BENEDETTO IL GIORNO CHE ABBIAMO SBAGLIATO – Manuale di manutenzione del matrimonio

di Costanza Miriano

È uscito ieri il mio nuovo libro, “Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato – Manuale di manutenzione del matrimonio” perché dopo avere cercato di convincere un po’ di gente a sposarsi (poi lascia stare che quasi tutti i miei tentativi di abbinamento sono andati a vuoto, la materia prima se la sono trovata da soli) mi è sembrato urgente convincere altra gente (o forse la stessa, ma con una dozzina di anni in più) a rimanere insieme. Non “tanto per”, ma in comunione vera, che è non lo stato iniziale del matrimonio, ma la meta finale. Diventare una carne sola è l’arrivo di un cammino di una vita, e vale la pena continuare a provarci. Non era calcolato, ma il libro è uscito proprio nei giorni dell’anniversario del referendum sul divorzio: sono cinquanta anni che hanno aperto per tutti noi l’uscita di sicurezza. Non voglio entrare nelle storie e nei dolori personali, ognuno conosce la propria, ma questo libro vorrebbe al contrario provare a dire che anche quando sembra difficile, vale la pena, anche se… anche se qualsiasi cosa. Vale la pena per i figli ma prima ancora per noi, perché il matrimonio, per chi è chiamato a questo, è il luogo della nostra conversione, è il posto dove sperimentare la salvezza. Ecco, nel libro l’ho detto molto meglio, spero, insomma ho usato le parole migliori che ho trovato. Pertanto qui pubblico l’introduzione, sperando che qualcuno abbia voglia di leggerlo.

Ps Per i maschi: se le vostre mogli vi costringono e non avete voglia, andate all’ultima pagina. C’è un decalogo per i mariti; dieci righe, ve la cavate in venti secondi. E se lei vi interroga, rispondete che avete studiato fino alla fine. Dai, è quasi la verità.

***

-Bello, ma forse dovresti ricordare che il matrimonio non è solo questa valle di lacrime, non è la terra di Mordor dove Sauron…

-Allora, ti fermo subito, amico che mi parti con le citazioni del Signore degli anelli, perché io non l’ho letto, non riesco mai a farlo slittare in cima alla pila, lo so, sono uno scarto della società, facciamo che me lo dico da sola e ti prometto che rimedierò o al più tardi me lo farò mettere nella bara, però non mi andare oltre col paragone perché poi non ti seguo. Soprattutto, io non volevo consigli, volevo solo complimenti e invece tu, siccome sei maschio, pensi di dover svolgere una funzione, tipo fare una lettura critica.

Detto questo, lo ammetto: questo libro racconta di matrimoni in cui uno dei due, o entrambi, a un certo punto o in molti punti sentono la fatica, o vengono sfiorati dal dubbio o assaliti dalla certezza di avere sbagliato, tentati dal pensiero di un’alternativa, oppure hanno chiarissimo che vogliono restare ma non sanno come. Sentono una mancanza, che – non vorrei svelare la soluzione del giallo – può colmare solo chi è più grande. D’altra parte, anche i discepoli di quello lì rimangono sconvolti e dicono che “allora non conviene sposarsi”. Tutti i matrimoni felici che ho incontrato sono così, figuriamoci quelli infelici, e ce ne sono.

Sicuramente il tuo è molto sopra la media, e probabilmente questo libro a te non serve. Non mi offendo, anzi sono felice per te. Certo vi siete scelti molto bene, e, certo, quello che manca alla pienezza sapete farlo colmare da Dio. Ma per tutti gli altri forse queste pagine possono essere un promemoria del fatto che la fatica non è mai un’obiezione, ma anzi un richiamo, è una nostalgia di pienezza, una nostalgia preziosa per ricordarci di mettere il cuore nella posizione giusta, orientato verso l’unico che lo sana, lo sazia, lo consola. Per questo possiamo dire “benedetto il giorno in cui abbiamo sbagliato”, perché tutti i matrimoni sono circostanze in cui cercare l’Altro uscendo fuori da noi, scomodandoci, accogliendo la conversione – piccola, a pezzi – che richiede quel mazzo di chiavi lasciato da tuo marito dove ti fa venire i nervi, o quella spocchia da Miss Punti Perfetti di tua moglie, per non parlare della spazzatura che in cucina sta per diventare una installazione artistica perché nessun figlio riesce a trovare nella sua fitta agenda (chattare con le amiche, farsi la piastra, giocare alla Play, dare un’occhiata a Tucidide e una a XFactor) uno spazio di tre minuti per buttarla, ma sono in corso trattative fra le parti (è atteso a breve il segretario generale dell’Onu).

Benedetto il giorno in cui abbiamo sbagliato perché solo dare la vita a qualcuno di diverso ci insegna ad amare, ci richiede di spaccarci, ci fa perdere i pezzi, tira fuori una bellezza che chi non perde la vita non scopre mai di avere. Il matrimonio ci salva da noi stessi, ci fa camminare, ci permette di amare, che è diverso dall’essere innamorati.

Detto questo, sì, il matrimonio non è certo sempre una valle oscura, io sono grata di avere sposato mio marito, il mio insostituibile modello base di essere umano, quello con pochi optional ma – come dice Henry Ford – “quello che non c’è non si rompe”; lui che mi costringe a riassumere in dodici secondi tutto quello che gli vorrei dire in tre ore perché dopo se ne va dalla stanza e così mi insegna ad andare all’essenziale; che si arrabbia per i miei viaggi assurdi e brontola ma poi mi fa trovare la macchina col pieno; che mentre io mi cambio quattordici volte perché non ho niente da mettere mi risponde quattordici volte va bene questo ma sbrigati senza neanche alzare la testa dal libro, tanto lui non distingue i vestiti (vede solo l’opzione nuda/vestita, quella differenza a onor del vero la nota); lui che sfoggia improponibili maglioni delle medie e giacche eleganti con la stessa totale noncuranza perché è di Roma e sa che le civiltà e gli uomini passano, figuriamoci i loro vestiti (ritiene peraltro che l’accappatoio sia sottovalutato); lui che, ammesso che mi ascolti, non percepisce il tono delle mie parole, non sa mai se sono arrabbiata o triste, ha rinunciato a decifrarmi e interrompe le mie contorsioni mentali con un “dimmi solo che devo fa’”, e così mi salva da me stessa svariate volte al giorno; lui che smorza i miei entusiasmi quando penso di avere generato figli che lasceranno un segno indelebile nella storia dell’umanità, sicuri Nobel e Pulitzer in pectore, e frena le mie cadute nella disperazione quando mi convinco che al massimo potranno fare i pelapatate, in nero; lui che ignora le scenate da pazze delle figlie adolescenti  stoppandole con uno dei suoi rarissimi e granitici no, mentre con me adotta la sua tattica preferita, fingersi morto; lui che mi rispiega per la ottomilesima volta cosa è il sionismo con lo stesso successo con cui io gli dico perché Francesca è in crisi col marito (zero); lui che smorza i miei entusiasmi, abbassa la mia autostima, mi critica con la libertà di un fratello, ma quando c’è bisogno si fa sfuggire delle preziose, centellinate parole di stima che io di solito faccio incidere su monili in bronzo e mi faccio bastare per un annetto (quella è la cadenza), perché so che, quando le dice, sono vere.

A lui dunque devo il ringraziamento più importante, perché se lui fosse stato come lo volevo io, non sarei mai diventata una donna.

 

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14 pensieri su “BENEDETTO IL GIORNO CHE ABBIAMO SBAGLIATO – Manuale di manutenzione del matrimonio

  1. Forum Coscienza Maschile

    E’ davvero lodevole come Costanza cerchi di riparare le ferite di una società pagana (ché atea non è) che ha quasi abolito il matrimonio.
    Perché allora non rifondare una società cristiana? Come quella dell’esecrato Medioevo, in cui non si faceva che seguire l’insegnamento della Chiesa. Si parla tanto di reset, perché non un reset cristiano. I primi cristiani erano nel mondo, ma non del mondo.
    Forse è questo che manca ancora, tagliare gli ormeggi con una “modernità” in declino e giocare secondo le nostre regole. In modo da non dover più chiamare le nozze, quasi come il pagano Giovenale, “il giorno che abbiamo sbagliato”

  2. Stefano

    Una grande notizia!!! Andrò senz’altro in libreria a comprarlo sulla fiducia, ogni tuo libro è prezioso, direi irrinunciabile.
    Grazie per il tuo impegno messo al servizio di tutti noi.

    1. Carla Galastri

      Condivido tutto! Dopo 32 anni di matrimonio combatto per custodire il mio matrimonio (i miei catechisti mi hanno sempre detto che il Signore mi ha messo accanto mio marito per la mia conversione, ed è vero, lo sto sperimentando). Non vedo l’ora di leggere (e regalare il libro a persone care separate). Grazie Costanza!

  3. Giorgia

    Grazie ancora una volta Costanza perché ci ricordi i nostri limiti e benedico te per queste perle preziose che ci doni.
    Semplicemente GRAZIE

  4. Maria Cardarelli Romano

    Cara Costanza, grazie di questo tuo libro..devo dire che anche i precedenti li ho letti tutti..e sono scritti in forma semplice, simpatica e accattivante che avvincono il lettore pur trattando temi importanti e profondi..vere catechesi..condivido in pieno quanto scrivi e sono d’accordo con quanto scritto dal Forum maschile..vorrei tanto che si facesse un “reset cristiano”..convinta che il declino dell’Italia, dopo il boom economico degli anni 50/60 è iniziato con l’approvazione della legge sul divorzio..ed è stato un scendere sempre più in basso …Maria

  5. Maria

    Io ho scritto un commento..su questo articolo e se poi non viene pubblicato, perchè sembra che abbia scritto altre volte, a che serve chiedere un commento.? probabilmente, il mio commento sarà sempre di plauso, perchè condivido in pieno ciò che scrive Miriano..ma se poi viene cancelllato ..a che pro ?

  6. Alda Tosoni

    Non ho più marito né matrimonio da custodire, ma ti leggero’ comunque perché sei una “penna felice “….

  7. Giorgia

    Grazie ancora una volta Costanza perché ci ricordi i nostri limiti e benedico te per queste perle preziose che ci doni.
    Semplicemente GRAZIE

  8. Grazie Costanza, tornerò a leggerti con piacere e a condividere il libro.
    Poco tempo fa ho assistito ad una testimonianza di una coppia in crisi che ha avuto il coraggio di farsi aiutare da altre coppie che avevano avuto momenti bui e che si sono riuniti in una associazione di none Retrouvaille (nata in Francia ma presente in molti paesi): è stata molto toccante ed emozionante. È importante ribadire che c’è un’opportunità, una via, se solo lo si vuole e ci si impegna!

  9. Fabio Stefanelli

    Bellissimo come tutte le famiglie felici si assomiglino “ per non parlare della spazzatura che in cucina sta per diventare una installazione artistica perché nessun figlio riesce a trovare nella sua fitta agenda (chattare con le amiche, farsi la piastra, giocare alla Play, dare un’occhiata a Tucidide e una a XFactor) uno spazio di tre minuti per buttarla, ma sono in corso trattative fra le parti (è atteso a breve il segretario generale dell’Onu).”

  10. Daniela

    Grazie costanza! Andrò presto a comprarlo! Quando verrai a Milano a presentarlo? Un abbraccio

  11. Non starò qui a esaltare il valore e la potenza di questo Sacramento per la vita cristiana di ogni uomo e donna, per la propria conversione e la profonda felicità di ognuno, ne a spendere parole su quando il Matrimonio anche vissuto in modo più “laico”, come unione libera ma soprattutto responsabile, in profonda comunione e con spirito di sacrificio (si ci vuole anche quello), possa coincidere con un profonda realizzazione “di sé in due”, quindi mi limito a constatare quanto oggi le coppie di sposi, siano lasciate sole una volta celebrato il Matrimonio.

    Accompagnate si talvolta durante il fidanzamento, ma poco d’altro, come se presa la patente e passato l’esame, si potesse condurre l’auto e il viaggio senza che nessuno più si curi se si è sempre in grado di “portarlo a termine” e se si ha abbastanza “spirituale carburante”.

    Soprattutto oggi, soprattutto in una società fortemente secolarizzata e scristianizzata, laddove se qualcosa non “funziona” come speravi, si “cambia” o si butta, dove la parola perdono è un assurdo, dove anche nella coppia per prima cosa esiste l’IO piuttosto che il TU (non parliamo del LORO che sarebbero i figli), devo purtroppo constatare che, tranne rare eccezioni e realtà sparse per l’Italia, le giovani (o non giovani) coppie che affrontano questa nuova “avventura”, a tratti arduo percorso, sono abbandonate a se stesse.

    C’è anche la ritrosia a chiedere aiuto, quasi che i primi conflitti e le prime delusioni, siano sconfitte e fallimenti da tenere nascosti. L’ammettere i propri errori e anche i propri peccati (sai che novità) è coperto dalla vergogna, da un ingannevole velo di omertà. Così, tutti quei sassolini che rotolano verso il basso, divengono una valanga, una frana, un fiume in piena, e la casa “costruita sulla sabbia” crolla “e la sua rovina è grande”.

    L’Azione salvifica di Dio si arresta difronte non tanto al nostro peccato, ma al non chiedere a Lui l’aiuto, il perdono, la rinascita, la vita su quelle ossa inaridite che anche la veglia di questa notte ci promette, non credere che a Dio nulla è impossibile, condanna questo si il nostro umano misero agire, al fallimento.

    Così di fallimento in fallimento, anche di Matrimoni che si direbbero cristiani, la culla dell’Amore e della Vita, va in rovina e i nostri figli scelgono la più facile (e non meno franosa) via della convivenza, laddove ordinariamente, l’azione dello Spirito Santo è contristata.

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