Oppure siamo liberi

 

La domanda non è da quattro soldi. Forse è la domanda dell’uomo moderno. Visto che sono libero, come devo vivere? Come devo o posso usare la mia libertà?

Una domanda a cui è difficile rispondere senza punti di riferimento esterni, quando l’orizzonte è basso come i soffitti delle chiese moderne, quando non si alza più lo sguardo verso le altissime volte di cattedrali che già da sole ispirano un senso religioso, perché da lì dentro sei certo che sei un nano e devi per forza aggrapparti a qualcosa che almeno ti faccia arrivare al finestrino. Non capirai tutto, da quei frammenti di immagini che riesci a rubare saltando su fino al vetro, ma almeno ti fai un’idea.

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In vacanza con Jonathan

Se io fossi la donna nobile e spirituale che millanto di essere, aspetterei il venerdì per meditare la passione di Gesù, magari seguendo la bellissima via crucis di Santa Faustina Kowalska. Siccome invece sono una persona normale, con una certa tendenza, volendo, anche al trash, la prima cosa che leggo il venerdì al lavoro è la posta del cuore di Natalia Aspesi, e, diciamo la verità: non sono l’unica tra le colleghe.

Leggere le vicende amorose lì esposte mi fa sentire un po’ superiore, lo ammetto. Talmente sono squinternate le storie esposte, e talmente sono lontane dal mio pensiero le risposte.

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Un Pulitzer per Geremia

Siccome il blog è piccolo e la gente mormora, non vorrei che si spargesse la voce che vado in giro a raccogliere felini di chiunque. Sono la persona meno ecologista e animalista che ci sia. Massimo rispetto, ma ognuno al proprio posto, e possibilmente a casa propria.

Succede adesso che la mia cara amica vada a vivere con un uomo sul quale io ho serie mire espansionistiche. Per lei, è ovvio. Ho un progettino, su quei due.

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