L’«opzione Benedetto»

Stati Uniti: l’«opzione Benedetto». Cristiani conservatori s’interrogano sulle forme di resistenza e sull’attivismo politico in una società secolarizzata

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di Jean-François Mayer

Traendo un bilancio degli sforzi politici condotti da ambienti della “destra cristiana” americana degli anni 1990, alcuni intellettuali cristiani conservatori concludono che i tentativi di riconquista delle istituzioni per via elettorale non hanno sortito i risultati auspicati e constatano di trovarsi oggi in minoranza nella società americana, la cui cultura si allontana sempre più dai loro princìpi. L’accettazione crescente delle unioni omosessuali sembra confermare questa situazione. Tali autori propongono quindi una ridefinizione delle priorità e l’istituzione di solidi poli di controcultura cristiana per assicurare la sopravvivenza e la trasmissione dei valori che essi difendono a fronte del rullo compressore secolare. È ciò che uno di loro ha definito la Benedict Option: tale “opzione Benedetto” fa riferimento a san Benedetto da Norcia, morto a metà del secolo VI, che ha esercitato una profonda influenza sul monachesimo occidentale.

Solo un anno fa non ne avevo mai sentito parlare: al massimo avevo già visto il nome di Rod Dreher (nato nel 1967), autore conservatore americano d’origine metodista, convertito in un primo momento al cattolicesimo romano, prima di abbracciare la fede ortodossa nel 2006. La Benedict Option mi è stata rivelata da un articolo di Damon Linker su The Week (19 maggio 2015). Secondo Linker, l’interesse verso tale riorientamento sta guadagnando terreno, ed egli ritiene che negli anni a venire ne sentiremo sempre più parlare.

Nel 1979 fu fondata la “maggioranza morale”, l’organizzazione più conosciuta della “nuova destra cristiana” americana. Ben diceva il suo stesso nome: tale ambiente pensava che la maggioranza degli americani fosse conservatrice e che bisognasse restituire loro un potere usurpato dagli ambienti “liberali”, grazie a un’alleanza che attraversava varie tradizioni religiose (evangelici, cattolici, mormoni…). In numero maggiore che da noi, i cristiani conservatori entrarono dunque nel gioco politico in nome dei loro ideali, al fine d’influenzare gli orientamenti della società.

Oggi, osserva Linker, questi ambienti non hanno più l’ottimismo conquistatore degli anni 1980. Non hanno più la sensazione che il Partito Repubblicano, che avevano provato a rendere la dimora delle loro convinzioni, abbracci davvero il loro programma; constatano che una maggioranza della popolazione accetta le unioni omosessuali, prendono coscienza che sono in realtà la minoranza e che la società adotta delle norme che sono, dal loro punto di vista, sempre più anticristiane. Su questo sfondo alcuni intellettuali conservatori stimano che sia venuto il momento di ridefinire le priorità. In un articolo pubblicato nel mese di febbraio 2015 sulla rivista First Things, Rod Dreher scrive: “Credo che al giorno d’oggi il pessimismo sia semplicemente realismo e che sia preferibile ripiegare strategicamente su una posizione che siamo in grado di difendere”. Fa una constatazione senza compiacimento: gli stessi ambienti cristiani, analizza, sono caduti in una religione vaga e insipida, adattata a un ambiente culturale post-cristiano. “[…] come possiamo produrre una vita civica cristiana quando non produciamo più dei cristiani autentici?”.

«Per dirlo con crudezza, riguardo alla dinamica della nostra cultura in rapida trasformazione, credo che sarà sempre più difficile essere un buon cristiano e un buon americano. È molto più importante per me preservare la fede che la democrazia liberale e l’ordine americano. Idealmente non dovrebbe esserci contraddizione, ma le realtà dell’America post-cristiana sfidano i nostri ideali sorpassati».

I cristiani americani devono dunque ammettere che vivono in mezzo a rovine, sostiene Dreher, e prepararsi a mantenere viva la fede durante gli anni bui a venire. Non si tratta, precisa, di rinunciare all’azione politica per coloro che ne abbiano la vocazione, né di isolarsi fisicamente  dal mondo esteriore – ancorché in alcuni casi ciò possa rappresentare una possibilità –, ma di mettere prima di tutto l’accento su un progetto “contro-culturale” al fine di preservare e di trasmettere ciò che va trasmesso e di resistere attraverso la cultura. Delle comunità aderenti a tali ideali possono organizzarsi attorno a dei centri spirituali (per esempio dei monasteri), ma anche – più spesso – attorno a parrocchie, scuole o gruppi vari.

In una conversazione pubblicata recentemente, Dreher precisa che non ci possiamo permettere il lusso del disimpegno e che dobbiamo “proteggere le nostre istituzioni meglio che possiamo”, ma che ciò non è sufficiente: “Restiamo coinvolti nel mondo esteriore, ma procediamo anche a una ritirata strategica”, a una presa di distanza nei confronti della cultura secolarizzata. («Rod Dreher explains the ‘Benedict Option’», World, 3 giugno 2015).

Rompendo con il mito della “nazione cristiana” che anima alcuni ambienti americani, Dreher rifiuta di legare indissolubilmente la causa dei cristiani d’impostazione tradizionale alle fortune o sfortune politiche del Partito Repubblicano: sostiene che, anche se il matrimonio omosessuale non incontrasse un’approvazione di tale ampiezza e anche se i repubblicani controllassero tutte le branche del governo, l’“opzione Benedetto” resterebbe necessaria “perché la logica e i progressi della modernità secolare hanno svuotato la fede cristiana dall’interno” («The Benedict Option & Antipolitical Politics», The American Conservative, 19 maggio 2015; il concetto di “politica anti-politica” è improntato a un saggio di Vaclav Havel del 1984). Non si tratta di diventare “la branca conservatrice sociale e religiosa in esilio del Partito Repubblicano”. La Benedict Option non vuole essere semplicemente una reazione alle peripezie politiche, ma una risposta alla percezione di un crollo spirituale, culturale e sociale. Le sue radici sono più profonde delle evoluzioni politiche degli ultimi cinquant’anni:

«Ciò che davvero molti conservatori sociali e religiosi non arrivano a comprendere è che cose come il matrimonio omosessuale, il poliamore o i transgender non sono delle perversioni dei princìpi liberali classici su cui era stata fondata l’America, ma ne sono delle estensioni logiche. Il giudice Anthony Kennedy ha espresso il sentimento di molti americani – probabilmente la maggioranza – dicendo, in un passaggio incoerente del giudizio Casey nel 1992: “Al cuore della libertà si trova il diritto di definire il proprio concetto dell’esistenza, del senso, dell’universo, del mistero della vita umana”. Questo è l’esito logico del liberalismo, il punto in cui si dissolve nell’atomizzazione e nell’incoerenza» Saving the Benedict Option from the Culture War», The American Conservative, 5 giugno 2015).

© 2014 Régine Gapany / La Gruyère.
© 2014 Régine Gapany / La Gruyère.

Perché chiamarla “opzione Benedetto”? Dreher lo spiega in un articolo pubblicato il 12 dicembre 2013 su The American Conservative. Di fronte al crollo dell’Impero Romano, nel secolo VI, san Benedetto non si limitò a ritirarsi dal mondo, ma le comunità monastiche fondate da lui e dai suoi successori divennero dei luoghi di pace, di pietà e d’erudizione a partire dai quali la civilizzazione europea poté gradualmente riemergere. L’idea della Benedict Option ha per punto di partenza la conclusione di un libro del filosofo Alasdair MacIntyre – Dopo la virtù (1981; trad. it. 2007) – nel quale l’autore evoca la possibilità di un “altro san Benedetto, senza dubbio molto diverso”, per aiutare a costruire le “forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita intellettuale e morale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri”.

Dreher precisa che non si tratta d’imitare l’impresa di san Benedetto, ma di passaggi che egli intende essere nello stesso spirito. Nel suo articolo del dicembre 2013, Dreher cita il centinaio di laici cattolici americani venuti a installarsi ai confini dell’abbazia benedettina di Clear Creek (Oklahoma), una fondazione monastica di spirito tradizionale. I figli di queste famiglie sono allevati a distanza dalla cultura popolare americana dominante. Un altro esempio che propone è quello della comunità di Eagle River, in Alaska: negli anni 1980, questi evangelici sono entrati nella Chiesa ortodossa e oggi circa settanta famiglie conducono una vita di villaggio vicino alla loro chiesa e alla loro scuola parrocchiale.

Per l’osservatore delle correnti religiose del mondo contemporaneo, il progetto non può mancare di ricordare il modello dell’“enclave” messo in luce dai ricercatori dell’ambizioso progetto Fundamentalism Project dell’Università di Chicago (1987-1995), i cui risultati sono stati presentati in cinque grandi tomi che raccolgono vari contributi. Uno dei tratti dell’approccio “fondamentalista”, nel senso generico adottato dal Fundamentalism Project, è una “cultura dell’enclave”: in queste percezioni “l’esterno è contaminato, contagioso, pericoloso”, con la modernità come tratto comune di tali forze esteriori. Queste enclave non sono sempre fisiche e intrattengono dei legami d’intensità variabile con il mondo esteriore, di cui non si fidano (Gabriel A. Almond – R. Scotto Appleby – Emmanuel Sivan, Strong Religion: The Rise of Fundamentalism around the World, University of Chicago Press, 2003, cap. 1).

La similitudine con certe esperienze fondamentaliste, in particolare quelle del protestantesimo americano, è stata senz’altro rilevata dalle critiche a Dreher, critiche principalmente all’interno delle correnti cristiane conservatrici. Egli sostiene che il suo approccio è diverso e che non si tratta di demonizzare il mondo esteriore, né di scappare da esso o di abbracciare una forma di quietismo, ma di coltivare un’interiorità – «new and concentrated inwardness» – irrobustendo la vita comunitaria, pur continuando a sviluppare una testimonianza verso l’esterno. Bisogna dire tuttavia che la lettura di molti articoli di Dreher non sempre permette di afferrare chiaramente come egli veda l’equilibrio tra le due dimensioni, e il lettore ha talora l’impressione di una tensione non risolta, o in tutti i casi di un bilanciamento.

La critica principale rivolta a Dreher è la difficoltà di discernere ciò che significherebbe concretamente la messa in atto di un’“opzione Benedetto”: malgrado gli esempi citati da Dreher, molti dei suoi critici hanno la sensazione che il concetto rimanga teorico e rientri nelle costruzioni astratte, pur tentando di trovare delle illustrazioni parziali nelle comunità esistenti. I suoi riferimenti agli ideali dello sviluppo benedettino sono anche criticati dal punto di vista storico. In un’analisi sia critica sia simpatizzante (The American Conservative, 19 maggio 2015), Noah Millman ritiene che il carattere un po’ sfuocato del progetto di Dreher derivi dal suo tentativo di presentarlo a cristiani di diverse confessioni: Dreher stesso aderisce alla Chiesa ortodossa, ma la maggior parte dei suoi lettori sono probabilmente cattolici o, in parte, protestanti.

Dreher si propone ora di sviluppare la sua proposta in modo strutturato in un libro, perché si tratta, per ora, di riflessioni sparse tra diversi articoli. Resta da vedere come ciò gli permetterà di sviluppare un progetto strutturato – anche se non ne ha veramente lo scopo, perché non si tratta di creare un’organizzazione, ma piuttosto d’incoraggiare una moltitudine d’iniziative di base, a partire da un’intuizione lucida e senza compiacimento. Come ha commentato un ricercatore a proposito dei risultati di una recente inchiesta del Pew Center sul crollo di persone che s’identificano come cristiane nella popolazione americana, molto più dell’evoluzione demografica, è il crollo della religione nella società americana – a immagine di ciò che è già avvenuto in Europa – che costituisce l’elemento cruciale (Arthur E. Farnsely, «Forget the numbers. The big story is that religion has lost social influence», Religion News Service, 26 maggio 2015). Dreher condivide non soltanto tale constatazione, ma va molto più lontano nella valutazione dell’indebolimento interno del cristianesimo americano.

A mio parere, la dimensione importante del dibattito lanciato da Dreher con la Benedict Option non è tanto di sapere come tale autore preciserà la sua visione pratica: ciò che importa soprattutto è che la sua analisi della situazione e delle conclusioni da trarre tocca un punto sensibile e mette in luce delle questioni che si pongono oggi cristiani di sensibilità tradizionale non solo negli Stati Uniti, ma anche in altri Paesi di tradizione culturale e religiosa cristiana, sulle priorità e i modi d’azione da privilegiare di fronte a delle società che sembrano allontanarsi sempre più dai loro ideali. Ciò spiega perché gli articoli di Dreher suscitano le discussioni e l’interesse dei lettori: aprono la porta a un impegno che sembra più foriero di frutti dell’azione politica nel senso più proprio del termine. Danno un senso a un impegno a lungo termine anche nel momento in cui le dighe sembrano crollare una dietro l’altra. Dando un nome a questa ridefinizione delle priorità, Dreher offre un’etichetta attorno alla quale si possono pensare i progetti più disparati e un’attitudine di fronte all’ambiente secolarizzato.

Linker ha senza dubbio ragione di ritenere che la Benedict Option e altre formule dello stesso genere attireranno sempre più l’attenzione, anche se sono probabilmente destinate a non attirare che una minoranza degli ambienti cristiani conservatori: come abbiamo visto, l’approccio non rimette soltanto in causa gli orientamenti della società secolare, ma più in profondità, la realtà del cristianesimo americano nelle sue espressioni più diffuse.

 

[Jean-François Mayer, États-Unis: l’«option Benoît» — des chrétiens conservateurs américains s’interrogent sur les formes de résistance et sur l’activisme politique dans une société sécularisée, 10 giugno 2015, http://www.orbis.info/2015/06/option-benoit/, trad. it. di Daniela Bovolenta]

 

124 pensieri su “L’«opzione Benedetto»

  1. Luigi igiul

    Interessante…
    Davvero molto interessante questa lettura mattutina. Offre vari stimoli di riflessione e ridefinisce meglio aspetti che, se incoraggiati, mi darebbero l’orticaria.

    Il primo luogo conferma la mia idea sulle esperienze politiche dichiaratamente cristiano-cattoliche: sono destinate al fallimento. Semplicemente perché già è difficile trovare un “resto di Israele” (di eliana memoria narrato da qualche parte nel primo libro dei Re) disposto a seguire un partito del genere; che sia poi compatto su un sacco di cose, a parte i principi cristiani, è utopia allo stato puro.

    Secondariamente, ed è qui che mi prende l’orticaria, se tutto va inteso come una “fuga dal mondo” come si diceva un tempo per chi desiderava essere religioso in qualche Ordine, sono il primo a dire “no grazie”: non è alimentando lo spirito di sfiducia mei confronti del mondo secolarizzato che si ottiene una risposta positiva dal mondo. Perché in quel caso prevarrebbe la sensazione dell’accusa al mondo e il mondo reagirebbe con maggiore indifferenza. Un po’ come ci ha ricordato l’articolo sullo spirito di contraddizione. Faccio un esempio: se io continuo a sentirmi dire che è sbagliato il mio modo di vivere e che sono nel torto, difficilmente mi verrà la voglia di continuare ad ascoltarti. Ma se invece di ascoltare un giudizio, vedessi una vita coerente e una disponibilità al dialogo, beh, credo proprio che tutto sarebbe più facile. Forse questa sarebbe la vera “opzione Benedetto”: non fuggendo, non lanciandosi in chissà quale FARE con l’ansia di Marta, ma semplicemente stando quotidianamente al proprio posto e facendo di tutta l’esistenza una Liturgia… I modi poi, vengono da sé.

    1. Sono d’accordo sul fatto che il migliore modo per esprimere un concetto sia l’esempio dato attraverso uno stile di vita in coerenza con le proprie opinioni. Però devo anche aggiungere che un Cristiano, Cattolico o Ortodosso, non importa, non può tacere di fronte a certe affermazioni che vanno palesemente contro il proprio Credo. La testimonianza di vita va bene, ma alle volte occorre anche urlare con forza.

  2. “l’esterno è contaminato, contagioso, pericoloso”, con la modernità come tratto comune di tali forze esteriori.”

    Ci fu, anni fa, un interssante film dove si immaginava negli Stati Uniti un territorio chiuso al resto del mondo
    circondato da una foresta e da una recinzione sorvegliata dall’esterno. In questo mondo auto-segregato viveva (nel film ) una comunità regredita ai tempi dei Padri Pelegrini….Non mi ricordo il titolo del film, sicuramente lo ricorderà Giusi…

    1. Giusi

      No Alvise non lo ricordo, non son cose per me. Niente di strano. Lo ha detto pure Gesù Cristo: quando il Figlio dell’Uomo tornerà troverà la fede sulla terra? Ma non ho nessuna intenzione di ritirarmi in una foresta: il cristiano nel mondo deve stare anche se siamo destinati a diventare un piccolo gregge. Non parlo naturalmente della clausura perché quella rappresenta il nostro polmone verde. Ma poi Alvise che problema c’è? Il peccato dilagherà sempre più. Altro che partito repubblicano americano, ci sono i cattogay sostenuti da alcuni vescovi! Ma Lui ha vinto il mondo!

      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-arrivano-i-catto-gay-li-guida-avvenire-15574.htm

  3. Corrado

    molto interessante! L’opzione Benedetto, dal mio punto di vista non è una fuga dal mondo, anzi.
    Per le città come nelle realtà rurali i cristiani dovrebbero riscoprire la vita parrocchiale, il fulcro deve essere la parrocchia; un esempio emblematico, tanto per intenderci, è Medjugorje

  4. Fabrizio Giudici

    Ma se invece di ascoltare un giudizio, vedessi una vita coerente e una disponibilità al dialogo, beh, credo proprio che tutto sarebbe più facile. Forse questa sarebbe la vera “opzione Benedetto

    Frase incredibile. Non è un’ipotesi di lavoro, quella che proponi: è quello che la Chiesa fa da cinquant’anni. I disastrosi risultati si vedono. Il buon senso esigere che l’evidenza dei fatti corroda le ipotesi, sennò si cade nell’ideologia. Disponibilità al dialogo? Alimentare la sfiducia nel mondo secolarizzato? Ma in cosa hai ancora fiducia nel mondo secolarizzato? Quale sarebbe l’oggetto del dialogo? In Svezia, dove ormai la “fiducia” è massima, sono arrivati a proporre leggi per regolarizzare la necrofilia (e quei paesi “progressisti” indicano la strada che seguono poi gli altri). Spiegami cosa faresti e su cosa dialogheresti.

    Ho già commentato dall’altro post che la faccenda dello “spirito di contraddizione” va ben definita, sennò anche quella cosa ricade nel campo dei sofismi. E non dimentichiamo che nel Vangelo esiste anche un passaggio che dice Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.

    Tornando a Dreher… quello che mi conferma questo articolo è la fumosità della proposta di Dreher – e ho letto in originale tutti i suoi articoli sull’argomento. Ma già altri critici hanno sollevato il problema. Per non parlare del fatto che “una posizione che siamo in grado di difendere” è una cosa tutta da dimostrare.

    1. Enrico

      Fermo restando che Luigi è capace di difendersi da solo, credo si riferisse alle singole persone, non alle ‘istituzioni’

      1. Luigi igiul

        @Enrico
        Grazie per aver esplicitato il senso della mia posizione.

        @Fabrizio
        Devo rileggere con calma il suo intervento. Per ora mi limito a una domanda: se il “dialogo” come mi sembra lei lo presenti è causa più di danno che di vantaggio, come dovrebbe comportarsi un cattolico con chi è lontano dalla fede?

        Inoltre, cosa intende lei per dialogo? E come lo espliciterebbe all’atto pratico?

    2. Luigi igiul

      @Fabrizio
      Ho riletto il suo primo post in questa discussione e credo che lei mi citi in modo errato. Quando ho scritto “Questa forse è la vera opzione Benedetto”, ho messo due punti per esplicitare la mia idea. Ergo, quella frase deve essere presa con ciò che segue e non ciò che precede. Semplicemente perché il mio ppst non voleva essere una spiegazione di cosa sia l’opzione Benedetto, ma una semplice riflessione in merito alle modalità del singolo lasciando perdere tuttoil resto. Anche perché, nella mia variegata esperienza, ho spesso visto che chi si mette in testa di convertire gli altri, spesso fa dei danni assurdi…

      Quanto poi al CV II, beh, mi basta ricordare quanto disse Giovanni XXIII nel discorso di apertura, soprattutto in merito al ricordo della Chiesa del passato, come se questa abbia sempre proceduto il suo cammino con chiarezza, senza scossoni e sempre trionfante con una accettazione pacifica dei decreti conciliari da parte di tutti. Non bisogna scordare che il post CV II lo stiamo ancora vivendo e, come anche per gli altri, ci vuole molto tempo prima che ci si possa assestare. Anche se la velocità dei mezzi di comunicazione rende tutto più complicato.

      1. @Luigi, hai raione.

        Il tempo del “post-concilio” lo stiamo ancora vivendo, stiamo prendendo consapevolezza degli errori interpretativi o delle “licenze attuative”, ma da più parti ne stiamo ancora scoprendo (o riscoprendo) l’estrema attualità – che è segno di un profondo spirito profetico, visto che sono passati già 50 anni – e la grande ricchezza.

        Daltronde, come per la Parola di Dio, nella stragrande maggioranza di noi tutti, serve una vita intera (e a volte neppure) per comprenderne il reale significato e attuarlo nella nostra vita.

        Ciò che non sopporto sono i tanti cialtroni che dicono il peggio possibile dei Documenti di questo Concilio, additando in questi la causa delle storture e dei malesseri che oggettivamente la Chiesa anche oggi, subisce.
        Uso il termine cialtroni per tutti i detrattori che, ho potuto a volte constatare, neppure si sono presi la briga di leggerli questi Documenti!
        Poi ci sono quelli che per “sintonia” (di non so quale tipo) si accodano ai primi, anch’essi senza aver approfondito.
        Poi c’è chi ha approfondito e si fatto una idea negativa o l’idea negativa di cui sopra.
        Padroni certo… c’è da domandarsi però come un singolo (sia egli teologo o quant’altro), possa avere maggior discernimento di un tale emminente consesso della Chiesa, per di più assistito dalla Spirito Santo (se poi non si crede questo… beh allora vale tutto!).

            1. Fabrizio Giudici

              Si, e a quanto pare di “papi” o “unti dal Signore” (o aspiranti tali)

              Ma questa è una ricchezza del CVII, che ha richiamato tutti i singoli fedeli ad occuparsi di cose di fede in prima persona.

  5. sergio

    Scusate, ma l’esperienza è già portata avanti da anni dal CN si chiama “famiglie in missione” e “missio ad gentes”.

    1. Fabrizio Giudici

      @sergio Il problema dell’opzione Benedetto è che nessuno ha capito cosa sia in realtà. Come tu dici, l’attività missionaria, sia da parte di consacrati che da parte di laici (in Occidente in particolare quest’ultima è molto importante) è qualcosa che si è sempre fatta; poi può avere rilanci, speciali motivi di riorganizzazione, ma non è una novità, sin da quando Cristo mandò i discepoli due a due. Vivere prima di tutto la propria vita in coerenza con la Legge di Dio per poi proporla agli altri è una cosa assolutamente scontata. Quindi questa non può essere l’opzione Benedetto, perché non è necessario dare un nome nuovo a cose già esistenti. Oltretutto è un’attività che va per conto suo, senza doverla necessariamente contrapporre ad altre, come l’impegno politico.

      Il riferimento ai monasteri del santo di Norcia sembra invece suggerire una presenza che passa inosservata agli occhi del mondo, ma costruisce solide fondamenta, così come accadde dopo la fine dell’Impero Romano (e siccome siamo in piena decadenza dell’Impero contemporaneo c’è un motivo evidente di richiamo). Ma è davvero la stessa situazione?

      Inoltre, non credo sia senza importanza considerare il cammino di conversione di Dreher. Passato al Cattolicesimo, ne è rimasto colpito negativamente – e questo lo capisco benissimo, ha vissuto il deleterio cattoprogressismo statunitense degli anni ’70. Per questo è migrato verso l’Ortodossia. Lui stesso ha commentato sui motivi: ad esempio perché l’Ortodossia offre, secondo lui, un modo meno superficiale e più mistico di vivere il rapporto con Dio (insomma, un altro fallimento post-conciliarlo). Da un certo punto di vista posso capirlo, visto che proveniva dal protestantesimo, però non giustifico la sua scelta (si può vivere con maggior profondità il rapporto con Cristo senza uscire dal Cattolicesimo, diamine). Comunque, è probabile che la sua posizione oggi sia influenzata da certe caratteristiche negative dell’Ortodossia, come il cesaropapismo in varie forme, che spinge a non avere posizioni di evidente contrasto con il potere: quando ogni accordo è impossibile, e oggi lo è, richiudersi nell’interiorità in attesa di tempi migliori è probabilmente l’unico sbocco logico. Ma questo non è stato mai il modo di fare del Cattolicesimo.

      PS Comunque questo non c’entra per niente con il film Village. In quel contesto, la comunità si auto-isolava con l’intenzione di rimanere isolata per sempre, infischiandosene del mondo, evidente richiamo a certe comunità protestanti tutt’ora presenti negli USA. Dreher non propone certamente questo.

      1. Non ho ancora a vuto tempo di leggere l’articolo, ma il tuo commento Fabrizio, mi pare molto sensato e condivisibile.
        (a parte l’accenno di una ipotetica causa-effetto imputabile al CVII. Molto spesso a noi pare “più verde l’erba del vicino”, ma credo non sia affatto così, anche rispetto la sola Liturgia.)

        1. Fabrizio Giudici

          Il concetto è che il CVII ha aperto a grosse contraddizioni, per via dell’interpretazione. Stamattina è stata pubblicata una nuova intervista a Ratzinger che ribadisce, in sintesi, queste contraddizioni – vedi ultima domanda e risposta:

          http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/Facciamoci-plasmare-da-Cristo-.aspx

          In particolare :

          La fede cristiana [secondo Rahner ndr] avrebbe fatto emergere alla coscienza ciò che è strutturale nell’uomo in quanto tale. Perciò quando l’uomo si accetta nel suo essere essenziale, egli adempie l’essenziale dell’essere cristiano pur senza conoscerlo in modo concettuale. Il cristiano coincide dunque con l’umano e in questo senso è cristiano ogni uomo che accetta se stesso anche se egli non lo sa. È vero che questa teoria è affascinante, ma riduce il cristianesimo stesso a una pura conscia presentazione di ciò che l’essere umano è in sé e quindi trascura il dramma del cambiamento e del rinnovamento che è centrale nel cristianesimo.

          I frutti di questa eresia sono la normalizzazione di tutto ciò che è perversione: se il mondo ha sempre proposto queste cose in contrasto a Cristo, la novità è che ora c’è qualcuno che, dall’interno della Chiesa, sostiene che questa normalizzazione non è in contrasto a Cristo – e pensa di poterlo fare appoggiandosi alle conclusioni di un Concilio (ovviamente, in modo indebito). Ecco che hai cattolici che non vedono problemi con il divorzio prima, poi nessuna contraddizione tra rottura del matrimonio sacramentale e accesso alla Comunione, poi il “matrimonio” omosessuale, l’utero in affitto, vescovi e gruppi di “cattolici” che propongono il cambiamento del Catechismo e – come cita Giusi – questa cosa viene persino sostenuta da un giornale della CEI, eccetera. Alla fine tutto si riduce al “se stai bene con te stesso, allora è quello che vuole Cristo”. L’umano che prende il posto del divino.

          1. “(ovviamente, in modo indebito)”.

            Ok, hai già risposto…
            Allora sarà bene di volta in volta specificare “(insomma, un altro fallimento causato dalle indebite applicazioni-interpretazioni post-conciliari) 😉

              1. Fabrizio Giudici

                mi associo e rimarco che la precisazione non e’affatto peregrina!

                Mi pare che l’uso esplicito del prefisso “post” in “post-concilio” è unanimemente riconosciuto come un modo per precisare la differenza. Comunque, d’accordo, meglio una precisazione in più che una in meno.

                1. ola

                  Mi pare che l’uso esplicito del prefisso “post” in “post-concilio” è unanimemente riconosciuto come un modo per precisare la differenza.

                  @Fabrizio, ok scusa, ignoranza mia – ritiro l’obiezione. 😛

      2. perfectioconversationis

        Credo che gli argomenti vadano molto contestualizzati, come giustamente fa l’autore dell’articolo. Si parte da una situazione americana in cui la destra religiosa, certa di essere “maggioranza morale” nel paese, dapprima negli anni ’80 fa una scalata al partito repubblicano, poi si accorge di non essere più affatto maggioranza. Allora si riorganizza su altre linee di forza, come quella di creare piccole comunità in grado di organizzarsi autonomamente in materia religiosa, scolastica, anche liturgica… E’ la preoccupazione per gli spazi di libertà che vengono sempre più a mancare (pensate ai numerosi casi avvenuti in America di pasticceri, fiorai, fotografi che sono finiti sotto giudizio perché hanno rifiutato di offrire i propri servizi a matrimoni gay). Lo stesso vale per la scuola, ormai completamente permeata di mentalità omosessualista, abortista, relativista… Si tratta di organizzare una sopravvivenza che abbia anche come obiettivo una coerenza di vita interna. Non dico che l’idea sia buona o cattiva, prima di tutto mi interessa capire le ragioni stesse di questa idea e come il dibattito si sta sviluppando.

        1. Però credo le due cose non siano in contrasto… si può essere sale (che si scoglie in un preciso contesto) pur vivendo in una comunità più ristretta o essere missonari, che hanno una Comunità alle spalle a cui restano legati e a cui talvolta tornano.
          E’ o dovrebbe essere così, da sempre. E’ e dovrebbe essere la realtà dell’essere Parrocchia e Parrochiani (che non sia sempre o quasi mai così – non saprei dire – è altro discorso).

          La “novità” poterebbe essere che queste realtà di Comunità (parrocchie/altro) acquistino una autonomia rispetto il Mondo, diversa e nuova. Divengano realtà più socialmente autonome (vedi cultura/scuola/persino sanità).
          Ma può essere questa la strada? Non si corre il rischio di creare tante (pseudo) isolette felici, chiuse però al mondo ad intra e ad extra, che rischiano poi di venire meno alla missione principale affidataci da Nostro Signore?

          Secondo logica, un mondo che sprofonda sempre più nelle tenebre, dovrebbe rendere ancor più visibile la luminosità anche di una singole piccola lucerna (sempre che non sia posta sotto il moggio).
          Di nuovo, se le tenebre hanno il sopravvento sulla singola lucerna, è piuttosto segno che, come per le vergini stolte, si è esaurito l’olio che alimentavala lampada…

  6. Enrico

    A mio parere una proposta cristiana deve essere tale a 360°, non ha possibilità se è ‘conservatrice’ e nemmeno se è ‘progressista’. I problemi negli USA sono tanti, dal progressivo sdoganamento anche delle perversioni sessuali (pedofilia) al problema del razzismo ancora esistente verso neri e latinoamericani, dagli squilibri economici tra la popolazione al non riconosciuto diritto alla salute per le fasce più povere. Una proposta cristiana coerente non può parlare di sesso con la pancia piena a chi non arriva a fine mese e non può parlare di eliminare le situazioni di sfruttamento trascurando la piaga dell’aborto.

  7. Fabrizio Giudici

    @enrico “Fermo restando che Luigi è capace di difendersi da solo, credo si riferisse alle singole persone, non alle ‘istituzioni’”

    Tra istituzione e persone cambiano certamente certi modi di parlare, ma il concetto rimane lo stesso. Sulla separazione tra “conservatorismo” e “progressismo”, sono d’accordo che è un danno, una frammentazione forzata da superare.

    @luigi “Inoltre, cosa intende lei per dialogo”

    Questo è il punto chiave. In realtà qui ne parlammo già abbondantemente mesi fa, ma forse lei non c’era ancora (almeno mi par di ricordare). In sintesi: si distinse tra “dialogo” e “dialoghismo”, quest’ultimo inteso come l’eccesso secondo il quale la comunicazione insita nel dialogo diventa prevalente rispetto alla verità. È chiaro che il dialogo non può prescindere dalla verità. Se il dialogo può legittimamente contemplare un cammino graduale, nel senso che non posso pretendere che l’interlocutore sia fulminato improvvisamente dalle nostre parole, arrivando istantaneamente ad una conversione finale (senza dimenticare la premessa fondamentale che noi in primis abbiamo sempre bisogno di ulteriore conversione, perché non è mai finale), esso non può implicare una gradualità della legge… Come scritto nella Familiaris Consortio:

    “Perciò la cosiddetta legge della gradualità, o cammino graduale, non può identificarsi con la gradualità della legge, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse.

    A furia di dialogare la Chiesa si è indebolita dall’interno, ed è provato da mille fatti, l’ultimo della serie quello citato da Giusi sopra. Invece per dialogare bisogna essere saldi nelle proprie posizioni.

    Poi è opportuno evitare di essere ingenui e rendersi conto che l’interlocutore non è detto che sia in buona fede. Dopotutto tra i primi a “dialogare” con gli esseri umani ci fu il serpente di Adamo ed Eva. Bisogna avere ben chiaro chi abbiamo davanti. Qui fa molta differenza il singolo o il gruppo, l’istituzione. Se ho davanti un massone, posso dialogare perché potrebbe cambiare idea. Ma se ho davanti la Massoneria, devo capire che è un’istituzione nata appositamente per contraddire la Verità, e non c’è dialogo che tenga.

    Infine, anche sulla “coerenza” starei molto attento. In linea di principio sono molto d’accordo con la frase che ha scritto sulla coerenza e l’esempio da dare agli altri. Ma, attenzione, nessuno di noi è coerente fino in fondo. Cristo è l’unico totalmente coerente, certamente è l’esempio da imitare, ma non raggiungibile perfettamente. Anche qui basta intendersi su una “coerenza umanamente praticabile”. Se ci si lascia incastrare sulla coerenza “perfetta”, intendo dire che l’unico degno di attenzione dev’essere il cattolico totalmente coerente, abbiamo perso in partenza (infatti questa è una contraddizione prettamente protestante).

    1. Meglio essere considerati umanamente assolutamente incoerenti, perché rifulga che la nostra coerenza viene assolutamente solamente da Cristo… 😉

    2. Chi fosse totalmente convinto della sua, pur sempre imperfetta (Domine non sum dignus eccetra) contemplazione della verità rivelata e incarnata da Cristo e che il “dialogo” con gli altri non potesse consistere altro che nella predicazione di questa verità, potrebbe ritenersi soddisfatto? E quale “ascolto” potrebbe prestare a quegli uomini i quali
      si fossero convinti che altre prospettive, altre sofferenze, altre coscienze potessero esistere oltre la loro?

      1. Fabrizio Giudici

        Lo stesso ascolto per la sofferenza che un medico può avere nei confronti dei malati di un paese che usa medicine tradizionali inefficaci; e che dopo aver ascoltato, proprio perché li vuole guarire, cerca di introdurre una medicina di cui sa bene la reale efficacia. Infatti le sofferenze sono le stesse, indipendenti dalle medicine; ma l’esito della cura dipende esclusivamente dalla bontà della medicina.

  8. Interessiamoci sempre piu’ delle follie del Mondo e raccoglieremmo confusione e dissesto mentale che ben poco aiutera’ la nostra santificazone. Ma da quando in qua per vivere nel deposito della Fede Cristiana si richiedono costanti elucubrazioni da giono a giorno? Se non sarete semplici come questi fanciulli non entrerete nel regno dei cieli. Sorgeranno falsi profeti e ne seduranno moltissimi. A noi non perdere tempo con le canne sbattute dal vento. Quaresima, preghiamo fratelli/sorelle che il sacrificio mio e vostro sia grato a Dio onnipotente. Paul

      1. Fabrizio Giudici

        da da quando in qua per vivere nel deposito della Fede Cristiana si richiedono costanti elucubrazioni da giono a giorno

        Dagli ultimi cinquant’anni, grossomodo, da quando il post-concilio ha trasformato l’evangelizzazione in dibbbattito (con tre ‘b’). Paul, lei hai ragione, ma non siamo in grado di imporre il campo di battaglia. Purtroppo in questo ci troviamo e in questo dobbiamo combattere, sperando che questa follia finisca il più presto possibile.

    1. Luigi igiul

      Più o meno da un mese frequento questo blog… Ma ora mi voglio togliere una curiosità/fare un’osservazione:
      Ma è possibile che tutto il male debba essere addebitato ai gay? Perché questa è l’impressione che spesso ricavo da molti interventi. Possibile che il peccato per eccellenza sia solo quello che definite contro-natura?
      No, perché, se è così, tolto il disturbo, essendo io, come detto altrove, omosessuale e impegnato in una relazione monogamica e fedele (il riferimento va a chi sostiene che gay=promiscuo sempre e comunque).

      Scusate lo sfogo!

        1. Fabrizio Giudici

          Luigi, due cose.

          Primo il problema non è cosa pensiamo noi, né tu, né io: il problema è cosa è vero e cosa è falso. Noi non creiamo la realtà come ci piace, o come crediamo debba essere, ma possiamo solo capire come è. Io spero vivamente che tu non “tolga il disturbo”, ma la realtà rimarrà tale e quale indipendentemente dalla tua decisione.

          Dopodiché il problema in questo mondo sono anche i ladri, i prepotenti, gli sfruttatori, eccetera. Enrico ha scritto una cosa abbastanza chiara sopra. Ora, l’attualità mi pare che sia a proposito del preteso cambiamento di leggi, politiche o morali, sulle questioni sessuali. Non mi pare che ci sia chi sostiene di rendere legale il furto o la corruzione, né di riscrivere il Catechismo su questi temi. No? Per cui, come dicevo sopra, non possiamo far altro che discutere sull’agenda che ci impongono gli altri.

      1. Bri

        @luigi igiul
        Ma che scherzi, dove vuoi andare?
        Stai qui a dare il tuo contributo che tra poco temo si parlerà di fine vita e i riflettori verranno spostati in un altro punto del palco

          1. vale

            @bri

            sì,certo. ma il punto interrogativo l’avevo messo sotto la lamentazione di luigi igiul.
            che ,evidentemente, non ha apprezzato la mia risposta a f.giudici.

            il link all’articolo della bussola quot. su avvenire era solo per rimarcare quel che,poi, giudici ha fatto notare:

            e cioè che va pure bene far sentire le varie sensibilità( ora va di moda chiamarle così) ma fare -il quotidiano della cei- un numero monotematico a favore di talune tesi che ,per quanto discusse,sono comunque minoritarie ed ampiamente al di fuori del depositum fidei ( almeno fino all’esortazione post-sinodale) può apparire poco in tema con un giornale che rappresenta ( ? ) la conferenza episcopale.

            mentre il disastro,del quale si dovrebbe parlare, e che riguarda tutti indifferentemente dai loro orientamenti sessuali, è:

            http://www.lanuovabq.it/it/articoli-natura-della-chiesa-misericordia-salvezzabenedetto-xvi-torna-a-fare-il-teologo-e-spiazza-15582.htm

            …riportato l’intervista che Benedetto XVI ha concesso al gesuita Jacques Servais e pubblicata nel libro Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali a cura di Daniele Libanori (San Paolo).

            Il terzo blocco di riflessioni è dedicato alla salvezza degli uomini che non conoscono Cristo.

            Usando l’espressione, in sé molto problematica, di «evoluzione del dogma», Benedetto XVI spiega che l’idea secondo cui chi non è battezzato non si salva è stata definitivamente archiviata dal Vaticano II.

            Questo, egli aggiunge, ha messo in crisi la missione ad gentes e ha indotto a relativizzare la stessa vita cristiana dei battezzati: se tale vita di fede non è fondamentale per la salvezza dei non battezzati, perché dovrebbe esserlo per i battezzati?

    2. Enrico

      Approfitto di questo post ma niente da dire contro vale. Qualcuno mi spiega il senso di questo articolo? Avvenire credo sia l’unico giornale italiano ad aver pubblicato articoli su articoli, interviste su interviste, fino ad aver messo insieme un vero e proprio dossier contro le teorie gender e compagnia. Che senso ha questo attacco contro quel giornale a partire da un titolo così grossolano e offensivo verso il giornale (e verso gli omosessuali che cercano di stare all’interno della Chiesa)?

      1. Fabrizio Giudici

        @Enrico Se parti da un’analisi sbagliata, è inevitabile che arrivi ad un apparente mancanza di senso.

        1. Fabrizio Giudici

          Sì, ma aspetto dopo cena perché mi rendo conto che ho scritto troppo nelle ultime ore. Nel frattempo, ovviamente, spero si inseriscano altri.

      2. Enrico

        Sono andato a leggere l’articolo in cui Avvenire avrebbe appoggiato le tesi di un avvocato omosessuale: alla faccia dell’appoggio, i toni sono pacati ma le critiche all’avvocato ci sono quando cozza contro la dottrina della Chiesa.

        1. Luigi igiul

          @Enrico,
          Esprime un pensiero che anche io ho avuto quando ho letto i bari articoli che sono attaccati in quello della Bq…

          E la mia reazione è stata: “Mah!” e poi la domanda che ho posto poco sopra…

  9. Fabrizio Giudici

    L’errore di analisi a cui mi riferivo è duplice. Il primo è una selezione favorevole dei contenuti: è vero che su Avvenire sono comparsi molti articoli anti-gender, ma ne sono comparsi altri di segno opposto: nell’articolo de LaNBQ sono linkati esplicitamente i più recenti. Questo, in un giornale cattolico, non è tollerabile. Se è questo che si intende per “dialogo”, è sbagliato. Un cattolico può e deve certamente andare e partecipare ad un confronto pubblico dove ci sono posizioni non cattoliche. Ma una tribuna cattolica deve solo dire cose cattoliche.

    Il secondo errore è non cogliere il fine di questa ambiguità: condannare il gender come 2+2=6, ma fare accettare l’omosessualità come 2+2=5. D’altronde è la linea di Galantino e di molti vescovi (come il citato vescovo id Onan, pardon, di Oran (*)): si oppongono all’equiparazione delle coppie omosessuali alla famiglia tradizionale, ma non sottolineano che esse rimangono comunque un atteggiamento peccaminoso (che è il 2+2=4). Anche i “gay che vogliono rimanere nella Chiesa” che citi, pretenderebbero di rimanerci alle loro condizioni.

    (*) Sarà questo un esempio di sarcasmo cattivo?

    1. Enrico

      Purtroppo oggi non ho tempo per scrivere. Sul primo punto: sono andato a leggere, come dicevo ieri, uno degli articoli citati da Cascioli e a me pare evidente che il giudizio che ne dà lui sia infondato. Se avrò tempo leggerò gli altri, ma il rapporto tra articoli anti-gender e presunti pro-gender già ora è parecchio a pochissimo. Avvenire non può essere il doppione dell’Osservatore romano, ci sta che dia spazio a voci anche ‘particolari’ all’interno della Chiesa ( risulta che quel vescovo sia stato richiamato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede?). Tra i vari articoli sull’utero in affitto ha pubblicato anche un’intervista a Fiorella Mannoia. Da nota non cattolica, pur criticando l’utero in affitto, esprime anche concetti distanti dal cattolicesimo. Eppure l’intervista secondo me ci sta perché aiuta a mostrare i molteplici aspetti negativi di quella pratica e che non è solo una questione cattolici-non cattolici. Un conto è dire cose cattoliche e un conto è presentare anche le altre posizioni, non equiparandole ovviamente. Avvenire parla anche di calcio: deve smettere?
      Sul secondo punto io credo che si debba distinguere tra lobby LBGT (quelli orgogliosi di essere gay) e omosessuali alle prese con la loro situazione. Anche i divorziati risposati sono in uno stato peccaminoso e pertanto non possono accedere all’Eucarestia, ma la Chiesa non li caccia certo via. Certo c’è gente (omosessuale e non) che dice di essere cattolica e va avanti con una religione fai-da-te, ma non si può generalizzare, ogni singola persona è una pecorella smarrita che va cercata e aiutata.

  10. Fabrizio Giudici

    Comunque Avvenire oggi ha regalato una perla notevole. Oltre al citato pezzo di Ratzinger che ho linkato sopra sono comparsi due commenti. Uno, del teologo Elio Guerrero, contiene questo passaggio:

    Del resto l’idea della misericordia risponde pienamente alla sensibilità contemporanea secondo la quale non è tanto l’uomo che ha bisogno di giustificazione, ma al contrario sarebbe Dio stesso a doversi scusare a motivo di tutte le cose orrende presenti nel mondo.
    Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Benedetto non trova del tutto errata questa sensibilità, anzi, afferma che essa ha finito per rendere più credibile l’immagine stessa di Dio.

    Non so cosa ha bevuto stamattina Guerrero, ma Ratzinger ha citato questo ribaltamento della realtà (Dio che chiede perdono all’uomo) come un esempio paradossale del modo di pensare di oggi. Ma vi rendete conto a che punto siamo arrivati? È stata tanto grossa che qualcuno deve aver spinto per una specie di rettifica, tant’è che Lucetta Scaraffia ha scritto una puntualizzazione sull’Osservatore Romano (e nessuno dei due è un conservatore) dal significativo titolo “Se è Dio a doversi giustificare”:

    http://ilsismografo.blogspot.it/2016/03/vaticano-se-e-dio-doversi-giustificare.html

  11. …che poi, può anche succedere, di averci a “dialogare” con gli “altri”, quali che siano, non solo di Dio sì o no, Cristo eccetra, ma di politica, di pedagogìa, di etica e di bioetica, di economia, di arte (antica e moderna), di scienza, di urbanistica eccetra eccetra. Allora anche in questo medico sapiente paziente ignorante e zitto (in pratica)?

  12. Barbara

    A proposito di Benedetto, ricordo anni fa una frase di Ratzinger (già Papa) che suonava molto approssimativamente così: “I cristiani sono destinati a diventare una minoranza, meglio fin da ora che la Chiesa sia severa affinché la minoranza sia di veri fedeli”. Ricordo che mi colpì e spaventò moltissimo, ma ora non riesco più a ritrovare quella dichiarazione.
    Quanto al post in oggetto, credo che se il discorso sia valido per gli USA o Paesi del Nord (dove i cristiani veri o i cattolici sono davvero sparuta minoranza e pure un po’ oppressa), non possa valere per l’Italia. L’Italia è il fulcro della cristianità, se noi ci ritiriamo metaforicamente nei monasteri e ciao, è proprio finita!

    1. Fabrizio Giudici

      @barbara

      A proposito di Benedetto, ricordo anni fa una frase di Ratzinger (già Papa) che suonava molto approssimativamente così: “I cristiani sono destinati a diventare una minoranza, meglio fin da ora che la Chiesa sia severa affinché la minoranza sia di veri fedeli”. Ricordo che mi colpì e spaventò moltissimo, ma ora non riesco più a ritrovare quella dichiarazione.

      È così e ce la ricordiamo tutti. Capisco il tuo spavento. Ma va complementata con quel concetto dei “bastano dieci giusti” della Genesi, che guarda caso Ratzinger ha ricordato nell’intervista pubblicata ieri (capisco che l’Avvenire ne ha riportato solo una parte; qui invece pare completa: http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-fede-non-e-unidea-ma-la-vita):

      È possibile spiegare questo “essere per” [Cristo] anche in modo un po’ più astratto. È importante per l’umanità che in essa ci sia verità, che questa sia creduta e praticata. Che si soffra per essa. Che si ami. Queste realtà penetrano con la loro luce all’interno del mondo in quanto tale e lo sostengono. Io penso che nella presente situazione diventi per noi sempre più chiaro e comprensibile quello che il Signore dice ad Abramo, che cioè dieci giusti sarebbero stati sufficienti a far sopravvivere una città, ma che essa distrugge se stessa se tale piccolo numero non viene raggiunto. È chiaro che dobbiamo ulteriormente riflettere sull’intera questione.

      E, dopotutto, quando Gesù dice “voi siete il sale del mondo”… il sale è una parte quantitativamente piccola della pietanza.

  13. Fabrizio Giudici

    @vale In realtà Ratzinger parla di una crisi ben più profonda, di cui quella dell’attività missionaria è solo un effetto. La crisi è teologica e riguarda quella “evoluzione del dogma” sulla giustificazione che, ad oggi, non ha una soluzione soddisfacente. Ma alcuni che hanno provato a fornirla ha prodotto spiegazioni errate e gravide di conseguenze perniciose, come il pensiero di Rahner (diffusosi attraverso il cardinal Martini e Kasper) e l’idea erronea che tutte le religioni sono equivalenti. Ora, ha ragione Luigi a dire che tutti i Concili della Chiesa hanno prodotto scossoni e richiesto tempi lunghi per un assestamento; ma mai hanno aperto crisi di portata così rilevante e sulle questioni fondamentali.

    @Bariom Sulla questione dei documenti, non li ho letti e quindi mi astengo dal dare un giudizio basato su di essi. Tuttavia c’è un episodio che mi pare interessante per capire la situazione, con gli eccessi in un senso e nell’altro. Ribadisco che sto esprimendo solo una impressione personale che ho ricavato dalla discussione, senza nessuna pretesa di competenza specifica.

    Tempo fa, su un sito “tradizionalista”, comparve una critica ad un documento del CVII (ora purtroppo non trovo il link e non ricordo i dettagli, vado a memoria) che sarebbe stato “contrario al Vangelo”. La frase incriminata si basava sulla citazione “ama Dio e il prossimo tuo”, con le due cose – secondo il critico – messe sullo stesso livello, mentre il Vangelo da lui citato (Matteo) le separa nettamente. Ma quello di Luca riporta la frase così come è citata dal documento conciliare. La critica che esso sia contrario alla scrittura, quindi, è totalmente infondata. E questo dimostra la parzialità, e forse pure la malafede, di certe critiche radicali. È pero vero che Marco è simile a Matteo e riporta in modo inequivoco che c’è una gerarchia tra l’amore di Dio e quello per il prossimo; e il secondo è interpretabile solo alla luce del primo. Ora, se due vangeli su tre riportano la frase in modo più chiaro, mi chiedo perché in un documento così importante citare solo quello che è meno chiaro. A questo punto capisco le ricostruzioni che parlano di compromessi per raggiungere la quasi unanimità alle votazioni, con certi che si sono “accontentati” perché comunque, nella sostanza, non c’era niente di sbagliato, ed altri che probabilmente hanno spinto per avere un margine di ambiguità su cui aggrapparsi dopo. Il punto non è secondario, perché la principale eresia moderna è proprio sul concetto di amore per il prossimo, totalmente stravolto se sganciato dall’amore per Dio. Non a caso Benedetto XVI – impegnato a spiegare la corretta interpretazione dei documenti conciliari – nella Deus Caritas Est ha ribadito questo concetto. Ma, dico io, un documento più chiaro in origine ci avrebbe risparmiato un sacco di problemi.

    Matteo: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti»

    Marco: «Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi.»

    Luca: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».

    1. Vedi Fabrizio, così a caldo, questo episodio riporta più che altro ad un attegiamento da “azzeccagarbugli”, di quelli che “spaccano il capello in quattro” e peraltro finiscono per mettere la stessa Parola di Dio in apparente contrasto con Se Stessa… 😐

      Stando al solo Marco, sai cosa ti potrei dire io? Il primo comandamento (un imperativo) da cui derivano gli altri è: Ascolta, Israele! 😉

      La pretesa di un “documento più chiaro” è una pretesa fuorviante, perché la citazione “incriminata” andrebbe riportata nel contesto in cui è stata utilizzata (che ora certamente non ricordo) e comunque i Documenti del CVII NON sono una esaustiva trattazione esegetica… Arrivare a dire “perché usare quello meno chiaro” è valutazione del tutto opinabile e si potrebbe arrivare a dire: “perché non fare un unico Vangelo… più chiaro?” (!!)

      Infine, nel tuo stesso interesse, visto che di cose mi pare tu ne legga parecchie, lasciane qualcuna indietro e leggiti i Documenti del CVII… ne vale la pena 😉

  14. vale

    @f.giudici

    infatti.

    il punto era non la missione ad gentes, ma,perlappunto, se vi è salvezza anche al di fuori della chiesa cattolica,dei suoi dogmi,della sua tradizione, perché mi dovrei fare tanti problemi?

    se è vero,com’è vero, che Dio cerca la salvezza di tutte le anime, nella storia o vale: “Io sono la Via,la Verità,la Vita” oppure è solo una delle possibilità.
    se è una fra le varie possibilità posso cercare tra quelle che mi soddisfa maggiormente.
    me ne posso costruire persino una tutta mia.
    purché vi sia un granello di Gesù,o buddha o altro…

    1. ola

      Nell’intervista Ratzinger rimanda alla Dominus Jesus:

      “21. Circa il modo in cui la grazia salvifica di Dio, che è sempre donata per mezzo di Cristo nello Spirito ed ha un misterioso rapporto con la Chiesa, arriva ai singoli non cristiani, il Concilio Vaticano II si limitò ad affermare che Dio la dona «attraverso vie a lui note» [83]. La teologia sta cercando di approfondire questo argomento. Tale lavoro teologico va incoraggiato, perché è senza dubbio utile alla crescita della comprensione dei disegni salvifici di Dio e delle vie della loro realizzazione. Tuttavia, da quanto fin qui è stato ricordato sulla mediazione di Gesù Cristo e sulla «relazione singolare e unica» [84] che la Chiesa ha con il Regno di Dio tra gli uomini, che in sostanza è il Regno di Cristo salvatore universale, è chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il Regno di Dio escatologico.”

      ( Dominus Jesus, http://goo.gl/Pht1fa )

    2. @vale, ferma restando la assuluta e incontrovertibile Verità affermata da Cristo su di sè, resta poi da sciogliere il nodo per tutti coloro che Cristo non hanno mai conosciuto, né incontrato…

      Condannati per essere nati alle estremità del mondo o nella nostra società pagana, atea e secolarizzata?
      (Dova magari poi la nostra stessa testimonianza e il nostro annuncio e colpevolmente risibile?)

      Tu pensi veramente che in tanti non aderiscono a Cristo e alla Chiesa perché “non si fanno tanti problemi”?
      Forse non si fanno tante domande questo sì, ma in sostanza solo perché NON hanno le risposte…

      1. vale

        @bariom

        non mi pareva questo il senso. tant’è che ho specificato che Dio vuole la salvezza di tutti.

        ed,ovviamente-mi pareva chiaro- non mi riferivo a coloro i quali non conoscono il messaggio cristiano o lo conoscono parzialmente o in modo incompleto non per colpa loro.

        ma,piuttosto,anche avendo conosciuto, od avendone sentito parlare,che,diciamocelo, al giorno d’oggi diventa difficilotto,non me ne interesso più di tanto,non ho trovato chi me lo spiegasse come si deve, o scelgo dell’altro con il quale mi sento più in sintonia. o per tradizione familiare.o per costrizione religiosa o politica.ecc,ecc.lascia stare la tribù amazzonica – si fa per dire-che non conosce neppure l’uomo bianco…
        tanto una scintilla di verità c’è in ogni uomo qualunque cosa pensi.

        poi,anche questa, può essere una via.secondo la voluntas Dei.

        è come su “il mio Papa” appena uscito: per la tradizione “latina” ponzio pilato è un losco figuro.a dire poco.
        per la chiesa ortodossa, sua moglie claudia procula è santa.
        per la chiesa etiope e copta, è santo pure lui.( perché ,in breve, fu uno strumento di Dio per la riuscita della missione salvifica del Figlio.).

        certo si potrebbe dire questo-almeno in parte- anche di giuda iscariota.

        ma il punto resta uno: è o non è,quella cattolica, la Verità rivelata ed incarnata,con tutte le sue conseguenze?

        (. perché per gli ortodossi, per esempio, i cattolici, sono pressoché degli eretici:

        dal Concilio Vaticano II in poi la Chiesa cattolico-romana ha “finalmente” ammesso “che le Chiese ortodosse sono salvifiche, possiedono la successione apostolica e i sacramenti, e ciò che a esse manca è soltanto la comunione con la sede di Roma”.Un’altra riprova della visione decisamente positiva che la Chiesa cattolica ha oggi dell’ortodossia è il riconoscimento, avvenuto nel 2001, della validità sacramentale dell’antica anafora di Addai e Mari della liturgia eucaristica assira, nonostante non contenga la formula del racconto dell’istituzione dell’eucaristia.

        E ancora, è diventato comune per i papi da Giovanni Paolo II in poi rivolgersi all’ortodossia con l’utilizzo del termine “Chiese sorelle”.Ma niente di tutto ciò si ritrova nella visione che la Chiesa ortodossa ha del cattolicesimo, e nella prassi che ne consegue.Il professor Zak commenta, sulla base di questo contrasto tra le ecclesiologie:

        “Non meraviglia che anche il dialogo cattolico-ortodosso sul tema del primato del papa – di cui il frutto più recente è il documento di Ravenna del 2007 della commissione mista internazionale – abbia potuto fare soltanto pochi passi in avanti, arrestandosi a breve distanza dal punto di partenza”.Ciò che scandalizza il mondo ortodosso è che le Chiese orientali cattoliche facciano parte di una struttura che non è quella per loro originaria, patriarcale, ma quella romanocentrica, avente nella Chiesa di Roma il punto obbligatorio di riferimento per ogni aspetto della vita ecclesiale”.Una terza causa di contrasto riguarda la “communicatio in sacris”. La Chiesa cattolica la ammette. Le Chiese ortodosse – dimenticata la parziale ed effimera apertura degli anni di Nikodim – la rifiutano categoricamente.

        Il motivo di questo rifiuto – fa notare Zak – è anch’esso teologico ed ecclesiologico. Mentre la Chiesa cattolica considera veri tutti i sacramenti delle Chiese ortodosse, lo stesso non accade da parte ortodossa. Ufficialmente la Chiesa ortodossa non ha ammesso in nessun documento, decreto o dichiarazione che i sacramenti della Chiesa cattolica siano veri e salvifici.

        NON SOLO:. Gli ortodossi mettono seriamente in dubbio che la Chiesa cattolica sia una vera Chiesa, all’opposto di ciò che la Chiesa cattolica pensa dell’ortodossia. Che i non ortodossi non appartengano alla vera e unica Chiesa di Cristo è l’idea che continuano a tener ferma, sotto il velo delle cortesie ecumeniche.Conclude il professor Zak:

        “Una cosa è sicura: è a causa della mancata purezza e integrità della fede – non più in piena conformità con la tradizione apostolica – che nasce e continua a persistere il problema, per gli ortodossi, della vera ecclesialità della Chiesa cattolico-romana e, di conseguenza, dell’efficacia salvifica dei suoi sacramenti. )

        http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351253

        http://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300019470/il-cammino-ecumenico-aperto-da-unitatis-redintegratio-tra-difficolta-e-speranze-in-dialogo-con.html

        sotto,alvise,lo dice pure lui.

        il problema è cosa è vero e cosa è falso”.

        perché il vivere secondo i dettami del vangelo ( ma a questo punto quali sono?perché parrebbe che a seconda del periodo storico variano anche talune interpretazioni dei passi riportati nel vangelo,negli atti e nell’apocalisse.) potrebbe essere come vivere secondo i dettami di siddharta o di maometto o dell’ebraismo post distruzione del tempio,ecc.)

    1. Quella Cristiana e l’unica Verità rivelata e incarnata (essendo Cristo la Verità).
      E quella Cattolica è l’unica Chiesa in cui questa Verità si manifesta in pienezza.

      …con tutte le sue conseguenze.

  15. …chi ci crede ci crede, e le conseguenze son sue!
    (il che non toglie che io te si potesse parlare insieme di tante cose)
    (perfino della Santa Beretta Molla, se tu volessi)

  16. Fabrizio Giudici

    risulta che quel vescovo sia stato richiamato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede?

    Neanche questo: http://www.lafedequotidiana.it/il-vescovo-vera-lopez-i-gay-sono-i-salvatori-della-chiesa/

    Che non siano richiamati non è una prova che siano ortodossi: è una prova dello sfascio delle autorità che dovrebbero vigilare.

    Fiorella Mannoia. Da nota non cattolica, […] Avvenire parla anche di calcio: deve smettere?

    Nel momento in cui intervista noti non cattolici o parla di argomenti neutri non ci sono problemi (mi chiedo che senso abbia, visto che non è un generico giornale cattolico, come La Croce, dove avrebbe senso affrontare questi argomenti, ma l’organo ufficiale della CEI; ma questa è un’altra questione). Il problema è quando intervista sedicenti cattolici che dicono eresie senza prenderne le distanze.

    Sul secondo punto io credo che si debba distinguere tra lobby LBGT (quelli orgogliosi di essere gay) e omosessuali alle prese con la loro situazione.

    Non c’è dubbio. Infatti da tempo diciamo che le prime non sono rappresentati di tutti gli omosessuali.

    Anche i divorziati risposati sono in uno stato peccaminoso e pertanto non possono accedere all’Eucarestia, ma la Chiesa non li caccia certo via.

    La Chiesa non caccia via nessuno. La scomunica comminata in certi casi non è un “cacciar via”, ma un rendere noto che il soggetto si è messo fuori per conto suo. La Chiesa deve far presente ai fedeli che sono su una cattiva strada. Un divorziato risposato che sa in che condizione si trova e che non può accedere all’Eucarestia non si pone fuori di essa. Uno che pretende di ricevere l’Eucarestia si pone fuori…

    dice di essere cattolica e va avanti con una religione fai-da-te, ma non si può generalizzare, ogni singola persona è una pecorella smarrita che va cercata e aiutata

    … proprio perché si fa una religione fai-da-te. Il miglior modo di aiutare le persone smarrite e metterle di fronte al proprio errore. Qui però bisogna distinguere il singolo fedele che tiene certi comportamenti in privato e quello che invece ha un rilievo pubblico e propugna posizioni pubbliche che possono a loro volta indurre altri in errore.

    1. Enrico

      Stamattina ho dato un’occhiata a tutti gli articoli citati da Cascioli e sono sempre più convinto che quell’articolo è basato sul nulla

      1. Fabrizio Giudici

        Stamattina ho dato un’occhiata a tutti gli articoli citati da Cascioli e sono sempre più convinto che quell’articolo è basato sul nulla

        Come spesso fai, esprimi opinioni ma non le motivi.

        1. Enrico

          Hai ragione, chiedo scusa. Avevo già scritto sull’articolo relativo all’avvocato omosessuale dicendo che il presunto appoggio, sostenuto da Cascioli, alle tesi dell’avvocato secondo me non c’era. Anche gli altri articoli secondo me non sono sufficienti a sostenere la tesi che Avvenire, e Luciano Moia in particolare, vogliano sdoganare chissà quali rivoluzioni dottrinali. E’ troppo complesso andare a rispondere punto per punto (e poi sarebbe sempre solo una mia opinione), invito chi fosse interessato alla questione ad andare a controllare e a non accontentarsi delle affermazioni mie o di Cascioli. Luigi se non sbaglio ha scritto di averlo fatto e che la sua reazione è stata: ‘Mah!’

          1. Luigi igiul

            @Enrico
            Confermo e aggiungo che ho avuto la sensazione che in quell’articolo la critica sembrava scaturire non da ciò che Avvenire pubblica, ma dal fatto che non lo pubblica con i toni che l’autore de la BQ vorrebbe.
            Da notare che mi sento chiamato in causa per via dell’argomento che, come ben sapete, vivo sulla mia pelle. Eppure, tutta st’apertura da parte di Avvenire, non ce la vedo…

            1. Bri

              @LuigiIgiul @Enrico @FabrizioGiudici
              M’immischio se mi è consentito
              D’altronde avevo letto solo voi e non l’articolo quindi … ho colmato la lacuna
              Concordo con il “mah”, concordo con l’inesistenza di un presunto appoggio

              L’articolo della Bussola era, spiace, una collezione di estratti finalizzati a reggere una tesi
              Effetto collaterale negativo di ciò è scandalizzare i più pigri (tra cui me stesso prima che prendessi la briga di verificare) e non onorare la verità ma offrirne un’interpretazione quanto mai parziale
              Concedo unicamente l’attenuante delle buone intenzioni (combattere ogni possibile falla culturale) ma non basta a giustificare il modo in cui tale battaglia (nell’esempio in esame) viene condotta

              Ripeto, spiace

              1. “L’articolo della Bussola era, spiace, una collezione di estratti finalizzati a reggere una tesi
                Effetto collaterale negativo di ciò è scandalizzare i più pigri e non onorare la verità ma offrirne un’interpretazione quanto mai parziale”

                Atteggiamento tipico (a mio parere) o quanto meno ricorrente, di codesta “testata”…
                😐

                1. Bri

                  @Bariom
                  Eh (lungo sospiro) … vorrei poterti dare torto …

                  Che poi, in questo, si annida un enorme problema: come si fa a sapere chi dice il vero chi no? chi è amico e chi finge? chi ti indirizza e chi ti svia? chi ha seconde mire e chi è sincero?

                  1. Direi con il (lo so che mi ripeto) DISCERNIMENTO 😉

                    Che non si compra al supermercato, ma non è neppure dote naturale (della serie o ce l’hai o fai senza…)

  17. …giustappunto! Stavo pensando, nella insicurezza dei mari in cui vi trovate a navigare (verso la meta) che guida potreste avere? I campi magnetici (da intendersi anche come onde diaboliche, che poi alla fine tutto il male viene da lì) ingannano, i consiglieri umani (sacerdoti, vescovi, papi, )sono anche loro confusi e confondono, le scritture sono sempre da interpretare e chi le dovrebbe interpretare (vedi sopra) non è più capace (o non ha intenzione) di farlo nel modo giusto. I padri spirituali scarseggiano o anche loro potrebbero essere inaffidabili. Ci vorrebbero, forse, in Italia, almeno 50.000 padri Botta che viaggiassero in lungo e in largo per consigliare e rassicurare i fedeli, affiancati da altre 50.000 Miriano di sostegno alle spose e alle famiglie. Tutto quello che sembrava chiaro è confuso, e le mille voci che si levano da ogni parte per fare chiarezza non fanno altro che portare più confusione. Le scuole sono gender. I media asserviti al politicamente corretto. Nelle chiese suonano musica new age…

    1. Eppure lo Spirito Santo soffia e la barca di Pietro naviga pur tra i marosi…

      Io ti dirò, non mi sento per nulla confuso… non perché sia un fenomeno, solo ho un preciso percorso nella Chiesa e chi veglia sul mio cammino, sul cui discernimento non dubito perché provato da ormai 30 anni di esperienza a partire dalla mia conversione.
      Ho il mio Vescovo e dei Fratelli in Cristo – mia moglie in primis – con cui confrontarmi e all’occorrenza anche essere corretto (poi ci sono i Padre Botta e “le” Miriano – Lei è una, ma non la sola…).

      Non voglio dire di stare su un’isola felice (che sarebbe una stupidaggine) o che non veda i pericoli e le nuvole addensarsi all’orizzonte, ma anche fossimo nel pieno della tempesta (per alcuni si, per altri addirittura sull’orlo dell’abisso), sulla Barca c’è Cristo e la Parabola della “tempesta sedata”.

      “Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva. Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».”

      (Mt 8, 24-27)

  18. admin @CostanzaMBlog

    Roma, 18 Marzo 2016
    COMITATO DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI

    “In data 17 marzo ho ricevuto ed accolto l’istanza di autosospensione dal Comitato nazionale DNF di Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e Nicola Di Matteo, in coerenza con lo Statuto, che prevede l’incompatibilità per chi ricopre cariche istituzionali o partitiche. È stata una decisione presa dopo una attenta valutazione dei fatti, ma assolutamente necessaria per sgombrare l’orizzonte da confusioni di ruoli e da strumentalizzazioni in ogni direzione.” Lo dichiara in una nota Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family Day del 30 gennaio al Circo Massimo.
    Il Comitato nazionale non si riconosce in nessun partito e ribadisce la propria identità di assoluta autonomia, confermando la vocazione di grande movimento di popolo con il compito di riunire e dare voce alle famiglie italiane, oggi offese da progetti di legge che non le aiutano, non le proteggono, anzi le mortificano equiparandole di fatto a qualsiasi forma di convivenza affettiva. Lo stesso naturale e sacrosanto diritto di ogni bimbo di avere una madre ed un padre viene dolorosamente ignorato a vantaggio di oltraggiosi quanto inesistenti diritti di coppie “omogenitoriali”, con la relativa abominevole pratica dell’utero in affitto. Nei prossimi mesi sarà compito del Comitato indicare – senza fare sconti a nessuno e nel massimo rispetto della libera scelta di ciascuno – i partiti e gli uomini di partito che hanno coraggiosamente scelto di farsi rappresentanti/sostenitori delle nostre istanze, e con altrettanta chiarezza, quelli che ci hanno ignorato o combattuto. Lo faremo già a partire dalle prossime elezioni amministrative e con l’attenzione puntata al referendum di ottobre, ove la posta in gioco non è affatto economica o di snellimento burocratico (abolizione del Senato elettivo o del CNEL), bensì di tutela dell’ordinamento democratico, concretamente messo a rischio da imposizioni autoritarie e personalistiche, come ci ha insegnato la vergognosa vicenda del bavaglio imposto al confronto democratico, attraverso il “maxiemendamento” e il voto di fiducia, su una legge di enorme valore etico. A tutti ricordiamo il grido levatosi dal Circo Massimo: “Ci ricorderemo”.

    Il Presidente del Comitato Nazionale DNF
    Massimo Gandolfini

  19. “Lo stesso naturale e sacrosanto diritto di ogni bimbo di avere una madre ed un padre viene dolorosamente ignorato a vantaggio di oltraggiosi quanto inesistenti diritti di coppie “omogenitoriali”, con la relativa abominevole pratica dell’utero in affitto.”

    Scritto così sembrerebbe che a ogni coppia oltraggiosamente omogenitoriale corrispondesse il relativo (o relativi) utero in affitto. E poi perché riconoscere diritti anche alle coppie di fatto vorrebbe dire mortificare le altre famiglie?
    Perché lo Stato dovrebbe spendere i soldi solo per le famiglie riconosciute da Gandolfini? Non sono cittadini anche i componenti delle famiglie di fatto? E’ lo stesso discorso che fanno tanti che dicono (nei confronti degli immigrati) che prima andrebbero aiutati gli Italiani e poi gli altri ( che, tradotto in italiano, vorrebbe dire che gli immigrati non andrebbero aiutati )!

  20. Fabrizio Giudici

    L’articolo della Bussola era, spiace, una collezione di estratti finalizzati a reggere una tesi

    Atteggiamento tipico (a mio parere) o quanto meno ricorrente, di codesta “testata”… 😐

    chi è amico e chi finge? chi ti indirizza e chi ti svia? chi ha seconde mire e chi è sincero?

    Non so cosa dire: è talmente esplicito, solo per citare uno degli articoli, l’intervista al vescovo di Oran:

    È un dato di fatto. È anche chiaro che una coppia omosessuale possa offrire abbastanza amore per dare sollievo a un bambino adottato, gli esempi sono lì a mostrarlo, tutti certamente conosciamo dei casi.

    È possibile prendere sul serio una relazione omosessuale stabile e fedele, affermando però allo stesso tempo che è di natura diversa rispetto al matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna, naturalmente orientato verso la procreazione. Ma questo non significa escludere che una relazione omosessuale possa avere caratteristiche di indissolubilità.

    Rifiutando di ammettere che due persone omosessuali possono unire la loro vita in modo indissolubile, significa offrire a queste persone solo la possibilità di scegliere tra relazioni senza futuro o una castità intesa come l’astinenza dalle relazioni sessuali.

    Sono tutte gravi affermazioni contro il Magistero. Sì o no?

    È che non riuscite a concepire che la corruzione possa arrivare a livelli elevati della gerarchia (cosa che è già dimostrata dalla storia passata della Chiesa) e preferite fare finta di niente, perché tutto quello che viene da Roma per voi va bene a prescindere. Questa però non è fede: è clericalismo e basta.

    1. @Fabrizio, anche la tua conclusione è pura opinione tua…
      O la mia opinione sulla NBQ dovrebbe per forza essere “osanna osanna” ?

      1. O che forse dalla mia personale opinione sulla NBQ dovrebbe automaticamente derivare come vero, il tuo simpatico (…) apprezzamento?

        1. Fabrizio Giudici

          @Fabrizio, anche la tua conclusione è pura opinione tua…
          O la mia opinione sulla NBQ dovrebbe per forza essere “osanna osanna” ?

          Non c’entrano le mie opinioni: io ho riportato tre frasi del vescovo e chiesto se secondo voi sono in linea o no con il Magistero. Volete rispondere? Da cui poi si dedurrà se LNBQ ha ragione o no.

          1. Non c’entrano, ma non hai evitato di darla la tua opinione e non su cosa sia in linea con il Magistero o no, l’hai data nella tua conclusione, sulla mia (e altrui) fede o sul mio (e altrui) supposto clericalismo…

            Hai aperto il commento citando (anche) me.
            Non posso fare una affermazione, mia personale, dare un giudizio per quanto sommario, su quello che ritengo un atteggiamento di fondo della NBQ anche al di là della questione in merito?

            Tu hai fatto delle domande… sono obbligato a rispondere?

            La mia risposta comunque è si, sono contrarie la Magistero, e alla Morale Cristiana. Sono fuorvianti e profondamente ingannevoli…

            Ciò non sposta di una virgola l’opinione che ho espresso sull’atteggiamento di fondo che riscontro nella NBQ.

    2. @fabrizio
      Il mio giudizio si riferiva all’articolo
      Che ripeto piegava al proprio scopo parte della verità.
      Ti domando: perchè non ha riportato le affermazioni che riporti tu, inequivocabili e inattaccabili e invece ha alterato il senso dell’articolo su Savarese? Forse perchè era necessario avere più “casus belli” a sostegno di una tesi?

      Io questo commentavo e su questo sollecito un tuo commento

      Tu introduci un altro argomento che è il giudizio da dare alle parole del vescovo di Oran. Non ho letto l’articolo. Mi ripropongo di farlo prima di darti ragione 🙂

      Ps.
      Non sono schierato. Nè a favore. Nè contro alcuno. Mi esprimo liberamente sui commenti che leggo. E sono possibilista su qualunque cosa. Qualunque. (Quindi concepisco)

      1. @fabriziogiudici

        http://www.riscossacristiana.it/newwebsite/wp-content/uploads/2016/03/zzzzpzzvvnr.pdf

        Riporto il link per comodità

        Scusa ma Le frasi che hai estratto dal contesto danno un’idea parziale del discorso nel suo complesso
        Io ignoro cosa ci sia di vero nell’affermare che per un matrimonio l’indissolubilità non provenga dal sacramento ma dall’amore degli sposi. Qualcuno può smentire/confermare?
        Ne seguiranno ragionamenti differenti

        Sull’adozione parla di sollievo non di situazione ideale. Faccio fatica a concedere che il sollievo possa compensare altro, però, se valesse un discorso di indissolubilità nata dall’amore tra due persone allora è inmegabile che sia questo il tipo d’amore a costituire il luogo ideale dove accogliere un bimbo in qualunque tipo d’unione
        È lui ragiona con questa proposta di indissolubilità

        La frase sull’astinenza è invece grave. Grave perchè insiste su un problema serio che è la salvezza delle anime. È da qualunque parte ci si schieri (e io sto con la dottrina e quindi con l’astinenza) rimane la sua osservazione sulle 99 pecorelle. Ed è un problema.

        Non riportata da te e dai link che ho letto e che parlano dell’intervista è invece questa domanda:
        “Quindi mi chiedo: gli omosessuali non hanno il diritto alla sfida della castità coniugale intesa come dono di sé all’altro nella fedeltà?”
        Ecco, bella domanda che travalica ogni mia possibile comprensione di tutto quello che riguarda il tema dei rapporti omosessuali
        Ma anche in questo ultimo caso che non digerisco per primo, mi sforzo di ricondurre le sue affermazioni nel contesto cui lega l’indissolubilità
        Con tutte le ovvie perplessità

    3. Luigi igiul

      @Fabrizio
      Innanzitutto buongiorno.
      Ho letto e riletto il suo commento, quello che termina con le parole “questo è clericalismo e basta” e, perdoni la franchezza, non riesco a capacitarmi di leggere l’accusa che muove anche a me. Primo, perché tutto mi si può dire, tranne che io sia un clericalista cui sta bene qualsiasi cosa venga da Roma. Secondo, e più importante, è preoccunte l’idea che ci si debba fidare più di un giornalista che giudica negativamente un’intera testata giornalistica a partire da tre o quattro articoli che non sono presentati secondo il proprio modo di vedere le cose o cbe non dovrebbero essere proprio stampati in quelle pagine. Il rischio è che aszumendo un atteggiamento così ipercritico, si finisca a guardare tutto con sospetto e a vedere ovunque segni di corruzione. E la diffidenza può causare molti danni, soprattutto perché può portare a perdere la.pace del cuore e qui di dividere più che unire.

      Buon cammino!

      1. Enrico

        Luigi, forse il clericalista era più riferito a me che avevo detto che quel vescovo non era sotto osservazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.
        Concordo con quello che dici sull’atteggiamento ipercritico, troppo zelo fa male. Come quelli che dicevano ‘io sono di Paolo’, ‘io sono di Cefa’, ecc. Siamo tutti di Cristo, a questo bisogna guardare.

  21. Intanto per rallegrarci (almeno spero) e tornare un po’ di più ai temi di fondo di questo articolo, oggi leggo:

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 18 MAR – “Io rimango qui ma con il cuore vado con voi”. “Voi andrete incontro a tante città, tanti paesi”, in missione nel “mondo”, incontro alle persone “là dove vivono, anche se sono ‘lontani’. Non vi sarà facile a volte questa vita in Paesi lontani, in altre culture, ma è la vostra missione”.
    “Vi ringrazio a nome proprio e a nome di tutta la Chiesa per questo gesto di andare, andare all’ignoto e soffrire perché ci sarà una sofferenza ma anche ci sarà gioia”: rischi e bellezza della missione nelle parole a braccio che papa Francesco ha rivolto ai gruppi neocatecumenali, circa 7.000 persone ricevute nell’aula Paolo VI in occasione dell’invio di 250 famiglie del Cammino Neocatecumenale nei cinque continenti.
    Presto partiranno per vari paesi europei, e per Canada, Stati Uniti, Brasile, Perù, India, Cina, Australia, Papua Nuova Guinea, Etiopia, Costa d’Avorio, Sudafrica, Guinea Equatoriale e Nigeria.

      1. Vanni

        Col “vabbè” volevo esprimere ancora, ma l’avevi già capito, le mie perplessità sul cammino neocatecumenale. La missione è una gran cosa purché si vada ad gentes per portare la parola di Cristo alla luce del Magistero della Chiesa cattolica e non principalmente per esportare un discutibile e discusso format teologico/liturgico/estetico ben collaudato.

        Sospetto infondato? Dio lo voglia, perché altrimenti le responsabilità di tanti, anche ai vertici, non sarebbero poche.

        Termino con una battuta.
        Dice il fondatore Kiko, pittore, musicista ed architetto, che la sua nuova estetica salverà la Chiesa. Confido che prima o poi, magari in Papua Nuova Guinea, salti fuori un candido ed eroico rag. Fantozzi a dire cosa ne pensa.

        1. Se la Chiesa invia con la Sua benedizione, tu poi avere tutte le perplessità che vuoi, ma come si dice: “ubi maior minor cessat”…

          E cmq piuttosto triste che difronte ad un’opera di Dio nel cuore degli Uomini (o dubiti?) che rispondono mettendo la loro vita (concretamente mica a chiacchiere) a disposizione della Chiesa e del Vangelo, tutto quello che si trovi da dire è un “vabbè” (dubitando persino che possano portare in primis la Parola di Cristo… sai quanto si regge se si porta altro?)

          Ma questo è un problema tuo 😉

  22. Fabrizio Giudici

    @Bariom “Hai aperto il commento citando (anche) me.”

    Voi avete dato un giudizio esplicito su un articolo, e quindi sul suo autore, parlando di malafede e intento fuoviante. Come avrebbe detto Perry Mason, la porta sull’argomento “giudizi personali” l’avete aperta voi…

    “Ciò non sposta di una virgola l’opinione che ho espresso sull’atteggiamento di fondo che riscontro nella NBQ.”

    Che tu abbia un’opinione negativa su un giornale per via della sua linea editoriale generale è una cosa diversa dal giudicare fuorviante un singolo articolo. Però l’opinione negativa sulla linea editoriale dovrebbe essere basata sui contenuti, sennò potrei applicare la stessa obiezione che Luigi e Bri hanno fatto poco sotto. Ma andiamo avanti a concentrarci su quell’articolo…

    @Luigi “non riesco a capacitarmi di leggere l’accusa che muove anche a me.”

    Buongiorno Luigi. Per la verità, era riferita a Bariom, Bri ed Enrico; quindi il “voi” era un po’ generico. Avrei dovuto esplicitarlo. E poi non è un’accusa, non siamo in un tribunale: è un’osservazione.

    “Secondo, e più importante, è preoccunte l’idea che ci si debba fidare più di un giornale”

    No, non ci si deve fidare (o no) di un giornale. Così come non ci si deve fidare di un vescovo o in generale di un singolo autore o “detentore” di idee. Detesto il personalismo. Ci si deve fidare (o no) dei contenuti. E, dunque, discutiamo dei contenuti di quell’articolo…

    @Bri “ha alterato il senso dell’articolo su Savarese”

    Allora, visto che evidentemente sul vescovo l’articolo aveva ragione, passiamo al secondo punto. Per esempio, nell’articolo su Savarese dell’Avvenire, che contiene questo passaggio:

    Poi però, in un lungo ragionamento, [Savarese] arriva a rivelare una speranza, quella che la Chiesa possa un giorno benedire le famiglie formate da due madri o due padri.

    La domanda è sempre quella: le idee di Savarese sono compatibili con il Magistero o no? Avvenire ne dà resoconto in modo chiaro e limpido, senza ambiguità?

    1. Enrico

      Abbi pazienza, ma se citi solo la parte in cui si riferiscono le idee di Savarese senza la parte finale con le obiezioni di Avvenire è difficile rispondere correttamente.
      Il Vescovo dice delle cose fuori dalla dottrina, ma il link non è per l’articolo originale: non c’è modo di vedere il risalto dato e se ci sono commenti (positivi o negativi) da parte di avvenire. Con un altro link si dovrebbe arrivare alle ampie lodi di Avvenire per il suo libro: io non le ho viste. Il documento citato della Congregazione per la Dottrina della Fede è recente in rapporto ai 2000 anni della Chiesa, ma ha sempre 30 anni: veramente non è necessario che la Chiesa torni sull’argomento (non per sovvertirlo, chiaro)? Su don Fumagalli: la mia impressione è che più che affermare sue teorie presenti questioni aperte.

    2. @Fabrizio, bastava molto meno… tipo “non volevo giudicare la fede di nessuno e ho esagerato nel dare dell’anticlericale a chichessia…”

      Ma tu continui ad appigliarti sul perché il per come la supposta verità di un articolo e chi non è d’accordo (o si permette di non esserlo senza quella che ritieni tu un valido motivo) giustificando un tuo gratuito giudizio. Gratuito perché a tua volta non puoi basarlo su alcunché di realmente comprovabile, quindi nella migliore delle ipotesi accusi altri del tuo stesso errore.
      Se ti va bene così, può andare bene anche a me…

      O stai facendo da avvocato d’ufficio all’articolo e all’articolista? (non che questo giustifichi)

    3. @fabriziogiudici
      No
      Ma Avvenire inserisce quel l’affermazione in un contesto in cui dipinge un Savarese un po’ confuso
      In nessun modo mi è parso che Avvenire desse un’endorsment alle idee di Savarese

  23. Enrico

    Cito dall’articolo di Cascioli:
    ‘nell’articolo di presentazione si afferma: «La vita può nascere – in senso biologico, personale e spirituale – solo in una famiglia formata da una donna e da un uomo, meglio se uniti in matrimonio, meglio ancora se quell’unione matrimoniale rientra in un progetto di fede fondato sui valori del Vangelo». Vale a dire che per Avvenire il concetto di famiglia è già stato esteso alla convivenza, ora attendiamo con pazienza il giorno in cui per il quotidiano della CEI saranno famiglia anche le unioni gay.’

    E ora cito una versione più estesa del medesimo articolo.

    ​’Vent’anni possono bastare per pretendere di essere considerati adulti. Anche in un’epoca come la nostra che ha allungato l’adolescenza a dismisura e in cui l’aggettivo “giovane” si reclama fino alle soglie del mezzo secolo. La stessa pretesa – in questo caso non paradossale – che rivendichiamo per la nostra rivista di vita familiare che, compiendo appunto vent’anni, vorrebbe realizzare un doppio, prestigioso obiettivo: ringiovanire dal punto di vista grafico ed entrare nella maturità accrescendo via via l’autorevolezza di approfondimenti e di analisi. Da qui la nuova sfida che, a partire da questo mese di gennaio, attende la nostra redazione. Saremo sempre Noi, ma invece della specificazione genitori & figli diventeremo famiglia & vita.

    Era proprio necessario questa variazione? A nostro parere sì. Oggi parlare di genitori e di figli può diventare talmente generico da risultare parziale. O, addirittura, può tradursi in una rivendicazione ideologica, come dimostra la legge Cirinnà sulle unioni di fatto che vorrebbe estendere la qualifica anche al partner omosessuale di uno dei genitori. Sempre più frequente quindi che, quando si fa riferimento ai genitori, sorga una domanda che, nell’intento di chiarire, è in realtà segno del rovesciamento di valori – ma anche del buon senso – di cui siamo tutti vittime: di che genitorialità parliamo? Biologica, adottiva, artificiale, ideologica, compensativa? Si tratta di genitorialità effettiva o solo pretesa? E i giuristi potrebbero aggiungere: di genitorialità legittimante o non legittimante (come nel caso della stepchild adoption)?

    Insomma, un ginepraio da cui vorremmo tirarci fuori, almeno per quanto riguarda il titolo della rivista, senza naturalmente rinunciare ad affrontare tutti i problemi correlati alle diverse interpretazioni di genitorialità. Anzi, raddoppiando gli sforzi per capire e farci capire. Quindi, se Noi rimane, l’aggiunta di famiglia & vita ci è parsa riflettere meglio quello che noi intendiamo, in modo trasparente e immediato. La vita può nascere – in senso biologico, personale e spirituale – solo in una famiglia formata da una donna e da un uomo, meglio se uniti in matrimonio, meglio ancora se quell’unione matrimoniale rientra in un progetto di fede fondato sui valori del Vangelo.

    Questa famiglia aperta alla vita, questo Noi capace di generare futuro dentro e fuori dalle porte di casa con tutte le sue implicazioni educative, morali, sociali, politiche, culturali, economiche, rimarrà lo specifico della nostra rivista che, come in questi primi vent’anni, continuerà ad accompagnare Avvenire ogni ultima domenica del mese. Tra i valori aggiunti, oltre come detto a una nuova grafica e a un nuovo formato – più agile e meglio “leggibile” – anche la collaborazione con il Movimento per la vita che diventerà alleanza sistematica, scambio continuo di contenuti e obiettivi. Noi famiglia & vita diventerà “anche” la rivista del MpV, pur continuando a dare spazio a tutte le esperienze delle nostre comunità e a guardare con identica attenzione agli spunti in arrivo da ogni altro movimento, aggregazione, associazione, gruppo. Perché la vita aggrega e non separa. E in famiglia ogni figlio riceve lo stesso affettuoso abbraccio.’

    Secondo me le cose cambiano se si prende di vista il tutto o una parte. Si potrà essere d’accordo o meno su quello che dice l’articolo, sul fatto che si rivolgano anche ad eventuali conviventi (che leggono Avvenire?), ma è un fatto che hanno cambiato nome al supplemento anche per distinguersi dai ‘genitori’ diventati tali con la stepchild adoption. Alla faccia delle affermazioni iniziali di Cascioli su di un Avvenire favorevole alle unioni omosessuali.

    1. @enrico
      Grazie d’aver esteso il mio ragionamento anche su un articolo che non avevo avuto tempo di leggere

      In sintesi, per me, rimangono un problema le estrapolazioni mirate
      Un problema serio

  24. Pingback: L’«opzione Benedetto»

  25. Fabrizio Giudici

    “Siamo tutti di Cristo, a questo bisogna guardare.”

    Certo, ma poi bisogna vedere cosa vuol dire. Non vuol dire che ognuno fa quel che vuole e poi dice che è di Cristo.

    “Io ignoro cosa ci sia di vero nell’affermare che per un matrimonio l’indissolubilità non provenga dal sacramento ma dall’amore degli sposi. Qualcuno può smentire/confermare?”

    Se l’indissolubilità proviene dall’amore degli sposi, vuol dire che il matrimonio finisce quando finisce l’amore, a totale discrezione degli sposi (e della loro soggettiva definizione di amore). Se è un sacramento, è una promessa per la vita fatta davanti a Dio (e l’amore va interpretato nella prospettiva di Dio). La prima interpretazione è una sciocchezza di moda tra i teologi moderni (vedasi Grillo) per giustificare le seconde nozze in Chiesa.

    “Abbi pazienza, ma se citi solo la parte in cui si riferiscono le idee di Savarese senza la parte finale con le obiezioni di Avvenire è difficile rispondere correttamente.”
    “In nessun modo mi è parso che Avvenire desse un’endorsment alle idee di Savarese”

    C’è il link all’articolo, così ognuno se lo legge; sennò per citarlo andrebbe ricopiato tutto. Tu dici che Avvenire non ha dato un appoggio alle idee di Savarese. Intanto non le ha correttamente inquadrate come contrarie alla morale cattolica; anzi, in modo del tutto falso l’articolo si apriva affermando che Savarese non appoggia la teoria del gender. E una famiglia con due padri o due madri da dove viene fuori, se non dal gender? Ripeto: dire che Savarese non appogia la teoria del gender è una falsità. Poi tutta l’introduzione dell’articolo è rivolta a far accettare l’intervistato come un interlocutore degno di considerazione, per poi lasciare la zampata finale delle due madri e due padri. Queste tecniche sono note anche ai muri: cerchiamo di non fare i finti ingenui.

    “Gratuito perché a tua volta non puoi basarlo su alcunché di realmente comprovabile, quindi nella migliore delle ipotesi accusi altri del tuo stesso errore.”
    Io ho portato abbondanti argomenti: la morale cattolica su certi argomenti non ammette aree grigie e Avvenire è grigio come Londra negli anni ’60. È proprio questo atteggiamento che ha consentito la demolizione del cattolicesimo in questi decenni, strategia ben consolidata. E ha come corresponsabili chi non vuol vedere.

    “ma è un fatto che hanno cambiato nome al supplemento anche per distinguersi dai ‘genitori’ diventati tali con la stepchild adoption. Alla faccia delle affermazioni iniziali di Cascioli su di un Avvenire favorevole alle unioni omosessuali.”

    Il cambio del nome non è certo di per sé un argomento comprovante; fosse solo quello, non ci sarebbe niente da dire. Quindi è stupefacente che tu ti attacchi a questo dettaglio. Ma è una ciliegina sulla torta, che semplicemente completa tutta la serie di considerazioni precedenti. Ma quello che è preoccupante è il non sentir dire che la famiglia è una sola, e che le altre non lo sono. Anche questo è un modo sottile di far accettare lentamente la “rivoluzione”.

    1. Enrico

      Mi riferisco solo all’ultima parte, ho poco tempo. Se Cascioli dice ‘Avvenire fa schifo in generale’, e cita un po’ di articoli, tra cui l’ultimo che ha linkato, ne discutiamo. Se Cascioli dice che Avvenire guida i catto-gay e a riprova cita quell’ultimo articolo dove si prendono le distanze da coppie gay e stepchild adoption sbaglia. Poi io la finisco qui perché intendersi con dei post è difficile e porta via tempo (a me sembrava chiaro che non mi attaccavo al cambio di nome ma al contenuto dell’articolo non corrispondente alle accuse di Cascioli, ma evidentemente non era così).

    2. Bri

      @fabriziogiudici
      non so (nel senso vero). Quell’amore indissolubile mi pare un qualcosa che non possa finire e quindi esca dal contesto in cui lo poni (“dura finchè dura”)
      Però, ripeto di nuovo, non so
      Io la forza la colloco nel Sacramento … boh …

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