Un Pulitzer per Geremia

Siccome il blog è piccolo e la gente mormora, non vorrei che si spargesse la voce che vado in giro a raccogliere felini di chiunque. Sono la persona meno ecologista e animalista che ci sia. Massimo rispetto, ma ognuno al proprio posto, e possibilmente a casa propria.

Succede adesso che la mia cara amica vada a vivere con un uomo sul quale io ho serie mire espansionistiche. Per lei, è ovvio. Ho un progettino, su quei due.

La casa di lui però non ha terrazzo e il gatto Sergio l’ha presa proprio male, la notizia. Sergio è uno strafico con la faccia da Humphrey Bogart e le zampe da Gisele Bundchen e la mia amica non sa dove piazzarlo. Io vorrei contribuire al (mio) progetto come posso, così sabato sera Sergio arriverà da noi per una vacanza prova. Vediamo come ce la caveremo con la convivenza, ma ci sono serie possibilità che il gatto se ne vada sdegnato dal livello di confusione e rumore che regna in casa nostra una quindicina di ore al giorno. L’alternativa è che sia lui a cacciare noi di casa. Per ingraziarcelo comunque abbiamo tappezzato l’ingresso di striscioni formato A4 “Sergio for president” e “benvenuto presidente”.

Per passare ad altro, vorrei condividere una riflessione: ieri mattina alcune parole della prima lettura, stranamente, sono giunte al mio orecchio, durante la messa. Si sono fatte largo tra i pensieri alti che albergano nella mia mente appena sveglia quando cerco di elevare il mio spirito alle sacre scritture: dove avrò parcheggiato la macchina; richiamare Marina; oggi pomeriggio devo andare da qualche parte ma non mi ricordo dove.

Le parole erano: “niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!”, Geremia, 17,9. Ho provato a leggere il commento del mio messale, ma parlava di indifferenza e superficialità, cioè di malattie del cuore nel rapporto con gli altri in generale.

Io, sarà che sono un po’ monotematica, penso che si riferiscano anche all’amore tra uomo e donna. Il nostro cuore può anche ingannarci e portarci fuori strada, mentre l’amore è una cosa seria, ha più a che fare appunto con l’impegno e la decisione, che con l’emozione e il gusto della conquista. Anche quando decidiamo per qualcuno per sempre l’inganno del cuore è dietro l’angolo: qualcuno che ci lusinga, qualcuna che non ci brontola, qualcuno che conosce solo la nostra faccia migliore, di rappresentanza, che ignora quanto possiamo diventare noiose o rumorosi o testardi o petulanti. Ma sono malattie del cuore, dice Geremia, e per guarire c’è una strada: “benedetto l’uomo che confida nel Signore, è come un albero che nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.”

Quando il cuore parte non si può controllare, non si controllano i pensieri, però si può pregare. Prima di parlare pensa e prima di pensare prega mi dice il mio padre Emidio, e io come al solito me la rivendo. L’uomo che confida nel Signore è beato, cioè tutto contento, sta bene, è felice. Chi segue il cuore infido invece finisce per stare male, e difficilmente guarisce.

Improvvisamente il profeta Geremia mi è apparso in una nuova luce, quella di critico letterario. 600 anni prima di Cristo aveva capito una buona parte dei romanzi moderni. Tutta la sofferenza delle crude luci di Michael Cunningham, delle frasi sontuose di Philip Roth, delle architetture di Jonathan Franzen (signor postino, quando mi consegna Libertà?) sta tutta lì. David Foster Wallace, non ti offendere, io ti ho comprato perché fa molto scrittrice averti sul comodino, ma la mole di Infinite Jest mi scoraggia, pur essendo un insostituibile appoggio per la lampadina. Geremia, avevi capito tutto tu, e non ti hanno dato neanche un Pulitzer per la letteratura.

Quelli lì stanno a struggersi centinaia di pagine – scritte bene, benissimo, per carità, non me ne perdo uno – sull’incomunicabilità della coppia moderna, su tradimenti e solitudini, quando bastava dire che l’egoismo ti fa soffrire.

25 pensieri su “Un Pulitzer per Geremia

  1. Alberto Conti

    Però il Cuore, sempre secondo la Bibbia, è anche l’unico strumento che ha l’uomo per avvicinarsi a Dio (e chebello che sia uno srumento imperfetto) in quanto è sede di quelle esigenze ultime irriducibili per l’uomo (Esigenza di Amore, Felicità, Libertà, Giustizia, Infinito) che non possono evitare all’uomo di porsi quelle banalissime domande tipo: chi sono? da dove vengo? che senso ha la mia vita?
    Se l’uomo è onesto con il proprio Cuore non può accontentarsi di niente di meno di ciò che veramente lo corrisponde e cioè l’Infinito, ma di fronte all’incapacità di soddisfare tali esigenze l’uomo non ha che 2 possibilità: ridurre le proprie esigenze (con le conseguenze che citi e che Geremia chiama “infido”) o continuare a cercare ciò che può soddisfarle potendo solo arrivare a dire come Platone nel Fedone: “Pare a me, o Socrate, e forse anche a te, che la verità sicura in queste cose nella vita presente non si possa raggiungere in alcun modo (…) A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l’aiuto cioè della RIVELATA parola di un dio”.
    La Pretesa dell’Avvenimento Cristiano si riduce a questo: nella storia è arrivato Uno che ha detto (rivelazione) “io posso soddisfare la tua esigenza di Felicità”, visto la posta in gioco mi sembra alquanto irragionevole non prendere in considerazione tale affermazione senza verificarla compiutamente.
    Ovviamente anch’io sto rivendendo ciò che ho imparato da un altro “piccolo” prete: don Giussani.
    Chiedo scusa se sono stato prolisso ma il tema mi sta particolarmente a “cuore”.

    1. “Però il Cuore, sempre secondo la Bibbia, è anche l’unico strumento che ha l’uomo per avvicinarsi a Dio”.
      Proprio questa mattina, dopo le lodi alle 6,30 in Santissima, leggevo un capitoletto della teologia del corpo di JPII.
      Si parlava proprio dell’eros secondo Platone, che rappresenta il desiderio del sublime che dal corpo conduce alle idee (dala materia all’idea della bellezza, al soprannaturale).
      Anch’io temo di essere monotematico.
      Per semplificare al massimo, e sempre ammesso -e non concesso- di aver capito bene sia Platone che JPII, attraverso l’amore umano, che parte dal corpo, e dalla sua sessualità, di due, maschio e femmina, in una carne, si arriva a Dio.
      La redenzione dell’uomo passa attraverso il corpo, nel mistero della creazione dell’uomo maschio e femmina!
      La teologia del corpo di JPII, presto beato, pare (e non solo a me, anche se non riesco a fare citazioni …) una vera bomba (a orologeria), e mostra quanta immensa potenza di amore è racchiusa nei pur ristretti limiti del corpo e nel suo significato sponsale!
      Però ha ragione Costanza, noi uomini non sappiamo intervenire che per dire cose … ‘serie’ e ‘pregnanti’…:-)
      Abbiate pazienza e compatiteci (non posso ripetere, sul punto, il pensiero poco … filosofico di mia moglie Paola) … 😦

  2. claudia

    Io vi leggo e….mi fa piacere far parte di questo gruppo, ma oggi non riesco ad intervenire in materia…forse perchè vorrei da voi altri consigli, ma…ne parleremo un’altro giorno.

  3. Luigi

    Potrei dire delle eresie.
    Mentre il rapporto tra Dio e la nostra coscienza è unidirezionale, quello tra Dio e il nostro cuore è bidirezionale.
    Di mezzo ci può essere la nostra intenzione, la libertà e la debolezza che determinano il nostro comportamento.
    Ora mentre l’intenzione e la libertà sporcano il nostro cuore, per la debolezza dovrebbe essere diverso, sempre che la debolezza venga riparata con il pentimento.
    Il significato sponsale è un concetto troppo elevato per la mia esperienza di vita. Purtroppo la sessualità io la vivo come qualcosa di trasgressivo anche se c’è mia moglie a fianco. Ci metto complicità e tutte le solite cose ma l’atto puro è lontano dalla mia esperienza.
    Come si fa a cambiare questa mia mentalità?

  4. ELISA

    sono anch’io figlia spirituale di padre Emidio da circa vent’anni e mi sono accorta che veramente il mio cuore è pieno di cattiveria. Mi rendo conto però che il Signore mi viene in aiuto se prego e se mi mordo la lingua.

  5. Alberto Conti

    Mi permetto di riportare un articoletto apparso sul supplemento di Avvenire Bologna Sette del 13/03 che un amico mi ha segnalato; personalmente lo trovo estremamente confortante:

    Il richiamo alla coerenza non è roba da cristiani

    Il mio fedele dizionario biblico alla voce “coerenza/coerente” resta muto. Sempre alla lettera C, invece, “conversione/convertirsi”, come si dice, “spopolano”. Il termine “coerenza” non sembra appartenere al lessico cristiano (biblico): è una parola presa in prestito. Mentre molti predicano coerenza (con gli impegni presi, con i valori professati, con la propria “fede”) la Bibbia raccomanda la conversione, che è quasi il contrario, perché implica ogni volta una presa di distanza da se stessi, un cambiamento di pensiero (“metanoia”). L’uomo etico ha come punto di riferimento immutabile se stesso, la filosofia che ha scelto, il sistema valoriale che si è dato. E di uomini etici è pieno il mondo…proprio nel senso di “mondo”. Al contrario l’uomo di fede, o chi aspira ad esserlo, ha come punto di riferimento Dio e come comportamento tipico la conversione. “i miei pensieri non sono i vostri pensieri e le mie vie non sono le vostre vie”. Mai! C’è un tempo in cui è dato cambiare, in cui bisogna cambiare: è questo, che precede la Pasqua. Perché senza la Pasqua di Gesù non esisterebbe conversione, ma solo lo stridulo richiamo alla coerenza. In questi giorni, invece, in ogni chiesa si annuncia la conversione. E’ una notizia da prima pagina, la conversione, perché non è un imperativo etico sempre valido, ma un’opportunità straordinaria: quella di uscire dalla propria, che è comunque malvagia, ed entrare nella coerenza di Dio, “perché è buono, perché eterna è la sua misericordia”
    Tarcisio

  6. Alessio Pesaro

    Non posso non partecipare a questa discussione sul cuore che secondo me è centrale nella vita. Cito alcune parole che esprimono meglio di me quello che penso e vivo.
    “L’io umano è un avvenimento che ha come propria caratteristica quello che la Bibbia chiama CUORE, un DESIDERIO INESAURIBILE di FELICITA’ e di COMPIMENTO.
    Impegnarsi con la propria umanità è prendere sul serio questo cuore, questo desiderio inesauribile di felicità e di compimento. … questo cuore è il CRITERIO fondamentale con cui affrontiamo le cose, è il criterio ultimo per scoprire la VERITA’ dell’uomo, per identificare il VERO.” (Julian Carron)
    Io ho imparato che il cuore è questo desiderio infinito di bello, di vero, di amore, di felicità.
    Il cuore è oggettivo e infallibile, perché uno può pensare tutte le soluzioni che vuole per essere felice, ma poi nel tempo si vede se tengono all’esperienza ed alla prova del cuore: basta vedere se uno è lieto e contento.
    Il punto non è non sbagliare, perchè uno lo fa infinite volte, ma poi se ne accorge sempre proprio perché il cuore non è contento. Certo uno può ignorare il proprio cuore e farsi andare bene quello che ha in mente e accontentarsi, ma se uno è semplice e sincero con se stesso lo sa che non funziona.
    Riconoscere il proprio cuore come criterio di giudizio su tutto è liberante, perché allora nessuno ti può imporre il suo pensiero e anche Gesù si appella al nostro giudizio.
    “Diceva ancora alle folle: Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (LUCA 12, 54-57)
    L’impatto con la realtà e il cuore come criterio di giudizio sono i pilastri per essere se stessi e riconoscere ciò che si desidera.
    Mi capita ogni tanto che amici e amiche più giovani mi chiedano consigli per il lavoro e per i rapporti affettivi e io li aiuto volentieri, ma sempre domando loro:”MA TU COSA VUOI?”
    Se non lo sai tu non posso e non voglio dirtelo io, quello che posso fare è aiutare a capire come giudicare, ma poi il lavoro di giudicare ognuno lo deve fare per sé. Mica posso imporre io ad un altro che una certa ragazza è quella giusta o quel lavoro va bene per lui, lo deve scoprire da sé.
    Su questa punto del cuore sono pronto a sfidare chiunque!!!

  7. paola

    Non ho mai pensato al cuore come a qualche cosa di negativo…penso piuttosto che “qualcuno”(il male..satana..che dir si voglia) cerchi di ingannarci con lucciole scintillanti,facendoci pensare che bisogna seguire il cuore…cioè noi stessi..il nostro egoismo…ma questo non è cuore…e come dici tu l’unico riparo è confidare nel Signore:c’è anche un salmo(vi lancio la sfida a trovarlo..ihihihi)che dice” beato l’uomo che confida nel Signore..sarà come un albero piantato lungo i corsi d’acqua..e darà frutto alla sua stagione..”o qualcosa di simile…
    a proposito di Sergio…tanti auguri…i gatti in casa sono un vero tornado e soprattutto da che mi dicono miei amici gattari anche un po’ lenti all’adattamento….comunque Sergio for president…e occhio agli agguati…sono bravissimi a farli.

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    1. paulbratter

      Non hai tutti i torti!
      va a finire che mi trovo più d’accordo con gatto sergio che con chiunqure altro…

  9. Il nostro cuore è un mistero anche a noi stessi. Per questo ci serve pregare, per riempirlo di Dio.
    Gli auguri vanno a gatto Sergio, poveraccio. Qui si preparano addobbi per la sua coda.

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