Amore al metro cubo

Sgomenta per il livello dei miei lettori, a giudicare dai commenti e dall’elevazione del dibattito che segue ai miei post, ieri cercavo affannosamente un’ispirazione decente. Poiché le mie bambine si erano addormentate, e senza che facessi uso di sostanze illegali – ammesso che un ciuccio concesso di nascosto dal padre possa superare i controlli antidoping – mentre i maschi si stavano allegramente randellando con un amichetto in giardino, la mia presenza in casa era del tutto superflua (all’ora della tata). Così mi sono concessa il raro privilegio

di una corsetta all’aperto, invece che sul tapis roulant di notte, perché di solito non c’è modo migliore di pensare, per me.

Purtroppo la mia mente vagando libera non riusciva a produrre pensieri di tenore diverso da questo: quel bastardo mi ha superato; che puzza; perché Billy Bragg è così tanto inglese e io non capisco una parola delle sue canzoni in cockney?

Insomma, niente che possa reggere discorsi metafisici.

Tornerei quindi sul tema di ieri, sulla legge che si compirà fin nei particolari. Il mio messale proponeva una chiave di lettura alla quale non avevo mai pensato. Chi ama fa tutto quello che può per compiacere l’amato, per dargli il meglio. Se amiamo Dio cercheremo di osservare la sua legge fin nei più piccoli segnetti.

Sto fresca. Io personalmente sono ben lontana da quel tipo di amore a Dio.

E la cosa incredibile, è che a ben pensarci sono lontana anche dall’amare così anche le persone che dico e credo di amare di più.

Altro che iota e segnetti, io amo come mangio, cioè a metri cubi. Per me quello che conta è la quantità. Il mio amore è distratto e poco attento ai particolari.

Una volta ci invitò a cena una nuova amica, una gran signora che elegantemente mi chiese indicazioni sul menù. “C’è qualcosa che non piace a tuo marito?” Non ne avevo la più pallida idea. L’unica cosa che mi venne in mente fu il sedano. Ci ho messo dieci anni a memorizzare che questo signore che ho accanto tutti i giorni e tutte le notti odia il burro e la panna (con la quale ovviamente la buonissima pasta era condita).

Mi dimentico i gusti dei miei figli, le loro preferenze, sono una pessima compratrice di regali: non ci prendo mai. Sono distratta e maldestra, chissà quante volte avrò ferito sensibilità, urtato, offeso senza neanche accorgermene. Per quanto riguarda le gaffes, poi, ho una specie di radar: se un fidanzato vi ha appena lasciato io vi chiederò immediatamente notizie di lui, del parente morto da poco, dell’esame andato male.

Mio marito, invece, che ha un campo di relazioni leggermente più ristretto del mio – riceve sms solo dal touring club – si ricorda particolari strabilianti di tutti noi della famiglia, e degli amici che penetrano la sua breccia.

Amare senza egoismo è molto difficile. Non parlo dei poveri, degli immigrati di Lampedusa, di chi ci appare “brutto, sporco e cattivo”. Parlo di chi ci sta a cuore. Amare il marito, la moglie, i genitori, e persino i figli, carne della nostra carne, come loro vogliono o necessitano di essere amati, e non come noi vogliamo, è una impresa, che richiede esercizio, impegno, finezza, dedizione. Uno sforzo continuo.

In realtà il cuore dell’uomo non è capace di bene, da solo: “senza di me non potete far nulla”.

C’è la fragilità, il tradimento, ma c’è anche il limite della nostra piccola statura, l’egoismo, l’incapacità di capire, di parlare il linguaggio dell’altro, di rispettare la sua libertà, i suoi ritmi, i suoi tempi.

Con i figli poi, io lo so che dovrei accompagnarli verso la vita, fornire le ali, spingerli un giorno fuori dal nido. Ma è troppo difficile. Io non voglio neanche sentirle dire queste cose, né pensarci, tanto la cosa non mi riguarda: staranno tutti a casa con me fino alla quarantina.

19 pensieri su “Amore al metro cubo

  1. Ciao Costy, ciao a tutti!!
    Mi sa che l’elevatezza degli interventi sul blog non si riferisce propriamente a me che, confronto agli altri, sono decisamente più ordinaria…alla sera , quando leggo gli ultimi interventi, me ne vado a nanna che mi sento piccola piccola…però continuo imperterrita a scrivere, qualcuno mi ascolterà, qualcuno farò sorridere.
    Dunque, oggi volevo dire a Co e a tutti che però quei regali sbagliati, quell’essere maldestri sono una presenza così cifrata, così nostra!!! Ma perchè ci dobbiamo spiattificare e compiacere i nostri amati fino a scomparire? Perchè non scoprire dopo anni che al marito non è mai piaciuta la panna?
    Non è mica una lotta a chi ne sa più dell’altro, a chi si fa più contento!!
    E’ a colpi di superamento di prove che si va avanti : e se i nostri amati restano nonostante i regali non azzeccati e i piatti fallati un motivo ce l’avranno!
    Una volta ho cambiato un paio di orecchini (orribili!) di mio marito con un anello colorato che porto continuamente. C’è da dire, a onor del vero, che Massimo da quella volta, offesissimo, non mi ha più regalato niente ma, in questi tempi di ristrettezze economiche, mica guasta…
    Ieri gli ho fatto un pensiero per il nostro anniversario di matrimonio che sarà la settimana prossima: la scelta era ampia…i-pad, belle camicie, si è perso un mio braccialetto tempo fa, dovrei riprenderglielo, era tanto dispiaciuto…ma il mio portafoglio piange e quindi ho optato, senza esitare, su “La questione morale” un libro della De Monticelli…che botta eh? Vi assicuro : anche molto afrodisiaco, molto da notte di sogno…accanto però ho preso un minuscolo bigliettino con due passerotti addormentati nel loro lettuccio vicini vicini…ebbene c’è molto più amore in quel quadratino che in qualsiasi I-Pad…E sono sicura che se ne accorgerà, che gli arriverà!
    Altro esempio, e veniamo ai figli : a mio figlio grande piace la play station e quella d’autore, violenta e diseducativa; insieme adora Chopin. Ma cosa dovrei regalargli io? Perchè non posso scegliere, rinforzare, indicare? E’ anche vero che il bellissimo cofanetto di Chopin è lì che prende la polvere mentre lui continua a comprarsi con la sua misera paghetta, riviste splatter di efferati giochi play. E’ andata meglio alla nonna che gli ha regalato la raccolta delle 50 opere liriche più famose perchè queste gli servono per i compiti..perchè lui questi compiti fa, ascoltare lirica e fare relazioni, e si lamenta..e sì che io avevo filosofia e versioni!
    Però lasciare Chopin e cercare lo splatter è una sua scelta e non la mia: io gli dò un’altra opzione, poi vede lui..un giorno, forse e spero, sarà totalmente pronto o, comunque, più consapevole.
    Se gli regalassi solo play non solo gli permetterei di frullarsi i neuroni, ma soprattutto limiterei i suoi orizzonti ; invece così li allarghiamo, o almeno ci proviamo. Nella prima ipotesi, però, lo accontenterei ..ma è questo il mio ruolo? Quello di compiacerlo fino all’appiattimento di entrambi? Fino alla confusione dei ruoli? O sono io (sigh) ad essere più grande di lui e a sapere qualcosina di più?
    Qualcuno ieri scriveva che i figli crescono bene nonostante i genitori: vero, verissimo..ma ridursi all’assistenza mi sembra un po’ poco.
    Accontentare porta a dipendere.
    Stimolare e “pretendere” aiuta a mettersi in gioco, seppur difficilissimo e faticoso. E a rendersi indipendenti. E solo se se ne andranno potranno portarci e tenerci nel cuore, elaborare e sintetizzare il nostro senso e il nostro contributo.
    Io sogno i miei figli grandi e lontani, a fare robe interessanti, mentre io mi godo il marito in crociera.
    Se restiamo tutti a casa, secondo me, ci staremo non nel cuore ma sulle scatole.

    E poi volete mettere che i nostri amati ci possano dire : “Questo me lo potevi regalare solo tu!”
    Non è amare con egoismo, è amare a modo mio, quel modo che ha fatto sì che qualcuno scegliesse proprio me

    🙂 a tutti

  2. Dimenticavo una cosa : l’altra sera Max e Valerio hanno guardato il servizio di Guido sul Giappone da Internet; successivamente hanno visto dei video sullo Tsunami.
    Il commento del figlio è stato : più forte dello Tsunami , c’è solo mamma!
    Lo so lo so, un motivo ci sarà… 😦
    Ieri, due colleghi di Consultorio, si sono stupiti che io soffra di ipotiroidismo, perchè è il disturbo iper a rendere vivaci ed iper attivi.
    L’ho preso come un complimento 🙂

  3. Alberto Conti

    Innanzitutto i miei complimenti perché riesci ancora ad andare a correre: io che ero uno “Zero Rendimento” di prima categoria, quando ho perso lo stimolo dell’agonismo, ho abbandonato totalmente l’attività sportiva (fare il pendolare non aiutava un granchè) ed anche adesso che riesco ad andare 2 volte alla settimana una mezz’oretta in piscina sono costante SOLO grazie al mio amico, e collega, Alessio (un lampante esempio di “Avrei Dovuto Cominciare Prima” unito a “Talento Naturale”). Però una volta in acqua anche a me lo spirito agonistico ritorna prepotentemente.
    In merito all’amore mi veniva in mente la risposta di un santo missionario (non mi ricordo il nome ma alla messa, domenicale, sono meno attento di Costanza) ai ragazzi che non andavano più a catechismo perchè “è bello quello che dici ma amare i nemici è troppo difficile”, e lui: “Amare i nemici non è difficile, è IMPOSSIBILE”.
    Mi si potrà obiettare che i nostri familiari non sono i Nemici, ma siamo sicuri che sia più difficile perdonare uno sgarro a qualcuno da cui non ci aspettiamo nulla (e la cosa ha un nonsochè di eroico che ti fa anche compiacere) rispetto a sopportare quotidianamente i soliti difetti di chi ci sta accanto (i figli che non si muovono al mattino a vestirsi, la moglie che ti chiede una cosa un secondo dopo che ti sei seduto sul divano, il bambino che si sveglia 2 ore prima del solito quando la mamma è uscita e tu dovevi finire assolutamente un lavoro …)? Se così fosse gli omicidi sarebbero più dei divorzi.
    Del resto lo sapevano anche gli apostoli quando si scandalizzarono di fronte a Gesù che li ammoniva così:
    “Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
    Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.” (Mt 19,9-11)

  4. Paola G.

    Benvenuta tra i comuni mortali,cara Costanza!!!!
    Comunque giusto perchè il buon Dio è grande ti girerei una omelia di Giovanni Paolo II sullo Shemà israel(vedi vangelo di oggi)…molto bella e pertinente.

    Giovanni Paolo II, Omelia sullo Shemà Israel

    VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN LUCA EVANGELISTA A VIA PRENESTINA

    Dall’ OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II 4 novembre 1979

    Cristo dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui…” (Gv 14,23). Nel centro stesso dell’insegnamento di Cristo si trova il grande comandamento dell’amore. Questo comandamento è stato iscritto già nella tradizione dell’Antico Testamento, come lo testimonia la prima lettura d’oggi, desunta dal libro del Deuteronomio.

    Quando il Signore Gesù risponde alla domanda di uno degli scribi, risale a questa stesura della Legge divina, rivelata nell’Antica alleanza: “Qual è il primo di tutti i comandamenti!”. “Il primo è… amerai… il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. “E il secondo è questo. Amerai il prossimo tuo come te stesso”. “Non c’è altro comandamento più importante di questi” (Mc 12,29-31).

    3. Quell’interlocutore, che è stato rievocato da San Marco, ha accettato con riflessione la risposta di Cristo. L’ha accettata con profonda approvazione. Occorre che anche noi, oggi, riflettiamo brevemente su questo “più grande comandamento”, per poterlo accettare di nuovo con piena approvazione e con profonda convinzione. Prima di tutto, Cristo diffonde il primato dell’amore nella vita e nella vocazione dell’uomo. La più grande vocazione dell’uomo è la chiamata all’amore. L’amore dà pure il significato definitivo alla vita umana. Esso è la condizione essenziale della dignità dell’uomo, la prova della nobiltà della sua anima. San Paolo dirà che esso è “il vincolo della perfezione” (Col 3,14). È la cosa più grande nella vita dell’uomo, perché il vero amore porta in sé la dimensione dell’eternità. È immortale: “la carità non avrà mai fine” leggiamo nella prima lettera ai Corinzi (1Cor 13,8). L’uomo muore per quanto riguarda il corpo, perché tale è il destino di ognuno sulla terra, però questa morte non danneggia l’amore, che è maturato nella sua vita. Certo, esso rimane soprattutto per rendere testimonianza dell’uomo dinanzi a Dio, che è l’amore. Esso designa il posto dell’uomo nel Regno di Dio; nell’ordine della Comunione dei Santi. Il Signore Gesù al suo interlocutore nel Vangelo odierno – vedendo che egli comprende il primato dell’amore tra i comandamenti – dice: “Non sei lontano dal regno di Dio) (Mc 12,34).

    4. Sono due i comandamenti dell’amore – come afferma espressamente il Maestro nella sua risposta – ma l’amore è uno solo. Uno e identico abbraccia Dio e il prossimo. Dio: sopra ogni cosa, perché egli è sopra di tutto. Il prossimo: con la misura dell’uomo, e quindi “come se stesso”.

    Questi “due amori” sono così strettamente collegati tra di loro, che l’uno non può esistere senza l’altro. Lo dice in altro luogo San Giovanni: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Non si può quindi separare un amore dall’altro. Il vero amore dell’uomo, del prossimo, perciò stesso che è vero amore, è, nello stesso tempo, amore verso Dio. Questo può stupire qualcuno. Stupisce certamente. Quando il Signore Gesù presenta ai suoi ascoltatori la visione dell’ultimo giudizio, riferita nel Vangelo di San Matteo, dice: “Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi (Mt 25,35-36).

    Allora coloro che ascoltano queste parole si meravigliano, poiché sentiamo che domandano: “Signore, quando mai ti abbiamo fatto tutto ciò?”. E la risposta: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli – cioè al vostro prossimo: a uno degli uomini – l’avete fatto a me” (cf. Mt 25,37.40).

    5. Questa verità è molto importante per tutta la nostra vita e per il nostro comportamento. È particolarmente importante per coloro che cercano di amare gli uomini, ma “non sanno se amano Dio” o addirittura dichiarano di non “saper” amarlo.

    Tale difficoltà è facile da spiegare quando si prende in considerazione tutta la natura dell’uomo, tutta la sua psicologia. All’uomo è, in certo qual modo, più facile amare quello che vede che quello che non vede (cf. 1Gv 4,20).

    6. Eppure l’uomo è chiamato ed è chiamato con grande fermezza, lo testimoniano le parole del Signore Gesù, all’amore verso Dio, all’amore che è sopra ogni cosa. Se facciamo una riflessione su questo comandamento, sul significato delle parole scritte già nell’Antico Testamento e ripetute con tanta determinazione da Cristo, dobbiamo riconoscere che esse ci dicono molto dell’uomo stesso. Svelano la più profonda e, insieme, definitiva prospettiva del suo essere, della sua umanità. Se Cristo assegna all’uomo come un compito tale amore, cioè l’amore di Dio che egli, uomo, non vede, questo vuol dire che il cuore umano nasconde in sé la capacità di quest’amore, che il cuore umano è creato “su misura di tale amore”. Non è forse questa la prima verità sull’uomo, cioè che egli è l’immagine e la somiglianza di Dio stesso? Sant’Agostino non parla del cuore umano che rimane inquieto fino a che non riposi in Dio? Così dunque il comandamento dell’amore di Dio sopra ogni cosa svela una scala delle possibilità interiori dell’uomo. Questa non è una scala astratta. È stata riconfermata e costantemente trova una conferma da parte di tutti gli uomini che prendono sul serio la loro fede, il fatto di essere cristiani. Eppure non mancano gli uomini che hanno confermato eroicamente questa scala delle possibilità interiori dell’uomo.

    7. Nella nostra epoca ci incontriamo con una critica spesso radicale della religione, con una critica della cristianità. E allora anche questo “più grande comandamento” diventa vittima dell’analisi distruttiva. Se si risparmia e, perfino, generalmente si approva l’amore verso l’uomo, l’amore verso Dio viene, invece, per vari motivi, rifiutato. Il più spesso, lo si fa semplicemente come espressione atea della visione del mondo.

    Nel contatto con questa critica, che si presenta in varie forme, sia in forma sistematica, sia in quella circolante, bisogna ponderare almeno le sue conseguenze nell’uomo stesso. Se infatti Cristo, mediante il suo più grande comandamento, ha svelato la piena scala delle possibilità interiori dell’uomo, allora dobbiamo rispondere in noi stessi alla domanda: rifiutando questo comandamento, non diminuiamo forse l’uomo? È sufficiente che io mi limiti, in questo momento, a fare soltanto questa domanda.

    8. Ciò che voglio augurare, in occasione dell’incontro di oggi con la vostra parrocchia, si esprime soprattutto nel fervido desiderio che il grande comandamento del Vangelo sia il principio della vita di ciascuno di voi e di tutta la vostra comunità. Eppure proprio questo comandamento conferisce il vero senso alla nostra vita. Vale la pena di vivere e di faticare quotidianamente nel suo nome. Nella sua luce anche la sorte più pesante, la sofferenza, la storpiatura (handicap), la morte stessa acquistano un valore. Come in modo splendido, ci parlano di ciò, nella liturgia d’oggi, le parole del salmo: “Ti amo, Signore, mia forza, / Signore, mia roccia, mia fortezza, / mio liberatore: / mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo…” (Sal 18,1-3).

    Auguro quindi che su ciascuno di voi e su di tutti si compiano le parole di Cristo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).

    Amen.

  5. Cara Paola, cerco che ti leggo e medito su quello che dici! E, a Paola G., grazie per la bellissima omelia, è piena di spunti come ogni volta che parlava Giovanni Paolo II, ma perché mi dici benvenuta tra i mortali? Io sono mortalissima! E piena di difetti, non faccio che dirlo nel libro!

    1. Infatti…ed è questa la tua bellezza!!
      Consiglio a tutti , specialmente a chi ha figli adolescenti, di leggere con loro un libro di Loredana Frescura : ELOGIO DELLA BRUTTEZZA, in cui una ragazzina, che si ritene orribile e senza qualità, si scopre la più bella di tutte!!!

    2. paola G.

      Ok..sì é vero cara Costanza! lo dici tante volte..ma mi parva ci fosse un po’ di rammarico nel modo di dirlo..quasi a dire”nonstante tutto non ci riesco”….ma è così per tutti noi mortali finchè stiamo su questa terra…così un po’ per la fretta un pò perchè oggi mi sento un po’ un elefante in una cristalleria,l’ho buttata lì un po’ male!…sorry…e dopo due righe ho preferito lasciar parlare Giovanni Paolo….meno male!!!!
      Con affetto!
      P.S.oggi è anche una di quelle giornate(tanto per non farti sentire sola…in quanto a difetti) in cui vorrei essere una single in carriera…meno male stasera vado a confessarmi!)

  6. Mario

    Attenzione ad amare troppo “alla buona”.
    Fare il bene richiede cura ed attenzione: occorre prendere anche l’olio di riserva insieme alle lampade, occorre non solo non uccidere il fratello, ma anche badare a ciò che gli si dice.
    Non è buffo che ci sembri perfettamente normale che chi fa un lavoro di precisione, come riparare un orologio, debba essere attento ai particolari… ed invece per gestire le relazioni con le persone più importanti della nostra vita si possa andare così, “a istinto”, senza cercare davvero di conoscere l’altro, di vedere le cose anche dal suo punto di vista?
    Sia ben chiaro, questa è una critica che rivolgo in primo luogo a me medesimo!

    “Quelli che fanno il bene, lo fanno all’ingrosso: quand’hanno provata quella soddisfazione, n’hanno abbastanza, e non si voglion seccare a star dietro a tutte le conseguenze; ma coloro che hanno il gusto di fare il male, ci mettono più diligenza, ci stanno dietro fino alla fine, non perdon mai requie, perchè hanno quel canchero che li rode”. (Alessandro Manzoni)

    Ed è vero, come dice Alberto, che amare e perdonare chi ci sta più vicino è più dura che non amare i bambini che vivono a qualche rassicurante migliaia di chilometri da noi.
    “È più facile perdonare un nemico che un amico”.
    (William Blake)

  7. calabrescia

    Beati i poveri di Spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli. Inutile che io ricordi che i “poveri di spirito” sono, semplicemente, coloro che capiscono di avere uno spirito umile, che manca di qualcosa. Povero, appunto. E per questo chiedono aiuto a Dio.

    Quindi tendere al rispetto del volere di Dio riconoscendo la propria condizione di imperfettibilità umana (di fatto, cercare di far tutto ciò che è prescritto, con comprensibili “errori”) non solo ci porta ad essere da Lui amati, ma addirittura a divenire tutti proprietari di diritto del Regno dei Cieli.

    Basta riconoscere il giusto, tendervi, rendersi conto che nonostante tutto non ce la si fa, chiedere aiuto a Dio.

    Dopotutto Gesù stesso, in un certo momento della sua vita disse “allontana da me questo calice”, come a dire “non ce la faccio” e poi addirittura un “Padre, perchè mi hai abbandonato?” come ad ammettere l’eventualità che Dio possa infischiarsene dei propri figli. Salvo poi capire che, essendo lui fatto uomo, si trovava in una condizione di povertà di Spirito. Tipicamente umana. E gli bastò un “Padre, in te ripongo il mio Spirito.” E spirò, venendo salvato dalle sofferenze.

    In definitiva? Tu tendi al bene, e riconosci la tua imperfezione. Continua a tendervi, chiedendo il Suo aiuto. Vedrai che non “starai fresca” 😉

  8. claudia

    A dire il vero, sono anch’io ammirata per il livello dei commenti dei tuoi lettori, tanto è vero che, per non dire banalità, mi sto astenendo dal commentare, anche se non perdo una parola e vi tendo d’occhio!!!
    oggi però l’argomento ce lo riproponi con una chiave di lettura più accessibile anche ai poveri di spirito come me.

    io credo di essere più predisposta ad amare il prossimo, partendo da mio marito, figlie,amici…invece riscontro in alcune persone più osservanti di me (fra i quali includo, in primis, Ary), che non riescono ad essere ben disposti verso il prossimo.
    Ad esempio,ci è capitato più volte di essere appena usciti dalla chiesa per partecipare alla messa della famiglia, con le ragazze, sentire una notizia di cronaca in cui qualcuno è mancato per colpa dell’alcool o della droga, e uscire dalla bocca di mio marito:”gli sta bene, se l’è cercata”.

    Ecco in quel preciso momento, mi domando se sia questo il modo di amare Dio…e come posso amare completamente mio marito????
    Se anche qualcuno di voi,spero di no,ama in questo modo Dio, allora preferisco restare una cristiana non osservante, ma continuare ad avere il cuore pieno d’amore anche nei confronti di chi sbaglia e, se posso lo aiuto!!!

  9. Francesca Miriano

    Cara Cochi, queste cose ti riguarderanno molto prima di quanto tu possa immaginare e vedrai che sarai all’altezza della situazione perchè comunque avrai sempre fatto del tuo meglio e avrai saputo dominare i tuoi istinti animali. Voglio anche dirti che , a nido vuoto,non sarà sgradevole avere accanto l’orso autistico (parlo del mio ma mi pare di capire che ci sia qualche affinità)dal quale qualche volta avrai pensato di fuggire.Personalmente ricordo una vacanza a Santorini in settembre col cuore in Australia ma a scorrazzare su un quad tipo adolescenti scemi, sparando cazzate a raffica.Sto partendo per la Toscana dove non c’è internet e neppure cellulare; laggendo le vostre dotte citazioni mediterò sul bisogno di sopranaturale dell’uomo.Penso che sia come il coraggio di don Abbondio:se uno non cel’ha non se lo può dare.Credo che a me sia capitato questo ed è stato indolore.
    La legge di gravità vale in Europa , in Cina e a Papua-Nuova Guinea.Così pure c’è chi si porta le feci del Dalai Lama appese al collo oppure pensa che il suo profeta sia volato in cielo a Gerusalemme dalla roccia della grande moschea. C’è poi chi crede che tal Joseph Smith abbia avuto la rivelazione non mi ricordo dove negli U.S.A.. Questo per dire che il bisogno di dare spiegazioni alla nostra esistenza è multiforme e poliedrico.Guardo con curiosità e rispetto a tutto questo ma non riesco a partecipare e non me ne dolgo.Leggo il blog e sono incuriosita come quando vado a fare un viaggio e tanto più la gente è diversa da me tanto più mi piace.C’e poi un vantaggio nel blog:tutto avviene a freddo e si ha tempo di meditare e di non incazzarsi ; io poi sono timida al limite dell’autismo e per giunta domino a fatica un carattere che, come accade nei timidi, può diventare irruento.
    Detto questo però ancora nessuno, neppure l’amico Livio cardinalizio, mi ha chiarito se un conto è la fede e un conto è lo Stato che io pretenderei con una certa irruenza laico.Un saluto a Cosmic e a Raffaella alla quale , da posizioni distanti, mi sento vicina.

    1. raffaella

      Grazie Francesca, ho appena scoperto di assomigliarti nella timidezza che a caldo rischia di diventare aggressività ed per questo che, in una discussione diretta, preferisco spesso tacere che trascendere. Ma credo che anche molte idee ci uniscano, sia pure con alcune profonde differenze. So di ripetermi, ma per me la dimensione della fede nulla deve spartire con quella dell’Istituzione “Stato”: è ovvio che ogni cristiano porta dovunque, quindi anche nella vita sociale e politica la propria fede, ma si deve trattare di uno “stile” di vita, nel rispetto assoluto della libertà altrui di credere o non credere. Credo che una Chiesa fuori dallo Stato e con meno “privilegi” sarebbe anche più libera, convincente e profetica.
      Ti auguro un rilassante fine settimana.

    2. Alberto Conti

      Partiamo dal capire cos’è lo Stato, per me (ed il giurista sopra richiamato può essere più esaustivo, non è altro che la Società che rappresenta e come tale deve rappresentarla difendendone i valori comuni, le tradizioni, la cultura del popolo che lo costituisce.
      In quest’ottica lo stato deve essere Laico; personalmente esistono dei “Valori non Negoziabili” che per me sono tali non perchè indicati dalla Chiesa ma perchè ragionevolmente adeguati e corrispondenti all’uomo.

    3. il laico non veste i panni del religioso, ma riconosce i principi e valori assoluti oggettivamente presenti in natura, ed il valore ed il fondamento della religione, che li difende e promuove.
      Il laicista nega l’assoluto e relega la religione all’ambito privato; è libertario e propugna il relatismo etico; è nemico della Chiesa e non tollera chi afferma l’esistenza dei valori assoluti e non negoziabili di cui diceva Alberto (legati alla vita, alla famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale, ecc.).
      Il laicista non può leggere il linguaggio della natura e del diritto naturale perché i suoi occhi sono accecati dalla ideologia.
      Lo Stato correttamente laico (la distinzione tra stato e religione l’ha introdotta Gesù Cristo, con l’effige di Cesare sulla moneta …) riconosce l’esistenza oggettiva di valori fondanti, di cui la società occidentale (Italia ed Europa) è debitrice del cristianesimo; riconosce e valorizza l’apporto della religione, e in particolare del cristianesimo, i cui geni porta nel suo dna.
      Lo Stato laicista confina la religione ed i valori all’ambito privato; libertario per definizione, è paradossalemtente intollerante verso chi afferma l’esistenza di una Verità e di valori assoluti.
      Allora il problema è discernere quale sia il bene comune, quello vero, che lo Stato ha il compito di promuovere.
      Qui si misura la differenza tra concezioni di Stato tra loro opposte ed inconciliabili.
      Quindi ben venga uno Stato laico; Dio ci scampi dall’ideologia del laicismo…

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