Secondo noi


Ieri mi sono scapicollata per vedere la mia amica E., di passaggio a Roma qualche ora per lavoro. Per farlo ho architettato una serie di incastri ad arte, un complicato intreccio per mettere insieme tutto, il caffè e la messa con lei, con il resto della giornata che è seguita a cascata.

Mentre la sera prima squadernavo sul tavolo la mappa della città, il prospetto degli orari dell’otorino, delle prove della recita, della foto da fare all’asilo, i numeri di telefono delle mamme di emergenza per cercarne una che potesse dare il pranzo a Tommaso, mio marito mi guardava come se avesse visto una capra con un cappello a veletta che si faceva le manicure sul divano di casa. Uno strano essere che compie gesti inconsulti e a lui incomprensibili.

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Un’altra parola per dirlo

In nove agili ore di lavoro me la sono cavata con il cambio di stagione dei vestiti – dei figli, s’intende, che per me si vedrà, posso tranquillamente andare avanti con le tre magliette a maniche corte attualmente in funzione fino al dodici o tredici di agosto.

E’ stata una simpatica, garrula domenica, trascorsa a dividere i capi in base al sesso, alla stagione, alla misura, al livello di sbrindellamento e impataccamento, i vestiti da passare ai fratelli, quelli per i cugini, quelli per la casa famiglia e quelli, pochissimi, da abbandonare al cassonetto, al meritato riposo eterno. Il caldo afoso ci ha travolti e non era più possibile rimandare, e poi quando si è in piena emergenza Murphy si entra in surmenage. Non è pensabile sedersi: anche un quarto d’ora potrebbe essere letale, si perde il ritmo e ci si ferma.

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Cambio di stagione

Visto che a Roma si superano ormai i 30 gradi, con un clima tropicale (la scorsa settimana alle quattro del pomeriggio puntuale arrivava il monsone), Costanza ha pensato fosse ora di impiegare questa ultima domenica di maggio nel “cambio stagione” perchè i figli con i pantaloni di velluto non si possono proprio più vedere. Questo post però ha diverse funzioni:

a) pubblicare la bellissima opera di Daniela del pulmino dei fans di Costanza che va a Medjugorje (che non è molto diverso dalla famiglia al completo che va a prendere un gelato)

b) creare lo spazio per la tribù del blog che vuole continuare a chiacchierare

c) consigliarvi questo post interessante di una omonima (segnalato dall’amico Carlo Martinucci)

http://www.cdmi.it/blog/?p=16

Buona domenica a tutti!

Paolo la fede e la gabbietta

Questo lo ha scritto il mio migliore amico maschio (un ossimoro: possono una mela e un cavaturaccioli essere amici? Uno pneumatico e una melanzana? Un maschio e una femmina? Sì, talora possono). Si chiama Paolo Piras, e lo sopporto dalla scuola di giornalismo, cioè dal ’94. Non l’ho mai percosso.

di Paolo Piras 

“Non hai idea. Poco fa la tata è scivolata sulla trottola giapponese e il suo malleolo ora è buono per il brodo, Bernardo è uscito dalla doccia insaponato fino agli occhi e prima di trovare l’asciugamano ha lasciato impronte indelebili sul parquet, Tommaso ha abbattuto la porta a vetri col pallone giallorosso nuovo e meno male che i cocci sono arrivati dopo lo svarione della tata altrimenti ora ti avrei chiamato da Regina Coeli, Livia ha rubato la bambola rosa di Lavinia – anche la sua in realtà è rosa, ma più tenue – e ora stanno piangendo all’unisono qui a fianco alla cornetta (me n’ero fatto un’idea, ndr). Ma dimmi di te: quando lo fate, un figlio?”

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Oltre il lampione


Ieri sera ho dato la cena ai figli a un’ora indegna, molto vicina a quella di andare a letto. Appena andati via gli ospiti, infatti – la festa di Bernardo è stata una lunga, accesa partita di calcio creativo in giardino – i figli si sono prodotti nella domanda che da sempre suggella la fine di ogni festicciola di bambini: “che si mangia?” Ma che cavolo, c’era ogni ben di Dio sul tavolo: perché non avete mangiato niente? (E, soprattutto, perché non mangiate quando siamo noi gli ospiti della festina? Perché non vi riempite le tasche di panini venendo via?)
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Il mio vicino di panca

Oggi al posto del messale ho infilato nella borsa il mio beauty con i trucchi. Stessa forma rettangolare, stesso colore rosa antico (quando una è rosa dentro è rosa dentro), vorrei dire stessa imprescindibilità per la mia esistenza, ma sarei blasfema. Per quanto, la lettura del giorno me la posso recuperare dalla Bibbia con un qualsiasi calendario liturgico, mentre dove lo trovo un Carbon della Mac, una cipria LeClerc, un correttore Studio 13 in caso di emergenza?

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Barra a dritta

 

L’uomo ha per natura un più vigoroso discernimento di ragione” dice san Tommaso (la citazione la devo a Don Luigi Moncalero, che ha scritto un articolo sul tema su La tradizione cattolica). In piena emergenza di Murphy, posso scrivere solo una piccola riflessione per dire che il filosofo medievale anche qui l’aveva vista giusta, e spero che il fatto che io sia d’accordo con lui non lo allarmi.

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Murphy anch’io

 

La mia vita questa settimana è uno spot della legge di Murphy. Ed è appena cominciata. Per precauzione vorrei attenderne la fine stando con un secchio in testa sotto al divano, ma non posso perché dovrei ogni giorno portare una figlia a fare cure contro la sordità rinogena all’estremità orientale di Roma e conseguentemente andare a lavorare all’estremità opposta della stessa città (quattro ore minime di traffico); la nostra famiglia è sottoposta all’emergenza di due feste di compleanno di due figli, un saggio di fine anno, una finale di calcio, una festa, una gara allo stadio olimpico, una visita medica, un colloquio con una prof e qualche altra cosa che adesso vorrei tentare di dimenticare.

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Tornando a casa

Dalla trasferta di Sulmona ritorno arricchita di alcune importanti considerazioni: il salame abruzzese non presenta immediate e risolutive proprietà dimagranti come speravo; gli abruzzesi sono incredibilmente ospitali, almeno quelli che ho conosciuto io (grazie Antonella e Fabio!); esistono anche scuole pubbliche, come il liceo scientifico Enrico Fermi, tenute meglio di casa mia, lucide e pulite, e organizzate come un orologio (svizzero, così rendiamo giustizia alla nazione da me arbitrariamente insultata). Si parlava di educazione, e di come famiglia e scuola debbano lavorare insieme. E ci mancherebbe. Però io ho esordito dicendo che quando, a un quarto di secolo dalla mia prima elementare mi sono trovata tra le mani i libri di scuola dei miei figli ho pensato: “bene, questi sono i libri con i giochini per il pomeriggio, ma quelli per studiare?”.

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Capitani coraggiosi

 

Nel pomeriggio di oggi sarò a Sulmona a parlare di educazione. Non credo che sarebbero in tempo per disdire il programma e l’invito, neanche se un agente della Cia (Colpire Imbroglione Astute) origliando dal mio giardino mi avesse sentito compiere alcune nefandezze, giusto ieri sera.

Tanto per cominciare mi sono risentita perché Lavinia ha detto che vuole stare in camera col babbo, se in albergo ci dobbiamo dividere, e l’ho fatta oggetto di una serie di rappresaglie morali fino a che non è stata costretta a dichiararmi amore eterno. Le ho fatto anche la più infingarda, abietta, ripugnante domanda che una madre possa fare al suo bambino: vuoi più bene al babbo o alla mamma? (E la risposta esatta era una sola).

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When the Saints Go Marching In

di Costanza Miriano

Sono curiosa. Sono curiosissima di vedere il regno dei cieli. Naturalmente prima di ogni cosa spero di andarci, e so che la cosa non per niente scontata. Spero di superare la selezione, e punto molto sulla raccomandazione, visto che il mio curriculum non è per niente impeccabile. Ma ecco, se ce la dovessi fare – per il rotto della cuffia, tra i ripescati – avrei un sacco di domande. Credo però che me le dimenticherei tutte, tanta sarebbe la gioia. In ogni caso avremo delle sorprese, ne vedremo delle belle, perché scopriremo che quaggiù non ci avevamo capito niente.

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Il mazzo di carte di Dio

di Costanza Miriano

“O, io ve l’ho chiesto tante volte, che vita fate, chi vedete , che leggete, vi viene momenti di disperazione, di crisi sentimentale, anche, vi innamorate di altri, e come fate, copulate spesso, e volentieri, e con chi, vorreste cambiare casa, cambiare lavoro, paese, studiare, che cosa, lasciare tutto, poi tornare, anche se credete a quello che credete mica svanirebbe, la credenza, e se vi lasciasse, che fareste, continuereste a vivere, meglio, peggio, uguale, vorreste più fama, più gloria, più soldi, più bellezza (Costanza a parte) più smalto, in senso figurato, più che? O tutto questo non ha senso per voi domandarvelo perché voi siete già…?”

Alvise è l’autore di questo commento, inviato al post di ieri. Per chi non legge i commenti devo dire che è lui l’autore degli interventi più sgabinati del blog, quelli che suscitano i più avversi entusiasmi, e discussioni e ole e anche pernacchie a volte. continua a leggere

L’ospite col muflone

 

Sono una padrona di casa pietosa. Quando arrivano gli ospiti generalmente sono sotto la doccia, e sfilo di fronte agli invitati attoniti con le giapponesi gocciolanti e l’asciugamano a cofana in testa, oppure sono stesa a terra a infilare una collana di perline, perché una vera principessa seppur treenne, in caso di festa deve sempre sfoggiare un gioiello nuovo.

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L’uomo del sesto piano

C’è un nuovo negozio in città: un negozio di mariti!
Un cartello all’ingresso spiega: “Potete visitare il nostro negozio
UNA SOLA VOLTA. Ci sono sei piani, e la qualità della merce migliora a ogni piano. Le clienti possono entrare al piano e scegliere qualsiasi prodotto, oppure salire a visitare il piano successivo, ma non possono tornare ai piani inferiori”.   Una donna entra nel negozio. Al primo piano il cartello sulla porta recita:

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L’amico che tutte vorremmo

Ecco il mio pezzo pubblicato ieri da La Bussola Quotidiana.
Quando Karol Wojtyla diventò Papa io avevo sette anni, ma l’età della ragione era di là da venire. Prima, prima che arrivasse la ragione, le balle sulla parità io e le mie coetanee ce le siamo bevute tutte. “Uomini e donne sono uguali, bisogna competere sugli stessi campi, niente ci è precluso, e anche se un giorno diventeremo mamme non saremo certo tenute a scegliere, e che diamine”.
Ma non è tutta colpa mia. Che ne sapevo della vita, di come siamo fatti, di cosa davvero significhi il fatto che “maschio e femmina li creò, a sua immagine”? A mio discapito, signori della corte, vorrei ricordare che a una adolescente degli anni ’80 bastava accendere Videomusic (ve la ricordate?) per vedere maschi alla David Bowie con una messa in piega che neanche mia zia, femmine androgine o all’altro estremo aggressivamente sessuate come Madonna. Spero che la corte la ritenga un’attenuante per quei miei guanti di pizzo nero che rimarranno negli annali dei capi di abbigliamento più inspiegabili della fine del secolo scorso.
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Emergenza caldo

 

No, non è il solito pezzo del tg che annuncia che, poffarbacco, siamo in agosto, e c’è il sole, e quindi forse è opportuno non indossare colbacco e tabarro, non mangiare porchetta a colazione, non uscire a fare tre ore di corsa alle tredici in punto, bevendo solo wodka invece dell’acqua. E’ solo che è un po’ caldo qui a Roma, per essere maggio. Se le piscine fossero aperte nelle ore pomeridiane non sarebbe folle l’idea di fare un tuffo. O meglio, sarebbe folle, perché io alla prova bikini non sono affatto pronta, e non starò qui a spiegarne i motivi. continua a leggere

Sì lo voglio!

Dice Douglas Coupland: “Ma poi mi viene in mente questo: alle cene di famiglia, mamma e papà raccontavano spesso del loro primo incontro. Un giorno mamma, per andare in biblioteca, aveva preso una strada diversa da quella consueta, e aveva visto papà. Si erano scambiati un sorriso, e avevano rotto il ghiaccio. E’ una storia molto commovente, e non ci stancavamo mai di sentircela ripetere e ripetere, assaporando i dettagli del loro personale mito della creazione: che vestito indossava la mamma quel giorno, quali libri avevano sottobraccio, la prima bibita insieme. Nostro padre firmava sempre l’epilogo dicendo: “Provate a pensarci, ragazzi. Se quel giorno vostra madre fosse andata in biblioteca per la sua solita strada, oggi non sareste qui!”.

Ho riflettuto molte volte su questa dichiarazione di mio padre, e più ci penso più mi sembra assurda. So per istinto che in un modo o nell’altro io sarei qui comunque; per qualche motivo inspiegabile, ho la sensazione che non mi sarei perso la mia nascita per niente al mondo. Per cui deve esserci un tornaconto in questa esperienza”.

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La pera e altri misteri

di Costanza Miriano

Io ci ho provato ma ieri ero in uno stato d’animo irrimediabilmente scazzafrullone, e ho provato, davvero mi sono sforzata di produrre pensieri elevati, ma niente. La mia mente ha viaggiato tutto il giorno in modalità risparmio di carburante, come alla fine della maratona, quando leggi il cartello 37 km, e ti sforzi con tutto l’impegno di calcolare quanti chilometri mancano all’arrivo, ma a quel punto l’operazione 42-37 è come un’equazione differenziale di terzo grado (esistono?) tanto sei stanca (mi è successo davvero, e non riuscendo a fare il conto ho pensato che a un certo punto qualcuno mi avrebbe fermata, alla peggio. Mica mi avrebbero lasciata correre all’infinito).

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