Ci sono momenti in cui la mia nobile saggezza, il mio solenne equilibrio, la mia serafica accettazione degli eventi vacillano. E non perché sto gestendo una crisi in Medio Oriente, con i missili iraniani e israeliani che dipendono da una mia decisione. Non mi capita perché una cordata lancia un’opa ostile contro le società di famiglia, o perché mi è sfuggita di un soffio quella nomina a direttore del Corriere della Sera. Bastano eventi leggermente meno epocali, come un camion che fa i lavori in mezzo alla strada davanti a via della Conciliazione (e se non fosse per Wojtyla direi che non se ne può più delle code sul Lungotevere), perché mancano diciassette minuti e dodici al suono della campanella per un figlio piuttosto permaloso, mentre ti chiedi cosa avresti potuto eliminare (effettivamente quella tappa in bagno poteva essere evitata) con il catechismo a cui bisogna portare di corsa un figlio e poi l’altro. continua a leggere
