Voglio essere sessista

di Costanza Miriano

Ho letto e riletto, ma l’unica cosa che dovrebbe fare una legge del codice penale, cioè definire un reato, non c’è. Non sono una giurista, ma a me questa legge pare davvero scritta da analfabeti giuridici, perché cerca di imporre un atteggiamento culturale attraverso strumenti penali.

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La torta di mele

di Marco Negri

Sembra strano ma credo di aver intuito chi è Dio e che cosa desidera da noi da un segno irrilevante all’apparenza, a cui di di solito non diamo peso e che addirittura sovente passa inosservato. L’immagine tutta intera di Dio su questa terra è una cosa impossibile da decifrare perché la nostra percezione non è attrezzata per la perfezione e si brucerebbe all’istante al suo cospetto. Non siamo capaci di conoscerci, figuriamoci se riusciamo anche minimamente a definire con le categorie usuali il senso delle cose che risiede solo in Dio; ne saremmo folgorati, stecchiti come un pollo bruciacchiato nel forno! Bisogna avere una grande Fede per permettere al mistero di avvicinarci.

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Donne, figli e lavoro

di Costanza Miriano

Qualche giorno fa è uscita una ricerca dell’Unione europea cooperative, che diceva che il 36% dei genitori che si licenziano lo fanno perché non possono seguire i figli. L’analisi proseguiva dicendo che “oltre 49mila papà e mamme nel 2018 hanno deciso di dare le dimissioni per l’assenza di parenti di supporto (27%), per i costi di assistenza al neonato fra asilo nido e baby sitter (7%) o per il mancato accoglimento dei figli al nido (2%)”.

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Quello che le donne vorrebbero dire

di Costanza Miriano

Volgarità, violenza, visibilità sarebbero dunque per Lilli Gruber le tre v maschili, che “devono essere sostituite da empatia, diplomazia, pazienza”, dice la collega in un’intervista a Io donna. Ovviamente l’affermazione è basata sull’assunto – affermato con certezza – che i maschi sono tutti cattivi, e vanno rieducati, usa proprio questa parola, affinché diventino più femminili. Bene, non so quali uomini frequenti Lilli Gruber, io però incontro moltissime donne ogni settimana, e posso dire che non parla a nome loro. Si ripete il problema evidente, e che pare confermato da molti dati comprese le ultime tornate elettorali, che chi tiene le redini dell’informazione e dell’industria delle idee, del potere, ha perso ogni contatto con la realtà.

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L’ignoranza di chi cita a sproposito “Sposati e sii sottomessa”

di Costanza Miriano

Siccome continuano a tirare in ballo la parola sottomissione, senza prendersi la briga non dico di leggere il mio libro, per carità (che? Vuoi leggere un libro prima di criticarlo?), ma neppure il passo biblico da cui è tratta la citazione, dimostrando ignoranza crassa e incapacità di ragionamento a livello da seconda media diciamo – è più o meno quando capisci l’importanza del contesto nell’approcciarti al testo – occorre fare qualche precisazione, che poi arrivano i primi Cirinnà e D’Urso di passaggio e mi citano a proposito della sottomissione completamente fuori luogo.

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La famiglia non è di destra

di Costanza Miriano

Venerdì sera tornando a casa da una festa con l’unico marito di cui dispongo attualmente (e di cui abbia mai disposto), abbiamo scoperto di essere fascisti. Su un muro nel quartiere del Pigneto infatti mi sono imbattuta nella scritta Monogamy is the new fascism.

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L’otto per la vita

di Costanza Miriano

Buona festa della donna alle mie ormai migliaia di amiche e conoscenti che se ne fregano della festa della donna, che non hanno rivendicazioni da fare, che sono felici di avere avuto la incredibile fortuna di poter essere al servizio della vita – sia che i figli non arrivino, sia che ne arrivino otto, nove, undici o dodici: quello che conta è la disponibilità – che amano farsi i fatti degli altri, prendersi cura, farsi carico, che vogliono essere alleate dei loro uomini, imparare a tradurre il loro linguaggio, stare dalla loro parte, aiutarli a essere migliori, mentre loro le proteggono.

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Eppure il cuore continua a cercare

di Giacomo Bertoni

È inutile continuare a fissare lo smartphone: il led della notifica non si accende. Anche l’orecchio continua a filtrare i rumori del traffico, ma non ci sono suonerie vivaci che segnalano l’arrivo di un suo messaggio. Una storia d’amore non è mai finita davvero fino a quando entrambe le persone coinvolte non hanno superato la fase più dura: l’accettazione, la comprensione della fine. E quante storie d’amore finiscono ogni giorno. Alcune si chiudono con una grande guerra, altre si spengono nel silenzio, altre ancora vengono soffocate dai rancori. Alcune poi sono nate nell’ombra, e nell’ombra sono destinate a morire. Ma in quei momenti finali, in quell’attesa di un messaggio che non arriva mai, di un ritorno che non sembra proprio all’orizzonte, la solitudine avvolge come una gelata invernale.

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Bertolucci, il ’68 e la violenza sulle donne

di Luca del Pozzo

Sarà un caso che la dipartita da questo mondo di Bernardo Bertolucci sia avvenuta il giorno dopo la (politicamente correttissima, per altro) manifestazione contro la violenza sulle donne? Forse no. Perché se c’è uno, non l’unico ovviamente, che con la sua cinepresa ha trattato non esattamente bene le donne questo è stato proprio Bertolucci (e non parlo solo della famosa scena della sodomizzazione di Ultimo Tango, con la Schneider ignara di ciò che stava per accadere).

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Le donne e altre violenze

di Costanza Miriano

Sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall’amore verso le donne. Invece il vero obiettivo della manifestazione di ieri, e del martellamento mediatico sul cosiddetto femminicidio è sempre e solo lo stesso: l’autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale. Questa libertà è sacrosanta, per carità, come tutte le libertà, ma il fatto che solo questa venga difesa con tanto fervore, denuncia senza possibilità di equivoco che a stare a cuore non è la vera felicità delle donne, ma l’affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale (sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni mio desiderio, che diventa diritto).

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Humanae Vitae: il centuplo quaggiù


Dalla relazione di Costanza Miriano al convegnoHUMANAE VITAE, La verità che risplende” del 9 giugno 2018 a Brescia 

Altro che rivedere l’Humanae Vitae. Altro che mitigare i no. Altro che venire incontro alle esigenze del mondo. Io credo che sia arrivato il tempo di una sorta di vendetta dell’enciclica di Paolo VI. Cinquanta anni fa gli ci era voluto un gran coraggio per promulgarla, erano gli anni della liberazione sessuale, della diffusione della contraccezione di massa, dell’utero è mio e me lo gestisco io. Erano gli anni in cui ci siamo bevuti tutte le bugie e le promesse di chissà quale felicità. Oggi quelle promesse mostrano tutto il loro misero fallimento. Non siamo affatto più felici.

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Lettera a una donna ferita.

dal trauma post aborto

di Flora Gualdani  – I quaderni di spiritualità betlemita, quaderno n. 11 – marzo 2018, Casa Betlemme (Arezzo)

 Introduzione

In questa lettera ho condensato una mia “ricetta” che utilizzo da decenni per aiutare le donne che soffrono del trauma post aborto. Tra le diverse migliaia di donne seguite durante la mia professione e quelle accolte qui a Casa Betlemme, mi sono presa cura infatti non soltanto delle maternità più difficili ma anche delle maternità negate. Cioè di quelle donne che all’inizio, sotto condizionamenti e pressioni di genere vario, hanno preferito fare una scelta diversa e poi le ho viste tornare, magari a distanza di decenni e con i capelli imbiancati, a portarmi il loro tormento che riemergeva e non passa.

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La nostra vita può essere una cosa immensa

di Costanza Miriano

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

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Quel mio piccolo «sì» all’Amore

A novantacinque anni compiuti, suor Maria Pia Giudici, autrice del volume Donne. Da Sara a Edith Stein. Ritratti di vita (Elledici, pp. 142, euro 11,90), conserva una straordinaria lucidità. Ha trascorso l’intera esistenza a testimoniare il Vangelo e ora risiede a Subiaco, in un antichissimo monastero da dove continua a offrire il suo esempio e la sua lezione di donna innamorata di Dio e pienamente realizzata. Le abbiamo rivolto alcune domande.

Maurizio Schoepflin

 

Molti ritengono che una persona consacrata abbia perso la libertà. Cosa può dire al riguardo?

Fin da piccola ho amato essere libera. Pensi che a tre anni, approfittando della porta di casa socchiusa, me ne andai da sola a passetti decisi all’aria aperta, facendo preoccupare molto i miei cari. Verso i sei anni da casa mia, a Viggiù, feci un esodo memorabile, che ricordai a lungo: una robusta magnolia mi invitò a cimentarmi con le arrampicate sugli alberi; ricordo bene il brivido che provai quando giunsi così in alto da far temere che il ramo su cui ero seduta si spezzasse.  Mi piacevano particolarmente i giochi all’aperto, osservavo divertita il comportamento materno della gatta Pucci coi suoi  micetti   e le schiere di formiche rosse in colluttazione con quelle nere. Nell’adolescenza i miei grandi amori furono i libri di avventura, le corse in bicicletta, il tennis e, d’inverno, prima una piccola slitta e poi gli sci.

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La vera violenza sulle donne

di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

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Grazie donna

Wojtyla

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

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Che grazia per un sacerdote essere innamorato di una donna

Articolo tratto da TEMPI

di padre Aldo Trento

Carmen scrive:

Più di un paio di anni fa incontrai un uomo speciale: bellissimo, brillante, divertente e fedele a Cristo. Col passare dei mesi diventammo sempre più intimi, eppure lui non si decideva ad uscire allo scoperto. Una sera ricevetti una telefonata, nella quale questo ragazzo (che chiamerò Giovanni) mi aprì il suo cuore dicendo che si era sì innamorato di me, ma che stava affrontando un serio discernimento con la propria guida spirituale perché pensava che il Signore lo stesse chiamando al sacerdozio. Gli dissi che questa notizia mi faceva molto male, ma che non potevo non essere felice se il progetto di Dio per lui era davvero questo. Gli chiesi di interrompere ogni tipo di rapporto fra noi, perché ci eravamo legati già troppo, e sarebbe stato doloroso rinunciare a lui.

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I soliti vecchi inganni

di Costanza Miriano

L’altro giorno in edicola mi è caduto l’occhio sulla copertina dell’Espresso, che annunciava il ritorno dei maschi. La cosa ha acceso una scintilla, minuscola, di speranza in me, e andando contro i miei più radicati principi morali – non finanziare il gruppo editoriale – ne ho comprata una copia. Magari, mi sono detta, scriveranno che gli uomini hanno ricominciato a essere virili, a proteggere, sostenere e dare la vita per le donne, a fecondare il mondo, a generare figli, a prendersi responsabilità, a fare da muro che recinta e sostiene, a capire le paure e le ansie delle loro donne che sono rimaste incinte, ascoltarle e poi dire “no, questo figlio non lo ammazzeremo, ma ce ne prenderemo la responsabilità insieme, e lo cresceremo meglio che potremo”, come dovrebbe un vero uomo. Le speranze sembrano non morire neppure quando dalla copertina passo alla prima pagina dell’articolo. C’è un bicipite disegnato, e, in tempi di rammollimento generale, mi pare già qualcosa. Continua a leggere “I soliti vecchi inganni”