Un unico corpo

No, andiamoci piano: non è che siamo riusciti ad aggregare anche il Santo Padre alla nostra squinternata squadra di bloggers, però pensiamo che le parole che ha rivolto giovedì scorso all’Urbe (e all’Orbe) in occasione della solennità odierna – il Corpus Domini – cadano a fagiolo nel nostro blog (e difatti già Alessandro non aveva ritenuto fuori luogo riportarne uno stralcio “in tempo reale”). In un modo del tutto particolare anche noi siamo e diventiamo (sempre più?) “comunità”, e le parole del Papa possono essere una traccia di riflessione sul misterioso vincolo che ci porta a cercarci, riunirci, trovarci…

di Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!

La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva.

Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome “Eucaristia” – “rendimento di grazie” – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua “preghiera eucaristica” alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo.

Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola “comunione”, che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione “ricevere la comunione” riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor10,16-17).

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta da fuori, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia.

Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio.

Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!”. Amen.

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La fonte autentica di questo testo è nella pagina ufficiale del sito della Santa Sede: abbiamo riprodotto integralmente il testo solo per rendere più agevole e pratico il confronto delle nostre opinioni e il riferimento al testo del Santo Padre.

48 pensieri su “Un unico corpo

  1. angelina

    Bel colpo! Ci sono parole che possono trasformare il cuore, la mente, le mani. Sono un dono e una responsabilità. Grazie Costanza

  2. “Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo”

    E tra le strade del mondo di oggi c’è sicuramente internet…

    Grazie Costanza,
    Notte

  3. fefral

    bellissima! me la rileggerò perchè è molto profonda e una lettura col caffè non ancora in circolo non basta.
    Buona domenica a tutti

  4. Alessandro

    buona domenica a tutti!
    L’omelia riportata mostra ancora una volta che il papa è un eccezionale catecheta, che dice con chiarezza cose molto profonde. Avere un papa così è un dono di cui a volte non ci si accorge. Ma basta confrontare la qualità e la fattura delle sue omelie con quella media dei sacerdoti e di altri vescovi per accorgersi della differenza. Si pensi all’Angelus domenicale: in poche parole, in una manciata di minuti Benedetto XVI confeziona una catechesi limpida e mai banale sulle letture del giorno (prendano esempio, i sacerdoti, che dalle letture del giorno spesso cavano discorsi lunghi sbrodolati insipidi e li propinano come omelie domenicali). Non parliamo della differenza rispetto alla media del linguaggio teologico odierno: molti teologi scrivono per non farsi capire, per darsi arie da geni senza esserlo, camuffando dietro tecnicismi, arzigogoli e crittogrammi per iniziati (cioè dietro un linguaggio talvolta involontariamente comico) l’evanescenza, l’inconsistenza dei contenuti. Purtroppo, sovente all’evanescenza si accompagna l’eterodossia (ma non è sempre facile riconoscerla, perché chi adopera un linguaggio oscuro può sempre accampare l’obiezione di essere stato frainteso da lettori non all’altezza del suo eminente pensiero, del suo raffinato linguaggio). Il papa è un teologo perfettamente ortodosso e chiaro e profondo (come dovrebbero essere i teologi). E quindi sono contento che sia papa

    1. Alessandro

      “San Bernardo [di Chiaravalle], invece, solidamente fondato sulla Bibbia e sui Padri della Chiesa, ci ricorda che senza una profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale, e perdono la loro credibilità. La teologia rinvia alla “scienza dei santi”, alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla loro sapienza, dono dello Spirito Santo, che diventano punto di riferimento del pensiero teologico. Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi dobbiamo riconoscere che l’uomo cerca meglio e trova più facilmente Dio “con la preghiera che con la discussione”. Alla fine, la figura più vera del teologo e di ogni evangelizzatore rimane quella dell’apostolo Giovanni, che ha poggiato il suo capo sul cuore del Maestro” (Benedetto XVI, Udienza generale, 21 ottobre 2009)

  5. alvise

    Sicuramente un fuoriclasse della teologia, ma noi SIAMO all’altezza del suo raffinato linguaggio e lo riconosciamo come il linguaggio classico di una della struttura del pensiero cattolico atemporale, “non lui in noi ma noi in lui e attraverso di lui e per lui e con lui e con lo spirito santo, nella comunione di tutti i santi, chicci di grano in cammino
    per le strade del mondo…”
    Ma, come mi diceva Fefral ieri sera, riferendosi a altre cose, “te a me non mi basti” così a me non mi basta una teologizzazione delle cose del mondo, e dell’uomo in esso, siffatta, a me rimane il pensiero di essere sempre solo a percorrere queste strade, anche amando, partecipando, entusiasmandomi talvolta per le cose che si fanno e quelle da fare, non smetto mai di interrogarmi anche se credo, purtroppo che risposte non ce ne siano, almeno di genere assoluto, ho letto e riletto queste frasi teologiche, dal tempo dei Padri, a incanstro a controdanza “non questo in quello ma quello in in questo e per questo e con questo” ….Non mi basta

    1. Alessandro

      “Non mi basta”… cioè, che cosa desidereresti di più (se mi posso permettere di chiedertelo)? Se uno dice “non mi basta questo”, avrà pur in mente una qualche idea di che cosa sarebbe abbastanza per lui, quand’anche disperasse di poterlo raggiungere…

    2. alvise

      Come espressione mi rifacevo a un commento di Fefral di ieri…Per quanto riguarda me non mi basta a convincermi, non hanno queste parole del Papa il potere di persuadermi che sia così. Sono convinto che per un credente, invece, questo discorso del Papa abbia in sé la gran forza di infondere speranza e entusiasmo per la vita, in comunione con Cristo e la Chiesa, ma occorre, per l’appunto, che uno creda. A me non mi basta queste parole

  6. fefral

    Alvì, lo capisco, non basta neanche a me. Non mi bastano tutti gli studi e le risposte di teologi e filosofi, non mi basta che razionalmente l’esistenza di Dio sia spiegabile, non mi basta leggere vite di santi e storia della chiesa. Ti dico di più, non solo non mi basta ma tante volte mi annoia.
    Ma quando ricevo Gesù nell’eucarestia e non dormo troppo o non sono distratta, quando lo riconosco nelle persone che amo, quando riesco a guardarmi con gli occhi con cui Lui mi guarda, allora sì che mi basta.
    Alvì l’unico uomo che mette pace alla mia solitudine (ognuno è solo, sempre, anche se circondato da persone, da affetti, anche se ha una famiglia bella e che funziona) è ebreo, ed è nato un po’ più di duemila anni fa. Non te lo so spiegare meglio. Nè voglio convincerti che sia così. Nè penso di essere in grado di convincerti a credere.

    1. alvise

      Te dicevi ieri della barca di Pietro (la paranza) e che ci si poteva andare tutti insieme a mangiare il pesce (CYRANO PERMETTENDO)
      Il fatto è che siamo sì tutti sullo stesso barcone alla deriva, ma non di Pietro, quello normale, anonimo, sul quale ci siamo un giorno trovati. (meno male che c’è anche Fefral, tra gli altri!!!)
      p.s. il che non toglie che il pesce ce lo potemo anna a magnà uguale, nooo? (sempre Cyrano etc.)

    2. fefral

      più che su una barca alla deriva penso che siamo tutti nello stesso mare. La barca di Pietro ha un sacco di posti, e c’è pesce per tutti, quindi alvì basta che ti metti il vestito buono puoi venire (brutta fine fece quello che si presentò alla festa col vestito sporco)
      Cyrano o mangia pesce o resta digiuno, peggio per lui! Alvì tu porta il vino, non siamo a Cana, potrebbe sempre finire

  7. alvise

    Alessandro: che ne pensi, se manca la credenza, non è solo consunta dialettica?
    La quale, con la credenza, assurge a VERBUM?

    1. alvise

      ALESSANDRO: Questo era quello che volevo citare sopra! “Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio.”

    2. Alessandro

      sì, se uno non crede lo riterrà un discorso edificante, “che infonde speranza” (come dici), ben scritto, rispettabile per la plurisecolare tradizione filosofico-teologica che lo sottende e permea, ma niente più. Ti capisco benissimo. Ma io ho “la credenza”, quindi la prospettiva cambia…

    3. alvise

      Certamente la credenza cambia il valore e anche il “senso” del dicorso, senza la credenza il discorso è solo oratorio.

  8. Elena

    Ho apprezzato molto la riflessione del santo padre, perché la sento molto in sintonia con il carisma che, per vie misteriose, mi è stato trasmesso e che, con tutte le fatiche del caso, cerco di vivere. Caro alvise, il punto è proprio questo: la vita. Io credo che la migliore teologia sia quella che segue alla vita, perché il cristianesimo è la religione del dio VIVENTE, di un dio in mezzo a noi. Se la teologia non tiene conto della vita, è sterile.
    Il discorso del santo padre in questo senso è un’esortazione a vivere questa presenza in modo totale, assoluto, fino a lasciar trasformare la vita.
    Ad uso di chi non ha una fede salverei questo: il richiamo a riconoscersi fratelli, tutti membri della famiglia umana, e a vincere in questa prospettiva il desiderio di predominare sull’altro e di vederlo come antagonista.
    Per il resto sono sempre più in sintonia con fefral 😉
    Ps: ad Alessandro: il discorso di benedetto ha una bellezza e una forza tali che per apprezzarlo non serve contrapporvi, criticandole, le prediche dei nostri poveri parroci o una teologia poco illuminata. Fai torto al papa…

    1. Alessandro

      non ho bisogno di contrapporlo a niente per apprezzarlo. Facevo notare che salta agli occhi la differenza rispetto a certe omelie insipide, generiche, anonime, che non sono mai giustificabili, poveri o non poveri che siano i parroci. Le critiche alle omelie insipide d’altronde le ha fatte a più riprese il papa, e sono state ribadite sia nel sinodo sull’Eucaristia sia in quello sulla Scrittura

      1. è vero, Alessa’, e condivido il contenuto della tua esternazione. Non è strano, però, che ci venga spontaneo criticare quello che manca quando siamo in presenza del “di più” che ci stupisce? Penso che questo, con tutte le buone ragioni che abbiamo, non sia mai un segno di pace acquisita (e lo capirei): il livello delle omelie in chiesa è spesso tale da consigliare tappi di cera (l’altra domenica sono incappato nei domenicani…), ma personalmente quando sento Benedetto preferisco non crucciarmi col pensiero di predicozzi senz’anima, senza mente e senza cuore.

    2. Alessandro

      allora apprezziamo assieme anche le parole prima della recita dell’Angelus di oggi, ideale prosecuzione dell’omelia di giovedì:

      http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110626_it.html

      “Cari fratelli e sorelle!

      Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe. E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.

      In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47). Da che cosa derivava tutto questo? Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione. Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: “Sine Dominico non possumus” – senza il “Dominicum”, cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

      Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito “Donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente “eucaristica”, aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità”

  9. alvise

    ELENA: “Ad uso di chi non ha una fede salverei questo: il richiamo a riconoscersi fratelli, tutti membri della famiglia umana, e a vincere in questa prospettiva il desiderio di predominare sull’altro e di vederlo come antagonista.”
    Ecco, su questo nulla da dire!
    ciao!

  10. alvise

    Un’altro punto importante del discorso del papa: “Senza illusioni, senza utopie ideologiche,noi camminiamo per le strade del mondo….”
    Senza la fede diventano “illusioni ” o utopie ideologiche quelle della giustizia sociale?

  11. alvise

    “E ‘n la sua volontade è nostra pace:
    Ell’è quel mare al qual tutto si move
    Ciò ch’ella cria e che natura face.” Par. III – 85-87
    Cosa altro c’era bisogno di dire di più teologico?

    1. niente, Alvise. Naturalmente. 😉 …Ovvero tutto, perché teologia non è un discorso che esaurisce ciò che va detto, ma poesia che erutta ciò che non può essere taciuto.

  12. giuliana z.

    qui secondo me la cosa importante invece è proprio la BARCA. Senza la comunione fraterna per me non sarebbe stato possibile cogliere la bellezza del Dio fatto carne. Gesù non ha preso gli apostoli in disparte uno per uno, li ha messi insieme in quel giovedì Santo e ha spezzato il pane davanti a tutta l’assemblea. Benedetto XVI in questo suo discorso ci ha richiamati personalmente a riflettere e contemplare il Mistero, ma ci ha parlato di dimensione verticale e di dimensione orizzontale, Cristo in ciascuno, e ciascuno nell’altro.

  13. anna

    E sì, il Papa ci invita a riflettere e contemplare questo meraviglioso Mistero, di cui spesse volte ci dimentichiamo. Benedetto XVI, il teologo, dall’alto della sua sapienza sa parlare a noi poveri credenti un po’ “deboli” nella fede, con un linguaggio semplice e immediato. Speriamo restino a lungo le sue parole impresse in noi.
    Quì nel mio paese, come è tradizione, c’è la processione con il Corpus Domini. L’unica che mi piace perché é Gesù stesso che cammina in mezzo a noi, non statue e non immagini. Pur non andando in processione (ci si distrae, si chiacchiera e non si prega. La maggior parte della gente questo fa) da tradizione popolare, adorno il balcone con la coperta più bella che ci sia in casa per onorare il Signore che passa.
    Certe volte mi sento contraddittoria ma a questa ci tengo. Mi batte il cuore forte quando preparo. E’ festa!!! Sarò esagerata? Mah!
    Buona domenica a tutti voi, bella “comunità” di cui mi sento parte (anche se sta volgendo al termine 🙂 )

  14. Francesca Miriano

    Per me il blog. Sarà che sto lavorando di domenica notte con fuori un’aria frizzantina, la voglia di andare un po’ in giro , di mangiarmi un gelato , di chiacchierare di qualcosa che non siano sodiopotassioemoglobinalattatipiaccapicioduepiodue…nun te regghe più.Sono sul pessimista andante con brio e ho le palle schiacciate come due lamine. Buona serata oh voi anime libere da questa galera.

    1. Luigi

      Su dai Francesca, cerca di fare le piccole cose con amore e dedizione, offri il tuo smarronamento per l’espiazione dei nostri peccati. Buon lavoro.

  15. Luigi

    Off topic come sempre. Oggi sono stato alla biennale d’arte di Venezia. Il 90% delle opere viste per me sono delle cagate pazzesche. Denominatore comune: Pensiero negativo. Angoscia, provocazione, dissacrazione, noia, approssimazione, banalità, ma soprattutto cagate. La cosa che mi è piaciuta di più è l’ambientazione all’Arsenale, magnifica struttura, edifici, giardini, architettura. Venezia per me si riconferma la città più bella che conosco.

    1. giuliana z.

      circa 40 anni fa un noto artista mise la sua cacca in scatola, e la propose come opera d’arte…. c’è chi l’ha messa in un museo. Quindi il tuo discorso non fa una grinza! sarà off topic, ma a me piace sempre la tua sagacia, Luigi!

    2. Luigi

      Forse questa mia interpretazione caccolosa dell’arte della biennale non è del tutto off topic in quanto al mattino sono andato alla Messa dove si celebravano contemporaneamente due battesimi e la festa del Corpus Domini. Dunque con Gesù nel mio cuore come potevo trovare qualcosa di bello in quell’arte senza Dio e in non pochi casi contro Dio?

  16. anna

    Cavoli è vero!!!! Sembrava mi riferissi al blog, alla nostra comunità con il mio “anche se sta volgendo al termine”!!! Intendevo la domenica 🙂 perdonatemi sono fuori di testa anch’io (e non sapete quanto 🙂 🙂 🙂 !)… riapro la parentesi (rido per non piangere 🙂 )

  17. anna

    Di Venezia si dice sia cara 😦 appena raccolgo un pò di soldi vorrei andarci Luigi!
    40 anni fa sono nata io, sai Giuliana?!…un bel riferimento alla “roba” in scatola per come mi sento :-)!

    1. Luigi

      Anna, effettivamente tra vaporetti e magnari costa. Però se riesci ad organizzarti anche una visita in giornata merita. Hai delle sensazioni uniche.

  18. anna

    Grazie Luigi…vedrò di organizzarmi. E’ una di quelle cose che almeno una volta nella vita sadda fà!

  19. fefral

    scusate cos’è ‘sta storia che il blog sta volgendo al termine? non mi posso allontanare un attimo….

  20. anna

    Colpa mia! ho già chiesto perdono. Intendevo la domenica non certo il blog.
    precisamente ho scritto così
    ……………Buona domenica a tutti voi, bella “comunità” di cui mi sento parte (anche se sta volgendo al termine )….
    non pensavo di fare tanto casino. è stato un errore di punteggiatura

    1. Alessandro

      Ciao Anna, no, non hai fatto casino, io l’ho detto che è la domenica a volgere al termine. Buonanotte a tutti!

  21. Ciao!!!
    Ultimamente arrivo sempre nel salotto di Costanza in orari assurdi e scrivo lo stesso, non so bene perché, ma oramai mi sento un poco come il Piccolo Principe e la piccola combriccola del blog è la mia rosa:
    “è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”…

    Oggi il mio piccolo paese era in festa: era la prima messa di Don Albertino, 24 anni. Un gioiello donato a noi, lo guardi in faccia sembra che abbia 18. Intorno a lui un bel gruppo di ragazzi, un ragazzo tra i ragazzi.
    Mi sono emozionata tantissimo. Ho pianto come piango ai matrimoni (e questa volta non ero preparata con il mascara waterproof) . Quando ho visto quel giovanotto rivolto verso l’altare che elevava il nostro sacrificio al Signore e per la prima volta era il ministro di un miracolo che nelle sue mani si compieva, non ho trattenuto il pianto. Ho pensato a me in quell’età, l’età che avevo quando con una valigia emi sono trasferita in Italia. Io credevo di avere il mondo in tasca, lui invece aveva Dio fra le mani. Vogliamo mettere?
    Mio figlio mi chiese il perché piangevo e mi è uscito un “ma ti rendi conto che nelle mani di D. Albertino si compie un miracolo!”. Lui mi guarda con un punto interrogativo in faccia, io dico “il pane che si trasforma in Gesù!”. Ah, dice Alessandro e poi taci. Alla sera, a tavola,quando abbiamo chiesto della sua giornata (che era stata pienissima messa nella quale lui insieme ad altri bimbi avevano letto, pranzone in oratorio, compleanno al centro sportivo…) mi esce con un “oggi D. Albertino ha fatto un miracolo”…

    @Alvise, non sono sicura che mi leggerai, ma ci tenevo a dirti che hai assolutamente ragione nel dire “non mi basta”. La ragione ti può far capire l’esistenza di un’intelligenza superiore che ha preordinato tutte le cose, ma da lì a credere che un certo ebreo, carpentiere, nato e morto più di duemila anni fa sia oggi presente in un pezzo di pane e in un poco di vino c’è un abisso! Allora credo che solo nelle parole del papa “non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui” potrai avere qualche risposta. Finché cercherai di capire questo mistero con la sola tua ragione, in una dimensione umana, orizzontale, allora sarà sempre troppo grande e la tua ragione non ti basterà mai, non ti basteranno le parole, le spiegazioni. Il giorno che deciderai di “mettere la mano” sul costato, come ha fatto S. Tommaso, allora potrai iniziare la tua conversione. Quello che dico è che non è necessario avere una folgorazione come quella Paolina per credere. A volte bisogna fare un salto nel buio, provare per credere.
    Io ho passato un periodo come il tuo, cercando di credere con la ragione, mi ero aperta ad ascoltare e a studiare, ma non sentivo il fuoco dentro il cuore. Mi sono fidata della parola degli amici. Mi sono aggregata ai rosari quotidiani, riaccostata ai sacramenti, prima la penitenza, poi la messa dominicale… Ero sinceramente convinta della bontà, della coerenza e della ragionevolezza di quasi tutte le cose (chi può chiamare ragionevole fino in fondo l’eucarestia?), ma non era ancora FEDE. Ma un giorno, o meglio, una notte, durante la consacrazione nella veglia Pasquale vedo il sacerdote che alza il Corpo di Cristo e mi si è accesa la lampadina, anzi, il sole!

    Buona settimana a tutti!

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