Come può la Chiesa chiedere fedeltà al peccato?

di Costanza Miriano

Caro don Gian Luca Carrega,  mi dispiace molto che lei abbia ricevuto in un anno un solo invito a un matrimonio (non si dice “tradizionale” come scrive la Stampa: è l’unico matrimonio possibile, quello senza aggettivi, quello sacramentale, quello fra un uomo e una donna) e ben tre unioni civili, che lei definisce gay, e che invece si chiamano omosessuali, perché gay è una parola supina all’ideologia omosessualista. I gay infatti non sono affatto più contenti della media delle persone.

Mi dispiace molto per lei, ma si faccia due domande. Forse lei non è abbastanza credibile, come sacerdote. Forse non profuma di Cristo, forse nessuno attraverso di lei segue la proposta di fede della Chiesa perché lei non fa evangelizzazione per inseguimento, come vuole il Papa. Forse attrae solo un determinato tipo di persone perché lei gliela manda per il verso loro: cioè dice loro che va bene così, che va bene quello che stanno vivendo, che nella vita è tutto uguale purché si stia bene. Che non c’è bene e male assoluto. Discerniamo. Non è questo il compito di un pastore, di un sacerdote. Il suo compito sarebbe quello di annunciare la Verità di ogni uomo, che è Cristo.

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La battaglia finale

di Costanza Miriano

Prima di conoscerlo l’ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il Papa, Giovanni Paolo II, che lo teneva come suo più fidato consigliere sui temi della famiglia e dell’antropologia, lo interrogò e gli chiese quante volte al giorno leggesse il racconto della Genesi, il passaggio in cui si dice che Dio crea l’uomo a sua immagine, maschio e femmina. Diceva il Papa che proprio lì si nascondeva il segreto dell’uomo. Mi faceva un sacco ridere che il Papa interrogasse Caffarra, e che lui dovesse ammettere che non è che proprio lo stesse a leggere dalla mattina alla sera, quel passo. La cosa me lo faceva sentire più vicino. Poi ho avuto il privilegio di incontrarlo, e ho scoperto che, nonostante una cultura sterminata e una sapienza praticamente omnicomprensiva, vicino lo era davvero, uno di quegli uomini pieni di umanità e dotati di sofisticati strumenti radar, quelli che permettono a qualcuno di farti i raggi a vista (di solito ce li hanno alcune suore molto mistiche, alcune mamme, raramente gli uomini, e solo quelli che pregano molto). Infine qualche giorno fa ho avuto il privilegio di trascorrere un’ora con lui, e sebbene mi sia dimenticata i tre quarti delle cose che avrei voluto chiedergli sul tema maschio femmina, la domanda più importante sono riuscita a fargliela. Continua a leggere “La battaglia finale”

Cosa significa povertà in spirito?

di Card. Silvano Piovanelli

L’evangelista Luca dice (6,20): “Beati voi poveri (ptokòi), perché vostro è il regno di Dio”. Matteo (5, 3) precisa: “Beati i poveri in spirito, perché vostro è il regno dei cieli”. “Oi ptokòi to pneumati”: la frase grammaticalmente consta di un aggettivo (povero) e di un sostantivo al dativo di relazione (spirito).

In forza di tale costruzione le qualità espresse dall’aggettivo (in questo caso la povertà) risiedono nel sostantivo (nel cuore, nello spirito). Dunque sono possedute non semplicemente col desiderio, ma realmente. Non è perciò la povertà che “si spiritualizza”, ma è lo spirito, cioè l’uomo, la persona umana che si impoverisce, che cioè acquista lo stato, il comportamento, la convinzione di un povero ideale. Continua a leggere “Cosa significa povertà in spirito?”

Silence: il veleno dell’apostasia come atto d’amore

Don Antonello Iapicca  ha scritto e ci ha mandato un saggio su SILENCE l’ultimo  film di Martin Scorsese. Per chi non lo conoscesse SILENCE narra la storia di due padri gesuiti portoghesi che vengono a conoscenza dell’atto di abiura fatta dal loro mentore, padre Fereira, in Giappone. Decidono quindi di partire per il paese asiatico per ritrovarlo. Giunti in Giappone, incontrano le comunità cattoliche che professano la loro fede di nascosto e si uniscono a loro svolgendo il proprio ministero. Verranno presto a conoscenza, e ne saranno vittime, delle tremende persecuzioni che lo shogunato applica ai danni dei convertiti al cristianesimo.(fonte Wikipedia).

Il Saggio era troppo lungo per essere pubblicato come post ma è disponibile in PDF cliccando QUI.  Pubblichiamo quindi un’introduzione che ci ha mandato don Antonello seguita da un piccolo estratto del saggio.

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di don Antonello Iapicca

Anche se “Silenzio” non racconta fedelmente l’autentica storia della Chiesa in Giappone, imporporata dal sangue di moltissimi martiri, paragonabili per numero solo al martirologio della primitiva Chiesa di Roma, il film è un’occasione importante perché si conosca nel mondo l’opera di Cristo in questa terra. Continua a leggere “Silence: il veleno dell’apostasia come atto d’amore”

Parlate ai ragazzi di cose grandi

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di Costanza Miriano

È cominciata la preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi (ottobre 2018), che sarà sul tema dei giovani e del discernimento vocazionale. Ho letto il documento preparatorio, ho letto la lettera del Papa, ho assistito alla conferenza stampa di presentazione, ma più che in qualità di giornalista vorrei dire qualche cosa ai nostri pastori in qualità di mamma di giovani, e anche da ex giovane che ha fatto, pur se a tentoni, il suo cammino di discernimento vocazionale, con catechismo, corsi e direttori spirituali.

Ho notato nel documento, e nel questionario lanciato (che presto sarà online) un grande e sincero desiderio di ascoltare i giovani, di capire cosa è nel loro cuore. Mi è sembrato di cogliere un tentativo di entrare in sintonia, di ascoltare, di seguire. È bello, davvero, ma c’è un rischio. Non penso che ci sia tanto bisogno di ascoltare, se inteso come tentativo di inseguire i giovani sul loro terreno, perché lì saremo sempre perdenti, saremo ridicoli se proveremo a parlare la loro lingua a noi giustamente impenetrabile. Mi sembra invece che manchi una cosa, che è quella che fa funzionare le esperienze vocazionali di cui so.

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Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta

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di Costanza Miriano

Provo sempre disagio, come tanti, tutti forse, quando vedo in televisione – a volte mi è successo anche di essere io quella che le metteva in video – immagini di persone straniere ammucchiate in condizioni non dignitose, alla ricerca di una vita migliore. Provo disagio, un vago senso di colpa, che di solito liquido con un frettoloso “ma io che posso fare?”. Vediamo.

C’è un’altra risposta che ci vuole seguire Cristo si può dare?

Come si pone un cristiano di fronte alle onde di persone che vengono da lontano nel proprio paese in cerca di fortuna, non profughi dalle guerre vere, non le guerriglie intendo (quelli vanno accolti a qualsiasi costo, come in ogni caso in cui l’alternativa è la morte), ma persone che come è normale cercano solo di elevare la propria condizione di vita trasferendosi in zone in cui oggettivamente il livello medio è migliore? Continua a leggere “Della carità e dell’accoglienza, pensieri a voce alta”

Ricordati (di) Chi sei

di Leone Magno

Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita. Continua a leggere “Ricordati (di) Chi sei”