonati nel mezzo di una citta affacsinante nella sua brutalità e tranquillità insieme era la musica i suonatori il ballo stavamo da una parte con qualcosaina da bere (poco poco!) e la tedsta girava senti il ritmo dice una canzine prendi il ritmo, la musica è una delle cose più miesteriose e affascinati che ci possano essere musica musiaca uno pupuò pensare cose che non aveva mai pensato che poi non sono cose sono sensazioni figure ricorsi languori affetti senza volere nulla ne donnNé donne Nè avventura, solo stare lì a ascoltare come Raffaella fino a che qualcuno nonci portava all’hotel, Hotel El Pachugo, mi sembra, quelli col ventilatore sul soffitto, un adoccia, e sdraiati con fuori il rumore della gente che cominciava a nadare e altra musica che veniva dai bar, questo era unoo stati estatico, nel vero senso, ultraista..

    1. alvise

      FEFRAL: da un po’ di tempo quando scrivo il commento dopo qualche riga non posso più vedere quello che sto scrivendo, non posso andare a capo e vedere, così vo avanti alla cieca, e succede un casino, che sia una metafora della mia vita? (forse sarà meglio che scriva in Word e poi metta il “pezzo” sul blog?)

  10. giuliana z.

    mi sono stampata l’articolo di Costanza a caratteri cubitali e credo che andrò ad affiggerlo in giro per il paese. Se poi avrete notizia di un rogo umano, saprete già il perchè!

    1. giuliana z.

      una volta don Luigi Negri mi disse: “il tuo eroismo sfiora la coglioneria!” …. speriamo non sia questo il caso!

  11. cara Raffaella, quanto mi sono immedesimata nel tuo post!!!! Anche io durante il periodo dell’università andavo a ballare tutte le settimane; non solo nelle discoteche “fighette” della capitale (solo in lista studenti Luiss, che faceva più chic!), ma anche nei locali dove si ballava salsa, per sfoggiare i passi appena imparati al corso! E quanto mi piaceva prepararmi alla serata scegliendo con cura il vestitino più sfavillante ed il trucco più scintillante! E prima di uscire – tutta agghindata – mi fermavo sul divano di casa (avvolta in un plaid perchè vestita in quel modo in pieno inverno avevo freddissimo) a dire il rosario come ogni sera insieme alla mia famiglia. I miei in tuta, mia sorella in pigiama (al tempo era troppo piccola per uscire la sera) e io avvolta nella coperta… tutti insieme davanti ad una candela accesa sotto al crocifisso. Dici che sembra blasfemo l’abbinamento rosario – discoteca? Forse si… ma in fondo a quell’età la discoteca mi sembrava l’unico possibile svago durante il week end. E la mattina dopo mi rendevo conto che – come dici tu – avevo cercato di dissetarmi dal pozzo sbagliato, perché avevo mal di testa ed una sensazione di vuoto interiore. A proposito di pozzi mi ricordo che al corso “fidanzati” che fanno i frati ad Assisi, il buon padre Giovanni raccomanda ai giovani di frequentarsi e di conoscersi durante delle “situazioni pozzo”. Ora mi chiedo: escludendo la discoteca, per un giovane di 20 anni quali sono le possibili occasioni sane di incontro? Occasioni in cui sia contemplato un bel po’ di sano divertimento? Mi guardo in giro e non ne vedo molte…
    Se dovessi consigliare mia sorella – che ora ha quasi 20 anni – dove potrei orientarla? Lei dice che per incontrare altri giovani e cercare l’anima gemella, l’alternativa alla “febbre del sabato sera” sono gli incontri in parrocchia dove pero’ generalmente non ci si diverte poi molto e diciamo la verità…non è neanche troppo facile trovare qualche bel ragazzo 😉 . Quindi? Cosa resta ai giovani per fare gruppo e divertirsi insieme? Meno male che poi si cresce e diventa molto più interessante passare le serate in compagnia del marito e degli amici più fidati, a sfidarsi in qualche mega partitona di Risiko!
    Comunque, per la cronaca…oggi pomeriggio mia sorella ha il suo primo appuntamento con un ragazzo conosciuto ad un ritiro per giovani sotto i 30 anni…incrociamo le dita e speriamo che tra qualche anno anche lei voglia partecipare alle serate Risiko a casa mia!

    1. Ciao ragazzi,
      eccomi nella mia pausa blog…

      Sulla discoteca è meglio lasciar perdere, potrei postare delle foto che metterebbero la mia reputazione a grave rischio (ma anche quella di qualcun altro)… Per me è durato parecchio il periodo e i rosari non me li sognavo…

      @Mariel, mi hai ricordato le mega partitone a Risiko piuttosto che Pictionary!!! Che belle che erano!!!!

      @Alvise, il tuo racconto mi ha ricordato una particolarità del Brasile: la musica come sottofondo. Se una va nel periodo che va da dicembre a febbraio sente sempre il sottofondo delle “escolas de samba” che si preparano al carnevale. E poi, nei posti di gente comune (come quello dove abita mia madre), in ogni baretto si improvvisa una orchestra. Io ho visto gente letteralmente suonare l’autobus! Avevano in mano le bacchette e suonavano i tubi, i sedili, tutto! Così come ho visto in un volo interno un gruppo di cinquantenni fare il limbo alle hostess che ci stavano e passavano sotto l’ostacolo che avevano messo in mezzo al corridoio dell’aereo (mio marito è testimone).
      Tutto ciò per dire che la capacità dell’animo umano di elevarsi e di trarre bellezza è immensa e con questa supera ogni difficoltà materiale. Sa invece uno è triste dentro (o si prende troppo sul serio come dicevamo ieri) non c’è benessere materiale che tenga.
      Mio marito dopo un viaggio di lavoro a Mosca era rimasto colpito dalla durezza dei volti e della tristezza negli occhi della gente in metropolitana, ed era estate. Persone che poi di notte si ubriacavano e si scatenavano. Lui mi ha fatto subito il paragone con quello che aveva visto in Brasile: c’era ben’altro che era stato tolto da quella gente dagli anni di comunismo oltre alla proprietà privata: la Speranza, quella vera.

  12. anna

    @ Raffaella
    @ Fefral (visto? ci sono 😉 )
    @ e tutti gli altri

    Un bel rito questo della lettura del post al mattino! Mi piacciono quasi sempre ma poche volte lascio un commento.
    Oggi a riguardo mi sento di dire che forse (anzi senza forse) ho sbagliato a frequentare parrocchie alla mia giovane età, visti i risultati e visto che chi come Raffaella, col tacco 12 frequentava abitualmente discoteche, riusciva anche a dedicare spazio al Rosario con le amiche. Gran bella cosa!
    Mi rendo conto di essermi persa tanto nella vita. Sto capendo più ora di fede,grazie a voi, che in tanti anni passati in mezzo a bigotte e bigottaggini. Dio ce ne liberi!
    Perciò ben venga una sana uscita con amiche e mohito anche a questa età (40 anni) come fa amabilmente Fefral per recarsi in discoteca, sopratutto se, dopo o prima, c’è l’incontro con Lui nella preghiera.
    Grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

  13. giuliana z.

    Ah, la mitica discoteca! il post di oggi mi ha riportato indietro di 15 anni…. fino ai 20-21 anni ci ho passato praticamente quasi tutti i venerdì o sabati sera. Poi mi sono rotta le scatole e ho smesso, così di punto in bianco. Mi è venuta a noia, troppo rumore, troppo fumo (non c’era ancora il divieto) e troppo alcool nella testa sia delle ragazze, ma soprattutto di maschietti che s’allargavano con le confidenze. Insomma, basta. E poi avevo di meglio da fare: c’erano le cene con le ragazze dell’appartamento e si aggragavano i ragazzi di economia o medicina che finalmente volevano mangiare (dopo una settimana di cibo rimediato alla meglio). Quello per me è stato il vero divertimento! anche la disco comunque, almeno fino ai 19 anni ha avuto il suo fascino: ti metti in tiro, trucco, tacco alto, sguardi maliziosi in pista…. era un modo per mettere alla prova la femminilità e vedere fino a che punto ti potevi spingere. Io personalmente tra i passati amori giovanili ne ho avuto uno solo conosciuto in disco, tutto sommato bravo ragazzo, ma ero troppo scazzafrullona per soffermarmici per più di 6 mesi. Ah, ricordi di gioventù ridente e fuggitiva! mmmm brividi! non tornerei indietro neanche pagata!
    Quanto alla parrocchia di cui hanno parlato Mariel e Anna, che dire? io nella mia mi ci sono trovata malissimo, infatti appena conosciuti gli amici di CL non ci ho pensato due volte a mollare il gruppo parrocchiale. Lì non avevo nessun amico, nemmeno mi salutavano dopo aver finito gli incontri; ci andavo perchè non sapevo dove andare e mia mamma si sentiva sicura che stavo tra gente per bene (se avesse saputo quello che succedeva nei bagni dell’oratorio, di certo avrebbe cambiato parere….). Non voglio pensare che tutte le parrocchie sono così, ma mi sono imbattuta in tante persone che hanno avuto esperienze simili alla mia (ci sono parrocchie dove i catechisti non solo non ti insegnano quasi nulla della dottrina cattolica, ma quando c’hai il moroso ti consigliano l’uso del preservativo!)…. quindi sotto certi aspetti la discoteca “salva il giovane dallo stress…..” come diceva Zucchero.
    @ Mariel: invita tua sorella alle serate Risiko! mio marito l’ho conosciuto a casa di amici dove si svolgeva un’agguerritissima partita e da allora non ci siamo più lasciati! (pensare che quella sera non volevo neanche uscire!)

    1. Giuliana… alle serate Risiko siamo tutte coppie 🙂 e lei con noi “vecchi” di dieci anni più grandi non ci vuole venire!!! Comunque sulle parrocchie hai davvero ragione…motivo per cui mi viene in mente che forse dovremmo fare qualcosa in più per ravvivarle…e cambiare l’aria stagnante che a volte si respira all’interno!

    2. giuliana z.

      non hai amici single che lei non conosca ancora? non che voglio trasformarti in Marta Flavi, ma insomma….lo ammetto, ho la sindrome di Cupido! vedo possibilità nuziali in ogni dove….

  14. una pasionaria della discoteca fino a 6 anni fa, quando ho sposato mio marito. diciaoci la verità: ho smesso di andarci perché a lui non piace, ma solo come gesto estremo di sottomissione.
    Mi sono sempre divertita, difficilmente mettevo un tacco 12 per andarci, difficilmente mettevo tubini: volevo semplicemente ballare e sentirmi comoda (forse per questo non ho mai rimorchiato), volevo divertirmi e cantare canzoni con le mie amiche, e bere ridendo con i mie amici. Né io né i miei amici tornavamo a casa ubriachi, drogati o quant’altro. Tornavamo solo con l’allegria e l’adrenalina addosso. E vogliamo poi parlare del cornetto alla nutella delle 4 del mattino? che bei riti.
    E il giorno dopo non mi sentivo per niente vuota. Mi alzavo (tardi) e andavo a Messa. Non ho mai visto contraddizione tra l’allegria di una bella serata passata con gli amici e la Fede.
    In discoteca si porta quello che si è: non importa ciò che fai, importa ciò che sei.

    E

  15. alvise

    MARIEL81roma: perché dici che in parrocchia non è troppo facile trovare qualche bel ragazzo?
    L’altro giorno Danicor parlava di ragazzi (credo delle parrocchie) belli dentro e FUORI….
    Come è che è?

  16. alvise

    Il pianeta delle scimmie parlanti
    Scrive Costanza Miriano a proposito di Veronesi
    “l’ultima della serie di assurdità di questa ridicola vicenda: non mi spiego come mai uno, perché è stato un bravo medico, debba poter sentenziare su tutto.”
    Ma i babbuini umani, per loro stessa natura intrinseca hanno la pretesa di sentenziare su ogni cosa, vi rimando al “Libro della giungla” di Kipling dove la grande famiglia scimmiesca sugli alberi sta sempre intonando la canzone di lode di sè stessa e della propria superiorità su quegl’altri, concludendo, “fratello, hai la coda che ti pende didietro”. Babbuinidi siamo e le nostre parole, anche, relative alla nostra condizione spregevole. Voci. Quanto a Veronesi c’è
    che a me mi dà parecchio più noia, che il suo figliolo sia anche lui in forza all’ anticancro, O è un fatto casuale?

    1. Alessandro

      ma soprattutto, com’è che costui, che è un puro, ha avuto un figliolo (e non solo uno, mi risulta) se il rapporto eterosessuale è impuro?

      “Babbuinidi siamo” ecc.: Alvi’, non ti confondere con Veronesi, non ti mettere nello stesso mazzo. Una distinzione tra dire cose sensate e dire fesserie c’è ancora, Veronesi dice le seconde…

  17. @Alvise “Capogiro” non è un un’invenzione. E’ la discoteca più in di Bergamo, o meglio, della provincia di Bergamo, si trova a Curno per l’esattezza. Una curiosità: durante la Seconda guerra mondiale Bergamo fece un voto alla Madonna. La grazia richiesta era che la città fosse risparmiata dai bombardamenti, in cambio sul suolo cittadino non si sarebbe più “festeggiato”, ovvero, guarda un po’, ballato. Dal momento che così avvenne e la città venne rsiparmiata dalle bombe, a Bergamo non ci sono discoteche, o meglio, all’interno del perimetro della città non sorgono locali adibiti principalmente al ballo. Qualcuno inoltre fa risalire la grazia alle apparizioni della Regina della Famiglia a Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo, nel 1947. In ogni caso il Capogiro esiste Alvise, e a causa di questo voto non si trova in città ma a due passi dal paese in cui io sono cresciuta.

    1. angelina

      E’ vero! Ho googlato bergamo-dancing, discoteca, balera e sembrano tutti ben lontani dal centro o in paesi limitrofi. Possibile, tanta ‘costanza’ dal ’47 ad oggi??
      Forti ‘sti bergamaschi, questa storia mi piace

    2. alvise

      Storia interessante questa del voto e delle discoteche fuori città !
      Ero convinto che CAPOGIRO fosse un’invenzione tua….

  18. Velenia

    Mah!Io sono un pò più vecchia di voi,quand’ero ragazzina in discoteca avrei voluto andarci,ma mio papà non mi mandava.C’erano le feste in casa però,chi se le ricorda?Quelle coi lenti e il più tokone messo a fare il d.j..Non che mi sia mai divertita più di tanto,finivo sempre a far tapezzeria e a spasimare per belli e impossibili.
    Quando cominciai ad uscire con i G.S. del mio paesello,verso i 16 anni, lì comincio il divertimento!Le nostre feste dei 18 anni erano magnifiche,eravamo amici,veramente amici ed era questo il bello qualunque cosa facessimo,alla mia festa dei 18 anni ballammo persino la “contradanza”,una danza tradizionale siciliana( qualcosa a mezzo tra un minuetto e una danza di gruppo),un nostro amico si assunse il ruolo di “vastunere” ossia chi dirige la danza

    ci esibimmo in figure.Ai tempi del Clu mi divertivo più o meno come Giuliana,ma un anno decidemmo anche di prendere in gestione, una volta alla settimana, un piano bar avevamo anche una band,ragazzi che divertimento!Ma anche lì il sale vero era l’amicizia.Sia ai tempi dei G.S. che in quelli del Clu la gente era tanto affascinata dal nostro modo di essere amici che le feste diventavano un mezzo missionario,chi veniva alle nostre feste,prima o poi veniva anche a messa.E gli Happening? tre giorni di balli,sport e concerti rock nell’atrio dell’università.La cosa che però preferivo era l’annuale caccia al tesoro,poi ribattezzata “caccia a tò suoro”,è stata proprio ad una di queste che,al secondo anno di università,ho conosciuto mio marito.Alrtro che ragazzi cattolici sfigsti,io ho avuto una giovinezza splendida!

    1. giuliana z.

      confermo! poi io in disco di solito andavo con le mie amiche di GS (con cui dicevamo le Lodi mattutine prima della scuola) e infatti ci siamo stufate tutte della dance-music contemporaneamente!

    1. fefral

      alvì, sono codici segreti che solo noi con la credenza conosciamo. Tu o ti converti o non verrai ammesso all’uso del nostro linguaggio!

    2. giuliana z.

      c’hai ragione, mi decripto subito:
      GS= gioventù studentesca (rivolto agli studenti delle scuole superiori)
      CLU= comunione e liberazione universitari
      preciso che il movimento di cl non è un’associazione quindi non comporta un tesseramento; è stata fondata da don Luigi Giussani e riconosciuta sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nella forma della Fraternità (1982) siccome la storia è lunga e io non sono precisissima….. trovate tutto al seguente link:
      http://www.clonline.org/cosaecl.html
      e pagine seguenti….

      spero possiate leggere con piacere la nostra storia! ciao!

    3. giuliana z.

      si appartiene a Cristo, a CL si aderisce! cioè si riconosce un carisma che ci affascina, ma siccome cl è una delle tante realtà ecclesiali, c’è chi trova più affascinante una esperienza e chi un’altra. In soldoni, io ho incontrato cl, e in quel mometo storico della mia vita e per il mio carattere mi ha corrisposto in cio’ che cercavo, come modalità e per le amicizie; nulla toglie che un’altra persona incontri chessò l’Opus Dei e trovi amici lì…. siamo tutti nella stessa barca di Pietro!

  19. @Alvise,

    i ragazzi belli dentro e anche fuori erano quelli dell’associazione laica che frequento. Credo che ci siano anche delle belle realtà nelle parrocchie, ma purtroppo c’è il brutto vizio diffuso di fare degli oratori solo un punto di incontro con quella paura di fondo che se si parla di Gesù e di Santi i ragazzi scappino.

    Per intenderci, i campeggi della nostra associazione di quest’anno hanno come tema:

    bambini delle elementari: la vita di Sant’Elena
    ragazzi delle medie: la vita di Santa Caterina da Siena

    Si gioca tantissimo, di divertono da morire, ballano fanno gite, gare, falò, ma si fa l’adorazione eucaristica anche per i bimbi delle elementari! Mio figlio è tornato folgorato dalla esperienza l’anno scorso!!! Si è divertito da morire ma mi chiedeva anche di dire il rosario alla sera (cosa che a lui a 6 anni non avevo mai proposto, anche se noi lo facciamo tra di noi, avevo paura di annoiarlo). Ogni bimbo porta poi un’amichetto l’anno successivo, a furia di fare pubblicità (e ti assicuro, lo fanno per conto loro).

    Mandarlo significa far capire a lui che non è il solo ad avere dei genitori che pregano o che ci tengono ad andare a messa, che lui appartiene a qualcosa di più grande. Che la fede non è solo un fatto privato o della nostra famiglia, ma che è un vero stile di vita. Se questo non lo diciamo solo noi, ma lo provano e vedono in ragazzi “grandi”, è molto meglio.

    Abbiamo visto i risultati: i bimbi degli amici che ora sono grandi e sono bravi, belli, impegnati, laureati giovanissimi.
    Questi ragazzi hanno un blog bellissimo: http://www.cdmi.it/blog/

    Vado a prendere il cucciolo,
    a più tardi

  20. Luigi

    Nel 1989 in discoteca ho voluto fare il figo con quattro tipe (una l’ho sposata) e mi hanno ciullato 60000lire per 4 gin tonic. A me veniva da vomitare per il salasso. Una di loro mi ha addirittura vomitato sulla tasca della portiera dell’auto di mio padre dove avevo tutte le cassette (musicali) dopo che le avevo chiesto almeno 4-5 volte se non fosse meglio che accostassi. Il giorno dopo ho dovuto pulirle con la spugna. Uno schifo, altro che innocenti pannolini.

    1. Alessandro

      a Milano in un locale che non nomino 4 spremute (senza alcool: quattro semplici spremute) = 200 euro. Successo 2 mesi fa

  21. Alberto Conti

    Bellissimo il post e mi piacerebbe intervenire ma posso solo un saluto.
    Chiedo una preghierina per mio padre che stamattina è stato operato di prostata, tutto bene ma conoscendolo la parte difficile viene ora, infatti era un pazinete insopportabile a 50 anni, figuratvia adesso che ne ha 80 😉

    1. Luigi

      Auguri Alberto, ti capisco perché anche mio padre 10 anni più giovane è messo parecchio male ultimamente.

  22. fefral

    @giuliana “siamo tutti nella stessa barca di Pietro!”
    assolutamente d’accordo, grazie per le spiegazioni

    1. fefral

      e che ci vuoi fare nella città santa alvì? un giro sul tevere?
      aaalviiii quo vadis?
      (uà cito pure io in latino!!!!)

    2. Alessandro

      vuole una costumata conversazione con te, tenera fefral che gl’infiamma er core, poco gl’importa se sul Tevere e ai Castelli

    3. Fefral

      Beh, un giro nella città Santa piacerebbe anche a me…ma perché non optiamo per una gita fuori porta a mangiare porchetta?

      1. Ariccia! : – )))))))))))))
        Ma che bell’idea, Fefral! Certe tue genialate mi convincono ad abbonarmi alle tue riviste preferite! 😉

      1. cavoli, questa mi manca proprio! Pensate che metà del primo ciclo di teologia l’ho fatto su Dylan Dog! 😀 Poi m’è cascato antipatico… comunque Topolino resta un must (e chi oserebbe mai sfottere Fefral?)!

    4. Alessandro

      @fefral
      di Geppo rileggo i vecchi numeri e comunque… sta tornando!!!!!

      http://geppo-inferno2000.blogspot.com/

      Cyrano, Dylan Dog m’è sempre stato qua
      della Bonelli c’ho tuttooooo Tex Willer, ormai è un legame affettivo, non m’interessa nemmeno più se le storie sono belle o no

    5. fefral

      Elena è la stessa barca: Maria è la padrona di casa che ci ospita. Pietro semplicemente sta al timone 🙂

    1. Insegnare è cosa che si lascia per quelle poche scemenze che si possono scrivere nei libri: per la vita abbiamo bisogno d’altro che d’insegnanti (e questo tu ce lo INSEGNI!! 😀 ). Ppe’ magna’, ‘nvece, se potémo ‘nventa’ quarcosa, ma più alli Castelli, ché er pesce ‘un me fa propio mori’… 😉
      @Fefral, anche su Geppo ho bisogno di ripetizioni…
      @Ale, ti capisco: ormai non lo posso più neanche vedere di sfuggita! 😉
      Buona serata cari!

    2. fefral

      cyrano, non ti piace mangiare pesce? Eh no, non ci siamo, prima geppo, poi questo…. ma come li tirano su i giovani oggi?

    3. giuliana z.

      secondo me Cyrano è uscito dalla società dei magnaccioni: “ci piacciono li polli, l’abbacchi e le galline perchè son senza spine non son come il baccalà!”

  23. alvise

    Allora o la porchetta, o l’abbacchio, o la coda, o la pajata, o er pasticcio vero de porco, o l’amatriciana, bbbbona l’amatriciana!!!!!

  24. Alessandro

    E’ morto Peter Falk, l’attore che interpretava il tenente Colombo.
    Non c’entra niente col blog, ma a me dispiace, sono affezionato a Colombo

    1. alvise

      Hai ragione, era un bravo attore e un bellissimo personaggio “Colombo”.
      Mi dispiace molto anche a me.
      (TUTTO c’entra col blog)

  25. mariel81roma
    24 giugno 2011 a 11:12 #
    cara Raffaella, quanto mi sono immedesimata nel tuo post!!!! Anche io durante il periodo dell’università andavo a ballare tutte le settimane; non solo nelle discoteche “fighette” della capitale (solo in lista studenti Luiss,

    Fra i mirianidi anche delle luissine!! Sempre più alla conquista del mondo.

  26. giuliana z.

    Ho capito: Alessandro mi vuole vedere in crisi epilettica che rantolo sul pavimento…. bravo! sei riuscito a farmi schiumare dalla bocca… prima metti il link a Famiglia Cristiana e poi mi dici di non leggere. E’ come se mettessi il formaggio nella trappola e poi chiedessi al topo di non avvicinarsi! La bile ringrazia!!!
    La cosa che mi fa più schifo? la parola FILANTROPIA che è un temine assolutamente massonico e quindi anticristiano, utilizzato con questa leggerezza e presunta innocuità in questo giornalaccio che si spaccia per cattolico.
    Basta, non fatemi proseguire, ho il fumo che mi esce dalle orecchie!

    1. fefral

      vabbè giuliana, magari a modo loro pure quelli che scrivono su fc provano a stare sulla barca di pietro…

  27. Francesca Miriano

    Torno al volo per farvi un po’ incazzare che mi pare che ve la suoniate e ve la cantiate fra voi e anche a Alvisino gli s’è intenerito il core. E allora , prendendo al volo l’affermazioneche tutto c’entra col blog, dirò qualcosa che non c’entra molto ma è un pensiero che mi rifrulla da tutta la settimana dopo incontri ravvicinati del terzo tipo con ‘ famiglie perfette’.
    L’uomo è animale che vive male in solitudine e ha inventato la famiglia perchè è la forma di aggregazione che per ora sembrerebbe ..la meno peggio , o comunque ha prevalso su comuni,famiglione allargate , harem ecc ecc.Ma da qui a farci sopra teorie e poesie ce ne corre parecchio. Se si ha c..o va bene , ma se qualcosa si inceppa, e non significa
    necessariamente che vi sia violenza o disgregazione sociale,diventa il più infernale dei sistemi di tortura e coercizione psicologica che al confronto Abu Graib è Porto Rotondo

    E allora evviva la libertà di sperimentazione : a me è andata di c..o per ora ma non è la regola.

    1. fefral

      famiglie perfette? Ma dove le hai viste? Io tutte le volte che ho incontrato famiglie perfette ho sempre diffidato.
      Bentornata francesca, buonanotte a tutti

  28. Francesca Miriano

    ‘Famiglie perfette’ aveva le virgolette. Si in effetti le ‘famiglie perfette’ mi stressano parecchio. buonanotte e sogni d’oro

  29. Luigi

    Ciao Francesca, rispetto a quello che ho letto su Veronesi e l’altro pirla dell’Unicef le tue morbide provocazioni stavolta mi conciliano il sonno.

    Dai RAGA, è venerdì, è mezzanotte, è qui la festa? Movida? Mojito? Dove si va a ballare? Dani, attacca con la samba, Raffi dai con il Rosario, Fefral passami la porchetta.

  30. alvise

    Non irridete Francesca Miriano, è vero, io sto vivendo tra le dolci nebbie di amore ciò
    non toglie che vi chiedo cosa ci sia da ridire su quello che scrive la Miriano2, da Legnano, non vi sembra che dica cose di una giustezza che disarma ogni critica?

    1. No, francamente: ha scritto anche lei una “teoria” e una “poesia”. Non è che se dici una cosa in modo scarno e asciutto allora è un fatto e, in quanto tale, incontrovertibile. A cominciare dall’assioma che l’uomo “vive male in solitudine” (tanti esemplari potrebbero smentire alla grande, se volessimo fare i capziosi), spingersi a “viva la libertà di sperimentazione” non è molto più che coniare uno slogan provocatorio, e ci sta tutto (anche visto il tipo! 😉 ) ma cade nel costruire “una regola dell’anti-regola”. Banale, tutto sommato, e solo apparentemente dissimile da ciò che pretende di negare. O no? 🙂 buona giornata a tutti.

      PS: il “metodo c**o” l’ho visto criticato pure da quella carogna di Gianmarco Perboni in un suo libro di “didattica”… 😀 è tutto dire!

    2. alvise

      CYRANO: sì, hai ragione, ogni discorso in quanto discorso è un discorso come gli altri e nient’altro di più, impossibile discorsi che non siano discorsi eccetra eccetra ideee opinioni che ci si hanno nel cervello e girano girano…
      Ma comunque ora io già detto vivente in pratica nellle dolci pene d’amore per via elettromagnetica arriavatemi quelle emozioni che non pensavo di poterle mai più provare codeste emozioni tali che vivo io ora, non dirò mai il nome della persona generatrice (una donnaa ogni modo) di queste onde elettroniche che le sento nel cuore…

      Ma per quanto riguarda Cyrano sono d’accordo, impossibile no!!!!

  31. azzurra

    è ufficiale. adoro francesca miriano. a bagno a ripoli speravo tanto di incontrarla insieme a costanza e quando chiesi ad alvise se c’era mi disse di sì e mi accompagnò in cucina a conoscere… costanza! ::)

  32. Non v’è nulla di definitivamente perfetto nelle relazioni umane, perché sono legate alla “qualità” stessa dei “materiali umani” che le reggono. L’errore è quello di pensare le cose sociali in termini di “efficienza” e di “ingegneria” sociale”, in retaggio dei totalitarismi di ieri e di oggi. Chi abbandona le mura domestiche si consegna di regola a poteri ben più crudeli e oppressivi. Al riguardo invito alla lettura di questa magnifica riflessione chestertoniana: http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=512

  33. fefral

    riprendo il tema proposto da francesca miriano. Io non penso che sia questione di culo (scuatemi ma sono un po’ allergica alla censura anche quella solo formale, se vogliamo usare una parola usiamola per intero altrimenti cambiamo parola).
    E’ che tante volte quando ci si mette insieme tra uomo e donna poi diventa quasi scontato formare una famiglia. Ma se è vero che la famiglia può essere rimedio alla solitudine umana, io credo che il suo senso sia molto più profondo. Penso che sia un progetto aperto agli altri, alla vita. Dove per apertura alla vita non penso solo alla procreazione (ho già scritto da qualche parte che l’entusiasmo di tanti cattolici nei confronti delle famiglie numerose mi spaventa non poco e che se mi capita raffreddo molto il desiderio di giovani sposi che partono con l’idea di fare 5, 6, 10 figli) ma soprattutto a una disposizione di apertura agli altri. Partendo ovviamente prima di tutto dal coniuge. Famiglia non come rimedio alla solitudine, ma come luogo dove cercare di portare un po’ di felicità a chi abbiamo accanto. La conseguenza è fecondità, l’amore è sempre fecondo, porta sempre frutto, ogni amore, e l’amore coniugale in un modo specifico, che normalmente si concretizza nei figli.
    Ma nel momento in cui si riduce la famiglia a rimedio contro la solitudine, e si perde la dimensione del dono allora non c’è culo che tenga… ci si ripiega sull’egoismo, e prima o poi si arriva a quella coercizione infernale di cui parla francesca… e allora, effettivamente, che senso ha?
    Ma è nella premessa il segreto del successo o dell’insuccesso di una famiglia. Che ci si sposa a fare? Se è per la paura di rimanere soli, allora lasciate perdere per favore. Non è nel matrimonio che si trova rimedio alla solitudine, ma nel proprio cuore.
    Quanta solitudine ho trovato in famiglie apparentemente perfette! Quante gabbie d’oro dove l’amore finisce per implodere e pur in presenza di tanti figli diventa sterile!

  34. alvise

    Per la famiglia le persone prendono l’impegno, in buona fede, che credono il più profondo che possono concepite nel momento che se lo prendono, più in là della buona fede e della sincerità, con un altro e con sestesso, non credo che uno possa oltrepassare. Questo lo dico per i matrimoni chiamiamoli responsabili, Ci saranno anche matrimoni contratti senza la adeguata serietà, ma questo noi non lo possiamo sapere se sia o no, non si può fare il processo alle intenzioni, come usa dire.
    Unìaltra cosa vorrei dire aproposito del valore delle opinioni, 1 o le opinioni, si condividono 2 o se non si condividono allora uno può dire che per lui va bene che un altro abbia un altra opinione 3 e questo non è relativismo 4 se uno ad esempio dice che c’è il MLIGNO dietro a certe idee punti di vista eccetra io posso dirgli che va bene c’è il MALIGNO, lo può credere, io non ci credo, ma a me sta bene che lui ci creda, non mi disturba, i5 contro il relativismo c’è solo gli accordi sociali che 1 o vanno accttai 2 o uno cerca di farne prevalere altri.Credo che questo volesse anche dire Francesca e dico anch’io. Ciao Fefral

    1. Fefral

      Ciao alvi’! No, nessun processo alle intenzioni, non da parte mia certo. Peró le intenzioni sono importanti quando ci si sposa. Se mancano le intenzioni giuste un matrimonio potrebbe risultare di fatto nullo.

  35. alvise

    Vi anticipo qui il titolo del prossimo “post” che “posteremo” io e Francesca Miriano:
    IL MALIGNO E DINTORNI (l’apoteosi del male)

    1. alvise

      C’era l’altro giorno a Bgno a Ripoli una signora sinceramente cattolica che raccontava si era sposata a 20 anni e poi verso i 40 tutto era ruzzolato giù. Lei, raccontava, lei e suo marito, si erano sposati anche perché allora, diceva, era l’unico modo di renderesi indipendenti. Non ricordo se abbia parlato anche di quanto più o meno il matrimonio fosse equipaggiato di buone intenzioni. A ogni modo, lei., ora, diceva, come anche fai te, che ai suoi figlioli gli raccomandava continuamente,
      volendosi sposare ,di pensarci sopra e ripensarci e poi ripensarci per non correre il rischio di fare passi falsi. Cosa dire? Quello che ho detto prima. Che non siamo noi in corpo alle persone, che nessuno può sapere quanto uno abbia meditato per bene sulle sue scelte .Può succedre anche di fallire, comunque.

    2. Fefral

      Non è tanto il fatto di pensarci e ripensarci, perché per il matrimonio, come per qualunque scelta, una buona dose di incoscienza ci vuole. Io non avrò mai la certezza che dopo non incontrerò un altro che magari potrebbe andar meglio di questo e allora aspetto… beh così non si sposerebbe piu nessuno.
      Ma un po’ di chiarezza su cos’è che vogliamo nel matrimonio, su quali sono i fini…perché ci si sposa? Per non restare soli? Per quello basta un cane, no alvi’?

  36. Elena

    Ma malick non l’ha visto proprio nessuno? in fondo in fondo non è poi così ot.
    Sul matrimonio sono d’accordo con Alvise anche se ho il dubbio che a volte le coppie in crisi vengano più colpevolizzate che aiutate (e che nei corsi prematrimoniali non ci sia sufficiente chiarezza su COSA sia davvero il matrimonio)

    1. alvise

      Perché dici “sono d’accordo con alvise anche se…” ? io le coppie in crisi non le voglio mica colpevolizzare!
      Di Malick ho letto grandi cose di questo ultimo suo film, ma non l’ho visto. Ho visto “La sottile lienea rossa” che ho apprezzato specialmente nella parte del puro film di guerra con quei soldati nel mezzo delle colline erbose nel vento alla mercé della stupidità dei comandanti e del caso. A me questa dei corsi pre-matrimoniali mi sembra cosa ridicola. Come se ci fossero dei corsi pre-adulti per quelli che non hanno ancora 18 anni.

    2. Elena

      Alvise intendevo dire che concordo con te sul fatto che a volte il fallimento è inevitabile, anche se ecc.ecc.
      Sposarsi per non restare soli è umanissimo, come lo è sposarsi per uscire di casa, per avere un supporto economico, per mille altre cose. Il problema è quello che succede DOPO il matrimonio. Bonhoeffer disse in una catechesi che non è l’amore che sostiene il matrimonio, ma è il matrimonio che porta sulle spalle l’amore. Allora forse questo si dovrebbe spiegare alle coppie: che l’amore come lo conoscono loro non dura per sempre, o meglio muta, e che ad un certo punto è il sacamento che conta, non il sentimento.
      Quando io ho fatto il corso pre-matrimoniale l’unica lezione che mi è veramente servita è stata quella di un sacerdote terapeuta di coppia, che ha scrostato un po’ il mito della bella famigliola cattolica tutta gioia e armonia. Per il resto è stato un profluvio di lezioncine poco convincenti sui metodi naturali e sulla famiglia oratoriana

  37. Elena

    PS: il film di malick esordisce così:
    “Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura, e la via della grazia”.
    E scusate se è poco 😉

  38. Luigi

    Ciao a tutti, dopo i festeggiamenti di San Luigi, San Giovanni. e il compleanno di Chiara oggi festeggio l’anniversario: 17 anni di matrimonio.

    1. Alessandro

      che giorni di festa, auguri per onomastici compleanni e soprattutto per l’anniversario di matrimonio, di cuore!

  39. fefral

    “Allora forse questo si dovrebbe spiegare alle coppie: che l’amore come lo conoscono loro non dura per sempre, o meglio muta, e che ad un certo punto è il sacamento che conta, non il sentimento”
    d’accordo per metà
    Questo implicitamente vuol dire che non è possibile un matrimonio duraturo e felice che non sia un matrimonio cattolico. Eppure non mi torna
    L’amore come lo conoscono loro non dura per sempre: questo è assolutamente vero.

    1. alvise

      Diciamo le cose: è la passione che non dura, ammesso ci fosse mai stata, potrebbe anche essere che uno sposi un altro o un’altra proprio senza la passione, per rendere tutto più agevole, meno straziante, come farebbe a esistere una famiglia straziata dalla passione, la famiglia ha bisogno di sicurezza, di tranquillità, di tepore medio costante, gradevole, fruibile, statico, bei piumini da dormire abbracciati, lavastoviglie, stipendi vivibili, tappeti, bagni con belle docce, stanze dei bambini imbottite, pantofoloni, frigoriferoni, armadioni, sereni, uniti, i figli crescono, studiano, si comincia a parlarci insieme, no, io non mi sposerei per non stare solo, mi sposerei quando….

  40. Roberto

    Dipende da cosa stiamo parlando: il matrimonio cattolico, sacramento, è una delle strade portanti per la santificazione propria e dei membri della propria famiglia.
    Un matrimonio che resta nella sua sola condizione “naturale” porterà consolazioni, soddisfazioni e fatiche “naturali”. Manca la realizzazione della vera vocazione umana, la comunione con Dio; non vuol dire che, misurando la cosa in parametri squisitamente terreni, valutando in termini di “efficienza”, il secondo matrimonio non possa apparire anche migliore dell’altro. Tutto sta sempre nel metro di giudizio che si adopera.

    Poi certo, l’essere umano senza Dio non funziona affatto bene, e quindi, in definitiva e con molta semplicità, i problemi si risolvono:
    – se non si è cattolici, desiderando di diventarlo e impegnarsi a farlo;
    – se lo si è già, approfondendo la propria identità di cattolico a cui manca sempre qualcosa: se sei seduto su un forziere pieno di ricchezze ma non lo apri per adoperarle, serve a poco averlo;
    – poi certo, ricordando i nostri limiti di creature decadute;
    – senza mai dimenticare che il nostro obbiettivo finale è la vita eterna.
    Rimando a quello che scriveva Antonio in fondo al commento dell’ultimo post di LauraGT.

    Ah! Una recensione di Tree of Life:
    http://www.familycinematv.it/node/1067

  41. alvise

    ROBERTO te dici:
    “Poi certo, l’essere umano senza Dio non funziona affatto bene, e quindi, in definitiva e con molta semplicità, i problemi si risolvono:
    – se non si è cattolici, desiderando di diventarlo e impegnarsi a farlo”
    Ma uno che non è cattolico perché dovrebbe desiderare di diventarlo?
    Sarebbe come se uno chiedesse a te di desiderare di diventare non credente, io non ci penserei mai a chiedertelo!

    1. fefral

      Uno desidera qualcosa di bello, di buono. Se noi cattolici non riusciamo a rendere desiderabile a te di diventarlo vuol dire che siamo dei ben tristi cattolici alvì. E allora è colpa un po’ nostra se tu non c’hai voglia di diventarlo.
      Però non ti preoccupare, un posto sulla barca di pietro per gli amici c’è sempre, io però credo che sulla barca si mangi pesce, Cyrano si attacca!

    2. Roberto

      Ma Avise, uno potrebbe anche chiedermi di diventare non credente, mica me ne farei un problema: mi limiterei a rispondere “già provato, grazie, non ci penso nemmeno.”

      Sul desiderare di diventarlo… le strade sono molte: in questo posto ad altissimo tasso di donne 😀 troverai innanzi tutto come risposta la testimonianza, come dice Fefral qua sopra: oh!, la testimonianza, l’incontro personale con cattolici, non lo metto in dubbio, è importante, insostituibile ecc ecc.

      Ma qua, in questo posto virtuale dove valgono solo le parole, questo nun si può fare. Poi va aggiunto che, a me personalmente, la testimonianza personale non ha mai fatto né caldo né freddo, anzi arrivo a dirti che spesso e volentieri mi infastidisce perfino, viola una specie di senso del pudore che ho.

      La Fede cristiana ha questa caratteristica: si può provare attraverso la filosofia e la storia, ma la cultura e la civiltà moderna (nel dopo-Kant) si è preclusa follemente questa strada. Che però è stata (ed è, seppur in forma diversa) la mia.

      Perché desiderare essere cattolici? Mi limiterò a risponderti (perché vado di corsa e non ho tempo!!!) con i 4 Novissimi che la Chiesa Cattolica trasmette e invita (o dovrebbe invitare!!) a meditare: Morte-Giudizio-Inferno-Paradiso.

  42. Elena

    @frefral: il matrimonio funziona secondo me se si vive l’amore come atto di volontà.
    @alvise: bravo brad pitt perché riesce ad affrancarsi da quella sua disgraziata facies da bamboccio con un ruolo di grande Potenza espressiva
    @alvise bis: sono rimasta incinta quando mio marito era disoccupato. La provvidenza spesso sorprende

    1. alvise

      ELENA: sì, tutto succede così, per caso, anche se c’è un disegno, senza che noi si sappia questo disegno, l’importante è che tu sia contenta, e credo che tu lo sia..Brad Pitt può anche essere molto bravo!
      FEFRAL: convertiti te a me invece….

    2. Elena

      Eh sì alvise sono talmente contenta che oggi mi sono casualmente resa conto che per me il termine evasione non ha più senso. E sì: un disegno c’è.
      Ps: Vabbe’ Lo ammetto brad è bravo. Ma quella faccia mannaggia….

  43. Elena

    @roberto: posso dire che la recensione non mi convince del tutto? È un film molto complesso (e in questo senso mi pare che le minime scene di litigi tra i genitori non siano certo la principale difficoltà di lettura per i minori). Malick però suggerisce una chiave di lettura che per me è profondamente cristiana: il dualismo critico natura-grazia, carne-spirito. Nel monologo iniziale di cui ho citato l’incipit ma che purtroppo non ho registrato, la voce fuori campo della madre spiega che la natura è egoista, bada solo a prevalere per soddisfare se stessa mentre la grazia sa trasfigurare il mondo, sa rinunciare a se stessa per accogliere e amare. Anche le scene naturali ricordano nella loro spirituale grandiosita piu kubrick che avatar. Io ci ho visto davvero poco new age (salvo forse che nel finale); è vero: il tu con cui jack sì rivolge al trascendente è spesso ambiguo e polisemico, ma questo è semmai l’esito di una ricerca non risolta…
    Cmq è un film talmente denso che va rivisto

    1. Luigi

      Le recensioni cinematografiche le leggo sempre qui:
      http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=3668
      oppure quelle della Mancuso sul Foglio.

      @Alvise
      Una domanda sincera. Ma te non manca qualcosa di eterno? “Io solo ho parole di vita eterna” – “Chi crede in me vivrà” – “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Non lo so Alvise, io non dico di essere felice 24 ore su 24 perché mentirei ma se non lo sono è perché mi distraggo con le cose della vita e per cose posso metterci sì le cazzate come il lavoro, il traffico, le baruffe quotidiane ma ci posso mettere anche cose serie come una malattia o un dispiacere per che ne so, la salute dei genitori, per una separazione di una coppia, per una morte, ecc. Se noi si vivesse in pienezza la fede come si avvicinano a fare le suore di clausura forse sperimenteremo la grazia della gioia.

  44. fefral

    @elena : “il matrimonio funziona secondo me se si vive l’amore come atto di volontà.”
    Elena è vero, ma ho l’impressione che questa frase porti con sè un rischio, e cioè di ridurre la relazione d’amore al dovere.
    Non mi piace parlare di amore come atto della volontà in maniera così netta come se fosse esaustiva. Secondo me amore è da un lato dono di sè, e la volontà entra certamente in gioco come attrice principale (un dono per essere tale deve essere libero, cioè voluto), l’altro lato dell’amore, cioè accogliere il dono che l’altro è per me, anche presuppone un atto libero (quindi volontà). Ma questo scambio (amore è dare e anche ricevere) mi sembra più desiderabile del dire “amore è un atto della volontà”
    E’ vero che il desiderio non è amore. Ed è vero che non è quello che dobbiamo perseguire in un matrimonio, altriimenti rincorreremo tutta la vita le famose farfalle. Ma l’amore vero è buono e bello e il bello è sempre desiderabile, e pertanto, se riusciamo a volerlo davvero (volontà) facilmente lo desideriamo (sentimento-passione).

    1. Elena

      è vero, nella mia esperienza però il desiderio segue la volontà. C’è un momento in cui non desidero perché è bello, desidero perché è volontà di Dio. E’ un istante piccolo, è l’abbraccio della croce, che richiede un momento in cui se ne colga tutto il peso (altrimenti che croce è?). Poi subito c’è la gioia e la resurrezione. E anche il desiderio (confesso di essere una moglie molto “desiderante” e passionale, ma questa passione la sconto ogni giorno) obbedisce alla stessa logica.
      E’ come per il dono: spesso e volentieri è solo un dare, apparentemente senza ritorno. Poi arriva il centuplo, certo, ma quando hai consumato tutto.

  45. fefral

    @luigi “Se noi si vivesse in pienezza la fede come si avvicinano a fare le suore di clausura forse sperimenteremo la grazia della gioia.”
    luigi, ho la pretesa di pensare che anche io e te, in mezzo ai casini di ogni giorno, possiamo aspirare a vivere in pienezza la fede. Non è necessario essere suore di clausura. Nè è sufficiente.
    “a te non manca qualcosa di eterno” nostalgia di Dio, chi sa che cos’è?
    @Roberto: non mi hai risposto sulla testimonianza, ma andavi di fretta. Voglio scrivere due righe io sulla testimonianza. Per me “testimoniare” Cristo e la mia fede non si traduce nel parlare. Qua lo faccio, ma lo faccio perchè siamo “tra di noi”, nel senso che sono in pochi quelli che non credono, e mi piace parlare della mia fede con chi vive un’esperienza simile. Se poi qualche non credente mi chiede perchè io credo allora provo a spiegare.
    Ma testimoniare per me è fondamentalmente vivere quanto più possibile in comunione con Cristo. Quando due sono amici, da fuori si vede. Non c’è bisogno di star là a raccontare a tutti “noi siamo amici”. Lo si vede da come si trattano, da come si parlano, dalla sintonia che si crea tra loro, da come si preoccupano l’uno dell’altro. Ecco…. lo stesso con Cristo.
    Non amo l’apostolato urlato, il proselitismo esplicito. Se intendi questo per testimonianza, infastidisce anche me. Non amo neppure convincere i non credenti usando la ragione. E neanche porto mai i miei amici non credenti a incontri di preghiera (che peraltro non frequento neanche io). Forse sono esageratamente allergica io a queste forme di testimonianza. Ma penso che quanto più lasciamo che Cristo viva in noi tanto meno ci sia bisogno di star là a spiegarlo agli altri: lo vedranno da sè.
    Qua parlo molto della mia fede, ne parlo perchè è bello anche confrontarsi, conoscere altri modi di incontro con cristo, altre storie. Generalmente non lo faccio, anche se tutti i miei amici sanno che sono cattolica, praticante, e innamorata di Cristo.

  46. Elena

    Luigi e Federicafil: grazie per le segnalazioni, che mi hanno confortata (so di non essere una grande cinefila, ma per un attimo ho avuto il dubbio di aver visto un altro film!)

  47. Roberto

    Elena, mi piace quello che hai scritto!
    Comunque io il film non l’ho visto, eh! Ne ho sentito così tanto parlare che mi sono incuriosito e ho letto un paio di recensioni tra cui m’è rimasta impressa quella, ma non posso dire se sia corretta o meno. Confesso che, dopo la visione, anni e anni fa, de “La sottile linea rossa” di Malik, che sono coincise che le due-tre ore più noiose della mia vita (non le più dolorose, ovvio, ma le più noiose sì!) mi sono ripromesso di non vedere mai più un film del suddetto.

    Fefral, mi fai una domanda difficilissima: per rispondere in maniera esauriente non mi basterebbero pagine e pagine. Sì, per testimonianza, intesa come la testimonianza nella vita quotidiana, sottoscrivo (quasi) tutto quello che hai scritto. E’ il nostro modo di porci, la prima testimonianza, affinché chi ci veda possa dirsi “ehi, in quello/a lì c’è qualcosa di più: chissà cos’è”. Bene: Dio si indaga a partire dalle Sue conseguenze, dai Suoi effetti. Per testimoniare, noi dobbiamo essere… “Suoi effetti”. Questa, potrei chiamarla “testimonianza ordinaria”. Non per svalutarla! Ma perché quella più quotidiana. Spesso è un genere di testimonianza che le donne esprimono meglio, da quanto ho potuto osservare. Non parlo di proselitismo, né tanto meno di invitare a incontri di preghiera: ora come ora (del futur non c’è certezza!) sono cose anche al di fuori del mio, di registro. Agli incontri di preghiera non vado neanch’io!
    Se c’è da incontrarsi con chi non crede, però, io la vedo proprio come Laura GT: il terreno in comune E’ la ragione. Non può essere nessun altro: non l’invocazione dei sentimenti, non la propria condotta personale o la propria vita, non la felicità, non il fatto che si stia sulla stessa barca, quale che sia.
    Qua il mio cuore batte con quello di Alvise (oppure, a me sembra che sia così, ma forse mi limito a proiettare in modo abusivo qualcosa di me su di lui, e allora dovrei scusarmene): “Non mi basta.”
    E’ vero: non basta. Perché l’omelia (quella sta qua sopra alla nostra testa) di quel meraviglioso papa che la Provvidenza ci ha donato dovrebbe toccare chi non crede? Infatti, sarebbe irragionevole aspettarselo perché mancano le premesse.
    Posso dire che se mai qualcuno mi avesse costretto a leggerla a 16, 18, 20 anni, non mi sarei limitato a un civile e sofferente “non mi basta” ma mi sarei prodotto in una sequela di imprecazioni e sarcasmo velenoso che te lo raccomando.
    Io volevo proprio la ragione. Non un discorso più o meno edificante, né una testimonianza di vita, ma delle spiegazioni. Vuol dire che testimoniare con la propria vita è sbagliato? Certo che no.
    “Guardate come si amano gli uni gli altri!”. Non è questo che dicevano i pagani, profondamente colpiti, davanti alle prime comunità cristiane? E non è forse questa, quindi, una delle testimonianze più preziose? Come dicevamo sopra, sì certo.
    Ti devo però dire l’effetto che mi faceva da giovane sentire testimoniata questa incomprensibile “Buona Novella” in questi termini, ovvero di: guarda come si vogliono bene, guarda come sono contenti di vivere, guarda che testimonianza gioiosa, guarda quanta forza, guarda che vitalità, guarda che sorriso, guarda ecc ecc.
    L’effetto era solo quello di accrescere quell’odio feroce che mi faceva compagnia. Non mi va di essere drammatico, non mi piace usare le parole a sproposito, ma l’odio è odio, non lo si può confondere con qualcosa d’altro.
    Te l’avevo chiesto cos’avresti risposto a un adolescente o a un giovane uomo per fargli capire che la Fede “conveniva”, e tu mi dicesti, appunto, che avresti parlato del tuo rapporto con Cristo. Ecco, io so che davanti a un “attacco” del genere, avrei subito chiuso orecchie e cuore e me ne sarei andato, forse senza neanche farti finire. O semplicemente deridendoti, pur senza darlo a vedere.
    Da questo nasce il mio pudore di raccontare ciò che più intimamente mi lega a Cristo.
    Perché c’è sempre un che di personale, e allora… il discorso è il seguente: quanto più leghi la Fede a te, tanto più ne dai l’immagine di una mera esperienza personale intrasmissibile, che può essere associata a esperienza, personalità, inclinazioni, ecc. Per chi NON crede il pericolo, enorme, è di percepire la tua testimonianza come fideismo: la Fede è la Fede, beato chi ce l’ha, chi ce l’ha non ha bisogno di spiegazioni, poverino me che-Dio-ha-deciso-di-non-darmela, ecc ecc.
    La nostra Fede, cattolica, è l’unica NON fideista: noi parliamo di un Evento, noi parliamo di fatti, noi parliamo di ragioni per credere, noi parliamo di retta ragione, e per arrivare a credere alle cose apparentemente più assurde che si possano immaginare.
    D’altronde, seppure Odifreddi ci ha dato dei cretini un po’ per insultarci e un po’ per farsi pubblicità gratuita, quel che ha detto è vero: in quasi tutte le lingue europee, la parola “cretino” deriva direttamente da “cristiano”. Coloro che credono in (apparenti) cretinate. Non tanto perché ci crediamo (un sacco di gente crede alle cose più strane): perché abbiamo l’ardire di affermare che abbiamo ragione e che la ragionevolezza che spiega tutto sta qua e da nessun’altra parte.
    La tua esperienza personale, Fefral, come la mia o di chiunque altro… “non spiega le stelle”.
    Ecco, io volevo spiegate le stelle. E il male. Non qualche ragione banale così, che ti rifilano alla svelta tanti cattolici, per poi subito attaccare “oh ma quant’è bello essere cristiani.”.
    NO. Umanamente, magari diventare cattolici può pure essere una fregatura, chi lo sa. E poi, se l’unica musica che si è capace di suonare è quello della propria esperienza personale, chi non crede si convincerà che la Verità sia solo una questione meramente soggettiva. Ecco il fideismo. A quel punto, qualunque pretesa di andare oltre se stessi, che è il cuore di quel che siamo, è vanificata.
    E poi, ci sono un sacco di persone che fanno esattamente quel che fanno i cattolici: Alvise l’ha, giustamente, ripetuto molte volte, specie nei suoi primi discorsi. E infatti, è proprio il Vangelo che gli dà man forte, no?
    “Io vi dico: in quella notte due saranno in un letto; l’uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno insieme; l’una sarà presa e l’altra lasciata. Due uomini saranno nei campi; l’uno sarà preso e l’altro lasciato.”
    Proprio così, anche se visti da fuori facevano le stesse cose, vivevano allo stesso modo… così. Perché?
    “Non mi basta”.
    Ci sono tutte, queste risposte, e finché io non le avessi avute tutte, NO, non mi sarei mai piegato.
    Io, una misera creatura, esigevo, pretendevo che Dio mi si presentasse davanti, possibilmente a capo chino e vergognandosi, e si giustificasse per quella porcheria che gli era uscita dalle mani. Fine.
    Così, la mia testimonianza si sforza di uscire dal personale e andare nella ragione. Che non significa che non usi di me stesso, come vedi, nella misura in cui serve. Ma significa che, se si parla con chi non crede, prima di dirgli perché IO credo, gli dirò perché LUI ci deve credere e, se mi riesce, di fornirgli qualche ragione per farlo. Sennò a che serve? “Ah, è così bello credere, se tu sapessi!” “Va bhe, spiegami.” “Eh no, è la Fede, bla-bla.” E davanti a questo a me viene voglia di imbracciare un fucile mitragliatore, niente da fare.
    Significa non limitarsi a dire “guarda me!”, che può andar bene per cominciare, ma dire: “sì, io dico che per te, per lui e per tutti, c’è una cosa sola da fare: diventare cattolici o esserlo di più, che c’è un solo Dio, quello annunciato dalla Chiesa Cattolica, e tutti gli altri… sono solo deboli tentativi umani di cercare a casaccio, a tentoni, nel buio… che questa è l’unica risposta che vale e che questa è una risposta del tutto ragionevole, ma non solo: è l’unica che possa dare pieno compimento e piena soddisfazione alla ragione. L’unica che salva ragione e volontà umane.”
    Così, suscitare la volontà di chi non crede; quel misterioso assenso di una volontà che ancora non crede, o quanto meno, potrebbe anche concedersi il beneficio del dubbio, ma non conosce e non ha fiducia. Questa svolta angolare in cui il tempo si ripiega sull’eterno… a me interessa questo: se devo scegliere la mia testimonianza, scelgo questo. E’ come diceva Elena: quel momento dell’assenso della volontà, che abbraccia volontariamente la croce prima di conoscere della resurrezione.
    Per questo insisto a ripetere che la nostra prima carità è la Verità, e che non è umile colui che per “non offendere” il prossimo deve stemperare la Verità. Questo si chiama, al contrario, darsi alibi per sottomettersi al “rispetto umano”. La Verità è tale solo “tutta assieme”: tu, togline anche solo un pezzetto, e crolla giù tutto. Per questo è così importante la fedeltà al Magistero. Questo l’ho scoperto, stupendomene ogni volta, nella mia lunga (e frammentaria) ricerca.
    Noi siamo gli unici, per quanto indegni finché vuoi, detentori del Vero. Questo affermiamo: dobbiamo essere pronti a testimoniarlo se ci viene richiesto. Per questo, è fondamentale che la nostra ragione e la nostra identità siano fortissime. Tale è l’apologetica, o “teologia fondamentale”. Se è fondamentale, un motivo ci sarà!
    Solo la ragione può prestarsi a essere quel terreno comune: altrimenti, ciascuno resterà rinchiuso a casa propria, restando in ciò che conosce. Chi si fiderà della testimonianza altrui, potrà anche “buttare il cuore oltre l’ostacolo”. Meno male che ci sono persone così!! O saremmo davvero nei guai! Ma chi, come me, non è così? Quelli li puoi prendere in un modo solo.
    Questo è un genere di testimonianza straordinaria, che mi è accaduto solo poche volte di esercitare: una delle quali, a un’adolescente che scriveva in un forum dicendo che “tanto la fede non ha a che fare con la ragione, perché chi crede crede e basta.” mi capitò, molto di malavoglia tra l’altro, di intervenire per dire che le cose non stavano in questi termini, e dopo aver speso ore avere la gioia di sentirmi dire: “Ma perché non sei spuntato prima? Ho assistito a ORE e ORE di lezioni di religione per avere invano una spiegazione come la tua!” E sentire in quella ragazzina l’eco di vecchie grida. E sì, farmi anche un po’ girare i cosiddetti a chiedermi perché, in ore e ore lezione di religione, non ci sia stato nessuno a darle le risposte che servivano.
    Ecco, spero di averti dato qualche, seppur spezzettata, risposta, e scusa per il ritardo, ma mi hai posto una domanda che per me è faticoso dare. 😉

  48. fefral

    grazie per la lunga risposta Roberto.
    Mi chiedo però “Ci sono tutte, queste risposte, e finché io non le avessi avute tutte, NO, non mi sarei mai piegato.” le hai poi trovate tutte?
    “La Verità è tale solo “tutta assieme”: tu, togline anche solo un pezzetto, e crolla giù tutto. Per questo è così importante la fedeltà al Magistero. Questo l’ho scoperto, stupendomene ogni volta, nella mia lunga (e frammentaria) ricerca.
    Noi siamo gli unici, per quanto indegni finché vuoi, detentori del Vero. ”
    Non so…. la Verità è talmente immensa che non credo ci sia nessuno che possa mai arrivare a possederla del tutto. Questa affermazione mi sembra pericolosa. Nessuno è detentore della verità. Noi siamo forse custodi di un po’ più di verità rispetto ad altri.
    Il magistero ci indica la strada, noi possiamo percorrerla. La strada, e questo lo sappiamo dal vangelo, è cristo, che è la stessa Verità. Per questo non credo ci sia contraddizione tra quello che scrivi tu e quello che scrivo io.
    Parli di terreno comune tra credenti non credenti, e indichi nel terreno comune la ragione. Io penso che il terreno comune sia molto più ampio della sola ragione. Tutto ciò che è umano è comune. Quindi la ragione, vero, ma anche il cuore, le emozioni, l’amicizia, la famiglia….tutto è terreno comune che ci permette di incontrarci e confrontarci. La ragione è una dimensione importante, ma non è l’unica. Gesù non ha attirato a sè tutti attraverso la ragione. Ha usato con ognuno le argomentazioni che gli erano più congeniali. E ha convertito un bel po’ di scettici.
    C’è stato un momento nella mia vita in cui, guardando l’eucarestia, mi sono detta “è tutto finto”. Non è stata la ragione a farmi “rientrare in me”. Ho ritrovato Gesù nel cuore e nelle vite di chi avevo accanto.
    Ho studiato tanto le cose di Dio nella mia vita. E’ da un po’ che ho smesso di studiarlo, e sto provando a conoscerlo. La ragione… “non mi basta”.

  49. Roberto

    In effetti, non stiamo dicendo cose così tanto diverse come parrebbe. Non ho detto che ho tutta la Verità, anche se probabilmente ho usato le parole sbagliate e tale è l’impressione suscitata. Se possedessi tutta la Verità, avrei la mente di Dio… neanch’io sono così presuntuoso da pensarlo 😀
    Dico che mi furono date / mi conquistai tutte le risposte che pretendevo per “concedere il mio assenso”. Non è poco! Anzi, anzi, spesse volte fui io a scapparne, perché le risposte mi piombavano addosso con la violenza di mattoni, scardinando nella mia testa una tale quantità di pre-giudizi di cui neppure ero cosciente, che c’erano giorni che parevo una porcheriola portata a casa dal gatto.
    Neppure la Chiesa dice di possedere tutta la Verità, ci mancherebbe… ancora una volta, vorrebbe dire millantare di essere a pari con Dio. Solo, ha contenuto e contiene tutta la Verità che serve; Essa sempre cresce (crescere nella conoscenza della Verità, già implica necessariamente ammettere di non possederla e di non potere possederla tutta), ma lì ce n’è sempre la massima quantità e non c’è l’errore (il buon vecchio, ‘sia anatema’!), che è presente in tutte le altre religioni (ehi, parlo di Verità legata alla trascendenza, ovviamente).
    Così, diciamo che chi si salva pur essendo fuori dalla Chiesa Cattolica, si salva nonostante quello in cui crede (o non crede).
    Chi si danna pur appartenendo alla Chiesa, si danna nonostante ciò a cui (avrebbe dovuto) appartenere.
    Così me la giocai, comunque: ogni volta, feci il possibile per costringere me stesso, non a credere quello a cui credevo prima, ma credere quello a cui “la Chiesa invita a credere” come dice l’atto di Fede. Fu terribile (e bellissimo). Questo perché la mia ragione si era aperta al primo riconoscimento del Vero.
    Così, dare delle indicazioni sbagliate, cosa che, purtroppo, molti cattolici fanno per varie ragioni, mi ha sempre portato fuori pista. Ovviamente, lì la cosa stava intrecciata con la mia volontà cattiva che voleva scappare e la fatica di ingoiare dei bocconi che, di primo acchito, trovavo così indigesti, per poi riconoscerli ragionevoli solo dopo.
    Nel mio caso l’adesione personale venne a seguito di questo percorso. Mai più che dica che debba valere per tutti, anzi. A un certo punto, la mia scelta di usare la sola ragione fu l’ennesimo tentativo di fuga per ritardare l’incontro personale col Cristo. Fu solo quando mi si parò davanti la consapevolezza che, di tutto quel che avevo capito, non sarei riuscito a combinare nulla da solo, che offrii la mia resa. Lì la ragione compì l’ultimo passo di riconoscere tutto ciò che la sorpassava e l’evidenza che da solo sarei stato perduto. In quel punto di rottura, cominciai a “respirare anche con il secondo polmone” – e cambiò tutto.
    Non parlo di questo: è che ritengo che chi non crede non possa essere portato direttamente lì, salvo da una grazia del Signore. Queste sono grazie che io posso invocare nella preghiera e sono ben contento se arrivano; ritengo però che questa esperienza si possa testimoniare ma non trasmettere (a chi non crede, sottolineo: parlandone con chi ha avuto esperienza analoga, il discorso cambia; perciò capisco cosa mi dici di te davanti all’eucaristia).
    Ma il mio pensiero si rivolge spesso a chi sta “molto più indietro”, là dove stavo io, dato che ho conosciuto, certo non tutti, ma molti degli ostacoli che questa nostra epoca pone alla ragione, imprigionandola come in una invisibile, impalpabile ma fortissima camicia di forza di cui non c’è consapevolezza. Non so fino a che punto coloro che io definisco “cattolici dalla nascita” ne siano consapevoli. Sì, lo sapete, credo, ma non so se l’avete provato sulla vostra pelle… quindi tendete a sottostimare un punto capitale. In fondo, voi non siete “nati e cresciuti” impregnati in questa forza costrittoria. Io tiro nella direzione opposta: a ciascuno il compito che gli riesce meglio, no? C’è il fatto che, se nella ragione restano degli ostacoli robusti che portano a negare Dio, anche le grazie che Lui manda, salvo le più… “potenti”, possono essere vanificate. Non è l’unico problema, ma non è un problema come gli altri: gli assegno perciò una notevole priorità.

  50. Fefral

    Grazie roberto. Continuiamo ancora una volta i nostri confronti in fondo a un post che ormai si è fatto vecchio 🙂 pare che ci venga meglio così.
    Tu scrivi “Così, diciamo che chi si salva pur essendo fuori dalla Chiesa Cattolica, si salva nonostante quello in cui crede (o non crede).” o forse si salva in virtù di quella verità parziale che gli è stato dato di raggiungere, più parziale senz’altro di quella pur parziale che è affidata a chi crede ma pur sempre verità. In questo senso forse l’unica via per la salvezza è nella chiesa di Cristo. Cristo è la verità e noi partecipiamo di essa. Dubito che chi onestamente provi a raggiungere la verità possa venire a lungo disatteso. Ma quanto è difficile quell’onestà interiore, e tu ce lo racconti.

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