Sottomissione alla riscossa

 

Allora chiariamo subito una cosa. Ognuno deve fare la sua parte. C’è chi predica e chi razzola. Io mi candido per la parte della predicatrice, che razzolare bene è troppo faticoso.

Dopo l’uscita del libro ho ricevuto qualche bella dose di critiche. Quelle a me come persona – essendo io una mediocre razzolatrice, appunto – sono probabilmente tutte giuste, e anzi ce ne sarebbero molte altre da fare (ma certo non sarò io la delatrice, perché mi sto simpatica). continua a leggere

L’autografo di Abramo

La piattaforma satellitare di casa nostra offre un bouquet di multicanalità integrata.

Il canale sportivo propone partite di calciocorridoio di durata biblica (il triplice fischio finale arriva quando la mia palletta per i Pilates regolarmente sottrattami colpisce il lampadario), sfide a due di muro altalena (quale gemella andando in altalena riesce a sfiorare il muro coi piedi), e anche rischiosi match di palla monopattino (colpire alla testa il fratello che passa in monopattino cercando di prenderlo, possibilmente senza accopparlo).

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Oppure siamo liberi

 

La domanda non è da quattro soldi. Forse è la domanda dell’uomo moderno. Visto che sono libero, come devo vivere? Come devo o posso usare la mia libertà?

Una domanda a cui è difficile rispondere senza punti di riferimento esterni, quando l’orizzonte è basso come i soffitti delle chiese moderne, quando non si alza più lo sguardo verso le altissime volte di cattedrali che già da sole ispirano un senso religioso, perché da lì dentro sei certo che sei un nano e devi per forza aggrapparti a qualcosa che almeno ti faccia arrivare al finestrino. Non capirai tutto, da quei frammenti di immagini che riesci a rubare saltando su fino al vetro, ma almeno ti fai un’idea.

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La storia dell’orsetto

Nessuno è perfetto. Neanche mio marito. Non mi riferisco a piccoli difetti, quali l’incapacità di sostenere conversazioni davvero avvincenti (la cellulite di Kate Moss è o no un segno della giustizia divina?), o di cogliere a prima vista quale sia la vera notizia (non voglio sapere se il Barcellona abbia vinto o perso, ma se Pep Guardiola sia sposato o no).

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Buone notizie

 

Personalmente ho tanti motivi per gioire. Oltre a quelli standard – ho due braccia e due gambe, nessuna malattia mortale diagnosticata ai miei cari, a parte quella che abbiamo tutti dalla nascita, e tutte le altre cose, tipo un tetto sulla testa, un lavoro e via dicendo – c’è stata una buona notizia da un ospedale pediatrico, e anche la via crucis dove, avendo dato appuntamento ai lettori del blog sono riuscita a incontrarne uno nella folla. Uno solo ma che uno! continua a leggere

Non si può vivere solo un po’

Nel giorno della via crucis, giorno in cui è bene non dire parole che non servono, vorrei solo condividere brevemente con voi un pensiero che mi ha regalato il confessore, ieri. La via della croce. Ogni volta che gli chiedo un consiglio mi invita a prendere quella. Qualsiasi dubbio, qualsiasi lamentela. Chi passa per la via della croce non sbaglia mai strada, da qualunque parte sia diretto. Davanti a noi, dice il mio confessore, e per dire la verità lo diceva anche la Didachè, il primo catechismo apostolico, ci sono due vie e solo due: una porta alla vita, una alla morte. Non si può vivere solo un po’, vuol dire che si sta morendo.

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Ben, Dio e i piedi

“Allora, ragazzi, cosa avete imparato a scuola oggi?” – chiedo facendo sedere i figli a tavola per la cena, entrando rapidamente in modalità madre didattica, con il migliore piglio energico e ottimista che riesco a indossare. In realtà sto più che altro cercando, goffamente, di  intavolare una conversazione con i miei quattro giovani commensali, soprattutto per distoglierli dalla sconfortante visione dei bastoncini findus (pessima scelta di argomento, capisco subito, li potrei distrarre parlando di Thor, di gelati, non certo di scuola)

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Il papa che non prega

Siccome la settimana è santa, ma io no, lo dico: Nanni Moretti mi annoia mortalmente ormai da molti film. E questo probabilmente depone un’ombra di scarsa nobiltà sulla mia decisione, che è la seguente.

Ascolterò il mio istinto, nonché autorevoli consigli come quello della Cei (e di Camillo Langone) e non andrò a vedere il suo film, investendo le oltre tre ore di tempo in qualcosa di più proficuo (pettinare le Barbie), per non parlare dei soldi per la baby sitter (mollette per Barbie, direi).  Noi cattolici il Papa ce l’abbiamo già, e ha un cervello grosso così; non abbiamo nessun bisogno di andare a vedere Habemus Papam.

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L’uomo vecchio in attesa del verde

Ci sono momenti in cui la mia nobile saggezza, il mio solenne equilibrio, la mia serafica accettazione degli eventi vacillano. E non perché sto gestendo una crisi in Medio Oriente, con i missili iraniani e israeliani che dipendono da una mia decisione. Non mi capita perché una cordata lancia un’opa ostile contro le società di famiglia, o perché mi è sfuggita di un soffio quella nomina a direttore del Corriere della Sera. Bastano eventi leggermente meno epocali, come un camion che fa i lavori in mezzo alla strada davanti a via della Conciliazione (e se non fosse per Wojtyla direi che non se ne può più delle code sul Lungotevere), perché mancano diciassette minuti e dodici al suono della campanella per un figlio piuttosto permaloso, mentre ti chiedi cosa avresti potuto eliminare (effettivamente quella tappa in bagno poteva essere evitata) con il catechismo a cui bisogna portare di corsa un figlio e poi l’altro. continua a leggere

Porca Svizzera, mi hanno presa!

 

La notizia è del tutto inspiegabile. Non ci sono motivazioni plausibili, logiche. Devo vederci chiaro.

Dunque. E’ successo questo. Mia sorella una settimana fa al bar bevendo il cappuccino sfoglia il Messaggero e legge una notizia che può interessare me, che in teoria sarei una giornalista, e dovrei stare sulla notizia, e avere una panorama serio, organico ed equilibrato di tutto ciò che succede intorno a me, non scoprire ogni volta per sbaglio che è scoppiata una guerra.

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Proposta indecente

Poiché è da quando sto a Roma che cerco vanamente di convincere qualcuno (a parte quella volta che è venuta Roberta).

Anche se è disdicevole dare appuntamenti a sconosciuti via Internet.

Visto che ci ho provato con mio figlio, il grande, che mi ha risposto: “Peccato. Proprio venerdì che avrò mal di testa…”

Dal momento che rischio ogni anno di addormentarmi stanca e infreddolita verso la decima stazione, e mi piacerebbe almeno poter dormire accasciata vicino a qualcuno che conosco, e non sullo zaino di una suora che pure è così misericordiosa da far finta di niente.

Poiché il luogo è storico, e il simbolo ha un valore, e quella è la preghiera più potente, e a dirla è Cristo in terra, e quello in cielo ha bisogno di compagnia, insomma…

Vorrei farvi una proposta indecente.

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Grazie a Dio non sono adolescente

 

Da adolescenti essere maschi e femmine significa vivere non su due pianeti, come da adulti, ma su due universi mai in nessun momento collidenti. Ne ho avuta l’ennesima conferma vedendo ieri in anteprima europea il film Il diario di una schiappa, tratto dall’omonimo libro di Jeff Kinney. Anzi dal primo dei quattro (più due) volumi che in casa mia si leggono, si rileggono e si venerano con devozione religiosa. Il signor Kinney fra parentesi ha venduto una quarantina di milioni di copie con i suoi esilaranti volumi (ma nonostante sia miliardario si è tenuto la mia penna da tre euro, ieri mattina, adesso che ci penso), mantenendo la sua aria da bambinone, quella che caratterizza quasi tutti gli americani che conosco.

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Dove va la mamma tigre?

 

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?” E’ questo il commento che mi è salito alle labbra, leggendo “Il ruggito della mamma tigre”, il libro con cui una docente cinese di Harvard, Amy Chua, sta facendo discutere mezzo mondo.

La citazione di Totò non è probabilmente la più colta che avrei potuto reperire nella mia memoria: Aristotele, Seneca hanno detto sicuramente parole più perentorie sul senso dell’educazione, ma tant’è, ognuno ha i riferimenti culturali che si merita.

Quello che manca nel progetto educativo di mamma tigre è questo, il senso, la direzione, il dove dobbiamo andare. She goes nowhere fast: la signora non va da nessuna parte, ma ci va veloce.

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Meglio orsi

Le donne sole sono più felici delle sposate.

Lo sostiene Anna Maria Bernardini de Pace, avvocato matrimonialista, sul Giornale, e un amico di fb, di blog e speriamo presto di persona, mi chiede un’opinione.

Non mi lascerò certo sfuggire l’occasione, porca Svizzera, di dire la mia, per una volta che è richiesta.

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Quando comincio col mambo

Fedele alla linea del maiale – non si butta niente – ho deciso di rispondere con un post alle osservazioni che mi ha mandato per e-mail una persona. La persona mi è molto cara e la ritengo intelligente, per cui vale la pena un piccolo sforzo di spiegazione. Le critiche sono più o meno di questo tenore:

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Il triangolo no

La fedeltà è superata. Bisogna ridefinire nuove regole.

Era questo più o meno il senso della risposta data dalla Aspesi a una lettrice in crisi matrimoniale nell’ultima puntata della Posta del cuore, mia settimanale lettura culto sul Venerdì di Repubblica.

Dopo che ho smesso di lacrimare dalle risate – anche il grottesco può essere esilarante – mi chiedo: che regole vuoi definire se togli la fedeltà? “Caro, sappi che da oggi vado a letto con altri uomini il martedì e il venerdì. Gli altri giorni no, perché io sono una donna onesta. Il venerdì me ne serve uno esperto di cinema iraniano. continua a leggere

Maschi e femmine. E il pollo.

Gentile Buitoni spa, con la presente mi candido al premio Casalinga Mentecatta 2011. L’anno non è finito ma non credo troverete di meglio. Voi infatti avete inventato il prodigioso Saccoccio nel quale chiudere del pollo e risolvere brillantemente il problema della cena anche se si ha poco tempo. Non immaginavate che ci fosse una donna tanto negata in cucina da bruciare e rendere inservibile il sacchetto solo infilandolo in forno. Beh, quella donna sono io.

In attesa di vostri riscontri invio cordiali saluti.

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Indignazione a orologeria

In quanto esemplare umano di sesso femminile, per di più con l’aggravante di essere giornalista, sono in grado di emettere pareri, il più delle volte non richiesti, pressoché su qualsiasi argomento. Lo so, conosco me stessa e le mie simili, siamo fatte così.

Non ho avuto più dubbi sulla natura delle donne quando ho generato anche due esemplari della mia stessa specie (oltre a due dell’altra, quella maschile): due esserini che appena in grado di tenersi in piedi si sono messe a rilasciare consigli, con la stessa frequenza con cui i loro fratelli facevano opportune domande.

La notizia che domani a Milano apre lil Mi-Sex, la fiera della pornografia però mi lascia del tutto sguarnita di pareri.

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