Il dogma di morte

Il tema dell’aborto proposto ieri da Laura, com’era prevedibile, ha provocato molte reazioni e commenti. Per continuare a parlarne abbiamo pensato di ripartire dal commento di ieri di Cyrano che vi riproponiamo come post.

 

Perdonatemi ma, se ho capito qualcosa di cos’è un dogma, direi che dogmi sono l’incarnazione del Verbo, la divina maternità, l’Unitrinità di Dio, la risurrezione della carne, l’Immacolata concezione e cose simili…
Ora non voglio mettermi a discutere sull’essenza del dogma (e anche lì ci sarebbe molto da dire), ma vorrei che qualcuno mi spiegasse un’altra cosa: perché si tira così spesso in ballo una parola tanto difficile e ambigua, specie nel confronto coi “laici” (tra l’altro, laico sono io, gli atei e gli agnostici usino le loro parole!)?
Si rafforza l’idea che la vita di un feto sia niente più che un’opinabile opinione della Santa Sede, che gentilmente verrebbe tollerata in nome della benevola possibilità che lo Stato (grazie, Stato!) elargirebbe indistintamente a tutti.
Così, quando biotecnologi, ginecologi e giuristi si pronunciano in favore del riconoscimento dell’inviolabilità dell’embrione, allora è la 194 a diventare il dogma!
Questo si chiama doppiopesismo, nonché disonestà intellettuale: dove sono gli argomenti? Dov’è la tanto millantata “forza della ragione”? Sentiamo.
Naturalmente poi raccogliamo le firme per chiedere che in un altro Paese (uno Stato sovrano) – che so! – non sia più obbligatorio portare il burqua. E perché? Non è legge anche quella? Non va osservata in quanto tale?
Se, invece, da uomini liberi quali noi credenti siamo veramente, non abbiamo paura di ammettere che la legge ingiusta non obbliga in coscienza, non solo facciamo bene a tenerci stretti gli obiettori (ci mancherebbe!), ma lavoriamo pure per abolire l’ingiustizia dalla legge. Fintanto che c’è, tolleriamo che sia applicata, ma è del tutto lecito, in una democrazia vera, muovere il pensiero perché le leggi migliorino (il che può significare anche, talvolta, che vengano abrogate).
Spero di vedere il giorno in cui si guarderà allo sterminato genocidio degli innocenti con pubblico orrore, con vergogna collettiva, anche se dovrò sopportare (già lo so) di osservare “i figli degli uccisori dei profeti che costruiscono loro le tombe”.
Ipocriti!

leggi anche La grande bugia

63 pensieri su “Il dogma di morte

  1. lacorsianumerosei
    24 ottobre 2011 a 20:35 #
    Mi permetto anche io di copiare il mio commento di ieri…
    Siamo d’accordo sull’embrione già essere, ma c’era, anche, una volta (e ancora) l’infanticidio, ora c’è l’aborto, forse poi non ci sarà più, la gente
    lo praticherà o non lo praticherà , indipendentemente da certezze (cosiddette) scientifiche o filosofiche o embriologiche o che altro, d’altra parte la bioetica non è matematica, e anche se lo fosse troverebbe chi ci avrebbe da ridire, c’è anche chi nega la matematica, o in buona o in mala fede, questo difficile a dirsi, come il miliardo di aborti l’anno che diceva Salvatore….

    1. il miliardo di aborti l’anno è documentato… infatti si parla di aborti documentati.

      Quindi a quelli aggiungi i clandestini.

      Ora non ti dico di credere a me; ma puoi leggerti i documenti.

          1. paulbratter

            Salvatore scusa ancora ma sul documento che hai linkato c’è scritto:

            “Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti”

            c’è scritto proprio così 53 milioni l’anno non un miliardo l’anno. sono così stimati (sicuramente al ribasso), UN MILIARDO IN TRENT’ANNI

      1. paulbratter

        scusa Salvatore ma mi dici dove è documentato?
        sono 1 miliardio in 30 anni (mi pare già così una cifra agghiacciante), forse di più con dati ufficiosi.
        Anche perchè basta fare un conto banalissimo:
        siamo 7 miliardi
        la metà circa donne (qualcosa di più ma poco)
        di 3 miliardi e mezzo quelle in età fertile saranno, non so 3/4? quindi diciamo 2 miliardi e 600 milioni, quindi di queste poco meno della metà abortiscono ogni anno, anzi a voler abbondare 1 donna su 3!
        Non ti pare strano?

        1. Alessandro

          Cito da Avvenire, 11 agosto 2010

          “Una ecatombe di dimensioni inimmaginabili. È questa la sensazione immediata – che si accompagna alla naturale difficoltà di reperire dati ufficiali, omogenei e recenti – quando l’intento è mettere assieme le statistiche sull’aborto volontario in tutto il mondo.
          Complessivamente, i dati mondiali parlano di una stima di ben oltre 30 aborti ogni 100 bambini nati: quasi una gravidanza su quattro interrotta volontariamente, per un TOTALE di oltre quaranta (40) MILIONI di aborti ALL’ANNO”.

          http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3512

          1. sorellastragenoveffa

            ALESSANDROOOOOOO!!!!!
            Finalmente sei riapparso!!!
            Non ho neanche letto cosa hai scritto, ma sulla fiducia già dico che mi piace, ma dove eri finito?????
            Bentornato!
            Ora leggo, giuro…
            Genni

            1. Alessandro

              Ma te sei un tesoro, Genni, un tesoro!

              Grazie di cuore del bentornato! Raccontavo qualche giorno fa che che c’ho meno tempo che in passato per leggervi e per questo intervengo pochino (quando vi leggo va a finire che quello che avrei voluto dire è già stato detto, e meglio di come l’avrei fatto io…), oggi invece mi trovo presto al pc e rieccomi a imperversare 🙂

              Un saluto carissimo, e un bacione ai figlioli!!!! (al marito solo un affettuoso virile abbraccio di vivi stima e apprezzamento… mo ci manca solo che bacio un uomo
              😀 )

              ps c’hai una mamma fortissima, pure laureata in fisica (di cui ho mai capito un accidente 🙂 )

      2. Mi sa che hai letto male l’articolo di Ferrara sul Foglio dove, più correttamente, parlava di un miliardo in trent’anni. Che è già una cifra abbastanza stratosferica da far dolere la testa e sanguinare il cuore. Fare la contailità sulla pelle di tanti piccoli innocenti è senz’altro doloroso. Se ci mettiamo a sparare cifre a caso, però, prestiamo il fianco alle repliche, anche se ingiustificabili a prescindere, degli assassini e dei loro complici.

  2. Velenia

    L’infanticidio però non è mai stato legalizzato,perchè si parli di infanticidio e non di omicidio occorre,inoltre,che sia commesso in condizioni di abbandono morale e materiale.
    Comunque credo che il nostro amico Cyrano voglia dire che è curioso che chi si fa paladino del libero pensiero e guardi dall’alto (sia pure in modo ironico) vada poi avanti a forza di dogmi.

  3. Erika

    Ho letto con interesse tutti i commento di ieri e credo che il succo di tutto stia nel commento di Fefral. Credo che qualunque dibattito sensato sull’aborto debba partire dal concetto di vita umana. Quell’ ammasso di cellule, come dice qualcuno, e’ vita? Secondo me si. Al di la’ della legge, dobbiamo arrivare a sentire questo.
    Un’ultima nota: purtroppo chi prova orrore per l’aborto a volte non sente lo stesso sdegno per la guerra o la pena di morte, cosa che trovo inspiegabile. Se la legge deve proteggere la vita, che la protegga sempre.

    1. cara Erika, ti capisco e condivido ciò che dici.
      Quello che rende affini l’aborto e la guerra è la soppressione degli innocenti: il fatto che troviamo inutile e incivile anche la soppressione del colpevole è un argomento “a fortiori” contro i casi in cui sono compromesse le vite degli innocenti.
      Quello che distingue qualitativamente, invece, gli effetti della guerra da quelli dell’aborto, è che quasi nessun innocente coinvolto in una guerra (e sono pochi quelli veramente “innocenti”, ossia che non hanno neanche collaborato o beneficiato collateralmente del sistema le cui perversioni sono implose nel conflitto) è inerme quanto un feto o un embrione.
      Anche a me il commento di Fefral è sembrato equilibratissimo, delicato, veramente laico e autenticamente religioso.

      1. l'allegro poeta

        aggiungo un’altra considerazione a questa giusta osservazione di Cyrano. Oltre al fatto che un feto è l’essere più inerme e innocente che esista, la qualità della differenza con una vittima di guerra sta anche nella qualità dell’omicida: la madre, colei che più di tutto ha il compito e la grazia di difendere e far crescere il suo piccolo, e non la mannaia di un agente esterno. Tanto più, quindi, risulta efferato l’omicidio! Non è forse un’aggravante, in diritto, il grado di parentela di chi commette il crimine?

  4. Ringrazio la redazione di questo nuovo post che mi dà l’opportunità di precisare alcune cose che ho detto ieri e che hanno suscitato, mi pare, una certa riprovazione.

    Nessuno che sia intellettualmente onesto può dubitare dello statuto antropologico dell’embrione. Lasciamo pure da parte il concetto di “persona”, che è concetto sfuggente e implica una certa visione mertafisica, nessuno può però negare che l’embrione fin dal concepimento sia un individuo umano vivente, l’aborto quindi è la soppressione di un uomo.

    Stando questo punto è evidente che non può esistere un “diritto all’aborto” per lo stesso motivo per cui non può esistere un diritto all’omicidio. però è anche vero che vi sono casi in cui la legge depenalizza la soppressione della vita altrui (ad esempio nel caso della legittima difesa) in nome del principio del male minore.
    Questo è il terreno su cui si situa la legge 194, che in se stessa non parla di un “diritto ad abortire”, ma regolamenta appunto le fattispecie in cui l’aborto è depenalizzato. Secondo me ovviamente è di manica troppo larga, ma riconosco che la sua è una posizione giuridicamente legittima, in altre parole rientra nel gioco della democrazia la discussione su come e quando definire i termini della depenalizzazione.

    A scanso di equivoci quando ci fu il referendum trent’anni fa votai per l’abrogazione e non solo, mi battei anche con tutte le mie forze nella campagna referendaria, fino a sacrificare un paio di esami (all’epoca studiavo con scarso entusiasmo gurisprudenza a Genova) e tuttavia oggi, col senno di poi, dico che quel referendum fu un errore strategico clamoroso. Da quella stagione infatti dipende a mio avviso la radicalizzazione di uno scontro che ci ha fatto fare colossali passi indietro in termini culturali, così che oggi ad essere veramente mortifera non è tanto la 194 in sé quanto la sua “vulgata” ovvero un’applicazione talmente permissiva da finire addirittura col negare quelli che sono i principi stessi della legge (sanciti nei primi tre articoli e soprattutto nell’articolo uno).
    Io penso che la lotta per la vita oggi è una lotta culturale. Non si tratta tanto di vietare qualcosa, ma di mostrare la bellezza della maternità e rimuovere gli ostacoli che la rendono difficile.

    Come voterei oggi se vi fosse un nuovo referendum? Ovviamente ancora per l’abrogazione perché continuo a vedere i pesanti limiti di quella che resta una cattiva legge, innanzitutto perché manca di tradurre in uno statuto giuridico dell’embrione quello statuto antropologico che in premessa dicevo non essere contestabile. E tuttavia oggi come allora un tale referendum sarebbe un grave errore perché in questo contesto culturale significherebbe vedersi cacciare in gola una nuova legge assai peggiore. Nel frattempo ho sperimentato che la via del dialogo paga. Lasciando in sospeso le questioni di principio non di rado si trovano accordi operativi che mi hanno consentito (a me indirettamente, in concreto agli operatori del nostro centro di ascolto) di salvare migliaia di vite.

    Qualche giorno fa Cyrano ci aveva proposto un bel post in cui sottolineave l’importanza di parlare di politica. In quella sede avevo citato la GS che sottolinea come da medesimi principi condivisi possano legittimamente discendere diverse prassi operative, questo caso mi sembra rispecchiare perfettamente quell’ipotesi. Se siamo tutti d’accordo sulla non negoziabilità del valore della vita infatti è tuttavia del tutto legittimo che questo principio ispiri strategie e prassi di comportamento diverse.

    Questa diversità operativa tra noi non deve far venire meno la comunione né la consapevolezza di appartenere ad un unico corpo e prima ancora la stima reciproca e la certezza di lavorare tutti per lo stesso Vangelo, altrimenti vorrebbe dire che abiamo trasformato la fede in Gesù in una ideologia come un’altra

  5. Volevo solo dire che aborto e infanticidio, pur essendo azioni delittuose, sono sempre esistiti da che c’è il mondo. Non che questo significhi che va bene così o che sarà sempre così. E’ giusto si vorrebbe non esistessero più queste cose e , inoltre, che lo fossero legalizzate (aborto). Ma resta il fatto che esiste ancora gli aborti e la legalizzazione degli aborti, Come esiste le guerre, le stragi, le persecuzioni, di tutti i generi, gli stupri, le violenze eccetra. Certo che ha ragione Fefral,
    (come sempre!)ma la realtà (per ora?) è questa.
    Se nel mondo, a un tratto, si pensasse, e si facesse, tutti allo stesso modo, retto e giusto e buono, allora, forse, cambierebbe le cose.

  6. vale

    ma non è che ,siccome sono battaglie-o sembrano- perse in partenza, non si deve combattere ugualmente.(per un cristiano poi-servi inutili-se ci si illude di vincere con le sole nostre forze…)ma si possono ,cmq, limitare notevolmente quelli che oggi, con mellifluo e politicamente corretto parlare,sono chiamati danni collaterali.(omicidio non usa più.troppo diretto e poco manipolabile come termine…).
    le leggi si possono cambiare.si devono cambiare. e se moralmente ingiuste non si devono seguire.
    riguardo all’argomento è inutile girarci attorno: o dal primo secondo della fecondazione è uomo o no.se sì le conseguenze morali-non dico giuridiche-ché nel diritto positivo oramai è solo questione di gruppi di potere-sono ovvie.
    non dico che si debba mettere in carcere chi fa l’aborto. vorrei almeno non pagarglielo,visto che lo ritengo un omicidio.(salvo il cosidetto aborto indiretto che è conseguenza di altro non moralmente riprovevole). e possibilmente aiutare a mantenere la vita-per quello pagherei…-
    gli è che l’interpretazione ed uso della 194 che se ne fa è,nella maggior parte dei casi-da parte di molti operatori( non entro neppure nel foro interno di chi lo deve o vuole subire) una pratica burocratica come un’altra.un ottundimento della ragione e del cuore indefinibile.
    non lo capisco. non ci arrivo.
    ma fra una libertà estrema e mortifera ed un pagare per la vita scelgo quest’ultima
    lahaim
    vale

  7. Erika

    Ma nel caso di pericolo di vita per la futura mamma che si fa? Si e’ obbligati a scegliere fra chi salvare? Cosa dice la Chiesa in proposito?

    1. Andreas Hofer

      @ Erika

      Direi che è una scelta obbligata nel senso che è imposta dalla necessità. In questo caso comunque la Chiesa reputa illegittimo solo l’aborto diretto, non quello indiretto (che è lecito, puché si ricordi che lecito non equivale a obbligatorio).

    2. giuliana z.

      Secondo me deve prevalere il buon senso. Se io ho 2 figli piccoli e sono incinta del terzo, mettiamo che mi diagnosticano una grave malattia, che ha bisogno di cure che inevitabilmente portano alla morte del feto. Io, da mamma di 2 bimbi piccoli come sono ora, non me la sentirei di privarli della loro mamma per mettere alla luce un altro figlio che sarebbe anch’egli orfano. Però c’è da considerare un altro aspetto: potrebbe succedere che io abortisco, mi curo, ma non ce la faccio e muoio lo stesso, senza aver avuto il terzo figlio.
      Non sto qui ad elencare altri possibili casi, ma mi sembra evidente che chi fa una scelta che comporta la propria morte per dare la vita ad un’altra, quella persona è santa. Tu dirai, ma poi tutti i fratellini rimangono senza mamma. Vero. Ma chi muore santo porta frutto.
      La Chiesa non impone di certo il martirio o l’estremo sacrificio. Ci dice di scegliere il bene. Il bene è in entrambe le soluzioni, ma in quella del sacrificio c’è un bene maggiore.
      Hai mai sentito parlare di santa Gianna Beretta Molla? io non credo che riuscirei a prendere una decisione come la sua, ma in fondo lei era una donna normale, come me, eppure ha scelto per il sacrificio. Perchè? perchè era certa che anche attraverso il dolore che i suoi avrebbero sofferto con la sua morte, qualcosa di buono poteva venire. Come infatti è stato.

      1. giuliana z.

        grazie Ale! non vorrei che passase dal mio intervento che considero cosa buona l’aborto diretto per salvare la vita alla mamma; io intendevo una cura che comportasse l’inevitabile morte del feto (aborto indiretto). (le definizioni precise nei termini sono molto utili in questi casi!)

        1. Alessandro

          Giuliana, grazie a te!
          Ti assicuro che non era assolutamente mia intenzione criticare il tuo intervento, che non si presta a fraintendimenti

    3. elisonda

      Conosco una giovane madre che mentre era incinta del quarto figlio le hanno diagnosticato un cancro. Lei ha deciso di non fare la chemio che avrebbe ucciso il feto… Tutti noi abbiamo pregato durante la gravidanza che sia la madre che il bambino potessero stare bene. Dopo il parto quando ha rifatto gli esami il cancro era sparito. Ora sta benissimmo!
      Il nostro problema é che non crediamo nella Provvidenza

  8. Il manifesto da fare secondo me è : salviamo la famiglia, ricostruiamo la famiglia !
    Restituiamole quello che è suo proprio, cioè la capacità di generare persone umane senza tirarsi indietro, umilmente considerando i propri limiti ma sapendo che nella natura (creata) è già insita la risposta alle domande, agli aneliti. Bisogna avere l’umiltà di accettare che in tutto c’è da imparare, e in questo caso si tratta di imparare a leggere il linguaggio del corpo ! Con questo voglio dire che all’aborto ci si arriva, è un punto di arrivo, ma che alla base c’è la distruzione della famiglia quale unico nucleo di protezione esistente, perchè evidentemente c’è qualcosa che non ha funzionato.
    La tragedia più grande oggi è che i figli sono lasciati allo stato brado da genitori che poveracci non hanno ricevuto alcuna educazione, hanno creduto a falsi miti ed oggi ne pagano pesantemente le conseguenze. Non serve a nulla condannare mettendosi dalla parte dei giusti capaci di vedere la realtà chiaramente , perché si rischia di diventare come il fariseo del Vangelo di Luca, che, stando ritto in piedi pregava così :” O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». E il pubblicano, nell’Israele di allora, era un essere abietto perché era un ebreo al soldo dei romani addetto alla riscossione delle tasse, ed in più estorceva ai suoi un dazio ulteriore, che diventava il suo guadagno.
    Quello che secondo me è fondamentale allora è determinare le cause all’origine dei problemi, per poter pensare alle possibili soluzioni.
    Oggi l’aborto è uno dei metodi anticoncezionali più utilizzati dai giovani.
    E come al solito chi ci rimette le penne, chi viene devastato, chi viene distrutto fisicamente e psichicamente sono le donne. Se si va a fare una statistica fra le ragazzine di 15 16 anni nelle scuole si scopre che molte di loro hanno già un aborto alle spalle. Perché ? Perché nessuno le ha educate al rispetto di se stesse, nessuno le ha fatte sentire amate per quello che sono, perché gli è stato fatto credere che erano carine e che il modo per essere accettate era darsi anche al primo che capitava, per diventare grandi, per conoscere il bene e il male… perché andavano rese forti con dei no che non sono arrivati. Come scrive il grande Walter Trobisch : “La verginità non è solo un segno sul corpo…
    E’ molto più una questione di cuore, di capacità di amare. Non è qualcosa che una ragazza perde, ma che dà. Ogni ragazza ha una dote naturale che è unica : la possibilità di dare se stessa una volta, completamente, a un uomo. Questa dote è come un capitale in banca. Ma molte ragazze la spendono in piccole somme. Ogni giorno ritirano una parte del loro capitale, e un po’ qua, un po’ là, in un flirt dietro l’altro, lo gettano al vento. “
    Spesso lasciate sole a vivere il trauma dell’aborto, e se ancora non bastasse, da quei momenti in poi considerate come quelle cosiddette “disponibili” e quindi costantemente e ulteriormente costrette a difendersi.
    In un altro Vangelo (Mt 15) Gesù dice : Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
    E’ sul cuore dell’uomo che bisogna lavorare, è al fondo che bisogna andare, e ciò che salva l’uomo e lo risana è solo e soltanto la predicazione, perché come dice s. Paolo, la fede nasce dalla stoltezza della predicazione, del kerygma. La predicazione salva la famiglia, la famiglia sanata genera figli che non si lasciano facilmente corrompere e che imparano a combattere la battaglia della vita e per la vita.

  9. In passato ho avuto più volte l’ingenuità di dibattere in rete il tema dell’aborto in contesti non cattolici. E’ un’esperienza che lascia l’amaro in bocca.
    L’ambito in cui si tocca più profondamente l’essenza della vita umana, il confine tra i diritti di una vita che contiene e quelli di un’altra vita che è contenuta, diventa un campo di battaglia ideologica dove procedere con le scarpe chiodate degli slogan e delle frasi fatte. Forse qui, in un contesto più “amico”, sarà più facile trasmettere quello che penso.
    Personalmente, vieterei l’aborto per legge. Il fatto che un crimine sia permesso per legge ottunde le coscienze, rende l’orrore meno visibile, crea una mentalità filo-abortista. Non so bene in che modo però sanzionerei tale divieto, perché è chiaro che ci sono stati e ci saranno casi in cui una madre è disposta a rischiare la propria stessa vita, pur di non accettare la vita che porta in grembo. Non credo che una sanzione, la prigione o altro, potrebbe evitare tali casi. Allora, ciò che diventa davvero importante è il sostegno alla vita, tutte le singole azioni che aiutano a fare scelte di vita e non di morte. Faccio un piccolo esempio: in Svezia vige una legge ampiamente permissiva sull’aborto. Nello stesso paese, però, c’è un programma di forte sostegno alle famiglie che scoprono di essere in attesa di un bambino affetto da sindrome di Down. Sostegno psicologico, contatti con altre famiglie, sostegno materiale. Risultato: si abortiscono percentualmente molti meno bambini affetti da sindrome di Down rispetto all’Italia, dove tutto questo sostegno non c’è.
    Al contrario, in Italia, la normale routine medica, per quanto riguarda le gravidanze, è in sé un’anticamera occulta a migliaia di aborti. Mi spiego: nella mia esperienza, è di routine, quando la madre supera i 30 anni (quasi sempre, ormai), chiedere una semplice analisi statistica che si chiama tri-test. Tale analisi, in sé non pericolosa, dà solo esiti statistici appunto (e anche piuttosto incerti): è però l’anticamera di un’analisi molto più insidiosa, l’amniocentesi. L’amniocentesi consiste nell’inserire un grosso ago nella pancia della madre per prelevare un campione di liquido amniotico. In sé, ha una percentuale di aborti procurati talora molto più alta della percentuale di rischio di malformazioni rilevata con il tri-test. Aborti, ricordo, non di bambini indesiderati, ma di figli molto spesso a lungo cercati e sognati. Non basta: l’amniocentesi non rileva malattie che possono essere curate durante la gravidanza, rileva soltanto malattie genetiche, come appunto la sindrome di Down. E’ un esame che non porta a nessuna cura. La sola cura possibile, in questi casi, è la soppressione del malato. Eppure i medici spingono molto per fare tale analisi e (parlo per esperienza diretta) talora fanno firmare delle liberatorie alle donne che non vogliono sottoporsi. Il dubbio è che un numero enorme di aborti involontari (amniocentesi) e volontari (ma di bambini desiderati in prima battuta) siano procurati dagli stessi ginecologi per timore di cause giuridiche da parte delle famiglie di figli “imperfetti”. Se questa non è una cultura di morte…
    Personalmente ritengo che solo contrapponendo una vera cultura di vita, di sostegno alla vita con tutti i mezzi (psicologici, medici, economici, sociali), si possa contrastare la burocrazia della morte a cui stiamo assistendo, una sorta di banalizzazione del male.
    Aggiungo una cosa, perché è un argomento che spesso sento ripetere: l’autodeterminazione delle donne. A parer mio, la più grande truffa ai nostri danni a cui ci siamo prestate volontariamente. Ci saranno e ci sono, certamente, casi in cui si abortisce per futili motivi, in assenza di gravi problemi economici e famigliari, anzi: tutti i volontari dei centri di aiuto alla vita ripetono che sono di solito i casi più difficili, refrattari a ogni aiuto. Ma ci sono anche moltissimi, troppi, casi, in cui si abortisce per motivi drammatici: economici, di salute, situazioni famigliari complesse… in questi casi, la vera autodeterminazione sarebbe poter togliere le donne da una scelta obbligata, dare loro i mezzi per poter tenere il loro bambino. Invece è troppo comodo dire non c’è problema, sei libera di abortire: è un modo per non doverla aiutare davvero, per lasciare su di lei il dolore, le ferite, il rimorso. Non so quali donne abbiano potuto scambiare questa condanna per libertà, ma è chiaro che si tratta di un abbaglio.

    1. giuliana z.

      BRAVA! ben detto. Io conosco uno stuolo di donne che hanno fatto l’amniocentesi, cattoliche comprese. E la maggioranza di loro è stata indotta dai medici ad effettuare questa pericolosa e costosa analisi. Perchè? perchè vogliono scaricarsi la coscienza e la responsabilità. E mettere quel fardello addosso alle gravide. Conosco una signora che era rimasata incinta a 46 anni (ha già un figlio grande e non ci sperava più di averne un altro): aveva un po’ di timore, ma era contentissima. Dopo avermi dato notizia della gravidanza, la persi di vista per mesi. Quando ci siamo pincontrate, tempo fa mi ha raccontato che il ginecologo le aveva consigliato l’amnio, il risultato era che il bimbo sembrava avere una malattia (non ricordo quale ma non era la sindroma di down) e l’hanno condotta ad un “aborto terapeutico” al 4° mese inoltrato. Praticamente l’hanno fatta partorire causando la morte del bambino. Vi assicuro che lei sta malissimo, sembra invecchiata di 10 anni, non sorride più. Terribile. Altro che autodeterminazione…

  10. nonpuoiessereserio

    Il problema che mi sembra di cogliere è l’indifferenza rispetto al bene.
    Sembra che anche coloro che ritengono l’aborto un delitto non si preoccupino del fatto che venga praticato e questo in nome del rispetto dell’opinione altrui.
    L’opinione degli altri, la libertà di coscienza è più importante del rispetto della vita. Viene tollerata l’anarchia culturale senza pensare alle conseguenze sulla vita comune, sociale, sul futuro dei nostri figli.
    Si conducono battaglie culturali nel nome della libertà di pensiero salvo poi condannare chi non è d’accordo con loro, quindi c’è una contraddizione enorme, paradossale.
    Quello che succede in Cina o in India viene poi tollerato nel nome del “cazzi loro”, salvo poi scandalizzarsi se un gay a Pechino viene arrestato perché pomicia in pubblico.
    Lo stesso “cazzi loro” però non viene applicato quando i vescovi del Sudamerica invitano i fedeli sudamericani a rifiutare l’aborto.
    Sempre questi geni del ventesimo secolo non hanno neppure un minimo di logica nel loro pensiero e qui mi riconduco alle accuse rivolte alla Chiesa per la diffusione dell’aids in Africa quando la Chiesa invita all’astinenza. Mi sembra di vivere in un mondo surreale tanta è l’idiozia che ci circonda. Quanti condizionamenti dai media che voltano e rivoltano le menti di questi individui come e quando vogliono. Esiste ancora il pensiero personale?

  11. Mario

    La stima di un miliardo di aborti è stata fatta da Antonio Socci (“Aborto, il genocidio censurato”) e si riferisce agli ultimi trent’anni, non ad un singolo anno. Nessuna guerra, nessun genocidio, nessun regime totalitario, nessun altro orrore di cui l’umanità si sia resa responsabile nel corso della Storia ha prodotto una strage anche soltanto lontanamente comparabile a quella dell’aborto.

    In diverse nazioni, l’aborto è ormai la prima causa di morte.

    Io ci ragiono su e mi chiedo: “Ma come è possibile che degli esseri umani come me, che vivono in un paese che si dice civile, che sicuramente è ricco, in cui c’è la democrazia, non si rendano conto dell’enormità dell’iniquità contenuta nella legge 194?

    Ragionamenti del tipo “se non ci fosse la legge, l’aborto ci sarebbe lo stesso, ed ucciderebbe un certo numero di donne”, razionalmente non riesco a concepirli. Allora dovremmo anche dire “eliminiamo la legge che punisce l’omicidio, perché ci sono assassini che operano in condizioni pericolose, che per sfuggire alla polizia rischiano la pelle”, oppure (e c’è chi già lo sostiene) “depenalizziamo lo spaccio di droga, perché una parte dei danni dovuti alla droga (scarsa igiene, vantaggi economici per la malavita) derivano dalle condizioni di illegalità in cui essa viene venduta ed assunta”.

    Con questo non voglio equiparare “tout court” l’aborto alle altre forme di assassinio, voglio solo mettere in risalto l’inconsistenza della motivazione “depenalizziamolo, perché tanto la gente lo farà lo stesso”.

    La legge, come mi sembra dica Paolo riferendosi alla Legge del popolo d’Israele, ha la funzione di un “pedagogo”. Prima dell’introduzione della legge 194/78 si stima che gli aborti in Italia potessero essere non più di 20.000 all’anno (nonostante le bugie degli abortisti, che parlavano di cifre iperboliche di milioni di aborti clandestini – leggete le testimonianze del dottor Nathanson sulle strategie degli abortisti); probabilmente molti di meno. Nel primo anno di applicazione hanno superato i 200.000 (sì, dieci volte tanto).

    Questo, evidentemente, perché la stessa presenza della legge ha fatto sì che molte persone che prima si astenevano da avere rapporti sessuali hanno ritenuto di poterlo fare. E, magari, molte donne, sono state di fatto costrette ad averli per mezzo di meschini ricatti morali (“altrimenti ti lascio”). Alla fine, il più forte non solo piega i più deboli al proprio arbitriro, ma vuole anche avere ragione, utilizzando la legge.

    Quanto alle donne morte per aborto clandestino, per quanto fosse difficile dire quante fossero, le stime basate sul numero delle morti di donne in età fertile prima e dopo la legge 194, inducono a ritenere che fossero, forse, nell’ordine di qualche decina…

    Come è possibile che degli esseri umani innocenti ed indifesi siano uccisi, e pochissime voci si alzino a loro difesa?

    Vediamo quali potrebbero essere le giustificazioni “razionali”.

    Prima giustificazione. “Il bambino non ancora venuto alla luce non è una persona allo stesso titolo di coloro che sono già nati”. Questa giustificazione è stata utilizzata più volte, nel corso della Storia, per giustificare la schiavitù ed il genocidio, il che già la qualifica. Che il bambino prima di nascere sia una persona allo stesso titolo di quanto lo è subito dopo essere nato non ce lo dice il Vangelo, ce lo dicono la Scienza e la Ragione (con la maiuscola). Ma ce lo dice anche il cuore… nessuna donna dirà della vita che porta in grembo “senti, tesoro, il feto si muove”… è sempre un bambino, anche due giorni dopo il concepimento, e non un feto, se è desiderato. Ciò che lo fa diventare un “feto” non è qualche sua qualità intrinseca, ma i desideri e le decisioni di altri. Quanta giustizia (ma anche quanta razionalità) ci sia in questo, lo lascio giudicare a voi.

    L’altra motivazione che viene portata dagli abortisti si ricollega al discorso di sopra: “Tanto lo farebbero lo stesso, e in condizioni peggiori”. A parte la falsità di questa affermazione, dimostrata dall'”esplosione” degli aborti non appena è stata introdotta la legge, vorrei riflettere su quello che essa implica.
    Se l’uomo non è in grado di riflettere su cosa è Bene e cosa è Male, fino al punto che uccide i propri figli perché è incapace di assumersi la responsabilità di averli generati, allora non è vero che l’uomo è libero.
    È un po’ un paradosso, ma gli abortisti, che sostengono di essere “pro-choice”, in realtà hanno una visione dell’uomo secondo la quale questi è una specie di bestia razionale, di fatto sottomesso al proprio istinto (l’istinto sessuale che gli impedisce l’astinenza, e l’istinto di sfuggire alla propria responsabilità, che lo porta a liberarsi di quello che gli abortisti chiamano “il frutto del concepimento”, o “il feto”; quando non addirittura “un grumo di cellule” – il che è in contrasto con la loro stessa affermazione che l’aborto sia “un dramma”).
    Quindi non è vero che l’uomo deve essere “libero”: deve essere in realtà “libero di ridursi in schiavitù” seguendo i propri istinti…

    Io mi permetto di dissentire fortemente con coloro che pensano che la legge 194 andrebbe attuata meglio… la legge 194/78 è una legge integralmente iniqua e molto ipocrita. Basti pensare che l’aborto viene considerato lecito “in caso di pericolo per la salute psichica della donna”, e questa è anche la motivazione più utilizzata per giustificarlo. Di fatto, l’aborto introduce un rischio molto più elevato per la salute psichica di una donna che non la nascita del bambino, come è testimoniato dall’insorgenza molto frequente della sindrome post-abortiva, con molteplici dipendenze dall’alcol, dal sesso (con conseguenti aborti recidivi), dalla droga, per non parlare dei molti suicidi e tentativi di suicidio che seguono all’aborto.

    Credo che la vera motivazione dell’aborto ha ben poco di razionale. È la stessa motivazione che si trova nella favola del lupo e dell’agnello: “Se non eri tu, sarà stato tuo padre”. È la stessa motivazione con cui si sono giustificati tutti i peggiori abomini della storia dell’umanità: facciamo così perché per noi è più comodo fare così, e perché abbiamo la forza per farlo.

    La legge 194/78, come anche la legge sul divorzio, è una legge che sancisce l’arbitrio del più forte sul più debole. Quanto tempo deve ancora passare perché almeno noi cristiani possiamo concordare su questo?

    “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19).

    “In questa generazione ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive, ma anche per lo spaventoso silenzio delle persone buone” (Martin Luther King, Lettera da una prigione di Birmingham, 16 aprile 1963).

  12. Adriano

    In questo post di Cyrano mi pare di trovare diversi elementi che cozzano con l’intervento ieri di Andreas Hofer (https://costanzamiriano.wordpress.com/2011/10/24/stupidity-fair/#comment-18024) nel quale si legge (riassumo quello che ho compreso) che la tentazione di creare una società senza aborto sia “da evitare come la peste”, e questo “in nome del roccioso, sano realismo cattolico”.

    In esso si legge: “Non siamo affatto chiamati a instaurare la giustizia sulla terra (soprattutto nel caso dei cosiddetti “assoluti morali” come la proibizione di uccidere l’innocente) ma ad agire in modo giusto. Non possiamo creare una “società senza aborti” più di quanto possiamo edificarne una senza furti, omicidi, violenze, ecc.”

    Questo mi pare essere in contrasto questo post, in cui si invita a lavorare “per abolire l’ingiustizia dalla legge” anche se si ammette che si possa tollerarla finché c’è.

    Sarebbe interessante vedere a confronto le argomentazioni a sostegno delle opinioni di entrambi; e non mi sembra si tratti di sfumature, tutt’altro, fermo restando che tutti e due di fondo sono contrari all’aborto.

    1. Andreas Hofer

      Adesso ti metti anche a scovare le “contraddizioni interne”? Urca, che salto di qualità! 😀
      Scherzi a parte, hai davvero inteso male. Concordo al 100% con Cyrano (meno, molto meno con qualcun altro). In estrema sintesi: MAI la Chiesa ha insegnato che fosse possibile edificare una società totalmente esente da “imperfezioni” (furti, omicidi, infanticidi, violenze, ecc.). Ciò comporterebbe la negazione dello “status naturae lapsae” dell’uomo. A livello pratico signfica che fino alla fine dei tempi ci saranno ladri, assassini, briganti e ci sarà bisogno di poliziotti e gendarmi, tutori della legge. Questa semmai è la tentazione del pensiero utopico e rivoluzionario, che culla l’illusione di poter cancellare il peccato per via legislativo-amministrativa. Ciò non vuol dire che non ci si debba opporre al male, anzi. Solo occorre ricordare che questa irrinnciabile opposizione ha dei limiti, che sono i limiti delle nostre umane possibilità. Il male in ultima istanza ha una radice metafisica, non a caso la preghiera “libera nos a malo” è rivolta a Dio e non all’uomo.

      1. Adriano

        Quindi concordate sul fatto di provare a cambiare questa legge, pur sapendo che ciò potrebbe non essere possibile, né che un giorno “si guarderà allo sterminato genocidio degli innocenti con pubblico orrore, con vergogna collettiva”.

        Direi che sei stato chiaro. Grazie Andreas!

        ps; Contraddizioni interne? Non mi pare che tu e Cyrano siate la stessa persona. O, invece, anche voi, in realtà… 😉 😉

        1. Andreas Hofer

          Penso che non si possano svalutare i princìpi, altrimenti verrebbe meno l’idea stessa di “testimonianza profetica” (quando invece solo mirando verso l’alto si colpisce lontano sulla terra). Il che significa che “non possiamo” non equivale a “non vogliamo”. Che l’uccisione di creature inermi “colpevoli” nient’altro che d’esistere sia una forma di orrendo sacrificio umano è lapalissiano quanto il fatto che io e Cyrano non siamo la stessa persona (peraltro neanche volendo riuscirei a imitarne lo stile e la prodigiosa cultura).

          1. Andreas… non avevo letto il tuo commento prima di scrivere il mio… grazie degli apprezzamenti, ma… beh, quello che penso te lo dico in privato.

            1. Andreas Hofer

              Ricevuto forte e chiaro! 😉
              Grazie a te, sto imparando davvero molto dal cadetto di Guascogna! 🙂

        2. no, a dire il vero io (che sarei onorato di essere, avere e sapere alcune cose di Andreas, ma che tutto sommato sono felicissimo di me) spero e confido che si arriverà a quel giorno, così come immagino che quel giorno sarà macchiato dalle consuete ipocrisie della storia degli uomini, come ho scritto. Ma ricordo che il mio non era “un post”, e (se ha senso che io lo dica) non sapevo neppure che veniva pubblicato – non sono né Andreas né Admin, tanto per capirci! 🙂

            1. ma chi è che ha messo il pollice verso?
              Non mi piace questo pollice: ci si nasconde dietro l’anonimato. Abbi il coraggio di presentarti, fellone!

  13. Erika

    @Mario: come puoi paragonare il tema dell’aborto a quello del divorzio? In un caso parliamo parliamo di cio’ che per molti e’ infanticidio, nell’altro di due adulti che decidono, pur molto dolorosamente a volte, di mettere fine alla loro relazione familiare( ovviamente non parlo del matrimonio religioso, che essendo un sacramento, dovrebbe comportare ben altri obblighi per chi lo contrae ).

  14. matrigna di cenerentola

    ecco l link al quale si trova l’angoscioso e lucido racconto “le pre-persone” di Philip K. Dick
    http://www.europaoggi.it/content/view/304/93/
    per leggerlo ci vuole uno stomaco forte, ma non piu’ forte che per leggere il protocollo di Groningen all’indirizzo
    http://sosonline.aduc.it/documento/protocollo+groningen+eutanasia+neonati+gravemente_9892.php

    Il fatto che Ferrara sia ritornato a parlare dell’ingiustizia dell’aborto mi ha ricordato che a suo tempo la nostra famiglia allargata ha dato sette voti alla sua lista. Sette, su circa 250mila che ne ha avuti in totale, sono stati un bell’inutile sostegno, ma almeno io e mio marito siamo stati orgogliosi delle scelte dei nostri figli e dei loro coniugi.

  15. admin

    lascio qui la mia risposta ad Adriano (e non solo) perchè lo spazio dove è avvenuta la discussione sul post di ieri tra repliche e controrepliche sta diventando caotico.

    @Adriano

    Questo blog è diventato un luogo di incontro di persone che hanno delle idee di fede e di vita comuni, le quali non hanno modo d’incontrarsi diversamente e cui è di un qualche aiuto vedere che non sono le sole a vivere la fede in Cristo nel mondo in cui sono. Questo luogo virtuale è un luogo dove queste persone trovano amicizia in Gesù, conforto e conferma. La maggior parte dei lettori che ci scrive, la maggior parte delle persone che Costanza incontra alle presentazioni, ringrazia Costanza e gli altri Autori (compresi gli “ospiti”) perché ricordiamo loro che non sono soli, perché difendiamo quello in cui credono: non siamo la Chiesa, ci mancherebbe, ma ne siamo una scheggia, un frammento, un membro del Corpo di Cristo congruente alle altre membra e felicemente dipendente dal loro Capo. Quindi è per questo che del confronto non ci preme più del conforto, perché “la scienza gonfia, l’amore edifica”. Quando quindi sotto il nome di “confronto” si fanno passare volontà sediziose, questo noi ci sentiamo liberi di chiamarlo “provocazione” e “fomentazione di scontro”. Confermarci nelle nostre idee con la discussione non è nostro primario obiettivo, anche se sappiamo farlo e lo facciamo; approfondire la comprensione e l’assimilazione di esse mediante il ritrovarci discepoli del Maestro, per quanto dispersi nel mondo, questo sì. Magari la massima aspirazione è quella di mettere un po’ in crisi chi non ci conosce e pensa invece di sapere tutto di noi, ovvero fornirgli un altro punto di vista (ma la cosa non è vincolante per chi si affaccia qui).
    Togliere i commenti dici?
    Cioè se non ci interessa questionare all’infinito con i tuoi cavilli oziosi o con le frasi fatte di altri (Sybille è comunque ben lungi dal tuo primato, anche se cerchi di farla salire sul podio con te) dobbiamo tacere tutti.
    Interessante punto di vista.

    PS per la cronaca, Alvise (Lacorsianumerosei) il bastiancontrario per antonomasia è il nostro recordman per numero di commenti ne ha 2440 all’attivo e anche Adriano comunque non scherza con 455. A pensarci bene, non “per la cronaca” e basta, ma perché si possa giudicare se questo blog è un luogo inospitale per chi non la pensa come “noi”

    1. Adriano

      @ admin
      “Togliere i commenti dici?
      Cioè se non ci interessa discutere con te o con Sibylle dobbiamo tacere tutti.
      Interessante punto di vista.”

      Nessuno deve nulla. La questione gira solo attorno a cosa si può (o si potrebbe) fare con un blog. Detto questo, ognuno è libero di scrivere. O di tacere.

    2. Velenia

      Alvise è un signor bastian contrario,Erika,poi,è una grande,che siano con noi è importantissimo per noi per primi,c’è differenza tra dialogare,anche dissentendo,anche con toni aspri (qualche litigata l’abbiamo fatta,vero Alvì?) e trolleggiare.

    3. Admin, va bene tutto quello che dici, ma qualche volta neanche io mi sono sentita accolta qua dentro, e non ho trovato amicizia in Gesù, nè conforto, nè conferma.
      Questo lo scrivo non per polemica, nè per correzione fraterna, nè perchè voglio fare concorrenza ad Alvise come bastian contraria. Ma per amore di verità. E perchè questa sensazione che ho provato qualche volta non sminuisce la bellezza di questo posto. Che è fatto di esseri umani, deboli, pieni di difetti, peccatori. E ognuno di noi (è un noi allargato, con dentro Alvise, e Erika, e Papi e Syb, e Adriano e tutti quelli che non fanno parte di “noi” ristretto, gli atei, i diversamente credenti, gli agnostici ecc) ha le sue lune storte, le sue incazzature, le sue mancanze di carità. E tu non ne sei esente, come nessuno degli autori e dei commentatori, mi viene in mente Paul che è stato anche un po’ stronzo con me, o fk che le prime parole che mi ha rivolto sono state un bel po’ cattivelle (poi siamo diventati amici). Non voglio citare le volte in cui sono stati attaccati altri, perchè mi pare che tu mi abbia già accusata di fare l’avvocato d’ufficio (o era paul?), quindi parlo solo di me.
      Quello che voglio provare a dire, Hal, è che questo posto non è un giardino incantato. E questo non è un difetto sai? Neanche gli apostoli vivevano in un giardino incantato. Anche gli apostoli litigavano. Anche loro dicevano cazzate. Anche loro venivano ripresi da Gesù per la loro incapacità di accogliere e di comprendere e di perdonare. Siamo “noi” (ristretto) forse meglio degli apostoli?
      No, decisamente no. Io almeno non lo sono. Ma neanche tu, e neppure Costanza, per quanto bravissima, nè Cyrano, nè Raffaella. Lgt forse sì, non saprei, la conosco poco.
      Eppure gli apostoli restavano insieme, nonostante le loro discussioni, nonostante non avessero capito un granchè di quello che diceva loro Gesù.
      E così, se pure a volte ho sentito in questo posto puzza di sacrestia com’è stata definita, pure quando ci entro mi sento un po’ a casa mia. E in casa quando c’è puzza basta aprire la finestra. E magari nel frattempo che l’aria si rinfresca andar fuori a farsi un giro non è una cattiva idea. Che poi si scopre che quelli di “fuori”, gli “altri” sono tanto spesso migliori di “noi”.
      Penso che sia arrivato il momento di eclissarmi per un po’, immagino che sia meglio, vero Hal? Scusa l’impudenza, ma non me la sentivo di tacere, e il pollice verso ce l’ho messo io al tuo commento… ma quello è solo per dispetto perchè ‘sti pollici anonimi mi stanno sulle balle 🙂
      Ciao! Tanto poi torno sempre, non illuderti 😉
      p.s Alessandro te li affido 😉 sei tornato tu, posso andare tranquilla a farmi una passeggiata

        1. certo, dovevo immaginarlo. Peccato che quello che ci tenevo a dire è scritto dopo.
          Nessun problema, non è importante, saranno solo le solite cazzate senza senso. Buonanotte nel tuo giardino incantato, Hal. Ci si vede più avanti. Ciao

          1. Alessandro

            FEFRAL

            “sti pollici anonimi mi stanno sulle balle”: pure a me, non sai quanto!

            “p.s Alessandro te li affido sei tornato tu, posso andare tranquilla a farmi una passeggiata”.
            Ah, beh, se li lasci a me sono in buone mani, capirai, stanno in una botte di ferro (stasera ho bruciato una minestrina, roba che nessuno mai…) 🙂

            Non daglierla ‘sta soddifazione ad Hal, che sia una passeggiatina veloce veloce, carissima Fefral 🙂

      1. Sybille

        @Fefral
        Se mi includi in un tuo “noi” allargati mi fa piacere. Penso sia una tua posizione personale e ti ringrazio per averlo dichiarato sulle pagine del blog dopo l’intervento dell’admin il cui pregio è stato se non altro la franchezza. Anche io farò una bella passeggiata, sicuramente più lunga della tua. Chissà cosa scoprirò? Saluti a te, ad Adriano, ma sì a tutti
        Syb

  16. Velenia

    @Adriano, un tempo sulle tv locali c’erano Lady Barbara e Maria Landolina (Salvatore Fazio tu le ricordi?) che davano i numeri del lotto a pagamento,tu ti sei messo a far concorrenza?
    Altra ipotesi 7-3-5-1 è il tuo c.a.p.( no troppo banale),oppure è una serie numerica che vorresti completassimo per testarci il Q.I..,mi sa che ci ho preso e se risulta troppo basso che succede,diventiamo pre-persone?

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