L’ultimo capodanno?

di Massimo Introvigne     CESNUR  Centro Studi sulle Nuove Religioni

Libri, trasmissioni televisive e film ci spiegano che il mondo finirà il 21 dicembre 2012. Lo assicura, dicono, una profezia degli antichi Maya. Che cosa c’è di vero?

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Il grande vuoto

di Costanza Miriano

Conosco molte meravigliose teorie sul fatto che la lettura deve essere un piacere, e come ogni piacere deve essere libero e scelto. Le conosco ma mi guardo bene dall’applicarle. Io personalmente con i miei figli adotto piuttosto subdole forme di persuasione occulta, e posso anche arrivare a vigliacche minacce terroristiche (“se non provi a leggere due capitoli, alla xbox stanotte potrebbe anche capitare un incidente, per dire…”), convinta come sono che il piacere della lettura non è immediato come quello che viene dai videogiochi, ma alla fine attraente lo stesso o di più anche per un ragazzino. continua a leggere

The Final Countdown

di Raffaella Frullone

Mi aggiro per le strade cercando di passare inosservata. Mi risulta
difficile, direi pressoché impossibile,  perché il Natale lo passo nel
mio paesello continua a leggere

La sera del dì di Natale

di Paolo Pugni

La sera del Natale mi rende triste, ma di una mestizia sana, pacata, lieve.

(Per inciso: che bella parola è lieve, così trascurata e derisa, forse proprio per quella leggerezza pastello che la rende inavvertita a chi non sa che farsene delle sfumature, della voce della brezza morbida e prudente.

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Le rouge et le blanc

di Cyrano

Comunque di tanto in tanto devo ricredermi: può capitare che perfino dalla televisione sbuchi fuori un effetto positivo. Certo, non dispongo di grandi campionature continua a leggere

Ricordati (di) Chi sei

di Leone Magno

Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. continua a leggere

Tre metri sopra ponte Milvio

di Claudia Mancini   –  LaPorzione.it

«È spuntato per noi un giorno di festa, una ricorrenza annuale; oggi è il Natale del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo: la Verità è sorta dalla terra (Sal 85 [84], 12), il giorno da giorno è nato nel nostro giorno». (Sant’Agostino, Sermone 184/A)

Questo Natale – che celebreremo in un momento decisivo per il nostro Paese – è vicino, ma noi tutti siamo già nel «nostro giorno». Il mondo ha ancora bisogna del Natale? E quale speranza ci può dare? continua a leggere

L’umorismo di Dio

Cari tutti, la figlia di Isabella è fuori pericolo!!!! Anche grazie alle vostre preghiere! Sia lodato il Signore, il miracolo è arrivato a pochi giorni dal Natale…

Raffaella

di Paolo Pugni

E in un certo qual senso c’hanno ragione. Che un Dio così l’hanno inventato gli uomini. Perché se fosse toccato a me l’avrei fatto così. Umoristico. E poi.

Beh poi forse l’avrei fatto un po’ più deciso, sicuro. Vendicativo. Insomma: i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.

Ma mica come adesso, solo nell’la di là. Ennò! Qui. Subito. E che mi stesse a sentire. Che io so bene chi sono i buoni e chi i cattivi. continua a leggere

Beato chi non funziona

di Costanza Miriano

A casa mia, quella d’origine dico, il “tocco Costanza” è convenzionalmente, da decenni, ben noto come quella presenza invariabile di qualcosa che non arriva perfettamente all’obiettivo: una scarpa slacciata, un tacco dodici orlato di fango, un filo che pende sempre dal golfino, anche quando è di angora, una macchiolina (se vi prendete qualche minuto ne trovate una su qualsiasi mio capo di abbigliamento, nessuno escluso). Qualcosa di non abbinato o di mancante. Oppure qualcosa di eccessivo. Mi sento sempre la protagonista di una vignetta di indovina  l’errore, della Settimana enigmistica. Il fatto è che generalmente faccio qualcos’altro mentre faccio qualsiasi cosa, e, come si dice a Roma, mi manca sempre un pezzo. continua a leggere

Lo chiamavano priorità

di Jane 

Visto che siamo a Natale, e Natale vuol dire “nascita”, e “nascita” vuol dire nuova vita che si affaccia alla bellezza e alla complessità del mondo, non si può non pensare anche alla famiglia. In essa la nuova vita trova accoglienza, riparo, certezza, fiducia, sicurezza, radici. Se si pensa ad una nuova vita, si pensa all’amore di una madre e di un padre, che guardano al frutto della loro unione con stupore, meraviglia, gioia. Una nuova nascita significa anche l’emergere di uno spontaneo senso di responsabilità da parte del padre, di una naturale predisposizione alla cura e all’accoglienza da parte della madre.

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Alle radici della precarietà

di Raffaella Frullone

Come tutte le mamme degli anni Ottanta, anche la mia guardava al futuro con ottimismo, e sognava per me un lavoro. Fisso, sicuro, stabile, una certezza per il mio avvenire. Più che “sognava”, diciamo che immaginava che sarebbe andata così, che sarebbe stato normale, finita la scuola superiore, o anche dai, spingiamoci fino all’università, trovare un lavoro a tempo indeterminato. In provincia di Bergamo le possibilità sono maggiori che altrove, e mia mamma sarebbe stata contentissima se io fossi riuscita “Ad entrare alla Nolan, o alla Brembo. Prova a mandare il curriculum!”.

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Il coniglio secolarizzato

Appello urgente! Vi ricordate la storia di Isabella, che aveva deciso di non abortire, pur avendo concepito una bambina in un momento che più sbagliato non si poteva, almeno secondo la logica umana? Ovviamente sì, certo che ve la ricordate quella ragazza così onesta nella sua fragilità, e così coraggiosa e generosa. Bene, ieri la sua bambina è nata, e nel momento in cui Isabella l’ha stretta tra le braccia è diventata pazza di lei. Pochi secondi hanno dissipato tutti i dubbi. Non l’avrebbe data in adozione, cosa che aveva messo tra le possibilità, l’avrebbe tenuta con sé. E’ nata una mamma. Vorremmo solo dirle auguri, offrirle tutine e appoggio, ma prima di tutto c’è da pregare, e molto. La bambina infatti è in terapia intensiva neonatale, è in pericolo di vita. La mamma non riesce a perdonarsi per non avere amato abbastanza sua figlia. Chiediamo a Gesù bambino anche questo regalo: che la neonata ce la faccia, e che la mamma sappia perdonare la sua umanissima paura, sappia vedere invece la grandezza del suo gesto. Isabella ha sfidato la mentalità del mondo, e contro ogni ragionevolezza ha detto comunque sì alla vita. Non potremmo essere più con lei di quanto lo siamo oggi.

Costanza

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Lavorare nella Luce

di Paolo Pugni

Che poi l’arte spieghi la vita, quando è arte con la A maiuscola, non quella pseudo, che confonde l’interpretazione con lo sgorbio, il pasticcio, ecco non quella lì, ma quella che interpreta il vero, lo si capisce facile. No dico, davvero: quando rinuncia alla presunzione di creare il mondo, e il bene e il male, e cerca di leggere la trama, il sottofondo, allora sì che dice con un linguaggio che non ha bisogno di parole.

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Mio padre si chiama donatore

di Raffaella Frullone   La Bussola Quotidiana
 «Ho passato anni della mia infanzia a fantasticare su di lui. Costruivo castelli sulle poche cose che sapevo: capelli biondi, occhi azzurri, laureato. Giorni frenetici e notti insonni passate a immaginare il suo carattere, le sue passioni. “Forse era un musicista, come me”, mi dicevo, “forse era un’artista squattrinato, per questo l’ha fatto,  aveva bisogno di soldi”. Poi ho scoperto che il donatore numero 81 era un professionista affermato, un medico che si definisce credente. Il mio padre biologico».

“In notte **acida”

di Cyrano

«Amo il presepe,
 questa gaudiosa rivincita del cuore continua a leggere

Diciamo(ci) la Verità

di Maria Elena Rosati    trenatamenouno

Potrebbe essere un massacro, lo so. Un post potrebbe mandare a gambe all’aria tutto questo bellissimo spazio di racconti e confronti. Le idee sono poche e confuse, l’argomento è molto più grande di me, Papa Benedetto stesso ci ha scritto su un’intera enciclica, e ciascuno di voi potrebbe citare passaggi di opere che io non conosco, rendendo ancora più fragile ogni mia argomentazione. Ma rischio.

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Emergenze teologiche

di Costanza Miriano

A una mamma capita di affrontare emergenze teologiche affettando la carne o infliggendo minestroni. L’altra sera, appunto, una delle mie bambine, cinque anni, mi ha chiesto a bruciapelo: “mamma, chi non crede in Gesù bambino ma solo in babbo Natale va all’inferno?” Poiché sono stata io, non posso negarlo, a raccontarle che Gesù ha detto “chi crede in me avrà la vita eterna”,  mi sono trovata costretta a rispondere l’unica cosa che non mettesse in discussione la mia coerenza. “Be’, sì, se lo rifiuta fino alla fine sì”. “Oddio! Quindi anche la mia amichetta?” Di nuovo, in nome della coerenza ho dovuto dire che sì, è così, anche se l’amichetta ha quattro anni, ed è ancora in tempo per cambiare idea.

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Fuoco al mondo!

di Daniela Bovolenta        Perfectio Conversationis

Fiunt non nascuntur, Christiani

(Tertulliano)

Per abitudine, evito le librerie cattoliche come la peste, sono diffidente verso l’ora di religione cattolica nelle scuole, guardinga nei confronti dei corsi di catechismo parrocchiali.

Contravvenendo alle mie idiosincrasie, qualche mattina fa sono entrata in un libreria cattolica, complici il freddo, una mezz’ora d’attesa e una collocazione dietro l’angolo rispetto al luogo del mio appuntamento. Avrei dovuto conoscermi meglio, perché è subito iniziato il travaso di bile. continua a leggere