Senza comunione

Ho ricevuto da una suora che stimo moltissimo, addolorata fino alle lacrime per la privazione della comunione, una riflessione su come vivere questo momento come un’occasione per riaccendere l’amore per l’Eucaristia, senza cedere alla disperazione ma neppure alla rivolta. Santa Teresa d’Avila esorta le sue sorelle ad obbedire tranquillamente ed umilmente al confessore che non desse il permesso di comunicarsi quand’anche esse lo desiderassero:

“Se si tratta di contentare Dio, [le suore] sanno bene che lo contentano meglio con l’obbedienza che con il sacrificio. E se facendo così si acquista maggior merito, perché turbarsi? […]. E se qualcuno decidesse allora di comunicarsi contro il parere del confessore, per quanto mi riguarda, io non vorrei avere parte al merito di quella comunione”.

A questo proposito mi ha segnalato un testo prezioso di Joseph Ratzinger, tratto da un testo del 2002, La comunione nella Chiesa, in cui, cambiati i riferimenti (qui si parla di altri casi, soprattutto di divorziati risposati), si possono trovare spunti per rendere fecondo anche questo momento.

C.M.

PS da ascoltare anche l’omelia di “arrivederci” alle messe prima della sospensione di padre Maurizio Botta.

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Rimettere al centro Dio

di Costanza Miriano

Il problema della pedofilia nella Chiesa è dovuto al fatto che abbiamo smesso di parlare di Dio – ha scritto Ratzinger nel suo memoriale in occasione del vertice sugli abusi. Leggevo le sue parole alla ricerca della ricetta, del colpo contro l’ideologia omosessualista, degli effetti speciali, e invece è arrivato a ricordarci questo. Senza fronzoli. Dio è, questa è la buona notizia. Rimetti al centro Dio, cioè dove deve stare, e tutto prende il suo posto. Non ci sono ricette sociologiche, psicologiche, economiche che possano minimamente avvicinarsi a questa. È solo la presenza vera e viva di Dio a mettere a posto tutti i tasselli della nostra vita.

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Guerrieri mendicanti di Spirito Santo

Alla presentazione di Opzione Benedetto alla Camera dei Deputati.
Questo è più o meno quanto ha detto l’autore Rod Dreher.
Mi sembra in linea con quanto si percepisce nella Chiesa a più livelli: dalla famosa profezia di Ratzinger del 1969, alla constatazione che – anche con la crisi di molte realtà ecclesiali, e la constatazione del tramonto dell’organizzazione delle parrocchie come sono state pensate finora – è necessario ripartire da piccole luci, piccole comunità, piccoli monasteri di laici, guerrieri mendicanti di Spirito Santo (come il nostro, wi -fi: a proposito, novità in arrivo a brevissimo!).

 

La Chiesa è in un momento di confusione, e spesso in Usa le parrocchie sono poco più che una fabbrica di sacramenti. Questo significa che noi cattolici dobbiamo lavorare particolarmente duro per mantenere la fede.

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Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi

VIA CRUCIS  AL COLOSSEO – VENERDÌ SANTO 2005

MEDITAZIONI E PREGHIERE DEL CARDINALE
JOSEPH RATZINGER

XI stazione, Gesù cade per la terza volta

Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!

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Sacerdozio cattolico e tentazione protestante

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di Gerhard L. Müller

Il Concilio Vaticano II cercò di riaprire una nuova strada verso l’autentica comprensione dell’identità del sacerdozio. Perché mai si giunse allora, all’indomani del Concilio, a una sua crisi d’identità paragonabile storicamente solo con le conseguenze della Riforma protestante del XVI secolo?

Penso alla crisi della dottrina del sacerdozio avvenuta durante la Riforma protestante, una crisi a livello dogmatico, con cui il sacerdote è stato ridotto a un mero rappresentante della comunità, mediante una eliminazione della differenza essenziale fra il sacerdozio ordinato e quello comune di tutti i fedeli. E poi alla crisi esistenziale e spirituale, avvenuta nella seconda metà del XX secolo, esplosa cronologicamente dopo il Concilio Vaticano II – ma certo non a causa del Concilio – e delle cui conseguenze noi oggi ancora soffriamo. Continua a leggere “Sacerdozio cattolico e tentazione protestante”

Il mondo perfetto non esiste

Padre Maurizio Botta ci segnala alcune considerazioni (del 1984!)  sempre attuali di J. Ratzinger* sull’imperfezione umana. Da non dimenticare mai.

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D. «Che cosa minaccia oggi la democrazia?»

R. «C’è innanzitutto l’incapacità di fare amicizia con l’imperfezione delle cose umane: il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia. L’idea che la storia passata sia stata una storia di non libertà si afferma sempre di più; e che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si dovrà costituire la società giusta».

«Io penso che noi oggi dobbiamo con ogni decisione chiarirci che né la ragione né la fede promettono, a nessuno di noi, che un giorno ci sarà un mondo perfetto.Esso non esiste. La sua continua aspettativa, il gioco con la sua possibilità e prossimità, è la minaccia più seria che incombe sulla nostra politica e sulla nostra società, perché di qui insorge fatalmente l’onirismo anarchico. Per la consistenza futura della democrazia pluralistica e per lo sviluppo di una misura umanamente possibile è necessario riapprendere il coraggio di ammettere l’imperfezione ed il continuo stato di pericolo delle cose umane». Continua a leggere “Il mondo perfetto non esiste”

Come bambini soli

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di Joseph Ratzinger

Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non c’è alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l’insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell’esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo; solo la mano di una persona cara potrebbe cacciare via come un brutto sogno l’angoscia. C’è un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama. Quest’angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l’espressione terribile della nostra solitudine ultima. Continua a leggere “Come bambini soli”