Le rouge et le blanc

di Cyrano

Comunque di tanto in tanto devo ricredermi: può capitare che perfino dalla televisione sbuchi fuori un effetto positivo. Certo, non dispongo di grandi campionature, perché non mi fermo praticamente mai davanti a un apparecchio televisivo, se non quando devo necessariamente restare in uno spazio dove qualcuno ne sta tenendo acceso uno. A quel punto, però, il mio deficit emerge prepotentemente, perché mentre l’altra persona magari cerca d’intessere una qualche forma di conversazione, la mia attenzione è fatalmente calamitata dalla scatola magica (ormai si dovrebbe dire “la tavola magica”): non è colpa di nessuno, magari l’altra persona è così assuefatta che neanche si rende conto di aver lasciato il televisore acceso.

Sì, lo ammetto, mi sto giustificando per quanto mi è capitato l’altro giorno dal barbiere: stavo rispondendo a una serie di domande postemi da lui (che sia chiaro!), quando sono rimasto sospeso a metà della risposta, e non ho potuto fare a meno di chiederglielo. «Scusa, ti spiacerebbe spegnere o abbassare il volume?» – «Ma che scherzi, stanno parlando delle modifiche alle rendite catastali!» E va bene, mi sono sentito molto umiliato: qualche dubbio m’era venuto, a dirla tutta, nel vederlo così attento mentre parlavo, ma non sarei mai stato abbastanza autocritico da sospettare che la sua attenzione fosse diretta ad altro.

Ad ogni modo ho continuato a rispondere, a voce bassa (per non disturbare la sua concentrazione), e in modo da togliermi in fretta la pena senza lasciare il sospetto d’essermi fatto saltare la mosca al naso. Ho intascato quindi il laconico commento del barbiere – «Interessante…» – e mi sono disposto anch’io a una trasfusione di scienza via etere.

La prima notizia giuntami stava per lasciarmi stordito come una bastonata in testa: «Ma sì, in fondo il Natale è la festa dei bambini!» Oh, che botta: sapete quelle conclusioni buttate lì in apertura di un discorso (che peraltro non sarà mai svolto), e subito un applauso? No, fermi, abbiate pazienza, devo essermi perso qualcosa, il discorso non poteva stare tutto in quella cretinata: ripetete tutto, sono sicuro che il contesto giustificherà ogni cosa… E invece no, l’inquadratura scorre veloce sul collega, sessantenne dalla fluente chioma bianca: per una volta nell’anno l’abbinamento con la camicia (e con i denti) non passa inosservato, c’è la giacca rossa! «Ah, ecco cosa mi stavo perdendo, a forza di rispondere al barbiere e di sentirmi rimbeccare sulle rendite catastali: è Natale!» Un buon motivo per sospendere il giudizio sulle indigeste melasse di retorichetta da palinsesto: non è che siamo tutti più buoni (ho sempre protestato il contrario!), ma solo che anche quei disgraziati devono vivere, poveracci!

Troppo nero, il quadro? Ma no, anzi, a parte il bel messaggio di auguri di Mentana su La7 (altro momento di visione coatta), l’insieme ha perfino del comico, perché il conduttore in giacca rossa m’ha ricordato del Natale poco dopo uno shock ben maggiore dell’umiliazione infertami dal barbiere: voi l’avevate mai vista una recita natalizia, in una scuola, a tema “I tre porcellini”? Beh, io non c’avevo neanche mai pensato, fino a qualche giorno fa.

Parlava di regali, il conduttore rosso e bianco, e se non altro il tema era squisitamente natalizio. «Bella roba! – avrebbe sentenziato poche ore dopo un’amica di mia madre, a tavola – Sempre a rifocillare questo Natale consumistico! Eh, ma non c’è più lo spirito del Natale!» Lo spirito del Natale? Per un attimo mi sono guardato intorno, sospettando di essere piombato nell’ennesimo film sul Canto di Natale di Dickens: «Voglia scusarmi, signora, ma in che cosa i regali sarebbero estranei a questo famoso “spirito del Natale”? I regali sono invece il cuore legittimo delle feste natalizie, e costituiscono, diciamo così, il tessuto sano in cui un cancro attecchisce: non si può pretendere di combattere il consumismo abolendo i regali».

Diciamocelo chiaramente: la ragione per cui il Natale non viene mai osteggiato in sé è che è fonte di un incredibile giro di soldi, che va dalle fabbriche di giocattoli alle aziende turistiche alle catene di ristoranti (passando per i cinepanettoni). Così nessuno si sognerebbe di abolire le vacanze di Natale dal calendario civile (e chi ce li ridà i giorni per una bella settimana bianca?), ma le recite scolastiche vanno rigorosamente epurate da ciò che le renderebbe “recite di Natale”, e facciamo finta di non vedere che il Presidente della Repubblica si reca addirittura ad Assisi per assistere a un concerto di Natale in basilica.

Il Natale viene contemporaneamente nutrito e sedato, negato e sfruttato insieme: un bel pasticcio, certo, aggravato dal fatto che il Natale non si può salvare buttando via i doni, esattamente come non si può curare uno malato di cancro al cervello asportandogli il cervello. Perché, in fin dei conti, l’antichissima tradizione di scambiarsi doni non ha attecchito su altre festività? Proprio perché il Natale è la festa del Dono, essendo Gesù Cristo il dono di Dio al mondo. Qui mia madre poneva la questione capitale: «Ma un dono può essere tale se va semplicemente a coprire un bisogno? Non dovrebbe essere una mera eccedenza, un di più totalmente “inutile”?» In effetti nessun bambino esulta se Babbo Natale gli porta un set completo di mutandine, calzini e canottiere: non è il benessere, ma l’insieme di quotidianità e necessità, a rendere certe cose inadatte a essere regali. D’altro canto, nessuno è veramente felice di ricevere in dono un oggetto per il quale istintivamente esclama uno “wow!”, e del quale subito dopo si chiede: «Ma a cosa serve?»

Tutti i doni, però, oscillano incessantemente tra questi due poli, e l’arte di donare consiste nella ricerca di un equilibrio che tenga sempre al centro del mirino il dono di Dio, Gesù: l’unica vera possibilità di un dono è l’essere pienamente corrispondente ai bisogni di chi lo riceve, e contemporaneamente irriducibile ai suoi desideri e alle sue speranze. Mica facile, ma per questo fare doni è così difficile (e così importante): quando chi riceve un nostro dono può dire che “era proprio quello che ci voleva” e che fino a quel momento neanche immaginava “quanto ce ne fosse bisogno”, allora il nostro dono è un’immagine di Cristo, dono di Dio.

Dono bianco e rosso, quello di Dio, come il vestiario del conduttore: per questo motivo una delle confezioni regalo più classiche per le feste natalizie è la carta bianca corredata di nastro rosso. Ogni dono porta sempre con sé e per sé la trepidante possibilità di essere scartato e rifiutato, e difatti al Dono di Dio è capitato anche questo. Il nastro rosso torna su se stesso, al centro del pacco, in forma di croce: anche la settimana del Natale conosce immediatamente l’incrociarsi del rosso sul bianco, con le memorie del Protomartire e dei “Primissimi martiri”, perché i doni che somigliano al Dono non si sottraggono al rosso e al bianco.

Questo è ciò che il consumismo tenderebbe a cancellare, a livellare nell’acquisto massivo e compulsivo di regali scelti senz’amore, ricevuti senza stupore, gettati senza dolore. “Per fortuna” c’è la crisi, allora, che c’impone di ripensare il cuore del Natale in un taglio più umano. “Per fortuna” ci sono i terroristi, allora, i quali puntualmente ci ricordano che quanto più un dono è grande, tanto più rischia di essere rifiutato*. E sulla traccia cruciforme del rosso e del bianco resta la nuda mangiatoia, a ricordare che il vero Dono non si sottrae «agli insulti e agli sputi», e che il sangue degli amici di Gesù, piccoli o grandi che siano, è prezioso davanti a Dio.

 

 

 

*: Fermo restando l’appello alla pace protestato dal Santo Padre ieri:

 

«Cari fratelli e sorelle!

Il Santo Natale suscita in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano morte e nel mondo possano regnare la giustizia e la pace. Ma la nostra terra continua ad essere intrisa di sangue innocente. Ho appreso con profonda tristezza la notizia degli attentati che, anche quest’anno nel Giorno della Nascita di Gesù, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese della Nigeria. Desidero manifestare la mia sincera e affettuosa vicinanza alla comunità cristiana e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo assurdo gesto e invito a pregare il Signore per le numerose vittime. Faccio appello affinché con il concorso delle varie componenti sociali, si ritrovino sicurezza e serenità. In questo momento voglio ripetere ancora una volta con forza: la violenza è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte; il rispetto, la riconciliazione e l’amore sono l’unica via per giungere alla pace».

53 pensieri su “Le rouge et le blanc

  1. Fk

    Ammazza che riflessione complicata… qualcuno me la spiega; che c’entra il barbiere con il Natale? il nastro rosso quello bianco… il conduttore… ma che è? (magari domani però che adesso vado a dormire 😉

  2. Caro Cyrano, quello che hai scritto mi ha fatto venire in mente una nota che avevo scritto su FB lo scorso anno quando ancora on conoscevo molti di voi e così mi permetto di copincollarla qui:
    ———————–
    FENOMENOLOGIA DEL DONO
    Oggi sono andato a portare un vestito in tintoria e siccome c’è una certa confidenza con la signora che la gestisce ho pensato di farle uno scherzo innocente. Ho confezionato il mio clergyman come fosse un regalo di Natale e mi sono presentato con l’aria di Babbo natale che entra dal camino.

    La reazione della signora mi ha davvero sorpreso, era davvero commossa, colta totalmente alla sprovvista era felice come una bimba e le brillavano gli occhi mentre mi chiedeva: “ma devo aspettare la notte di Natale o posso aprirlo subito?”.

    Io a quel punto mi son sentito mancare il terreno sotto i piedi temendo che potesse offendersi (conoscete il detto: mai fare a una donna una promessa se non puoi mantenerla), quando però lo ha aperto la mia tensione si è sciolta nella sua risata cristallina, dopodiché si è sporta sul bancone dandomi un sonoro (e castissimo) bacio.

    Io le ho chiesto se le era piaciuto e lei mi ha dato una grande lezione: mi ha detto che era il regalo più bello, perché al di là del fatto che le avevo portato del lavoro, avevo evidentemente pensato a lei con amore, dedicandole del tempo per confezionare il pacco (era una bella confezione davvero, sembrava uscita da un negozio di alta moda) eccetera.

    Questo mi ha fatto pensare a cosa significa donare.

    In ogni dono in fondo noi mettiamo una parte di noi stessi, anche inconsapevolmente, affidiamo ai nostri doni il compito di rappresentarci agli occhi del destinatario, è come se gli dicessimo: “questo oggetto è il sacramento del mio sentimento per te”. Ecco perché danno tanta tristezza quei doni che dicono solo “guarda quanto ho speso per te”, mentre riscaldano il cuore quelli che dicono “guarda quanto tempo e quanta cura ho impiegato per te.”

    C’è quindi un arte del dare che inizia nella cura della preparazione del dono (l’acquisto, il biglietto, la confezione sono tutti fondamentali capitoli del messaggio “dono”) e prosegue poi nell’arte del gesto stesso, perché ahimé non è affatto vero che “basta l’intenzione”, troppo spesso accade che chi dona e chi riceve percepiscono il gesto in maniera assai diversa, quindi chi dona dovrà preoccuparsi di comunicare il suo messaggio nella maniera giusta, con le giuste parole, i giusti sorrisi, il giusto tempo.

    E l’ansia deve accompagnare il dono. Perché colui che lo riceve dovrebbe gradirlo? E se non lo accetta? Se mi fossi donato inutilmente? Quanto più grande è l’ansia tanto più, una volta accettato, il dono stabilirà una relazione. L’ansia è come il trampolino del dono, più si flette, più alto risulta il salto. Ed a quest’ansia naturalmente si accompagnerà una grande umiltà; paradossalmente è più simile a un mendicante colui che fa un dono che colui che lo riceve, perché ciò che egli si aspetta in contraccambio non è niente di meno di ciò che offre. Solo l’amore è una degna risposta all’amore.

    E così, come c’è un arte del dare c’è un arte del ricevere, il dono è una danza che si danza in due. L’arte del ricevere inizia con lo stupore: non è affatto scontato che chi mi fa un dono voglia donarmi se stesso. Non c’è nulla in me che possa indurlo ad amarmi, niente è più gratuito dell’amore, niente più immeritato (un amore meritato cessa ipso facto di essere amore per diventare mercimonio), quindi il fatto che costui/costei voglia farmi un dono non può che essere per me fonte di uno stupore assoluto ed a questo stupore deve poi seguire una gratitudine vera e profonda.

    L’assenza di gratitudine vanifica il dono, è come se uno dei due ballerini non rispondesse al passo dell’altro, facendolo magari scivolare goffamente, allora si cerca di rimediare con frasi fredde, di circostanza, ma generalmente è tardi, la ferita è troppo grande, colui che si era aperto nel dono si richiude subito ed a quel punto l’occasione è sprecata.

    Cari amici, domani danzerete tutti questa danza nelle vostre famiglie, spero che queste piccole riflessioni possano aiutarvi.

  3. A parte tutto, lo, avete notato? Nessuno guarda più la televisione. Solo poppe, culi, cosce e tanto cattivo gusto, solo programmi melensi, noiosi, volgari, diseducativi, ruffiani, tutta quella pubblicità, profumi e balocchi, biancheria intima, anora cosce culi, eccetra, automobili, vacanze, mari, monti, panettoni, cotechini… Io, dice, si sente, guardo solo il telegiornale, quando lo guardo, io solo la messa del Santo padre, io qualche bel concerto, se ci fosse, di musica classica, io solo le previsioni del tempo, io qualche bel vecchio film, non ci sono più quei bei film di una volta, io le previsioni del tempo, della neve, del mare, gli orari dei treni, le partite di calcio (non ci sono più quelle belle partite di calcio di una volta) io solo il Barcellona, io solo se c’è Totti, io programmi culturali, io la storia, io l’arte, io programmi di scienza, io vo a letto prestino la sera, io preferisco un buon libro, non ci sono più quei buoni libri….

  4. Alessandro

    “Mica facile, ma per questo fare doni è così difficile (e così importante): quando chi riceve un nostro dono può dire che “era proprio quello che ci voleva” e che fino a quel momento neanche immaginava “quanto ce ne fosse bisogno”, allora il nostro dono è un’immagine di Cristo, dono di Dio”: bello, Cyrano!

  5. nonpuoiessereserio

    Ieri su un notiziario rai hanno detto: “E’ stato un Natale triste” (la mia mente velocemente si aspettava il riferimento alla strage in Nigeria) invece la tristezza era spiegata con la diminuzione delle spese per i regali natalizi, per i viaggi e i pranzi fuori. A parte che non capisco come siano in grado il giorno di S.Stefano di avere già questi dati economici, devo dire che la cosa che mi ha reso triste è proprio la banalità della notizia. Devo anche dire che la rai ieri sera mi ha regalato un bellissimo servizio su Medjugorie che mi ha dato molta serenità attraverso le parole di Mirjana, di Nek, di Bocelli, di Chiara Amarante e della sorridente conduzione di Lorena.

  6. Alessandro

    Sulla “necessità” del donare per un sano funzionamento del mercato economico e finanziario ha detto parole originali Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate

    “36 La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di GRATUITA’ e la logica del DONO come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della verità.”

    […]

    “39 Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidarietà nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l’adesione, l’agire gratuito, che sono altra cosa rispetto al “dare per avere”, proprio della logica dello scambio, e al “dare per dovere”, proprio della logica dei comportamenti pubblici, imposti per legge dallo Stato. La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sulla progressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attività economica caratterizzate da quote di GRATUITA’ e di comunione. Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa, creano socialità. Il mercato della gratuità non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti. Eppure sia il mercato sia la politica hanno bisogno di persone aperte al DONO reciproco.”

  7. Buon giorno Ragazzi! Com’è andato il Natale?
    Scusatemi se ieri non ero qui ma sono tornata tardissimo.
    Premetto, da piccola ho sempre avuto il legittimo sospetto che Babbo Natale non esistesse, e da bambina anomala sono diventata quello che qualcuno gentilmente definisce una donna ” strana “.
    Mi sembrava altamente improbabile che qualcuno scendesse dal camino ( che non avevamo ) il 24 Dicembre, e se lo avesse fatto probabilmente avrei pensato hai ladri e chiamato la polizia. Poi non poteva esistere perché se fosse stato vero mi avrebbe portato il cagnolino ( e non di peluche ) che desideravo tanto.
    Era più un gioco di famiglia, hai miei piaceva che ci credessi e io li facevo felici.
    Il momento che mi piaceva di più invece era attendere la mezzanotte per portare Gesù fino al presepe mentre la mia famiglia cantava.
    Ok, lo ammetto Cyrano, la tv l’ho intravista anch’io tre giorni fa e l’ho……….spenta.
    L’ho spenta quando il conduttore ha detto che grazie alla crisi questo sarà un Natale più bello perché tutti potranno realizzare a mano ciò di cui avranno bisogno e che anche i vip danno consigli su come risparmiare ( lo fa anche mia suocera e considerando i viaggi all’estero che si fa è del tutto fuori luogo ).
    Io pensavo ai bambini di tutte le persone che hanno perso il lavoro che conosco, ma anche alle famiglie che non conosco, mi sono alzata e ho spento la tv.
    Vaglielo a spiegare ai loro figli il Natale creativo, a quello non ci credono neanche loro.

  8. angelina

    Francamente ne farei volentieri a meno. Sono qui a dare una sistemata alla casa dopo cena, messadimezzanotte, pranzo, carte dei regali, ‘abbiocco’ postfestivo, etc. Dopo tanti discorsi e brillanti riflessioni sul vero Natale e sul giusto modo di celebrarlo, dopo essermi resa conto che alla fine di tutto celebrare è ricevere, non dare…..Insomma, non datemi notizie come questa. Forse rovinano l’afflato intimistico del nostro Natale, forse ci fanno sentire inadeguati. “Vieni, e consuma in noi tutto ciò che è cagione che non possiamo essere consumati in te.”

    C’è gente che in ossequio al quarto comandamento la notte di Natale è uscita di casa, consapevole del rischio che correva, ed è saltata in aria.

    «Dal 2003 siamo costretti ad anticipare l’orario della preghiera di mezzanotte alle 18 per motivi di sicurezza – afferma il vescovo caldeo di Mossul, Emil Nona, in un’intervista ad Adn Kronos International del 23 dicembre 2011- avevamo previsto anche momenti per i bambini con l’arrivo di Babbo Natale che distribuiva i regali e una festa per le famiglie che forse terremo dopo Capodanno. (…) .. avevamo previsto di tenere le confessioni in tutte le chiese della città, ma con nostra sorpresa abbiamo scoperto che la polizia aveva imposto il coprifuoco e questo ci impedirà di fare quanto previsto».
    L’eccidio di cristiani di quest’anno ha fatto una quarantina di vittime e più di 60 feriti. Negli anni precedenti in Orissa, Egitto, Iraq, … sembra ormai una tradizione consolidata la strage di Natale, forse perché si assicura maggior copertura mediatica. In effetti, i morti ci sono durante tutto l’anno, in Nigeria sarebbero 504 solo nel 2011 , non se ne parla granché.

    Il nostro Benedetto XVI ha detto ieri ‘La nostra terra continua ad essere intrisa di sangue innocente‘: espressione bellissima, perché non si sofferma in distinzioni come noi-loro, occidente-restodelmondo, terroristi-benpensanti, vicini-lontani. Nessun dualismo, un unico luogo: la nostra terra, la casa in cui abitiamo, il posto degli uomini che Egli ama. La terra, eredità promessa ai miti.

    Abita la terra e vivi con fede.

  9. Denise Cecilia S.

    «Voglia scusarmi, signora, ma in che cosa i regali sarebbero estranei a questo famoso “spirito del Natale”? I regali sono invece il cuore legittimo delle feste natalizie, e costituiscono, diciamo così, il tessuto sano in cui un cancro attecchisce: non si può pretendere di combattere il consumismo abolendo i regali».

    Ecco, meno male che l’hai detto.

    1. Alessandro

      il messaggio sotteso a ogni donazione (a ogni “fare un regalo”) è – mi pare – suppergiù: “tu sei importante per me e quindi sono contento di darti gratuitamente qualcosa che ti possa beneficare, e così manifesto concretamente questo tuo essere importante per me”. Questo messaggio sotteso mi pare che – mutatis mutandis – sia natalizio: Gesù è il donatore che fa dono di sé stesso perché stima il donatario importante abbastanza da essere destinatario di cotanto dono.
      Il “consumismo” va contrastato, ma il messaggio-movente sotteso (più o meno avvertito) al far regali non va sciupato.

      1. Denise Cecilia S.

        Esatto.
        Non un regalo di meno, nè uno di troppo.
        Un regalo di meno sciupa il valore di chi lo riceve, uno di troppo sciupa il valore del regalo in sè.

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  11. vale

    stavo giusto riguardandomi-ne avrò visitati una ventina- siti,oltre ai libri che s’impilano in casa mia,l’ultimo di Ravasi(ho come il sospetto che mia mamma ,se non gli dò nipoti, mi voglia prete…)su S. Nicola dal quale deriva , fatto salvo l’origine del dono gratuito di Dio per la salvezza a coloro che vogliono riconoscerlo, la mania di santa claus( Sanctus Nicolaus o Nicolò,per crasi , santa claus.volutamente minuscolo,quest’ultimo oramai paganeggiante termine).
    gli è che,nella tradizione,fece il regalo al babbo delle tre destinate alla prostituzione-sempre dal babbo pagano- per evitar loro una tal fine.
    pertanto ,il regalo è si dono gratutito. ma ha da essere anche “edificante”. E noto che fu “edificante”non solo in senso morale o etico. ma in senso pratico: evitò-si presume-una triste fine a tre ragazze. poi ci si può permettere anche il regalo totalmente inutile,seppur esteticamente gradevole e perfino desiderato,oggi.
    ma l’inizio non fu così.
    neppure quello di Gesù.anche se lì per lì lo capirono in pochi.Poiché la salvezza dell’anima e ressurrezione del corpo,santificato dall’incarnazione-ospite dello spirito-vivificato dal “ruah”, il soffio vitale,è il senso dell’annuncio Cristiano.
    E cos’è di più reale -concretamente reale- del passare la “morte secunda”di S.Francesco-indenni?(o cmq con le ferite “consolate”?)
    sulla tv,l’articolo di Cyrano , mi fa venire in mente la macchina finale del dottor goebbels(aridaje le dieresi) nelle” sturmtruppen” di Bonvi( chi ha meno di 30anni potrebbe non capire…).stesso effetto!
    sulla citazione finale,temo che il Papa faccia quel che si può per salvare le genti Cristiane dell’Africa e del mondo.ma non credo affatto che simili appelli avranno un qualche effetto( e basta andare a vedere il nordafrica ed il medio oriente degli ultimi dieci anni.i Cristiani sono sul punto di scomparire: tipico esempio Betlemme che aveva una popolazione cristiana all’80% negli anni ’50 ed oggi è al 15%.sotto controllo palestinese-cioè musulmano.)
    Siccome me ne son scordato-o l’avevo fatto troppo in anticipo- spero abbiate tutti trascorso un felice Santo Natale.Che l’anno veniente sia colmo di benedizioni.
    vale

  12. Alessandro

    Il dono accompagna una festa e dovrebbe portare gioia, ma non sempre è così. Ci sono feste con molti doni e poca o punta gioia. Come dice Benedetto XVI: “Parte integrante della festa è la gioia, [ma] la festa si può organizzare, la gioia no” (Benedetto XVI, 22 dicembre 2008, discorso alla Curia per gli auguri natalizi).

    Perché il dono infonda gioia è necessario che esso sia capace di infonderla e che il donatario abbia apertura d’animo e disposizione all’accoglienza per ricevere la gioia che il dono reca con sé. Per essere allietati dalla gioia del dono è necessario quindi essere uomini “addestrati” a gioire. E il cristiano è (deve essere: anche questa è faccenda in cui non è estranea la quotidiana fatica della conversione) uomo addestrato a gioire, perché si lascia abitare dello Spirito, Che dona la gioia. Come afferma il Papa nel discorso già citato, “Lo Spirito Santo ci dona la gioia. Ed Egli è la gioia. La gioia è il dono nel quale tutti gli altri doni sono riassunti. Essa è l’espressione della felicità, dell’essere in armonia con se stessi, ciò che può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione”.

    Non ci s’improvvisa quindi uomini di gioia. Nemmeno a Natale. Occorre farsi penetrare dallo Spirito. Si può dire insomma che il dono della festa di Natale dà quella gioia intensa e subitanea che è propria dello stupore natalizio, ma che quella gioia non la si prova in profondità e in pieno se non ci è lasciati guidare dallo Spirito nel predisporsi ad attenderla, a riconoscerla, ad accoglierla, a gustarne.

  13. Non sono d’accordo. Il dono non necessariamente deve essere una cosa in più. deve essere una cosa gradita, pensata. Ho apprezzato di più quest’anno il portafoglio che mi ha regalato mia figlia al posto di quello logoro e vecchio di almeno un decennio che tanti ninnoli ben impacchettati e decisamente costosi e inutili.
    Ma comunque li ho accettati tutti con gioia, piccoli e grandi costosi e non perchè erano tutti regali fatti con amore. Venivano da persone che avevano pensato a me.

  14. “Devozione del Natale. —Non sorrido nel vederti comporre le montagne di sughero del presepio e collocare le ingenue figure di creta intorno alla grotta. —Non mi sei mai apparso tanto uomo come in questo momento, in cui sembri un bambino.” (cit.)

  15. Alessandro

    Per Natale il Papa porta regali ai bambini malati, ricoverati in ospedale

    “Grazie a voi bambini che mi avete accolto: voglio dirvi che vi voglio bene e che vi sono vicino con la mia preghiera e il mio affetto, anche per darvi forza nell’affrontare la malattia. Vorrei ringraziare poi i vostri genitori, i parenti, i Dirigenti e tutto il personale del Policlinico, che con competenza e carità si prendono cura della sofferenza umana; in particolare vorrei ringraziare l’équipe di questo reparto di Pediatria e del Centro per la cura dei bambini con spina bifida. Benedico le persone, l’impegno e questi ambienti in cui si esercita in modo concreto l’amore verso i più piccoli e i più bisognosi.

    Cari bambini e ragazzi, ho voluto venire a trovarvi anche per fare un po’ come i Magi, come avete fatto voi i Magi portarono a Gesù dei doni – oro, incenso e mirra – per manifestargli adorazione e affetto.

    Oggi vi ho portato anch’io qualche regalo, proprio perché sentiate, attraverso un piccolo segno, la simpatia, la vicinanza, l’affetto del Papa. Ma vorrei che tutti, adulti e bambini, in questo tempo di Natale, ricordassimo che il più grande regalo l’ha fatto Dio a ciascuno di noi.

    Guardiamo nella grotta di Betlemme, nel presepe, chi vediamo? Chi incontriamo? C’è Maria, c’è Giuseppe, ma soprattutto c’è un bambino, piccolo, bisognoso di attenzione, di cure, di amore: quel bambino è Gesù, quel bambino è Dio stesso che ha voluto venire sulla terra per mostrarci quanto ci vuole bene, è Dio che si è fatto come voi bambino per dirvi che vi è sempre accanto e per dire a ciascuno di noi che ogni bambino porta il suo volto.

    Grazie ancora a tutti! Il Papa vi vuole bene!”

    (Benedetto XVI ai bambini ricoverati nel Policlinico “Gemelli”, 5 gennaio 2011)

  16. Ragazzi, in questi giorni ho pochissimo tempo per leggere e commentare, ormai avrete capito che le “vacanze” dei miei figli significano doppio lavoro per me. Volevo solo dire che il post di Cyrano mi è piaciuto assai, specie questa frase “I regali sono invece il cuore legittimo delle feste natalizie, e costituiscono, diciamo così, il tessuto sano in cui un cancro attecchisce: non si può pretendere di combattere il consumismo abolendo i regali”.
    Sulle recite a scuola è meglio stendere un pietoso velo… lo ha capito anche mio figlio Riccardo, 3 anni, che mimava col labiale le canzoncine e le poesiole, giusto per far vedere alla maestra, ma si rifiutava di farsi uscire dalla gola quei versi vuoti….

    1. Fk

      Sinceramente mi chiedo se c’è qualcosa che ti va bene… la Chiesa no (o meglio solo quella di un certo livello), il vice-parroco no (il parroco?), le librerie cattoliche no (a parte quelle che vendono libri di un certo livello, chiaro!) i frati no (i monaci?), la recita a scuola… ma scherziamo!?!
      Un po’ spocchiosetta la ragazza!

      1. paulbratter

        perchè per te è un problema personale quello che piace o non piace alla “ragazza”?

        PS giuly non è una ragazza, ne una ragazzina ne una ragazzetta, è un madre di famiglia e credo meriti più rispetto.

          1. Denise Cecilia S.

            Io non mi sono permessa, dato che non so chi sia Fk ed a chi si riferisse esattamente. Ma ho pensato la stessa cosa… concludendo con un bel “bah!”.

        1. Fefral

          Paul quando fk se la prese con me non mi hai difesa allo stesso modo 😦
          Fk, lo “spocchiosetta” potevi risparmiartelo, ragazza invece è un complimento 🙂

        2. Fk

          Paul circa il rispetto non mi sembra che tu possa sederti in cattedra per insegnare qualcosa… mi rendo conto che giuly è tra le “intoccabili”… tuttavia, scorporando la parte in cui manco di rispetto, per la quale faccio ammenda, volevo solo esprimere un opinione riguardo al modo, non troppo raro in realtà, di “giudicare” i fatti… mi sembra solo strano che da parte di alcune persone “perbene” ci sia sempre la considerazione di qualcosa che non va. Il mondo visto dall’alto in basso non mi sembra esattamente lo stile da sottomessa che la “padrona di casa” predica, né per le femmine né per i maschi (me compreso)… tutto qui! Poi riguardo la mia stronzaggine… beh, come dice Alvise, io lo nacqui… spero riusciate a sopportarmi lo stesso…

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