Il comodino ateo

Qualche giorno fa a commento di un post di Laura che parlava di Alberoni la nostra Daniela Yeshua (detta Turris) è intervenuta per condividere un’esperienza, un ricordo. Molti di voi l’avranno letto quel commento  ma per chi se lo fosse perso lo riproponiamo come post.

di Daniela Yeshua

Il mio Alberoni si chiama Kahlil:

Me lo ricordo ancora quando lo poggiavo sul comodino ateo di mio padre.

Papà serviva sul mio, alla sera, Shakespeare – avevo 13 anni quando mi diede da mangiare “la bisbetica domata”. Poi i vecchi sgarrupati comodini di entrambi erano diventati come davanzali di piccioni viaggiatori, ci lasciavamo libri ovunque, in gran segreto, gioielli di carta velata tra le pieghe delle lenzuola perchè fin sotto la nuca: alla notte ti tormentavi nel letto girandoti dall’altra parte e smussando le pieghe del cuscino scoprivi un nuovo libro lasciato dalle mie mani alle sue/dalle sue grandi mani alle mie, lì sotto il cuscino, una specie di ciocciolatino della dolce notte da sciogliersi nel viola del sonno inevitabilmente inquietato da rigide copertine alla base dei pensieri. continua a leggere

Il rimario della novità

di Costanza Miriano

Domenica scorsa in prima pagina Repubblica annunciava la recensione della settimana: Michela Murgia ci spiega gli uomini. Porca Svizzera, stavolta compro, apro e vado a vedere, magari ci rivela come funzionano, fosse la volta buona che trovo dove sta il misterioso tasto che attiva la funzione b459 (coordina-raccolta-quote-regalo-festicciola-compagna-asilo). Prima che frughiate sotto le ascelle dei vostri mariti ve lo dico: il tasto non esiste (e meno male). continua a leggere

Pagine ingiallite, pagine sempreverdi

di Jane

Se potessi rinascere (ognuno ha le sue fantasie) vorrei farlo nell’Inghilterra ottocentesca, in quella descritta sublimemente da Jane Austen. Consapevole dell’impossibilità di questo desiderio, dal giorno in cui ho letto per la prima volta Orgoglio e Pregiudizio e ho conosciuto il suo personaggio principale, Elizabeth Bennet, ho sperato almeno che qualcuno costruisse una macchina del tempo. E invece niente. continua a leggere

Giovannino docet

di Jane

Dobbiamo prendere atto di una cosa. Oggi, di modelli umani da seguire come esempi non se ne vedono tanti. A parte casi eccezionali che tutti abbiamo in mente, si fa fatica (molta fatica) a pensare ad un personaggio pubblico vivente che lascerà qualcosa alla memoria dei posteri, qualcuno di “immortale” che lascerà traccia di sé, che non sia solo la stella col nome sulla Walk of Fame di Hollywood. Ormai di gente che parla dicendo qualcosa se ne vede e se ne sente troppo poca. Eppure le cose da dire sarebbero tante, specie in questo momento storico. Per fortuna però i grandi problemi e le grandi questioni, alla fine, sono sempre le stesse, quindi citare certi mostri del pensiero del passato non potrà risultare anacronistico. continua a leggere

A perpetua memoria

di Cyrano

Ora dobbiamo dircelo francamente: quanti sono i luoghi che si possono seriamente preferire a un bel cimitero? Certo, cinema, ristoranti, discoteche e piste da sci sono posti fantastici ma, insomma, vuoi mettere un bel cimitero?! Capisco che uno storca il naso (per non pensare ad altro…), ma non sto parlando di quei grigi cimiteri industriali che crescono a mo’ di metastasi nelle nostre grandi città continua a leggere

Meglio una moglie o una seppia?

La nostra amica Claudia Mancini ha scritto per noi e ci ha mandato questo articolo veramente molto carino.  Buona domenica.

di Claudia Mancini

In «Anna Karenina», lo sapete, lei ha sposato un uomo più vecchio che non ama ma il matrimonio sembra scorrere sereno e i due hanno anche un figlio. Il matrimonio-equilibrista vacillerà, però, quando Anna incontra un conte giovane e, per giunta, molto seducente: se ne innamora, succede di tutto, ma alla fine i due si rendono conto che non potranno mai realizzare la vita che sognano. Anna, disperata, si butta sotto un treno. continua a leggere

Pensare a matita

di Cyrano

Poche storie: per pensare ci vuole la matita, la penna va bene per i bigliettini d’auguri. Di per sé non basta neanche una matita qualunque: intanto non mi concentro se non ho una matita portamine – qualcuno mi spieghi come è possibile annotare un libro col pensiero assillante che a ogni millimetro, impercettibilmente ma inesorabilmente, il tratto della matita si sta allargando! continua a leggere

Elogio dell’estintore

 

di Cyrano

Accidenti, la forestale s’è vendicata: dopo quello che avevo scritto sulla vicenda della pira cuoriforme e l’estemporanea lettura allegorica che avevo provato a cavarne mi hanno sottoposto a un’energica lavata di capo, quindi mi hanno dimesso, ma con la condizionale continua a leggere

Scrivere con costanza

di Cyrano

Scrivere con costanza è difficile, e basta un blog a dimostrarlo. L’impegno di tirar fuori ogni giorno dal cilindro di una tastiera un coniglietto testuale vispo e arzillo è la prova su cui s’infrangono tanti sogni di giovani penne. Altre volte il problema non è l’ispirazione, bensì il tempo, e il tempo si porta dietro sempre l’opportunità: è per “colpa” del tempo che conviene o non conviene dedicarsi a qualcosa, perché il tempo è fatto per contenere momenti (e c’è un momento per una cosa e uno per un’altra). Comunque, il succo è che scrivere con costanza è difficile: è pure questione di pubblico, perché i venticinque lettori che il Manzoni fingeva di pronosticare possono anche sparire all’improvviso, ma che si fa quando i lettori diventano una comunità, fluttuante, sì, ma stabile e anzi crescente? Il legame tra scrittori e lettori corre un’invisibile spola che intesse rapidamente, nell’ordine, interesse, stima, simpatia, affetto. Qualche volta anche amore, e questo è un motivo in più perché lo scrivere con costanza si riveli difficile. Dove fa capolino l’amore, le cose non sono più facili, mai. D’altro canto – insegna Platone – le cose belle sono difficili.

continua a leggere

L’uomo del sesto piano

C’è un nuovo negozio in città: un negozio di mariti!
Un cartello all’ingresso spiega: “Potete visitare il nostro negozio
UNA SOLA VOLTA. Ci sono sei piani, e la qualità della merce migliora a ogni piano. Le clienti possono entrare al piano e scegliere qualsiasi prodotto, oppure salire a visitare il piano successivo, ma non possono tornare ai piani inferiori”.   Una donna entra nel negozio. Al primo piano il cartello sulla porta recita:

continua a leggere

Sì lo voglio!

Dice Douglas Coupland: “Ma poi mi viene in mente questo: alle cene di famiglia, mamma e papà raccontavano spesso del loro primo incontro. Un giorno mamma, per andare in biblioteca, aveva preso una strada diversa da quella consueta, e aveva visto papà. Si erano scambiati un sorriso, e avevano rotto il ghiaccio. E’ una storia molto commovente, e non ci stancavamo mai di sentircela ripetere e ripetere, assaporando i dettagli del loro personale mito della creazione: che vestito indossava la mamma quel giorno, quali libri avevano sottobraccio, la prima bibita insieme. Nostro padre firmava sempre l’epilogo dicendo: “Provate a pensarci, ragazzi. Se quel giorno vostra madre fosse andata in biblioteca per la sua solita strada, oggi non sareste qui!”.

Ho riflettuto molte volte su questa dichiarazione di mio padre, e più ci penso più mi sembra assurda. So per istinto che in un modo o nell’altro io sarei qui comunque; per qualche motivo inspiegabile, ho la sensazione che non mi sarei perso la mia nascita per niente al mondo. Per cui deve esserci un tornaconto in questa esperienza”.

continua a leggere

Oppure siamo liberi

 

La domanda non è da quattro soldi. Forse è la domanda dell’uomo moderno. Visto che sono libero, come devo vivere? Come devo o posso usare la mia libertà?

Una domanda a cui è difficile rispondere senza punti di riferimento esterni, quando l’orizzonte è basso come i soffitti delle chiese moderne, quando non si alza più lo sguardo verso le altissime volte di cattedrali che già da sole ispirano un senso religioso, perché da lì dentro sei certo che sei un nano e devi per forza aggrapparti a qualcosa che almeno ti faccia arrivare al finestrino. Non capirai tutto, da quei frammenti di immagini che riesci a rubare saltando su fino al vetro, ma almeno ti fai un’idea.

continua a leggere

Al posto del post

Costanza si “riposerà” il fine settimana.

Vi proponiamo questa divertente recensione del libro,  che uscirà sul mensile di opinione  L’ago e il Filo

Un epistolario. Già il genere non è più molto in voga. Quando poi a scrivere ad amici e figli vari è la mamma di quattro pargoli, con un lavoro impegnativo (è giornalista al Tg3 dopo aver sfangato il corso della scuola di giornalismo Rai di Perugia e aver atteso una decina d’anni l’assunzione con una miriade di contratti a termine), una casa da mandare avanti e un marito (qualche volta) da accudire, c’è già del miracoloso.

continua a leggere

Un Pulitzer per Geremia

Siccome il blog è piccolo e la gente mormora, non vorrei che si spargesse la voce che vado in giro a raccogliere felini di chiunque. Sono la persona meno ecologista e animalista che ci sia. Massimo rispetto, ma ognuno al proprio posto, e possibilmente a casa propria.

Succede adesso che la mia cara amica vada a vivere con un uomo sul quale io ho serie mire espansionistiche. Per lei, è ovvio. Ho un progettino, su quei due.

continua a leggere

Chi lava i piatti a casa tua?

Il mensile di approfondimento di politica ed economia l’ Ago e il Filo mi ha chiesto come è nato il libro. Ecco:

Principalmente è stato un problema di auricolare non funzionante.

E’ per questo che ho cominciato a scrivere un libro.

Urlare dentro un auricolare scassato, mentre con una mano si cerca di non perdere il pallino del rosario lasciato a metà, con l’altra di cambiare marcia, e con le cosce di tenere in equilibrio la lattina di Coca Light può essere veramente estenuante, soprattutto se la missione è convincere l’amica carissima a non lasciarsi sfuggire da sotto il naso l’uomo della sua vita. Per questo ho cominciato a scrivere: perché il mio auricolare non funzionava bene.

continua a leggere