Cuori in fiamme

 

di Cyrano

«Sto preparando un enorme cuore immenso fatto con fascine di legna secca… quando ripasserai, perché ripasserai (in volo) vero!?!?! …quando ripasserai, al minuto preciso, darò foco, un enorme Cuore tu vedrai, in fiamme!!!».

Beh, che volete: questa andava capitalizzata, e dal momento che l’autore di siffatta dichiarazione (te non t’offendi, vero, Alvise? In fondo non è la prima volta che ti si cita in un post!) s’è lasciato andare fino a ieri ad allusioni ai cuori delle “madonne” del nostro caro blog, mi son dato da fare anch’io per immortalare tanta gagliarda irruenza! continua a leggere

Un unico corpo

No, andiamoci piano: non è che siamo riusciti ad aggregare anche il Santo Padre alla nostra squinternata squadra di bloggers, però pensiamo che le parole che ha rivolto giovedì scorso all’Urbe (e all’Orbe) in occasione della solennità odierna – il Corpus Domini – cadano a fagiolo nel nostro blog (e difatti già Alessandro non aveva ritenuto fuori luogo riportarne uno stralcio “in tempo reale”). In un modo del tutto particolare anche noi siamo e diventiamo (sempre più?) “comunità”, e le parole del Papa possono essere una traccia di riflessione sul misterioso vincolo che ci porta a cercarci, riunirci, trovarci…

di Benedetto XVI continua a leggere

Dancing queen

 di Raffaella Frullone

Quando avevo 21-22 anni andavo in discoteca. Non una volta ogni tanto, nelle occasioni speciali, ero un’aficionada della musica revival anni ’70, e quindi la domenica sera si andava al Capogiro.

 Oggi se in inverno mi dicessero di lasciare il divano, mettermi in tiro per andare in un locale piccolo e affollatissimo dove se non sei griffato dalla testa ai piedi sei, ad andar bene, un simpatico avventore di serie B, risponderei con una sonora risata, ma quando si è giovani la prospettiva è diversa. continua a leggere

A fior di pelle

di Cyrano

Fermi tutti: ha ragione una di voi, che ieri mi ha fatto notare che davanti a certi drammi epocali non si può tacere. Una voce deve alzarsi, una penna deve vibrare perché tutti lo sappiano: George ed Elisabetta non stanno più insieme. È finita, eppure sembrava dover durare per sempre. Ah, allora non c’è proprio nulla di eterno, al mondo!

E poco importa che la suddetta lettrice del blog – il cui nome non rivelerò neanche sotto tortura (tanto si paleserà lei al primo commento)! – si sia detta “soddisfatta come un suino nel fango” (sic!), perché George ed Elisabetta non stanno più insieme, e io so che voi tutti vi rendete conto di come tutto questo farà sfumare la triste fine del passerotto di Lesbia tra gli sbiaditi ricordi di liceo, a meno che non ne ripeschiamo fortuitamente memoria in qualche Bacio Perugina! Altro che pianto di Veneri e Cupidi, lo dice anche Repubblica (in piedi, canto al Vangelo): la Betty nazionale è incredibilmente sola, e l’ombra sinuosa di Belen la incalza da ogni dove! continua a leggere

Come se non…

di Cyrano

«Ora basta: è giunto il momento di parlare di donne! E di parlarne da uomini! Troppo inchiostro rosa è stato versato perché io non intinga la mia lama in un calamaio turchese! “Sì, vendetta, tremenda vendetta / di quest’anima è solo desio!…” In guardia, messeri». Bella, eh? E pareva vero? Però dovevate immaginarvi come che entrassi da una finestra in penombra nello stanzone.

Sì, perché l’argomento è insieme trascurato e abusato, svalutato e idolatrato, combattuto, temuto e fuggito e, infine, lasciato ai “giornali femminili” del compianto Luigi Tenco. Ho giusto un paio di sassolini da togliermi dalla scarpa, ovvero dallo stivale, e non son certo che convenga farlo prima della tenzone o – certo con maggior lustro per lo spettacolo – nel bel mezzo di essa. Via, ho deciso: procediamo con ordine.  continua a leggere

Convivenza e matrimonio

Per i lettori meno attenti vi proponiamo l’articolo di Costanza Miriano pubblicato in settimana su  LA BUSSOLA QUOTIDIANA.

“Il guaio dell’amore è che molti lo confondono con la gastrite”. Questo di Groucho Marx è il primo pensiero che mi viene in mente quando penso a matrimonio e convivenza.

Circolano un sacco di idee squinternate sull’amore tra un uomo e una donna, e quando ci si scontra con la realtà si danno delle poderose craniate.

Personalmente sull’argomento avrei un miliardo di cose da dire, ne ho riempito un libro, un blog e me ne sono avanzate anche alcune (non è escluso che ne scriva un secondo). Ero stanca, infatti, di telefonare alle mie amiche per cercare di convincerle a sposarsi: troppi soldi in bollette telefoniche, e scarsissimi risultati pratici. Io a parlare non sono brava, così mi sono messa a scrivere. Adesso vanto al mio attivo qualche crisi rattoppata, e due onorificenze speciali: testimone di nozze a un’amica e a una sorella (purtroppo no, il mio vestito non è bello come quello di Pippa Middleton, lo ammetto). continua a leggere

Le mani vuote

di Jane

Se il mio amato Alberoni, massimo esperto dei processi sentimentali umani, leggesse quello che segue, probabilmente da domani inizierebbe a scrivere e a tenere convegni sul processo che porta dalla speranza alla disperazione, con una mia gigantografia alle spalle e i servizi segreti sulle mie tracce. Ma si sa, quando si parla d’amore, è difficile farlo senza metterci un po’ di se stessi. Io però, quando Alberoni scrive o parla, pendo dalle sue labbra, giuro, cercando di assorbire il più possibile il suo sapere sull’argomento, e cercando di apportare ulteriori chiarimenti nella mia testolina sulla macchinosissima e complicata e irrisolvibile questione eterna su che cosa l’amore sia. Poi però, se non capisco quello che vuole dire, che colpa ne ho?

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Il cavernicolo con la cravatta

di Raffaella Frullone

Uno dei motivi che mi hanno fatto sentire particolarmente in sintonia con Costanza, leggendo “Sposati e sii sottomessa”, è la straordinaria naturalezza con la quale si riferisce al marito chiamandolo «cavernicolo». Non lo fa per prenderlo affettuosamente in giro, semplicemente, da giornalista, registra la realtà. Ma accomunando il padre dei suoi figli a Fred Flintstones, questa donna fa molto di più che rendere onore a una professione ormai a pezzi, compie due coraggiosi passi verso la verità.

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Un’altra parola per dirlo

In nove agili ore di lavoro me la sono cavata con il cambio di stagione dei vestiti – dei figli, s’intende, che per me si vedrà, posso tranquillamente andare avanti con le tre magliette a maniche corte attualmente in funzione fino al dodici o tredici di agosto.

E’ stata una simpatica, garrula domenica, trascorsa a dividere i capi in base al sesso, alla stagione, alla misura, al livello di sbrindellamento e impataccamento, i vestiti da passare ai fratelli, quelli per i cugini, quelli per la casa famiglia e quelli, pochissimi, da abbandonare al cassonetto, al meritato riposo eterno. Il caldo afoso ci ha travolti e non era più possibile rimandare, e poi quando si è in piena emergenza Murphy si entra in surmenage. Non è pensabile sedersi: anche un quarto d’ora potrebbe essere letale, si perde il ritmo e ci si ferma.

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L’uomo del sesto piano

C’è un nuovo negozio in città: un negozio di mariti!
Un cartello all’ingresso spiega: “Potete visitare il nostro negozio
UNA SOLA VOLTA. Ci sono sei piani, e la qualità della merce migliora a ogni piano. Le clienti possono entrare al piano e scegliere qualsiasi prodotto, oppure salire a visitare il piano successivo, ma non possono tornare ai piani inferiori”.   Una donna entra nel negozio. Al primo piano il cartello sulla porta recita:

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Ma c’è anche la rana

 

Ieri mattina, miracolosamente sveglia a un orario dignitoso, mi sono avvicinata a mio figlio che usciva per andare a scuola. Lui era di spalle e ha fatto un balzo. “Oddio!”. Ha cominciato a pettinarsi freneticamente con tutte e due le mani. Poi si è girato e ha capito che l’ombra che aveva visto sulla porta di casa era la mia, non la sua. Era il mio cespuglio mortaccino e incolto quello che vedeva, non i suoi capelli forti e morbidi di giovanetto che si affaccia alla vita. continua a leggere

Meglio orsi

Le donne sole sono più felici delle sposate.

Lo sostiene Anna Maria Bernardini de Pace, avvocato matrimonialista, sul Giornale, e un amico di fb, di blog e speriamo presto di persona, mi chiede un’opinione.

Non mi lascerò certo sfuggire l’occasione, porca Svizzera, di dire la mia, per una volta che è richiesta.

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Il triangolo no

La fedeltà è superata. Bisogna ridefinire nuove regole.

Era questo più o meno il senso della risposta data dalla Aspesi a una lettrice in crisi matrimoniale nell’ultima puntata della Posta del cuore, mia settimanale lettura culto sul Venerdì di Repubblica.

Dopo che ho smesso di lacrimare dalle risate – anche il grottesco può essere esilarante – mi chiedo: che regole vuoi definire se togli la fedeltà? “Caro, sappi che da oggi vado a letto con altri uomini il martedì e il venerdì. Gli altri giorni no, perché io sono una donna onesta. Il venerdì me ne serve uno esperto di cinema iraniano. continua a leggere

Vuoi guarire?

 

Ho avuto anche io il mio momento di gloria a sedici anni, esteticamente parlando, come tutte. E’ vero, in seguito una raffina le arti della seduzione, del confezionamento (come trucco e parrucco; vogliamo parlare di certe mie acconciature negli anni ’80?), dell’abbigliarsi in modo presentabile (questa è una minaccia per mia sorella: se parli con qualcuno del mio vestito rosso per i 18 anni e delle sue inenarrabili spalline dirò alla mamma che ti ho vista fumare). Dopo si diventa anche un po’ ragionevoli, probabilmente meno squinternate e forse persino un po’ meno egoiste. Ma mai e poi mai si raggiungerà il pieno fulgore della fine dell’adolescenza.

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Amore al metro cubo

Sgomenta per il livello dei miei lettori, a giudicare dai commenti e dall’elevazione del dibattito che segue ai miei post, ieri cercavo affannosamente un’ispirazione decente. Poiché le mie bambine si erano addormentate, e senza che facessi uso di sostanze illegali – ammesso che un ciuccio concesso di nascosto dal padre possa superare i controlli antidoping – mentre i maschi si stavano allegramente randellando con un amichetto in giardino, la mia presenza in casa era del tutto superflua (all’ora della tata). Così mi sono concessa il raro privilegio

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In vacanza con Jonathan

Se io fossi la donna nobile e spirituale che millanto di essere, aspetterei il venerdì per meditare la passione di Gesù, magari seguendo la bellissima via crucis di Santa Faustina Kowalska. Siccome invece sono una persona normale, con una certa tendenza, volendo, anche al trash, la prima cosa che leggo il venerdì al lavoro è la posta del cuore di Natalia Aspesi, e, diciamo la verità: non sono l’unica tra le colleghe.

Leggere le vicende amorose lì esposte mi fa sentire un po’ superiore, lo ammetto. Talmente sono squinternate le storie esposte, e talmente sono lontane dal mio pensiero le risposte.

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Le regole della seduzione

di Costanza Miriano

Le regole della seduzione le ho trasgredite tutte.

Ci siamo scambiati i numeri di telefono e l’ho chiamato io per prima (errore numero uno). Prima dello scambio dei numeri gli avevo detto che ero sola da anni, e temo che abbia intuito che, a 26 anni suonati, ero alla ricerca di Mister Right (errore numero due, madornale, irrecuperabile). Quando l’ho chiamato e l’ho invitato a uscire lui, appunto, mi ha detto di no: aveva il raffreddore. Non i calcoli renali in fase acuta, non la febbre a 40. Il raffreddore e mi ha detto di no.

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