Uteri affittati, ritorno alla schiavitù (replay)

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Quando ho saputo la prima volta di essere incinta ero davvero una squinternata. Ancora più di adesso, dico subito per chi mi conosce bene, e se lo sta chiedendo. Ero ancora più squinternata, e di parecchio. Eppure sapere di avere una vita dentro di me ha cominciato immediatamente – non si vedeva ancora niente, niente era cambiato, apparentemente, ma io sapevo – un cammino di guarigione, un miracolo di allegria, consapevolezza, paura, responsabilità, terrore, coraggio, un cambiamento che io non controllavo in nessun modo, e che mi ha stupita per la sua irruenza. Uno sconvolgimento radicale di ogni cellula, e insieme la certezza inattesa di essere nel mezzo dell’avventura per la quale ero programmata da sempre.

Io, addirittura io, perfino io sono capace di fare questa cosa incredibile? – mi chiedevo incredula. E la responsabilità di cui mi sono sentita investita mi ha in un secondo fatto venire il desiderio di fare tutto il meglio per il mio corpo cioè per il mio bambino o bambina, di mangiare decentemente, di dormire abbastanza – fino ad allora dormire più di quattro ore a notte era contrario ai miei principi morali, una spregevole perdita di tempo – e tutto fatto con slancio ed entusiasmo, tranne rinunciare agli affettati, quello sì che era un sacrificio supremo (ogni volta che ho partorito, arrivata alla fine del travaglio ho supplicato mio marito di andarsene a comprarmi un panino al salame, col doppio risultato di non avere uomini in sala parto e di approntare il dovuto risarcimento della fatica che stavo per fare).

Eppure non ero, non credevo di essere votata alla maternità, non avevo mai creduto nella mistica del sacrificio femminile, tra l’altro ero un’atleta e non ho mai smesso di correre, magari un po’ più lenta, fino al giorno del parto. Non avevo aspettato quel momento sin da quando ero bambina, non avevo amato particolarmente le bambole, piuttosto a volte avevo cullato i fagiani o le beccacce morti portati a casa da mio padre, cacciatore, sperando di farli rinvenire, adoravo lo sport e i libri, non sapevo rompere un uovo senza farmelo colare tra le mani e l’unica cosa bella che la gravidanza mi sembrava prospettarmi era la possibilità di passare a una taglia di reggiseno degna di nota (cioè, diciamo la verità, di passare al reggiseno tout court). Questo per dire che non c’è bisogno di essere supermaterne, o molto femminili, o avere una particolare inclinazione all’accudimento di pargoli per sapere che avere un figlio tra le proprie viscere è una cosa che coinvolge e sconvolge ogni singola fibra del corpo di una donna.

Ora, mi chiedo, come possiamo fingere di dimenticare che pagare una donna perché porti una vita dentro di sé per nove mesi, farla partorire, e poi portarle via quel bambino, è una violenza inenarrabile, forse la peggiore che si possa infliggere a una donna? Come possono le istituzioni mondiali sedicenti paladine dei diritti umani non gridare allo scandalo davanti al ritorno alla schiavitù, alla compravendita di esseri umani, e addirittura ammonire l’Italia perché non permette questo commercio di vita? Come possiamo gridare contro lo sfruttamento della prostituzione e non contro l’utero in affitto, quando a essere venduta è solo un’altra parte dello stesso apparato del corpo? Come possiamo manifestare contro la violenza sulle donne, e non alzare un sopracciglio contro questa violenza suprema? Sono libere, ci dicono. Sono libere? Davvero qualcuno può pensare che ci sia una donna che faccia questa cosa liberamente, e non per necessità assoluta disperata di soldi? Come possiamo fingere di credere che una donna, anche se indiana, anche se del terzo quarto ultimo mondo, povera e lontanissima dalla nostra cultura, a cui si chieda di far crescere un bambino dentro di sé per poi lasciarlo andare via nel momento del parto, possa non soffrire in modo devastante, oserei dire letale, e possa accettare di farlo per la simpatia umana e la carità che prova verso due facoltosi sconosciuti? Che possa essere spinta da qualcos’altro che non sia il bisogno? Perché non ne trovano una in Occidente, benestante e realizzata? E le donne povere che si prestano dicono di farlo per garantire possibilità di riscatto ai figli che già hanno, solo questo pensiero permette loro di sopravvivere allo strappo di vedersi portare via un neonato appena partorito.

Possiamo dimenticarlo, certo, o pensarci solo distrattamente, perché i media ci raccontano queste storie dicendo solo la parte, per così dire, bella: vediamo i due genitori, che siano dello stesso sesso o meno, che tengono in braccio un piccolino e gli sorridono commossi. Cosa c’è di più bello di un grande che accoglie un bambino? – è la domanda che sembra suggerirci la copertina del settimanale patinato, il pezzo del tg, la paginata del quotidiano.

A parte la questione dei due genitori dello stesso sesso – ne abbiamo parlato, ne riparleremo – la bestialità è la stessa anche quando i committenti del prodotto bambino sono due genitori di  sesso diverso, che usano i soldi per soddisfare i loro desideri sfruttando il corpo di una donna nel bisogno. È solo una questione di soldi, ricordiamolo. A parte l’aumento della taglia di reggiseno per quelle piatte come me, non c’è niente che una farebbe gratis, in una gravidanza. Tutti i disagi, come minimo un po’ di mal di schiena, ritenzione idrica – che pizza – doloretti vari, difficoltà a dormire o a digerire, o proprio il minimo sindacale di un po’ di pelle rilassata, una donna li affronta con gioia non perché siano piacevoli in sé, ma solo perché sa che sta dando la vita al suo bambino, sa che sta cooperando a un miracolo, che sta cominciando a spendersi per quell’essere umano a cui sarà legata per l’eternità.

Con quel bambino, anche se l’ovulo e lo spermatozoo sono stati comprati da un catalogo in qualche parte lontana del mondo, la mamma, anche se non ha fornito il suo ovulo, mischia il sangue (qualche genio ha scritto che tra la mamma che presta l’utero e il bambino non c’è legame biologico!), le cellule, il nutrimento, il respiro, il battito del cuore per nove mesi. Il bambino si abitua a sentire quel cuore che batte, quella voce, quel respiro, e poi all’improvviso viene strappato via a quella mamma, per essere stretto e baciato e stropicciato da due perfetti estranei. Ci credo che il bambino che si è procurato Elton John ha pianto per due anni, e chissà gli altri di cui nessuno ci parlerà.

Deve essere stato lo stesso pianto accorato, disperato, inconsolabile dei bambini le cui mamme muoiono nel parto, come raccontano i medici. Però quei bambini un giorno sapranno che quella mamma che non li ha potuti stringere, consolare, abbracciare, attaccare al seno a ciucciare le prime gocce di colostro, non è una mamma che li ha venduti, ma al contrario è una mamma che è morta per loro, per farli nascere, e quindi il dolore, che sempre c’è, sarà pacificato, avrà una risposta. Un bambino che sa di essere stato amato fino all’ultima goccia di sangue dalla mamma potrà affrontare la sua assenza con la forza che viene dalla certezza di essere stati amati. Un bambino che sa di essere stato venduto come potrà fidarsi dell’amore, della gratuità, come potrà ascoltare quello che dice la sua carne, quella carne che ha cellule di una mamma che l’ha venduto?

E il dolore della mamma? Nessuno ne parla perché nessuno ritiene le donne indiane degne di essere intervistate, forse, né ascoltate. Ma qui non è questione di fede o di cultura: può forse una madre dimenticare il frutto delle sue viscere?, dice la Bibbia per parlare dell’amore più certo e indubitabile, del legame più forte e violento che ognuno di noi conosce (anche le cattive madri, anche quelle che impazziscono hanno viscere che fremono per i loro bambini). Forse è il caso di dare il nome a questo dolore che permettiamo e incoraggiamo con leggi pseudocivili, con falsi miti di progresso, per cui uomini politici possono orgogliosamente annunciare che presto avranno un bambino col loro compagno, senza che nessuno si preoccupi di tutto il dolore che il soddisfacimento di questo desiderio seminerà, seppure a pagamento.

C’è poi tutta la questione degli ovuli e dei semi venduti (basta con la parola donatore, qui è di vendita che si parla), e anche qui ogni fibra dell’umano si ribella – e non c’è bisogno di essere cattolici per inorridire, basta essere umani. Bambini che non sanno da dove vengono, quale storia hanno alle spalle, a chi somigliano, e quale parte invece del loro corredo è tutta nuova, e solo loro. Neanche la psichiatria è pronta a fare i conti con uomini e donne senza passato. Io vedo solo dolore, o peggio, vuoto, buio, assenza, indefinitezza, che è qualcosa di peggio del dolore. Persone che passeranno tutta la loro vita a farsi domande destinate a rimanere senza risposta, persone sole, senza passato. Che è anche peggio del dolore. È avere a che fare con il nulla, l’indefinitezza, l’angoscia totale e irrimediabile. Leviamo gli scudi del buon senso, difendiamo quello che è umano, il diritto di sapere da dove si viene, perché ognuno possa almeno decidere dove andare.

leggi anche: Sumi, Manisha… le storie delle madri conto terzi   su Avvenire.it

20 commenti to “Uteri affittati, ritorno alla schiavitù (replay)”

  1. Che telepatia, oggi nel mio piccolo ho scritto anche io qualcosa in merito: Una donna compra una donna e i bimbi li portano gli angeli
    Se vi va: https://ovvioedevidente.wordpress.com/

  2. Va da se che l’articolo non fa una grinza, però stavolta, dopo avertelo sentito dire a voce in contesti anche più concitati, dove i tempi ristretti delle interviste non concedono la perfezione della finezza linguistica, ho bisogno di chiederti di rivedere l’uso della parola “programmata”.
    Io sono un programmatore, sono nato programmatore e morirò programmatore (nel senso che non raggiungeró mai la pensione e morirò lavorando), per questo mi fa molti strano associare questo termine alla persona umana.
    È freddo, non lascia spazi di manovra alla individualità. Non tutte le donne hanno la stessa identica “programmazione”, come invece lo sono i telefonini. Cioè io credo che un termine come “desiderata da Dio”, “creata” oppure anche “pensata” sempre da Dio (sappiamo che ciò che Dio pensa, esiste), possa lo stesso rendere chiaro il concetto.
    Ciao cara.

  3. …da conderare, però, anche il fatto che se una donna è costretta a vendere (o affittare) il suo corpo, potrebbe essere che lo faccia per non essere costretta a qualcosa di molto peggio. (chi è stato in India è ha visto donne lavorare come manovali lungo le strade sotto la vampa del sole, per esempio) (o a loro gli fa bene il sole?)

    • Ogni volta che vedo giustificare cose come l’utero in affitto o l’adozione agli omosessuali, con argomentazioni tipo “c’è di peggio”, in questo caso il sole, ma nel caso dell’adozione si dice che i bambini crescono anche orfani o in famiglie di divorziati, mi sento di dire che paragonare qualcosa di brutto a qualcos’altro di brutto non è quello che si dice una tattica vincente.
      Si asserisce in questi casi che queste pratiche sono vere e proprie disgrazie.
      Le vogliamo legittimare per un presunto male minore?
      O vogliamo svegliarci e non anestetizzarci con non-soluzioni che non saranno mai davvero risolutive del vero problema?

      • concordo con Filippo Fiani al 100%.
        Il male non giustifica giustifica il male.
        Ad esempio: c’è di peggio dell’olocausto: ad esempio dieci olocausti…proprio ottimi argomenti per chi non ha nulla da dire

      • Decisamente le vogliamo legittimare per evitare mali peggiori. Senza nessun dubbio.

      • ” è solo una questione di soldi, ricordiamolo” scrive la Miriano!
        Proprio così, certo! Mica tutte le donne ci hanno possibilità di non lavorare di giorno e non dormire la notte!
        Non paragonavo qualcosa di brutto a qualcos’altro di brutto. Consideravo quello che voi no. Voi considerate solo gli embrioni, gli uteri, i bambini da ancora nascere (o non nascere) e come è bello un gattino con la sua mamma amorosa (volete mettere con la cattiveria umana)!

        Io, Filippo Fiani, non cerco una tattica vincente, voi la dovete cercare, con tutti mezzi, anche retorici, se occorre, ovviamente!

  4. …correggo: da considerare…

  5. Il sole non fa bene a nessuno. E allora siamo a posto, sfruttiamole, è giusto, no? Rimediamo ad una disgrazia con un orrore programmato a tavolino, è la cosa più nobile da fare. CHe troppo spesso, denutrite come sono, non reggono il bombardamento ormonale e muoiono di parto, non fa nulla, l’importante è che non prendano troppo sole. MA dove stiamo andando? Siamo solo una massa di opportunisti e ipocriti, abbiamo perso l’umanità, sempre che l’abbiamo mai avuta.

  6. Serracchiani, vicesegretaria PD:

    “Se non si dovesse fare in tempo prima della pausa estiva dei lavori, il testo Cirinnà sarà però approvato sicuramente a settembre.”

    -Come ha valutato Lei la grande manifestazione di piazza San Giovanni?

    “Beh, è un segnale, insomma. La società italiana è già cambiata profondamente. La politica non può continuare a fotografarla utilizzando il photoshop, cioè modificandola…

    -Ho l’impressione che Lei si sia confusa di manifestazione, ne stia lodando un’altra … io intendevo la grande manifestazione del 20 giugno, quella dei 400mila secondo la Questura…

    Ah sì, in effetti pensavo all’altra, degli operai… Quella del 20 giugno era una manifestazione legittima… noi non abbiamo mai detto che tutto il Paese la pensa allo stesso modo. Però, se c’è un pezzo di società che necessita di tutela e di diritti, la politica deve agire in tal senso, non può far finta di niente.

    -Lei ha apprezzato che il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, abbia ostacolato in tutti i modi la manifestazione del 20 giugno a San Giovanni – quella di un ‘volgo disperso’ che si ridesta e diventa popolo – preferendo invece le pacifiche adunate di preghiera, quelle convocate al ‘chiuso’ della piazza vaticana di San Pietro e che non hanno effetti politici?

    Prima di tutto ho apprezzato il Papa che ha detto: Chi sono io per giudicare i gay?

    -Mi perdoni, ma la cosa è un po’ più complessa…

    Su monsignor Galantino penso che abbia preso una posizione che non sta a me commentare. Non sta a me giudicare le decisioni di un Paese diverso dal mio… in qualche modo…

    -A dire la verità monsignor Galantino è il segretario della Conferenza episcopale italiana… Per lui il 20 giugno è da dimenticare, visto che purtroppo c’è stato. Vuole il dialogo a tutti i costi…

    Credo che sia un segnale positivo, che monsignor Galantino agisca in modo assolutamente positivo: in questo senso aiuterà certo il dialogo e la conclusione giusta dell’iter del disegno di legge Cirinnà in Parlamento, su un testo ampiamente condiviso…

    -Ma non c’è secondo Lei nessuna possibilità che il testo Cirinnà sia cestinato come dovrebbe essere?

    (resta perplessa) Perché? Non capisco…

    -E’ sempre una possibilità, non si sa mai…

    Nooo… Ci siamo impegnati tanto e a lungo su questo testo e quindi non credo proprio che ci siano le condizioni perché venga affossato.

    -Per Lei, on. Serracchiani, esiste l’indottrinamento gender?

    No, assolutamente. Non esiste.

    -Però lo stesso Papa, che Lei prima ha citato a Suo favore a proposito del “Chi sono io per giudicare?”, recentemente più volte ha denunciato la colonizzazione ideologica del gender..

    Ma il Papa è più aperto…”

    http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/505-la-vice-di-renzi-galantino-agisce-in-modo-assolutamente-positivo.html

  7. ot
    passata al senato la legge sulla scuola. incluso l’art.16.
    buonanotte.

  8. Ieri sera ho messo io a letto il mio quartogenito Luca di due anni, dopo che mia moglie era svenuta sul divano avendolo cullato per quasi due ore perche’ aveva un po’ male ai dentini. Nel metterlo nel lettino con un bacetto e nel guardare mia moglie molto ‘disintegrata’dopo una giornata di accudimento e fatica ho capito una volta di piu’ cosa e’ la maternita’ e la paternita’ che non dobbiamo negare ai bambini.

  9. Per inciso, ma si son presentati casi di madri in affitto che non han voluto consegnare il “prodotto” ?
    la legge è intervenuta? cosa è stato deciso?

    • Si, ricordo di aver letto di una donna scappata prima del parto che addirittura ha osato battezzare il bambino invece di consegnarlo alla coppia omosessuale.
      Ha pagato molto caro il suo gesto sconsiderato.

  10. Grazie Costanza per quello che hai scritto…che tutti noi condividiamo.
    Un’aberrazione, quella degli uteri affittati, che la storia degli Umani (o dei Disumani) ha deciso di concepire, così, improvvisamente, ufficializzando una pratica che chissà da quanto tempo, nascostamente, era in uso….
    Quest’aberrazione che apparentemente appare solo imposta nei Parlamenti globalizzati ove i rappresentanti hanno lasciato che le loro campagne elettorali fossero pagate dal Gender ( ricco, potente e infiltrato nell’economia, nella moda e nei media del mondo….) è stato , secondo il mio parere, scatenato da ben altri mutamenti intervenuti nella cosiddetta “civiltà”.
    Questi mutamenti partono da lontono , da quel processo che ha portato le donne, sottolineo le donne!, dalle Pari Opportunità alla Parità e, follia delle follie, alla Uguaglianza di Genere.
    Sono le donne, sottolineo le donne!, che hanno cercato di nascondere la “diversità” tra Maschi e Femmine, quasi fosse una vergogna. E’ stato, ed è, il prezzo pagato dalle donne per acquisire il potere, briciole di potere, posti di pseudo”comando”, tipi di lavoro, modalità lavorative create dall’Uomo per l’Uomo.
    Sappiamo che sono tantissime le donne oggi costrette a tentare una prima gravidanza a 40 anni!
    Perchè, in fondo, la maternità poteva aspettare, ma la carriera NO.
    Sono le donne che per prime pretendono di essere madri, madri a tutti i costi anche congelando embrioni , perchè il ruolo di madre adottiva è complicato e non soddisfa, e si arriva finanche a pretendere un bambino facendo a meno del padre, comprando il seme …
    Dunque dalle pari opportunità (le quote) alla parità (50 e 50) e infine alla uguaglianza dei generi. ED E’ QUI CHE SI E’ INSERITO IL GENDER: LE DONNE HANNO DISMESSO I PANNI DELLA FEMMINILITA’ E IL GENDER SI MASCHERA DA DONNA IDENTIFICANDOSI IN QUEL FEMMINILE CHE A NOI, DICIAMOLO, VA STRETTO…
    GIOVANNA

  11. Sono d’accordo, sono d’accordo con Costanza, con Filippo, con Giovanna.
    Ringraziamo il femminismo, la massoneria e tutto il resto che ci sta dietro….
    Lo chiamano progresso. A volte mi chiedo come con queste cose che osiamo fare Dio non ci abbia ancora fulminato! Ma mi rendo conto che è un discorso sbagliato.
    Ho fatto partorito la mia prima figlia a 37 anni, e Dio solo sa quanto avrei voluto farlo prima. Ma non è stato possibile, e comunque ringrazio Dio di avere due bambine sane. E lo prego di proteggere la loro anima, che non venga rovinata da questi insegnamenti che la scuola offre loro. Io cerco di fare il mio, ma so che senza Gesù non possiamo fare nulla.

  12. Complimenti per il post! Mi permetto però di aggiungere una piccola riflessione e delle domande che nascono da esperienza personale… Premetto che condivido pienamente tutto ciò che Costanza scrive sulla gravidanza e, essendo anch’io mamma, ho sperimentato di persona la profondità di quello che accade nel corpo e nel cuore di una donna quando si scopre di aspettare un figlio (e ritengo il cosiddetto “utero in affitto” una pratica davvero abominevole!). Purtroppo però non sono solo le donne sfruttate dei paesi poveri a sottoporsi a questa tortura. Negli Stati Uniti, non solo si tratta di una pratica redditizia ma anche di qualcosa che è diventato socialmente accettato ed è persino vissuto e interpretato come un “atto di amore.” Ho conosciuto personalmente una donna che ha portato in grembo il figlio di un’altra. Non si sentiva “schiavizzata” o “sminuita” né lo faceva esclusivamente per soldi, visto che avrebbe potuto benissimo lavorare o guadagnare in altro modo. Mi ha detto che lo faceva per “generosità,” per dare una mano a chi era stato meno fortunato di lei (che aveva già due figli suoi). Insomma, direi che bisogna anche stare attenti a questa manipolazione subdola, che sfrutta la tendenza naturale delle donne a farsi accoglienti, e che non è sfruttamento diretto ma pur sempre una forma – persino più insidiosa – di manipolazione. Presentare l’utero in affitto come un atto di generosità e le donne che vi si prestano come delle “eroine” è davvero un’opera raffinata del principe della menzogna! Culturalmente, non è che il risultato della scissione sempre più profonda tra sessualità umana e procreazione che tormenta la nostra epoca.

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