Bertolucci, il ’68 e la violenza sulle donne

di Luca del Pozzo

Sarà un caso che la dipartita da questo mondo di Bernardo Bertolucci sia avvenuta il giorno dopo la (politicamente correttissima, per altro) manifestazione contro la violenza sulle donne? Forse no. Perché se c’è uno, non l’unico ovviamente, che con la sua cinepresa ha trattato non esattamente bene le donne questo è stato proprio Bertolucci (e non parlo solo della famosa scena della sodomizzazione di Ultimo Tango, con la Schneider ignara di ciò che stava per accadere).

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Le donne e altre violenze

di Costanza Miriano

Sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall’amore verso le donne. Invece il vero obiettivo della manifestazione di ieri, e del martellamento mediatico sul cosiddetto femminicidio è sempre e solo lo stesso: l’autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale. Questa libertà è sacrosanta, per carità, come tutte le libertà, ma il fatto che solo questa venga difesa con tanto fervore, denuncia senza possibilità di equivoco che a stare a cuore non è la vera felicità delle donne, ma l’affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale (sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni mio desiderio, che diventa diritto).

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Humanae Vitae: il centuplo quaggiù


Dalla relazione di Costanza Miriano al convegnoHUMANAE VITAE, La verità che risplende” del 9 giugno 2018 a Brescia 

Altro che rivedere l’Humanae Vitae. Altro che mitigare i no. Altro che venire incontro alle esigenze del mondo. Io credo che sia arrivato il tempo di una sorta di vendetta dell’enciclica di Paolo VI. Cinquanta anni fa gli ci era voluto un gran coraggio per promulgarla, erano gli anni della liberazione sessuale, della diffusione della contraccezione di massa, dell’utero è mio e me lo gestisco io. Erano gli anni in cui ci siamo bevuti tutte le bugie e le promesse di chissà quale felicità. Oggi quelle promesse mostrano tutto il loro misero fallimento. Non siamo affatto più felici.

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Lettera a una donna ferita.

dal trauma post aborto

di Flora Gualdani  – I quaderni di spiritualità betlemita, quaderno n. 11 – marzo 2018, Casa Betlemme (Arezzo)

 Introduzione

In questa lettera ho condensato una mia “ricetta” che utilizzo da decenni per aiutare le donne che soffrono del trauma post aborto. Tra le diverse migliaia di donne seguite durante la mia professione e quelle accolte qui a Casa Betlemme, mi sono presa cura infatti non soltanto delle maternità più difficili ma anche delle maternità negate. Cioè di quelle donne che all’inizio, sotto condizionamenti e pressioni di genere vario, hanno preferito fare una scelta diversa e poi le ho viste tornare, magari a distanza di decenni e con i capelli imbiancati, a portarmi il loro tormento che riemergeva e non passa.

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La nostra vita può essere una cosa immensa

di Costanza Miriano

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

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Quel mio piccolo «sì» all’Amore

A novantacinque anni compiuti, suor Maria Pia Giudici, autrice del volume Donne. Da Sara a Edith Stein. Ritratti di vita (Elledici, pp. 142, euro 11,90), conserva una straordinaria lucidità. Ha trascorso l’intera esistenza a testimoniare il Vangelo e ora risiede a Subiaco, in un antichissimo monastero da dove continua a offrire il suo esempio e la sua lezione di donna innamorata di Dio e pienamente realizzata. Le abbiamo rivolto alcune domande.

Maurizio Schoepflin

 

Molti ritengono che una persona consacrata abbia perso la libertà. Cosa può dire al riguardo?

Fin da piccola ho amato essere libera. Pensi che a tre anni, approfittando della porta di casa socchiusa, me ne andai da sola a passetti decisi all’aria aperta, facendo preoccupare molto i miei cari. Verso i sei anni da casa mia, a Viggiù, feci un esodo memorabile, che ricordai a lungo: una robusta magnolia mi invitò a cimentarmi con le arrampicate sugli alberi; ricordo bene il brivido che provai quando giunsi così in alto da far temere che il ramo su cui ero seduta si spezzasse.  Mi piacevano particolarmente i giochi all’aperto, osservavo divertita il comportamento materno della gatta Pucci coi suoi  micetti   e le schiere di formiche rosse in colluttazione con quelle nere. Nell’adolescenza i miei grandi amori furono i libri di avventura, le corse in bicicletta, il tennis e, d’inverno, prima una piccola slitta e poi gli sci.

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La vera violenza sulle donne

di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

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