Stupidity Fair

di Jane

Credo che sia doveroso imparare a leggere un po’ di tutto. Non tanto perché bisogna esercitarsi a non esaurire le proprie opinioni nei propri pregiudizi (esercizio purtroppo inutile per gran parte dell’umanità), quanto perché leggere tanto aiuta ad affinare il proprio linguaggio, nel caso delle opere di letteratura, e ci permette di aumentare il numero di parole del nostro vocabolario. Soprattutto, leggere anche libri/riviste/quotidiani che non rispecchiano il nostro pensiero è importante per accrescere il nostro spirito critico. Aggiungo anche che bosogna sfogliare un po’ di tutto perché, come dice Melanie Griffith ne “Una donna in carriera”, «non puoi mai sapere da dove venga una grande idea».

Ecco perché, ogni tanto, tra le cose che leggo risulta anche Vanity Fair. Non sarebbe nemmeno una brutta rivista se non si ostinassero a interrompere le pubblicità e le foto di gossip con delle specie di articoli. Uno in particolare mi è balzato all’occhio ultimamente. L’articolo occupava addirittura mezza colonna sulla rivista tra le più lette dalle donne italiane, ossia che il 70,7% dei ginecologi italiani è obiettore di coscienza.

Quindi il 70,7% dei ginecologi italiani non pratica aborti. Questa notizia, davvero sconvolgente, quasi drammatica, è stata divulgata dal LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della 194) ai fini di lanciare un allarme: attenzione donne, la 194 è in pericolo, la vostra autodeterminazione è in pericolo. In Italia si rischia di non poter più abortire, tutti i medici non obiettori sono vessati, penalizzati, impediti nella carriera fino al punto a sentirsi costretti a diventare obiettori. Inoltre, cosa inaccettabile, sempre secondo il LAIGA, nelle scuole di specializzazione non si insegna più a praticare l’interruzione di gravidanza. Cose dell’altro mondo, dove andremo a finire, questo è il livello di preparazione dei nostri medici?

Non è finita. L’articolo prosegue affermando che in Italia gli aborti entro la dodicesima settimana stanno diminuendo e stanno aumentando gli aborti terapeutici. Aborti «terapeutici»? Come fa un aborto, cioè la distruzione di una vita umana, ad essere terapeutico, cioè curativo? Cos’è che cura? Semplice, l’aborto è detto terapeutico perché evita ai futuri genitori la nascita di un feto malformato, ossia il peso dell’esistenza di un bambino malato. E’ terapeutico per i genitori, non per il nascituro, perché non vedrà mai la luce del sole. Una gran bella terapia risolutiva, in effetti.

Quindi, essendoci questa terribile situazione in Italia, moltissime donne afflitte da questa nuova malattia della contemporaneità, la gravidanza non desiderata, sono costrette ad andare all’Estero. Dopo «la fuga dei cervelli», siamo di fronte alla «fuga delle donne incinte», con la differenza che queste non tornano in Italia più intelligenti ma più vuote, in tutti i sensi.

Chissà se Vanity Fair avrà in futuro il buon senso e il buon cuore di sentirsi indotta a scrivere anche che le conseguenze dell’aborto sulla donna sono drammatiche: non solo impattano a livello psicologico e psichiatrico, ma addirittura, secondo uno studio della rivista scientifica “British Journal of Psychiatry” (e l’Inghilterra non è propriamente un paese cattolico), le donne che hanno abortito corrono un altissimo rischio di tendenza al suicidio rispetto alla media.

Ma ciò che dovrebbe dissuadere dall’aborto non sono certo le conseguenze dell’atto, quanto l’atto in sé. La consapevolezza del vero significato dell’aborto come soppressione di un essere umano sarebbe l’unica via per guarire questa piaga che affligge l’umanità. Una donna deve sapere che l’aborto non è l’unica soluzione al disagio di una gravidanza indesiderata. Una donna deve avere il diritto di non abortire. Non posso dunque che leggere con molto piacere su Vanity Fair la notizia che ci sia una percentuale così alta di medici obiettori. E invece nell’articolo la notizia viene accolta con frasi tipo «Nell’arco di 5 anni non sarà più possibile abortire in Italia», «la 194 è a rischio», «Ferrara sta facendo un’altra campagna contro l’aborto».

A proposito dell’ultima frase, sempre sulla magnifica rivista culturale, di ampie vedute e intelligente Vanity, un giornalistuncolo che non merita nemmeno di essere citato, ai tempi della formidabile campagna (formidabile nel senso che per la prima volta in vita mia sentivo che si stava combattendo per qualcosa di grande, per la cosa più grande, la vita) di Giuliano Ferrara “Aborto? No, grazie”, scrisse di lui che si preoccupava di più degli embrioni e delle blastocisti che delle vittime dei bombardamenti. Scrisse che Ferrara era contrario all’aborto come se il resto del mondo si divertisse a praticarlo.

Beh, certamente nessuno si diverte a praticare l’aborto, ma tra il “medico” e la donna c’è una terza persona che si diverte ancora meno di tutti. Aggiungerei dunque alla lista dei problemi del nostro paese (e non solo del nostro paese) quello per cui l’aumento della libertà è direttamente proporzionale alla diminuzione della responsabilità.

Vi segnalo, dunque, l’ultimo manifesto contro l’aborto del nostro difensor vitae Giuliano Ferrara:  ORA BASTA CON L’ABORTO

156 pensieri su “Stupidity Fair

  1. LGT: Non sarebbe nemmeno una brutta rivista se non si ostinassero a interrompere le pubblicità e le foto di gossip con delle specie di articoli.

    😀
    —–
    LGT: E’ terapeutico per i genitori, non per il nascituro,
    ——
    C’è chi ha chiesto il risarcimento del danno per non essere stato abortito.
    ——
    LGT: formidabile nel senso che per la prima volta in vita mia sentivo che si stava combattendo per qualcosa di grande
    ——
    😀 😀

  2. Ottimo post Laura c’è bisogno di scrivere, scrivere e riririscrivere contro l’aborto.

    1 miliardo di vittime l’anno (quelle certificate) poi ci sono gli aborti clandestini… tutto questo sangue, prima o poi, chiederà vendetta.

    1. 1.000.000.000 di aborti l’anno. Questa cifra non è né vera (e cioè è falsa) e nemmeno lontanamente verosimile. E’ una cifra in MALA FEDE. Per quanto riguarda il post il problema sicuramente c’è. Per quanto riguarda la vendetta per tutto questo sangue, quale vendetta?

      1. giuliana z.

        sulla cifra non sono certa ma credo che Salvatore ci sia andato vicino.
        Per quanto riguarda la vendetta, tu forse non sai che ci sono i cosiddetti “peccati che gridano vendetta al cospetto di DIo” e tra questi c’è l’aborto, cioè l’omicidio di un essere indifeso. Aggiungerei che c’è tra quei peccati anche la sodomia ma ora di sicuro c’è chi mi castigherà per moralista politicamente scorretta.

          1. paulbratter

            Marco 9,42
            Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.

        1. Lucia F.

          Posso, modestamente, dare una piccola certezza sulla cifra: lavoro nell’ospedale di una grossa città Toscana e lì vengono praticati 6 aborti (IVG) il lunedì, 6 aborti il mercoledì, 6 aborti il venerdì (total: 18 a settimana). Gli aborti detti “terapeutici” sono, ovviamente, in più perché quelli sono fuori lista. L’ambulatorio della preopedalizzazione delle donne che la settimana dopo faranno l’IVG si chiama “ambulatorio di pianificazione familiare”. I conti esatti fateli voi.
          E’ davvero una carneficina. All’ambulatorio della preospedalizzazione c’è un’infermera che fa solo quello (esami prepreliminari…) e viene pagata circa 1500 euro al mese.

  3. Adriano

    “tutti i medici non obiettori sono vessati, penalizzati, impediti nella carriera fino al punto a sentirsi costretti a diventare obiettori.”
    Ma ha senso essere obbligati a essere obbiettori? E la coscienza, dove la mettiamo?

      1. Adriano

        Il 70 per cento dei medici sarebbe obiettore, ma non viene detto quanti siano quelli “di coscienza” e quanti invece “di comodo” oppure, ancora peggio, obbligati.
        Spiegami, e dove sarebbe l’aspetto ironico?

        1. E come si farebbe, di grazia, a distinguere chi è obiettore “di coscienza” da chi è obiettore “di comodo”? Chi sceglie l’obiezione lo fa comunque per un interesse, che sia l’interesse di salvaguardare la vita o l’interesse della carriera rimane comunque una sua libera scelta. Della propria anima si risponde solo davanti a Dio, unico conoscitore del segreto dei cuori.
          Ironica era LGT a citare gli stralci dell’articolo di Vanity Fair.

          1. Adriano

            Perfetto. Quindi secondo te vanno bene anche i credenti di comodo, quelli che, appena cambia il vento, modificano le proprie convinzioni. Come faranno i medici pseudo-obiettori solo per la carriera, appena avranno la possibilità…
            Tra l’altro questo è uno dei pochi modi per distinguere le due categorie.

            1. Non stiamo parlando di quello ciò che “va bene” a me, ma di ciò che è lecito. E’ lecita o non è lecita l’obiezione di coscienza? Sì che è lecita! La legge non richiede di motivare questa opzione o tantomeno di fornire dimostrazione della “purezza” delle intenzioni di chi opta. Punto. Lo Stato non è la Chiesa, non è richiesta una fedeltà interiore alle sue norme e alle sue pratiche ma solo esteriore; la fede invece è una virtù teologale, non un’opzione di legge, e come tale non è possibile che si attenga solo all’esteriorità dell’uomo, richiede prima di tutto l’adesione della volontà e dell’intelligenza, altrimenti è recitazione.

            2. Velenia

              quand’eri nell’utero di tuo madre(da come ti esprimi suppongo tu sia nato dopo il 78) ,scommetto che ti sarebbe andato bene pure un obiettore di comodo,ammesso che ce ne siano,perchè a me sembra proprio il contrario: non fanno carriera i medici obiettori.

    1. Gabriele

      A me, francamente, risulta il contrario. Un medico obiettore impedisce un introito all’azienda ospedaliera e potrebbe impedire il regolare svolgimento delle pratiche abortive (che volenti o nolenti, devono essere garantite)!

      1. “impedisce un introito all’azienda ospedaliera”
        a) Non sia mai, ecché stiamo scherzando?
        b) Non ‘devono’, ma ‘possono’ essere garantite: tant’è vero che il medico ed il personale sanitario non sono obbligati, ma possono invocare l’obiezione di coscienza.

      2. matrigna di cenerentola

        attenzione, è proprio così: i medici obiettori NON è vero che fanno carriera, sono invece guardati male, perché complicano la vita ai non obiettori. Ma, a prescindere da ogni possibile etica religiosa, un medico diventa ginecologo perché vuole far “nascere” bambini, certo non per diventare parte di un mattatoio, è per questo che gli obiettori sono tantissimi. Il medico (niente affatto cattolico) che ha fatto nascere il mio terzo figlio dirigeva il consultorio del posto in cui stava, e fu sospeso e spostato perché … applicava correttamente la 194 e faceva “domande importune” alle donne che andavano con l’intenzione di abortire, provando a dissuaderle. Perché i medici amano la RU486? Perché così si liberano dello schifo di dover fare gli aborti. se le donne lo vogliono, se la sbrogliassero completamente da sole.
        Al post intero, che mi piace molto, farò un commento più esteso dopo, intanto grazie

      3. Adriano

        Mah, mi pare strano che la stragrande maggioranza dei medici italiani venga discriminato da una sparuta minoranza perché obiettore…

        Vento dell’Ovest: neanche far finta di credere è vietato dalla legge. Quello che voglio dire è che invocare un problema di coscienza solo per comodità non mi pare molto corretto (tipo farsi venire il mal di pancia il giorno dell’interrogazione, ma peggio).

        Velenia: sono stato voluto e cercato.

  4. angelina

    Sì, brava. Formidabile ‘l’aumento della libertà è direttamente proporzionale alla diminuzione della responsabilità’
    Quanto sia devastante l’aborto non potremo capirlo mai abbastanza. Quanto sia .ormai banalizzato, privo di connotazione morale,…

    “E’ ora di infondere interesse per un dibattito che abbiamo archiviato, messo sugli scaffali. …Quanto siete disposti a sopportare e a rischiare per proclamare la verità, nell’amore e nella grazia, facendovi avanti, disposti a farvi odiare?”

    Sono parole di Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto per iniezione salina.
    Guardate il video, vi prego.

    1. l'allegro poeta

      Bravi e grazie tantissimo per qs video che voglio diffondere.
      Come si fa a guardare negli occhi la figlia che stavi uccidendo?
      Come si fa a perdonare la madre che ti stava uccidendo? Lei continua a dirlo… Gesù. Eppure penso che la ferita del sentirsi rifiutata fino al punto di essere quasi uccisa (e in un modo atroce, e dalla propria mamma!!!), sia per questa donna come il suo zoppicare , indelebile. Una sorta di cilicio con cui fare i conti ogni santa volta.
      Può la fede, per quanto grande e sincera, togliere questo fardello?

  5. Credo di averlo già detto qui, siccome è una cosa che racconto spesso vi prego di scusarmi, al limite saltate.
    Una delle cose che mi ha sconvolto di più in Italia è la nonchalance con la quale s parla di “IVG” e la tranquilità con la quale si chiami “diritto” questo crimine.

    Io vengo da un paese dove l’aborto è illegale: in Brasile l’aborto è depenalizzato nei casi di stupro e di rischio di morte per la madre. L’aborto rimane, dunque, un reato in ogni caso, nonostante pressioni immense che arrivano dalle lobby abortiste mondiali (FMI, ONU, UNICEF e compagnia bella). Da anni certe istituzioni, in nome della tanto temuta sovrappopolazione mondiale, fanno pressione ai diversi governi brasiliani per introdurre l’aborto nell’ordinamento giuridico. Alcune di queste organizzazioni disumanitarie hanno praticato la sterilizzazione di massa nelle periferie sperdute del Brasile.

    Mi chiederete, come mai non si legalizza allora? Sta di fatto che la grande maggioranza della popolazione è ancora contraria alla legalizzazione dell’aborto e che rimane nel sentire comune un crimine, e in una democrazia i numeri contano. Dico ancora perché le campagne mediatiche e i colpi di “sentenze” o “norme tecniche”, la cultura della morte comincia a fare breccia. Infatti si cerca di cambiare piano piano, di sostituire la depenalizzazione, nei casi sopra citati, con una legalizzazione e di aggiungere all’elenco le gravidanze di bambini anencefalici (come sempre si cerca di prendere i casi limite per promuovere la morte), nonché l’incapacità psicologica della madre nell’allevare il bambino…

    Per quanto riguarda il sentire comune, non dico che non si pratichi l’aborto, lo fanno in tanti purtroppo. La differenza fondamentale sta nel fatto che se una lo fa, lo fa clandestinamente ed è pienamente consapevole che compie una cosa sbagliata. L’essere ILLEGALE, rende più evidente il lato IMMORALE dell’azione. Purtroppo, quando una cosa viene legalizzata dopo molto poco tempo passa l’idea che sia anche moralmente accettabile. C’è chi dice che la legge segue il costume, io dico anche che LA LEGGE FA COSTUME. Non c’è niente da fare: il binomio LEGALE=MORALE è più forte di noi e quello che il cornuto vuole è proprio che scarichiamo i mattoni della coscienza…

    1. matrigna di cenerentola

      LA LEGGE FA COSTUME. Daniela, hai colto il punto: in Italia è stato proprio così. Da ‘male minore’ (minore de che?) all’atto dell’introduzione delle legge, è diventato in qualche decina d’anni un ‘diritto’, dimenticando che la legge aveva due aspetti, di cui uno -la ricerca di alternative- è stato brillantemente eliminato, e chiunque provi a fare qualcosa per limitare l’aborto (tipo i volontari nella ASL) viene cacciato dicendo che vuole fare sentire in colpa quelle povere donne, magari con la minaccia dell’inferno.

    1. Non l’avevo mai visto. Grazie, G.
      Laura, MI PIACE, complimenti.
      Per Adriano: anche se fosse come dici tu, che gli obiettori fossero di comodo e non di coscienza, che differenza farebbe? La conseguenza finale sarebbe sempre il non mettere fine a una vita nascente, allora se il risultato è questo, a chi importa qual’è il motivo per cui lo fanno? Quante volte facciamo delle cose e dalle nostre azioni che hanno le migliori intenzioni scaturiscono conseguenze disastrose, e, viceversa, da azioni fatte per noia o per superficialità, o addiritturia con malizia e cattiveria, scappano fuori delle conseguenze inaspettatamente positive?
      Ben vengano i ginecologi obiettori, qualunque sia il motivo per cui obiettano.
      D’altra parte uno va dal dentista più bravo perchè gli cura bene i denti, chissene frega se quello fa il dentista solo per diventare sfacciatamente ricco e mantenere le sue ville al mare e in montagna, no?

  6. nonpuoiessereserio

    Post che condivido in pieno. Aggiungo che per non rischiare che rimanga solo una battaglia giuridica, bisogna che i giovani vivano la loro sessualità in modo responsabile, non egoistico e aperto alla vita. Meno pornografia, più amore, più attesa, più dono di se, più fiducia nella vita, più fedeltà e rispetto, più famiglia, più sacrificio. E’ la cultura che dovrebbe portare da sola a far concepire l’ aborto come un atto orribile.

  7. Angela

    Un ginecoloco “dovrebbe” essere ginecologo per far nascere la vita… così come un qualsiasi medico “dovrebbe” essere medico per vocazione all’amore verso i fratelli e non per quello che rappresenta l’essere medico, soprattutto economicamente… così come un qualsiasi operatore snitario “dovrebbe” esserlo per vocazione all’amore verso i fratelli. Peccato che la realtà sia spesso diversa!

  8. Angela

    Dimenticato! Molte sono le associazioni, soprattutto i volontari che lavorano a favore della vita. Questo è molto bello anche se triste, perché se ad occuparsi della vita sono associazioni e volontari significa che lo stato, cioè chi lo rappresenta a nome dei cittadini,è carente o rema contro.

  9. Per le riviste vale il “nomen omen”? E come tradurremmo in questo caso Vanity Fair?
    Se la vanità è quella del Qoelet, questa sedicente fiera della vanità non è altro che un Expo cartaceo di ciò che è poco meno di nulla.
    Riporto dal dizionario:

    Vanitas

    vanità (s.f.)
    vanto (s.m.)

    1 vanità, futilità, vana apparenza, menzogna, falsità
    2 inutilità
    3 incostanza, leggerezza, frivolezza, volubilità
    4 millanteria, vanagloria, iattanza
    5 perfidia
    6 (eccl.) ciò che è vano, futile.

  10. Sybille

    Mai pensato che gli aborti ci sarebbero comunque? Illegali, clandestini, ed in condizioni pericolose?
    Mai pensato che c’è la libertà di scelta e che si tratta di una determinazione personalissima? Nel senso che se io rispetto (e la rispetto veramente) la scelta di chi non abortisce (sia terapeutico o meno), mi aspetto lo stesso reciproco rispetto da parte di chi la pensa diversamente.
    E dei bambini non voluti cosa ne facciamo? Li diamo in adozione? Ma non si scatena anche così quella infelicità dovuta alla mancata consapevolezza della propria identità genetica (tema questo non mio ma utilizzato dal vostro blog qualche settimana fa in tema di fecondazione assistita)?
    Buona giornata.

    1. Cara Sybille, nessuno si illude che la soluzione del problema sia il ritorno alla condanna giuridica dell’aborto. Non è con la repressione che si risolve il problema, hai raione, ma piuttosto favorendo realmente la maternità, cioè eliminando le condizioni sfavorevoli che nel 90 per cento dei casi spingono una madre ad abortire.

      Si può fare moltissimo in questo campo, dal sostegno psicologioco a quello economico ed è assolutamente drammatico che a farlo oggi siano solo associazioni private (leggi Movimento per la Vita) con denaro privato e quindi necessariamente con risorse limitate, quando invece (194 alla mano) sarebbe un compito che spetta allo stato.

      Non si tratta nemmeno di dissuadere dall’aborto, quanto di rimuovere le condizioni sfavorevoli alla maternità. Nellka stragrande maggioranza dei casi questo è più che sufficiente ad impedire l’aborto, infatti è assai raro che una donna voglia abortire a prescindere, cioè se fosse messa in condizione di tenere il bambino lo farebbe volentieri.

      L’ipocrisia di tutto questo dibattito e quello che rende effettivamente disgustosi articoli come quello di Vanity fair è che l’aborto non è visto per ciò che oggettivamente è: ovvero un male e una sconfitta per la donna e per la società tutta (poi si può discutere se sia il male minore, se sia un male giustificato eccetera, ma nessuno, proprio nessuno può dire che è un bene).

      1. Sybille

        E certo che è sempre una sconfitta. Voglio pensare che non si abortisca a cuor leggero. E anche io, dall’alto della mia laicità (di cui vado fiera e alla fonte della quale sono stata abbeverata sin dalla più tenera età), sono convinta che il sostegno alla maternità deve essere compito dello stato. Anche perché spiace vedere come tale attività sia demandata al tipo di associazioni da te menzionata. Qualche anno fa, la figlia di una signora che conosciamo, minorenne, è rimasta incinta. In consultorio, è stato inibito alla madre di partecipare ai vari colloqui, mentre era dentro con lei il movimento per la vita. Stendiamo un velo su questo aspetto, che lasciò basiti i suoi genitori. la ragazza ha deciso di tenere il bambino, ma non ti dico con quali difficoltà (è una famiglia di immigrati), e ti assicuro che il movimento per la vita dopo tutta una serie di grandi rassicurazioni non ha fatto niente. L’unica cosa per cui erano disponibili (lo dissero a me che lo ho chiamati per chiedere di aiutare) a dare era un pacco di vestitini, capirai che sforzo i vestiti smessi dei bambini sono di facilissima reperibilità, tutti vogliono disfarsene. Alla fine sono state le persone vicine a questa famiglia ad aiutare, secondo le disponibilità di ognuno. Anche quelli come me che avevano consigliato di abortire, lo dico senza nessun problema. Altro che movimento per la vita.
        Syb

        1. l'allegro poeta

          Syb : guarda negli occhi questo bambino, guardalo crescere e continua ad aiutare lui e la sua famiglia, come già hai fatto (bene). Poi, che tu gli voglia bene o no (ma penso che gliene vorrai in qualche modo, visto che non mi sembri affatto una persona disumana, anzi), prova a immaginare se non lui non ci fosse. O meglio: se quel bimbo fosse rimasto in un cesto della pattumiera di un ospedale. Poi guarda sua madre e chiediti se è una donna afflitta, se le fatiche che le sono chieste le darebbe mai in cambio della vita di suo figlio. Prova a immaginare di strapparglielo dalle braccia, per darle la possibilità di vivere meglio, senza l’ansia di dover crescere un altro essere, con un bel pò meno di affanno.
          Prova a pensare che tu saresti potuta essere una concausa di questa assenza. Magari diglielo, a quel bambino, se ne hai il coraggio: ciccio mio, io l’avevo detto a tua madre di eliminarti, ma lei non mi ha ascoltato!E se non ti piace il termine “eliminarti”, usane pure uno più soft, potresti dirgli una cosa come:” glielo avevo detto che era meglio che tu ora non ci fossi” Cosa provi, cosa pensi davvero?
          Non è un esercizio vano di fantasia. E’ un modo per rendersi conto della realtà VERA, al di là di ogni ragionamento o discorso intellettuale. Renditi conto dell’esperienza che fai e che hai fatto!
          Scusa, non voglio entrare nella tua anima:), la mia è già abbastanza complicata. Ma, ripeto: renditi conto dell’ESPERIENZA che fai, e non dei discorsi, che fai o che senti fare.
          Da quello che dici, tu ti sei messa in gioco con questa famiglia, li hai seguiti e aiutati. Perchè arrivava un bambino non voluto, che avrebbe scombinato la vita e posto problemi concretissimi come il suo/loro mantenimento.
          Ebbene, ma non sei stata, non sei più contenta in questo tuo agire così concreto e umano, che non nel consiglio facile dell’aborto? Cosa è stato più buono, per te e per loro, dire e fare:” Elimina il problema” oppure” affronta il problema, io ti sono accanto”?
          Ehi, sia chiaro però: il problema è un bimbo in carne ed ossa – che tu ora conosci, che vedi, tocchi, di cui ci si può innamorare-, non una formula matematica o un pensiero che vola via.

        2. Velenia

          Spero che tu,come me,quando ti alzi la mattina sia contentz<a che tua madre non abbia fatto come quella di Gianna Jenseen.
          "dall'alto della tua laicità",cos'è un lapsus freudiano o pensi veramente di essere più in alto di chi ha una fede,e èiù in alto rispetto a quale scala?

          1. Sybille

            Mia madre mi voleva! Mi ha aspettata e desiderata per ben 5 anni, prima di avermi. Certo che sono contenta. L’ alto della mia laicità è un intermezzo ironico, o anche un lapsus, vedi tu come ti paice leggerlo. No problem, my dear, as you like it. Per quanto mi riguarda nessuno è più in alto rispetto ad altri, io ma neppure voi.

    2. paulbratter

      “E dei bambini non voluti cosa ne facciamo? Li diamo in adozione? Ma non si scatena anche così quella infelicità dovuta alla mancata consapevolezza della propria identità genetica?”

      i motivi per cui un bambino è dato in adozione possono essere i più diversi e tragici, ma in ogni caso la madre del bambino lo ha accettato alla vita; altra cosa è sopprimere in grembo: non parliamo di felicità e infelicità, parliamodi morte.

      1. paulbratter

        hai idea di quanti aborti si fanno solo in Cina?
        400 milioni in 30 anni!
        comunque no, non sono un miliardo l’anno.

  11. giuliana z.

    Ah, Laura mia…. ma che ti vai a leggere Vanity Fair?! hai proprio voglia di farti il sangue amaro! ammetto che pure io a volte vado spulciando le riviste femminili in cerca delle supposte di saggezza che vogliono rifilare al pubblico come perle di democrazia e coerenza politica. Ma qui l’argomento è da far voltare lo stomaco. Secondo me ci sei andata anche leggere stavolta. Io ci sarei andata giù pesante. Ma siccome il post l’hasi scritto tu, allora io vado giù pesante con la sig.ra Sybille che scrive qui sopra. Gli aborti ci sarebbero lo stesso senza la 194? certo che ci sarebbero! ci sono sempre stati! fino a non molti decenni fa nelle campagne e nelle zone più arretrate di questo nostro bel paese c’era la mammana o anche la vecchia ziedda che ti faceva bere l’infuso di prezzemolo per provocarti un aborto. A tuo rischio e pericolo. La legge è venuta in soccorso alla salute della donna. Bene, finalmente qualcuno che pensa alla mia salute! e al bambino? chi ci pensa? e chi parla di “bambino”? si parla solo di embrione, gruppo di cellule… parole che coprono una verità: l’essere umano. Sai che ti dico Sybille? peggio per quelle che vanno dalla mammana! volete la libertà di scelta? e allora assumentevi le vostre responsabilità, fisiche, pscichiche e morali. Non credo che una legge impedisca a chi vuole con decisione compiere un certo gesto di compierlo. Però magari il limite della legge potrebbe essere un deterrente, mi sembra già qualcosa. O non ti sembra così? se si cominciasse a dire che ammazzare il vicino di casa perchè schiamazza alle 3 di notte ha una sua giustificazione, non ci vorrebbe molto ad approvare anche l’omicidio tout-court.
    Passiamo alla parte sinceramente più criticabile del tuo intervento: i bambini non abortiti ma adottati sarebbero infelici perchè non conoscono la loro identità genetica. Ma ti rendi conto della scemenza che stai dicendo???? tutti noi siamo alla ricerca di una identità, per tutta la vita. Tutti vogliamo sapere chi siamo. Salvo poi trovare pace quando capiamo che siamo amati così come siamo dalla nostra origine, siamo amati perchè apparteniamo. Il bambino sa chi è perchè ha i genitori, perchè è voluto bene. Gli lasciamo la possibilità di essere amato e di sapere chi è, davvero? o in nome di una legge, di un nostro dubbio lo vogliamo privare di una esigenza che appartiene di diritto ad ogni essere umano, cioè dell’amore?

    scusate se me la prendo così ma quando si parla di vita non ce la faccio proprio a trattenermi!

    1. giuliana z.

      (che poi vorrei sapere quante sono le donne che davvero vogliono abortire con la leggerezza con cui si va da McDonald’s a mangiare un hamburger! )

    2. Sybille

      Penso che tu non abbia capito niente del mio intervento, sinceramente. Certo che la legge deve servire come un deterrente, ma pensi che sia per l’aborto selvaggio? ma come ti permetti? Quanto alla parte più criticabile del mio intervento: mi sono limitata ad applicare un concetto comparso su questo blog in un post di Costanza di qualche tempo fa, per tua facilità di riferimento “Ci vuole un fisico bestiale” (2 ottobre), cito “…Mostra che i figli che non conoscono chi ha dato loro il patrimonio genetico sono terrorizzati da questo enorme cono di ignoto nella loro vita”. Non è lo stesso con l’adozione? L?idea della infelicità a non conoscere le proprie origini/patrimonio genetico non è mia nel modo più assoluto, non la condivido per niente. Non ti arrabbiare troppo, sennò poi stai male..

      1. Hai ragione, ma l’adozione, in questi termini, è davvero “il male minore”.
        La soppressione (ma possiamo dire anche “assassinio” o “omicidio”) di un innocente inerme, invece, è il male assoluto. O, per dirla nei termini che secondo me calzano meglio, «delitto abominevole».
        Si tratta solo di tutelare i diritti degli ultimi, dei più inermi, dei più deboli.
        Quale sarebbe, quindi, l’aborto “non-selvaggio”?

      2. giuliana z.

        Sybille, io non ho davvero detto che tu sei per l’aborto clandestino! proprio no! anzi, il contrario, mi sembra, cioè che tu sei assolutamente a favore di una legge che tuteli la libertà di scelta.

  12. “La fiera delle vanità, nome che ricalca l’inglese vanity fair (nota soprattutto come titolo del libro di Thackeray 1948) per indicare un ambiente di frivolezza e di dispersione”.

    1. giuliana z.

      Ma i romanzi di Thackeray sono talmente belli che è un insulto alla sua memoria chiamare con un suo titolo una porcheria patinata e vacua come la rivista che cita Laura!

  13. Da una fonte “non sospetta”:SOCCI:
    “Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti, ovvero abbiamo annualmente un numero di vittime innocenti pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale (1939- 1945) che è considerata “l’evento più distruttivo della storia umana”

  14. I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio

    1° Omicidio volontario; 2° peccato impuro contro natura; 3° oppressione dei poveri; 4° frode nella mercede agli operai.

  15. Laura

    Sono un ginecologo obiettore di coscienza che, come alcuni hanno detto, intralcio la politica dell’azienda ‘ospedaliera.Ma nessuno si chiede mai perchè i ginecologi diventano obiettori? Non sarà per caso perchè si rendono conto che parliamo di una vita umana e non di un ammasso di cellule?Quando senti battere il cuore a 6 settimane (ovvero dopo 10-15 gg che hai fatto il test di gravidanza) forse cominci a realizzare con chi e non con cosa hai a che fare, Peccato che non sempre si abbia il coraggio di dirlo anche alle pazienti.

  16. giuliana z.

    a proposito: oggi si celebra la Giornata delle Nazioni Unite, che nascevano ufficialmente il 24 ottobre 1945, e l’ONU invita “tutti i paesi membri a celebrarla come festività pubblica, e ogni anno vede lo svolgimento, in ogni parte del mondo, di incontri, esibizioni e discussioni sugli obiettivi e i traguardi raggiunti.”
    Ah bè, sì bè…..

    1. Ci sono tantissime iniziative per aiutare chi è in difficoltà… ma tante davvero!!! E’ che non vengono pubblicizzate, non vengono nemmeno menzionate negli articoli tipo quello citato nel post di oggi. L’aborto non è MAI una soluzione!!! E poi basta parlare di aborto terapeutico… chiamiamolo con il suo nome EUGENETICO!!!!

  17. Roberto

    Grazie a LGT per ribadire una volta di più quello che, per i cattolici ma non solo, dovrebbe essere ovvio, ma non è più.

    Aggiungo anche, però, che mi lascia un po’ l’amaro in bocca (e forse anche più che un po’) dover leggere un sacerdote che scrive

    @ Fabio Bartoli :”nessuno si illude che la soluzione del problema sia il ritorno alla condanna giuridica dell’aborto. Non è con la repressione che si risolve il problema”

    Il “problema” è l’uccisione di persone innocenti. Nessuno si illude di cancellare dal panorama degli orrori commessi da noi esseri umani, furti, stupri, omicidi, condannando tali “comportamenti” in sede penale. Nessuno si sognerebbe però di sostenere che, poiché non è così che si risolve il problema, allora si può anche fingere che sia sufficiente sostenere una “politica” che rimuova le condizioni che portano gli esseri umani a rubare, stuprare, uccidere, ecc. Il crimine si persegue e si condanna perché tale è esigenza di giustizia. L’aborto va condannato eticamente, socialmente E penalmente, come l’omicidio che è. Assumere una posizione che larvatamente o meno escluda l’ultima opzione (come fa anche il pur stimabilissimo Giuliano Ferrara) è particolarmente grave (ed è purtroppo di fatto ormai la “posizione politica” maggioritaria anche all’interno dei Movimenti per la vita).

    1. L’aborto, anche quando era proibito, in Italia, non è mai stato considerato omicidio, le pene per chi abortiva o procurava aborti
      non erano certamente equiparabili a quelle per omicidio volontario.

    2. Caro Roberto,
      io qui in parrocchia ho, tra le altre cose, un consultorio in cui abbiamo salvato (in vent’anni) più di duemilacinquecento bambini. E’ tanto? E’ poco? Non lo so, è la misura di ciò che il Signore ci ha dato di fare con le nostre forze.
      Quello che so però è che se ci fossimo messi in una posizione intransigente, di rottura, con il mondo dei consultori sarebbero stati molti di meno, invece proprio questo atteggiamento assolutamente razionale ha consentito di creare un clima di dialogo e copperazione con molti operatori che la pensano come la Sybille e riconoscono che l’aborto è comunque un male che sarebbe meglio evitare, consentendo così di raggiungere tante persone che altrimenti non avremmo mai potuto contattare.
      Il muro contro muro non giova a nessuno, inasprisce gli animi e chi ci rimette ovviamente sono i bambini. Io preferisco salvare qualche bambino in più ed avere magari qualche perplessità di coscienza, piuttosto che potermi vantare della mia coscienza immacolata ed aver sprecato delle occasioni per salvare delle vite.

      1. vale

        praticamente sì. e il male minore. ma la chiesa ,anche se lo giustifica come “rimedio” temporaneo non può ammetterlo in diritto.
        se no tanto varrebbe dire che esiste-com’è per il diritto positivo-il diritto di aborto che deroga all’omicidio solo perché non conviene fare il muro contro muro.
        che poi la posizione adottata da voi sia vitale-nel senso letterale del termine- per chi non è stato abortito mi pare del tutto autoevidente.ma qui,mi pare, si stava dicendo che se l’embrione è già vita sin dall’inizio, dal primo secondo in cui l’ovulo è fecondato,omicidio è e come tale va chiamato. che poi lo si voglia “depenalizzare” per tutta una serie di motivi di carità nei confronti di chi lo pratica è altro.
        vale

      2. Sybille

        Grazie caro parroco,
        penso che tu sia l’unico che ha capito come la penso (da laica). Penso ti piacerebbe se non l’hai ancora letto il libro di Enzo Bianchi “per un etica condivisa”, perdonami non ricordo il titolo per intero. Penso che leggerlo farebbe bene un po’ a tutti..

        1. giuliana z.

          ma chi? quello che dice che si può essere felici anche senza Dio??!!!
          come diceva Totò….? ma mi facci il piacere!

          1. vale

            quello che: …”Bianchi è stato inoltre, nel 1982, il successore di don Giuseppe Dossetti alla presidenza dell’Associazione per le Scienze Religiose di Bologna…”?????

            1. vale

              Enzo Bianchi
              MONACO, PRIORE COMUNITÀ DI BOSE

              La fede trascende la ragione eppure non la nega.
              Serve un’etica cristiana che affronti il confronto con il mondo esterno percorrendo un processo di umanizzazione, rispetto al quale è necessario non armarsi preventivamente di dogmi indiscutibili, che impediscono il dialogo e il confronto aperto.
              il priore di bose enzo bianchi(tutto volutamente minuscolo)

              1. perdonatemi ma, se ho capito qualcosa di cos’è un dogma, direi che dogmi sono l’incarnazione del Verbo, la divina maternità, l’Unitrinità di Dio, la risurrezione della carne, l’Immacolata concezione e cose simili…
                Ora non voglio mettermi a discutere sull’essenza del dogma (e anche lì ci sarebbe molto da dire), ma vorrei che qualcuno mi spiegasse un’altra cosa: perché si tira così spesso in ballo una parola tanto difficile e ambigua, specie nel confronto coi “laici” (tra l’altro, laico sono io, gli atei e gli agnostici usino le loro parole!)?
                Si rafforza l’idea che la vita di un feto sia niente più che un’opinabile opinione della Santa Sede, che gentilmente verrebbe tollerata in nome della benevola possibilità che lo Stato (grazie, Stato!) elargirebbe indistintamente a tutti.
                Così, quando biotecnologi, ginecologi e giuristi si pronunciano in favore del riconoscimento dell’inviolabilità dell’embrione, allora è la 194 a diventare il dogma!
                Questo si chiama doppiopesismo, nonché disonestà intellettuale: dove sono gli argomenti? Dov’è la tanto millantata “forza della ragione”? Sentiamo.
                Naturalmente poi raccogliamo le firme per chiedere che in un altro Paese (uno Stato sovrano) – che so! – non sia più obbligatorio portare il burqua. E perché? Non è legge anche quella? Non va osservata in quanto tale?
                Se, invece, da uomini liberi quali noi credenti siamo veramente, non abbiamo paura di ammettere che la legge ingiusta non obbliga in coscienza, non solo facciamo bene a tenerci stretti gli obiettori (ci mancherebbe!), ma lavoriamo pure per abolire l’ingiustizia dalla legge. Fintanto che c’è, tolleriamo che sia applicata, ma è del tutto lecito, in una democrazia vera, muovere il pensiero perché le leggi migliorino (il che può significare anche, talvolta, che vengano abrogate).
                Spero di vedere il giorno in cui si guarderà allo sterminato genocidio degli innocenti con pubblico orrore, con vergogna collettiva, anche se dovrò sopportare (già lo so) di osservare “i figli degli uccisori dei profeti che costruiscono loro le tombe”.
                Ipocriti!

            2. Alessandro

              un cattolico che non operi concretamente perché si pervenga all’abrogazione di una legge che consente il pubblico sovvenzionamento dell’aborto volontario sta perdendo di vista la dignità inestimabile intangibile inalienabile di ciascuna persona umana: le circonlocuzioni palliative, gli arzigogoli (il)logici, la retorica dialogista (che adopera a vanvera il vocabolo “dogma”) qui proprio non reggono, non mi figuro come possano reggere

              Quoto Cyrano: “Fintanto che c’è, tolleriamo che sia applicata, ma è del tutto lecito, in una democrazia vera, muovere il pensiero perché le leggi migliorino (il che può significare anche, talvolta, che vengano abrogate)”

              1. Caro Alessandro, che bello vedere che qualcosa alla fine ti ha stanato! 🙂
                Peccato ci siano voluti temi tanto tristi, ma bentornato.

            3. Alessandro

              … non è che sia rintanato 🙂 , come dicevo qualche tempo fa vi seguo (questo è uno splendido blog) ma arrivo in genere tardi a leggervi, quando lasciare un commento equivale a ripetere molte delle cose già dette…
              grazie del bentornato, Cyra’!

  18. Angela

    In Italia ci sono molte cose prese alla leggera. C’è uno spot in tv, che sta andando in onda da qualche giorno (non voglio fare pubblicità alla marca in questione): lui e lei entrano nel “loro” nido d’amore in fase di arredamento… lei chiede a lui a cosa pensa in proposito di una stanza… lui sente già la voce di un bambino e si preoccupa… lei, pensa invece ad altro e lui, sospira di sollievo. La cultura della vita è attaccata all’origine, nella sua profondità. Non è solo l’aborto un omicidio: si sono tanti modi di non far nascere i figli e quelli più pericolosi sono quelli subdoli, quelli che diffondono la cultura dell’egoismo, del piacere subito, del pensare a sistemare sé stessi. Prima è bene divertirsi, sistemarsi, comperare casa e finirla di pagare, e nel frattempo si è comprato l’arredamente e va finito di pagare pure quello. Poi ci si ritrova a dover ricorrere ad inseminazioni artificiali e qualto altro. Quanti cercano di avere figli ad un’età nella quale la natura fa fatica ad esaudirli, soprattutto se si è fatto uso di pillola, di spirale, etc. Quante coppie sulla soglia dei 35 anni cercano bambini in adozione! Non intendo fare di un erba un fascio: ci sono anche coppie che per altri motivi ricorrono all’adozione, ma non sono molte, in proporzione.

  19. matrigna di cenerentola

    “Ci chiediamo: e’ quindi possibile che il diritto di scegliere sul proprio corpo , sulla propria maternità debba subire importanti limitazioni giustificate dal fine di ” migliorare il percorso assistenziale per la donna”? (cit. ). Non è, di per sé, contradditorio?”
    estraggo da http://www.altereva.it/index.php?option=com_content&view=article&id=23:no-al-movimento-per-la-vita-nei-consultori-perche-e-una-battaglia-di-tutti&catid=1:archivio-blog&Itemid=8 che trovo emblematico per chiarire dove sia arrivata la situazione attuale. Leggendo riga per riga il contenuto della legge 194, se ne esce con l’idea che l’aborto sia ‘una triste necessità’ in casi be specifici. E’ così la legge attuale, poi si può disquisire: da un lato, come ci si permette di dire che l’aborto può essere necessario? dall’altro: dire che portare avanti la gravidanza può nuocere alla ‘salute mentale’ della donna non è forse un paravento di qualunque arbitrio?
    Però la discussione eventuale non toglie niente al fatto che l’aborto non sia consentito, dalla nostra legge, come un “diritto di scegliere sul proprio corpo”. Porca miseria, è qui l’equivoco. Ormai il bambino è un’appendice della madre! Come si è permesso a intere generazioni di crescere con questa convinzione?
    Quanto ai volontari del movimento per la vita: può anche darsi che qualcuno esageri con la condanna delle donne che vogliono abortire, come sembrerebbe sia successo a Torino -è difficile gestire la situazione quando le cose sono messe in termini: l’aborto è un mio diritto vs. l’aborto è un omicidio- ma loro sono oggi come oggi i soli a presidio di ciò che la legge richiede esplicitamente: che si cerchino soluzioni alternative. Invece la prassi è che si entra in consultorio, si firma un foglio e nessuno chiede niente, in parte per evitare denunce, in parte per non perdere tempo, in parte per non essere messi da parte come il mio medico (di cui sopra).
    Volevo aggiungere: l’aborto non è mai stato considerato un omicidio per la legge, ma per essere assolti bisogna (o bisognava?) avere il perdono del vescovo, mentre non credo che questo sia mai stato richiesto per un omicidio. Come per far capire che, anche se non si vede, il bambino non nato è più importante di una persona già nata. Lungimiranza della Chiesa?

  20. Velenia

    Ma che dici matrigna arriverà qualcuno dall’ “alto della sua laicità alla cui fonte è stata abbeverata dall a sua più tenera infanzia” ( ma non bisognavqa lasciare i bambini liberi di scegliere,non si diceva che non bisogna va parlare loro di nessuna credenza laica o religiosa che fosse,sennò crescevano plagiati),che ci dirà che la Chiesa è sempre stata contro le donne e che le donne debbono autodeterminarsi:Di tutte quelle che sono state determinate da mariti,compagni, parenti e anche medici varii chi si occuperà,non certo chi ci guarda dall’alto.

    1. matrigna di cenerentola

      Quando ero ragazza, le femministe facevano le manifestazioni contro Phil Dick che scriveva il racconto sulle pre-persone, che è stato per me una lettura fondamentale. L’ho cercato adesso in rete senza trovarlo (se ne parla su http://berlicche.splinder.com/post/4213456 io devo averne una copia elettronica da qualche parte, la ricercherò e ve la posto). Parla dell’estensione dell’aborto fino ai bambini di 11 anni, è profetico come tutto in Dick (che malgrado la droga e la vita sregolata, penso che il Padreterno se lo tenga adesso caro vicino al suo cuore). Sono sfiduciata: penso che bisognerà toccare il fondo prima che le persone ‘normali’, quelle che pensano che la verità la faccia la maggioranza, riaprano gli occhi. Io sono stata giovane donna a cavallo del 68, ma le scelte per i miei figli (finché non sono cresciuti) le hanno fatte mamma e papà, chiedere a Genny. ora è molto peggio.

    2. Sybille

      Sì, i miei cari, adorati genitori mi hanno plagiata!
      MI hanno insegnato il rispetto per il diverso, a non avere paura a confrontarmi (oggi avrei potuto molto più facilmente solluccherarmi con un blog di republicans a parlare male di Berlusconi), la curiosità, mi hanno lasciata libera anche di fare o meno religione a scuola (e…sorpresa: sempre frequentato anche l’ora di religione), mi hanno portato a visitare chiese e moschee e sinagoghe e mi hanno fatto sempre stare con gente di tutte le sorte e tutte le razze. Sì, sì mi hanno proprio plagiata, povera me.

      a proposito anche il tuo nick è un lapsus freudiano, vero? 😉

      Con simpatia buona serata

      1. admin

        “oggi avrei potuto molto più facilmente solluccherarmi con un blog di republicans a parlare male di Berlusconi”

        anche questo è un lapsus?
        sei un troll “professionista”?

        1. Adriano

          Curioso fatto: su questo blog chi ha idee differenti e la voglia di difenderle presto o tardi non riceve più risposte ma solo accuse di trollismo… E’ una nuova moda? 🙂

          1. Senti, giovanotto, io trovo curiosa un’altra cosa: che quando il troll si trova con le spalle al muro alza i tacchi. O non è andata così?
            (Anche stavolta, sottinteso).

            Se poi valesse la pena argomentare qualcosa con te, direi anche che la persona di cui stiamo parlando non ha dato la minima dimostrazione di “voler difendere” le proprie idee (perché “voler difendere” non è anche “difendere”), quanto piuttosto accuse inconsistenti e fuori luogo, farcite di luoghi comuni ultratriti. Visto che invece è la tua petulanza a punzecchiarmi, condivido con te solo questo pensiero: tutte le cose che le persone normali sono solite fare a quest’ora sono migliori di questo star qui a parlare tra noi. Ergo, vado a fare una di quelle cose.

            1. Adriano

              Non ho mai alzato i tacchi, anche perché non sono un troll. Intervengo, prima come ora, solo quando ho qualcosa da dire, e solo se penso ne valga la pena.
              Quanto a Sybille, ti risponderà lei, se ne ha voglia suppongo. Perché, come ben saprai dagli indirizzi IP, non siamo la stessa persona… A differenza di qualcun altro, che qui usa due account diversi! 🙂

              1. Quindi secondo te vale la pena fare l’avvocato delle cause neanche perse ma addirittura inconsistenti?
                Vale la pena comparire a dire e ripetere sempre le solite (offensive) filastrocche? Tieni a mente che se qui non ci fosse tolleranza, rispetto per le persone (non per le idee: io non ho rispetto per le idiozie), noi non si perderebbe (di tanto in tanto) tempo a risponderti, e ancora di più, molti tuoi commenti semplicemente non sarebbero pubblicati.
                Preciso, a scanso di equivoci, che questa non è una minaccia, bensì un promemoria: quello che non è avvenuto non avverrà, ma tu ricordatene, prima di darci degli intolleranti solo perché argomentiamo (noi).

            2. Sybille

              senti caro 1) innanzitutto non ho girato i tacchi..il fatto è che come dici anche tu uno nella vita ha anche altre cose da fare, personalmente io la sera sto con i miei e ad una certa ora vado a nanna 2) cosa sia un troll nel senso usato da voi blogger l’ho imparato facendo una ricerca su internet 3) non avevo nessuna intenzione di provocare, pensavo fosse possibile esprimere un pensiero diverso (per quanto incosistente), ma forse questa è già una provocazione e, semmai, commenti personali poco gentili ne ho ricevuti io da voi. Tra quelli che mi hanno risposto criticando i miei interventi l’unico pacato mi è sembrato il sacerdote che saluto con simpatia.

            3. Sybille

              Ok, allora diciamo pure che non mi ha criticato ma è stato il solo (a parte un altro che adesso non ricordo di nome che addirittura mi ha riconosciuto una qualche umanità) capace di esprimere un punto di vista diverso in modo pacato
              Buona giornata a tutti.

              1. ma il punto di vista l’hai esposto in lungo e in largo… quello che non hai capito è che noi pensiamo, e che pensando non ci rassegniamo a lasciar dire cose infondate (specie data la posta in gioco): se tu mi dimostri che io ho torto, io cambio opinione e passo dalla tua parte (sul serio! davvero!). Se io ti dimostro che tu hai torto…

            4. Adriano

              Cyrano
              “Tieni a mente che se qui non ci fosse tolleranza, rispetto per le persone (non per le idee: io non ho rispetto per le idiozie), noi non si perderebbe (di tanto in tanto) tempo a risponderti, e ancora di più, molti tuoi commenti semplicemente non sarebbero pubblicati.”
              Excusatio non petita… 🙂
              Grazie comunque del promemoria.
              7-3-5-1.

            5. Sybille

              ecco vedi che sei anche offensivo? io non ho detto che tu dici cose infondate e non mi è mai saltato per l’anticamera del cervello che voi non siate capaci di pensare, ci mancherebbe! Se quello che vuoi è che io alzi i tacchi come dici tu, nessun problema, ma non ci fai una gran figura..

              1. sei tu che hai parlato di contrapposizione “laici-credenti” quando si parlava di un’etica totalmente condivisibile dal punto di vista laicale. Non voglio, assolutamente, che alzi i tacchi (e non per la mia figura ,della quale poco m’importa): vorrei, per te, che tu fossi pronta a mettere in discussione quello che pensi, così come lo siamo noi.
                Ti faccio un augurio di vera libertà… se questo ti pare offensivo…

            6. Sybille

              e chi lo dice che è un’etica assolutamente condivisibile dal punto di vista laicale? tra l’altro io ho parlato di confronto e di dialogo termini a mio parere molto diversi da contrapposizione che usi tu.

              L’augurio di vera libertà è reciproco, io continuerò a mettermi in discussione (come ho fatto in quella vicenda che ho raccontato), ma non so se continuerò a frequentare o anche solo a leggere questo blog, i motivi li ho indicati sopra. Stai bene, lo dico davvero

              Syb

              1. abbiamo parlato solo di dati biologici e giuridici: si può ritenere questo un territorio non condivisibile in linea di principio? Io ho evocato il termine “contraddizione”, ma per descrivere il tuo atteggiamento concreto (le dichiarazioni d’intenti lasciano il tempo che trovano). Sei certamente libera di andartene, ma mi dispiacerebbe, e forse non capisci quanto e perché.

          2. admin

            @Adriano:
            so che sei un fenomeno con le lingue straniere ma con l’italiano evidentemente hai qualche problema di interpretazione (dico così perché non voglio offendere la tua intelligenza):
            la “simpatica” Sybille ha detto: “oggi avrei potuto molto più facilmente solluccherarmi con un blog di republicans a parlare male di Berlusconi”
            da ciò deduco che la giovane suole individuare blog frequenatati da persone che inequivocabilmente non la pensano come lei per “solluccherarsi” con la sua azione disturbatrice. Da questo ho dedotto fosse un troll.
            Chiaro o chiedo di tradurlo in Cockney ?

            1. Sybille

              Un administrator che commenta sulla simpatia o sul livello di intelligenza dei partecipanti non l’avevo mai visto. Ma ripeto, non sono una blogger abituale e non è mia abitudine andare a disturbare, semplicemente ero curiosa. QUANTE VOLTE LO DEVO RIPETERE?

            2. Adriano

              @ admin

              Il fatto che uno “si entusiasmi” (significato che ho trovato di “solluccherarsi”) quando confronta le proprie idee in blog che la pensano in modo diverso non lo rende di certo un troll; anzi, è il segno che si è alla ricerca di punti di vista diversi rispetto a quelli a cui si è abituati.

              E il fatto che tale attività sia definita da te “disturbatrice” e “da troll” francamente mi sembra un’interpretazione completamente fuorviante di tale comportamento; tra l’altro secondo me è proprio questo confrontarsi che dà senso ai commenti e a qualsiasi blog. (Altrimenti, avrebbe più senso togliere i commenti tout court, non credi?) Inoltre altri qui, pur facendo esattamente la stessa cosa, non sono stati definiti così, né hanno ricevuto il titolo di troll. Non ci credi? “Briny, ‘ave a butcha’!” 🙂

              ps: i numeri che uso hanno un significato molto preciso, che per il momento non svelo. Nulla di offensivo né di così segreto… Secondo te cosa potrebbero voler dire?

              Buona serata.

            3. Velenia

              Il villaggio dei troll è come quello dei puffi: c’è il troll con gli occhiali e la troll vanitosa.Credo Sybolle che tu abbia cominciato a far girare gli zebedei a molti,a me per prima,quando hai cominciato i tuoi interventi con “mai pensato che…” e “dall’alto della mia laicità”,ergendoti al di sopra di tutti noi.Se non fossi convinta che devi essere pocompiù di una ragazzina mi verrebbe da piangere,invece mi viene da ridere di fronte a tanta sicumera da gran donna.Ma come puoi pensare che qualcuno accetti di dialogare con chi lo guarda dall’ alto in basso e si sente l’unico capace di pensare’ Ma non ti eri abbeverata all’acqua pura della laicità?Ho il sospetto che neanche tu conosca il significato della parola e puoi offenderti quanto vuoi,io mi sono sentitaa offesa per quel tuo “dall’ alto” ed è inutile dire che è ironico,una volta di uno scherzo stupido si diceva scherzo da prete,ora dell’ ironia cretina si dovrebbe dire ironia da laica’Io non mi sognerei mai di andare in un blog di atei o agnostici a dire io

            4. Velenia

              @Sybille,io non mi sognerei di andare in un blog di gente che la pensa diversamente a dire “io dall’ alto”.RIDICOLO.
              Per il resto il mio nick non è un lapsus,come ho spiegato molte volte è il mio soprannome,con cui sono conosciuta e chiamata da più di vent’anni da amici,parenti,figli e marito.Ciò ti dà un’idea di quanto sia antipatica,odiosa,e anche vecchia e brutta e poco incline a farmi guardare dall’ alto in basso .

              1. Velenia
                25 ottobre 2011 a 17:44 #
                Per il resto il mio nick non è un lapsus,come ho spiegato molte volte è il mio soprannome,con cui sono conosciuta e chiamata da più di vent’anni da amici,parenti,figli e marito.Ciò ti dà un’idea di quanto sia antipatica,odiosa,e anche vecchia e brutta e poco incline a farmi guardare dall’ alto in basso .
                ——-
                MI PIACE

            5. Alessandro

              Adriano
              25 ottobre 2011 a 17:35

              i numeri che uso hanno un significato molto preciso, che per il momento non svelo. Nulla di offensivo né di così segreto… Secondo te cosa potrebbero voler dire?

              ———

              Ma che stiamo a fa’ gli indovinelli? Giochiamo con i numerini?

              Se non c’è “nulla di così segreto” allora “svela” che significano ‘sti numeri: “segreto” è proprio ciò il cui significato non viene svelato…

  21. Giuliana:
    di felicità non è che me ne intendo tanto, ma perché deridi chi dice che si può essere felici anche senza Dio? Io, nel mio piccolo, ne conosco anche persone senza Dio che sono felici (nei limiti umani) . O forse te volevi significare che i cristiani (o i cattolici?)sono felici OLTRE i limiti umani? Come degli enormi fuochi di gioia che si vedano ardere nelle nostre città buie e tristi?

    1. paulbratter

      Giuliana non derideva chi pensa di essere felice senza Dio, ma ironizzava sulfatto che lo dica Enzo Bianchi, sedicente priore, religioso, icona di un certo cattoprogressismo.
      E’ come se il mio maestro di tennis dicesse che è bello giocare anche senza racchetta.

    2. “L’uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui? Quando, in una prima fase dell’assenza di Dio, la sua luce continua ancora a mandare i suoi riflessi e tiene insieme l’ordine dell’esistenza umana, si ha l’impressione che le cose funzionino abbastanza bene anche senza Dio. Ma quanto più il mondo si allontana da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo, nella hybris del potere, nel vuoto del cuore e nella brama di soddisfazione e di felicità, “perde” sempre di più la vita. La sete di infinito è presente nell’uomo in modo inestirpabile. L’uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui. Il nostro primo servizio ecumenico in questo tempo deve essere di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e con ciò dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Naturalmente di questa testimonianza fondamentale per Dio fa parte, in modo assolutamente centrale, la testimonianza per Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che è vissuto insieme con noi, ha patito per noi, è morto per noi e, nella risurrezione, ha spalancato la porta della morte”.

      (una “fonte non sospetta“)

  22. Giuliana: a proposito di questo don Bianchi….
    di felicità non è che me ne intendo tanto, ma perché deridi chi dice che si può essere felici anche senza Dio? Io, nel mio piccolo, ne conosco anche persone senza Dio che sono felici (nei limiti umani) . O forse te volevi significare che i cristiani (o i cattolici?)sono felici OLTRE i limiti umani? Come degli enormi fuochi di gioia che si vedano ardere nelle nostre città buie e tristi?

    1. giuliana z.

      vediamo se riesco farmi capire:
      l’uomo è fatto per la felicità, Dio è la fonte della felicità, ci ha creati e vuole che lo cerchiamo, e noi siamo come delle calamite, attratti da Lui. Ora, se il sedicente monaco Bianchi, che si porfessa cattolico, credente in Dio, mi dice che si può essere felici anche senza supporre l’esistenza della fonte di felicità, cioè di Dio… Se permetti io gli chiederei “ma allora tu che ti dici “credente” mi stai pigliando per i fondelli!”.
      Si capisce?
      (missà che il paragone del tennis era più efficace…. 🙂 )

  23. paolo cuviello

    aborto, un termine troppo spesso preso esclusivamente in senso emozionale, del pathos, come se la vita umana nascente di colui che dovrà venire alla luce fosse un errore da depennare, un obbrobrio da annullare, una vergogna da cancellare.
    La vera vergogna è scegliere di abortire per ragioni di istinto irrazionale, perchè al Pathos si oppone il Logos, che è la parte razionale dell’animo umano, la parte che non potrà mai obiettare ciò che l’etimologia stessa del termine indica: AB-ORIOR (persona che vale la pena perire)

  24. Andreas Hofer

    Riscontro un fondamentale equivoco in alcuni interventi. Sembra che la preoccupazione “cattolica” sia quella di dover trovare una “soluzione” alla questione dell’aborto. Qui all’opera c’è un germe del pericolosissimo virus dell’utopia efficientistica. Questo significa incamminarsi lungo un binario insidiosissimo. Ricordo solo che la preoccupazione di “costruire una società in cui non sia necessario abortire” era la ratio ispiratrice degli abortisti che vollero la 194 (basta leggere l’interessantissimo “Abortismo libertario e sadismo” di L. Lombardi Vallauri, quando da lui si poteva ancora imparare qualcosa).
    Questa è una tentazione da evitare come la peste («Il Vangelo – scrive NGD – è il paradigma dell’anti-utopia») in nome del roccioso, sano realismo cattolico. Non siamo affatto chiamati a instaurare la giustizia sulla terra (soprattutto nel caso dei cosiddetti “assoluti morali” come la proibizione di uccidere l’innocente) ma ad agire in modo giusto. Non possiamo creare una “società senza aborti” più di quanto possiamo edificarne una senza furti, omicidi, violenze, ecc.
    La posizione della Chiesa è definibile come «antiabortismo umanitario» e abbina l’opera materiale (creare un contesto sociale, fatto anche di sostegni e opere materiali, favorevole alla cultura della vita) alla sanzione giuridica di quello che è e resta, come ha ricordato Cyrano, un «abominevole delitto». (Cfr. Dichiarazione sull’aborto procurato, nn. 20-23: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19741118_declaration-abortion_it.html).
    Purtroppo manca la consapevolezza di quel che rappresenta l’aborto per la cultura immanentistica che ci circonda: è la massima affermazione dell’assoluta indipendenza dell’uomo da Dio, il supremo vertice della totale signoria dell’uomo su se stesso: l’auto-creazione. La legittimazione dell’aborto sancisce l’assoluto dominio dell’uomo sulla propria natura, perché egli deve «farsi » da sé, auto-crearsi, creare la propria essenza. Questa è l’allucinata e aberrante metafisica dell’abortismo. E scaturisce direttamente dal III manoscritto del 1844, dove Marx sostiene che l’uomo è il Creatore dell’uomo. Ecco perché quell’ostinata, feroce resistenza a presidio della legislazione abortista, senza voler cedere un solo millimetro. Questi sono i termini della questione: è una battaglia culturale e in questo campo non sono concesse timidezze.

    (*) Utopica è l’illusione di crede di poter conseguire una «posizione mondana in cui tutte le contraddizioni siano risolte e si pervenga a una condizione in cui vi sia perfetto accordo tra virtù e felicità, così che la felicità possa realizzarsi senza sforzo e senza sacrifici» (A. Del Noce)

  25. Velenia

    ” …ed essi tentano di evadere dal buio esterno ed interiore creando sistemi talmente perfetti in cui non ci sia bisogno di essere buoni,ma l’uomo che è adombrerà l’uomo che pretende di essere” (T.S. ELIOT).
    (ho citato a memoria,)

  26. Ma io lo capisco un prete o un credente qualsiasi che dice che si può essere felici anche senza Dio.
    Non ci mancherebbe altro che uno non lo dicesse e non ammettesse che questa possibilità esiste!!!
    Non è mica un rappresentante di automobili un prete che vuole vendere il suo prodotto e non parla delle altre automobili che viaggiano anche loro benissimo!!!
    Ma come lo vedte voi un prete? Come uno che vuole convertire? Un convertitore?
    Non uno che può essere anche contento per gli altri e che accetta che si possa essere in un altro modo anche con soddisfazione? O che si patisca senza miagolare?

    1. giuliana z.

      Io spero che un sacerdote sia innazitutto un innamorato di Cristo, anche perchè sennò non si spiegherebbe la sua scelta, ogni altra motivazione, seppur nobile, sarebbe riduttiva. E poi non deve, come nessun cristiano, aver la pretesa di convertire gli altri, ma di “raccontare” la sua storia. Noi non possiamo cambiare nessuno, perchè ciascuno sa cosa lo soddisfi davvero, ma possiamo dire che cosa fa felici noi. Certo, ci possono essere molti tipi di felicità, ma la vera felicità si “accompagna alla percezione della verità” (Newman).

    2. Sybille

      probabilmente sì, forse vogliono i predicatori. sai quelli americani con l’auricolare sotto i tendoni da circo..

      a parte ciò, io penso che Bianchi sia molto nel giusto quando parla dell’esigenza di un dialogo tra credenti e non (ok, non uso più la parola laici), purtroppo molto spesso sono i credenti quelli meno disponibili al confronto e molto spesso vedo una grande aggressività verso chi la pensa diversamente, altro che carità cristiana..forse quella se la riservano tra pari

      1. Ma noi ci stiamo confrontando, solo che quello che tu chiami confronto è che noi accettiamo incondizionatamente che tu la veda in un modo che noi non dovremmo neanche azzardarci a dire sbagliato. Questo non è confronto, né dialogo.
        Non giocare sulle parole, credo di essere stato chiaro e lucido.
        (E guarda che di Gesù Cristo io non ho parlato, quindi non cercare di imbavagliarmi dicendomi che “sono credente”. Prova a confutarmi)

      2. giuliana z.

        ma che borsa con questo ritornello della carità cristiana! i difensori della laicità lo tirano fuori ogni volta che noi credenti ci mostriamo inflessibili sui “valori non negoziabili”, salvo poi dirci che dobbiamo scomunicare il politico peccatore di turno….

      3. Alessandro

        Il dialogo tra credenti e non dovrebbe auspicabilmente dispiegarsi, ove si occupi di statuto dell’embrione umano, avvalendosi di conoscenze embriologiche affidabili. Le quali sono sufficienti a mostrare che all’atto del concepimento ha origine un nuovo individuo umano (non un quasi-individuo, non un pre-individuo, né un individuo umano sì ma un po’ meno umano del sottoscritto).

        Si può cfr
        http://www.disf.org/Voci/56.asp

        1. Finalmente Alessandro!!!
          Siamo d’accordo sull’embrione già essere, ma c’era, anche, una volta (e ora) l’infanticidio, ora c’è l’aborto, forse poi non ci sarà più, la gente
          lo praticherà o non lo praticherà , indipendentemente da certezze (cosiddette) scientifiche o filosofiche o che altro, d’altra parte la bioetica non è matematica, e anche se lo fosse troverebbe chi ci avrebbe da ridire, cc’è anche chi ne3ga la matematica, o in buona o in mala fede, questo difficile a dirsi, come il miliardo di aborti l’anno che diceva Salvatore….

          1. Alessandro

            Alvi’, tu sei uomo di carattere. Non sei uno che pratichi il dubbio stolto (“tutto è dubitabile, tutto, figuriamoci l’embriologia la matematica ecc.”), quello che tanti abortisti esigono che siano gli altri a esercitare ma che aborrono dal coltivare in proprio (se lo facessero, dovrebbero dimettere la spavalda certezza che l’aborto legale sia un “dramma inevitabile”, una volta passatala all’implacabile crivello del dubbio). Non vivi mettendo in dubbio che sei maschio, ipotizzando che qualche genietto birbone più o meno cartesiano potrebbe – putacaso – ingannarti sulla tua identità di genere (sono in vena di parolacce). E allora non dirmi che la matematica è dubitabile ecc.

            Chi vuol vedere vede che il concepito è un nuovo individuo. E perciò contesto una legge vigendo la quale l’aborto volontario è pubblicamente sovvenzionato. Ovvio che non metterò a ferro e fuoco il parlamento in un delirante impulso abrogazionista, che non darò l’assalto agli ospedali ove si abortisce. Né aizzerò alcuno a farlo.

            Ha detto parole ferme e sagge Cyrano, che ho già “quotato” sopra: “Fintanto che c’è, tolleriamo che sia applicata, ma è del tutto lecito, in una democrazia vera, muovere il pensiero perché le leggi migliorino (il che può significare anche, talvolta, che vengano abrogate)”

  27. Cyrano: hai ragione!!!
    Il giorno che la gente, o il parlamento, votasse contro, l’aborto sarebbe vietato per legge.
    In quanto all’inasprimento, eventuale, in questo caso, delle pene, sarete voi, o chi per voi, allora, a decidere.

  28. angelina

    Mi rallegra molto la ricchezza dei commenti di oggi. Sull’argomento aborto potremmo stare a parlare per ore e giorni. Della sua banalizzazione, dell’inganno e della solitudine delle donne, degli effetti di una legge che pure esordisce all’art.1 Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
    Sull’aborto si sono creati, ormai tanti anni fa, schieramenti fieramente avversi, pregiudizialmente incapaci di dialogare. Personalmente, ho sempre apprezzato la passione civile dei volontari che in concreto hanno sostenuto tante donne con i loro bambini, e riaffermato instancabilmente sul piano sociale, culturale e legislativo il valore incommensurabile della vita (per esempio, l’agenzia 32, così chiamata dopo il risultato del 32% al referendum del 1978).
    Mi vengono in mente tante persone, tante storie. La vita vissuta supera in eloquenza qualunque affermazione ‘teorica’, per questo vorrei condividerne un paio: potrebbe capitare a ciascuno di noi, potremmo ‘sentire’ che abortire non è mai la scelta giusta e non sapere cosa fare per dare il giusto consiglio; spero che ci sentiamo sempre sollecitati e coinvolti in prima persona, che abbiamo sempre a portata di mano un numero di telefono, che possiamo fornire informazioni essenziali che almeno lascino intravedere che un aborto non è ineluttabile.

    “l’aborto è sempre un dramma” Sicuro?

    Un biologo, ricercatore, racconta ad un collega che la sua compagna, incinta al secondo mese, interromperà la gravidanza perché ha scoperto di essere affetta da toxoplasmosi. Il collega, sentendosi umanamente vicino ad una situazione tanto delicata e drammatica, prende informazioni (c’è un numero rosso per la valutazione del rischio teratogeno e l’assunzione di farmaci in gravidanza 06 3050077). Il giorno dopo riferisce al collega, con sollievo e comprensibile soddisfazione, che la toxoplasmosi è facilmente curabile mediante l’assunzione di un antibiotico innocuo per il bambino: la risposta, agghiacciante, è “sì, grazie l’ho saputo anch’io, ma preferiamo ripartire da zero a scanso di qualunque incertezza, sai com’è”. No, non so com’è: resettare, come nel PC o nei giochini della Wii? Ritenta, sarai più fortunato, come nel gratta e vinci?

    “la libera e consapevole autodeterminazione della donna” ovvero Nessuno può decidere al posto tuo, ma qualcuno può starti vicino.

    Una giovane donna, che assume quotidianamente una terapia per la tiroide, rimane incinta nonostante la spirale. Il suo terrore è dare alla luce un figlio malato, un ‘mostro’. La sorella, medico, le illustra tutta la casistica di malformazioni e difetti genetici possibili, ma in generale, non riferiti a quel preciso farmaco. Il marito, gli amici, tutti, le assicurano che le sono molto vicini e le vorranno bene “qualunque cosa tu decida”, perché “nessuno può giudicare un gesto così personale” “è una scelta che va rispettata”. Lei discute, non sa che fare, chiede: ma chi mi può imporre di mettere al mondo un’esistenza infelice? Nessuno, è vero, deve scegliere da sola. Un’amica, ricorrendo ad un centro d’aiuto, le procura un incontro con un importante genetista, e la accompagna. Lo studioso legge attentamente il ‘bugiardino’ e la rassicura al 100% che non ci sono rischi dovuti all’assunzione del farmaco: l’incertezza è la stessa di qualunque altra gravidanza. Sempre il centro d’aiuto procura anche un bravo ginecologo che effettua un’ecografia, gratuita e immediata, e chiarisce che in età gestazionale precoce vige il principio del “tutto o niente”, cioè nel caso l’embrione fosse stato colpito dal medicinale, si sarebbe verificato un aborto spontaneo. La donna si rassicura, accetta questo figlio, ma occorre ancora rimuovere la spirale: di nuovo il centro di aiuto alla vita, detto fatto, trova un ginecologo che effettua la delicata e rischiosa manovra. In sala parto, alla notizia che sua figlia è sana, abbraccia forte la ginecologa e scoppia in un pianto liberatorio.

    1. matrigna di cenerentola

      curioso l’ultimo caso che descrivi! Oggi si pensa che spesso un problema tiroideo possa essere causa di non concepimento o di aborto precoce; le donne che ne hanno bisogno cominciano la terapia tiroidea e questa sembra aiutare l’inizio e il proseguimento della gravidanza. Sta succedendo a mia figlia (Anastasia) dopo brutte esperienze. La medicina è una scienza empirica in fieri, certe volte basarsi su quello che si sa in quel momento conduce a una scelta sbagliata. Anche per questo, come è meglio aderire con più semplicità al concetto che la vita concepita non si tocca…

      1. angelina

        E’ successo 23 anni fa, ricordo abbastanza bene la questione, non mi intendo di medicina ma credo di averla sintetizzata in modo adeguato. Tra l’altro, il genetista era A. Serra, e il ginecologo G. Noia, quello della Querciamillenaria.
        Ciò che mi ha insegnato questa storia, ed altre, è che è importante essere sempre attenti a non lasciar cadere un minimo segnale, offrire un contatto con esperti, informare correttamente, con tempestività e sollecitudine.
        Ciascuno di noi potrebbe trovarsi nella situazione di poter dire la parola giusta al momento giusto.

  29. Proprio qualche giorno fa il mio ragazzo mi ha messo nelle mani il manifesto di Ferrara contro l’aborto, dicendomi: “Questo è di una logica spiazzante.” Menomale, mi sono detta.
    Menomale che quando si difende la vita, non si può far altro che seguire un filo logico.
    E non si tratta di idee più o meno religiose. Si tratta semplicemente di riconoscere il diritto pieno di essere persone, fin dal primo istante della vita.

    Grazie per il lavoro che fate!
    V.

  30. ho appena finito di scorrere tutti i commenti. Non so che aggiungere, quando si parla di aborto io sento una stretta alla bocca dello stomaco e mi viene da piangere. Conosco donne che hanno abortito e altre che hanno scelto di portare avanti gravidanze contro il parere di tutti. Non c’entra niente la mia fede quando penso all’aborto. Penso al mio primo test di gravidanza positivo e al terrore che ho provato quando ho avuto delle perdite e pensavo di perdere il bambino (è la mia prima figlia, nata sanissima). Penso che una mamma lo sa che quello che ha dentro non è un ammasso sbagliato di cellule ma è un essere umano. Qualunque mamma lo sa. Anche quella che non vuole avere quel bimbo. Chi di noi mamme non ricorda la prima ecografia quando si vede poco più di un fagiolino?
    Non c’entra niente che credo in Dio, non c’entra niente! Anzi no, qualcosa c’entra: è solo perchè credo in Dio che riesco a non giudicare le donne che hanno abortito. E’ solo perchè so che è solo Dio che legge nei cuori che riesco a non chiamarle egoiste e cattive. Ma so che valore ha la vita su questa terra (e non è necessario credere nella vita eterna per apprezzare la vita su questa terra) e per questo penso che nessuna legge che permetta un omicidio così infame come quello verso chi non può neanche urlare per chiamare aiuto possa essere accettata in silenzio.
    E questo lo dico da laica. Da credente aggiungo le mie preghiere.

    1. Alessandro

      Su chi ha abortito mi permetto di riproporre qui (le ricordai tempo addietro) le parole di Giovanni Paolo II (Evangelium vitae, 99):

      “Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica.
      Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.
      Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo”

  31. solidarizzo profondamente con l’autrice che ringrazio per questa perla, sostengo con passione gli argomenti a favore della vita, credo che il punto in sé sia profondamente laico, nel senso che non c’è bisogno di fede per comprendere il crimine dell’aborto, sono totalmente allineato sul ragionamento di Ferrara.
    E poiché la mia emotività non è gestibile dalla mia ragione, anche perché sono profondamente coinvolto nel problema (per la mia tranquillità e serenità sono stati uccisi due miei fratelli che non ho mai conosciuto: per altri versi sono dunque un sopravvissuto) non scriverò una riga di più.
    Con sobrio affetto e ruggente razionalità
    Paolo

  32. Reginaldo

    Non si può che essere ripetitivi: le evidenze si trasmettono, non si possono cambiare. L’embrione, l’ovulo fecondato, è un uomo, e l’aborto un omicidio. Per questo la 194 è una legge che tollera l’omicidio e mi chiedo quale tipo di stato possa contribuire, come legge a costruire: non uno stato umano. La riflessione che vorrei aggiungere riguarda l’odiosità di questa legge nel fatto che apre alla donna come lecita una possibilità disumana e criminale, che non può che distruggerla, anche quando la scegliesse spinta da eventi o persone. Il punto è che se mi manca un rene, e ne ho bisogno, non vedo il mio vicino come una possibile fonte di organi, purché lo uccida. So che questo è un crimine, non è umano. E questo non è un limite, né è sentito come tale, ma è lo spazio che mi è concesso per affrontare, da uomo, questa tragedia. Quando noi diamo alla donna la possibilità di abortire, come se fosse lecita, noi sfruttiamo il suo momento di tragico dolore, per spingerla a fare una scelta disumana. Noi la gettiamo nel dubbio, in modo che la tragicità della sua situazione divenga insopportabile. Partorire un figlio down è qualcosa che cambia la vita. E’ dura. Ma se qualcuno ti dice che c’è un modo umano lecito di evitarlo può risultare intollerabile, in persone spesso già sole e a i margini. Sapere ciò che è in verità, che quello è tuo figlio, lo è già, che è degno di ricevere e dare amore, può spingere a scelte anche durissime, ma che preservano le uniche cose da preservare: la vita di un uomo, del figlio e l’umanità di una vita, quella della madre. Gli abortisti, oltre all’omicidio, devono aggiungere questo crimine, al loro conto.

  33. G

    Ehm.. da quando ho conosciuto questa piccola realtà vanity fair non lo compro più… Prima era un appuntamento (quasi) settimanale ma ora preferisco leggere questi post. E sto cambiando, in meglio. E’ come se qualcosa che si era addormentato in me si fosse svegliato, improvvisamente.

  34. sottolineando il fatto che uno Stato dovrebbe assicurare il diritto alla maternità (e paternità ovviamente) e non lo fa, quindi l’ aborto è solo una conseguenza di politiche sbagliate dal punto di vista economico ( un bambino costa, moralismi a parte) e sociali (dare a tutti le stesse opportunità, cosa che non succede), prendersela e giudicare le donne che scelgono questa “soluzione” è da ottusi che fanno finta di non capire come “vanno le cose nel mondo”, focalizzandosi solo su “come dovrebbero andare”.
    comunque sia, ecco cosa succede in certe parti del mondo (neppure troppo lontane) ai bambini non desiderati quando lo Stato è praticamente assente. e non tirate fuori la storia che i bulgari siano degli eretici ortodossi perchè non è ovviamente il punto della questione, e a parlarne al mondo è stata una giornalista inglese, e non un giornalista mandato dal vaticano, tanto per essere chiari. tantomeno il “caro” ferrara, certo bravo a fare propaganda.

    buona visione, anche se conoscete solo il latino e non l’ inglese, dalle immagini si può capire quanto basta.

  35. Reginaldo

    Car_ papibulldozer: presupposto il fatto che qui, se non l’avessi capito, non ci sono in gioco politiche economiche, ma vite umane, e nazioni fondate o meno su un reale rispetto dei più elementari diritti umani, vorrei far notare che abbiamo il diritto, in quanto uomini, di giudicare le azioni come buone e giuste, o cattive e criminali. Senza doverci sentire in colpa per accuse degne di un talk show composto di membri del Grande Fratello, su presunte colpevolizzazioni di povere donne. Diversi commenti precedenti vanno proprio in opposta direzione. Uccidere un essere umano innocente è un’azione orribile, comunemente chiamata omicidio, eccezion fatta, per ragioni misteriose, per il caso dell’aborto. Nessuno fa finta di non capire come vadano le cose nel mondo, neanche in Bulgaria, dove da buon stato ex-sovietico c’è un tasso di abortività che fa impallidire persino le nostre nazionali carneficine. Il motivo che giustifica l’aborto è lo stesso che giustifica quelle case degli orrori (e faresti bene ad aprire gli occhi su questa elementare evidenza): il disprezzo della vita umana. Non è detto che aprire ad uno dei due significhi aprire all’altro abominio, ma la logica è la stessa. Ci vuole più stomaco, forse, a maltrattare un bambino che vedi, ma questo non mi sembra un granché come criterio morale. Anche se ammetto che avresti importanti antecedenti, ad esempio nella Germania degli anni ’30 e ’40: occhio non vede, coscienza non (davvero?) duole!
    PS: davvero, almeno io, so peggio l’inglese del latino! Come hai fatto??

    1. se pensi che le politiche economiche e sociali di uno Stato non siano in parte responsabili, o sei un ingenuo oppure in malafede.
      la bulgaria è stata accettata come membro dell’ unione europea, tanto per essere contemporanei… su quali basi? non lo so.

      davvero al grande fratello e nei talk show si occupano di problemi sociali? vorrà dire che li guarderò, tu quale mi consigli visto che sei esperto? solo se sono in latino però!

      1. speravo ti fossi accorto di come quella del latino e dell’inglese fosse una battuta di livello infimo, ma visto che non ci arrivi lascio che te lo dicano loro (in inglese!): tra tutte e cinque dovrebbero arrivare a livello…

  36. Reginaldo

    Quando tenti di replicare a qualcuno, dovresti prima ascoltarlo. Almeno penso. Ciò che ho contestato è la tua riduzione del problema a questione politico-sociale-economica. E’ una questione morale, su cui le altre si fondano, e di cui le altre condizionano la concreta attuazione. E’ sull’odiosità dell’aborto che chiamiamo le politiche giuste o sbagliate: come puoi cambiare un giudizio morale a difesa di diritti fondamentali sulla loro base? Riguardo all’accettazione della Bulgaria..che c’entra? Tu utilizzavi quel documentario per darci degli ingenui, cosa che si è rivelata del tutto infondata. Se non ne parlavi nuovamente era meglio, per te. Io non guardo talk show abitualmente, meno che mai in latino. Se ti piacciono puoi cercarteli.

    1. vedi Reginaldo, se uno Stato non mette una giovane madre nelle condizioni socio-economiche per poter allevare un figlio, possiamo parlare di moralità quanto vuoi, ma il problema non si risolve, perchè devi spiegare a quella madre come la tua “moralità” servirà a nutrire suo figlio quando ha fame e l’ aiuterà a costruirsi un futuro quando ne avrà bisogno.

      io posso anche non parlare, ma non sono io colpevole del calo delle “vocazioni” e della gente che ha smesso di frequentare le chiese. la morale cattolica è in “crisi”? forse la comunicate male e puntate il dito verso il problema e il colpevole sbagliato.

      1. In realtà, Papi (che brutte assonanze questo nick…), il problema non è semplicemente uno, ma molteplice, e chiunque abbia tentato una volta di sbrogliare una matassa sa che non è accanendosi su un nodo che la matassa si sbroglia tutta. Questo vale per noi, questo vale per te. Certo che continueremmo ad avere “problemi”: finché non riuscissimo a trasmettere in modo integrale, sano e gioioso tutto il contenuto della nostra morale sessuale, certamente. Nessuno riesce a dormire in un letto in cui le lenzuola sono buttate alla rinfusa, ma la colpa – come intuisci – non è delle lenzuola. La morale, in altre parole, non c’entra niente: quello che è in crisi è il nostro vissuto, la nostra preghiera, la nostra fede. Abbiamo però costante riprova del fatto che quando una persona assimila e armonizza in sé tutto questo, o perlomeno ci prova “ad alti livelli”, la sua vita è radiosa, bella e incantevole. Quella che chiamiamo “la vita di un santo” (ma la parola puzza di sacrestia, potrebbe dar adito a fraintendimenti…).
        Si può fare. Quello che diciamo, semplicemente, è: «Se questi e quelli, perché non io?». E lo diciamo a noi stessi come agli altri, negli spazi e con i mezzi consentiti dall’ordinamento dello Stato, dalle tecnologie, dalla cultura.

  37. Reginaldo

    Ma qualcuno, a partire da me o dal centinaio di commenti di cui sopra, ha negato il fatto che le madri vadano aiutate? La tua domanda sottintende l’idea che l’aborto sia una soluzione alla fame o a condizioni disagiate. Ti sei mai chiesto perché in Africa continuano nonostante tutto a mettere al mondo figli, una volta procreati? Perché sono sciocchi e poco pianificatori? Certo lo sono prima del fatto, ma se mettono al mondo figli è perché c’è ancora una cultura della vita, per cui è ancora ovvio che uccidere un bambino non risolve il problema di non sapere cosa dargli da mangiare. E questa non è ingenuità. Lo studio e l’analisi delle condizioni economiche servono per favorire lo sviluppo veramente umano, non per giustificare disumanità.
    PS: non è mio compito, né di questi commenti, stabilire i criteri per cui la Bulgaria è stata ammessa nella UE. Qui si parlava di altro, e la tua era una citazione del “caso bulgaro” a fini ideologici. Hai fallito, e ora non facciamo geografia. E comunque: un’Europa che ammette largamente l’aborto non vedo perché non dovrebbe anteporre interessi economici alla dignità umana.

    1. “…anteporre interessi economici alla dignità umana”.
      vedi allora che citare il “caso bulgaro” e le resposabilità politiche non è solo ideologia, ma forse serve per arrivare alla radice del problema.
      ma come dici tu ho fallito…

  38. Alessandro
    25 ottobre 2011 a 19:11 #
    Adriano
    25 ottobre 2011 a 17:35
    i numeri che uso hanno un significato molto preciso, che per il momento non svelo. Nulla di offensivo né di così segreto… Secondo te cosa potrebbero voler dire?
    ———
    Ma che stiamo a fa’ gli indovinelli? Giochiamo con i numerini?
    Se non c’è “nulla di così segreto” allora “svela” che significano ‘sti numeri: “segreto” è proprio ciò il cui significato non viene svelato…

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