Quando Gesù lo ha invitato a seguirlo, Pietro prima aveva ascoltato una delle predicazioni del Maestro, che, per parlare a tutti quelli che stavano sulle rive del lago, si era messo su una barca di quel gruppetto di pescatori. Il Vangelo non lo dice, ma è lecito pensare che il pratico e non giovanissimo pescatore non sia rimasto particolarmente colpito dalle parole del Signore. Gli presta la sua barca, ma rimane in disparte. continua a leggere
Uno non può prendersi due giorni (contati) di distensione senza dover poi constatare, rientrando nel blog, che qui nel frattempo c’è da riaggiornarsi su più fronti: «Ma che è – ho scritto a Costanza – Second Life?!» – «Second Life è un gioco di simulazione online che spopolò qualche anno fa…» – «Ecco, appunto: non ti stavo chiedendo cos’era, ma se per caso il blog è diventato qualcosa del genere». continua a leggere
In casa mia da qualche ora è in azione una squadra di esperti del Massachussets Institute of Technology di Boston per rispondere a due quesiti che potrebbero aprire nuove prospettive all’umanità.
Uno: come è possibile che il quantitativo dei bagagli al ritorno risulti quasi raddoppiato rispetto all’andata, pur non avendo fatto grandi acquisti (per un tronchetto Vic Matié nuovo ho buttato una infradito piatta di epoca borbonica, nel goffo tentativo di placare la coscienza)? continua a leggere
Sì, lo so, Gabriele ha minacciato di innescare una implacabile faida se non avessi smesso di dire grazie: me ne aveva concessi diciassette o diciotto, ma devo avere ampiamente superato il tetto. Io non so cosa mi succederà adesso – mi recapiterà altri regali a casa, mi farà trovare pacchetti dono minatori sotto le lenzuola come la testa di cavallo mozzata del Padrino? – ma nonostante questo devo correre il rischio. Devo dirgli ancora una volta grazie. continua a leggere
Sono passati esattamente cinque mesi dall’apertura del blog, inizialmente nato per “dare una mano” alla promozione del libro (grazie ancora, Elisabetta) e poi cresciuto fino a diventare qualcosa di diverso: non so, provate ognuno di voi a dire cosa. Per i primi tre mesi è stato solo il blog di Costanza poi si sono aggiunti, arricchendolo, i tre autori Cyrano Raffaella e Laura, oltre a qualche graditissimo ospite come Claudia, Alessandro e Paolo. continua a leggere
Lo pensavo da un po’. Sì, lo ammetto, suona bene, è accattivante. Mi riferisco al manifesto dell’ognunismo. Ne è autore (del manifesto, non dell’ognunismo) il nostro paulbratter. Accattivante lo è, l’ognunismo.
Perché (perdoni paul se lo tratteggio a modo mio) il manifesto recita più o meno così: “è bene che ognuno si comporti come meglio ritiene”.
Alzi la mano chi non è d’accordo con questo… apoftegma. Ressa di mani alzate, e padroni delle mani a rimproverarmi. “Ma questo è l’elogio della licenza, dell’individualismo sfrenato!”, lamentano taluni. continua a leggere
Scrivere con costanza è difficile, e basta un blog a dimostrarlo. L’impegno di tirar fuori ogni giorno dal cilindro di una tastiera un coniglietto testuale vispo e arzillo è la prova su cui s’infrangono tanti sogni di giovani penne. Altre volte il problema non è l’ispirazione, bensì il tempo, e il tempo si porta dietro sempre l’opportunità: è per “colpa” del tempo che conviene o non conviene dedicarsi a qualcosa, perché il tempo è fatto per contenere momenti (e c’è un momento per una cosa e uno per un’altra). Comunque, il succo è che scrivere con costanza è difficile: è pure questione di pubblico, perché i venticinque lettori che il Manzoni fingeva di pronosticare possono anche sparire all’improvviso, ma che si fa quando i lettori diventano una comunità, fluttuante, sì, ma stabile e anzi crescente? Il legame tra scrittori e lettori corre un’invisibile spola che intesse rapidamente, nell’ordine, interesse, stima, simpatia, affetto. Qualche volta anche amore, e questo è un motivo in più perché lo scrivere con costanza si riveli difficile. Dove fa capolino l’amore, le cose non sono più facili, mai. D’altro canto – insegna Platone – le cose belle sono difficili.
Ieri mi sono scapicollata per vedere la mia amica E., di passaggio a Roma qualche ora per lavoro. Per farlo ho architettato una serie di incastri ad arte, un complicato intreccio per mettere insieme tutto, il caffè e la messa con lei, con il resto della giornata che è seguita a cascata.
Mentre la sera prima squadernavo sul tavolo la mappa della città, il prospetto degli orari dell’otorino, delle prove della recita, della foto da fare all’asilo, i numeri di telefono delle mamme di emergenza per cercarne una che potesse dare il pranzo a Tommaso, mio marito mi guardava come se avesse visto una capra con un cappello a veletta che si faceva le manicure sul divano di casa. Uno strano essere che compie gesti inconsulti e a lui incomprensibili.
La mia vita questa settimana è uno spot della legge di Murphy. Ed è appena cominciata. Per precauzione vorrei attenderne la fine stando con un secchio in testa sotto al divano, ma non posso perché dovrei ogni giorno portare una figlia a fare cure contro la sordità rinogena all’estremità orientale di Roma e conseguentemente andare a lavorare all’estremità opposta della stessa città (quattro ore minime di traffico); la nostra famiglia è sottoposta all’emergenza di due feste di compleanno di due figli, un saggio di fine anno, una finale di calcio, una festa, una gara allo stadio olimpico, una visita medica, un colloquio con una prof e qualche altra cosa che adesso vorrei tentare di dimenticare.
La notizia è del tutto inspiegabile. Non ci sono motivazioni plausibili, logiche. Devo vederci chiaro.
Dunque. E’ successo questo. Mia sorella una settimana fa al bar bevendo il cappuccino sfoglia il Messaggero e legge una notizia che può interessare me, che in teoria sarei una giornalista, e dovrei stare sulla notizia, e avere una panorama serio, organico ed equilibrato di tutto ciò che succede intorno a me, non scoprire ogni volta per sbaglio che è scoppiata una guerra.
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