Fuoco al mondo!

di Daniela Bovolenta        Perfectio Conversationis

Fiunt non nascuntur, Christiani

(Tertulliano)

Per abitudine, evito le librerie cattoliche come la peste, sono diffidente verso l’ora di religione cattolica nelle scuole, guardinga nei confronti dei corsi di catechismo parrocchiali.

Contravvenendo alle mie idiosincrasie, qualche mattina fa sono entrata in un libreria cattolica, complici il freddo, una mezz’ora d’attesa e una collocazione dietro l’angolo rispetto al luogo del mio appuntamento. Avrei dovuto conoscermi meglio, perché è subito iniziato il travaso di bile.

In bella vista, nel punto più centrale e di rilievo del negozio, c’erano pile di libri di Vito Mancuso: l’ultimo e il precedente, per non far torto a nessun aspetto del Mancuso-pensiero.

Attorno, Piergiorgio Odifreddi, Hans Küng Salviamo la chiesa, Enzo Bianchi in tutte le salse e quest’ultimo, ho dovuto ammetterlo, sembrava il più tradizionalista della compagnia. Mi giro e vedo un’opera dell’ingegno di Roberto Giacobbo Aldilà. La vita continua? – il punto interrogativo è di rigore -, una biografia di Marilyn Monroe – il cui risvolto di copertina ci informa entusiasta come sia l’unica scritta da una femminista -,un libro per bambini in versi sul Risorgimento, che declama le eroiche virtù di Giuseppe Garibaldi, un agile volumetto dal titolo Dall’homo sapiens all’homo strunz, il quale, per gli evidenti fini satirici, rischiava di essere il meno dannoso del gruppo, ma non ho avuto cuore di verificare.

Il libro di Costanza mancava; vediamolo in positivo: forse l’avevano appena terminato. In compenso era presente in numerosi esemplari L’educazione delle fanciulle, di Luciana Littizzetto.

Mi son detta che probabilmente il settore novità è obbligato a proporre alcuni testi di cui si parla nei mezzi di comunicazione, non foss’altro che per fini economici e diritto di informazione. Meglio passare al catalogo. Arrivo a scaffale e vedo un solo libro messo in evidenza: Quando i cristiani perseguitarono i pagani. Storia nascosta del cristianesimo violento. Ecco, questo è stato esattamente il punto in cui è iniziata a mancarmi l’aria e sono dovuta uscire.

Cambio scenario: incontro di catechismo per ragazzi di prima media, in preparazione alla Cresima. Dopo anni di schede da colorare, discorsi generici, candeline, girotondi, cartelloni, film da vedere e canti da preparare, pare che qualcuno si sia accorto che questi ragazzi non hanno imparato proprio niente, dico NIENTE. Eh no, qui bisogna correre ai ripari. “Noi continuiamo con le candeline ma, a parte, vi diamo un foglio con le cose minime che dovreste sapere: cos’è la Bibbia, chi è Abramo, chi è Mosè”. A 11 anni? Alle opere di misericordia corporale ci arriviamo per l’età della pensione? O forse, con più probabilità, mai. E la Messa? Ok, il popolo di Dio, l’incontro, la Parola, l’assemblea… ma la vogliamo dire una volta la parola Sacrificio, a questi ragazzi? No, sembra di no.

Altro cambio di scenario: ora di religione a scuola. Senza parlare di conoscenti e amici, solo per esperienza diretta dei miei figli, negli anni ho raccolto numerose chicche:

–          “ricordati di santificare le feste” non è un comandamento che sancisce un dovere verso Dio (questa risposta è stata esplicitamente segnata come errore), ma verso il prossimo (come dire: ricordati di andare alle feste);

–          “alle famiglie vorrei dire che non si preoccupino, non tratteremo del Natale solo dal punto di vista cristiano, ma anche da quello ebraico e islamico” (?);

–          “questo è uno spettacolo di Natale, ma non vuole avere significati religiosi”;

–          per l’interrogazione di terza liceo classico potete leggere Karol Wojtyla o Karl Barth (la discriminante sarà il nome che inizia con la K?).

Mi fermo qui, ma solo per motivi di spazio. Diciamo che gli insegnanti di religione dei miei figli che ho preferito, nel corso del tempo, sono stati quelli che non hanno insegnato nulla. Sempre meglio della dis-educazione.

Cos’hanno in comune questi episodi?

Il fatto di essere tutti intimamente collegati alla nostra formazione cristiana e a quella dei nostri figli.

Tertulliano diceva che non si nasce, ma si diventa cristiani. La nostra non è una religione etnica e neppure una tradizione nazionale: per un certo periodo è stata, certo, anche un po’ queste due cose ma, nell’essenza, ogni generazione va nuovamente educata da zero al cattolicesimo, va avvicinata a Cristo con la mente, il cuore e l’anima, pena una generazione di pagani o semi-cristiani, incapaci di impadronirsi da soli di tutta la bellezza e la profondità che il cattolicesimo porta in sé.

La mia generazione è stata forse la prima a essere catechizzata a candeline e cartelloni (e a chi tenti da ciò di evincere l’età, eccolo servito: sono nata nel 1968), e infatti siamo mediamente digiuni di ogni concetto preciso in fatto di religione – a meno di aver fatto esperienze personali particolari, o avuto famiglie fortemente devote, essere passati da conversioni, gruppi di preghiera, movimenti, ecc.

I nostri figli sono messi peggio di noi ma, ancora oggi, il catechismo e l’ora di religione continuano sulla stessa linea esperienzial-sentimentale in voga ai miei tempi.

I libri che si trovano nelle librerie cattoliche, probabilmente, sono quelli su cui si formano i nostri dubbiosi catechisti, i tormentati sacerdoti, i problematici professori di religione. Tutti lamentano lo status quo, ma nessuno dice a chiare lettere: abbiamo sbagliato, volevamo rendere la fede un fatto vissuto più pienamente, meno nozionistico, più vicino, e l’abbiamo semplicemente sradicata dalla società -salvo foglietti d’emergenza un attimo prima della Confermazione -.

Sua Santità Benedetto XVI, alle Giornate Mondiali della Gioventù di quest’anno, a Madrid, ha ricordato ai giovani una frase di santa Caterina da Siena: «Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo». Da far tremare i polsi.

Ecco, noi genitori, educatori, catechisti, maestri, siamo ciò che dovremmo essere?

Ci siamo accorti che un mondo è finito, che siamo minoranza, che non possiamo semplicemente vivacchiare su posizioni acquisite, ma dobbiamo ri-evangelizzarci e ri-evangelizzare? Non sono io a dirlo, è stato uno dei temi portanti già del pontificato del beato Giovanni Paolo II, ma è sempre bene ripeterlo.

Insomma, I have a dream: librerie cattoliche, catechismi ben fatti, ore di religione cattolica davvero cattoliche. E famiglie che ricomincino a prendere su di sé la responsabilità dell’educazione, anche religiosa, dei propri figli.

240 pensieri su “Fuoco al mondo!

  1. …..leggendolo mi è venuto in mente il discorso che il Papa ha tenuto al convegno ecclesiale della diocesi di Roma nel giugno scorso: semplice ed efficace, una bella scossa per i catechisti, gli educatori e i genitori sul tema della trasmissione della fede, a partire dal Catechismo della Chiesa Cattolica, questo sconosciuto……

  2. Alberto Conti

    “15 Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.” (Ap 3,15-16)
    Questa parola mi ha sempre spaventato e consolato allo stesso tempo.
    Buonanotte

  3. Leggendo l’articolo mi son ricordato tutti i motivi per cui, prima della conversione, mi ero allontanato dal cattolicesimo. I tiepidi saranno vomitati dalla bocca di Dio (cfr. Ap 3, 16) e nel mio piccolo anche a me un po’ di nausea è salita…

    1. perfectioconversationis

      “I tiepidi saranno vomitati dalla bocca di Dio (cfr. Ap 3, 16) e nel mio piccolo anche a me un po’ di nausea è salita…”

      Questa frase, con il tuo permesso, la tengo da parte per usi futuri. 😉

  4. Gabriele

    Nulla giustifica la propria ignoranza e la propria tiepidezza! L’appello di Cristo è individuale, non comunitario (e nemmeno europeo!).
    Pio XII ribadiva che la formazione, in materia religiosa, di ciascuno (in proporzione al proprio livello culturale) “è materia grave”; in altre parole non dedicarsi ad essa può essere peccato.
    E adesso non andate a chieder conferma al vostro parroco: uno di essi, una volta, l’ho sentito dire che i Dieci Comandamenti non sono obbligo, ma solo “consigli”…

  5. Ele86

    OK sono pienamente daccordo. La mia personale esperienza è che quando vado alle paoline a chidere libri di Gnocchi e palmaro o Agnoli la suorina libraia mi guarda storto, mi sorride e mi dice “libri da leggere con molto senso critico” (gnocchi e palmaro parlano malissimo delle librerie paoline e del modo di vendere libri e che libri). All’inizio con la suora entravo proprio in discussione ora faccio la gnorri e rispondo “Davvero?e come mai? me lo hanno richiesto come regalo per un ragazzo?…e poi aspetto la risposta in cui incalzare…lo so sono cattiva, ma mi ero stufata della faccia che mi rifilava tutte le volte per propormi poi libri melassa della serie vogliamoci tutti bene.
    Il mio problema è che non vorrei più tornarci ma poi non so dove comprare i miei autori preferiti.

    Avrei un paio di domande ma anche nelle scuole private il prof di religione difende tutte le religioni meno la sua? nonchè unica vera fede?
    E se non a catechismo dove insegnare la fede ai figli?ok in famiglia nel quotidiano ma poi ci sono i sacramenti, prima o poi vanno mandati a catechismo, come salvarli dalla dis-educazione proprio parrocchiale?

    1. perfectioconversationis

      Mio marito, scherzando, mi disse nei primi tempi dopo la mia conversione di non entrare nelle librerie Paoline, perché si perde la fede…
      Io, da ex-libraia poco paziente, i libri li compro soprattutto online. Le librerie le riservo a volumi più impegnativi che eventualmente voglio sfogliare a fondo prima di acquistare.

      Secondo me la situazione nelle scuole private cattoliche varia di caso in caso. Dei miei figli, due frequentano la scuola cattolica e tre la pubblica: ad onor del vero, devo dire che le perle citate vengono tutte dalla pubblica. Anche perché, dovendo scegliere chi pagare, se mi fossi cercata anche una scuola cattolica che non insegna correttamente la religione avrei uno spirito masochista che in effetti mi manca. Sento però casi di scuole private in cui le famiglie fanno pressing perché il livello religioso scenda… Sono quelle viste come isole felici, posti “sicuri” in cui tenere i ragazzi protetti dal mondo esterno.
      Per come la vedo io, ma io non conto nulla, le scuole cattoliche dovrebbero essere fortemente identitarie e assolutamente d’eccellenza (niente diplomifici), altrimenti non hanno la loro ragion d’essere.

      Infine catechismo: noi, con il permesso del parroco e in coordinamento con la nostra parrocchia, lo facciamo a casa.
      In realtà la famiglia è per definizione la chiesa domestica e il catechismo in parrocchia dovrebbe essere fatto in via sussidiaria solo ove le famiglie non ne abbiano i mezzi. Ma questa è teoria, perché di fatto ogni parroco la vede come vuole e stabilisce le regole che preferisce. Comunque una famiglia bella tosta può arginare gli eventuali danni del catechismo parrocchiale: certo, bisogna davvero essere convinti che il compito sia nostro e non di altri.

  6. nonpuoiessereserio

    “Metterete fuoco in tutto il mondo”, cominciamo da quella libreria. E’ assurdo che sia cattolica, ma il vescovo lo sa? E’ consenziente? Una libreria può definirsi cattolica in base a cosa?

    1. 61Angeloextralarge

      Nella libereria cattolica della mia città vendono anche libri spudoratamete New Age, ma non se ne rendono nemmeno conto.

    2. perfectioconversationis

      Sono tutte così… Di fatto, le librerie cattoliche sono quelle che tengono anche gli editori cattolici che non sono distribuiti nelle librerie generaliste, ma… un editore può dirsi cattolico in base a cosa? Il problema si sposta, ma non si risolve.
      In Francia le librerie cattoliche sono generalmente molto più ortodosse, ma bisogna capire che lì i cattolici praticanti sono rimasti davvero pochissimi e, tra quei pochi, c’è tendenzialmente un atteggiamento fortemente identitario.

      1. Filippo

        Conoscendo un poco il cattolicesimo francese – che è un modello in negativo per quello italiano – purtroppo non sarei così sicuro che le librerie cattoliche d’Oltralpe siano “molto più ortodosse”. Tutto il ciarpame new age, “spiritualità orientale”, etc. che troviamo nei disastrati cataloghi degli editori soi-disants cattolici italiani spesso è frutto di traduzioni dal francese di opere pubblicate da case editrici cattoliche un tempo gloriose. Diverso è il caso di alcune piccole editrici cattoliche, che combattono la “buona Battaglia”, come quelle del Monastero di Sainte Madeleine che Lei conosce benissimo.
        Cmq credo che l’abisso sia stato raggiunto in questi giorni dalla Germania dove la nota editrice cattolica Weltbild è motivatamente accusata di includere nel proprio catalogo alcune pubblicazioni d’argomento pornografico. Di fronte a queste notizie dobbiamo rinnovare la nostra speranza, attraverso la preghiera, poichè i segni dei tempi non sono affatto rassicuranti.

        1. In effetti, devo rettificare. In Francia ci sono anche pezzi di mondo cattolico ultra-progressisti (in modo per certi versi inconcepibile qui in Italia), tuttavia (o proprio per questo, chissà?) ci sono realtà davvero contro-rivoluzionarie. Quello che mi stupisce (a Sainte Madeleine e in posti simili) è vedere enormi librerie che propongono esclusivamente buona stampa: libri per bambini dove Giovanna d’Arco è il personaggio più tiepido, testi sulla famiglia, di teologia, letteratura, intrattenimento, spiritualità: tutti ben orientati. In questi luoghi si ha l’impressione che la buona stampa sia conseguenza della cura delle anime. Ci sono anche testi per comprendere le altre religioni, l’islam, la teologia liberale, la sessualità, la boetica… ma espongono la visione cattolica su questi argomenti. Sono librerie che sanno cos’è il combattimento delle idee. Non escludo che nella vita serva leggere anche libri diversi da quelli che si trovano in librerie simili, anzi talora è utile, necessario, piacevole… il punto è sapere che tali letture rispondono ad altre esigenze, rispetto a una corretta formazione cattolica. Mi è profondamente invisa la vulgata relativista che vuole che si accetti sempre una cosa e il suo contrario. D’altra parte, a me non verrebbe mai in mente di spiegare ai miei figli di 7 anni prima le geometrie non euclidee e poi la definizione di triangolo… non vedo perché solo in tema religioso il minestrone culturale sia sempre il piatto preferito.

  7. Per rifarvi la bocca, come si dice in Toscana, quando passate da Siena potreste provare la Libreria Catechistica.
    Sarà perché in linea d’aria non è molto lontana dalla casa di santa Caterina 🙂
    http://g.co/maps/f7yg2
    ma ci si respira un’aria tutta differente da quella delle librerie descritte qui sopra.
    Hanno la pila di copie del libro di Costanza, rosari in lungo e in corto e altro ancora. Gestori laici, giovani e agguerriti…

  8. Buon giorno ragazzi, io ho avuto 2 tipi di insegnanti di religione, quelli che facevano catechismo ( e sembrava una lunga ripetizione di quello che già sentivo a catechismo, al coro durante le prove e la domenica durante la messa ), e gli insegnanti che ci spiegavano le altre religioni confrontandole con la nostra. Devo dire che da Paperella curiosa del mondo apprezzavo questi ultimi. Tra l’altro ormai l’ora di religione è una scelta perché esiste l’ora alternativa, ma con gli insegnanti dell’ultimo caso l’ora alternativa non la faceva nessuno, perché pur essendo una classe con gente appartenente a svariati credi, non si ” offendeva ” più nessuno, anzi potevamo intervenire quando si parlava della nostra religione, ed era un momento di confronto molto bello.

    1. Sara S

      Il problema è che per potersi confrontare, c’è bisogno di sapere chi si è. Ma se io non conosco il mio nome, come potrò apprezzare la ricchezza del nome altrui?

  9. Beatrice

    Ricordo ancora con disgusto la riunione dei genitori per l’open day di prima elementare….l’argomento principale di tutta la riunione sono state le due ore di religione settimanli : ” me perché due ore? …e non sarebbe meglio fare storia delle religioni ?….cosa faranno i bimbi che non aderiranno ? etc.etc. con le maestre che tentavano di dare risposte più o meno convincenti. Risultato : sono scappata , non ho avuto il coraggio di proporre una voce fuori dal coro e forse sta tutto qui il nostro errore.
    Buona giornata
    P.S. Le bimbe non sono mai entrate in quella scuola

  10. Sybille

    “E famiglie che ricomincino a prendere su di sé la responsabilità dell’educazione, anche religiosa, dei propri figli” Infatti!

    I also have a dream: nessun insegnamento nella scuola pubblica della religione cattolica o di qualsivoglia altra religione. So che non è attuabile e quindi rimane un sogno..intanto mio figlio (tre anni) alla scuola materna rimane in classe (insieme agli altri bambini che non si sono avvalsi dell’insegnamento cattolico) con quelli che la fanno e relativa insegnante, spiegazione: così chi fa religione ha tempo di abituarsi alla nuova maestra. Sarà..

    1. perfectioconversationis

      Sybille, so che la Cei non sarebbe d’accordo, ma devo dire che talora penso anch’io che nessuna ora di religione sia meglio di una cattiva ora di religione.
      Bisognerebbe però rivedere l’insegnamento delle altre materie, perché come puoi capire, ad esempio Dante o Giotto, ma anche la storia italiana, Palestrina, Bach, il romanico, il gotico, l’inculturazione delle popolazioni barbariche, l’alfabeto cirillico, la cultura slava, la Riforma protestante e quella cattolica (detta controriforma), il Sacro Romano Impero, l’imperatore Costantino, san Tommaso (in filosofia, lasciamo stare la teologia), sant’Agostino… come puoi capire il nostro mondo e la nostra cultura se non hai degli elementi di formazione cristiana? Puoi apprezzare la storia dell’arte se non sai cos’è una deposizione o una trasfigurazione, puoi insegnare Dante o Manzoni senza avere un’idea precisa della teologia medievale o del giansenismo? Ora capita precisamente questo: mia figlia (che non è un pozzo di cultura, ma una semplice diciottenne di famiglia credente) corregge al liceo classico i propri professori che chiamano monaci i francescani, che non distinguono una trasfigurazione da un’ascensione… che chiamano i pontefici morti “Sua Santità”, una persino ha detto in classe che la numerazione dei papi non è mai andata oltre al XIV, mia figlia ha dovuto chiederle se ha mai sentito parlare di un certo Benedetto XVI…
      Non è che a forza di non imparare le cose si diventi migliori… né chi crede, né chi non crede.

      1. «Franco Fortini, critico letterario e poeta di estrema sinistra fu il mio professore (più amato) all’università. Un giorno di febbraio arriva in aula e comincia a leggere ad alta voce un magnifico poema. Alla fine chiese se qualcuno sapeva cosa aveva letto. Era il “Mercoledì delle Ceneri” di T.S.Eliot. In effetti quel giorno si celebrava tale ricorrenza liturgica. Fortini ne chiese il significato. La gran parte non lo sapeva. Lui cominciò una filippica. In sintesi disse: “voi siete in una facoltà di lettere a studiare l’arte, la letteratura, la filosofia, la storia e domani probabilmente andrete nelle scuole a insegnare. Ebbene, non potrete capire mai niente di tutto questo e neanche del paese dove vivete e di questa città (Siena), senza conoscere perfettamente il contenuto della fede cattolica e quello che ha significato”.
        Parola di un grande professore ebreo e marxista. Più o meno le stesse cose mi “gridò”, qualche anno dopo, in una intervista per “Il Sabato”, Massimo Cacciari, indignato dalla crassa ignoranza del cattolicesimo che aveva riscontrato, anche lui, nei suoi studenti.»
        (http://www.antoniosocci.com/2008/09/perfino-il-gusto-del-parmigiano-del-prosciutto-e-dello-champagne-viene-dal-cattolicesimo…/)

    1. Lei magari farà l’albero di Natale (il culto degli alberi non è cristiano…).
      Sotto il suo albero vorrei trovasse qualche libro nuovo. Suggerisco:

      Rodney Stark [sociologo delle religioni, americano, luterano), La vittoria della Ragione], Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau

      Thomas E. Woods [economista libertario, americano, convertito al cattolicesimo ahiahiahi] Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà(*) occidentale, Cantagalli

      (*) nella nozione di ‘civiltà occidentale’ rientrano anche il parmigiano e lo champagne con cui brinderà all’anno nuovo.
      Pierre Pérignon (Sainte-Menehould, 1639 – Hautvillers, 24 settembre 1715) era DOM(inus) in quanto monaco benedettino.

  11. 61Angeloextralarge

    Sono convinta che l’educazione religiosa sia compito fondamentale della famiglia.
    Il catechismo parrocchiale ha le sue mancanze, anche perché i catechisti chi li forma? Spesso sono catechisti solo per mancanza di numero. In questi anni ho conosciuto catechisti che convivevano, catechisti che raccontavano ai ragazzi le loro avventure sessuali (erano sposati!!!), e così via. Non solo non sono formati ma danno anche una contro-testimonianza con la loro vita.
    Per quel che mi riguarda ho deciso di non fare catechismo quando il mio parroco ha chiesto tassativamente di dire, in occasione della solennità di Cristo Re, che il trono di Gesù è la Croce e la corona è quella di spine: nulla in contrario, se spiegato bene a ragazzini di 7 anni! ma la spiegazione non doveva esserci. Mi veniva il mal di stomaco solo all’idea di trasmettere ai bambini questo messaggio! Avrei voluto fare pasae il messaggio che quel trono e quella corona sono solo “provvisori”, anzi mezzi per arrivare al Trono e alla Corona di Gloria, cioè la Resurrezione! D’altra parte, il catechista nella mia parrocchia ha le mani legate: dice a pappetta quello che il parroco decide e non può cambiare nemmeno una virgola. I testi del catechismo sono gli stessi che avevamo 20 anni fa!

  12. perfectioconversationis:
    “Infine catechismo: noi, con il permesso del parroco e in coordinamento con la nostra parrocchia, lo facciamo a casa.”
    Non ci posso credere che bisogni ancora chiedere il permesso del parroco in cordinamento eccetra…

      1. Ele86

        ma davvero fai catechismo a casa!?che testi o guide segui?ma lo fai per tutte le età?ma il tuo parrocco ha accettato senza fare storie?

        1. perfectioconversationis

          Cara Ele, per rispondere dettagliatamente ci vorrebbe un post apposito… in sintesi:

          1. ho proposto al parroco il catechismo domestico adducendo motivi (veri) di natura logistica: non posso portare e ritirare figli in parrocchia per tre giorni alla settimana, salterebbero compiti, sport e ogni altra attività famigliare; ho espressamente citato la famiglia come chiesa domestica e penso che abbia pesato anche il fatto che il parroco mi conosce come persona credente, quindi non una furbetta che vuole evitare gli impegni e chiedere i sacramenti;

          2. lo faccio a tutti, dalla nascita vivendo, poi in modo più specifico dai 5 anni;

          3. uso alcuni sussidi che mixo a mio giudizio:

          a) i catechismi per i ragazzi della CEI (un po’ generici…);
          b) un bellissimo testo francese che si chiama La Miche de Pain, è in tre volumi ed espone la dottrina in modo davvero chiaro, cattolico, preciso e adatto ai bambini anche molto piccoli. Inoltre le illustrazioni sono vere e proprie opere d’arte, e uno dei miei pallini è che Bello e Vero devono andare di pari passo;
          c) alcuni sussidi in francese, prodotti dalla Fraternità Sacerdotale S.Pietro, molto ben fatti, a volte sin troppo esigenti;
          d) il Catechismo della Chiesa Cattolica (maggiore o il compendio), per un mio ripasso quando serve;
          e)ovviamente, la Bibbia.

          Poi sussidi di mia realizzazione, vite di santi… diciamo che se qualcuno mi dice che è una scelta di comodo, mi basta mostrargli il lavoro che faccio.

  13. Mario G.

    Grazie Daniela,
    hai finalmente scritto ciò che ai più è noto: non basta l’aggettivo “cattolico” per essere tale!
    Ci sono editori e riviste che volutamente (ed anche furbescamente, non dobbiamo scandalizzarcene) hanno scelto di non aderire al gruppo degli editori cattolici o riviste cattoliche, eppure nelle loro collane e nei loro articoli traspare ed anche in modo neppure tanto velato, senza necessità di etichette aggiuntive (a mo’ di certificazione DOC), tutto l’anelito del senso religioso, delle domande ultime che ogni uomo (e donna, pardon!) si pone. Quante pubblicazioni non “cattoliche” che ci parlano e ci ricordano il Mistero come Destino e Presenza nella nostra quotidianità.

  14. Marion

    l’altro giorno spiegavo al più piccolo dei miei figli (sei anni, prima elementare) che la sua amica Amina non era presente durante l’ora di religione perché è musulmana e loro non credono a Gesù. Mi fa lui sconsolato: tanto non ci crede neanche la maestra, non fa che parlare di babbo natale e delle sue renne! Ora, io non è che in casa gli faccio corsi di teologia, però l’associazione Natale-Gesù è il minimo sindacale. O no?

    1. Qui il problema non è la povera Amina, la cui famiglia (a meno che non siano mussulmani fai-da-te con attestato trovato in un fustino di Dash) dovrebbe come minimo ritenere che Gesù sia un profeta di tutto rispetto, e sua Madre la più santa tra le donne.
      Il problema è la maestra che ignora queste nozioni elementari di storia delle religioni e crede di far piacere ad Amina e famiglia assumendo atteggiamenti che per tale famiglia (SE di mussulmani osservanti) possono ben essere segno di scandalosa irreligiosità…

      A questo proposito altro libro da leggere per Natale:
      William Dalrymple (giornalista e viaggiatore britannico), Dalla montagna sacra, BUR, euri 9.20

      (da una recensione raccattata in giro) «Della traballante condizione contemporanea dei melchiti (di rito bizantino), dei copti, dei maroniti, dei siri, degli assiri, dei caldei, si è occupato un decennio fa lo scrittore scozzese William Dalrymple: che è andato a scovarne i superstiti – tra monasteri, chiese, rovine e tombe – sui territori del defunto impero bizantino, dal monte Athos all’Egitto e attraverso la Turchia, la Siria, il Libano, la Palestina. Dalla montagna sacra. Un viaggio all’ombra di Bisanzio (1997) è un diario di viaggio: ma è anche una ricostruzione storica approfondita, un dialogo appassionato, una meditazione triste su un mondo che – pienamente vitale fino a cent’anni orsono – dopo quasi due millenni rischia di scomparire. Un mondo che è diventato l’ombra dello splendore che fu, ma che all’osservatore attento riserva inaspettate sorprese. Come la chiesa e monastero di San Giorgio, sull’isola di Büyükada nel mare di Marmara, proprio di fronte a Istanbul: un santuario condiviso, frequentato senza distinzioni o divisioni da devoti cristiano-ortodossi e musulmani – e non mancano gli armeni e gli ebrei.»

  15. lidiafederica

    Lo so, anche a me vengono travasi di bile a volte…
    Però a me entrare alle Paoline piace sempre molto, devo dire, ho trovato molti libri interessanti, tipo quelli di Cantalamessa,le encicliche a 0,50 c. (vabbè, sono gratis on-line), i libri del Papa (ma quelli stanno anche all’edicola sotto casa). Devo però dire che, avendo una buona formazione, so distinguere fra libri da comprare e alri da non comprare, o da leggere con molto spirito critico (tipo Mancuso), che magari ad altri manca….
    Per quanto riguarda la religione a scuola, deve essere decisamente riformata – catechismo a scuola non serve, servirebbe una formazione diversa. Ma non chiedetemi come, non so…
    Infine, che significa una scuola fortemente “identitaria”? Io ho il sogno di una scuola pubblica non ideologizzata a sinistra né a destra, ma semplicemente luogo di formazione e di valori. Ma in Italia almeno la vedo impossibile, per ora. Riguardo alle scuole private, io non ne sono una fautrice, però credo sia giusto dare a tutti i genitori la possibilità di scegliere in che tipo di scuole mandare i loro figli. In generale, cmq, credo che il livello di civiltà di un paese si misuri sulla qualità dell’insegnamento pubblico: se le scuole pubbliche e, soprattutto, le Università pubbliche sono d’eccellenza vera il Paese va avanti, cresce e migliora. Io credo che creare scuole pubbliche davvero buone, con ottimi servizi ed insegnanti sia un priorità, anche perché non tutti hanno i soldi per le private..

    Io poi avrei un’idea: perché non rendiamo obbligatorie due ore di volonariato a settimana, a partire dalle superiori? alla Caritas, a ripulire i parchi, ad aiutare nelle mense, etc. Io facevo volontariato alle superiori e mi piaceva un sacco, se lo rendessimo obbligatorio magari non avremmo più bullismo!

    1. Una scuola fortemente identitaria significa una scuola dove non ti insegnano a vergognarti della tua cultura ma te la fanno conoscere (cfr. Franco Fortini citato più sopra). Nell’ultimo quarantennio a scuola è invalso l’uso di farci vergognare di essere quello che siamo (e che, incidentalmente, è la ragione per cui abbiamo la maggior concentrazione di siti UNESCO al mondo e per cui siamo una meta turistica di tutto rispetto).
      Confondendo il senso di identità col nazionalismo ottuso, si è buttato via ciò che andava conservato e coltivato con cura.
      Amare e rispettare la propria cultura, essere certi di chi siamo non porta a odiare gli altri. Odia colui che non è sicuro di sé e che quindi deve fare la faccia feroce per rassicurarsi.

      Ultimo consiglio a questo proposito:
      Giovanni Paolo Il, Memoria e identità, Rizzoli

      (da una recensione raccattata in giro) «Memoria e identità è la grande meditazione a cui Papa Giovanni Paolo II ha affidato il suo estremo messaggio all’umanità. È una riflessione sulla storia e sul mistero del male, incarnato nei grandi sistemi totalitari del Novecento come il nazismo e il comunismo che hanno prodotto l’Olocausto, i gulag, gli stermini di massa. È la testimonianza autobiografica di un uomo che ha lottato e sconfitto quel male. È un’indagine sui fondamenti etici della democrazia e dei diritti umani, sull’identità dell’Europa, potentemente plasmata dal cristianesimo fino alla frattura provocata dall’illuminismo, sulla missione della Chiesa, che custodisce in sé la memoria della storia umana.»

    2. Sybille

      MI PIACE MOLTO IL TUO POST, quella del volontariato obbligatorio è una svista evidente, il concetto è molto chiaro, ciao!

  16. Lasciando stare Odifreddi (che e’ dichiaratamente ateo) non mi e’ chiaro perchè avere libri di Vito Mancuso,Hans Kung e Enzo Bianchi (2 teologhi e un prete) sia indice di poco cattolicesimo.
    Non mi e’ chiara la “colpa” della Litizzetto (forse danno fastidio le ironie sul papa? che senso dell’umorismo) che ha scritto questo libro con una grande attrice come Franca Valeri (educazione delle fanciulle).
    Ancora paura di Garibaldi?
    Per chi ha scritto l’articolo il cattolicesimo vuol dire censura,chiusura, intolleranza nei confronti delle idee altrui. O forse e’ la vecchia storia di un cattolicesimo tradizionalista e conservatore che vede come i suoi peggiori nemici i cattolici liberali e ( satanasso!! ) progressisti.

    1. paulbratter

      nessun prete! Enzo Bianchi NON è prete, non è presbitero, non è diacono, non è frate…. è un laico.
      evidentemente il signor Giulio è ignorante a tutto tondo

      1. perfectioconversationis

        Ehm, Paul: Enzo Bianchi non è un sacerdote, ma è un monaco.
        E’ il fondatore e il priore della comunità monastica di Bose e, a onor del vero, un profondo conoscitore della tradizione monastica orientale e occidentale. Da lui mi distinguono mille cose, ma dicevo davvero scrivendo che era il più tradizionalista della compagnia.

        1. paulbratter

          Mi risulta che nel suo “monastero” la Cappella del Santissimo è separata dalla chiesetta ecumenica per non disturbare chi non ci crede. Se sono cattolico SO che l’Ostia consacrata è il corpo di Cristo e non rimuovo il corpo di Cristo per non disturbare. Quindi anche per dare una risposta al signor Giulio questo è quello che si può definire “poco cattolico”

            1. perfectioconversationis

              Perfettamente d’accordo. Se vuoi un altro dato: l’Eucarestia viene celebrata solo un giorno infrasettimanale e la domenica, per motivi un po’ complessi, ma che di fondo ignorano la grazia santificante del Sacrificio di Cristo celebrato quotidianamente.
              Però in quella comunità c’è una conoscenza della storia del monachesimo davvero approfondita, anche se poi piegata alle istanze più moderniste.
              Anche il fatto che in molti casi studino più e meglio i cattolico-progressisti rispetto ai cattolici tradizionali è un dato che andrebbe approfondito… purtroppo.

            2. Per il colto Paul un monaco non e’ un religioso. Non si finisce mai di imparare. Poi se un religioso rispetta chi e’ di altre religioni e’ poco cattolico. Veramente non si finisce mai di imparare con il signor Paul.

              E i 2 teologhi? quale colpa hanno agli occhi del signor Paul? questi miscredenti…

            3. paulbratter

              signor Giulio lei ha detto che Enzo Bianchi è un prete, ma forse non conosce la differenza tra religioso e sacerdote.

            4. paulbratter

              si possono rispettare le altre religioni ma senza rinnegare i fondamenti della propria, se poi un è veramente credente deve convertire

      2. lidiafederica

        però dai Paul…non puoi dare al sig. Giulio dell’ignorante a tutto tondo quando ha quasi ragione: Bianchi non sarà un prete, ma non è neanche un laico..

        1. Ma e’ un cattolico tollerante per cui non solo non e’ religioso ma e’ anche poco cattolico per il signor Paul. Lo ha scomunicato praticamente. Ora lo ammiro di piu Enzo Bianchi. Grazie signor Paul.

    2. Ele86

      mancuso non è un prete, si è spretato ha famiglia e figlie. Non crede nella ressurrezione del corpo e dello spirito, nell’assunzione della madonna,e nel fondamento dei vangeli. In oltre è pro aborto e compagnia bella….non credo si possa dire che è cattolico

      1. Infatti ho detto che e’ un teologo. Il religioso e’ Bianchi.

        Mancuso e’ contrario all’aborto. Vuole riformare la fede cattolica. Peccato mortale?

        1. no, non è peccato questo: tutti devono riformare la fede cattolica, ma nessuno di quelli che hanno spocchiosamente preteso di farlo c’è mai riuscito.
          I dogmi non si armonizzano facendone strike, e non sono teologi quelli che li negano, ma quelli che ne comprendono il vero cuore. Ora, nessuno comprende se non ciò che ama. Quel pennivendolo non ama il dogma, è pregiudizialmente disposto nei suoi confronti. Per questo non è un teologo. Sull’altro ci vogliono molte precauzioni in più: non è un ragazzino arrogante e ha scritto, effettivamente, cose importanti, ma non per questo lo si deve trattare come se fosse Alberto Magno.

        2. paulbratter

          tu hai scritto ” Vito Mancuso,Hans Kung e Enzo Bianchi (2 teologi e un prete)”
          a parte che si dice teologi senza h mi puoi per favore dire chi è il prete?
          perchè in realtà di preti ce ne sarebbero due (diciamo ex) ma nessuno dei due è quello che tu indicavi come prete

          1. E’ un monaco come e’ stato giustamente detto. Enzo Bianchi e’ un monaco mentre Vito Mancuso e Hans Kung sono i 2 teologi. Grazie per la precisione sul plurale di teologi. Io sono ignorante no?

          2. lidiafederica

            Alcune cose di Küng sono interessanti, però. Ma sono da leggere dopo attento studio. Bianchi a me era totalmente sconosciuto fino ad oggi:)
            Di Mancuso a mia mamma qualcuno ha regalato Io e Dio, e penso di leggerlo a breve. se non altro per sapere cosa rispondere a mia mamma quando lo leggerà.

            1. lidiafederica

              ti ho risposto più sotto. Non si stratta di non divulgare, si tratta di capire, e penso che per capire Mancuso uno come minimo una conoscenza di s.Tommaso, della dottrina ortodossa cattolica e della storia della Chiesa ce le debba avere..
              guarda, i danni non vengono mai dal troppo sapere, vengono sempre dal troppo poco. Ergo – leggi pure Mancuso, ma leggi anche Ratzinger, per dire.
              Altrimenti resti ignorante (non credo tu lo sia, dico per dire).

        3. Ele86

          riformare da cosa? Mancuso non crede nella resurezione. Questo non mi sembra una riforma ma una falsità. Non crede nell’assunzione della madonna, e professa una teologia relativista. Che sia stato educato a questo da un vescovo non significa che sia giusto. Quello che poi, ma è personale, a me puzza è che tutta sta gente, mancuso oddifredi ecc.. abbiano un passato o da seminaristi o da preti. Scelte che hanno fatto e poi abbandonato. Mi sa tanto che certe loro idee sgorgano da una ferita che portano dentro, legata proprio a quelle scelte abbandonate.

  17. Erika

    Sono d’accordo con Perfectioconversationis: non si può prescindere dall’insegnamento dei fondamenti della teologia cristiana in un Paese la cui arte e cultura ne sono permeati.
    La teologia però non è catechismo: per quello non credo che la scuola pubblica non sia il posto più adatto.
    Un aneddoto divertente: una mia cara amica, dovendo decidere con altre mamme cosa suggerire come attività alternativa all’ora religione alla scuola elementare, ha proposto un corso di scacchi.
    Risposta delle maestre(fortemente contrarie all’ora alternativa) : no al corso di scacchi perché “non sarebbe giusto che i vostri bambini abbiano una formazione migliore degli altri”.
    Se quelli che sostengono l’importanza dell’insegnamento della religione a scuola ritengono più formativo un corso di scacchi, ce la dice lunga su quanto ipocrita e
    conformista sia per alcuni questa posizione…

    1. Sybille

      Grande Erika! Bella l’idea del corso di scacchi, quasi quasi te la copio!

      Per il resto, riallacciandomi al tuo commento, che la teologia non è catechismo mi chiedo cosa facciano alla scuola materna nell’ora di religione cattolica (si chiama così o qualcosa del genere). So di maestre di religione che hanno pensato bene di dire in classe che la vera famiglia è fondata sul matrimonio in chiesa, di fronte ad una platea di nanetti di cui molti avevano genitori non sposati o sposati civilmente. E’ successo un casino!

    2. lidiafederica

      Ma infatti io mi chiedo cosa debba insegnare l’ora di religione…forse la cosa migliore sarebbe un corso “laico” nel senso di parlare della religione cattolica senza catechizzare e senza andare a interpretazioni tipo “i cattolici dicono che Dio è trino, ma io vi dico che …” etc., piuttosto parlare della religione spiegandola senza fare catechismo o teologia ma dal punto di vista della formazione culturale. spiegare la Bibbia, cos’è, magari leggerne dei passi, in fondo il 90% delle opere letterarie fino all”800 e oltre prende spunto da lì, come puoi capire Alfieri se Saul manco sai chi è?
      Poi io credo che anche le altre religioni vadano studiate, in particolare Islam ed ebraismo:è importante sapere cos’è la Bar Mitzvah, o Hannukah, o le feste islamiche di cui io sono ignorantissima e mi vergogno. In questo caso gli studenti di altre religioni possono ben dare il loro contributo, senza volemose bene, proprio perché si è a scuola, non a catechismo.
      E, ovviamente, protestantesimo ed ortodossia, penso che sia inammissibile che un cattolico non conosca -magari non approfonditamente – cosa pensano i protestanti e gli ortodossi: alle superiori si può affrontare un discorso di questo genere, anche se su alcuni temi è un po’ specifico..
      L’unico problema è: CHI farà tutto questo? Io ho avuto insegnati di rel, bravissimi, aperti ma ortodossi (scuola pubblicissima a Roma), ma come si vede non sempre è così..

        1. lidiafederica

          ma no, che minestrone…mica dico di insegnare che Budda e Gesù in fondo dicono la stessa cosa.
          Proprio per evitare buonismo, new age e minestroni sincretici dico che bisogna educare, formare, dare conoscenze serie. sennò chiunque apra Internet crederà ai Maya e al 2012, al fatto che Gesù era un mistico indù, che Budda era un dio (falsissimo, tranne nel buddismo Mahayana, ma vabbè), che nel Corano c’è scritto che le donne devono portare il velo per forza (falso), etc.
          Io ho letto un libro bellissimo, Desperately seeking Paradise, di Ziauddin Sardar, un musulmano inglese che parla delle varie correnti nel mondo musulmano e della ricerca della modernità.
          Lui è un autore credente, praticante e intellettualmente lucidissimo, e ho imparato tantissimo sull’Islam da questo libro.

      1. Ci sarebbero (c’erano, un tempo) anche le ore di italiano, storia, geografia, storia dell’arte.
        Oppure si può leggere un libro:
        Rino Cammilleri, Dio è cattolico?, Lindau.

        1. lidiafederica

          Sì, ma sarebbe interessante avere un corso solo di religione, no?
          Certo, c’è filo, dove si studiano S.Tommaso ed Agostino (almeno io l’ho fatto), e a storia puoi mettere l’Islam, ma sarebbe bello avere insegnanti competenti e ben formati in materia di religioni che insegnino solo quello…oltre, ovviamente alla religione cattolica, spiegata bene, che la renda interessante anche ai non cattolici. Insomma un lavoro titanico, che se fatto bene sarebbe un enorme plus della scuola italiana.
          Dico: se fatto bene. Sennò insegni appunto che Gesù era un mistico indù e newageate varie e buona notte al secchio

  18. Bellissimo post! potrei sottoscrivere ogni parola, almeno per quanto riguarda l’ora di religione a scuola. Il lunedì mattina ci dovrebbe essere la famosa ora di religione nella classe di Ciro, il mio figlio maggiore. Che però non mi ha mai saputo dire di preciso cosa fanno. Chiedo delucidazione alla maestra di ruolo e mi rassicura “sì, si chiama ora di religione, ma non ti preoccupare… mica si parla di Gesù! più che altro è un’ora di educazione morale”. Mi sono venuti i brividi…. se mi dicevano che c’era la possibilità di imparare a giocare a scacchi ero più contenta.
    Quest’anno a fianco della solita insegnante di ruolo è arrivata la precaria, che ironia della sorte si chiama Assunta. Un gioiellino di donna: ha fatto disegnare poche zucche, ma ha detto che il 1° novembre si festeggiano Tutti i Santi, per Natale sta preparando i bambini con il racconto della Nascita di Gesù, compresa la cronaca del censimento, del viaggio a dorso di asino, delle locande piene, della capanna, dei pastori, degli angeli, della cometa, dei Magi…. E lei NON è l’insegnante di religione (che per altro non ho mai conosciuto, io rappresentante di classe!).
    Per il catechismo, nella mia parrocchia, come in tutte quelle di Roma e provincia (ma mi sembra che l’andazzo sia così in tutta Italia), le lezioni iniziano dagli 8 anni, solo quindi per la preparazione alla Comunine e proseguono fino alla Confermazione, per poi ovviamente terminare e vedere la classica fuga di tutti i ragazzini, che ormai hanno timbrato il cartellino dei sacramneti e se ne vanno a fare dell’altro.

    Argomento librerie “cattoliche”: ne ho viste per tutti i gusti, ma confermo che anche per me le peggiori sono le Paoline, dove trovi un minestrone culturale cattolico-poco ortodosso, santini relegati nei sottoscala, come se potessero offendere, volumi di teologia seria impolverati, novità semi-spirituali di questo o quell’attore convertito in bella vista, ovviamente accanto ai testi di Mancuso.
    Dico la verità, a volte entro nelle librerie cattoliche di mia spontanea volontà, a volte esco moooolto contenta (come nel caso della libreria degli Scalzi a San Giovanni in Laterano, bellissima! piccola ma ottimamante fornita) altre volte mi arrabbio (tipo nella libreria san Paolo dietro il Duomo di Milano). Poi ci sono le librerie del cuore, quelle in cui entravo da studente, che magari non hanno il titolone di “cattoliche” ma trovi un settore religioso che ti lascia respirare (vedi la Fiaccadori di Parma, piano mezzanino spettacolare).

    Sono nata nel ’75 ma la mia educazione religiosa da parrocchia è stata pessima. Il catechismo per i fanciulli non so neanche cosa sia, ci sono andata per tutte le elementari col terrore di non sapere mai rispondere alle domande insidiose di una maestra terribile, che ti fulminava con lo sguardo e l’angoscia di non riuscire a riempire il salvadanaio di plastica da consegnare in chiesa per la giornata missionaria. Dopo la Cresima ho cercato di rimuovere tutto quel poco che mi volevano insegnare (male, visto che non ho ricordi precisi).
    Credo che la cosa fondamentale che mi mancava era una amicizia vera che mi accompagnasse nell’imparare i fondamenti della dottrina cattolica. Avrebbero forse potuto anche farmi imparare a memoria il Catechismo (sarebbe stato già molto), ma mancava proprio l’umano. Almeno per come l’ho vissuto io… ma ho notato che di tutti quelli della mia età nessuno è rimasto in parrocchia, pochissimi sono stati “riacciuffati” alla vita ecclesiale dai movimenti. Per fortuna le occasioni che ci capitano per fare l’incontro con Cristo sono tante… speriamo che di quei tanti che rammento guardando la foto della Prima Comunione almeno qualcuno abbia la fortuna o la grazia di poter ri-fare l’incontro con Cristo.

    1. Sybille

      Ciao! Sinceramente che l’ora di religione venga da qualcuno definita come ora di insegnamenti morali fa venire i brividi anche a me..
      Io penso che tutto l’insegnamento debba avere un valore anche morale. Io proprio per una considerazione del genere non ho mandato mio figlio in una scuola dove la maestra di ruolo ci ha accolto all’open day consigliando a tutti di fare religione (parliamo della materna!) “per apprendere un sistema di valori generalmente condivisi”. Mi è sembrato un discorso che stava poco in piedi, dal momento che se sono valori condivisi perché trattarli durante una attività facoltativa?

  19. Che rimestio, che rabbia, che amarezza… quanti fraintendimenti perpetrati per non si sa quale ignoranza, quale connivenza, quale ipocrisia…
    e di nuovo “progressisti” e “tradizionalisti”… di nuovo etichette fasulle per chiosare un’analisi lucida e condivisibilissima.
    Quanta gente si perde il meglio della vita (sì, Alvise, non esiste niente di altrettanto bello e vero: neanche Michelangelo, Bach e Mozart insieme!) perché quanti sono preposti alla trasmissione della dottrina cattolica (preti e vescovi compresi) non fanno il loro dovere…
    Kyrie, eleison.

    1. Ma ho scritto io che una libreria non e’ cattolica perche’ vende i libri di Hans Kung, Enzo Bianchi e Vito Mancuso? siete voi che vorreste bruciare i libri che non vi piacciono. E che siete limitati e chiusi,non io.

        1. L’immagine del ‘rogo dei libri’ è ovviamente fatta apposta per suscitare disdegno, orrore, ripulsa e sconcerto nelle anime innocenti. Orrore, vogliono bruciare i libri! E tutti noi pensiamo a “Indiana Jones e l’ultima crociata”.

          Però intanto le librerie traboccano di robetta e robaccia che tra pochi mesi se ne andrà tranquillamente al macero senza che nessuno se ne accorga. E se invece li usassimo per riscaldare qualche piccola fiammiferaia? 😉

      1. Non vorrei bruciarli, ma preferirei che non fossero divulgati con tanta nonchalance, e non mi piacciono proprio perchè li ho letti, Giulio… sono meno chiuso di quanto vorresti intendere…

        1. Li hai letti ma non vuoi che vengono divulgati perche li consideri un pericolo per la fede? gli altri non possono leggerli? questo sarebbe un atteggiamento tollerante?

          1. leggere ciò che non si capisce è un pericolo per l’intelligenza, prima che per la fede. Continua a giocare con le tue mitologie, caro… 🙂

              1. anch’io, modestamente, li ritengo eretici e modernisti. Sarò allineato? Eppure nessuno ha mai neanche messo in dubbio la mia intelligenza e la mia criticità…
                Ti prego di non pretendere di sapere i motivi reconditi delle mie dichiarazioni. Contentati di capire quelle.

          2. lidiafederica

            Ma infatti non si tratta di mettere libri all’indice, ma di capirli.
            in altre parole: tu puoi leggere un libro dove si afferma che la Terra è piatta, ma, avendo imparato all’asilo che è tonda, lo capisci che è una bufala.
            Sui libri di teologia il problema è che spesso li si legge senza avere conoscenze pregresse in materia (neanche basilari). Allora posso leggere tranquillamente MAncuso e Kueng, posto però che io sappia di che stanno parlando. Per es, una teoria diffusa è che agli inizi della Chiesa il Papa fosse un “primus inter pares”: in realtà il primato petrino era chiaro fin da allora, ed era diverso da un “primus inter pares”, anche nei primi sette concili ecumenici. Però se tu questo non lo sai, leggi e credi a quello che leggi.
            Poi per me ognuno può leggere quello che vuole, ma io pretendo che sappia di cosa sta leggendo e che non si fermi al primo che capita – io stessa giorni fa su questo blog ho tirato invettive su un autore, fino a che non mi hanno fatto notare che dell’autore in questione non avevo letto nulla e prendevo info da Wikipedia. Adesso mi sono ripromessa di informarmi meglio, eppoi in caso tirare invettive. Ecco, la stessa cosa capita a chi legge solo Mancuso, ma non sa nulla di storia della Chiesa o di teologia ortodossa cattolica: prende tutto per buono. Cosìdi cattolici che sentenziano sugli ortodossi e sui protestanti, ma non hanno idea di queste teologie.
            AIo sono d’accordo con Cyrano: tanti libri hanno fatto solo che male.

          1. Giulio, non mistificare: non si devono leggere libri che uno non è capace di capire e criticare (e non ribattere che “Ognuno…”, perché non credo che ti faresti operare neanche un’appendicite da un “ognuno”!)
            Lamento e critico la disonestà intellettuale con cui non si ammette che non tutti devono leggere tutto: perché non si vuole sancire il mio diritto a sentenziare di ingegneria nucleare e ad essere ascoltato in questo mio delirio?

            1. Hans Kung e Vito Mancuso non sono “ognuno”. Sono docenti di teologia. Il problema e’ un altro. Che la posizione ufficiale della Chiesa li considera eretici,modernisti e voi vi conformate a questo.

          2. Penso che la vis polemica la stia trascinando su posizioni francamente poco difendibili.
            Legga quel che racconta Daniel Pennac (Come un romanzo, Feltrinelli, p. 50) a proposito di Moravia ed Elsa Morante quando si trovarono nascosti nella capanna di un pastore durante la seconda guerra mondiale.
            Avevano con sé due libri (la Bibbia e i Fratelli Karamazov) ma niente carta igienica. Al momento del bisogno…

    2. è vero Cyrano… ma da “riacciuffata” posso dire che lo Spirito Santo agisce malgrado ci siano persone indegne del loro ruolo, piccole nella fede, incapaci nel loro compito. L’amarezza che ho ripensando alle mie pregresse esperienze non invalida la gratitutdine che ho per coloro che paternamente mi hanno preso per mano e accompagnato in un cammino bellissimo e vero.

  20. Erika

    Il post è assolutamente condivisibile.
    Se si vuole trasmettere una cosa così importante e delicata come la fede religiosa non si può farlo con un minestrone buonista-new age.
    La mia perplessità sull’insegnamento della religione a scuola deriva proprio da questo:viene insegnata in modo insipido, né teologia, né catechismo.
    Il termine “educazione morale” poi mi fa rabbrividire.
    L’errore credo sia che pur di arrivare a tutti, si vogliono omettere delle cose, col risultato che non si arriva a nessuno.

  21. Ragazzi, so già che forse non concorderete, ma a mio papere la scuola dovrebbe essere laica, non nel senso corretto del termine, ma in quello ” neutrale “. Nella vita posso anche scegliere che religione seguire, ma non posso imporla agli altri.
    Trovo che sia un bene che i miei fratelli conoscano le differenze tra la nostra e quella degli altri, poi bisogna comunque seguirli, ad esempio il piccolo era rimasto troppo ” affascinato ” dalla reincarnazione.
    Io sono felice quando scopro di avere cose in comune con gli altri e mi è tornato utile quando ho dovuto spiegare ad Andrea che gli islamici non sono quelli che fanno saltare in aria le persone.

    1. lidiafederica

      Giusto, l’ho appena scritto sopra anche io 🙂
      Più conosciamo, meglio è. Del resto, nel mondo di oggi, come pretendi di non insegnare cos’è l’Islam se metà dei giornali parla solo di loro?
      O il buddismo, etc.: meglio impararlo a scuola su basi serie che da attori e calciatori vari col loro New Age falso-buddista (penso che il Dalai Lama inorridisca di fronte a certi che si dicono buddisti e in realtà sono sincretisti-qualunquisti).
      però bisogna formare bene gli insegnanti, sennò sai che casino…magari ti propinano le teorie che Gesù è morto in Kashmir o che Budda è andato in America, e questa non è cultura, è “Kazzenger”, scusate.

      1. lidiafederica

        (Kazzenger: la parodia del programma di Giacobbo, Voyager o Misteri, non so, fatta da Crozza a Italialand, un programma che va in onda il venerdì sera su la7:))

    2. La neutralità è un “sueño de la razon”. Chi sogna la ragione partorisce mostri. Caldissimo consiglio di (ri)lettura: Memoria e identità del beato GP2

    3. elisonda

      secondo me non si tratta d’imporre, ma di proporre. E c’é una bella differenza.
      E come é già stato detto, conoscere e capire il cattolicesimo é essenziale per capire la nostra storia e cultura.
      Ma se vogliamo crescere a ignoranza e far credere che i cattolici bruciano i libri…
      Detto questo é ovvio che per come si insegna religione ora nelle nostre scuole si puó benissimo togliere perché é solo una perdita di tempo

  22. Sini

    Sinceramente, penso che la situazione libraria cattolica negli ultimi 20 anni sia migliorata in modo enorme…

  23. paulbratter

    @ signor Giulio
    ok risolviamo il quiz che mi sembri abbastanza confuso ( o ci stavi facendo una supercazzola?):
    Enzo Bianchi – monaco (diciamo di sì, ma non certo prete)
    Vito Mancuso e Hans Kung – teologi ma anche preti visto che entrambi sono stati ordinati sacerdoti.

    Quanto all’ignorante sì sei ignorante per quel che riguarda la cultura del dissenso, predichi contro l’intolleranza ma sei il primo che inorridisce di fronte alle critiche che non condividi, fingendo di dimenticare che qui si discute (e libertà vuol dire anche poter discutere e criticare, persone, libri, teologi, e gestori di librerie) e nessuno ha il potere di imporre alcunché.

    1. Io non inorridisco. Ho espresso solo delle opinioni. Sei te che mi hai aggredito dando dell’ignorante ma lasciamo stare. Guarda bene i post e verifica chi ha cominciato.

      1. Ignorante è uno che non sa qualcosa. Di per sé non è un insulto, se a lei pare tale mi dispiace. In questo tipo di gioco io preferisco stare in squadra con Socrate; lei forse sceglierà Voltaire o Robespierre ma mi creda… non sono buoni compagni né l’uno né l’altro 🙂

  24. “Lamento e critico la disonestà intellettuale con cui non si ammette che non tutti devono leggere tutto”
    Cyra’ questo è un punto su cui io ancora sto cercando un equilibrio. Non sopporto la censura, sono allergica ad ogni forma di chiusura. Ho sempre rivendicato l’importanza di poter leggere di tutto, anche se mi è evidente che per leggere bisogna saperlo fare (e non intendo saper riconoscere le parole in fila che formano una frase)
    ” non si devono leggere libri che uno non è capace di capire e criticare” è un passaggio difficile. Chi decide se io sono in grado di capire e criticare?
    Sono d’accordo con te sul principio, ma nella pratica?
    (Certo, una libreria che si etichetta “cattolica” dovrebbe in teoria fornire almeno delle indicazioni sull’ortodossia degli autori che vende. Questo è il motivo per cui preferisco entrare da feltrinelli e da mondadori anche se voglio comprare l’ultimo libro di BXVI)

    1. lidiafederica

      Forse vale quello che ho detto prima: “capire” un teologo significa sapere in che tradizione si muove. Se il teologo proviene da una formazione cattolica per capirlo bisogna sapere cosa dice la teologia ortodossa cattolica. Per capire un teologo ebraico, bisogna sapere, cosa dice la (o meglio le, in quel caso) teologie ebraiche, etc.
      Cioè, leggi pure Mancuso ma sappi che lui critica – o riforma, comunque si pone alternativamente- ad una tradizione che tu devi conoscere per poter capire le critiche di Mancuso. Allora magari leggi prima il catechismo, o s.Tommaso, e poi Mancuso. Ma non è da tutti, si dirà. Infatti io penso che anche Mancuso non sia da tutti – altrimenti è solo moda da fighetto che legge Repubblica, non è studio e riflessione…
      Poi chi decide sei tu stesso, credo, e siccome nessun cristiano dovrebbe esserlo da solo, ne parli coi tuoi co-parrocchiani, col parroco, etc. Insomma, ricevi anche un feed-back critico alle tue letture.
      Quanto alle librerie, sì, dovrebbero informare di più sull’ortodossia o non ortodossia dei testi.
      Un autore bellissimo a propos è Scott Hahn – molto ortodosso, e molto profondo.

    2. Velenia

      Brava fefral,credo che tu abbia centrato in pieno,il post di perfectio non innalzava roghi,ma finiamola rileggiamoci “Farenhait 451”,piuttosto,diceva semplicemente che se una libreria inalbera l’insegna di libreria cattolica dovrebbe vendere libri cattolici,altrimenti è una libreria e basta, no? Se vado a mangiare cinese e invece degli involtini primavera mi servono il “pane ca meusa”( che mi piace moltissimo),mi arrabbio,se lo devo mangiare vado in una friggitoria tipica,dove sicuramente lo fanno meglio,ma il sig.Cho Fu deve farmi mangiare il riso alla cantonese, se no mi sta prendendo in giro.Qui non sista parlando di tolleranza,ma dell’annacquare la propria fede per..qualucuno lo chiama buonismo,io preferisco dire semplicemente perchè se ne ha vergogna.
      Personalmente è proprio dall’approfondimento della fede cattolica che è nata in me la passione per l’Islam e per L’Ebraismo,in tempi non sospetti(cioè prima dell’ 11/9/20019mi sono specializzata in diritto islamico.L’ebraisno ,per ora lo conosco solo attraverso la letteratura(chaim Potok,l’ho divorato tutto durante due gravidanze),ma spero di avere ancora tempo per approfondire.Non è nascondendosi che si diventa più simpatici

    3. Lo so, Fefral, ma come ho avuto più volte modo di dire ritengo che l’equilibrio sia qualcosa di necessariamente antistatico: equilibrio è la composizione di miriadi micromovimenti dialettici che compone l’illusione di una stasi, che i frettolosi, i superficiali e i cattivi (perché gli uomini sono cattivi, dice Gesù) prenderanno per “dogmatismo” (parola del cui senso, come abbiamo già detto, non hanno la minima idea). Non lo decido io, se tu sei capace di capire e criticare, e per questo l’Index librorum prohibitorum fu pensato fin dall’inizio come una misura cautelativa provvisoria… Se a casa dei grandi intellettuali dei secoli scorsi trovavi i suddetti libri, sovente accompagnati dalle dispense pontificie del caso, hai la prova provata del fatto che mai l’intento della Santa Sede fu quello di tenere ignorante la “plebs Dei”, ma sempre e solo quella di tutelarla dal maneggiare concetti che non avrebbe saputo controllare. Certamente usi dei coltelli, in casa, e sai che le lame servono a mille cose che le tue nude mani farebbero a fatica e peggio: sono sicuro, del resto, che non li tieni in luoghi dove i tuoi figli possano reperirli con facilità, almeno fino al momento in cui avrai insegnato loro a maneggiarli (il che, per inciso, non escluderà mai in modo assoluto l’eventualità di far del male, più o meno involontariamente, a sé e agli altri).

  25. Rispondo qui agli ultimi commenti di GiulioL e alla discussione che ha suscitato:
    non vorrei che scivolassimo nei luoghi comuni sui roghi dei libri (e le crociate? l’inquisizione?), argomenti sempre buoni per massimalizzare lo scontro e fare a non capirsi.
    Il discorso è molto diverso se lo si vede ad intra o ad extra.
    Per chi è cattolico (non super-cattolico, ultra-cattolico o il cattolico-più-figo-di-tutti-i-tempi) vale il monito “voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”. Dobbiamo, come dice santa Caterina, essere ciò che dovremmo essere, fare quel che possiamo, ciascuno secondo i propri talenti. Per qualcuno il talento è la teologia, è un bene che vi si addentri. Per altri il talento è la preghiera, la famiglia, il lavoro, la vita sociale: è bene che abbiano almeno una buona catechesi.
    Il punto però è che esiste un apostolato della buona stampa (si veda la figura del beato Brunone Lanteri, per esempio), il ruolo del catechista, quello dell’insegnante di religione, quello dei genitori. Ognuno di questi ambiti deve partire dalla formazione solida, precisa e anche vivida (se si è fuggiti da certo nozionismo, avrà avuto i suoi difetti anche lui).
    Ad intra, teologia significa la riflessione filosofica su Dio, alla luce del Magistero. Il ruolo del Magistero (e di tutto ciò che chi sta fuori chiama con insofferenza i “dogmi”) è al cuore del cattolicesimo: la rivelazione si compone di due fiumi vivi Scrittura/Tradizione e non si è proprio cattolici (per definizione, non per ostracismo di qualche cattivone) rifiutando uno dei due fiumi. Sempre ad intra, io mi pongo il problema dei più piccoli (i bambini, ma anche le persone più semplici) che non devono essere scandalizzati. In primo luogo, dunque, rispettiamo noi stessi, conosciamo la nostra fede, coltiviamola nelle nostre famiglie, consapevoli anche che escludere un testo da una libreria cattolica non significa renderlo inaccessibile: significa fare una scelta di campo, in un mondo in cui – piaccia o non piaccia – i campi da gioco sono molteplici, e mi spiacerebbe tifare contro me stessa.
    Ad extra, puoi non credere nell’Immacolata Concezione, nella risurrezione della carne, nel ruolo del Magistero, rifiutare alcuni (o anche tutti) i punti del catechismo. Puoi riflettere sulla morte e su tutti i problemi di bioetica come ti va. Non si esclude che qualcuno possa dire cose intelligenti o interessanti. Basta, però, che non abbia la presunzione di dirci che è così che DOVREBBERO pensarla i cattolici o, addirittura, che il suo scopo è di riformare il cattolicesimo. Perché di riformatori ce ne sono stati a valanghe, formano appunto la galassia del mondo protestante, o le file degli atei, o comunque ciò che non è cattolico. Basta capirci sui termini.
    Prevengo un’obiezione: qualcuno dirà, ma siete voi cattolici a dire come dovrebbero pensarla gli altri, sempre pronti con la verità in tasca. Sì, è così. La Verità è una sola. Dio è cattolico, ma anche misericordioso ed è suo compito decidere chi si salva e chi no. Il nostro compito, che lo ha detto il Suo Figlio, è di essere il sale della terra e la luce del mondo. Il senso di questo post non è di rimproverare chi sta fuori dalla Chiesa, ma di pungolare chi sta dentro.

    1. elisonda

      volevo solo dire che ogni tuo commento (o post ) sul blog mi trova sempre d’accordo, e mi da sempre uno spunto per riflettere 🙂
      Grazie!

      Quello che hai detto: “la Verità é una sola” é una cosa cosí vera, e che in questo relativismo onnipresente spesso di tende a dimenticare.
      Il non esternare la nostra fede, tacere la Verità per non volere “imporre” niente a nessuno é un comportamento cosí sbagliato!

    2. Io leggo e cerco di comprendere le vostre opinioni per semplice curiosità.
      Mi incuriosiva tutto questo livore nei confronti di Vito Mancuso o in generale nei libri non allineati e volevo sapere perchè. Mi avete risposto. Ok.
      Io non offendo nessuno però vedo che chi non e’ allineato viene preso di mira …..l’educazione evidentemente non viene insegnata con il catechismo.
      La verità e’ una sola per un cattolico ortodosso. Io non mi ritengo di esserlo…tutto qui.

      1. no, è che la verità dell’ortodossia è una sinfonia, e in nessun’orchestra seria c’è posto per uno strumento stonato che pretende di suonare la partitura che gli aggrada senza nemmeno doversi accordare.

      2. @ GiulioL: forse ti è già stato detto, ma il “voi” risulta irritante. Qui ognuno è un individuo, proprio come te.
        Chi vive le cose dall’esterno, ho già provato a spiegarlo, vede quelli fuori dal coro come individui originali, non allineati… insomma paladini del libero pensiero. Il punto è che a fare le libere pensate, che tu ci creda o no, siamo capaci tutti. E’ aderire alla verità che risulta difficile, ma è l’unica cosa sensata che si possa fare. Io non sono livida nei confronti di Mancuso: se solo gli si toglie l’etichetta di cattolico, sono assolutamente indifferente alle sue idee. E non perché ne abbia altre che preferisco personalmente.
        Ma perché scommetto su ciò che Gesù Cristo si è disturbato di venirci a dire personalmente e su coloro che ha lasciato come autorità per interpretare il suo messaggio.

  26. nonpuoiessereserio

    Il peggior esempio di appropriazione indebita del secolo è quello di definirsi “CATTOLICI”.
    Ora urge un rimedio. Io non voglio essere nel gregge insieme a molti sedicenti cattolici.
    Non li giudico peggiori di me e neppure migliori ma prendo le distanze dal loro modo di pensare. Diciamo che se io condividessi il loro pensiero mi considerei un po’ stronzo.
    Nella maggior parte di voi, da Costanza in giù, io mi ritrovo, mi riconosco. Lo stesso non succedecon tutti in parrocchia, in consiglio pastorale o nel mio gruppo famiglie.
    Che senso ha fare parte di un gruppo se uno tira la fune da una parte mentre uno la tira dall’altra, seuno dice una cosa e quello appresso il contrario? Che senso ha educare il figlio in un modo e mandarlo a catechismo se poi la catechista dice che deriviamo dalle scimmie o che la resurrezione è solo simbolica? Siceramente preferisco confrontarmi con l’Alvise di turno, almeno si sa come la pensa, è sincero.
    Il nome Costanzini non mi prende più di tanto e non credo sia neppure necessario partire dal nostro nucleo ma bisognerebbe trovare un nome diverso da cattolico:
    dobbiamo escludere gesuiti, neocatecumenali, paolini, francescani, cristiani ortodossi, evangelisti. Cosa consigliate: Papisti? Papali? Romanisti? Laziali non c’entra.

    1. vale

      Si vorrebbe poter dire solamente Cristiani. visti i tempi tocca aggiungere Cattolici Apostolici Romani.
      la “ut unum sint” è di là da venire….
      la consolazione è che le polemiche iniziarono già in epoca apostolica.
      x Cyrano: ma perché continuare a rispondere al provocatore di turno?(o troll di turno) se fosse solo uno che cerca ,altro sarebbe il tono degl’interventi.dall’articolo di Daniela Bovolenta mi pareva si evincesse chiaramente che il fastidio fosse dovuto al fatto che i sedicenti teologi alla mancuso fossero posti, in una libreria che si dice cattolica(ah ,il fumo nel tempio…)in bella mostra rispetto ad altri.anzi, che le posizioni in maggior evidenza fossero riservate a libri non ortodossi.insomma la classica “trappola”senza contraddittorio”invece di,che so ,affiancare ad ul libro di mancuso uno di Padre Livio di Radio Maria.tanto per estremizzare.
      in quanto alla tolleranza non esiste.la chiesa,almeno nella custodia del depositum fidei ,non è una democrazia. se l’intus ligere deve diventare un’eresia o un’apostasia, che senso ha il discorrere?
      vale
      il resto è noia(Califano dixit….)
      vale

      1. Hai ragione, ma sta pure scritto:

        «Numquid illi, qui multa loquitur, non et respondetur?
        Aut vir verbosus iustificabitur?
        Vaniloquium tuum viros tacere faciet,
        et, cum ceteros irriseris, a nullo confutaberis?
        Dixisti enim: “Purus est sermo meus,
        et mundus sum in conspectu tuo”»

        1. vale

          mi inchino alla bontà docente.
          io ,dopo un po’, scuoto la polvere dai sandali e cambio città.
          se non te li ho, ve li ho già fatti-a te e tutti- Buon Natale.anzi Felice Natività.
          vale

      2. Io veramente mi sono lamentato solo di un certo signor Paul che mi ha dato dell’ignorante. Che non si e’ nemmeno scusato. L’educazione non l’insegnano al catechismo. La figura del cafone l’hai fatta te. Non me ne sono andato da nessuna parte.

    1. Alessandro

      ciao paperella, contatto adesso il blog e vedo già più… di 120 commenti. Come faccio adesso a intervenire dicendo qualcosa che non è già stato detto? (e soprattutto, quanto ci impegherò a leggere i commenti?).

      Grazie per avermi evocato, un saluto a te e a tutti!

        1. Alessandro

          la falsità nell’amore mi ripugna. Non sono un falso, io 😀

          (perdonala, paperella, anche se maligna sulla nostra così limpida amicizia blogghesca… a volte le donne sono così perfide 🙂 )

  27. Secondo me, cattolici, apostolici, romani è sufficiente.
    Non vuol dire con questo che non ci siano diversità di stili e di carismi: a me, ad esempio, piace la forma straordinaria del Rito Romano ma non mi sogno di ritenere che chi ama la forma ordinaria sia meno cattolico di me. Oppure io faccio parte di un’associazione, con un particolare apostolato, ma so che ci sono altri apostolati. Sento affinità per la spiritualità benedettina, ma ho affetto e venerazione per francescani, domenicani, gesuiti, clero secolare… Il punto è proprio questo: quando si segue il CCC si possono seguire i diversi carismi, se non si segue o – peggio – conosce il CCC, si possono avere tutte le migliori intenzioni, ma si manca l’obiettivo.

  28. emidiana:
    giusto quello che hanno detto Fortini e Cacciari, che gli studenti (cosiddetti) non sanno nulla della cultura cattolica, che è parte importante, insieme a altre parti, della nostra storia, ma io aggiungerei, anche, che non sanno nulla di nulla, in questo, almeno, non sono partigiani, tabula rasa, zero, non so se ne sapranno di più, di qualcosa, dopo la (cosiddetta) Università degli Studi, ma questo è un altro discorso!!!

  29. Alessandro

    Mi affaccio oggi vermanente tardi, ho dato una scorsa sommaria ai commenti, già a quest’ora così numerosi e ricchi e stimolanti.
    Sperando di non ripetere quanto già scritto, riporto qualche riflessione di Inos Biffi sul “mestiere” del teologo (lo faccio perché oggi mi pare che la qualifica sia attribuita/autoattribuita con eccessiva disinvoltura).

    “… si deve subito aggiungere che non si diventa teologi per grazia o per una speciale missione ricevuta, ma perché si ha una particolare capacità e attitudine a riflettere sulla fede o a esplorare il mistero cristiano; se a questo ci si dedichi assiduamente come a un lavoro arduo ed esigente, facendone una laboriosa scelta di vita.

    Oggi si è molto larghi e facili nel concedere o nel concedersi il titolo di teologo: nella storia della teologia troviamo un criterio ben differente.

    Tommaso d’Aquino era di parere diverso. Egli riteneva che la professione del teologo – o, come egli la definisce, l’officium sapientis – sia impresa che oltrepassa le possibilità umane (proprias vires excedit) e può esercitarsi solo affidandosi alla bontà divina (assumpta ex divina pietate fiducia).

    D’altra parte, lo stesso Dottore è persuaso che fare teologia sia la sua vocazione e che Ego hoc vel praecipuum vitae meae officium debere me Deo conscius sum, ut eum omnis sermo meus et sensus loquatur (“l’impegno principale a cui è chiamato da Dio consista nel dedicarsi, con tutte le sue energie, spirituali e materiali, a parlare di Lui”, Summa contra Gentiles, I, 2).
    Ma, proprio per questo, nulla lo distrarrà da questo suo proposito (propositum nostrae intentionis); non lo alletterà neppure l’offerta di prestigiose prelature; di fatto giungerà al termine della sua vita esausto, proprio per aver consumato tutte le sue risorse in questo studium, che, tra tutti, considerava perfectius, sublimius, utilius et iucundius (“il più perfetto, il più sublime, il più utile e il più gioioso”, ibidem).

    Oggi, ancora, si sente anche rivendicare un diritto quasi sindacale di fare teologia: diritto anche dei laici e anche delle donne, ma tutto questo non ha molto senso. È ovvio che anche i laici e le donne possano esercitare la professione del teologo. La teologia non è né clericale né laicale, né maschile né femminile: quel che importa è che sia “teologia” e non altro, cioè che sia – come diceva Tommaso – un “discorso (sermo) che dica Dio”, e che esponga la verità della fede cattolica (veritas quam fides catholica prophitetur) eliminando gli errori contrari (errores eliminando contrarios)”

    http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2011/01/professione-teologo-inos-biffi.html

  30. Roberto

    Allora, tagliamo la testa al toro prima che mi scappino brutte parole: un “prodotto”, chiamiamolo così, che è venduto con le caratteristiche di “cattolico” DEVE essere cattolico. Per essere tale, il “prodotto” e il suo autore (essendo prodotto dell’intelligenza) deve rispettare determinati parametri. Se non lo fa, è un prodotto adulterato. Da una libreria, un autore, un discorso, che vogliano dirsi “cattolici”, io *esigo* l’ortodossia. Altrimenti, mi viene venduto un prodotto adulterato. Chiunque grida alla censura è in mala fede oppure non comprende i termini della questione: un libro di teologia *cattolica* che nega i dogmi cattolici è un prodotto velenoso. E’ come rifilare, di nascosto, un pasticcio di carne a un vegetariano. Nessuno vuole impedire a chi ne ha voglia di mangiare il pasticcio di carne, MA se lo si vuole somministrare occultamente e volutamente a un vegetariano, si compie un abuso. Fascista NON è colui che afferma questa ovvietà, ma colui che ritiene lecito comportarsi in tal senso. Qua c’è gente che pretende di avere la libertà di dire che 2+2 fa 5 e di volersi impicciare di matematica. Perché 2+2 deve semrpe fare 4?? Non è forse un abusivo limite alla libertà di pensiero?
    Così, chi vuol occuparsi di teologia cattolica *deve* sottomettersi ai dogmi della Vera Chiesa, altrimenti sta solo affumicando l’aria e quel che è peggio facendo perdere tempo a me.
    Un cattolico, poi, che sa che il tempo della propria vita è limitato, non dovrebbe perdere il proprio tempo con libri cattivi, quali sono senz’altro quelli di Mancuso & C. Inoltre, ritengo che vi sia in tali letture un implicito peccato di temerarietà, se non si è dotati di preparazione dottrinale a sufficienza per respingere le stupidate che scrivono.
    Tali libri non hanno alcun valore scientifico, perché non riconoscono la validità basilare delle leggi dogmatiche che sostengono la struttura logica della Fede Cattolica? Per infilare un altro esempio, è come voler parlare di calcio e non tanto non conoscere le regole del gioco, ma decidere volutamente di non sogiacere alle “regole del gioco”. Solo delle mentalità completamente impregnate di relativismo possono non essere in grado di comprendere tali ovvietà. Non parlo di ignoranza: questo è proprio “il giogo che il mondo ha fabbricato in questi secoli”. Non mi stupisce che chi più è immerso in tale mentalità, che ha abbracciato con tutta la passione possibile il cadavere putrefatto della Modernità, non riesca a vedere queste cose.

    In ogni caso, Mancuso non è un cattolico, e Kung è ormai un serpente senza più denti. Il cosiddetto priore di Bose, che mi pare non abbia mai (astutamente) chiesto il riconoscimento della propria comunità religiosa, così da non doversi sentir opporre un rifiuto, è senza alcun dubbio il più pericoloso dei tre compari, perché molti porgono incautamente l’orecchio ai suoi errori.

        1. vale

          mah,guardate siccome sono ancora un po’ zingaro,sono passato dalla Romagna con una deviazione in Alto Adige via Valsugana( e mi son fermato da La Vis,Rotari,Istituto di S.Michele all’Adige,Hofstatter,Franz Haas,Bassano del Grappa….che dire.scegliete voi…
          vale

          1. nonpuoiessereserio

            Negativo amico, il prosecco vero è solo il DOCG Conegliano Valdobbiadene dove puoi trovare anche delle ciofeche ma inevitabilmente trovi le migliori espressioni di questo vino.

            1. vale

              Salvo che,come mi disse un sommelier di un albergo di Castelfranco,se non ricordo male, sia un prosecco originale. cioè non mosso(a lui dire ,in origine era senza bollicine o appena accennato….): due o tre produttori della zona dovrei averli ancora nella rubrica di quando bazzicavo i luoghi…
              vale

            2. nonpuoiessereserio

              Anche noi facciamo il prosecco tranquillo che si addice molto a carni bianche, pesce. In ogni caso la vocazione di questo vino è quella di essere spumantizzato altrimenti rimane un chierichetto per tutta la vita quando invece potrebbe diventare prete o addirittura vescovo.

    1. lidiafederica

      Giusto, però a una condizione:
      *Inoltre, ritengo che vi sia in tali letture un implicito peccato di temerarietà, se non si è dotati di preparazione dottrinale a sufficienza per respingere le stupidate che scrivono.*

      Io credo che la sfida stia tutta qui: dotarsi di preparazione dottrinale sufficiente.
      Anche perché uno può non leggere Mancuso, ma se poi tutti i suoi amici l’hanno letto e lui non sa come rispondere alle loro domande/critiche/etc. non fa una buona evangelizzazione.
      Purtroppo oggi il mondo ci offre Mancuso. E vabbè, prendiamo Mancuso e parliamone: studiamolo! Dopo -ovviamente – aver letto S.Tommaso, il CCC -da copertina a copertina, come dice Scott Hahn -, magari leggiamo prima un libro di introduzione a Mancuso scritto da un cattolico ortodosso.
      Io so che ci sono libri che per adesso non compro e non leggo, perché mi sento ancora non pronta a farlo. Però mi sono letta Siddartha di Hesse (tra l’altro mi è piaciuto), mi sono letta persino Paulo Coelho, e ho letto Sartre: almeno adesso so cosa intendono per “buddismo”, new-age ed esistenzialismo i miei amici, e mi sono preparata sull’argomento.
      Come dice mia mamma – convinta di destra, ma che ha letto Marx: “conosci il tuo nemico”.
      L’unico che non ho retto per intero è Fabio Volo e il suo soft porno, ho letto solo dei pezzi, quanto basta per sapere come e soprattutto perché sconsigliarlo (nel senso non di proibirlo, ma di non-consigliare).

    2. “Un cattolico, poi, che sa che il tempo della propria vita è limitato, non dovrebbe perdere il proprio tempo con libri cattivi.”
      questa mi sembra una stronzata
      conoscere quello che pensano altri, anche se non condividiamo il loro pensiero, anche se consideriamo (magari a ragione, come nei casi citati) questo pensiero sbagliato, “cattivo”, non è mai una perdita di tempo.

        1. i funghi non sono persone. E poi anche i funghi devi conoscerli per sapere se sono buoni o cattivi. Conoscerli non significa mangiarli.
          Ho anche scritto che per leggere bisogna saper leggere

        2. lidiafederica

          IL principio non è questo. è: i miei amici hanno in media 27 anni, alcuni sono di alto livello culturale e leggono di tutto e di più. Che gli dico “Mancuso? Non so di che parli, ma te lo sconsiglio a priori”? Immagina un po’ la faccia…magari è meglio dire: ho letto qualcosa che ha scritto, ho studiato la questione e ti posso dire dove sbaglia, o quanto meno ti consiglio dei testi daleggere oltre a mancuso.
          cmq, se uno vive in mezzo a gente che non legge o che è ben formata, il problema non si pone.

          1. oh, quanto hai ragione… difatti Mancuso me lo son letto precisamente per questo motivo, e ho superato il disgusto che quelle pagine mi davano solo per poter indicare agli amici gli errori che avessi trovato.
            Checché se ne dica, è tutt’altro che un ruolo leggero, fare “l’inquisitore del gruppo”, ma è chiaro: chi può farlo deve farlo, per sé e per gli altri.
            Dàje, LF!

  31. 61Angeloextralarge

    Non conosco quasi nulla di Enzo Bianchi e mi avete incuriosito! Non mi piace sparare a zero su nessuno, tantomeno se non conosco, quindi ho cercato info e questo è quello chevorrei condividere con voi. Ognuno si faccia le sue idee in proposito.

    “Durante gli anni universitari, anima con i suoi amici, di diversa confessione cristiana, uno dei primi gruppi biblici che, sulla scorta del Concilio Vaticano II, nascevano come riscoperta di una vita cristiana radicale fondata sull’ascolto del Vangelo. Questa esperienza, tra le altre, fa maturare in lui il desiderio della vita monastica. È particolarmente attivo negli ambienti della FUCI, che in quegli anni formava parte significativa della futura classe dirigente cattolica.

    Dopo la laurea in economia all’università di Torino si ritira in solitudine in una cascina, nella piccola frazione di Bose (Magnano, Biella), sistemata con alcuni degli amici con cui aveva condiviso gli anni di studio. Resterà solo per i primi tre anni, a partire dall’8 dicembre 1965, data da lui scelta per segnare l’inizio della sua esperienza, nel giorno in cui ha termine la celebrazione del Concilio.

    Arrivano poi i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziano la vita in comune, nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. Il 17 novembre 1967 il vescovo di Biella Carlo Rossi dispose l’interdetto per la presenza di non cattolici nella comunità[1], ma per intercessione del cardinale Michele Pellegrino, amico personale di Enzo Bianchi, l’interdetto viene rimosso l’anno successivo.

    Dopo il consolidamento della comunità, nel corso degli anni il laico Enzo Bianchi dedica il suo ministero soprattutto alla predicazione, in comunità, ma anche nelle Chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse. Molto feconda è anche la sua attività come pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea, sui giornali La Stampa, Avvenire, La Repubblica, Famiglia Cristiana e, in Francia, La Croix, Panorama e La Vie.

    Ha inoltre diretto per 15 anni, fino al 2005, la rivista Parola, Spirito e Vita[3], è membro della redazione della rivista internazionale di teologia Concilium e fa parte del comitato scientifico di Biennale Democrazia.

    Nel 2000 l’Università di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in storia della Chiesa.

    Nel 2009 ha vinto il Premio Pavese con il libro Il pane di ieri, pubblicato da Einaudi” (Wikipedia)

    QUESTO MI SEMBRA IMPORTANTE:
    “Nell’ottobre 2008 ha partecipato al Sinodo dei Vescovi su la Parola di Dio come “esperto” nominato da papa Benedetto XVI”: credo che Benedetto XVI sappia bene quello che fa.

    1. difatti Daniela aveva “più volte e in diversi modi” precisato che di certo non lo si può tacciare né d’ignoranza né d’indifferenza nei confronti della Tradizione.

        1. vale

          non ne ho idea.suppongo,ma solo suppongo, che la segreteria organizzativa abbia invitato a vario titolo ,le più diverse personalità che avessero “voce” in capitolo.
          infatti nel link c’è anche l’elenco di quelli di nomina pontificia. ed il priore di Bose non vi compare. è tra gli esperti.
          tra gli invitati speciali c’è anche un rappresentante di Taizé ed il Rabbino capo di Haifa…
          vale

  32. Velenia

    @Lidiafederica,scusami ma io di Mancuso ho letto un bel pò di articoli su Repubblica e L’Espresso e mi è bastato.Non ho voglia di continuare a leggerlo perchè semplicemente mi annoia e mi sembra ridicolo,ecco l’ ho detto ora salterà fuori il troll di turno a dirmi che non sono nessuno per dare del ridicolo al teologo progressista,è vero non sono nessuno ma un senso critico ce l’ho.Ho anche tempo e risorse finanziarie limitate quindi volentieri passo ad altri il compito di confutare il Vito nazionale e soci,io spero di riuscire ad approfondire i contenuti della mia fede,quando avrò tempo, mi piacerebbe leggere i Padri della Chiesa,conosco almeno 3 persone che si sono convertite leggendoli, per così dire,per motivi d’ufficio e mi dispiace di non averne letto neanche uno.E’ nella mia lista di cose da fare prima di passare a miglior vita

      1. lidiafederica

        dov’è la critica a un pensiero che io NON ho espresso, scusa? (vedasi gli altri commenti)
        Anche io allora critico semplicemente il tuo commento:
        perché dici che il brandy fa schifo?
        (non l’hai detto ovviamente, il che rende l’idea).
        scusa il tono però un po’ queste repliche giusto per replicare senza capire il senso di ciò a cui si replica mi stufano un po’.

    1. lidiafederica

      Ma certo, non dico che tu ne debba leggere l’opera omnia. Dico solo che dire “Non si deve leggere questi libri in generale” è stupido, perché bisogna sapere di cosa le persone attorno a te si nutrono.
      Ho detto alcuni commenti fa che Mancuso non è per tutti, proprio perché suppone uno studio previo impegnativo.
      Penso sia indispensabile per ogni cattolico leggere i Padri, a me S.Giovanni Crisostomo è piaciuto molto. leggere tutto Mancuso non è indispensabile, ma che sia un articolo, o più articoli, che sia un libro..insomma, basta conoscerlo. Se è nella top ten dei libri + venduti, sarà il caso almeno di sapere di che parla, e come rispondere a chi lo esalta. Non dico bisogni leggere ogni autore, solo, se sono molto dibattuti, sapere di che parla, chi è. Tu hai già letto gli articolo, bene, io nenache quello ho ancora fatto..
      però non capisco perché ogni volta escano sempre questi toni nelle repliche ai commenti. Io non ho detto “leggete per forza tutto Mancuso”. Ho detto -anzi Fefral l’ha detto e io mi associo- che dire “non si devono leggere certi libri” è una cavolata.

      1. Velenia

        @Lidiafederica,guarda che senso critico lo dicevo riguardo a Mancuso non a te,ho letto una cosa che ha scritto riguardo al dolore innocente che faceva semplicemente ridere,una cosa è domandarsene il senso ( e io lo debbo fare ogni giorno,anzi ogni momento di ogni singolo giorno)altro fare le pulci a Dio,allora preferisco riliggermi Dostoiesky(I fratelli Karamazov) o Mounier (Lettere sul dolore),io ho bisogno di qualcuno che mi aiuti ad alzare lo sguardo non di chi mi affossi,poi è vero che bisogna conoscere il nemico per combatterlo,ma anche qui ciascuni ha i suoi talenti,evidentemente il mio non è quello dell’apologeta.Con questo non intendo criticarti se tu riesci a leggerlo per intero e,magari,a scrivere qualcosa che lo possa confutare giuro che promuoverò iltuo libro,e non sto scherzando.

        1. lidiafederica

          OK.
          Io anche non sono entusiasta di leggerlo, dato quello che ne sento dire, e sono D’ACCORDISSIMO che bisogna leggere cose che elevano lo spirito e non che lo deprimano.
          Perciò avevo scritto che Mancuso non è da tutti – probabilmente nemmeno da me! Io ne farei volentieri a meno, ma siccome al moment sta in bella mostra nella libreria a casa mia e mia mamma sembra volerlo leggere – beh mi affretto a sapere cosa entrerà nella sua testa, ecco. Soprattutto: i dubbi che mi dovessero venire mi affretterò a chiarirli.
          Poi, intendiamoci: non dico che noi cattolici dobbiamo leggere TUTTO. dico che se 10 amici su 10 hanno letto sartre e ne parlano, lo leggo anche io, dopo essermi letta qualcosa sull’argomento.
          Ma se nella mia cerchia di amici nessuno legge Sartre e tutti leggono Fabio VOlo, la priorità va data a Volo (che, fidatevi, è altrettanto distruttivo di Sartre, e scrive peggio).
          Insomma, cum grano salis. Volevo solo dire che la censura preventiva può essere molto pericolosa: pena l’esclusione dal dibattito nella cerchia di persone che si frequentano, che è poi il nostro ambito di evangelizzazione (io non faccio apostolato fra i monaci, magari qualcun altro sì, e allora sarà divrso).
          Ultima cosa: da russista, dico attenzione a Dostevskij. Raramente ho visto personaggi così subdolamente poco cristiani come il principe Myškin dell’Idiota…Invece i fr. Karamazov sono proprio belli.

  33. Mi sembra di avere capito che, nella pratica, solo il Papa sia autorizzato a
    enunciazioni teologiche cattoliche. Per fortuna (lo dico solo per dire) che
    “teologia” non vuole dire solo “teologia cattolica”.
    Naturalmente nessun altro che il Papa, o autorizzato e certificato da Lui,
    può autodefinirsi teologo cattolico. In questo ha ragione Roberto: se uno gioca a pallone
    deve rispettare delle regole e le regole sono quelle della FIFA. Solo la FIFA
    può cambiare le regole, ammesso che non siano le regole già scritte a prevalere.
    Ma “non prevalebunt”, che cosa la FIFA o le regole già scritte?

    1. vale

      non è la Fifa che le modifica.ma l’IFAB. e non è un consesso,ma un’élite di 8 persone( 4 Fifa e 4 della Gran Bretagna).molto poco democratica.
      vale

        1. vale

          beh,noi siamo meglio: quando si pronuncia ex cathedra è uno solo.ed è irreformabile.
          pro sec vobis(offre nonpuoiessereserio che sa dovetrovarlo..)

  34. Roberto

    Ringrazio e mi riservo di rispondere alle obiezioni entro sera, così intanto mi passa la ciucca.
    @Luigi: anche tu sei il mio tipo, ma secondo me Alessandro è assai più buono di me!
    @Fefral: devo confessare la malizia, quel pezzetto l’ho scritto per vedere se ti avrebbe fatto saltare la mosca al naso 😉 Per ora rivendico l’affermazione senza alcuna difficoltà – vedrò di argomentare.

  35. Entro tardi nella conversazione e on voglio ripetere quanto detto da molti altri.
    Vorrei solo puntualizzare che c’è una grande differenza tra Kung e Mancuso da una parte e Enzo Bianchi dall’altra e mi dispiace vederli accomunati in questo modo.
    Kung eMacuso sono semplicemente due persone che han perduto la fede e Dio li giudicherà, non certo io. Certo che se uno aferma di non credere alla Risurrezione non solo non è cattolico, ma nemmeno cristiano.
    Completamente diverso il discorso per Enzo Bianchi, grande studioso del monachesimo e grande artefice del lavoro ecumenico con l’Oriente Cristiano. la casa editrice di Bose è molto meritoria nell’ver pubblicato opere molto importanti e testi della grande tradizione spirituale.
    Poi è vero che le sue ultime cose mi lasciano molto perplesso, non so quanti anni sono che non scrive più niente di scientifico e si limita a predicozzi moralisti che spesso lasciano il tempo che trovano e a volte sono francamete irritanti.
    Illeggibili poi i suoi articoli sui quotidiani.
    Ma metterlo accanto a due apostati dichiarati…. Insomma un po’ di senso della misura! Bianchi è uno storico del monachesimo di grande livello, ha avuto preziose e importanti intuizioni e ultimamente sembra essersi fatto sedurre dal mondo, questo mi porta a pregare per lui piuttosto che disprezzarlo (poi certo, i suoi libri non si vendono qui in parrocchia, ma questo è altro affare e certo comunque si vendono invece molti libri dell’editrice di Bose)

      1. Don Fabio, non era mia intenzione fare un processo alle singole persone, tanto meno al priore Enzo Bianchi, del quale più sopra ho riconosciuto a più riprese la profonda conoscenza del monachesimo orientale e occidentale. D’altra parte, quando ho scritto che lo considero il più tradizionale della compagnia, dicevo sul serio.
        Enzo Bianchi è certamente il più cattolico del gruppo e non nascondo che alcuni libri delle edizioni Quiqajon sono davvero preziosi. Gli studiosi della comunità di Bose sono preparati e solidi… vorrei che si potesse dire di altri più tradizionali!
        Il suo pregio è, ahimé, anche il suo maggiore difetto: se, con tanta cultura e tanta sottigliezza, un cattolico usa tutti i propri argomenti per sostenere l’eutanasia (come nel caso di Eluana) o altri argomenti contrari alla dottrina cattolica, e per di più lo fa sui giornali (dove ha un vasto pubblico) e non solo nei libri (in questo caso il pubblico sarebbe un po’ meno vasto), io mi permetto di dire che forse ci potrebbe essere qualche autore più formativo. Enzo Bianchi usa una fiducia riposta in lui come autore cattolico e la spende come moneta falsa, talora. Senza condannare tutto e con tutti i distinguo del caso. Ma, purtroppo, Enzo Bianchi, come lei stesso riconosce, sembra essere un po’ troppo amico del mondo. Tuttavia, non sta a me dare patenti di cattolicità e mi fido del giudizio della gerarchia e fino a che mi dicono che Bianchi è in comunione con Roma, per me è in comunione. Diciamo che in un ottica di “buona stampa” mi piacerebbe che il priore Bianchi fosse il limite inferiore di ortodossia in una libreria cattolica, non quello superiore, non so se mi spiego.

        1. Alessandro

          Sottoscrivo.
          Nella vicenda Englaro anche la preparazione culturale di Enzo Bianchi mostrò qualche crepa. Per evitare di stigmatizzare la condotta del signor Englaro, Bianchi evocò un’affermazione del card. Villot, ma presentandola come di Paolo VI.

          Inoltre – di Villot e di Paolo VI che fosse – quell’affermazione (come agevolmente si intende) non si applica alla vicenda di Eluana Englaro, e in ogni caso al massimo può essere addotta come deplorazione dell’accanimento terapeutico, e non certo a sostegno dell’eutanasia né – tanto meno – dell’interruzione di somministrazione di alimentazione e idratazione a un paziente.

          Qui sono raccontati le tortuose vicissitudini della citazione incriminata e l’uso sviato che Bianchi fece della medesima

          http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/01/paolo-vi-pro-eutanasia-la-strana-metamorfosi-di-una-citazione-di-successo/

          1. Alessandro

            Esperienza personale.
            Un giorno Bianchi venne nella mia diocesi (riscuotendo palpabile successo) e, in sede di dibattito, citai un intervento di Benedetto XVI sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Facendo spallucce, e con malcelato fastidio, Bianchi mi fece notare che “non tutte le confessioni cristiane concordano su questo aspetto”.
            Da rimarcare che egli era venuto non per tenere una conferenza sulle differenze correnti tra confessioni cristiane, ma come relatore unico all’assemblea diocesana, per rilanciare l’impegno dela nostra Chiesa particolare. Forse in quella sede sarebbe stata necessaria una più appassionata e convinta adesione al Magistero cattolico (d’altronde, il personaggio è noto, e a quell’assemblea non s’autoinvitò…)

  36. 61Angeloextralarge

    Don Fabio! Mispieghi una cosa? Ho visto un libro sugli Angeli (il quarto dello stesso autore), in vendita in alcune librerie cattoliche Parla dell’Angelo Haziel, di magia bianca, di cabala, di Angeli da pregare a seconda del proprio giorno di nascita, dell’ora, del luogo, di una necessità apposita, etc. Che roba è?

    1. paulbratter

      non credo che sia “robba bbona” (come dice padre Emidio). Nella Bibbia non si parla mai di nessun Angelo Haziel…

    2. Fuffa new age.
      La Bibbia rivela il nome di tre soli angeli e in genere dedica agli angeli poca attenzione e questo per una buona ragione, per evitare che lo stolto (cioè noi) guardi il dito invece della luna

  37. “Kung eMacuso sono semplicemente due persone che han perduto la fede e Dio li giudicherà, non certo io. Certo che se uno afferma di non credere alla Risurrezione non solo non è cattolico, ma nemmeno cristiano. ” Don Fabio…..

    Almeno cosi ho capito perche Mancuso non lo soffrite… non lo sapevo. Io sono il re degli ignoranti (come Celentano). Soprattutto di Teologia. Vi leggo per imparare queste cose…. pero voglio sapere effettivamente come la pensa Mancuso. Non che non mi fido pero mi piace valutare di persona…

    Un link dove Vito Mancuso sostiene la sua tesi sulla risurrezione. Interessante.
    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/24/la-risurrezione-di-gesu-e-la-salvezza-degli-uomini-di-vito-mancuso/

  38. admin

    @ GiulioL:
    hai postato 10 commenti in meno di mezz’ora comincio a pensare che sia un comportamento da troll

  39. paulbratter

    signor Giulio quando io le ho dato dell’ignorante a tutto tondo intendevo dire che ignorava la buona educazione e l i fondamenti per un corretto confronto (oltre a ignorare che Enzo Bianchi non fosse prete e ad ignorare che teologi si scrivesse senza H) perché il suo commento:
    “Per chi ha scritto l’articolo il cattolicesimo vuol dire censura,chiusura, intolleranza nei confronti delle idee altrui” lo trovo molto più becero e offensivo nei confronti dell’autrice di un semplice “ignorante” che io ho rivolto a lei, e non tenti di giustificare le sue provocazioni facendo l’umiliato e offeso che non le si addice.

    1. Esprimo solo un parere su una forma di cattolicesimo che mi sembra integralista e intollerante nei confronti degli stessi cattolici che non si allineano.
      Se l’autrice si e’ offesa per quello che ho scritto mi scuso subito ma non ci stava intenzione di offendere nessuno.
      Io sapevo benissimo che Enzo Bianchi fosse un monaco ma ho sbagliato a scrivere.
      Potrò mai essere perdonato per questo?

  40. Mah… personalmente credo di aver un sufficiente senso critico per leggere Macuso e compagnia bella. Poi sono d’accordo con Roberto: la vita è breve e ci sono cose di migliore qualità da leggere, e siccome l’apologia mi piace ma non è il mio mestiere, lascio che altri leggano le scartoffie al posto mio e mi accontento del loro giudizio. Se mi dicono “non è roba buona”, mi fido e passo oltre. Tempo fa si faceva l’elenco delle cose belle da leggere e dei buoni film da vedere. Ecco, credo che trascorso il tempo in cui i miei pargoletti non avranno più bisogno di me per andare al bagno, a scuola, per mangiare e prendersi la tachipirina, allora potrò ricominciare a leggere seriamente. Ma se permettete il ciarpame spiritualista spacciato per “cattolico” lo metto in fondo alla lista. Come al solito una scala di priorità è d’obbligo.

  41. Non so chi sia di preciso Mancuso, ma sono andato a leggermi l’articolo che ha
    “postato” (che brutto vocabolo, ma d’altronde è questo il termine “tecnico” per dirlo)
    e mi sembra che non dica delle stronzate. Certo, probabilmente non è cattolico al 100%
    o forse nemmeno all’1% (relativamente alle posizioni ufficiali),ma mi sembra che le sue
    affermazioni non contengano nulla di scandaloso (nel senso etimoligico)

    1. Provo a spiegarti Alvise.
      La problematicità della tesi di Mancuso non è tantom in quello che lui scrive sulla storicità della Risurrezione, che come dici non sono stronzate, anche se non sono nemmeno perfettamente in linea, ci potrebbe ancora stare.
      Il problema vero è quando lui dice che non basa la sua fede sulla Risurrezione, che per lui Gesù è importante per il suo insegnamento, e non perché è morto e risorto.
      Ecco, è qui che perde il contatto con il Cristianesimo, perché noi, esattamente al contrario, crediamo che anche se, per ipotesi, Gesù fosse stato muto e non avesse detto assolutamente nulla, ma si fosse limitato a morire e risorgere per salvarci avrebbe già comunuqe fatto tutto quello che doveva fare.
      Noi siamo Cristiani non perché crediamo ad una dottrina, ma perché amiamo una Persona.

  42. Roberto

    Duunque, da dove parto?

    Don Fabio, infatti io non ho detto che Kung e Mancuso stanno sullo stesso piano di Bianchi. Ho detto che Bianchi è più pericoloso.
    Bianchi è più pericoloso proprio perché non è un apostata: Kung e Mancuso sono troppo sopra le righe: solo chi si vuole fare incantare da loro di lascia incantare. Bianchi ha preparazione a sufficienza per sembrare ortodosso quanto basta per inoculare i suoi errori negli sprovveduti. Come hai detto, si sta facendo sedurre dal mondo. Ma da quanto tempo, chiedo? Alessandro ha già ricordato le sue giravolte sul caso Englaro. Ma non basta già questo, che altro si può volere?
    Io considero infinitamente più pericoloso un Bianchi o un Dossetti, di un Kung o un Mancuso: sono solo i primi che portano avanti seriamente il tentativo di secolarizzazione interna alla Chiesa. Come Kung giovane, quando partecipava al Concilio Vaticano II. E’ in quel momento che raggiungono l’apice della loro pericolosità, non quando concludono il percorso della loro apostasia. E’ in quel momento che si deve gridare l’allarme.
    E poi Bianchi già alla fine degli anni ’80 fu tra i firmatari della “Dichiarazione di Colonia”, il manifesto della rivolta e del dissenso verso il Successore di Pietro. Fine anni ’80, eh, mica l’altro ieri… non mi risulta che abbia mai ritrattato.

    http://www.kattoliko.it/Leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1052

    Questo mi basta e avanza per stabilire chi sia. A quel punto, poco mi importa quale sia la sua preparazione culturale – anzi, tanto peggio, a dire il vero. Più sono i suoi meriti, veri o presunti, maggiore il suo potere di dare scandalo, nel senso di essere inciampo alla fede dei piccoli.

    A riguardo, e visto che mi pare in linea con la discussione, vorrei rimandare a uno stralcio della lezione sul tema “Teologia e Chiesa” tenuta dal cardinale Joseph Ratzinger, il 22 marzo del 1986, a Brescia.

    “Permettete che ricordi ancora una volta, nel presente contesto, Heinrich Schlier; i suoi discorsi teologici degli anni 1935 e 1936 stanno a rappresentare anzitutto la lotta dei cristiani evangelici per preservare l’identità cristiana contro l’attacco delle forze totalitarie, ma fanno risaltare anche il coraggio del teologo che convince di menzogna la pseudoteologia e ricaccia al suo posto il falso coraggio dell’estraniamento ereticale della fede. Di fronte ad una situazione in cui gli organi ufficiali della Chiesa per lo più tacevano ancora e, nella loro pusillanimità, lasciavano via libera all’abuso di tutto ciò che era cristiano, egli si rivolse direttamente agli studenti di teologia e disse loro: «… fermatevi un attimo a riflettere: è meglio che la Chiesa, seguendo una retta procedura e dopo matura riflessione, tolga l’insegnamento ad un teologo che sostiene dottrine false, o è meglio che sia il singolo a dichiarare, con procedimenti arbitrari, che l’uno e l’altro studioso è un falso maestro e che bisogna stare in guardia contro di lui? Se si ammette che ciascuno possa giudicare a proprio piacimento, non è pensabile che chi è oggetto di giudizi privati di questo genere possa recedere. A questo punto sareb­be coerente soltanto la concezione liberale, secondo cui non c’è in generale alcuna decisione intorno alla verità di una dottrina e perciò ogni dottrina è in parte vera e ogni dottrina deve essere tollerata nella Chiesa. Ma noi non condividiamo questo modo di vedere. Esso nega che Dio, tra di noi, di fatto ha deciso».

    Giudicando oggi, è facile affermare che allora si trattava in realtà di questo, se la Chiesa avrebbe continuato ad annunciare il Vangelo, o se sarebbe diventata strumento dell’anticristo. È facile dire oggi che anche l’atteggiamento apparentemente «liberale» in realtà serviva alla causa dell’anticristo; nel momento storico in cui l’uomo è costretto a scegliere ci sono sempre mille pro e mille contro. Non esiste una dimostrazione geometrica che renda superflua la decisione. L’evidenza della fede non è l’evidenza della geometria; è sempre possibile scansarla dialetticamente. Proprio per questo esiste il ministero apostolico che, dopo un esame accurato, traduce nella forma della decisione l’evidenza propria della fede. E importante, senza alcun dubbio, che si trovino regole giuridiche atte a salvaguardare l’opportuna autonomia del pensiero scientifico nel suo campo e ad assicurare lo spazio necessario alla disputa scientifica. Però, la libertà dei singoli docenti non è l’unico bene che il diritto abbia da salvaguardare in questa questione e neppure il bene più alto. Quanto al problema della gerarchia dei beni nella comunità cri­stiana, ci sono parole del Signore inesorabili che la Chiesa non può fare a meno di prendere in tutta la loro serietà: «chi scandalizza uno di que­sti piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina di mulino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9, 42). I «piccoli» di questo versetto non sono i bambini; con questo termine vengono indicati, nel linguaggio di Gesù, i suoi discepoli, i futuri cristiani. E lo «scandalo» che li seduce non è una seduzione sessuale, ma l’inciampo che li porta alla perdita della fede. «Dare scandalo» vuol dire, secondo i risultati della attuale esegesi, «turbare la fede» e, perciò, «privare della salute eterna». Il bene primario di cui la Chiesa è responsabile è la fede dei semplici. L’attenzione per la fede dei semplici deve essere anche l’intimo criterio di ogni dottrina teologica. Di questo deve essere consapevole chi non fa ricerche puramente private, ma insegna in nome della Chiesa. Assumersi un incarico del genere e parlare non in nome di quel soggetto comune che è la Chiesa, implica l’assunzione di doveri per i quali il singolo si impone dei limiti. Infatti, gli viene così conferita un’autorità che come docente privato e senza la fiducia degli uomini nella parola della Chiesa, egli non avrebbe. Con l’autorità, gli viene dato un potere che è responsabilità, perché non si tratta di un potere che abbia in lui la sua origine; esso ha il suo fondamento nel mandato, nella Chiesa, in nome della quale gli è dato di parlare. Coloro che parlano di abuso di potere riferendosi al modo in cui nella Chiesa viene disciplinato l’insegnamento, oggi pensano di solito soltanto all’abuso di potere da parte di chi nella Chiesa ha questo compito. Si dimentica invece, per lo più, che c’è anche un abuso del potere conferito mediante il mandato di insegnare; è l’abuso di chi approfitta, per una parola che è puramente privata, della disponibilità all’ascolto e della fiducia che vengono prestate, ancor oggi, alla parola della Chiesa. L’autorità della Chiesa diventa complice di questo abuso di potere, se tollera che esso venga tranquillamente compiuto e impegna perciò la sua autorità là dove questa non le è concessa. Per lei la preoccupazione per la fede dei piccoli deve essere più importante del timore dell’opposizione dei potenti.

    http://www.zenit.org/article-20223?l=italian

    Altro che disprezzo, qui si parla di pietre di macine…

    1. Grazie per questo lungo estratto da una lezione che non conoscevo, pur avendo fatto la tesi di laurea proprio su Ratzinger (a mia parziale discolpa devo dire che la mia tesi è stata discussa un mese prima che questa lezione fosse pronunciata).
      Proprio da questa lezione estraggo questa frase: “è meglio che la Chiesa, seguendo una retta procedura e dopo matura riflessione, tolga l’insegnamento ad un teologo che sostiene dottrine false, o è meglio che sia il singolo a dichiarare, con procedimenti arbitrari, che l’uno e l’altro studioso è un falso maestro e che bisogna stare in guardia contro di lui?” e la rivolgo a te.
      A chi compete stabilire se Bianchi sia o meno un teologo cattolico ed esprima posizioni che pur essendo a volte (non sempre!) vicine al margine sono comunque dentro l’ortodossia?
      Se ti arroghi il diritto di dichiarare “che l’uno e l’altro studioso è un falso maestro e che bisogna stare in guardia contro di lui” non cadi nello stesso errore che combatti?
      Posso capire che le sue posizioni siano opinabili, e lo sono, io stesso spesso non le condivido, e tuttavia non parlerei con tanta sicurezza. Specialmente parlare di “tentativo di secolarizzazione della Chiesa”, come se ci fosse un progetto occulto predeterminato, oltre che essere offensivo nei confronti della buona fede di queste persone, mi sembra indimostrato.
      Esiste nella Chiesa uno spazio per un dialogo, per una differenza di opinioni, i dogmi sono come paletti di un sentiero di montagna, che ci evitano di andare dove il terreno è franoso, ma all’interno del percorso sicuro diverse vie sono possibili e tutte sono legittime, raramente il percorso dogmatico diventa così stretto che una ed una sola via è possibile.
      Non confondiamo la teologia con la politica e la pastorale. Teologicamente Bianchi mi è sempre sembrato corretto, anche se non sempre ho condiviso le sue opinioni, politicamente invece sono del tutto d’accordo con te, con puntuale regolarità le sue ultime uscite sono fastidiose ed infelici, ma non sono mai state attinenti al dogma o al contenuto della fede, ma piuttosto alla prassi ecclesiale

      1. Roberto

        Non avendo Bianchi una posizione ufficiale all’interno della Chiesa e non essendo la sua comunità riconosciuta ufficialmente, non credo proprio possa essere rimosso da alcunché.

        Che la Chiesa sia stata internamente straziata da una mentalità sessantottarda è un dato di fatto inoppugnabile. Che Bianchi sia una punta di diamante di tale mentalità, è altro dato di fatto. Poco mi importa che esista o meno un “complotto”: io sono pragmatico in queste cose, guardo alle intenzioni e ai risultati. Come altro dovrei giudicare la sua firma sotto la Dichiarazione di Colonia?
        Comunque, non posso che ribadire: io ho catalogato i tre soggetti come pericolosi per la Chiesa; che Bianchi non sia apostata lo so. Neppure Kung lo era, ma non significa mica che prima non fosse pericoloso – anzi, ma questo l’ho già detto sopra.

        1. Roberto

          Ah bhe, pardon: dò per scontato che siamo d’accordo che con la sua sottigliezza da azzeccagarbugli, la sua malcelata ostilità per l’obbedienza al Papa, e compagnia cantante, unita al suo “prestigio”, Bianchi *sia* un inciampo per la fede dei piccoli: è questo che conta, non stare qua con la lente d’ingrandimento a scrutare ogni singola parola che ha detto per “coglierlo in castagna” e verificare se abbia effettivamente detto o meno qualcosa di eterodosso.

  43. @Giulio: affermare che la verità sia una sola mi pare abbastanza ragionevole: se una cosa è vera ed è in evidente contrasto con un’altra questa seconda dovrebbe essere ragionevolmente falsa (penso che sia anche dimostrabile, ma mi annoiano le dissertazioni filosofiche e preferisco il buon senso). Detto ciò il punto è arrivare a conoscerla questa benedetta verità. I cattolici hanno la presunzione (sono una cattolica presuntuosa anche io) di avere incontrato Colui che è la Verità.
    Da qui a dire che “noi” conosciamo la verità ce ne passa… è talmente inesauribile e vasta che non basta la vita per conoscerla.
    Quindi se da una parte salto dalla sedia quando sento qualcuno (cattolico o no) che afferma di possedere la verità, nello stesso tempo sono continuamente in cerca di conoscerla un po’ di più e la strada per conoscerla me l’ha indicata la Verità fatta persona: la Chiesa è la strada che Cristo ci ha lasciato per arrivare a Lui.
    Non sopporto chi usa l’etichetta “cattolica” per sponsorizzare le proprie idee, non mi piace citare autori “cattolici” per dimostrare qualcosa, a volte lo faccio semplicemente per trovare parole che mi sembrano migliori di quelle che troverei io per spiegare quello che ho in testa ma spesso e volentieri cito autori non cattolici (spesso cantanti).
    Quando leggo lo faccio non tanto per trovare risposte ma per conoscere il pensiero di chi scrive, o la sua storia, o la sua anima, o per provare a vedere il mondo da un’angolazione diversa, con una luce diversa per scoprire dettagli della realtà che sfuggono con una visione statica. I libri sono un po’ come le persone. Mi piace molto conoscere le persone, quanto più sono diverse da me tanto più mi piace. E’ bello scoprire a volte tante somiglianze anche se apparentemente si è diversi. Lo stesso succede con i libri. Per questo ho definito una stronzata l’affermazione di Roberto. Non ritengo una perdita di tempo leggere libri di chi ha idee diverse dalle mie, come non considero una perdita di tempo parlare con chi non ha la mia stessa fede, o non fa il mio stesso lavoro o tiene per una squadra di calcio diversa dalla mia, o vota per un partito per cui non voterei mai.
    Poi non credo che leggerò mai Mancuso, come non leggerò neppure molti autori “allineati”…. non perchè lo considero una perdita di tempo ma semplicemente perchè preferisco Topolino 🙂

    1. anch’io preferisco altro che leggere libri di teologia (ortodossi e no). Io preferisco Paperino a Topolino (voglio fare il bastian contrario) XD …ultimamente mi annoia proprio leggere….

  44. Francesca

    Anche nella scuola dove insegno l’ora di religione è tutto fuorchè religione cattolica, il catechismo frequentato dalle mie bambine è tutto fuorchè catechismo… mia figlia ha fatto la prima comunione senza sapere nulla del concetto di trinità…e la libreria delle paoline ha esposto in vetrina il libro di Mancuso finchè mia madre ( una S. Caterina post litteram) non gliel’ha fatto levare!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Francesca da Cagliari

      1. Francesca

        Grazie!! Lei, mia madre, è una con le P….non le manda a dire a nessuno…ha pure scritto u
        un libro… tipo quello di Costanza, ma più amaro…

        1. accipicchia, e che aspetta a mandarcelo? No, aspetti, anche se non ce ne manda una copia, ci scriva in privato (Admin, ma tu sai già di questo libro?) gli estremi e dove possiamo procurarcelo…
          o meglio, se vuol fare un po’ di pubblicità a mamma, scriva anche pubblicamente. Insomma, faccia lei…

          1. Francesca

            Nessun problema. Il titolo è “Avevamo un cielo pieno di stelle… e una Stella polare per segnare la rotta”. L’autrice Luciana Mameli. Edizioni CUSL. Ne riparleremo…

  45. Roberto

    Oh Fefral! Ma tu mi perdoni, vero, se ogni tanto ti stuzzico un po’? Perché io stuzzico solo le persone che mi piacciono – quelle che non mi piacciono, le ignoro e basta.

    Alcuni commenti, quali quelli di Velenia, hanno già sviluppato in parte il mio pensiero e questo è bene – sarò più breve (per modo di dire).
    Il problema del tempo è un primo problema che ritengo importante: il nostro tempo non ci appartiene. Il mio tempo è tempo del Signore, che io amministro. Così com’è per tutto ciò che fa parte di me. Mia è la volontà che stabilisce come adoperare ciò che il Signore mi ha dato da amministrare, e questa responsabilità è grande. Non perché io sia grande, io non sono niente, ma perché, per una qualche ragione che mi sorpassa infinitamente, il Signore mi ha scelto perché lo possa servire in qualche modo. E’ quindi bene che tra le mie priorità vi sia quella di diventare, ogni giorno, un po’ più cattolico del giorno innanzi.
    Ora, noi viviamo in un mondo sostanzialmente secolarizzato, la cui aria è quindi, per la salute delle nostra anima, decisamente pestifera (e sarebbe bene non sopravvalutare le nostre forze).
    Se la cultura laicista prevalente ci somministra dei minus habens quali Mancuso oppure Odifreddi, a mio modo di vedere lo fa per una ragione innanzi tutto: farci perdere del tempo. Sono l’equivalente dei conigli meccanici che si usavano (o si usano tutt’ora?) per fare correre i cani lungo il percorso, durante le corse omonime. Noi gli corriamo appresso, magari convinti che rappresentino la nuova sfida da affrontare per l’evangelizzazione, e dopo corsa estenuante ci troviamo in mano un pugno di mosche. Ce ne sono parecchi, se ci si fa caso, di fenomeni mediatici di questo genere: sembrano fatti apposta per scatenare “bolle di polemiche” che assorbono enormi quantità di energie, tempo e risorse, e poi con altrettanta rapidità si sgonfiano.
    E’ bene che nei confronti di costoro vi sia il più rapido inquadramento del soggetto e poi si proceda oltre. Anche perché l’unico modo per confrontarsi con chi ha convincimenti diversi dai propri è sul piano della ragione. Ora, se Mancuso (tanto per dire) pretende di essere definito “cattolico” e “teologo cattolico”, ma nega i dogmi cattolici e costruisce le sue tesi espugnando esplicitamente dai suoi postulati i suddetti dogmi, compie un’azione del tutto irrazionale e nega il significato alle parole della lingua italiana. Poiché non è possibile per me avere alcun confronto con chi si pone su un piano irrazionale, non ho ragione di sprecare il mio tempo.

    Mentre noi siamo occupati da costoro, gli “agenti” della secolarizzazione proseguono indisturbati la loro opera. Io ritengo assolutamente prioritario, invece, recuperare una cultura rocciosamente e interamente cattolica, e poi adoperare quella per confrontarsi con “il mondo”. Per farlo bene, abbiamo già un sacco di cose da studiare…

    Ora, noi sappiamo che la Chiesa ha avuto per moltissimo tempo l’Indice dei libri proibiti e l’imprimatur (che ancora c’è, ma ubbidisce a regole diverse un po’ diverse). L’Indice è stato “cassato” perché inefficace, non perché a un certo punto ci si è alzati una mattina e si è deciso che la Chiesa aveva sbagliato nell’istituirlo.
    Attenzione, è importante questo punto. La Chiesa ha sempre operato in questi termini: non ha mai detto “leggete voi, vedete voi, giudicate voi assumendovi le vostre responsabilità”. Al contrario, la Chiesa ha sempre detto: attenti, questo autore è tossico, questo libro pericoloso, questo film non va bene, non leggetelo, non guardatelo. Ci siamo noi a darvi delle indicazioni: fidatevi, accettatele, seguitele.
    Come spiegò nell’allocuzione “Ci riesce” Papa Pio XII, “ciò che non risponde alla verità e alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto nè all’esistenza, nè alla propaganda, nè all’azione.”
    Ricordando però subito dopo che: “Il non impedirlo per mezzo di leggi statali e di disposizioni coercitive può nondimeno essere giustificato nell’interesse di un bene superiore e più vasto.”
    http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/speeches/1953/documents/hf_p-xii_spe_19531206_giuristi-cattolici_it.html
    Ciò che innerva tale posizione è e resta la preoccupazione della Chiesa di difendere la fede dei più piccoli.
    Ora, poiché noi non possiamo giudicare in modo del tutto oggettivo la nostra preparazione dottrinale, sarebbe perciò bene che evitassimo “a prescindere” un autore la cui eterodossia è conclamata e il cui scopo è, palesemente, quello di sollevare una cortina fumogena di confusione. Siamo temerari, nel momento in cui, forse, sopravvalutiamo le nostre forze.
    Ammettiamo poi che, ebbene, abbiamo una preparazione sufficiente da non farci prendere al laccio. Ottimo, questa è cosa buona. Anche in tal caso, però, accostarsi a quel determinato autore dovrebbe avere il solo scopo di parare e respingere gli errori che diffonde, non certo sapere che cosa pensa. Meglio, come si diceva sopra, sapere che cosa hanno lasciato scritto i Padri della Chiesa. Oppure formarsi una preparazione cattolica laica in economia, piuttosto che in un altro aspetto culturale che possa esserci utile.
    Analogamente, va bene che un cattolico che si specializzi in filosofia conosca a menadito il modo di demolire la filosofia idealista. Ma non vuol dire che -io- debba esserne capace. Una volta che ho letto quanto basta per poterla respingere, è sufficiente. Lascio a chi si intende di filosofia di approfondire. Visto che la mia giornata non è composta da 60 ore, devo pormi con una certa rigidità delle priorità.
    Oh, se poi uno/a è così multitasking da avere tempo di far tutto, che dire? Sono molto invidioso! 😀

    1. allora, che io consideri una perdita di tempo, per me, leggere Mancuso è un discorso diverso dall’affermazione assoluta che hai fatto tu e che ho definito “stronzata”. Il tempo si perde investendolo in cose inutili. Ma può risultare utile, perfino buono, usare il tempo per conoscere idee contrarie alle nostre, per poterle contrastare. Resta il fatto che io, non avendo alcun interesse a dibattere di filosofia, teologia, sottigliezze dottrinali ecc non leggo nessuno degli autori che si stanno citando oggi nè leggo autori ortodossi su questi temi
      Perchè l’indice si è rivelato inefficace? Perchè la Chiesa ha deciso di abolirlo? Sarà forse che limitare la libertà non porta molto avanti mentre è più efficace provare a educarla questa libertà?
      La Chiesa è più saggia di noi, se non proibisce ma consiglia un motivo ci sarà. E’ ovvio che se cerco risposte su dubbi di fede e morale non me le vado a cercare in libreria, che siano le paoline o la feltrinelli.
      p.s. certo che ti perdono, ma non c’è nulla da perdonare. Buonanotte

  46. angelina

    Giornatona! Grande post, grandi commenti.
    Insomma, oggi ho imparato molte cose. Ho letto brani di Vito Mancuso , ho visitato il sito della comunità di Bose, e soprattutto sono sempre più ammirata per tutto ciò che scrivete: Daniela lucidissima e di scrittura impeccabile, i commenti variopinti, ricchi di spunti e di link interessanti. Beh, grazie a tutti. Siete forti.

    Rimane la questione della fede che cerchiamo ogni giorno di trasmettere ai nostri figli: essendo sufficientemente chiaro che non si tratta di mera cultura identitaria, né di sentimentalismo, occorre oggi che ci chiediamo quali siano i cardini di ciò che crediamo. Che siamo in grado di enunciarne la dottrina e di diventarne decenti apologeti pur senza essere specialisti. Per il bene dei nostri figli, per il nostro bene e per quello di tutti coloro che viviamo come ‘prossimo’, categoria che a ben vedere include Mancuso e persino Odifreddi. E con bene intendiamo la salvezza e la vita eterna, non una generica vita buona.
    Buonanotte

    P. S. teologo, monaco, sacerdote, mi è venuto in mente Max Thurian; affascinante, già solo la sua biografia.

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