Beato lui


La mia proverbiale efficienza ancora oggi ha dato buona prova di sé. Ho chiesto troppo tardi, una settimana fa, l’accredito stampa per andare a seguire la beatificazione per la mia redazione, cosa che mi ha fatto scoprire che mentre da soli si poteva andare – a patto di essere dei supereroi e di varcare via della Conciliazione al più tardi alle cinque di mattina –, con la telecamera senza tv pass non c’era verso di passare le transenne, neanche andando la sera prima.


Così ieri mattina mi sono incamminata, rassegnata a stare fuori dal cuore dell’evento, armata di pazienza e anche del simpatico e più feroce mal di testa che io ricordi (con febbre ed effetti collaterali che vi risparmio). Cosa che ha reso le tre ore sotto il sole, pigiata tra la folla nel tentativo di fare interviste, un po’ scomode, diciamo.
Comunque, se ben ricordo, ho chiesto ai ragazzi in piazza che cosa si portassero a casa dopo la sfacchinata, in molti casi cominciata la sera prima.
Al di là dell’emotività, al di là dell’essere stati presenti, e di poter dire “io c’ero” che cosa ci rimane dunque di questo gigante della fede?
Che cosa risponderei io?
Intanto rispondo che molto più di me – che non ho neanche fatto otto ore di fila – possono dire “io c’ero” tanti che sono rimasti a casa, al loro posto di combattimento, accanto alla propria famiglia (ho tante amiche che avrebbero voluto esserci), a celebrare messe in oscure parrocchie di periferia, al posto di lavoro chi non ha potuto dire di no, come chi ha un contratto a termine o in nero, in ospedali, stazioni. Chi ha pregato intensamente davanti a un tabernacolo lasciato solo, chi ha detto un rosario sbocconcellato tra le mille richieste di attenzione.
Comunque, per chi c’era e chi non c’era, che rimane del nostro caro beato Karol Wojtyla?
Per quanto mi riguarda, il fatto che lui credeva.
Lui che la preghiera smuove le montagne ci credeva davvero. Credeva nel digiuno, nella penitenza. Credeva che Dio è un Padre che conta i capelli della nostra testa, che Dio interviene nelle nostre piccole beghe quotidiane, che ci guarda, che lo scapolare della Vergine del Carmelo non va tolto durante l’operazione (è stata l’unica cosa detta ai medici prima dell’intervento dopo l’attentato).
Lui aveva il coraggio di dire che se non diventiamo santi non ci realizziamo, e per questo ha proclamato una marea di nuovi santi, più lui di tutti gli altri Papi messi insieme. Ci voleva dire che anche noi abbiamo l’obbligo di provarci, e perché lo facessimo regalava rosari a tutti. Perché la sua vita era piena, pienissima di preghiera, pilastro, ossigeno della vita del cristiano. Ha proclamato l’anno del rosario, ne ha dato uno per ciascuno a tutti i giovani e ha scritto la Rosarium beatae Virginis Mariae. Amava la coroncina alla divina misericordia. Aveva tante devozioni “fuori moda”.
Lui che Gesù Cristo fosse la via, l’unica possibile, ci credeva davvero. Che fosse presente nell’eucaristia ci credeva fermamente, e infatti se passava davanti a un tabernacolo ci rimaneva incollato. Non aveva paura di dire che fosse l’unica verità sulla quale non fare sconti. Non perché fosse severo ma perché quella è la verità dell’uomo. E così declinava l’antropologia cristiana senza tentennamenti. Era una roccia, come ha detto Benedetto XVI, sulla cui fede cieca ci potevamo appoggiare.
E non si può dire lo stesso di tanti di noi cattolici, purtroppo neanche di alcuni sacerdoti, operatori sociali, animatori, organizzatori che preferiscono non scomodare troppo il sopranaturale, non scandalizzare (“ma che c’entra, quello è un lavoro” dice il sacerdote nella fantastica parodia di Guzzanti).
Ci sarebbero tante altre cose da dire ma ne sono state dette tante in questi giorni, non tutte necessarie. In più, le avrei dovute dire molto meglio, ma credo di dover andare di là a tirare le cuoia. E’ disdicevole morire su un divano, e per di più per un così poco eroico mal di testa.

62 pensieri su “Beato lui

  1. Daniela Corbellini

    La preghiera e l’eucarestia: il cuore della nostra fede.
    Beato Giovanni Paolo II,
    Prega per noi!

  2. f@ben

    Mi piace questo tuo passaggio: “…Lui aveva il coraggio di dire che se non diventiamo santi non ci realizziamo!…”
    E’ un ottimo auspicio per cominciare questa settimana settembrina… Ahm! Pardon… di Maggio… Ma dalle mie parti piove e fa freddo come fosse autunno inoltrato. 🙂

    1. sicuramente un Papa che ha usato le sue doti di gran comunicatore senza fare sconti. il che vuol dire che si può essere simpatici, molto simpatici , ed essere anche molto molto ortodossi.

  3. alvise

    Vorrei, con permesso, cercare di chiarire meglio il mio modo di vedere. Sono entrato nel bolg perché ho letto il libro. Il libro l’ho trovato scritto bene, mi è piaciuto
    (me ne piace di più tanti altri che non sto a dire, anche contemporanei)è scritto bene, fresco, pimpante, originale, ironico, ma ironico fino a un certo punto.
    Dove si ferma l’ironia. Ma non è necessario che non si fermi, il libro è quello e ha valore per quello che è, non disvalore per quello che non è, ci mancherebbe. (Per questo io scrivevo a Costanza a proposito della poca ambizione nel non Volere andare più in là di questo limite, restando in questo mondo chiuso e stucchevole da famiglia Totti nella pubblicità, dove anche c’è ironia, la stessa)Dunque, dicevo, quando si ferma l’ironia? Quando entra in campo Totti? No quando entra in campo la supposizione di credere. Scrivo “supposizione” perché non può essere altro che questo: uno ha dentro sé la convinzione di credere, è convinto, davvero, in buona fede, di a qualcosa e lo manifesta a voce, per scritto, eccetra. Non parlo delle azioni, perché tante persone che eseguono le stesse azioni potrebbero dichiarare che no, loro non credono, o suppongono di non credere, o quello che gli pare, a loro. Non è che uno può andare in giro proclamando tutti i giorni: “Oh come sto bene, oh come godo, oh come sono contento, ci ho la grazia, oh, oh, come Meg Ryan, ricordate? anche io ho visto il film, che credete?! Queste proclamazioni continue non dimostrano nulla, così, voglio dirlo, non è dimostrata l’esistenza né di Dio, né di Dio nel Cristo, né la Resurrezione, né i miracoli e via di seguito. Le persone che hanno testimoniato su questi fatti dovrebbero a loro volta essere miracolosamente non smentibili. E questo, crado, penso(vedete, anche io credo, penso)non è possibile. Come gli UFO, qualcuno di voiha mai visto un UFO? Eppure c’è persone che giurano di averli visti! O la Madonna. a chi di voi è apparsa? E se lo fosse in che modo lo sarebbe indiscutibilmnte credibile? Ma a parte Iddio, Cristo, il Papa, i Santi e i miracoli uno potrebbe anche credere che sia giusto l’amore, il bene,la famiglia, la giustizia, potrebbe cercare di credere a questi valori, ma non andarlo tutti i giorni a dirlo in giro, nelle piazze, nelle chiese, o sui blog: oh che goduria il bene, o che soddisfazione l’amore!!!
    Si vive meglio che uno pole (toscanismo granducale imperdonabile?). Ogni uno conosce di se stesso il bisogno, liberi e rispettosi degli altri. Quello che ho detto fino a ora include anche, mi sembra l’accettazione di ogni credo, non l’obbligazione a condividerlo.
    Se ci sarà questioni pubbliche da risolvere che non si pole(!) con la, cosiddetta, ragione ognuno esprimerà il suo voto eventuale. Meglio di così non si è trovato.

    1. Alberto Conti

      @ Alvise:
      Io non sono mai stato in America ma credo che esista anche se nessuno me l’ha mai dimostrato; ci credo perchè mi ritengo ragionevolmente sicuro che esista; faccio male a crederci?

      1. giuliana zimucci

        Esiste! io ci sono stata, e almeno perchè siamo amici ci devi credere! Ma se mai ti dovessi dire che ho visto gli UFO, sei autorizzato fin da ora a portarmi alla neuro!

  4. Ti seguo da poco ma mi sa che ho fatto la scelta giusta! … Belle parole, bel post e bel blog!

    Un evento importante, che ammetto di aver preso un po’ sottogamba… Ma quando ti ritrovi alla tv a vedere quelle immagini rimanere indifferente risulta alquanto difficile.
    A presto,
    Buon blogging

  5. STB

    Caro Alvise, se fosse empiricamente dimostrabile l’esistenza di Dio, il discorso sarebbe chiuso. Parimenti se fosse empiricamente dimostrabile che Dio non esista. Si dice, infatti, ‘CREDO in unum Deum’, non ‘SCIO unum Deum’. Come si arriva ad avere la fede? Questa è probabilmente LA GRANDE DOMANDA. Un buon sistema è seguirne le orme: o col Bosone di Higgs, oppure – dato che non tutti possono avere in cantina un Grande Collisore di Adroni come al CERN di Ginevra (occupa più spazio di un plastico dei trenini elettrici, e causa una bolletta tale che l’ENEL invia una cassa di champagne Krug in omaggio) – con la scommessa di Pascal.
    Ma ho parlato troppo, spero che L’AUTRICE non me ne voglia.

  6. alvise

    …quando uno “pone” qualcosa spetta a lui l’onere della prova, non l’incontrario. Poi, l’ho detto anche io, uno può credere quello che vuole, non pretendere sia vero, in assoluto, credo quia absurdum, va bene, cosa c’entrano i mesoni, i ciclotroni, Archimede Pitagorico, etc.?

    1. Luigi

      Chi pone cosa? Uno non pone. Dio si rivela ad una persona attraverso la fede e lui condivide con gli altri la buona novella ma la conversione non è un “Ok, ci credo anch’io”, la conversione e la fede sono sempre grazia e dono. Forse quello che può fare un non credente è disporre il suo cuore umilmente all’ascolto e all’accoglienza di Dio che si rivela.

      1. Alessandro

        Il discorso di Alvise si può ribaltare. I testimoni diretti della vita di Gesù (quindi i testimoni più autorevoli) proclamano che Egli è risorto. Perché non credere ai testimoni diretti? Che interesse avevano a mentire? Hanno dato la vita perché erano convinti che Gesù è il Risorto: erano tutti creduli invasati autolesionisti? L’onere della prova spetta allora a chi non si fida di questi testimoni. I Vangeli mostrano lo scetticismo, la diffidenza, alla notizia della risurrezione, di quanti avevano vissuto con Lui. Il Maestro aveva annunciato con sempre maggiore insistenza che doveva patire, morire e risorgere, ma i suoi non s’aspettavano che risorgesse, non sapevano nemmeno bene che significasse risorgere. Gli undici non erano dei creduloni, degli psicolabili visionari e facilmente suggestionabili, pronti a gridare alla resurrezione al primo refolo di vento. Esitarono parecchio a credere (come attestano i noti passi evangelici che riporto; e non riporto l’episodio dei discepoli di Emmaus di Lc), ma alla fine dovettero arrendersi all’evidenza. Sicché Pietro potrà proclamare (At 2,32): “Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni”. Breve rassegna sulla diffidenza degli Undici (che mi pare documenti che si trattasse di gente con la testa sul collo, di ruvido buon senso, ai quali semmai si può imputare una certa lentezza a credere, non certo una propensione a farsi ammaliare da fole miracolistiche, a farsi illudere).

        Mt 28: “[16] Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 
        [17] Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano” 

        Mc 16: “Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. [10] Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. [11] Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. [12] Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. [13] Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. [14] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato” 

        Lc 24 “E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. [10] Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. [11] Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. [12] Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto” 

        Gv 20 “Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. [25] Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. [26] Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. [27] Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. [28] Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. [29] Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

  7. sposatiesiisottomessaadmin

    «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

    era proprio nel vangelo di ieri.

  8. Alberto Conti

    Ieri ero anch’io in quella piazza, una volta di più posso dire di non aver sperimentato niente di meno di ciò che ha sperimentato S. Tommaso.
    PS: e questo NONOSTANTE le suore polacche!!!

  9. Maxwell

    chiedo gentilmente un favore a tutti,
    sapete il titolo o l’autore o dove posso comprare la MERAVIGLIOSA CANZONE che ci ha accompagnato durante la beatificazione di Giovanni Paolo II ?

  10. Daniela Corbellini

    Ciao Alvi,
    io ti dico che se ci fosse la certezza non sarebbe fede!!!
    E ti lascio alcuni versi di uno dei miei poeti preferiti, che cantava cose semplici:

    Mario Quintana,
    Sorprese

    “In questo mondo di tante sorprese,
    pieno delle magie di Dio,
    la cosa più soprannaturale che esiste
    sono gli atei”

  11. giuliana zimucci

    Mi permetto di segnalare una buona lettura ad Alvi e a tutti coloro che non l’hanno ancora fatto: l’enciclica “Fede e Ragione” di Giovanni Paolo II che inizia così:

    La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

    Chi meglio di questo grande uomo e santo ci può spiegare quanto la fede sia ragionevole risposta alle domande ultime su noi stessi?

      1. giuliana zimucci

        non è mai troppo tardi! per fortuna il sito del Vaticano mette a disposizione tutti gli scritti del nostro amico Giovanni Paolo.

  12. Alessandro

    Se non vado errato oggi pomeriggio Costanza è in Vaticano per l’incontro dei bloggers… congratulazioni, magari uno di questi giorni ce ne racconterà qualcosa…

    1. alvise

      Vedo che ci sono (va bene, “ci sono”?) opinioni parecchio varie….
      Ma, se uno va a vedere le folle oceaniche che vanno sul Gange e credono nella TRIMURTI (non vi ricorda qualcosa?
      hanno i loro santi, altarini, rituali,e cose di questo genere, cosa pensate, con tutto il rripetto, che è una folla superstiziosa, che crede in cose che non sono cose vere, ma solo credute, nella mente, tutto si crede nella mente, quindi, in definitiva, alla fine, vere, come tutte le credenze, cattoliche incluse, coi loro riti e adorazioni e, come devo definirle? superstizioni, come tutte le superstizioni, incluse quelle politiche, sociali, al posto, per esempio, invece,
      nella società, di fatti VERI, di decisioni concrete, ,FATTUALI, REALI, per aiutare DAVVERO, SUBITO, chi ha bisogno, i più deboli, i più poveri, senza bisogno di musica di contorno.

      1. Però la differenza è che il Cristianesimo è una religione RIVELATA.
        Non ci sono dubbi che Gesù sia un personaggio storico.
        Lui, vero uomo, ci ha raccontato (rivelato) come è suo Padre, vero Dio.
        Non mi pare che si possa assimilare a una superstizione.

  13. Maxwell

    ………………tutte le credenze, cattoliche incluse, coi loro riti e adorazioni e, come devo definirle? superstizioni, come tutte le superstizioni, incluse quelle politiche, sociali, al posto, per esempio, invece,
    nella società, di fatti VERI, di decisioni concrete, ,FATTUALI, REALI, per aiutare DAVVERO, SUBITO, chi ha bisogno, i più deboli, i più poveri, senza bisogno di musica di contorno……………………

    Quando a Gesù vennero lavati i piedi con le lacrime,asciugati i piedi con i capelli, e vennero massaggiati con un balsamo COSTOSISSIMO, ci fu addirittura un apostolo che lo rimproverò e che gli suggerì di venderlo e di dare il ricavato ai poveri.
    Si chiamava GIUDA!!!!!!!!!!
    Rassegnati………Dio è la luce, e la luce fa anche ombra!!! Pregherò affinchè tu possa uscire ad abbronzarti……..

    1. paulbratter

      il tuo commento mi ha fatto ricordare questo film degli anni 60 che quando ero ragazzino vidi in televisione e mi EMOZIONO’ specialmente questa scena. quanto ero ingenuo…

  14. alvise

    …ho ascoltato la musica di Monsignor Frisina, fa pensare un po’ ai POOH! Senza offesa per i POOH….

  15. alvise

    Alessandro: le narrazioni, di tutti tempi e di tutti i paesi, sono stracolme di persone che dicono di essere state testimoni di fatti sovrannaturali. Uno ci può anche credere. Oppure non crederci, senza per questo pensare che fossero persone in male fede, ma solo quei fatti non veri perché,
    fino a prova contararia, non dimostrati. Ci sono stati, per esempio, può succedere, sì, reali “rinvivimenti” di persone che erano state credute morte, e non erano, o anche seppelite credute morte,
    ma, mai, che io sappia, ritorni in vita di scheletri, per esempio,
    di cadaveri di persone senza testa, tagliate in due, o sfracellati, o annegati da tanti giorni, per restare nel campo dei “rinvivimenti”. Questi casi di, per esempio, testimonianze di resurrezione, si trovano sempre in contesti di narrazioni di credenti, con dubbiosi all’interno di questi racconti, che si ravvedono. Sempre, quasi, secondo lo stesso schema.

    1. Alessandro

      “Questi casi di, per esempio, testimonianze di resurrezione, si trovano sempre in contesti di narrazioni di credenti, con dubbiosi all’interno di questi racconti, che si ravvedono. Sempre, quasi, secondo lo stesso schema”. Porta esempi. Per quanto riguarda la risurrezione di Gesù abbiamo quattro testi molto ampi, concordi nel testimoniare la resurrezione, più le lettere di Paolo. Sono testi che, come mostra la ricerca più avvertita, sono stati scritti molto a ridosso degli eventi che narrano, e scritti da testimoni diretti o da chi ha ricevuto informazioni di prima mano da testimoni diretti. Per dirla in due parole: se non parlassero di risurrezione, quattro fonti storiche così ampie (non sono frammenti dispersi di difficile lettura), convergenti e concordi nel riferire fatti e detti di qualcuno sarebbero considerate quanto mai attendibili e pure gli storici che le esaminano penserebbero che con ogni probabilità quel tale ha detto e fatto quelle cose; invece, poiché le fonti attestano tutte la risurrezione e sono chiaramente composte da chi crede nella risurrezione di Gesù Nazareno, allora… si nega che la testimonianza sulla resurrezione sia attendibile. Ci vedo proprio un errore di impostazione nell’accostare la fonte storica, viziato da un pregiudizio. Il problema non è della fonte, ma dello storico che pregiudizialmente si rifiuta di ascoltare quello che fonte intende dirgli. Parlando per assurdo: se i vangeli si concludessero con la narrazione delle donne che si recano al sepolcro a prestare pie cure alle spoglie mortali di Gesù, gli storici non metterebbero in dubbio che le donne abbiano fatto veramente questo. Ma invece c’è la risurrezione, e allora il testo non è considerato attendibile… No, mi sa che qui è proprio il raffinato metodo storico occidentale che, in forza di un pregiudizio scientistico (“è impossibile che i morti risorgano”), “buca” il proprio oggetto, fallisce l’atto di ascolto della fonte.

  16. alvise

    Sorellastragenoveffa: Gesù è stato un personaggio storico, sì, ma era solo Gesù, non il figlio di Dio, lo diceva lui di essere il figlio di Dio, e gli apostoli, e poi…

    1. paulbratter

      il tuo ragionamento reggerebbe se Gesù non fosse risorto…
      ma qui torniamo al punto di partenza, la fede!

    2. Daniela Corbellini

      Caro Alvise,
      Era un personaggio storico questo è provato.
      E’ ritenuto un saggio, un profeta, un puro da tante altre religioni (induismo, musulmana, ecc) per quello che ha detto e fatto. Di lui non ci sono comportamenti strani o rimproverabili.
      E’ stato condannato perché si proclamava figlio di Dio (ci sono documenti rabbinici e romani che lo attestano, non solo i Vangeli scritti dai suoi amici).
      E’ stato condannato perché si proclamava figlio di Dio.
      Per me o era il figlio di Dio, o era un pazzo.
      Non ci sono mezzi termini.
      Io, se devo scommettere su qualcuno mai vissuto sulla faccia della terra scommetto su di Lui. Sono una che punta al massimo, non alla sufficienza.
      E siccome di tutto quello che dice lui io non butterei nulla, perché dovrei buttare proprio quello che lui dichiarava di essere, IL DIO INCARNATO???

      1. alvise

        Per me puoi scommetere tutto quello che vuoi, come si dice qui nel Granducato: “chi ti para?” Traduzione:chi te lo impedisce?

    3. Alberto Conti

      “lo diceva lui di essere il figlio di Dio” di fronte a questa affermazione hai due possibilità: o la elimini credendolo un mitomane (tanto mitomane da morire per questo????) o prenderla in considerazione e verificarla fino in fondo.

  17. Alessio Pesaro

    Per me ciò che è successo ieri, prima di tutto, è un FATTO.
    Un uomo, Giovanni Paolo II, ha fatto vedere davanti agli occhi di tutti cosa vuol dire essere uomini e avere fede. Per questo migliaia di persone sono andate a Roma a ringraziare questo uomo.
    Ognuno può leggere e interpretare come vuole le cose, come ognuno può dire che un tavolo è una sedia o viceversa. I fatti sono davanti a noi e sta alla libertà di ognuno riconoscerli o negarli, usare la ragione o non usarla. Io non voglio convincere nessuno, tanto alla fine la verità viene fuori comunque.
    Benedetto ha sintetizzato così Giovanni Paolo nella sua omelia: “Il suo messaggio è stato questo: L’UOMO E’ LA VIA DELLA CHIESA, E CRISTO E’ LA VIA DELL’UOMO.”

  18. alvise

    …io non ci sono andato, e questo è un fatto, a Roma c’era anche il baraccone del concerto del primo maggio: un altro fatto, miliardi di persone non sanno nemmeno che esiste Roma, il Papa, la fede, la Pentecoste, eccetra, come noi non sappiamo nulla di loro, se qualche verità verrà fuori io questo non lo penso, nessuna, la sola cosa che penso, ma c’è gente, anche, che non lo pensano, è che non bisogna essere stronzi con gli altri, se uno ci riesce, e questo tocca a noi di non esserlo, noi tutti, voglio dire.

  19. Alessio Pesaro

    Grazie alvise!
    Sembra banale dire che un tavolo è un tavolo, ma riconoscere questa semplice affermazione come vera è qualcosa che oggi si va perdendo.
    Di solito le persone con cui discuto, davanti al tavolo, mi rispondono: “Questa è una tua opinione!”.
    Oppure davanti all’affermazione che la pedofilia è un male mi è stato risposto: “Certo è uno schifo, ma lo è solo per una convenzione nostra, in altre società potrebbe essere normale e ben accetto. E’ una questione soggettiva.”

    1. giuliana zimucci

      Questa cosa del relativismo mi suscita un pensiero.
      La NDG è ovviamente l’uccisione di Bin Laden: il capo di hamas in Palestina ha ricordato che ora hanno un santo in paradiso, un martire. Il relativista dice: ecco, voi cattolici avete festeggiato il beato GPII e gli integralisti islamici (che poi non per tutti sono integralisti) festeggiano il loro santo. Ora qual è la differenza? la differenza sta nella nostra ragione. La nostra ragione non può e non vuole accettattare che un criminale, assassino e stragista sia considerato un santo martire. Ma in un posto come la Palestina, dove si crescono i bambini a pane e suicidio il suddetto Bin Laden è un eroe della fede nella morte.
      Per me non esiste un soggettivo. Un tavolo è un tavolo e la vita è la vita. E la Resurrezione non è una opinione di qualche invasata che aveva fumato prima di andare al sepolcro.
      Comunque, come ricordavo l’altro giorno, se il più noto archeologo mi dimostrasse di aver trovato il corpo di Cristo, mi rimangio quello che sostengo.

      1. paulbratter

        veramente i bambini a gaza vengono cresciuti a pane (poco) e bombe che gli cadano sulla testa!
        In realtà l’unica analogia che posso trovare tra JPII e bin laden e che sono morti da anni e sono stati riesumati tutti e due in questi giorni

  20. Alessio Pesaro

    Nessuna trappola!!!
    Io giudico con la mia testa e il mio cuore. Quello che chiedo agli altri è solo di fare lo stesso: gudica con la tua testa e con il tuo cuore.
    Oggi invece nessuno dà credito alla propria ragione e al proprio cuore, ma tutto viene messo in dubbio e regna la confusione, così chi ha più potere ti può convincere di quello che vuole.

      1. alvise

        …credo che Paul ci volesse far vedere proprio solo quella scena che ha scaricato e che, bambino ingenuo, lo fece commuovere….

  21. Elena

    Nel film Contact la scienziata che scrutava l’universo alla ricerca degli alieni dichiarava la sua fede nella scienza esatta e verificabile chiedendo all’amico prete di dimostrarle l’esistenza di dio.
    Lui: – tu amavi tuo padre?
    Lei: – certamente
    Lui: – dimostralo.

      1. Daniela Corbellini

        Il pittore dice all’amico poeta: “Voglio regalarti un quadro!”. Il poeta risponde “te l’ho già detto che io non possiedo pareti, solo orizzonti!”.
        Eco Alvi, il giorno che abbatterai il muro delle tue certezze “concrete” e ti aprirai a qualcosa di molto più grande della tua stanza interiore comincerai a vedere orizzonti lontani che fino ad ora hai solo percepito dai quadri che possiedi. Pensi che questi siano la realtà, ma in verità la rappresentano in parte. C’erto, è più confortante stare al sicuro tra le proprie cose, poi capirle tutte, puoi conoscere ogni singolo particolare della tua realtà limitata, puoi anche intuirne la bellezza. Ma se non abbatti i muri che ti sei imposto, non potrai cogliere la grandezza del mondo che ti circonda e che i tuoi occhi, è vero, non possono contenere.
        Quel giorno capirai di essere libero, ed io mi rallegrerò per te!
        Comincia ad aprire qualche finestra all’infinito!!!!
        A
        A solamente

      2. paulbratter

        non ho capito, tu chiedi di dimostrarti l’esistenza di Dio o che io credo in Dio?
        perchè nel secondo caso la domanda è intrigante….

  22. Alessio Pesaro

    Non ho visto il film “L’uomo venuto dal cremlino (nei panni di Pietro)” ma la scena riportata mi ha fatto venire in mente un altro film, a me molto caro, che racconta una storia vera: “Francesco” di Liliana Cavani.
    Quindi non mi stupirei se nella Chiesa arrivasse un Papa che volesse fare come Francesco o come Kiril, ma il risultato sicuramente non sarebbe facile da immaginare.
    La Cavani in questo è stata geniale e dimostra di ben conoscere l’animo umano.
    Nel film c’è questa scena bellissima (tra le tante) in cui i primi amici di Francesco decidono di seguirlo: vogliono fare come lui e regalano tutto ai poveri.
    Guardate che succede!!

  23. Elena

    Alvise come già ti hanno fatto notare un conto è dire “dimostrami l’esistenza di dio” un altro è dire “dimostrami di credere in dio”… o forse no? Qualcuno una volta ha detto “credo quia absurdum”… quello che volevo dirti è che non tutto ciò che esiste e ha importanza può essere sottoposto a verifica sensibile. Attualmente dio è indimostrabile scientificamente. Forse può essere presunto, ma forse anche il cortocircuito semantico della tua battuta ha molto da suggerire…

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