Vuoi guarire?

 

Ho avuto anche io il mio momento di gloria a sedici anni, esteticamente parlando, come tutte. E’ vero, in seguito una raffina le arti della seduzione, del confezionamento (come trucco e parrucco; vogliamo parlare di certe mie acconciature negli anni ’80?), dell’abbigliarsi in modo presentabile (questa è una minaccia per mia sorella: se parli con qualcuno del mio vestito rosso per i 18 anni e delle sue inenarrabili spalline dirò alla mamma che ti ho vista fumare). Dopo si diventa anche un po’ ragionevoli, probabilmente meno squinternate e forse persino un po’ meno egoiste. Ma mai e poi mai si raggiungerà il pieno fulgore della fine dell’adolescenza.

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Fermate le rotative!

Negli anni in cui i figli sono piccoli, si può anche non morire se si è costrette a lavorare. Ma bisogna avere qualche cautela.

Negli altri campi lavorativi non so come se la cava una madre, ma se si tratta di una giornalista, ecco la condotta da seguire in caso di emergenza.

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Io sono emozione

Una lettrice del blog mi ha segnalato la recensione di Repubblica al libro Io sono emozione, e siccome avevo appena fatto una meravigliosa corsa sotto il sole tra le catacombe dell’Appia antica ho pensato che potevo anche ammorbarmi un po’ con l’articolo (tanto per tenere basso l’umore ed evitare l’invidia degli dei). Di Eve Ensler ho dovuto per motivi lavorativi leggiucchiare I monologhi della vagina, per tradurre e montare un’intervista fatta da una collega, ma credo di avere prontamente rimosso fino all’ultima sillaba del suo credo,

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Al posto del post

Costanza si “riposerà” il fine settimana.

Vi proponiamo questa divertente recensione del libro,  che uscirà sul mensile di opinione  L’ago e il Filo

Un epistolario. Già il genere non è più molto in voga. Quando poi a scrivere ad amici e figli vari è la mamma di quattro pargoli, con un lavoro impegnativo (è giornalista al Tg3 dopo aver sfangato il corso della scuola di giornalismo Rai di Perugia e aver atteso una decina d’anni l’assunzione con una miriade di contratti a termine), una casa da mandare avanti e un marito (qualche volta) da accudire, c’è già del miracoloso.

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Amore al metro cubo

Sgomenta per il livello dei miei lettori, a giudicare dai commenti e dall’elevazione del dibattito che segue ai miei post, ieri cercavo affannosamente un’ispirazione decente. Poiché le mie bambine si erano addormentate, e senza che facessi uso di sostanze illegali – ammesso che un ciuccio concesso di nascosto dal padre possa superare i controlli antidoping – mentre i maschi si stavano allegramente randellando con un amichetto in giardino, la mia presenza in casa era del tutto superflua (all’ora della tata). Così mi sono concessa il raro privilegio

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