Continua a leggere “La crisi che aleggia nella Chiesa è crisi di fede, prima che di pastorale”
Tag: Vangelo
Ho bisogno di una Chiesa che mi dica che solo Dio salva
di Costanza Miriano
Io non so che Papa serva alla Chiesa, perché, per quanto mi scocci, devo ammettere che non sono Dio. Che ne so della situazione della Cina, dove sta l’Armenia, come si posiziona la Chiesa rispetto agli equilibri che cambiano, di quale pastorale ci sia bisogno per arrivare al cuore di un ragazzo giapponese o di una madre di famiglia che vive nel Mato Grosso…
L’unica cosa che conosco un po’ – poco perché davvero è un abisso l’uomo – è il mio cuore. E so quello che ha bisogno di ricevere, quello che gli manca quando legge documenti annacquati o ascolta omelie scialbe, parole che potrebbe scegliere indifferentemente un volontario di una qualsiasi associazione, un buon educatore, un editorialista che si autoconvince di essere biblista. Quando ascolta pastori che cercano di dire che alla fin fine la fede è più o meno “una bella proposta di valori” che più o meno sono assimilabili alla giustizia sociale di cui parla il mondo, quando affermano che la fede cattolica può avere il suo posto fra le altre proposte culturali o religiose che soddisfano l’uomo; come se fosse una delle altre, come se non fosse radicalmente irriducibilmente lontana da tutto il resto, come se non fosse l’annuncio di una vita eterna che comincia già da questa vita. Come se la vita secondo il battesimo potesse assomigliare a quella secondo il mondo. Come se non fosse che solo il battesimo ci può dare il potere di diventare figli di Dio. Come se l’uomo potesse salvarsi con la buona condotta, come se ne fosse capace da solo, di buona condotta.
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Fiducia Supplicans, una grande confusione la anima dall’inizio alla fine

di Costanza Miriano
Ho ascoltato il consiglio dei difensori di Fiducia Supplicans e l’ho letta con attenzione, fino in fondo, con la leale intenzione di cogliervi il bene e di cambiare la mia iniziale idea negativa. Poi l’ho riletta e sottolineata, ci ho riflettuto. Ma niente. Non c’è proprio possibilità di salvarla. Mi dispiace. Una grande confusione la anima dall’inizio alla fine. Molte parole che girano e rigirano a vuoto. Soprattutto c’è un vuoto logico che non viene mai colmato, fino all’ultima riga. Un vuoto enorme come un baratro. Un salto che viene spiccato senza nessuna spiegazione.
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Vangelo e femminismo, una risposta a Michela Murgia
di fonte: IL GIORNALE
“Dio è queer e di conseguenza salverà il queer, perché le etichette limitano l’anima. È legittimo secondo la visione cattolica? Io credo di sì“. Parola di Michela Murgia. È uno dei passaggi “clou” – per modo di dire – della doppia-intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica alla scrittrice e alla fondatrice del Pd, Rosy Bindi. Tema: God Save the Queer. Catechismo femminista (Einaudi), l’ultima fatica letteraria dalla saggista e critica sarda, maître à penser della sinistra gauche caviar. Un dialogo, quello fra Murgia e Bindi, talmente politicamente corretto e intriso dei soliti cliché – nonché fintamente “ribelle” e anticonformista – da sconfinare nel grottesco. Ne abbiamo parlato con la giornalista cattolica e saggista, Costanza Miriano.
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Tornare consapevoli dell’essenzialità di Cristo

di Costanza Miriano
Più vado avanti più mi convinco che l’unica risposta alla crisi della Chiesa è che un popolo – non importa quanto grande – anche un piccolo popolo di persone che pregano abbia un rapporto vero, vivo, viscerale con Cristo. Persone che dipendono da lui, in ogni respiro, che lo fanno regnare sul loro cuore, sui sentimenti, le idee, le scelte concrete. A partire da questi cuori consegnati si potrà incendiare il mondo.
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Il Vangelo è davvero una mappa del tesoro
di Costanza Miriano
Una delle cose per cui mi manca più il carissimo padre Emidio sono i cazziatoni che mi faceva. Con una libertà, un affetto, una saggezza: da vero padre. A forza di sgridarmi, piano piano mi ha fatto capire alcune cose. E altre le sto capendo adesso, a distanza. Altre ancora, forse, non le capirò mai.
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Aprire gli occhi su quello che Lui è venuto a dirci
di Costanza Miriano
Questo è uno di quei rari libri che, mentre non hai ancora finito di leggerli, già ti si palesano davanti agli occhi i volti delle dodicimila persone a cui lo vorresti regalare. A me capita molto raramente, per fortuna (se no sarei sul lastrico): a parte la Bibbia, mi era successo con Il mistero della donna, che ero andata a comprare in tutte le librerie di Perugia e Roma, rastrellando le ultime copie prima che uscisse di catalogo, e regalandolo a tutte le mie amiche, compresa la mia copia (adesso ripubblicato da Berica edizioni). Il fatto è che quando hai una buona notizia ti viene da andare in giro per farla sapere a tutti, gridando a squarciagola come Fidippide che corre ad Atene per annunciare la vittoria (e poi schiattare, ma va be’).
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La messa con il popolo, il popolo per la messa
di Costanza Miriano
I Vescovi lo devono sapere, non è che se scrivono un comunicato in cui assicurano la loro lealtà, apprezzamento, gratitudine al Governo, questo significa che la Chiesa, intesa come popolo, li segua e la pensi come loro. C’è un popolo che, come ha dimostrato riempiendo due volte le piazze italiane più grandi degli ultimi anni con i due Family day, non è affatto interessato alle logiche politiche, agli equilibri, ai rapporti buoni o cattivi con il Governo, di qualunque colore esso sia, ma solo alla Verità.
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Eppure il tuo eremo è qui
di Costanza Miriano
Ieri mattina, al mio turno di adorazione delle sette – al quale sia detto per amor di verità arrivo con un ritardo variabile da molto a moltissimo, in particolare ieri, quando non avevo proprio sentito la sveglia (lo preciso perché non vorrei dare l’idea ingannevole di essere una persona minimamente seria o affidabile, tanto meno una mistica che nel cuore della notte è presa dal trasporto amoroso per Dio: io ogni volta che suona la sveglia medito se convertirmi al buddismo o a qualche altra fede che abbia tra i suoi comandamenti quello di dormire fino a tardi la mattina) – insomma ieri, arrivata tardi e molto addormentata, cercavo di raccogliermi in preghiera meglio che potessi. Meglio che posso è l’unica postura a cui aspiro, davanti a Dio.
Non voglio essere creativa, voglio essere obbediente
di Costanza Miriano
Sarà che alla giornata del Timone di Milano, sabato, devo parlare insieme al Cardinal Muller, che oltre a essere tedesco è stato anche Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (interrogherà? Se prende volontari mando Giampaolo Barra o Vittorio Messori al posto mio, i secchioni di solito si sacrificano per il bene dei compagni), ma sono giorni che cerco qualcosa di intelligente da dire sul tema.
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Come questo pontificato mi avvicina più a Cristo?
Carissima,
se dovesse trovare il tempo di aiutarmi a dissipare un mio dubbio, riceverei il dono prezioso di essere aiutato da una persona che seguo come luminoso punto di riferimento. Altrimenti capirò la sua mancanza di tempo. Il mio dubbio è in effetti una sensazione di disorientamento di fronte alle questioni di cui dibattono i cattolici fedeli al Papa e quelli che addirittura lo considerano un eretico, in un confronto che mina lentamente l’unità della Chiesa.
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Un perdono immenso

Grazie a Leila Caccia che ha pazientemente sbobinato il testo (grazie, grazie, grazie!) possiamo offrirvi la trascrizione della catechesi che don Alessio Geretti ha fatto lunedì scorso all’incontro del santi Quattro a Roma sul Vangelo della domenica successiva, di cui per comodità vi riportiamo il testo (QUI è scaricabile il file audio con anche l’introduzione di suor Fulvia Sieni)
Non siamo noi che abbiamo sistemato la catechesi, è proprio don Alessio che parla come se scrivesse, ma lo fa sempre, anche quando prende un caffè, e questa è una delle cose per cui lo ammiro (non la più importante, ma la prima che ho notato!). Ho trovato questa catechesi bellissima, nonostante fossi morta di sonno, reduce da una settimana di fuoco, e dalla registrazione in studio a Rai2 con duello all’ultimo sangue. Rileggendola però l’ho trovata ancora meglio di come mi era sembrata in diretta, quando ero impegnata soprattutto a non dormire. Vi prego, prendete qualche minuto per leggerla. A me si è aperto un mondo.
Monastero wi-fi oltre le sbarre
Carissime, carissimi,
abbiamo partecipato alla prima riunione del monastero Wi-Fi, dalle nostre celle (anche se qui le chiamano “stanze di pernottamento”), con le nostre preghiere. Non abbiamo potuto partecipare di persona, ma lo Spirito passa anche attraverso le sbarre, anche quelle delle nostre “stanze di pernottamento”.
Siamo un gruppo di carcerati, condannati all’ergastolo, con fine della pena “mai”. Questo non ci impedisce di partecipare alla vita della Chiesa, e alle sorprese dello Spirito, come questo monastero del tutto particolare.
Siamo venuti a conoscenza di questa iniziativa attraverso il cappellano, e attraverso di lui vi arrivano queste righe.
Ringraziamo il Signore per il suo amore inesauribile e fantasioso, e continuiamo a pregare perché non vengano a mancare monaci e monache che continuino a sostenere il mondo.
I fratelli di un carcere del centro Italia
Carissimi confratelli ergastolani, noi del monastero wi-fi cercavamo qualche lettera da cui partire per cominciare a ragionare su quale possa essere il dopo, su come non disperdere quella ventata di Spirito Santo, e la vostra è sicuramente quella che ci ha più commosse. Pensare che ci siano confratelli monaci in carcere è una cosa che ci intenerisce oltre ogni misura, e ci stupisce per la fantasia di Dio, che non abbandona i suoi figli, mai.
L’incredibile “migrazione” di Dio fatto uomo
di Costanza Miriano
La vera, vertiginosa, incredibile “migrazione” di Dio è stata dalla sua natura divina a quella umana, assunta mantenendo anche quella divina. È questo che lo rende il punto zero della storia, il centro di gravità dell’universo. Credo che banalizzare questo annuncio dirompente – Dio ha preso la carne umana per amore degli uomini, e ha accettato di perdere, rinunciando all’esercizio della sua onnipotenza, o meglio, di realizzarla proprio morendo sulla croce per amore degli uomini – mettendoci a discutere quanto Gesù fosse ricco o povero, se fosse un immigrato irregolare o un profugo o semplicemente uno che è nato lontano da casa per un viaggio, sia dimenticare, o almeno non mettere abbastanza al centro il mistero, la vita eterna che è venuto a spalancarci. Parlare dell’incarnazione di Dio in un luogo e in un momento della storia, solo per leggere la società e l’economia di oggi significa usare categorie non sovrapponibili, con il rischio – fortissimo – di mancare il bersaglio.
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L’unicità di Gesù Cristo
di Giacomo Biffi
“Con molta frequenza si sente dire che tutte le religioni sono uguali; tutte hanno del buono; fra tutte ciascuno può scegliere liberamente, press’a poco come liberamente si può scegliere tra le diverse squadre di calcio da sostenere.
In chiaro contrasto, noi dobbiamo insegnare senza ambiguità e senza paura la singolarità di Cristo e l’assoluta irriducibilità del cristianesimo.
Scommettere sulla fede. Note a margine del “Credo del Popolo di Dio”
di Luca Del Pozzo
Ricorreva ieri il cinquantesimo anniversario del “Credo del Popolo di Dio”, la solenne professione di fede proclamata il 30 giugno 1968 dall’allora pontefice e futuro beato Paolo VI sul sagrato di S. Pietro a conclusione dell’Anno della Fede, da lui indetto il 29 giugno 1967 per celebrare il XIX centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo.
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Come può la Chiesa chiedere fedeltà al peccato?
di Costanza Miriano
Caro don Gian Luca Carrega, mi dispiace molto che lei abbia ricevuto in un anno un solo invito a un matrimonio (non si dice “tradizionale” come scrive la Stampa: è l’unico matrimonio possibile, quello senza aggettivi, quello sacramentale, quello fra un uomo e una donna) e ben tre unioni civili, che lei definisce gay, e che invece si chiamano omosessuali, perché gay è una parola supina all’ideologia omosessualista. I gay infatti non sono affatto più contenti della media delle persone.
Mi dispiace molto per lei, ma si faccia due domande. Forse lei non è abbastanza credibile, come sacerdote. Forse non profuma di Cristo, forse nessuno attraverso di lei segue la proposta di fede della Chiesa perché lei non fa evangelizzazione per inseguimento, come vuole il Papa. Forse attrae solo un determinato tipo di persone perché lei gliela manda per il verso loro: cioè dice loro che va bene così, che va bene quello che stanno vivendo, che nella vita è tutto uguale purché si stia bene. Che non c’è bene e male assoluto. Discerniamo. Non è questo il compito di un pastore, di un sacerdote. Il suo compito sarebbe quello di annunciare la Verità di ogni uomo, che è Cristo.
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La battaglia finale
di Costanza Miriano
Prima di conoscerlo l’ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il Papa, Giovanni Paolo II, che lo teneva come suo più fidato consigliere sui temi della famiglia e dell’antropologia, lo interrogò e gli chiese quante volte al giorno leggesse il racconto della Genesi, il passaggio in cui si dice che Dio crea l’uomo a sua immagine, maschio e femmina. Diceva il Papa che proprio lì si nascondeva il segreto dell’uomo. Mi faceva un sacco ridere che il Papa interrogasse Caffarra, e che lui dovesse ammettere che non è che proprio lo stesse a leggere dalla mattina alla sera, quel passo. La cosa me lo faceva sentire più vicino. Poi ho avuto il privilegio di incontrarlo, e ho scoperto che, nonostante una cultura sterminata e una sapienza praticamente omnicomprensiva, vicino lo era davvero, uno di quegli uomini pieni di umanità e dotati di sofisticati strumenti radar, quelli che permettono a qualcuno di farti i raggi a vista (di solito ce li hanno alcune suore molto mistiche, alcune mamme, raramente gli uomini, e solo quelli che pregano molto). Infine qualche giorno fa ho avuto il privilegio di trascorrere un’ora con lui, e sebbene mi sia dimenticata i tre quarti delle cose che avrei voluto chiedergli sul tema maschio femmina, la domanda più importante sono riuscita a fargliela. Continua a leggere “La battaglia finale”














