
Ieri mi sono scapicollata per vedere la mia amica E., di passaggio a Roma qualche ora per lavoro. Per farlo ho architettato una serie di incastri ad arte, un complicato intreccio per mettere insieme tutto, il caffè e la messa con lei, con il resto della giornata che è seguita a cascata.
Mentre la sera prima squadernavo sul tavolo la mappa della città, il prospetto degli orari dell’otorino, delle prove della recita, della foto da fare all’asilo, i numeri di telefono delle mamme di emergenza per cercarne una che potesse dare il pranzo a Tommaso, mio marito mi guardava come se avesse visto una capra con un cappello a veletta che si faceva le manicure sul divano di casa. Uno strano essere che compie gesti inconsulti e a lui incomprensibili.
















