La crisi che aleggia nella Chiesa è crisi  di fede, prima che di pastorale

Riceviamo da don Ugo Borghello
Cara Costanza,
 ho letto il tuo articolo sul  blog e mi trovi pienamente concorde. Ho letto anche il testo che riassume il libro, Il Concilio Vaticano II spiegato ai miei figli,  di Luca Del Pozzo, che dice cose più che opportune. Tuttavia si constata che ogni intervento valido rimane inefficace, travolto dalla cultura imperante che diffonde il secolarismo, penetrato abbondantemente nella Chiesa. Nel mio libro “Abitare la comunione. La grazia del Regno e la nostra corrispondenza”  (Ed. Ares, Milano) dico alcune cose che possono essere importanti.
Il problema del “cuore” riguarda tutti: ognuno cerca “amore” (senso della vita!) presso un immagine sociale che configura una chiesa segreta, una appartenenza primaria che condiziona l’uso dell’intelligenza al punto che tutti ragionano a partire da un pregiudizio ideologico che li rende del tutto impermeabili alla catechesi cristiana. Convincere un relativista è difficile come convincere un musulmano. Non esiste il soggettivismo.  Il secolarismo non è fatto di individui che pensano con la loro testa e agiscono come vogliono, ma da imperativi collettivi che creano aree di conformismo. Solo una conversione ad una appartenenza cristiana rende efficace la formazione al Vangelo. Ma questa conversione richiede un atto generativo, una scelta vocazionale di seguire Cristo come chi si sposa: pronto a tutto.

Il mio libro si basa sulla frase di Gesù: “chiunque non rinuncia a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo”. Se domando ad un cristiano “tu hai rinunciato a tutto per seguire Gesù?” 99 su 100 mi dicono di no; ed io devo dire loro che non sono cristiani, sono pagani. Altrimenti Gesù direbbe fandonie.
Per definirsi cristiano non basta il battesimo ricevuto da bambini e mai attualizzato nella scelta cosciente e libera. Con la stessa parola si comprendono battezzati non credenti in Dio, credenti  non praticanti, praticanti a livello socio-sacrale e ben pochi nella fede viva del Vangelo.Si è sempre pensato che rinunciare a tutto sia privarsi di tante cose, con i voti religiosi, mentre è come sposarsi: pronti a tutto, alla buona e alla cattiva sorte. Vale per tutti i battezzati in qualunque condizione di vita. Non aver colto la sponsalità della Croce (la Croce non è privazione ma sposarsi!) ha tolto il Vangelo dal mondo comune, per lasciarlo ai conventi. Giocarsi la vita è il passaggio per la porta stretta ma poi il giogo diventa soave e leggero: inizia l’avventura cristiana insieme ai fratelli, in una Chiesa che mi chiede la vita e me la dà a livello di Pentecoste, a livello carismatico: amore vero.

Oggi ci sono realtà carismatiche che chiedono la vita e offrono una comunione trinitaria, ben diverse da una appartenenza alle parrocchie, di stampo soltanto sacrale o sociale. I fondatori sono molto efficaci: generano al Vangelo moltissimi fedeli.  Chiara Amirante, per fare solo un esempio, genera “Cavalieri della Luce” a centinaia di migliaia traendoli fuori in gran parte dalla droga! I vescovi e i sacerdoti diocesani sono piuttosto sterili, amministrano il sacro, la dimensione religiosa, che è importante ma non è il Vangelo. La dimensione religiosa l’hanno tutti, anche gli atei, a ben vedere. Il Vangelo è dono inaudito. Il futuro del cristianesimo in Occidente dipenderà da una Chiesa che diventa tutta carismatica (ci sono i carismi particolari, come Padre Pio,, ma i Fondatori rinnovano Il Carisma di Pentecoste, necessario per vivere il battesimo come incorporazione a Cristo in una Chiesa viva). Il Vangelo dei fondatori non è diverso da quello delle diocesi!

Sto preparando una traduzione inglese del libro con un altro titolo: “Chi può dirsi cristiano?” con il sottotitolo: “Chiunque non rinuncia a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo”.  Il Vangelo instaura il Regno, che è più di un matrimonio e ha le categorie del matrimonio. “Chi ama suo padre e sua madre, sua moglie e i suoi figli più di me non è degno di me”. Ma a metà un matrimonio è un disastro, e da solo non si può fare.  Il Vangelo a metà delle parrocchie (in genere) è una pena. I giovani pensano che ad essere cristiani ci sia da rimetterci molte cose umane. Gesù merita  giocarsi la vita, anche perché insieme ai fratelli veri è una bellissima avventura. E si ritrova la piena umanità. L’ascetismo non è cristiano (diverso dall’ascesi): Gesù toglie ogni proibizione sui cibi, non fa voto di nazireato come il Battista. “Non ha mai disprezzato nulla di ciò che Dio ha creato”: piena umanità, bellissima. Come diceva Biffi: se si pensa al cielo anche i tortellini sono più buoni. Non si edulcora la Croce, non si tratta di buonismo, ma la si umanizza oltremodo: sposarsi non è da buonisti, è molto impegnativo, ma è molto umano!

La catechesi riporta il Vangelo, ma non entra nel cuore di chi ha il cuore altrove. I ragazzi hanno il cuore nel gruppo di coetanei, fanno il catechismo della cresima e poi disertano la Chiesa. E così le esortazioni, i sinodi, le encicliche, i libri, le prediche, non cambiano nessuno: è l’appartenenza primaria, quella che definisce il “cuore”, che cambia la vita. Prima occorre generare alla comunione carismatica e poi si cresce con la formazione. La crisi che aleggia nella Chiesa è crisi  di fede, prima che di pastorale. Non si distingue il Vangelo dalla dimensione religiosa comune a tutti Non si possono negare i sacramenti, ma io farei una eccezione per la cresima, visto che intanto già con il battesimo si dà lo Spirito Santo. Io darei la cresima solo a chi fa una scelta vocazionale in una cammino di santità possibile ovunque tre cristiani si considerino tali.

Leggendo il libro ne viene fuori una proposta evangelizzatrice per la Chiesa istituzionale. Da quando si sono distinti due cristianesimi, quello dei precetti e quello dei consigli evangelici (distinzione del tutto improvvida!) i vescovi si sono dedicati ai precetti, al Vecchio Testamento, appena abbellito da riti eucaristici ben poco mistagogici. Non ci sono due cristianesimi. Non si tratta di imitare i movimenti carismatici, ma di far diventare carismatica la Chiesa istituzionale. Un Vangelo che non chiede la vita non è Vangelo, non offre nulla che possa prendere il cuore degli uomini.

Cara Costanza, in genere non disturbo con i miei pensieri. ma il dramma di un mondo sempre più secolarizzato e di una Chiesa che non si sa dove vuole andare è talmente grande che mi sono permesso questo sfogo con te.  Preghiamo per il nuovo Papa e per la sorte del Vangelo nel mondo.

12 pensieri su “La crisi che aleggia nella Chiesa è crisi  di fede, prima che di pastorale

  1. Gianfranco Longo

    Sono d’accordo con quanto scritto da don Ugo: è necessario cogliere “la sponsalità della Croce (la Croce non è privazione ma sposarsi!)”. Cio significa amare e scegliere un coniuge, cioè trasformare la scelta di attrazione in una vocazione d’amore che percorre le età della vita in cui i coniugi diventano unità alla Croce, che è salvezza redentiva. Ben altro si ascolta in varie parrocchie per non perdersi pubblico, ma i fedeli non sono “pubblico” pagante. Se i fedeli non comprendono che essere significa appunto ontologicamente lasciarsi amare da Dio, anche la scelta unica si sdoppierà, triplicherà etc e la vocazione sarà sostituita da un suo surrogato: l’impegno, che si esaurisce illudendo che un altro “impegno” emotivo ancora, sarà più importante. Dalla matrice dell’efficienza e della sicurezza del successo, si passa alla nevrosi di secolarizzare il presente per renderlo opportuno, e ciò resterà materia presente senza una successiva età.

  2. Forum Coscienza Maschile

    “Crisi di fede prima che di pastorale”: ma non sono i pastori i primi responsabili sulla Terra della fede del gregge loro affidato da Dio? Molti descrivono un’umanità inspiegabilmente refrattaria a una pastorale impeccabile. Non vi pare un po’ forzata questa interpretazione?

    “Io darei la cresima solo a chi fa una scelta vocazionale in una cammino di santità possibile ovunque tre cristiani si considerino tali.”
    Vogliamo limitare ai “santi” l’amministrazione dei Sacramenti di Salvezza (resa sempre più difficoltosa, provate a cercare un confessore)? Non è il compito più importante dei pastori?
    La santità non è più espressione di Grazia eccezionale e virtù eroiche? In chiesa si predica la (cit.) “laicità dello Stato”, gli scolari cattolici si inginocchiano in moschea e poi ci si lamenta che i fedeli non fanno “scelte radicali”? Qualcuno forse le farà, diventando islamico se (quoquo modo) lo incoraggiano pure gli insegnanti cattolici.

    “tu hai rinunciato a tutto per seguire Gesù?”
    Mi pare che oggi anche il più tiepido dei fedeli debba rinunciare e sopportare molte cose. Seguendo un ragionamento umano, se fossi ortodosso o armeno avrei una famiglia e una comunità di veri amici. In compenso può succedere (due volte in luoghi molto diversi) che quando vai in Chiesa in giorno solenne, rispettoso e col cappello in mano, se saluti con un sorriso un sacerdote non ti risponde e ti volta le spalle. Certo una lezione di umiltà, ma tra cristiani un po’ scioccante: mi risulta che Gesù, che volle i sacerdoti a Sua immagine (già che si parla tanto spesso di santità) non voltasse le spalle a nessuno. Mi colpirono a suo tempo, nella loro semplicità, le parole di papa Francesco sulla cortesia elementare: “Prego, per favore”. Ma per fortuna queste cose succedono soltanto su un pianeta chiamato realtà, non nei paradisi elettronici

    Buon Tempo di Pasqua a tutti, e grazie per aver ospitato questi miei sinceri commenti

    1. Insomma un disco rotto.. la colpa è sempre dei “pastori” (il sacerdote che non risponde al saluto è la tomba del nostre credere?? Siam messi bene).

      Quindi popolo i fedeli bambini, pecore nel senso più deleterio del termine, che non ascoltano la voce dell’Unico Pastore, Cristo, che ci chiama per nome e da ognuno vuole un personale risposta di scelte e di vita.

      Quando non avremo più sacerdoti, perché i sacerdoti nascono dalle famigli e non da sotto i sassi, con chi ce la prenderemo?

      Ma Lei (come richiesto) ha certamente le risposte…

      1. Forum Coscienza Maschile

        Se c’è una tomba del credere è quella dei 2 sacerdoti (in luoghi diversi) che ti voltano le spalle quando li saluti. Ma lei sembra considerarlo una cosa da poco, quasi normale per un sacerdote veramente cristiano?
        Nella Bibbia è scritto chiaramente che Dio chiede conto ai pastori dell’anima dei fedeli. Che ne dice, cambiamo anche quella? Conosce il not proverbio: il pesce marcio puzza dalla testa ma se è troppo popolare per le sue orecchie, c’è Amerio (partecipò in veste di esperto al Concilio) che afferma che quando il pastore viene meno alla sua missione il gregge si disperde.
        Non avremo più sacerdoti? Forse, ma già non abbiamo quasi più fedeli. Almeno di questo non devo preoccuparmi, nella mia parrocchia ce ne saranno una decina in altre effettivamente mancano pure quelli perché la pastorale attuale non suscita vocazioni e sento dire che le scoraggia anche.
        Curiosa la sua ultima frase che sembra suggerire che lei non vuole risposte, solo annunci di bello stabile

        1. «Se c’è una tomba del credere è quella dei 2 sacerdoti (in luoghi diversi) che ti voltano le spalle quando li saluti.»

          Un simile “credere” (certo non possiamo definirla fede) cadrebbe difronte a qualsiasi cosa (non che ci sia da rallegrarsene), dimenticando che i sacerdoti non sono Santi – e anche i Santi non erano tutti “melliflui” come al nostro ego piacerebbe – spesso umorali, come noi, spesso tartassati (santi e sacerdoti non santi) da fedeli pretenziosi come noi.

          Un fedele veramente cristiano, visto che pretendiamo lo siano i sacerdoti, non si scandalizza, non perde per simile sciocchezza la fede – tutto scusa, tutto sopporta, non si adira (ricorda qualcosa?).

          Davvero davanti al Signore che ci chiederà conto della nostre mancanze di carità, risponderemo: “Ma quello non mi ha salutato!”.
          Va bene tornare come bambini, ma qui siamo al puerile.

      2. Forum Coscienza Maschile

        Non mi permetto di giudicare la sua fede e carità, le chiedo di fare altrettanto.
        Sarei però lieto di sapere da lei: le suore abusate da Don Rupnik che dopo anni di silenzio hanno deciso di parlare, hanno mancato di carità verso quel sacerdote?
        Forse qualcuno ha pensato di sì, visto che invece di ridurlo allo stato laicale gli ha tolto anche la scomunica (automatica) per assoluzione del complice. Dopo il Mondo al Contrario, la Chiesa al Contrario: misericordia con gli “amici”, insulti e pozzo infernale per gli altri.
        A sentir lei quei due sacerdoti hanno solo avuto un torcicollo. Ma quando per anni in cui ti presenti rispettoso e col cappello in mano, assisti a metodica diffusa esclusione, che giunge a minacce all’incolumità fisica (che lei magari giustifica perché nella sua fantasia tartasserei i sacerdoti) capisci che hai il dovere di parlare. Non della condizione dell’anima di questo o quel sacerdote che Dio solo conosce, ma di una prassi distruttiva della comunità ecclesiale. Le pare poco tutto ciò? Perfino un religioso mi ha detto che uno di questi parroci cacciava i fedeli (i nuovi in effetti se ne andavano).
        Più degli umori trovo esiziale per la Chiesa nascondere problemi gravi e diffusi con considerazioni pretenziose, se non altro perché oggi questi atteggiamenti sono la stragrande maggioranza. Scordiamo troppo spesso che Gesù si indignava, anzi si arrabbiava nel Vangelo, San Pietro e San Paolo pure. E anche il detto odiare il peccato non il peccatore, il nostro innanzitutto ma quando il male diventa pubblico e diffuso, il peccato è far finta di non vedere.
        Vorrei infine chiederle quanto trova puerile che un sacerdote, che letteralmente ti ringhia contro perché ti inginocchi alla Consacrazione, o ti nega la Comunione perché, com’è tuo diritto, vuoi riceverla in ginocchio anziché sulla mano (comportamento molto diffuso), dica sull’altare: “Il pane rimane pane”. Per poi tentare un rattoppo quasi peggiore: “ALMENO in apparenza”.
        Alla “compassione” insabbiatrice preferisco l’azione di quei gruppi formatisi in tutta Italia, che con rispetto e senza giudicare nessuno cercano di correggere questi abusi

        1. Insomma mettiamo sullo stesso piano un “mancato saluto” e un abuso sessuale… del tutto fuori contesto sia come paragone, sia come possibile analisi dei comportamenti personali derivanti.

          Trattasi del ben noto “argomento fantoccio”, escamotage che serve solo a dare delle non-risposte esaustive all’argomento primo.

          Mi spiace ma in questa Domenica ho cose più interessanti da fare, così spero per Lei.

          1. Forum Coscienza Maschile

            Ha altro da fare ma risponde. Chi ha letto il post (non lei quindi) si è reso conto che ho riportato ben di peggio di più di un mancato saluto, che comunque si colloca in un contesto di esclusione sociale sistematica, diffusa e contraria allo Spirito del Vangelo. E che riguarda molti altri fedeli come ho spiegato innanzi.
            Certa Chiesa che esclude i propri fedeli, che rispettosamente vanno a Messa senza importunare nessuno non merita di esistere. Almeno sotto la denominazione di cristiana.
            E non è mai una buona idea “riprogrammare”, che significa cancellare, l’identità cristiana di interi popoli. A Dio piacendo tornerò su quest’ultimo argomento perché è un altro tema cruciale che meriterebbe la giusta attenzione da parte della Gerarchia, anziché risposte compiacute e santimoniose sulle mie vicende personali, che in questioni di tale portata, non hanno la minima importanza

  3. Andrea Sp.

    Solo un percorso carismatico è un percorso di fede?
    Non condivido assolutamente. Esistono una molteplicità di percorsi possibili, ognuno deve trovare il suo, l’importante è avere lo sguardo fisso su di Lui ed un impegno reale e concreto a seguirlo, quello sì.
    Anche nelle parrocchie ho conosciuto tante persone di fede e seriamente impegnate, quello che manca troppo spesso, come anche evidenziato nel commento precedente, è il senso di comunità, troppi percorsi individuali. Forse è in questo che le comunità carismatiche offrono una risposta, ma proporle come unica strada possibile è eccessivo.

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