Cara bambina numero sette miliardi, ti scrivo questa lettera per tranquillizzarti nel caso ti capitino sotto mano i giornali del ricco mondo occidentale, preoccupato per la tua nascita: dicono che siamo in troppi. A qualcuno potrebbero magari essere sfuggite parole poco accoglienti, e mi dispiace, anche se dubito che tu e soprattutto tua madre perdiate tempo con i nostri editoriali: tu non sai leggere, lei ha partorito ieri e credo che per qualche tempo potrà dedicarsi al massimo alla lettura delle istruzioni dell’additivo igienizzante per bucato, e, se le dovesse capitare di immergersi in qualcosa di più elaborato – tipo il foglietto del dentifricio – si assopirà senz’altro alla terza riga, spero (dimmi che sono normale, ti prego). continua a leggere
Tag: giornalismo
Stupidity Fair
di Jane
Credo che sia doveroso imparare a leggere un po’ di tutto. Non tanto perché bisogna esercitarsi a non esaurire le proprie opinioni nei propri pregiudizi (esercizio purtroppo inutile per gran parte dell’umanità), quanto perché leggere tanto aiuta ad affinare il proprio linguaggio, nel caso delle opere di letteratura, e ci permette di aumentare il numero di parole del nostro vocabolario. Soprattutto, leggere anche libri/riviste/quotidiani che non rispecchiano il nostro pensiero è importante per accrescere il nostro spirito critico. Aggiungo anche che bosogna sfogliare un po’ di tutto perché, come dice Melanie Griffith ne “Una donna in carriera”, «non puoi mai sapere da dove venga una grande idea». continua a leggere
Eterno riposo
Costanza ha ricevuto questa mail da una lettrice, Sara Sardelli ed essendo completamente d’accordo con quanto ha scritto ha chiesto il permesso all’autrice di pubblicarla come post.
Cara Costanza,
leggo spesso il tuo blog, apprezzandone l’ironia e l’acume Però stasera non ho nessuna voglia di fare ironia. Non sapevo a chi scrivere e dovevo farlo a qualcuno. Apro il sito del Corriere e mi ritrovo sbattuta in faccia la foto di Gheddafi insanguinato, morente o morto. continua a leggere
Decalogo di mani-polazione
Una segnalazione del preziosissimo Scriteriato
Il quotidiano cattolico britannico Catholic Herald ha messo in fila alcune delle tendenze più comuni della stampa – della stampa di sinistra, o comunque critica con la religione – nel raccontare le cose che riguardano la Chiesa, e in particolare le iniziative del Papa. Ne è uscito un elenco sarcastico e divertente di consigli al contrario per un ipotetico giovane cronista al suo primo incarico nella copertura di un evento cattolico, un raduno o una visita papale. Una lista di dieci cliché che i media tendono a usare in questi casi. continua a leggere
Il Ragazzo può fare di più
di Costanza Miriano
Siamo ogni giorno tra i due e i tremila contatti, qualche volta persino di più. Ho calcolato che se mettiamo un centesimo per uno glielo compriamo un bel catechismo per i fanciulli, a quelli di Repubblica. Basta la riduzione della Cei, quelle tipo Lasciate che i bambini vengano a me. Qualche piccolo rudimento per la prima comunione, con le figure, a colori. Barbara Spinelli secondo me potrebbe trarne gran giovamento. continua a leggere
Tipi da spiaggia
di Raffaella Frullone
Sfogliando distrattamente le pagine dei femminili, e cliccando qua e là sul web mi sono imbattuta negli immancabili e imperdibili servizi sui topless delle vip. Per la cronaca tra le prime a mettere le grazie in mostra quest’anno sono state Samantha De Grenet, Belen Rodriguez, Alba Parietti e Vittoria Puccini che, pare, proprio non riescano a sopportare i segni bianchi che lascia il costume (orrore!) . Stessa scuola di pensiero per Michelle Hunzicher, Manuela Arcuri e Cristina Parodi le quali però, sottolineano alle riviste di settore, preferiscono spogliarsi solo in spiagge poco frequentate. continua a leggere
Abbiamo l’esclusiva
di Costanza Miriano
Se siete in attesa di avere notizie del matrimonio del secolo – quello di mia sorella – mettetevi l’anima in pace, e non correte in edicola. L’esclusiva non è di Chi o Vanity Fair. L’esclusiva è di questo blog. Lo so, è davvero un colpaccio , che senz’altro ci potrebbe proiettare nell’empireo della grande stampa mondiale.
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Dal Giappone con amore
di Costanza Miriano
Ho come la vaga sensazione che non vincerò il Pulitzer. Ogni tanto la mia carriera giornalistica fa repentini, energici, convinti balzi all’indietro. Nonostante questo alcune regole del mio mestiere le ho capite anche io. Regole non scritte ma ferree. Per esempio: l’importanza dei morti dipende dalla loro vicinanza, e anche da quanto sia popolato il loro paese. Un treno che deraglia in Cina non scuote i palinsesti. I Cinesi sono tanti, e lontani. Un’altra regola, questa vale soprattutto per il giornalismo televisivo, è che un fatto che è successo può diventare notizia perché ci sono le immagini, cioè perché il circuito internazionale le mette a disposizione. continua a leggere
Il cavernicolo con la cravatta
di Raffaella Frullone
Uno dei motivi che mi hanno fatto sentire particolarmente in sintonia con Costanza, leggendo “Sposati e sii sottomessa”, è la straordinaria naturalezza con la quale si riferisce al marito chiamandolo «cavernicolo». Non lo fa per prenderlo affettuosamente in giro, semplicemente, da giornalista, registra la realtà. Ma accomunando il padre dei suoi figli a Fred Flintstones, questa donna fa molto di più che rendere onore a una professione ormai a pezzi, compie due coraggiosi passi verso la verità.
Beato lui
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La mia proverbiale efficienza ancora oggi ha dato buona prova di sé. Ho chiesto troppo tardi, una settimana fa, l’accredito stampa per andare a seguire la beatificazione per la mia redazione, cosa che mi ha fatto scoprire che mentre da soli si poteva andare – a patto di essere dei supereroi e di varcare via della Conciliazione al più tardi alle cinque di mattina –, con la telecamera senza tv pass non c’era verso di passare le transenne, neanche andando la sera prima.
Porca Svizzera, mi hanno presa!
La notizia è del tutto inspiegabile. Non ci sono motivazioni plausibili, logiche. Devo vederci chiaro.
Dunque. E’ successo questo. Mia sorella una settimana fa al bar bevendo il cappuccino sfoglia il Messaggero e legge una notizia che può interessare me, che in teoria sarei una giornalista, e dovrei stare sulla notizia, e avere una panorama serio, organico ed equilibrato di tutto ciò che succede intorno a me, non scoprire ogni volta per sbaglio che è scoppiata una guerra.
Fermate le rotative!
Negli anni in cui i figli sono piccoli, si può anche non morire se si è costrette a lavorare. Ma bisogna avere qualche cautela.
Negli altri campi lavorativi non so come se la cava una madre, ma se si tratta di una giornalista, ecco la condotta da seguire in caso di emergenza.
Ma il titolo no!
Ieri Libero ha pubblicato la mia lettera sulla vera sottomissione titolando “Se siete donne l’8 marzo state a casa”. Concetto che io non ho mai espresso neanche di striscio nel pezzo.
Ora, vorrei mettermi a tuonare contro la malizia, ma conosco le regole del giornalismo, che deve estremizzare e creare polemiche anche dove non ce ne sono. Inoltre ho questo grave disturbo dell’organo che presiede all’indignazione: non riesco mai a provarla per più di quattro minuti, probabimente perché da qualche parte dentro di me, forse lì vicino all’organo dell’indignazione, ce n’è un altro che mi ricorda, molesto, che la prima a essere indegna sono io.











